{"id":68391,"date":"2021-11-09T10:23:11","date_gmt":"2021-11-09T09:23:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68391"},"modified":"2021-11-08T10:27:11","modified_gmt":"2021-11-08T09:27:11","slug":"una-prospettiva-sulle-mobilitazioni-contro-il-green-pass-a-trieste-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68391","title":{"rendered":"Una prospettiva sulle mobilitazioni contro il Green Pass a Trieste (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Infoaut (redazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo i tumultuosi eventi delle ultime due settimane, sentiamo l\u2019urgenza di riprendere il filo dei discorsi che avevamo interrotto alla vigilia del blocco del porto di Trieste [1]. Lo facciamo per condividere elementi e cronache in modo da far emergere le dinamiche che forse potrebbero riproporsi in altri luoghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come avevamo annunciato in quel testo, quello a cui stavamo assistendo era un processo assolutamente grezzo di ricomposizione politica attorno all\u2019opposizione al green pass, non per via culturale (sulla base di schemi e codici prestabiliti), ma per via sociale, con tutte le contraddizioni del caso che stavano venendo alla luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I fatti del Porto hanno da una parte arricchito questo movimento e dall\u2019altra gli hanno impresso una direzione particolare, determinata da una serie di fattori esterni alla realt\u00e0 triestina che vorremmo provare a ricostruire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di tutto, per\u00f2, alcune considerazioni, anche di metodo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">a) La violenza dispiegata dalle forze dell\u2019ordine durante lo sgombero del presidio permanente al varco 4 del Porto Nuovo di Trieste sono un fatto inedito, almeno in anni recenti, nella storia di Trieste. Uso di idranti, piogge di lacrimogeni ad altezza uomo (finendo tutti i candelotti disponibili entro il tardo pomeriggio), spinte e manganellate su un ponte: la cifra dell\u2019operazione poliziesca, con un dispiegamento di mezzi e uomini enorme, \u00e8 la dimostrazione dell\u2019alto valore, non solo simbolico, della piazza triestina, diventata il fronte pi\u00f9 avanzato dell\u2019opposizione al green pass (con buona pace di Roma), crediamo per ragioni non casuali e profondamente intrecciate all\u2019evoluzione del movimento triestino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I commentatori salottieri che ne fanno un teatrino, abituati evidentemente a ben altre forme di conflitto, non sanno quello che dicono: la resistenza di questo popolo strambo \u00e8 stata tenace, forte (3 ore ci hanno messo per sgomberare 300 metri di varco). Mai come in quest\u2019occasione, alla pioggia di lacrimogeni, la piazza ha reagito con determinazione, senza fuggi fuggi, ricacciando indietro i candelotti e rallentando con fermezza la celere nei momenti in cui iniziava a caricare a fondo (s\u00ec, anche con l\u2019uso di barricate di fortuna). In quelle piazze si mescolavano persone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">inorridite dalla violenza della polizia e militanti di diverse origini, pi\u00f9 preparate\/i a tale violenza, ma, in termini di determinazione nella risposta, non vi era alcuna differenza. \u00c8 una lezione che ci portiamo a casa: laddove c\u2019\u00e8 conflitto reale, c\u2019\u00e8 anche resistenza reale, e non solo rappresentata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">b) Nei giorni successivi la citt\u00e0 \u00e8 caduta sotto una strana luce, quasi carnevalesca: ne parleremo fra poco. A questa, per\u00f2, si \u00e8 aggiunto il ruolo delle istituzioni che hanno militarizzato un\u2019intera citt\u00e0. Abbiamo assistito a colonne di mezzi blindati che si aggiravano ovunque e ad un dispositivo serrato di controllo dei mezzi in entrata a Trieste, con filtri nei principali punti di accesso (attenzione, non controlli casuali, ma rallentamento di tutte le auto e identificazione dei sospetti). Il risultato, che abbiamo appreso dalla stampa, \u00e8 stata l\u2019esecuzione di 12 fogli di via per 2 compagne di area anarchica e per 10 fascisti (8 di Casapound). Al di l\u00e0 dell&#8217;evidente disprezzo che proviamo per questi ultimi, vogliamo dire con chiarezza che riteniamo tutto questo inaccettabile: la preventiva espulsione dal territorio di una citt\u00e0 per motivi di semplice appartenenza ad un\u2019area politica \u00e8 una misura fascista anche quando colpisce fascisti. \u00c8 grave e segna una volta di pi\u00f9 la natura tecno fascista degli apparati di stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">c) Visto che il punto precedente far\u00e0 inorridire i salottieri che ci tocca ascoltare continuamente, teniamo a dire che l\u2019antifascismo lo si pu\u00f2 praticare anche stando all\u2019interno di questi processi di natura spuria. Starci al suo interno non \u00e8 stare spalla a spalla con il mostro, ma fare presenza, contendere quegli spazi, provare ad allontanare \u2013 sulla base di valutazioni della fase di quel processo \u2013 gli elementi peggiori, portare discorsi nostri non come volantini distribuiti da un piedistallo, ma dall\u2019interno, quindi veicolati con cognizione di causa e ascoltati con fiducia e rispetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Praticare l\u2019antifascismo dove serve: ovvero, anche e soprattutto, nella pancia del tessuto sociale, dove sappiamo che negli ultimi anni si sono innervate anche parole d\u2019ordine che ci fanno inorridire. Mantenere la barra l\u00e0 dentro \u00e8 complicato, e ogni tanto sfugge: non \u00e8 un buon motivo per non provarci. \u00c8 ridicolo soprattutto pensare che l\u2019antifascismo sia l\u2019appello cartonato che unisce la Cgil al governo del banchiere Draghi, ancora di pi\u00f9 quando cresce il malcontento verso questo governo ed i lavoratori stanno stracciando le tessere dei sindacati confederali ricercandone altri pi\u00f9 rappresentativi dei loro interessi. Anche su questo torneremo dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">d) Nel precedente testo abbiamo cercato di ricostruire la nostra verit\u00e0 di parte rispetto a quanto stava accadendo a Trieste. Lo abbiamo fatto evitando di trascurare elementi a noi sfavorevoli, raccontando con chiarezza le contraddizioni e le possibili derive di quella che ci pareva e ci pare una sollevazione popolare inedita, per composizione e sviluppo. Uno strano conato di rivolta che sarebbe andato avanti con o senza di noi, che ci ha imposto perci\u00f2 la scelta binaria di esserci (con diverse modalit\u00e0 possibili) o non esserci (e stare a guardare da lontano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci siamo stati con passione e determinazione non perch\u00e9 l\u2019orizzonte fosse limpido, ma al contrario perch\u00e9 profondamente incerto. L\u2019ambivalenza \u00e8 stata la cifra di quanto accaduto, e di quanto accade ancora. Se qualche uccello del malaugurio ha trovato conferme a quanto andava dicendo (\u201csono fasci\u2026\u201d, \u201csono reazionari\u2026\u201d, \u201cfinir\u00e0 male\u2026\u201d), dimostra solo che la posizione astratta di chi giudica \u00e8 irrilevante e basata esclusivamente su qualche scenetta parziale pompata dai media. Anche su questa triade andr\u00e0 detto qualcosa: fenomeno da baraccone, media mainstream e commentatore asettico convergono tutti sull&#8217;immagine di una madonna in piazza, su un discorso delirante o su una citazione sbavata, facendo scomparire lo sfondo in cui queste cose avvengono. Questa strana saldatura di interesse (del fenomeno di mettersi in mostra, del media di trovare lo scoop, del commentatore che non si sporca le mani di trovare conferma alla sua inazione) \u00e8 una delle forze che hanno agito per trasfigurare la rappresentazione di questo movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Gli eventi\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ripartiamo dunque dagli eventi degli ultimi giorni. Venerd\u00ec 15 ottobre, dalla mattina presto, inizia l\u2019occupazione\/presidio del Varco 4 del Porto di Trieste, in solidariet\u00e0 con i portuali in sciopero contro il green pass. Le mobilitazioni triestine hanno deciso di convergere su questa iniziativa, per rafforzarne il carattere di solidariet\u00e0 e per innalzare il livello delle mobilitazioni sul piano dell\u2019economia. Quello che era stato preannunciato come un blocco totale del porto, si \u00e8 in realt\u00e0 trasformato in uno sciopero ad oltranza sostenuto da un presidio. Tale decisione viene comunicata la notte prima, con un comunicato del CLPT in seguito all\u2019assemblea dei lavoratori portuali. Veniamo a sapere, solo in seguito, che in realt\u00e0 non tutti i portuali avevano la stessa consapevolezza e determinazione riguardo alla giornata del 15. Cos\u00ec, mentre nelle assemblee cittadine, a seguito degli interventi di qualcuno di questi, si discuteva di come mettere in atto un blocco e ci si preparava psicologicamente (e collettivamente) anche all&#8217;eventualit\u00e0 di uno sgombero, ad alcuni portuali veniva girata la sola richiesta di partecipare almeno ad una giornata di sciopero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le presenze durante la prima giornata al Varco sono migliaia, con diversi lavoratori e lavoratrici accorsi in solidariet\u00e0 all\u2019iniziativa. L\u2019adesione allo sciopero dei portuali \u00e8 altissima (al 90% stando alle loro fonti) e il porto alle nostre spalle rimane effettivamente fermo. Su richiesta degli stessi portuali, chi ha voluto entrare a lavorare \u00e8 stato effettivamente lasciato entrare, ma nei fatti \u2013 per l\u2019afflusso enorme di gente e i lavoratori che hanno incrociato le braccia \u2013 la prima giornata si risolve in un blocco indiretto delle attivit\u00e0 portuali, come era stato annunciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fin dai primi momenti, al Varco si respira un\u2019aria di comunit\u00e0 solidale: ci sono diversi punti di distribuzione di cibo e bevande gratuite, uno proprio sotto il varco, altri organizzati da lavoratori autorganizzati sul ponte ed un altro vicino alle camionette sulla strada. Le donazioni di cibo e bevande sono costanti, come anche quelle di coperte per la notte o di camper, messi a disposizione per riposarsi e lavarsi. Se da un lato c\u2019\u00e8 l\u2019imbarazzo per un clima festoso in quella che si pensava come un\u2019azione politica difficile e dura, dall\u2019altro c\u2019\u00e8 l\u2019entusiasmo per questa spiccata solidariet\u00e0 e generosit\u00e0 diffusa. Si creano gruppi di balli, gruppi di meditazione, laboratori per bambini e gruppi non-stop di percussionisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa fase, per\u00f2, qualcosa inizia a modificarsi. L\u2019altissima mediatizzazione dei fatti triestini contribuisce infatti a mitizzare il ruolo dei portuali e del loro leader Stefano Puzzer, diventati il riferimento simbolico per tutti i movimenti contro il green pass del paese. Leaderismo e mito diventano sempre pi\u00f9 evidenti quando i partecipanti da fuori confluiscono in gran numero: ogni passaggio visibile di Stefano Puzzer, che per alcuni di noi era stato, fino a quel momento, un compagno di assemblee saltuario ma determinato, lo vedeva assalito da abbracci, baci, regali, e, talvolta, crisi isteriche, suppliche e pianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, il numero sproporzionato di telecamere e giornalisti ha iniziato a rappresentare la mobilitazione in corso secondo i suoi schemi canonici e scandalistici. Personaggi del calibro di Tuiach (pugile neonazista e invasato, ma anche lavoratore portuale) hanno iniziato a sguazzare in questa situazione, prendendosi le telecamere con discorsi deliranti; lo stesso \u00e8 avvenuto per i gruppuscoli fascisti, accorsi anche da fuori citt\u00e0 per far numero insieme ai camerati locali, a cui i media hanno iniziato a dar risalto senza accorgersi che nel contesto triestino non avevano alcuna rilevanza. Questo ha permesso, ancora una volta, a tanti commentatori e commentatrici che guardavano da lontano, di &#8220;confermare&#8221; le loro ipotesi (&#8220;Lo dicevo io che erano tutti dei fascisti!!!&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma pi\u00f9 di tutto, visto anche il contesto in cui avveniva il blocco (cio\u00e8 la casa dei portuali), \u00e8 il ruolo mediatico assunto da Puzzer ad aver catalizzato tutte le attenzioni: le sue parole sono diventate man mano la voce ufficiale della mobilitazione, sulla base non di un riconoscimento di fatto ma di un\u2019investitura mediatica gi\u00e0 iniziata nella settimana precedente. Le conferenze stampa periodiche dal blocco\/sciopero erano state pensate fin dai giorni prima, e vi dovevano partecipare rappresentanti di ogni categoria lavorativa in lotta e del Coordinamento No Green Pass. Si era pensato a questa soluzione per evitare una centralizzazione sui portuali, che avrebbe comportato oneri e potere di contrattazione su una sola categoria. Forse per la mancanza di chiarezza interna ed esterna, forse per l\u2019arrivo eccessivo di fan dei portuali da fuori, forse per la pressione dei media, forse per le contingenze, fin dalla prima conferenza stampa, non \u00e8 andata cos\u00ec. Anche quando, per cercare di far riportare dai media la natura effettiva di quella piazza, al di l\u00e0 delle macchiette e dei vampiri da telecamere, Puzzer passava il microfono della conferenza ad una portavoce del Coordinamento No Green Pass che descriveva quella battaglia nei termini in cui si era generata e stava progredendo, i media tagliavano la scena. Lo slogan che ormai dominava era quello dei portuali, nella loro forza di gruppo compatto e unito da un forte legame lavorativo: \u201cLa gente come noi non molla mai\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo processo di trasfigurazione della piazza triestina ha raggiunto il suo apice con il giorno successivo: calati da fuori sono giunti a Trieste alcuni personaggi legati agli ambienti complottisti e spiccatamente novax (e riduzionisti del virus), come l\u2019attore Enrico Montesano, l\u2019ex giornalista e politico Gianluigi Paragone o l\u2019ex generale macchiettistico Pappalardo. Gli sforzi del Coordinamento No Green Pass di Trieste di gestire la situazione non sono stati sempre efficaci: se Paragone e Pappalardo hanno dovuto accontentarsi delle interviste e di qualche intervento al megafono, Montesano \u00e8 stato invece accolto a braccia aperte e ha potuto intervenire dall\u2019impianto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">principale del presidio (paradosso, tra l\u2019altro, del suo intervento \u00e8 che ha dovuto ammettere la natura di classe di quanto stava avvenendo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul microfono e i media va chiarito un ulteriore punto. Sempre il secondo giorno, il pugile fascista Tuiach, dopo che gli \u00e8 stato negato, oltretutto con gentilezza, di poter parlare al microfono poich\u00e9 non compatibile con le regole che ci si era dati (era un politico ed avrebbe fatto interventi discriminatori), ha sferrato un sinistro ad un membro, dichiaratamente comunista, del Coordinameno No Green Pass, lanciandolo su un vetro e stendendolo. I portuali, la cui compattezza \u00e8 basata sul \u201cno alla politica\u201d, hanno per\u00f2 immediatamente preso posizione: Puzzer ha subito preso il microfono ed ha dichiarato, davanti alle telecamere, che i portuali si dissociavano da quella persona e che si prendevano la piena responsabilit\u00e0 che Tuiach non sarebbe mai pi\u00f9 entrato in quel presidio. Questo \u00e8 forse l\u2019unico intervento di Puzzer che i media si sono dimenticati di riportare. Al contrario, hanno propugnato una ricostruzione di comodo, secondo cui la rissa era avvenuta tra un gruppo di antagonisti di sinistra e Tuiach che difendeva i portuali. Quest\u2019ultimo \u00e8 poi tornato ripetutamente in porto ed in piazza, lanciandosi su ogni telecamera dei media mainstream che ne hanno fatto \u201cil portavoce dei portuali\u201d. I portuali, dal canto loro, hanno provato diverse volte ad allontanarlo, senza riuscirci la maggior parte di queste, e dichiarandosi infine inermi (ed intimoriti per le minacce) davanti a quello che, a detta loro, \u00e8 un \u201ccervello di gallina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione in queste fasi ha quindi iniziato a compromettersi. Il Coordinamento No Green Pass di Trieste, la realt\u00e0 locale che aveva cominciato e lavorato nelle mobilitazioni di massa dell\u2019ultimo mese e mezzo, \u00e8 in assemblea permanente nel tentativo di gestire la situazione in evoluzione. Anche perch\u00e9 dal sabato ha iniziato ad affluire in porto un popolo da fuori (con parole d\u2019ordine e linguaggi estranei alle piazze triestine) che lentamente ha modificato le istanze e la rappresentazione della mobilitazione triestina contro il green pass.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa situazione anche il fronte dei portuali ha iniziato a diversificarsi. Con un colpo improvviso il CLPT (il sindacato autonomo dei portuali che aveva avuto un ruolo di avanguardia nei portuali insieme al suo rappresentante Puzzer) nella giornata di sabato emette un comunicato in cui sostanzialmente, anche se con linguaggio ambiguo, dichiara esaurita l\u2019esperienza del presidio e il rientro al lavoro. La reazione dei presenti, ma anche del Coordinamento No Green Pass di Trieste, \u00e8 immediata: non pu\u00f2 passare la resa. Dopo un\u2019assemblea fiume, arriva il dietrofront di Puzzer, che per\u00f2 in questo modo incrina i rapporti all\u2019interno del CLPT, da cui infatti il giorno dopo si dimette per sollevare il sindacato da qualsiasi responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Coordinamento No green Pass fa uscire subito un comunicato in cui conferma la protesta a oltranza [2] e il giorno dopo ribadisce il suo posizionamento, in una conferenza stampa in cui cerca di far emergere la presenza di diverse categorie lavorative auto-organizzate le quali si spartiscono l\u2019onere e la responsabilit\u00e0 di quel presidio, fino a quel momento oscurate dalla presenza altamente mediatizzata dei portuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019operazione, concordata anche con Puzzer &#8211; che rilancia lo stesso messaggio dal microfono -, riesce solo in parte, anche perch\u00e9 ormai la trasfigurazione del presidio al porto \u00e8 avvenuta, e la partita si gioca su un piano complesso, schiacciato tra media e ordine pubblico, dove far emergere altre istanze \u00e8 questione quasi impossibile. Tale conferenza viene presa dai media per alimentare una confusione, poi amplificata nei giorni seguenti, secondo cui sono in atto divisioni intestine e ambizioni di intestarsi la riuscita del presidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l\u2019ultima notte in porto (quella di domenica), nonostante le rassicurazioni di alcuni portuali (a loro volta rassicurati da polizia e digos), il mattino di luned\u00ec avviene lo sgombero. La situazione \u00e8 abbastanza surreale, perch\u00e9 di fatto il varco \u00e8 aperto all\u2019ingresso dei lavoratori e nelle prime ore della giornata il presidio conta poche centinaia di persone che non impediscono lo svolgimento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">delle attivit\u00e0 portuali. Il primo camion in arrivo, come i pochi successivi, vengono lasciati passare, anche se ironicamente si genera una piccola coda poich\u00e9, ci viene detto, il primo autista \u00e8 sprovvisto di green pass.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia il segnale dell&#8217;autorit\u00e0 portuale e delle istituzioni &#8211; mandato con l&#8217;arrivo di una decina di furgoni della polizia e ben due mezzi con idranti &#8211; \u00e8 forte ed inequivocabile: sgomberare a tutti i costi il porto. Le forze di polizia si presentano dall\u2019interno del porto, dopo essere entrate da un altro varco. Iniziano nel frattempo ad accorrere diverse persone in supporto ai presidianti. I portuali creano un cordone fra la polizia e i presidianti, e cercano di convincerli &#8211; invano &#8211; di continuare il presidio nel parcheggio vicino (lasciando quindi libera l&#8217;entrata al porto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sgombero viene effettuato prima con gli idranti, poi con le cariche e infine con i lacrimogeni: dura diverse ore, con la strenua resistenza dei manifestanti. Gli idranti vengono sparati anche in volto, causando danni al timpano di un portuale e ribaltando diversi presenti. Il tutto avviene su un ponte: i rischi di tale manovra assillano i portuali, i quali si sentono responsabili dell\u2019incolumit\u00e0 dei presenti. I lacrimogeni vengono dapprima lanciati dall\u2019alto (la superstrada che passa sopra il ponte) poi, molti, in aria e ad altezza uomo. Le cariche sono leggere anche se causano diverse lesioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019operazione d\u00e0 anche il via a degli strani movimenti intorno alla figura di Puzzer, iniziati almeno dal giorno prima. Elementi fino a quel momento marginali blindano la sua figura, mettendo in scena la santificazione del portavoce: giocano alle guardie del corpo, ma in realt\u00e0 contribuiscono a creare un entourage di soggetti che hanno l\u2019obiettivo di assumere la guida del movimento. Lo capiamo solo strada facendo, si tratta di un&#8217;infiltrazione dall&#8217;alto di chi forse aveva gi\u00e0 capito che non ce l&#8217;avrebbe fatta dal basso. Alcuni di questi personaggi si erano gi\u00e0 avvicinati al Coordinamento No Green Pass di Trieste, cercando di assumersi ruoli di rilevanza. Al porto tentano di prendere in mano la gestione delle cucine vicine alle camionette, chiamando addirittura una raccolta fondi online a sostegno dei portuali (che viene subito cassata dal Coordinamento e smentita da Puzzer).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La piazza nel frattempo reagisce in maniera diversificata all&#8217;operazione poliziesca. Dopo le cariche che liberano definitivamente il varco 4, il grosso dei manifestanti viene sospinto in direzione del centro citt\u00e0. A seguito di una prima resistenza, parte un determinato corteo selvaggio di migliaia di persone. Un\u2019altra parte, pi\u00f9 esigua, si assesta in direzione Campi Elisi, erigendo una barricata; un\u2019altra ancora, di qualche centinaio di persone, si ferma davanti al porto presidiando la strada seduta per terra e un\u2019altra ancora si ferma nel parcheggio del porto. La giornata diventa caotica, ma anche estremamente densa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il corteo selvaggio dopo un lungo giro per la citt\u00e0, approda in Piazza Unit\u00e0. In sostanza il presidio permanente, composto principalmente da persone venute da tutta Italia in sostegno a quella che \u00e8 ormai la lotta dei portuali, si radica qui. Chi rimane al porto chiede solidariet\u00e0, ma Puzzer ribadisce che tutti devono stare seduti in Piazza Unit\u00e0. Puzzer e altre persone decidono di incontrare il prefetto, che promette un incontro con una delegazione governativa nei giorni successivi. Qui avviene anche l\u2019ennesimo colpo di scena: viene costituito il Coordinamento 15 Ottobre (nome, da quello che ci viene riferito, suggerito dalla digos) che, intestandosi la protesta, diviene anche l\u2019interlocutore con le istituzioni. Entrano a farne parte, oltre a Puzzer e a due persone legate all\u2019ambiente triestino delle proteste contro il lasciapassare, altri due personaggi ambigui calati dall\u2019esterno: Roberto Perga (del Coordinamento Interforze OSA, mai visto o sentito prima a Trieste) e Dario Giacomini (medico vicentino esponente di primo piano dell\u2019Associazione ContiamoCi e candidato alle elezioni politiche del 2013 con Casapound). Sembra che tutto accada perch\u00e9 queste persone si trovano al posto giusto nel momento giusto. Si tratta di un torbido tentativo di prendere il controllo della piazza e soprattutto manovrarla, viste le pressioni sempre pi\u00f9 forti da parte istituzionale. Pare proprio che quello che stia accadendo, ormai decisamente fuori controllo, spaventi un po\u2019 tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche perch\u00e9 quella giornata non si esaurisce nella centrale Piazza Unit\u00e0. Il fronte del porto \u00e8 ancora caldo. Dopo lo sgombero del mattino, le forze di polizia si sono assestate a centro strada, di fronte al Varco. Campi Elisi \u00e8 chiusa al traffico, come anche le rive cittadine di fronte a Piazza Unit\u00e0. Da una parte e dell\u2019altra del blocco di polizia (che sigilla il varco) sono in corso due presidi. Uno, sul lato verso il centro citt\u00e0, \u00e8 composto da gruppi veneti e altri elementi sparsi, ed \u00e8 assolutamente tranquillo anche se determinato a non mollare il simbolo della protesta, il porto. Dall\u2019altra parte si assesta un gruppo con forti infiltrazioni neofasciste: qui il blocco \u00e8 duro, con barricate e risposte che tengono a distanza la polizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione \u00e8 insostenibile, perch\u00e9 il varco di fatto \u00e8 ancora bloccato e i camion, fatti scendere dall\u2019autoporto di Fernetti, non possono muoversi: si snoda una fila interminabile di Tir in direzione Valmaura e tangenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La polizia decide dunque di rompere questa sorta di assedio caricando a lacrimogeni prima il fronte pi\u00f9 tranquillo. Le cariche, sporadiche, proseguiranno tutto il pomeriggio per allontanare le persone di ogni genere che a piccoli gruppi affluiscono in quella direzione. Dall\u2019altra parte, qualche tempo dopo, si decide lo stesso: qua gli scontri si fanno duri fino a tarda sera, con la brutalit\u00e0 della polizia che entra direttamente nelle viuzze delle zone popolari di Campi Elisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diversi altri tafferugli si verificheranno nella zona del varco 4, fino a quando la polizia non si assester\u00e0 in difesa del varco (che verr\u00e0 riaperto solo il giorno dopo) anche per i giorni a seguire, istituendo di fatto una zona rossa off-limit ai pedoni per un tratto di strada con check-point di entrata ed uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Piazza Unit\u00e0, invece, il presidio permanente improvvisato ha contorni abbastanza surreali. Dominano i gruppi ultracattolici provenienti dal Veneto (che &#8211; approfondendo &#8211; sono alla testa dei movimenti contro il green pass in quella regione) e vari altri soggetti accorsi da fuori a Trieste alla rinfusa: ci raccontano di aver raccattato una zaino ed essere semplicemente partiti per quello che ritengono il fronte della protesta, senza alcuna organizzazione alle spalle. Questa composizione mai vista a Trieste trova il suo culmine il giorno successivo, il 19 ottobre, quando viene montato un palco non autorizzato che diventa teatro di discorsi di ogni tipo, tra cui preghiere e invocazioni alla madonna. Un fenomeno anche abbastanza farsesco, nella durezza del momento. Sembra che la volont\u00e0 di chi aveva montato quel palco fosse quella che vi parlassero le persone che avevano agito sul territorio nei mesi precedenti, ma queste si trovavano in una delle molte assemblee di quei giorni, cercando di capire cosa fosse il Coordinamento 15 Ottobre, come evitare che i media parlassero esclusivamente di burocrazia e divisioni e sulla prosecuzione delle mobilitazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Coordinamento No Green Pass di Trieste stenta a stare nella situazione. \u00c8 provato dalle giornate al porto, ha subito cariche violente e fa fatica a trovare lucidit\u00e0, anche perch\u00e9 emergono polemiche, distanziamenti e personalismi nella dinamica generale. Il 20 ottobre, per\u00f2, raccogliendo le forze, riesce nuovamente a imporre alcune delle sue parole d\u2019ordine, organizzando in Piazza Unit\u00e0 una conferenza stampa e diversi comizi che riportano al centro le istanze che avevano dominato le mobilitazioni triestine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo il Coordinamento 15 Ottobre, anche per riconoscimento mediatico-istituzionale, media con la prefettura la presenza del presidio permanente, che tollera con difficolt\u00e0. \u00c8 lo stesso neonato coordinamento a chiederne lo scioglimento, anche se i presenti decidono di non mollarlo: l\u2019investimento anche simbolico che hanno riversato su questa presenza a oltranza non permette un rientro nelle proprie piazze, come invece Puzzer e gli altri richiedono sempre pi\u00f9 apertamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019incontro del Coordinamento 15 ottobre con la delegazione governativa (composta, nonostante le richieste, dal solo ministro triestino Patuanelli, competente tra l\u2019altro sulle politiche agricole) \u00e8 fissato per sabato. Per il giorno prima e lo stesso sabato vengono annunciati rispettivamente un grande corteo e un presidio statico. La mediatizzazione di quei giorni, tuttavia, \u00e8 al suo apice: inizia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">la narrazione sulle possibili infiltrazioni dei black bloc, voci messe in circolo gi\u00e0 a partire luned\u00ec 18 e che si fanno sempre pi\u00f9 consistenti. In questo clima di caccia alle streghe, di sparate giornalistiche senza precedenti [3], la citt\u00e0 si blinda, i padroni tirano gi\u00f9 le saracinesche in modo spontaneo (paradigmatico il caso di Eataly), il Comune mette in smartworking i dipendenti per le due giornate, biblioteche, musei e lo stesso municipio sospendono parzialmente o completamente l&#8217;attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 presta il fianco all\u2019annullamento delle manifestazioni da parte del Coordinamento 15 Ottobre, che a dire il vero non aveva realmente l\u2019intenzione di assumersi la responsabilit\u00e0 di quelle piazze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 solo l\u2019ultimo colpo di scena di quelle giornate: dopo aver evocato l\u2019entit\u00e0 mitica dei portuali e aver di conseguenza provocato l\u2019afflusso verso la citt\u00e0 di Trieste di centinaia di persone, la piazza triestina viene di fatto smobilitata. Il potere catartico nelle mani di Puzzer gli permette di far retrocedere il fronte triestino all&#8217;ormai paradossale grido di \u201cLa gente come noi non molla mai\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per il Coordinamento No Green Pass di Trieste, nonostante la volont\u00e0 di far presenza anche in una piazza ormai irriconoscibile e nonostante i ripetuti incontri, poco chiarificatori, con diversi membri del neonato Coordinamento 15 Ottobre, \u00e8 invece urgente riprendere il filo delle proprie mobilitazioni. Nel comunicato del 22 ottobre [4] dichiara apertamente di non poter proferire parola sul perch\u00e9 esista il Coordinamento 15 Ottobre, sul motivo della presenza di due personaggi da fuori, n\u00e9 sul perch\u00e9 siano state lanciate e annullate le piazze. Per il coordinamento triestino c\u2019\u00e8 ormai l\u2019ansia che si concluda la settimana per poter tornare alla propria dimensione locale e di massa. \u00c8 lo stesso anche per la componente pi\u00f9 agguerrita dei portuali che, allontanatosi da Puzzer (anche se a lui sempre legato per motivi di fratellanza), dichiara apertamente di non voler far parte dei posizionamenti politici e organizzativi in corso e di voler semplicemente tornare in piazza come categoria tra le altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019incontro del sabato con il ministro Patuanelli si conclude con il tiepido accordo che verranno riferite le istanze della protesta al Consiglio dei Ministri (come tutti un po\u2019 si aspettavano). Il mattino stesso di nuovo si forma un presidio spontaneo di migliaia di persone, con una riconoscibile presenza anche di lavoratori portuali (e la significativa presenza di delegazioni di altri porti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La settimana si conclude con il terzo atto del No Paura Day (quelle piazze informative che a Trieste, agli albori della protesta, ci avevano colpito per presenze e discorsi, e ci avevano fatto intravedere sviluppi promettenti nella lotta contro il green pass). Una piazza di nuovo gremita, rientrata attraverso una forma familiare dopo le improvvise accelerazioni delle settimane recenti. Probabilmente anche cos\u00ec la piazza di Trieste ha provato a uscire dal vicolo cieco in cui si era messa (e che meglio sarebbe dire \u201cin cui \u00e8 stata messa\u201d da un gioco di forze e soggettivit\u00e0 alle volte estranee se non ostili). In quella piazza, tuttavia, spesso \u201cgeneralista\u201d per contenuti e trasversalit\u00e0, campeggiava ancora &#8211; tra gli altri -lo striscione del \u201cComitato autoferrotranvieri Trieste\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre la piazza triestina provava a rialzarsi dopo il raffreddamento della sua carica, in giro per l\u2019Italia riprendeva una grossa ondata di proteste. Nella vicina Udine un grosso corteo si mette in strada nella giornata di venerd\u00ec: tra loro, di nuovo, abbiamo notato la presenza di striscioni di lavoratori auto-organizzati contro la tessera verde. Un altro segnale che qualcosa si \u00e8 depositato dopo gli eventi tumultuosi che hanno acceso i riflettori su Trieste. Se la dimensione di classe che avevamo intravisto costituirsi negli ultimi tempi, con innumerevoli striscioni di categoria l\u201911 ottobre, \u00e8 venuta in parte a mancare, \u00e8 sicuro che abbia lasciato dei segni, ponendoci la questione di come ravvivarli e generalizzarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Coordinamento No Green Pass decide quindi di chiamare un corteo (nell&#8217;ambito di una giornata di astensione dal lavoro tramite non presentazione del green pass) per il 28 ottobre ed una piazza di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">assemblee tra categorie lavorative per il 30 ottobre. Nel mentre, il Coordinamento 15 Ottobre inizia a vivere diversi drammi e catarsi: se dapprima ci comunicano di volersi sciogliere terminato il weekend, poi rimangono e cambiano nome due volte nel tentativo di estromettere i due personaggi venuti da fuori ma pur sempre all\u2019interno di un generale equilibrisimo. La grande diffusione mediatica del Coordinamento 15 Ottobre (con un canale Telegram partecipatissimo) \u00e8 infatti in mano a Giacomini, che si deduce non voglia mollare la presa e che pare ora ne terr\u00e0 le redini per formare un nuovo Comitato Tecnico Scientifico &#8220;ombra&#8221;. Il neonato gruppo \u201cLa gente come noi \u2013 FVG\u201d di Puzzer, invece, rimane un fenomeno con diffusione e legittimazione prevalentemente fuori dai confini regionali, in esso non vi partecipa nessuno che non sia di Trieste (ed in questa regione l\u2019identit\u00e0 di diverse zone della regione \u00e8 forte) e non vi partecipa il Coordinamento No Green Pass di Trieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una parte dei portuali legata a Puzzer chiama quindi un corteo in anticipo, per il 29 ottobre, e Puzzer stesso, da l\u00ec, chiama una seconda giornata di non presentazione del green pass per il giorno seguente al \u201cno green pass day\u201d chiamato dal Coordinamento No Green Pass.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il corteo dei portuali si propone come obiettivo simbolico di finire in porto e di passare davanti alla SIOT, oleodotto fondamentale nell\u2019economia del porto di Trieste, luogo di interesse strategico e protezione antiterroristica a seguito degli attacchi di Settembre Nero. Alla fine, la manifestazione non passa n\u00e9 davanti alla SIOT n\u00e9 si conclude in porto e vede un nuovo corteo, di circa 1500 persone, incentrato sulla figura di Puzzer, a cui mancano molti portuali presenti nelle giornate al porto. \u00c8 un corteo che in nome dell\u2019unione tra categorie lavorative viene rilanciato anche dal coordinamento no green pass.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il giorno seguente, al corteo cittadino, ritorna in piazza quella parte di Trieste che si era mobilitata in settembre e ottobre. Si \u00e8 di nuovo in circa ottomila persone, con striscioni di categoria e un significativo passaggio davanti alla sede dell&#8217;azienda locale di trasporto pubblico, dove i lavoratori autorganizzati fanno un intervento. Non viene autorizzato l\u2019arrivo in Piazza Unit\u00e0, ma i manifestanti, una volta fermatosi il furgone di testa, aggirano tranquillamente il blocco della polizia e giungono nella piazza simbolo. Gli interventi sono tanti, \u201cnelle fabbriche, nelle scuole, nelle universit\u00e0 il tesserino verde non passer\u00e0\u201d si sente dal microfono. Il corteo inizia con una presa di posizione chiara: respingere la nuova campagna denigratoria iniziata dai media, quella che vede le manifestazioni di Trieste come l\u2019origine dei nuovi focolai. Se il tracciamento dei contagi era noto non stesse funzionando in regione, con famiglie che dovevano richiedere esplicitamente di mettere in quarantena i figli o i mariti, il responsabile della task force sul contact tracing si \u00e8 permesso di fare dichiarazioni a mezzo stampa sul tracciamento dei contagi, con tanto di idee politiche, lavoro e decisioni sanitarie dei contagiati, creando una narrazione ad hoc che potesse fare da sponda per impedire nuove manifestazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il corteo passa inoltre per il rione che aveva visto gli scontri delle giornate al porto, ricordando agli abitanti ci\u00f2 che avevano visto e vissuto (lacrimogeni nei bar e nelle scuole, idranti sulle case) e la solidariet\u00e0 che avevano portato. Nel corteo l&#8217;ambiente \u00e8 sereno, non si vedono pi\u00f9 i fascisti dei primi cortei e veniamo sorpresi da tre interventi, di persone venute da fuori, per annusare l&#8217;aria di trieste. Un torinese, che collega la lotta in Valsusa con quella in questa citt\u00e0, finendo con un &#8220;A sar\u00e0 d\u00fcra!&#8221;; un siciliano No Muos, collegandosi alla lotta alle antenne militari ed una sarda, ricollegandosi alle nocivit\u00e0 che inquinano acqua e terra in Sardegna attraverso le basi militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Valutazioni e prospettive\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei frangenti pi\u00f9 caldi di questo ciclo di mobilitazione abbiamo visto emergere frammenti di classe fermamente contrari al green pass, ma anche solidali con i propri colleghi non vaccinati. L&#8217;assenza pi\u00f9 vistosa \u00e8 stata tuttavia quella dei sindacati, anche pi\u00f9 conflittuali, che hanno lasciato il campo libero a organizzazioni ambigue come la FISI (con forti infiltrazioni neofasciste), il cui sciopero intercategoriale (proclamato dal 15 al 20 ottobre, poi dal 21 al 30, adesso dal primo al 15 novembre) \u00e8 sotto procedimento disciplinare da parte del comitato di garanzia (e coloro che si sono affidati a questo sindacato fantoccio, cosa dovrebbero fare ora?). La FISI \u00e8 stata l&#8217;unica organizzazione ad offrire una copertura sindacale alla mobilitazioni contro l&#8217;estensione del lasciapassare a partire dal 15 ottobre. La messa a disposizione di strumenti sindacali come l&#8217;assemblea, lo sciopero e altre pratiche avrebbe probabilmente consentito lo sviluppo anche maggiore di una mobilitazione sui luoghi di lavoro. Un caso va segnalato: nella locale azienda Flex, in virt\u00f9 di un delegato piuttosto aperto, \u00e8 stata la RSU Fiom a indire uno sciopero aziendale nella giornata del 15 ottobre, che ha permesso poi ai lavoratori\/trici di raggiungere il presidio al porto. \u00c8 un&#8217;indicazione possibile, in una prospettiva generale che ormai esula dalle organizzazioni sindacali classiche. Quello a cui assistiamo \u00e8 infatti l&#8217;auto-organizzazione dei lavoratori con mezzi di fortuna (incontri tra colleghi nei parcheggi, chat, chiamate&#8230;) e soprattutto il formidabile strumento dell&#8217;esibizione del green pass: fino al 31 dicembre, infatti, \u00e8 lo stesso decreto ad offrire la possibilit\u00e0 di non esibire il green pass ed essere dunque segnati in assenza ingiustificata, senza tuttavia incorrere in sanzioni. \u00c8 una possibilit\u00e0, offerta dalla stessa legge, di scioperare senza dover sottostare alle rigide maglie della regolamentazione sugli scioperi, anche in chiave solidale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema \u00e8 capire come riconnettere e generalizzare la lotta di questi settori lavorativi. Un primo abbozzo in questa direzione \u00e8 stata il tentativo del Coordinamento No Green Pass di promuovere assemblee di lavoratori e lavoratici per categoria lavorativa. I ragionamenti sono stati molteplici, ma hanno iniziato a porre sul piatto delle mobilitazioni questioni come la costituzione di comitati autonomi, l&#8217;arma dello sciopero, il coinvolgimento di altri colleghi finora non toccati dalle mobilitazioni, l&#8217;uso politico delle non presentazione del green pass, iniziative di sensibilizzazione. \u00c8 un fenomeno che da una parte ci restituisce la poca dimestichezza con questi strumenti da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, ma dall&#8217;altra mostra anche la strada di un rinnovato protagonismo della classe lavoratrice. Chi si interroga su perch\u00e9 questo processo di mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici avvenga solo ora (dopo aver lasciato passare jobs act, aumento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile, sblocco dei licenziamenti), probabilmente deve ricercare la risposta nell&#8217;estesa attivazione sociale che si \u00e8 verificata con l&#8217;introduzione del green pass dopo un anno e mezzo di gestione pandemica calata dall&#8217;alto. Non \u00e8 il contesto perfetto tanto atteso dalle sinistre, ma \u00e8 la mobilitazioni reale che si \u00e8 data nell&#8217;accumulo di tensioni sociali degli ultimi anni: \u00e8 questo il dato non aggirabile di questa ondata di mobilitazioni, che non pu\u00f2 essere deciso o modificato a tavolino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro elemento che andrebbe affrontato \u00e8 quello dei settori sociali che rappresentano la base popolare di questa mobilitazione. A Trieste &#8211; proprio quando si alzava la canea mediatica di istituzioni e commercianti che invocavano un ritorno alla normalit\u00e0 e la fine delle proteste &#8211; ci siamo accorti che quasi inconsapevolmente le mobilitazioni si stavano dislocando. Dopo il presidio al porto, infatti, i due cortei che si sono mossi in citt\u00e0 hanno toccato principalmente i quartieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">popolari e industriali della periferia. Domio, Valmaura, Campi Elisi: l\u00e0 dentro, i cortei hanno trovato una risposta di grande solidariet\u00e0 da parte della popolazione. Commercianti solidali, abitanti dei caseggiati popolari che partecipavano alla proteste dai loro balconi, baretti rionali che diventavano i centri sociali della mobilitazione. Quello che avviene \u00e8 tutt&#8217;altro che interclassista, come amano ripetere dai salotti buoni, e c&#8217;\u00e8 una differenza abissale tra il piccolo commerciante rionale e il grosso proprietario di locali nel centro storico. Questa lotta che avevamo definito popolare (in senso trasversale) assume sempre pi\u00f9 su di s\u00e9 la valenza di lotta delle classi popolari, prima contro il green pass poi &#8211; per estensione &#8211; contro il governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Risulterebbe comunque frettoloso e non corretto leggere questa mobilitazione come una pura espressione sociale in opposizione al green pass. Gli elementi complottisti o marcatamente novax sono una componente che non va sottovalutata o abbellita. Esiste ed \u00e8 parte in causa in questo processo. Tuttavia, nelle sue varianti pi\u00f9 leggere (quelle che non arrivano a contemplare \u201cla bont\u00e0\u201d di Putin e Trump), \u00e8 una delle poche componenti che, anche a partire da premesse false, \u00e8 stata per lungo tempo in grado di mettere in discussione le politiche governative. Indagare questo immaginario, questa cultura che si \u00e8 diffusa per lungo tempo tramite chat, web tv, siti di controinformazione, ci potrebbe permettere di far emergere alcuni noccioli di grande interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esserci, stringere vincoli di fiducia e dibattere fuori da quei canali di contro-informazione, spesso intrisi di sovranismo o cospirazionismo, permette di trovare punti in comune e contribuisce a cambiare i presupposti del discorso ed i termini dell\u2019analisi. Che si chiami \u201cStato di emergenza\u201d invece di \u201cgrande complotto\u201d, che si chiami \u201cCapitalismo della sorveglianza\u201d invece che \u201ccontrollo di massa\u201d, che si chiami \u201cPiano nazionale di ripresa e resilienza\u201d invece di \u201cgrande reset\u201d, che si chiami &#8220;nocivit\u00e0 del capitalismo&#8221; invece di &#8220;avvelenamento&#8221;, che si chiami &#8220;geopolitica&#8221; invece di &#8220;cospirazione mondiale&#8221; dipende da chi vuole esserci, dibattere e contribuire. In ogni caso, le conseguenze sul \u201ccosa facciamo e come ci organizziamo\u201d risultano spesso trovare enormi spazi di intersezione; \u201cverso quale mondo vogliamo andare\u201d, invece, dipende dalle analisi e dalle pratiche che si mettono in campo strada facendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">NOTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[1] <a href=\"https:\/\/ilrovescio.info\/2021\/10\/14\/un-prospettiva-sulle-mobilitazioni-contro-il-green-pass-a\">https:\/\/ilrovescio.info\/2021\/10\/14\/un-prospettiva-sulle-mobilitazioni-contro-il-green-pass-a<\/a> trieste\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">https:\/\/www.infoaut.org\/precariato-sociale\/una-prospettiva-sulle-mobilitazioni-contro-il-green-pass a-trieste<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[2] <a href=\"https:\/\/nogreenpasstrieste.org\/2021\/10\/16\/la-protesta-continua\/\">https:\/\/nogreenpasstrieste.org\/2021\/10\/16\/la-protesta-continua\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[3] <a href=\"https:\/\/www.triesteprima.it\/cronaca\/no-green-pass-coisp-preoccupazione.html\">https:\/\/www.triesteprima.it\/cronaca\/no-green-pass-coisp-preoccupazione.html<\/a> [4] <a href=\"https:\/\/nogreenpasstrieste.org\/2021\/10\/22\/comunicato-22-ottobre\/\">https:\/\/nogreenpasstrieste.org\/2021\/10\/22\/comunicato-22-ottobre\/<\/a><\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.infoaut.org\/precariato-sociale\/una-prospettiva-sulle-mobilitazioni-contro-il-green-pass-a-trieste-seconda-parte\">https:\/\/www.infoaut.org\/precariato-sociale\/una-prospettiva-sulle-mobilitazioni-contro-il-green-pass-a-trieste-seconda-parte<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Infoaut (redazione) Dopo i tumultuosi eventi delle ultime due settimane, sentiamo l\u2019urgenza di riprendere il filo dei discorsi che avevamo interrotto alla vigilia del blocco del porto di Trieste [1]. Lo facciamo per condividere elementi e cronache in modo da far emergere le dinamiche che forse potrebbero riproporsi in altri luoghi. Come avevamo annunciato in quel testo, quello a cui stavamo assistendo era un processo assolutamente grezzo di ricomposizione politica attorno all\u2019opposizione al green&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-hN5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68391"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=68391"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68391\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":68392,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68391\/revisions\/68392"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=68391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=68391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=68391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}