{"id":68420,"date":"2021-11-10T09:41:24","date_gmt":"2021-11-10T08:41:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68420"},"modified":"2021-11-09T20:43:34","modified_gmt":"2021-11-09T19:43:34","slug":"difesa-europea-tanto-rumore-per-quasi-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68420","title":{"rendered":"Difesa Europea: tanto rumore per (quasi) nulla?"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Gianandrea Gaiani)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/EU-army.jpg\" alt=\"EU-army\" \/><\/p>\n<p>Dopo un dibattito sulla difesa comune europea che preso il via (o per meglio dire ha ri-preso) il via dopo la disfatta di USA e NATO in Afghanistan, l\u2019Unione Europea discute la costituzione di una forza militare di intervento rapido congiunta di circa 5mila militari da rendere operativa entro il 2025.<\/p>\n<p>Una forza che possa essere dispiegata in aree di crisi in tempi rapidi e probabilmente anche senza il consenso unanime di tutti gli Stati membri, secondo quanto anticipato nei giorni scorsi da dall\u2019agenzia Bloomberg, poich\u00e9 la bozza propone una maggiore flessibilit\u00e0 con l\u2019adozione della \u201castensione costruttiva\u201d per consentire di non sostenere la decisione di impiegare la forza congiunta senza impedire agli altri partner di farlo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-146665 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/210828-M-AU949-0271A.jpg\" alt=\"210828-M-AU949-0271A\" width=\"811\" height=\"540\" \/><\/p>\n<p>La tabella di marcia proposta in una bozza di 19 pagine che definisce la cosiddetta \u201cBussola strategica\u201d, sar\u00e0 presentata formalmente a una riunione dei ministri degli esteri il 15 novembre dall\u2019alto commissario Josep Borrell.<\/p>\n<p>Come riferisce Bloomberg \u201ci leader dovrebbero discutere il progetto a dicembre e approvare una versione finale a marzo durante la presidenza francese dell\u2019UE. Il presidente francese Emmanuel Macron ha reso prioritario lo sviluppo dell\u2019autonomia strategica del blocco nella difesa. La bozza potrebbe ancora essere modificata prima di essere presentata ai ministri degli esteri\u201d.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che almeno un paio di eventi degli ultimi mesi abbiano messo in luce la necessit\u00e0 che l\u2019Europa si smarchi almeno in parte dalla dipendenza dagli Stati Uniti in termini di difesa e sicurezza pur senza rinunciare alle prerogative previste dall\u2019appartenenza alla NATO (comune a molti ma non a tutti gli stati membri della Ue).<\/p>\n<p>Innanzitutto l\u2019intera operazione afghana \u00e8 stata gestita unilateralmente da Washington, inclusi i negoziati coi talebani e i termini del ritiro, caotico e tragicomico come ha dimostrato anche la fase di ripiegamento finale con un ponte aereo da Kabul che neppure la pi\u00f9 accesa propaganda atlantista \u00e8 riuscita a far passare per un successo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-146598 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/E9acyA4XEAU4siq.jpg\" alt=\"E9acyA4XEAU4siq\" width=\"819\" height=\"655\" \/><\/p>\n<p>Un ponte aereo in cui ancora una volta la gestione delle operazioni e dell\u2019aeroporto Hamid Karzai \u00e8 stata totalmente nelle mani degli statunitensi (o al massimo degli anglo-americani) aspetto che ha creato non poche difficolt\u00e0 ai velivoli degli altri alleati NATO (spesso costretti a ripartire vuoti) e ha mostrato ancora una volta quale considerazione abbiano degli alleati europei i vertici politici e militari statunitensi.<\/p>\n<p><em>\u201cCome europei non siamo stati in grado di mandare seimila soldati attorno all\u2019aeroporto di Kabul per proteggere la zona. Gli americani ci sono riusciti, noi no\u201d<\/em>, ha dichiarato Borrell. La forza d\u2019intervento dovrebbe essere in grado di proteggere gli interessi dell\u2019Unione Europea quando gli americani non vogliono essere coinvolti, ha ricordato un articolo del generale Maurizio Boni su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/09\/la-chimera-della-forza-di-reazione-rapida-europea\/\">Analisi Difesa<\/a>.<\/p>\n<p>Se gli europei hanno molte ragioni per rimproverare l\u2019unilateralismo degli USA va per\u00f2 ricordato che non sono riusciti a mettere a punto un piano per restare da soli in Afghanistan a sostenere il governo di Kabul con truppe e aiuti militari.<\/p>\n<p>E anche durante le fasi pi\u00f9, nel 2011, di quel conflitto gli europei tutti insieme (membri UE ed esterni all\u2019Unione) non sono riusciti a schierare pi\u00f9 di 40 mila militari (su 2 milioni di soldati in servizio) per combattere i talebani contro i 100 mila messi in campo dagli USA.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-148495 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/biden-macron-690x362.jpg\" alt=\"biden-macron-690x362\" width=\"816\" height=\"428\" \/><\/p>\n<p>Un altro elemento che ha contribuito a raffreddare i rapporti militari tra le due sponde dell\u2019Atlantico, \u00e8 rappresentato dalla costituzione dell\u2019AUKUS, l\u2019intesa militare nel Pacifico tra Stati Uniti, Regno unito e Australia varata in funzione di contenimento dell\u2019espansionismo cinese (specie quello marittimo) ma che in termini politico-industriali ha avuto una immediata valenza anti-francese con l\u2019annuncio di Canberra della cancellazione del contratto per 12 sottomarini convenzionali francesi tipo Barracuda modificato (nella foto sotto)\u00a0 che verranno sostituiti, nelle intenzioni australiane, da 8 battelli a propulsione convenzionale di tipo britannico o statunitense.<\/p>\n<p>E\u2019 vero che il contratto per i Barracuda era da tempo agonizzante, travolto da ritardi, difficolt\u00e0 tecnologiche e rapido incremento dei costi, ma non c\u2019\u00e8 dubbio che il suo abbandono senza preavviso e senza negoziati \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/09\/aukus-i-sottomarini-per-laustralia-e-le-lezioni-per-leuropa\/\">stato vissuto a Parigi come un affronto gravissimo<\/a>\u00a0da parte non solo dell\u2019Australia ma anche di USA e Gran Bretagna, rivolto non solo alla Francia ma all\u2019intera Europa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-148496 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/sub-1-11.jpg\" alt=\"sub-1-11\" width=\"819\" height=\"545\" \/><\/p>\n<p>Il tentativo francese di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/09\/laustralia-nellasse-con-usa-e-londra-e-cancella-lordine-per-i-sottomarini-francesi\/\">allargare \u00a0la \u201cguerra fredda\u201d con le potenze anglosassoni all\u2019intera UE<\/a>\u00a0ha avuto un certo successo ed \u00e8 perfettamente in linea con i numerosi tentativi effettuati oltralpe di varare organismi multinazionali europei da porre evidentemente sotto l\u2019egida francese, dalla Task Force Takuba in Mal\u00ec all\u2019operazione EMASOH nel Golfo Persico fino alla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2019\/09\/macron-ottiene-ladesione-dellitalia-alleuropean-intervention-initiative\/\">European Intervention Initiative (EI2)<\/a>\u00a0proposta da Macron nel 2017, varata nel 2018 e a cui l\u2019Italia ha aderito nel 2019.<\/p>\n<p>La forza d\u2019intervento messa oggi sul tavolo della politica di difesa europea rappresenta quindi un successo francese non a caso mal digerito dalla NATO che in pi\u00f9 occasioni ha espresso la volont\u00e0 di vedere una dimensione militare europea complementare e non alternativa all\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u201cLa collaborazione Nato-Ue ha raggiunto un livello senza precedenti, spero rafforzeremo la collaborazione in ogni area, come esercito, resilienza, impatto di sicurezza del cambiamento climatico, Dobbiamo garantire che il nostro approccio alla sicurezza resti coerente. Accolgo con favore i maggiori sforzi dell\u2019Ue sulla difesa. La Nato chiede da tempo agli alleati europei di investire di pi\u00f9 e dare maggiori capacit\u00e0 di alto livello. Questi sforzi, tuttavia, non dovrebbero duplicare la Nato, ci\u00f2 che serve sono nuove capacit\u00e0, non nuove strutture<\/em>\u201d ha dichiarato in conferenza stampa a fine ottobre il segretario generale della Nato, Jens\u00a0Stoltenberg.<\/p>\n<p>Sul piano politico-strategico \u00e8 inevitabile che ogni progetto di difesa comune europea sia almeno parzialmente alternativo alla NATO, dall\u2019altro l\u2019entit\u00e0 dei progressi della Ue in questo settore noi dovrebbero preoccupare eccessivamente gli atlantisti.<\/p>\n<p>Anche questa volta, come \u00e8 accaduto per tutti i progetti militari Ue dal \u201ccorpo d\u2019armata europeo\u201d di 60 mila militari ipotizzato venti anni or sono dopo le operazioni della NATO in Kosovo (effettuate da un corpo d\u2019armata di quelle dimensioni) ai pi\u00f9 modesti \u201cbattlegroup\u201d, i limiti non mancano.<\/p>\n<p>La bozza rivelata da Bloomberg cita una forza UE di circa 5.000 effettivi, quindi a livello brigata, operativa entro il 2025 e composta da alcuni gruppi tattici a livello reggimento di circa 1.500 militari ai quali verrebbero aggiunti assetti per il trasporto strategico, la protezione delle forze e l\u2019intelligence.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-148497 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/3c44baa9-f3a7-46fd-87a2-f9542da341a8eiiMedium.jpg\" alt=\"3c44baa9-f3a7-46fd-87a2-f9542da341a8eiiMedium\" width=\"812\" height=\"541\" \/><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 far fronte \u201call\u2019intera gamma di compiti militari di gestione delle crisi, ad esempio una missione di salvataggio ed evacuazione o un\u2019operazione di stabilizzazione in un ambiente ostile\u201d.<\/p>\n<p>Da un lato \u00e8 evidente che la struttura ipotizzata con una forza di 5 mila militari \u00e8 ancora una volta ispirata dal recente esempio USA\/NATO. Il presidio dell\u2019aeroporto di Kabul durante il ponte aereo d\u2019agosto \u00e8 stato gestito da una forza militare statunitense di 6 mila uomini e molti in Europa si rammaricarono all\u2019epoca di non aver potuto mettere in campo uno strumento simile anche se diverse nazioni europee dislocarono nella capitale afghana unit\u00e0 militari idonee a proteggere le operazioni di evacuazione.<\/p>\n<p>In termini operativi viene per\u00f2 spontaneo chiedersi che tipo di ambizioni sia in grado di trasmettere un\u2019Unione Europea che dopo un dibattito cos\u00ec elevato e acceso riesce a partorire solo la messa a punto, per giunta tra quattro anni, di una forza cos\u00ec limitata.<\/p>\n<p>Una forza idonea a proteggere un\u2019evacuazione aerea in ambiente non ostile (come a Kabul), a offrire aiuto a popolazioni colpite da calamit\u00e0 naturali oppure a costituire una forza d\u2019interposizione tra due contendenti in armi ma che in termini bellici (termine rimosso da tempo dal dibattito europeo) potrebbe risultare sufficiente solo a compiere operazioni limitate come il controllo dio un\u2019isola o di un\u2019area abitata o di una porzione di territorio.<\/p>\n<p>Il tutto a una distanza ragionevole dal continente europeo considerando i limiti di proiezione strategica e di trasporto logistico a lungo raggio di quasi tutti gli stati membri.\u00a0Insomma, in termini numerici l\u2019impressione \u00e8 che \u201cla montagna stia per partorire un topolino\u201d, un pi\u00f9 con un forte ritardo rispetto alle urgenze lamentate da molti l\u2019estate scorsa sull\u2019onda emotiva della disfatta di Kabul.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-148498 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/DEFIS_Defence_banner_twitter_201130_.jpg\" alt=\"DEFIS_Defence_banner_twitter_201130_\" width=\"991\" height=\"496\" \/><\/p>\n<p>Non devono poi sfuggire altri elementi di criticit\u00e0.\u00a0Innanzitutto sar\u00e0 difficile trovare convergenza tra i 27 membri su missioni militari da eseguire nell\u2019interesse comune dal momento che gli interessi nazionali di molti stati della Ue sono contrastanti se non divergenti tra loro. Non a caso finora l\u2019Unione \u00e8 riuscita a varare solo missioni addestrative o di vigilanza in Africa, di nessun profilo operativo e di limitato impatto sul teatro operativo.<\/p>\n<p>Inoltre, in un\u2019Europa dove le spinte egemoniche di Francia e Germania si sono fatte ancor pi\u00f9 pressanti dopo la Brexit, molti partner soprattutto in Europa Orientale e Mitteleuropa temono che una pi\u00f9 concreta dimensione militare europea possa indebolire la NATO, che per le sensibilit\u00e0 di alcuni stati del cosiddetto \u201cEast Flank\u201d resta l\u2019unica garanzia contro le pressioni russe.<\/p>\n<p><em>\u201cUna posizione forte della UE, il rafforzamento della difesa\u00a0comune non deve avvenire a scapito dell\u2019Alleanza atlantica ma creare effetti di sinergia\u201d<\/em>, ha affermato in ottobre il presidente polacco Andrzej Duda, per cui l\u2019autonomia strategica europea\u00a0deve includere il rispetto per gli Stati nazionali\u201d. Una posizione simile \u00e8 stata espressa dal presidente lettone. \u201c<em>I legami transatlantici ci aiutano a plasmare la nostra autonomia strategica che deve avvenire in stretta collaborazione con Stati Uniti e Canada. La NATO \u00e8 l\u2019alleanza di\u00a0difesa\u00a0di maggior successo. La nostra forza di difesa\u00a0deve contribuire alla NATO\u201d,<\/em>\u00a0ha affermato, Egils Levits<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-148499 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Eufor-esercito-1024x597-1426586778.jpg\" alt=\"Eufor-esercito-1024x597-1426586778\" width=\"813\" height=\"474\" \/><\/p>\n<p>La bozza del documento della UE citata da Bloomberg evidenzia come \u201cmentre la NATO \u00e8 e rimarr\u00e0 il fondamento della difesa collettiva per i suoi membri, i nostri concorrenti strategici non dovrebbero mettere in discussione la volont\u00e0 comune dell\u2019UE di rispondere ad aggressioni e attivit\u00e0 dannose contro nessuno dei nostri Stati membri\u201d. Inoltre il documento impegna la UE a tenere frequenti colloqui strategici con la NATO e definisce \u201cessenziale\u201d la partnership con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Parole tranquillizzanti ma che lasciano aperte due questioni. La prima \u00e8 relativa alla \u201csovranit\u00e0\u201d dal momento che la Ue non \u00e8 una federazione di stati n\u00e8 i suoi membri hanno una politica estera e di difesa comune mentre ogni singolo membro ha interessi e priorit\u00e0 nazionali che rischiano di impedire di gestire congiuntamente operazioni militari significative.<\/p>\n<p>Non a caso la Commissione Ue ha in pi\u00f9 occasioni precisato che \u201cattualmente non si discute sulla creazione di un esercito europeo\u201d, strumento militare congiunto peraltro non previsto dalla\u00a0Cooperazione strutturata permanente (PESCO).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-148494 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/download-2-360x245.jpg\" alt=\"download\" width=\"431\" height=\"293\" \/><\/p>\n<p>Infine, in caso di impiego bellico della forza d\u2019intervento europea anche in teatri operativi a bassa intensit\u00e0 (come l\u2019Afghanistan o il Sahel), occorrer\u00e0 valutare la \u201ctenuta\u201d dei singoli stati membri di fronte alle perdite subite dai propri contingenti e persino alle perdite inflitte al nemico e ai danni collaterali provocati non intenzionalmente tra i civili.<\/p>\n<p>Tutti elementi che in Europa e in Occidente in generale hanno un impatto sociale e politico crescente, cos\u00ec devastante da rischiare probabilmente a breve termine di impedirci di combattere togliendo di fatto ai governi di poter ricorrere a opzioni belliche. Un elemento di debolezza che gi\u00e0 oggi sta avvantaggiando i nostri nemici.<\/p>\n<p>Senza la capacit\u00e0 di accettare le conseguenze inevitabili della guerra non \u00e8 possibile sostenere un conflitto nonostante la potenza e l\u2019alta tecnologia delle armi a disposizione. Per questo i limiti militari dell\u2019Europa non sono solo politici, strutturali o finanziari ma sono di natura soprattutto sociale. Se non siamo in grado di sopportare perdite anche significative in battaglia difficilmente troveremo una ragione o una causa per cui valga la pena combattere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/11\/difesa-europea-tanto-rumore-per-nulla\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/11\/difesa-europea-tanto-rumore-per-nulla\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Gianandrea Gaiani) Dopo un dibattito sulla difesa comune europea che preso il via (o per meglio dire ha ri-preso) il via dopo la disfatta di USA e NATO in Afghanistan, l\u2019Unione Europea discute la costituzione di una forza militare di intervento rapido congiunta di circa 5mila militari da rendere operativa entro il 2025. 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