{"id":68620,"date":"2021-11-18T11:30:31","date_gmt":"2021-11-18T10:30:31","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68620"},"modified":"2021-11-17T21:15:28","modified_gmt":"2021-11-17T20:15:28","slug":"per-unautonomia-nazionale-a-cura-di-luigi-longo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68620","title":{"rendered":"Per un&#8217;autonomia nazionale, a cura di Luigi Longo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>ITALIAEILMONDO (Giuseppe Germinario)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-featured_image size-featured_image wp-post-image\" src=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/5dcd3353210000e85f34cedb-630x280.jpeg\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"280\" \/><\/p>\n<div class=\"entry clearfix\">\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">PER UNA AUTONOMIA NAZIONALE BISOGNA ROMPERE LA SERVIT\u00d9 VOLONTARIA VERSO GLI STATI UNITI D\u2019AMERICA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">a cura di Luigi Longo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Propongo la lettura dello scritto\u00a0<i>Conflitti tra stati e autonomia nazionale. Perch\u00e8?\u00a0<\/i>di Gianfranco La Grassa apparso su\u00a0<u><a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/\">www.conflittiestrategie.it<\/a><\/u>\u00a0il 12\/11\/2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Premetto che riprender\u00f2 il costruendo paradigma del conflitto strategico di Gianfranco La Grassa in un altro scritto complessivo e sistematico. Il conflitto strategico, visto in una logica multidisciplinare, rappresenta una lettura approfondita, originale ed\u00a0<i>altra<\/i>\u00a0della conoscenza, dell\u2019interpretazione e della progettualit\u00e0 della\u00a0<i>coda<\/i>\u00a0della realt\u00e0. E\u2019 chiaro che occorre avere acutezza nell\u2019individuare il sapere che illumina e avvolge gli altri saperi assumendo a base dell\u2019analisi i rapporti sociali reali e il loro sistematico insieme nazionale e mondiale, soprattutto in questo periodo di decisivo sviluppo della fase multicentrica che la cesura storica della guerra batteriologica da Covid-19 ha accelerato. Il\u00a0<i>conflitto strategico<\/i>\u00a0apre nuove strade teoriche e pratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a>Vengo, ora, allo scritto proposto. E\u2019 una riflessione stimolante che inizia a fare chiarezza sulle seguenti questioni principali: 1) la distinzione tra lo stato (gli strumenti degli agenti strategici dominanti articolati sull\u2019intero territorio nazionale, la<i>\u00a0robusta catena di fortezza e di casematte<\/i>\u00a0di Antonio Gramsci) e la nazione (il territorio della comunit\u00e0 con la sua storia, il suo rapporto sociale, la sua cultura, la sua lingua, il suo paesaggio, il suo costume, la sua natura, eccetera); 2) il conflitto tra gli agenti strategici delle varie nazioni europee non si gioca intorno ad una idea di sviluppo autonomo dell\u2019Europa (qualunque sia la forma dello stare insieme che le diverse nazioni si vorranno dare) ma si consuma nella corsa di posizione privilegiata verso la servit\u00f9 statunitense. Preciso che divido gli agenti strategici in: quelli che pensano le strategie, quelli che gestiscono le strategie e quelli che eseguono le strategie; 3) la necessit\u00e0 di rompere con la servit\u00f9 volontaria verso gli USA (potenza dominante in declino che \u00e8 per un mondo monocentrico a sua immagine e somiglianza) e la possibilit\u00e0 della costruzione di relazioni con l\u2019Oriente (Russia e Cina, potenze in ascesa che sono per un mondo multicentrico); 4) l\u2019autonomia nazionale per la costruzione di un modello di sviluppo che renda possibile stabilire nuove relazioni interne e mondiali a partire da una nuova idea di Europa (bisogna andare oltre il progetto statunitense dell\u2019Unione Europea che \u00e8 sempre pi\u00f9 sostituito dalla nuova NATO come strumento degli Usa nel conflitto strategico della fase multicentrica); 5) le riflessioni critiche dell\u2019esperienza rivoluzionaria del secolo scorso (soprattutto quella russa e quella cinese) e sul tipo di societ\u00e0 che sono diventate oggi (a prescindere dall\u2019eterogenesi dei fini che \u00e8 un concetto a me poco simpatico) che nulla hanno a che fare n\u00e9 con il socialismo n\u00e9 tantomeno con il comunismo; 6) il conflitto per scalzare gli agenti strategici esecutori e servili (per esempio, Mario Draghi \u00e8 un esecutore e per questo \u00e8 un pericolo per gli interessi nazionali con le sue articolazioni sociali: la sua storia a partire dagli anni Novanta del secolo scorso \u00e8 illuminante per le funzioni svolte) per costruire una vera autonomia nazionale in grado di guardare a Oriente per il consolidamento della fase multicentrica (nell\u2019attesa della costruzione di una Europa in grado di essere un soggetto politico autonomo capace di costruire relazioni\u00a0<i>altre<\/i>\u00a0nel rispetto della diversit\u00e0 tra l\u2019Occidente e l\u2019Oriente?); 7) lo stabilizzarsi della fase multicentrica aprirebbe il conflitto all\u2019interno delle singole potenze per la messa in discussione delle relazioni di potere e di dominio che dominano i rapporti sociali, storicamente determinati, a vantaggio di una esigua minoranza delle popolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Credo che si possa ragionevolmente affermare che la questione fondamentale si sposta nella\u00a0<i>Politica<\/i>, intesa come azioni strategiche per l\u2019acquisizione del potere e del dominio nel senso che il potere degli agenti strategici delle diverse sfere sociali (economica, politica, culturale, eccetera) si indirizza, nel conflitto, verso la costruzione di un blocco egemone per il dominio dell\u2019intera societ\u00e0. Tale dominio non \u00e8 mai definitivo ma\u00a0<i>temporalmente<\/i>\u00a0dinamico proprio a causa del continuo e ineliminabile conflitto per conquistare il potere e il dominio sociale (rimanendo nell\u2019ambito dell\u2019ordine simbolico maschile). E\u2019 nel suddetto blocco egemone che si gioca l\u2019egemonia degli agenti strategici espressione della potenza di fuoco rappresentata simbolicamente dal denaro accumulato con tutti i mezzi legali e illegali (Vincenzo Ruggiero). Le relazioni nelle diverse sfere sociali hanno un comune denominatore che \u00e8 dato dal rapporto di potere che nelle diverse sfere (economica, politica, eccetera) si configura in maniera diversa tra chi ha gli strumenti (che variano da fase a fase della storia umana sessuata) per conquistare il potere (la minoranza) e chi non ha niente (la maggioranza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Chi si deve far carico, nel breve-medio-lungo periodo, di queste questioni: una\u00a0<i>forza nuova<\/i>, un\u00a0<i>nuovo principe sessuato o altro<\/i>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">L\u2019importante \u00e8 non scordare la lezione attuale di Karl Marx quando afferma: &lt;&lt;\u00a0\u00c8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che un inganno sobillare il popolo senza offrirgli nessun fondamento solido e meditato per la sua azione. Risvegliare speranze fantastiche [\u2026] lungi dal favorire la salvezza di coloro che soffrono, porterebbe inevitabilmente alla loro rovina: rivolgersi ai lavoratori senza possedere\u00a0<i>idee rigorosamente scientifiche e teorie ben concrete<\/i>\u00a0(corsivo mio, LL) significa giocare in modo vuoto e incosciente con la propaganda, creando una situazione in cui da un lato un apostolo predica, dall\u2019altro un gregge di somari lo sta a sentire a bocca aperta: apostoli assurdi e assurdi discepoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">In un paese civilizzato non si pu\u00f2 realizzare nulla senza teorie ben solide e concrete; e finora, infatti, nulla \u00e8 stato realizzato se non fracasso ed esplosioni improvvise e dannose, se non iniziative che condurranno alla completa rovina la causa per la quale ci battiamo. L\u2019ignoranza non ha mai giovato a nessuno! (Hans Magnus Enzensberger, a cura di,\u00a0<i>Colloqui con Marx e Engels, Einaudi<\/i>, Torino, 1977, pag. 53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b>CONFLITTI TRA STATI E AUTONOMIANAZIONALE. PERCHE\u2019?<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">di Gianfranco La Grassa<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><b>1.<\/b>\u00a0Tratto normalmente Stato, paese o anche nazione quasi si trattasse di sinonimi. So che non \u00e8 cos\u00ec, ma per quanto riguarda quanto devo dire in merito al problema dell\u2019autonomia nazionale, credo si capisca comunque il discorso. Ammetto di non sapere mai con precisione che cosa debbo intendere con la parola Stato. Mi sembra che se ne parli sempre in modo metafisico o quasi; e in ogni caso come ci si riferisse ad un vero e proprio soggetto, di cui si possa disquisire quasi avesse volont\u00e0, desideri, intendimenti, finalit\u00e0, ecc. propri, esattamente come quando si parla di un singolo individuo umano o di un determinato gruppo sociale, insieme di individui espletanti funzioni specifiche o che assuma decisioni in comune. Diciamo pure che per Stato si potrebbe intendere un grande raggruppamento di individui, in genere con ben preciso insediamento territoriale definito da confini, spesso (ma non sempre) unito da una sola lingua, che accetta un dato complesso di regole di comportamento\u00a0fissate da leggi e il cui non rispetto viene sanzionato mediante un sistema di perseguimenti e di punizioni posto in atto da organi unanimemente accettati nel loro funzionamento a tali fini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Preferirei tuttavia che si specificasse meglio il complesso, strutturato, di apparati che costituisce quello che chiamiamo Stato, sia nell\u2019esercizio dei compiti relativi all\u2019intero territorio posto sotto la sua potest\u00e0 sia in quello decentrato nelle diverse parti in cui \u00e8 suddiviso quest\u2019ultimo. In particolare, darei la massima rilevanza a quegli apparati addetti all\u2019esercizio della Politica, intesa quale insieme organico di mosse \u2013 che possiamo definire strategia \u2013 compiute per raggiungere determinate finalit\u00e0 all\u2019interno di un dato paese cos\u00ec come all\u2019esterno d\u2019esso, nei confronti degli altri paesi. Un conto \u00e8 quella che potremmo definire l\u2019amministrazione di determinati affari riguardanti il coordinamento d\u2019insieme di una data comunit\u00e0 territoriale (suddivisa in diversi gruppi sociali); un altro \u00e8 il vero potere di esplicare la Politica diretta all\u2019interno o all\u2019esterno di quel paese. Il controllo degli apparati dotati di tale potere \u00e8 il vero oggetto della lotta che si svolge tra diverse associazioni di individui (partiti o altri organismi di vario genere).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Di questi apparati (di potere) si dovrebbe soprattutto discettare per meglio definire i compiti che si pone chi intende perseguire l\u2019autonomia del proprio paese. In questi ultimi anni si era diffusa una particolare concezione, che tuttavia mi sembra oggi un po\u2019 in decadenza. Si sosteneva la fine della funzione degli Stati nazionali. Con ci\u00f2 s\u2019intendeva sostenere precisamente che quegli apparati di potere (interno ed esterno), di cui ho appena detto, non avevano pi\u00f9 alcun reale compito in quanto ormai il potere in questione spetterebbe ad organismi sovranazionali, in particolare di carattere finanziario; vere massonerie che ormai comanderebbero in tutto il mondo o quasi. A tali organismi dovrebbero ribellarsi tutti i cittadini (le \u201cmoltitudini\u201d), senza pi\u00f9 distinzione di questo o quel paese (di tutto il mondo appunto). Tale tesi, che sembra voler essere una sorta di versione aggiornata e moderna dell\u2019antico \u201cinternazionalismo proletario\u201d (essa \u00e8 in genere propagandata da vecchi arnesi della pseudo rivoluzione sessantottarda e sue propaggini ulteriori), mira\u00a0di fatto a salvaguardare il potere di quei gruppi che, all\u2019interno di ogni paese, controllano gli apparati statali in questione (sia rivolto all\u2019interno che verso l\u2019estero). I \u201cvecchi arnesi\u201d sono ormai parte integrante, e subordinata, dei gruppi dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">In realt\u00e0, in ogni paese (o nazione, se si preferisce) vi sono gruppi dominanti dotati di potere (decisionale), che controllano gli apparati statali di cui stiamo parlando; questi sono\u00a0costantemente in funzione, per nulla superati e riposti in un qualche museo. Il problema \u00e8 diverso. Esistono complessi (e spesso ben mascherati) legami internazionali tra i vari gruppi decisionali nei diversi paesi. E tali legami assicurano a quelli attivi\u00a0nei paesi preminenti \u2013 oggi sopra tutti stanno gli Stati Uniti \u2013 un particolare potere di \u201cinflusso\u201d (chiamiamolo cos\u00ec) sui gruppi decisionali di paesi che si pongono in una determinata filiera di potere via via discendente; per cui abbiamo gruppi che potremmo definire subdominanti, subsubdominanti, ecc. fino a quelli via via sempre pi\u00f9 subordinati. I gruppi di potere nei vari paesi, anche i pi\u00f9 subordinati, hanno pur sempre capacit\u00e0 decisionali nell\u2019ambito degli apparati statali appositamente addetti alla Politica, alla strategia, alle mosse da compiere per giungere a certe finalit\u00e0 interne ed esterne. Semplicemente, i loro poteri decisionali si subordinano a quelli dei gruppi dominanti di altri paesi, secondo una gerarchia che muta di fase storica in fase storica; e ha gradazioni differenti anche nell\u2019ambito di ognuna di queste fasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Tanto per fare un \u201cbanale\u201d esempio, i gruppi decisori italiani sono sempre stati subordinati a quelli statunitensi dalla fine della seconda guerra mondiale. E oggi siamo sempre in quella fase storica iniziata nel 1945, in cui sono stati creati vari organismi per sanzionare la supremazia Usa, fra cui la NATO e poi le varie organizzazioni intereuropee, fino a questa indecorosa UE. Tuttavia, il grado di subordinazione dei gruppi decisori italiani ha avuto un netto scatto in crescita con la fine della prima Repubblica, con la sporca operazione di falsa \u201cgiustizia\u201d denominata \u201cmani pulite\u201d e tutto ci\u00f2 che ne \u00e8 seguito. E oggi appare in ulteriore continuo accrescimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Bene, una volta chiarito questo punto, e dichiarata pura mistificazione la tesi della fine degli Stati nazionali, passer\u00f2 ad un altro ordine di considerazioni. In effetti, la nostra attuale attenzione ai problemi dell\u2019autonomia nazionale potrebbe sembrare un semplice cambiamento di impostazione teorica. In quanto marxisti, eravamo interessati un tempo alla lotta di classe e al problema dell\u2019abbattimento e trasformazione della societ\u00e0 capitalistica; ci siamo oggi innamorati della geopolitica, dell\u2019interazione tra Stati? Oppure siamo stati folgorati da una visione nazionalistica e quindi abbandoniamo ogni discorso di conflitto (in verticale) tra classi per abbracciare quello (in orizzontale) tra comunit\u00e0 nazionali? Non \u00e8 affatto questa la nostra effettiva posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><b>2.<\/b>\u00a0Personalmente, continuo a ritenere importante, in linea di principio, la struttura dei rapporti sociali (rapporti tra diversi gruppi in cui \u00e8 suddivisa la societ\u00e0). Proprio per questo, malgrado la mia critica non marginale al marxismo, continuo tuttavia ad avere grande attenzione per tale teoria della societ\u00e0. E, sempre in linea di principio, la ritengo pi\u00f9 avanzata rispetto all\u2019individualismo tipico delle teorie liberali. Tuttavia, in Marx \u00e8 fondamentale, nella costituzione di societ\u00e0, la sfera produttiva. In una sua lettera a Kugelman (mi sembra del 1864) si afferma che anche i bambini sanno che, se non si producesse nulla per un breve periodo di tempo, ogni societ\u00e0 verrebbe a dissolversi. E\u2019 quindi logico che i rapporti sociali per questo pensatore decisivi sono quelli di produzione. E simili rapporti si annodano intorno al problema della propriet\u00e0 (potere effettivo di disposizione) o meno dei mezzi produttivi. In base a quest\u2019ultima, Marx distinse, nella societ\u00e0 capitalistica, la classe borghese (i proprietari) e quella proletaria (o operaia) solo in possesso della propria capacit\u00e0 lavorativa da vendere in qualit\u00e0 di merce come ogni altro bene circolante nella societ\u00e0 in questione. Da qui \u2013 corro perch\u00e9 ho scritto in proposito ormai centinaia di pagine \u2013 deriva l\u2019ipotesi della dinamica capitalistica che avrebbe condotto infine ad una borghesia assenteista rispetto alla direzione dei processi produttivi, mentre in questa sfera sociale si sarebbe andato consolidando un corpo di produttori associati; dal massimo gradino dirigente fino all\u2019ultimo di carattere esecutivo. Gi\u00e0 nel grembo del capitalismo, quindi, si sarebbe formata la condizione base della nuova societ\u00e0 socialista, primo gradino di quella comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Nulla di tutto questo si \u00e8 storicamente verificato; in nessuna delle societ\u00e0 a capitalismo avanzato si \u00e8 mai andato costituendo il \u201clavoratore collettivo cooperativo\u201d (i produttori associati) cos\u00ec come previsto da Marx. E, soprattutto, le rivoluzioni pi\u00f9 radicali si sono avute in societ\u00e0 a prevalenza contadina e non operaia. Il cosiddetto socialismo del XX secolo \u2013 o quanto meno la \u201ccostruzione\u201d (solo presunta purtroppo) dello stesso \u2013 si \u00e8 rivelato essere una societ\u00e0 estremamente verticistica, in cui la sfera produttiva era completamente sottomessa alla direzione di quella degli apparati del potere strettamente politico. Non intendo qui diffondermi su che cosa \u00e8 stata questa particolare formazione sociale venuta a crearsi con le rivoluzioni guidate da partiti comunisti in paesi sostanzialmente precapitalistici. Mi sembra comunque evidente che non si \u00e8 creata alcuna societ\u00e0 socialista nel senso marxiano del termine. Lascio perdere i tentativi di diffondere l\u2019idea (del resto tarda, ultimo sbiadito tentativo di difendere l\u2019indifendibile) che si trattava di un \u201csocialismo di mercato\u201d (questa la definizione data della Cina odierna da alcuni \u201critardati\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Di fronte al fallimento storico di un movimento rivoluzionario guidato da una specifica teoria \u2013 del resto ormai molto modificata rispetto all\u2019originale e ridotta a pura agitazione di tipo ideologico con presa sempre minore fino al suo azzeramento \u2013 ho proposto gi\u00e0 da tempo l\u2019abbandono del principio guida della propriet\u00e0 o meno dei mezzi produttivi, andando invece nella direzione della Politica intesa appunto quale conflitto tra le strategie di pi\u00f9 gruppi sociali in cerca di una supremazia nel controllo dei vari apparati funzionanti nelle diverse sfere sociali: produttiva, politica, ideologico-culturale. Credo che questo mutamento abbia effetti abbastanza positivi nella considerazione realistica delle lotte sociali sussistenti all\u2019interno della societ\u00e0 in cui viviamo; anche perch\u00e9 fa vedere come gli \u201cattori\u201d in conflitto non siano, prevalentemente, quelli attivi nella sfera produttiva, ma vi siano invece svariati rapporti, e spesso piuttosto stretti, tra agenti in opera nelle diverse sfere per la conquista di una supremazia sociale complessiva. Tuttavia, \u00e8 ovvio che la teoria del conflitto tra strategie non consente alcuna divisione netta tra le classi in lotta, riducendole a due soltanto. E non pone in luce alcuna dinamica, intrinseca all\u2019attuale formazione sociale di tipologia capitalistica, diretta alla sua trasformazione in altra nettamente differente che possa pensarsi quale fase di transizione ad una qualsiasi forma di socialismo o comunismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">I gruppi sociali, insomma, non possono essere definiti classi nel senso in cui queste erano intese nel marxismo in base al criterio, rivelatosi piuttosto semplicistico, della propriet\u00e0 o meno dei mezzi produttivi. Inoltre, tali gruppi non possono mai ridursi a due; a meno che il conflitto diventi tanto acuto da spingere vari gruppi ad allearsi tra loro in modo che, alla fine, si trovano a confrontarsi due schieramenti contrapposti, che non saranno mai comunque due classi in lotta, ma due coacervi di gruppi riunitisi per le concrete esigenze \u201cdi combattimento\u201d in quella particolare fase storica e in quella determinata formazione sociale, in cui si \u00e8 prodotto un contrasto cos\u00ec netto e ormai irrisolvibile con semplici mediazioni.\u00a0Vi \u00e8 di pi\u00f9. Si possono verificare \u2013 per contingenze non riconducibili all\u2019intenzione consapevole di trasformare quella data formazione sociale in un\u2019altra considerata superiore \u2013 dei cosiddetti \u201csollevamenti di masse\u201d, causati dal malcontento e disagio sociale particolarmente acuti, in genere susseguenti all\u2019incapacit\u00e0 ormai manifesta di coloro, che hanno in mano gli apparati del potere, di saperli gestire in modo minimamente appropriato ai bisogni complessivi di quella societ\u00e0. Questi sollevamenti non produrranno mai effetti stabili e di reale trasformazione, se nel loro ambito non agiscono dati nuclei dirigenti dei \u201cmalcontenti\u201d, che possono allearsi, in genere solo temporaneamente, per dare risposta alla gravit\u00e0 della crisi provocata dalla suddetta incapacit\u00e0 dei vecchi nuclei al potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">In ogni caso, sia se si producono, abbastanza raramente, situazioni cos\u00ec estreme sia se ci si trova in una situazione di pi\u00f9 \u201cnormale\u201d e non sconvolgente conflitto tra strategie per ottenere la supremazia (in base ad esigenze di lungo periodo o invece per risolvere problemi di portata momentanea e d\u2019ambito ristretto), non si \u00e8 in presenza\u00a0del semplificato scontro tra dominanti e dominati di cui troppo spesso si blatera. In un certo senso esiste un confronto, pi\u00f9 o meno serrato, tra gruppi sociali con maggiori o minori (in certi casi magari nulle) prerogative decisionali. Tuttavia, nel reale conflitto, sempre condotto in base alla Politica (cio\u00e8 secondo varie linee strategiche), si enucleano alcune \u00e9lites dirigenti, che tendono a rappresentare pi\u00f9 gruppi sociali. E anche quando si tratti di gruppi formati principalmente da \u201cnon decisori\u201d, le loro dirigenze partecipano comunque, con maggiore o minore forza, alle decisioni sociali di maggiore portata. Esempio tipico ne \u00e8 la lotta sindacale. I nuclei dirigenti di quei gruppi situati alla base della piramide sociale (i cosiddetti ceti lavoratori) non sono certo privi di qualsiasi potere decisionale in merito a questioni interessanti l\u2019intera collettivit\u00e0 di quel dato paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><b>3.<\/b>\u00a0Giungiamo adesso al problema centrale che ci interessa. E che ci interessa \u2013 almeno per quanto mi riguarda e riguarda, credo, anche coloro che con me hanno dato vita a \u201cConflitti e Strategie\u201d \u2013\u00a0proprio in quanto abbiamo dovuto prendere atto del fallimento delle finalit\u00e0 poste al movimento delle cosiddette \u201cmasse popolari\u201d da una data concezione dello sviluppo sociale, quella concezione che \u00e8 appunto il marxismo. Si \u00e8 dovuto prendere atto che non c\u2019\u00e8 stata finora alcuna effettiva possibilit\u00e0 di evoluzione dell\u2019attuale societ\u00e0 verso strutture di rapporti da definire oltre-capitalistiche. Quello che abbiamo sempre chiamato capitalismo (e cos\u00ec continuiamo a denominarlo) si \u00e8 andato indubbiamente trasformando profondamente rispetto al suo punto di partenza; o anche semplicemente considerando l\u2019ultimo secolo. Tuttavia, alcuni suoi moduli non si sono modificati; non si \u00e8 certo giunti al rivolgimento della sua\u00a0configurazione piramidale caratterizzata dalle concentrazioni imprenditoriali e dal correlato assetto degli apparati politici, fortemente verticistico anche nei paesi dove si ciancia sempre di \u201cdemocrazia parlamentare\u201d e si esaltano le periodiche \u201cchiamate al voto\u201d, che si fanno passare per espressione genuina della \u201cvolont\u00e0 popolare\u201d in grado di governare gli affari del paese, sempre invece nella sostanza affidati a contrapposizioni tra date \u00e9lites.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Intendiamoci bene. Nessuno di noi svaluta quelle lotte sociali che mirino a migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle pi\u00f9 vaste \u201cmasse\u201d situate nei gradini medi e bassi della piramide sociale. E dobbiamo ammettere che oggi, anzi, quelle lotte stentano perfino a mantenere vecchie \u201cconquiste\u201d in tema di benessere. Di conseguenza, un rilancio di queste lotte sarebbe senz\u2019altro visto da tutti noi con estremo favore. Tuttavia, dobbiamo rilevare alcuni semplici fatti. Simili lotte diventano sempre pi\u00f9 difficili, sono viepi\u00f9 spezzettate e condotte spesso in modo da lasciare largo spazio a quella divisione tra strati sociali medio-bassi che favorisce i vertici della societ\u00e0 (il ben noto \u201cdividere per imperare\u201d). E\u2019 per\u00f2 un caso che ci\u00f2 avvenga? E soprattutto nella presente fase storica (che dura da due-tre decenni)? Non posso dilungarmi nella considerazione delle condizioni storiche che avevano consentito un qualche elevamento della posizione degli strati sociali in questione. Noto solo che l\u2019attuale peggioramento di tale posizione dimostra a iosa come non si fosse compiuto alcun decisivo passo in direzione dell\u2019indebolimento di quella societ\u00e0 denominata capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Si \u00e8 dovuto constatare un fatto ancora pi\u00f9 rilevante per le nostre convinzioni ideologiche (e anche teoriche). Sia l\u2019iniziale successo (relativo) di certe lotte sociali, sia la loro crescente irrilevanza attuale, sono fondamentalmente dipesi dalla predominanza di fatto che sempre hanno mantenuto gli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale in poi. Credevamo che il mondo bipolare fosse un contrasto tra capitalismo e socialismo. Siamo stati messi in crisi dalla rottura tra Urss e Cina, ma non abbiamo interpretato correttamente (e non sappiamo farlo ancora adesso) che cosa in realt\u00e0 fosse accaduto. Abbiamo preso il successo di certe lotte anticoloniali (vedi Vietnam) come si trattasse di un allargamento del campo \u201csocialista\u201d; un allargamento durato l\u2019espace d\u2019un matin, con conflitto tra Vietnam e Cina e poi il progressivo spostarsi di quel paese verso l\u2019orbita statunitense (sia pure dopo il crollo dell\u2019Urss, che comunque non \u00e8 stato un caso \u201csfortunato\u201d). Oggi dobbiamo prendere atto \u2013 in una considerazione di pi\u00f9 lungo periodo; ed \u00e8 su questo che la storia deve essere \u201cmisurata\u201d nei suoi effettivi andamenti \u2013 che gli Stati Uniti sono stati sempre il perno pi\u00f9 solido dell\u2019andamento degli affari mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">In definitiva, \u00e8 ora di ammettere infine che non esiste pi\u00f9 da molto tempo (ammesso che sia mai esistita nei termini pensati dai marxisti) la lotta di classe su cui tante speranze erano un tempo riposte. Non esiste soprattutto un antagonismo tra due grandi blocchi sociali alternativi, foriero di trasformazioni anticapitalistiche. Nei paesi a capitalismo sviluppato \u2013 che ha conosciuto varie trasformazioni da giudicarsi interne a quel certo \u201cmodulo\u201d sociale \u2013 si sono verificati contrasti, anche assai forti a volte, che sono sempre stati di tipo redistributivo; soprattutto di reddito, in parte anche di potere. E\u2019 tuttavia mancato proprio l\u2019effetto che alcuni attribuivano a tale conflitto, la trasformazione in senso anticapitalistico. Chiunque ancora ne parli \u2013 ormai alcuni rimasugli di dementi \u2013 va proprio ignorato. Ripeto che questo tipo di lotte va appoggiato proprio per quello che pu\u00f2 al massimo conseguire: la difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei ceti medio-bassi, oggi in deciso peggioramento. E sempre con la precisa consapevolezza che simili conflitti sono diretti da determinati gruppi dirigenti politici e sindacali, i maggiori beneficiari degli eventuali risultati positivi dello scontro, oggi piuttosto rari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Cosa invece si nota nettamente nell\u2019attuale fase storica? I conflitti pi\u00f9 acuti e pi\u00f9 significativi sono quelli tra Stati. Di conseguenza, diventa in un certo senso scopo preminente seguire gli eventi di quella che \u00e8 la politica internazionale, l\u2019interrelazione tra i diversi Stati, lo stabilirsi di determinati rapporti di forza tra essi, il loro eventuale modificarsi i cui effetti ricadono immediatamente anche sull\u2019andamento dei sistemi economici. Tuttavia, abbiamo gi\u00e0 ricordato come gli Stati siano un insieme organico di svariati apparati, di cui alcuni sono quelli adibiti all\u2019effettivo uso del potere (mentre altri hanno un carattere pi\u00f9 propriamente amministrativo, diciamo cos\u00ec). E\u2019 allora rilevante la comprensione dei contrasti in atto tra quei gruppi d\u2019\u00e9lite che si battono per il controllo e l\u2019uso di tali apparati. Poich\u00e9 questo \u201cbattersi\u201d \u00e8 appunto la Politica, \u00e8 un intreccio tra differenti strategie svolte per conquistare la supremazia, i gruppi d\u2019\u00e9lite (se tali sono effettivamente) debbono essere strettamente correlati con dati nuclei in cui si elaborano le strategie. E poich\u00e9 le mosse della Politica mirano al successo nell\u2019ambito di uno scontro tra le varie \u00e9lites, la segretezza \u00e8 d\u2019obbligo; e ogni venir meno della stessa o \u00e8 una di queste mosse o \u00e8 lo sgretolamento della \u201ccopertura\u201d (lo sbucciarsi della \u201ccorteccia\u201d) dovuto ad un acuirsi del combattimento tra due o pi\u00f9 \u201cattori\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Del resto ho gi\u00e0 ricordato un fatto ben noto a chiunque segua minimamente le vicende politiche. Non esistono \u00e9lites dirigenti dei gruppi sociali nei diversi paesi, che non siano variamente interrelate tra loro in senso economico, politico, culturale. E certamente nel nostro paese, e pi\u00f9 generalmente in tutti i paesi europei, in misura maggiore o minore queste \u00e9lites sono strettamente collegate con quelle statunitensi, ponendosi nei loro confronti in una situazione di maggiore o minore subordinazione. In questo senso, gli Stati Uniti sono ancor oggi il centro di un ampio sistema mondiale di paesi; in particolare, hanno la guida, per quanto a volte appena mascherata, dell\u2019intera UE che, come gi\u00e0 detto, \u00e8 in definitiva un\u2019organizzazione parallela a quella della NATO. E\u2019 impossibile seguire le vicende politiche interne di un qualsiasi paese europeo senza tener conto dei rapporti di subordinazione rispetto al paese predominante. Questo \u00e8 particolarmente valido per l\u2019Italia, paese la cui subordinazione \u00e8 di alto livello e va crescendo. E continuer\u00e0 a crescere per quanto diremo subito appresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><b>4.<\/b>\u00a0Con quanto appena sostenuto, sia pure succintamente, abbiamo svelato il \u201csegreto\u201d della nostra pretesa preferenza \u2013 soltanto temporanea e secondo me obbligata dai \u201cfatti\u201d \u2013 per la politica internazionale e per il tema dell\u2019indipendenza o autonomia di singoli paesi; ma non certo per spirito nazionalistico, ci mancherebbe altro! Abbiamo semplicemente preso atto della fine della ormai \u201cmitica\u201d lotta di classe; e constatiamo che attualmente sono in ribasso perfino le lotte sindacali per la semplice \u201credistribuzione\u201d,\u00a0pur anche soltanto nel tentativo di evitare l\u2019arretramento delle cosiddette \u201cconquiste sociali\u201d di alcuni decenni fa. Dopo circa mezzo secolo di mondo bipolare e con i pericoli, spesso esagerati e montati a bella posta, relativi alla \u201cguerra fredda\u201d, si \u00e8 avuto il \u201ccrollo\u201d del campo sedicente socialista ed \u00e8 sembrato che ci si avviasse verso una sorta di monocentrismo Usa. La sensazione \u00e8 durata poco e ormai, malgrado sia ancora predominante quel paese, pare assai probabile che ci si\u00a0avvii intanto verso un multipolarismo per quanto ancora imperfetto. Il caos nel mondo va accentuandosi come sempre avviene in epoche del genere; pi\u00f9 volte ho fatto il paragone con la fine del secolo XIX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">In una situazione simile, \u00e8 del tutto evidente un crescente impegno degli Stati Uniti per accentuare la presa sull\u2019Europa e scongiurare quanto indubbiamente sembra serpeggiare al suo interno con il rafforzarsi di movimenti detti \u201ceuroscettici\u201d;\u00a0per quanto essi sembrino ancora abbastanza deboli e del tutto confusionari. Il \u201cTrattato transatlantico\u201d (TTIP) dal punto di vista economico (che ha sempre riflessi politici), gli sconvolgimenti, pi\u00f9 o meno ben riusciti, suscitati nel Nord Africa e in Medioriente, la crisi ucraina (dopo il primo approccio in Georgia), l\u2019impulso dato alle organizzazioni islamiche \u201cestremiste\u201d poi ovviamente combattute (con forti ambiguit\u00e0 e senza ancora una conclusiva decisione), le situazioni estremamente confuse e di sostanziale stallo (pur assai sanguinoso) in Libia e Siria, cos\u00ec come altre egualmente poco chiare (in Egitto come in Turchia o Iran, ecc.),sono operazioni che avranno certo motivazioni legate ai rapporti di forza nelle aree interessate;\u00a0e tuttavia non vi \u00e8 dubbio che il principale obiettivo degli Stati Uniti \u00e8, in ultima analisi, il mantenimento della presa in Europa e l\u2019isolamento massimo possibile della Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Se veniamo al nostro paese, credo che esso sia abbastanza importante per le suddette finalit\u00e0 perseguite dagli Stati Uniti. La posizione geografica dell\u2019Italia \u00e8 in tutta evidenza significativa per le operazioni nelle aree investite, non sempre direttamente, dagli Usa (con l\u2019Amministrazione Obama ci si \u00e8 largamente serviti di \u201csicari\u201d). Tuttavia, con l\u2019operazione \u201cgiudiziaria\u201d che mise fine alla prima Repubblica (solo dopo il crollo del campo \u201csocialista\u201d) si \u00e8 reso del tutto manifesta la funzione che a noi spetta nelle intenzioni americane di tenere strettamente agganciata l\u2019Europa. Dobbiamo essere decisamente affermativi in proposito. L\u2019Europa \u00e8 l\u2019area in cui ancora si giocheranno i destini del probabile prossimo scontro policentrico per conquistare una nuova centralit\u00e0 preminente (uno scontro non temporalmente vicino, meglio essere espliciti in proposito). E l\u2019Italia \u00e8 paese fondamentale per il controllo europeo. Ci sono forti tendenze \u2013 a mio avviso tutte ben finanziate da chi di dovere \u2013 a sostenere l\u2019ormai irreversibile decadenza europea e la crescente dipendenza italiana. Sia chiaro che l\u2019ultimo premier (il ben noto sedicente tecnico sempre in linea da dove soffia il vento) \u00e8 in realt\u00e0 un commissario di poteri stranieri e soprattutto americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Mai si era visto in quest\u2019area e in questo paese un degrado sociale (e culturale) come quello odierno. Tutto questo avviene per\u00f2 proprio perch\u00e9 l\u2019Europa (e, al suo interno, l\u2019Italia) sono aree di importanza decisiva per gli Usa nel loro tentativo di restare preminenti; anzi di arrivare un giorno a porsi in una situazione di sostanziale monocentrismo, magari attraverso un futuro regolamento generale di conti. In questa fase, la pressione Usa sul nostro paese \u00e8 massima, anche se non viene solitamente rilevata perch\u00e9 ovviamente non si esprime con le vecchie modalit\u00e0. Di conseguenza, nella presente fase storica di non breve momento, chiunque straparli di lotta anticapitalistica, inganna scientemente quelle minoranze che cominciano a rendersi conto della situazione di degrado e sfascio sociale (e anche istituzionale), in cui ci hanno condotto le forze politiche padrone\u00a0 dell\u2019andamento degli \u201caffari\u201d nel nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Non ci sono per nulla prospettive di superamento del capitalismo in Italia (e in Europa); e nemmeno si saprebbe in che direzione si dovrebbe andare in una simile fantasiosa prospettiva. Ripeto che nessuno (di noi) si oppone a che i ceti medio-bassi difendano le proprie condizioni di vita aggredite dal potere esistente. Questo per\u00f2 non significa avere la forza (e le idee) in grado di abbattere il capitalismo (e di quale si sta parlando, del resto, se non a vanvera?). E non c\u2019\u00e8 nessuna difesa possibile se restiamo un paese governato da \u00e9lites che si pongono nella relazione di subordinazione rispetto a quelle del paese predominante. E\u2019 di una evidenza palmare che il primo passo da compiere \u00e8 (diciamo sarebbe) togliere il governo ai servi del potere statunitense. E vorrei essere preciso. Quando parlo in questo contesto di governo non mi riferisco soltanto a quelle forze politiche che hanno in mano la direzione dell\u2019Italia. Tutte quelle oggi in campo sono invischiate in quel gioco elettorale che fa dimenticare ogni problema di reale potere, con il mero scopo di conquistare favori nell\u2019\u201copinione pubblica\u201d onde migliorare la propria posizione all\u2019interno dell\u2019attuale struttura politica, comunque sempre subordinata alla predominanza degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Ecco allora spiegato perch\u00e9 \u00e8 indispensabile battersi oggi per un minimo di autonomia nazionale (lo ripeto: senza ideologie nazionalistiche!). E per porsi in quest\u2019ottica, \u00e8 necessario dedicare i nostri sforzi\u00a0soprattutto all\u2019analisi degli intrecci internazionali tra i vari paesi; nelle loro filiere di predominanti, subdominanti, subsubdominanti\u2026.ecc. fino alle ultime propaggini della subordinazione, laddove siamo tutto sommato situati noi italiani. E mi sembra lampante che passi in avanti di questa autonomia sarebbero favoriti dall\u2019affermarsi crescente della tendenza al multipolarismo. Quindi ci si deve battere per il rafforzamento delle relazioni \u2013 non solo economiche, bens\u00ec proprio politiche e di collegamento tecnico-scientifico e di \u201cInformazione\u201d e magari anche militari \u2013 con i paesi che hanno maggiori prospettive \u201coggettive\u201d di ergersi quali antagonisti degli Stati Uniti; e fra questi, a mio avviso, il principale \u00e8 la Russia (senza per questo trascurare la Cina). Nessuna particolare simpatia per questo paese e nessuna particolare antipatia per gli Stati Uniti. Semplicemente, \u00e8 necessario battersi per l\u2019accentuarsi del multipolarismo e, dunque, per la nostra autonomia. Multipolarismo e indipendenza sono in relazione biunivoca. E sono il primo compito per la fase attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><b>5.\u00a0<\/b>C\u2019\u00e8 poco da aggiungere, io credo. Ritengo auspicabile \u2013 nella fase storica che viviamo e che non sar\u00e0 di breve momento \u2013 una politica tesa all\u2019autonomia dei paesi europei rispetto a quello ancora oggi preminente, pur se a mio avviso procediamo, in modo certo non lineare e continuo, verso una situazione multipolare. Qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe bene allora battersi per una profonda revisione dell\u2019attuale organizzazione dell\u2019Europa Unita in modo da ottenere l\u2019effetto voluto. Credo che ci si avvierebbe lungo una strada fallimentare. La UE non mi sembra affatto riformabile per come \u00e8 nata e si \u00e8 andata configurando sulla base dell\u2019accettazione di una chiara subordinazione \u2013 sia pure con accenti diversi nei vari paesi \u2013 agli Stati Uniti. Mi sembra anche non molto chiara l\u2019agitazione di alcuni movimenti per l\u2019uscita del proprio paese dalla UE e dall\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Il problema centrale \u00e8 la lunga subordinazione che, soprattutto i pi\u00f9 sviluppati paesi europei (quelli \u201coccidentali\u201d), hanno dovuto subire rispetto agli Usa. Bisogna invertire questo processo \u2013 economico, politico, culturale \u2013 di dipendenza. Per far questo, nei vari paesi europei devono crescere movimenti consapevoli della difficolt\u00e0 e complessit\u00e0 di tale compito, che comporter\u00e0 infine la necessit\u00e0 di abbattere con energia i governi del servilismo. E\u2019 un processo che va sviluppato all\u2019interno dei vari paesi; e che, se avr\u00e0 successo, lo avr\u00e0 in modi e tempi specifici per ognuno d\u2019essi. Ogni movimento dovr\u00e0 rispettare le caratteristiche del proprio paese, delle proprie popolazioni (e, in questo senso, torner\u00e0 utile anche l\u2019analisi delle differenti strutture dei rapporti sociali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">I movimenti di autonomia devono senza dubbio ricercare il\u00a0reciproco collegamento nel contesto europeo, ma senza mai dimenticare le differenze del proprio paese rispetto agli altri; pena il diffondersi di una nuova \u201cmistica\u201d europeista che ha gi\u00e0 prodotto in passato i guasti che vediamo oggi sotto i nostri occhi. E\u2019 stata proprio la propaganda di questa idea di una generica Europa unita a consentire il prevalere nella nostra area di \u00e9lites dirigenti che \u2013 oggi finalmente \u00e8 venuto in chiara luce \u2013 si sono piegate, spesso con pingui finanziamenti, agli intendimenti e voleri degli Stati Uniti. Alcuni si saranno anche \u201cvenduti\u201d, ma altri hanno superficialmente creduto che, come si erano fatti gli Stati Uniti d\u2019America, si potessero fare quelli d\u2019Europa, i cui paesi hanno ben pi\u00f9 complessa e \u201cantica\u201d storia. E sono sempre stati in costante antagonismo d\u2019interessi; per molto tempo perfino bellico, oggi con altre modalit\u00e0. Pur sempre politiche, lo si tenga presente. Chi insiste sui problemi del dominio della finanza e altre superficialit\u00e0 consimili, \u00e8 al servizio \u2013 consapevole o meno \u2013 degli interessi dei gruppi subdominanti europei legati ai dominanti statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Ulteriore problema. Malgrado molti paesi europei siano economicamente piuttosto avanzati, \u00e8 altrettanto evidente la loro debolezza politica e \u2013 perch\u00e9 voler essere pacifisti ad oltranza \u2013 bellica. Ogni movimento che si batta per l\u2019autonomia del proprio paese \u2013 lo ripeto ossessivamente, autonomia soprattutto in direzione degli Usa \u2013 dovr\u00e0 non soltanto cercare i collegamenti con i propri simili europei, bens\u00ec sviluppare precise politiche verso est; in particolare nei confronti\u00a0della Russia. Inutile nascondersi che simili politiche potrebbero un giorno provocare il passaggio dalla tendenza multipolare all\u2019affermarsi di un reale policentrismo conflittuale, con tutti i rischi che ben conosciamo dal XX secolo. Se si teme questo, \u00e8 inutile mettersi sulla strada dell\u2019autonomia; si resti subordinati come lo si \u00e8 adesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">E veniamo cos\u00ec all\u2019ultimo punto. Ci sono molti sciocchi che credono ad un\u2019Italia di benessere diffuso sulla base del turismo, sfruttando i suoi mari blu, i cieli azzurri, le cosiddette bellezze paesaggistiche (come se altrove mancassero), i suoi cibi (che nemmeno gli italiani pi\u00f9 giovani sanno ormai apprezzare); e altre litanie del genere. Se l\u2019Italia rimane a questo livello, rester\u00e0 pure tranquillamente subordinata; e\u00a0avvizziranno progressivamente in essa tutti quei settori che consentono il maggiore sviluppo di un qualsiasi paese nell\u2019epoca moderna (a meno che non si tratti di quei paeselli, magari isole, che sono piccole oasi per i \u201cricchi del mondo\u201d). E mancando l\u2019autonomia e il tipo di sviluppo ad essa connesso, inutile anche pensare a chiss\u00e0 quali possibilit\u00e0 di lotta sociale per difendere le proprie condizioni di vita, soprattutto da parte dei gi\u00e0 pi\u00f9 volte ricordati ceti medio-bassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Lasciamo perdere per favore la lotta anticapitalistica; abbiamo una concezione arretratissima di capitalismo, ancora primonovecentesca se va bene. Non abbiamo assolutamente l\u2019idea di quel che dovrebbe essere una societ\u00e0 non pi\u00f9 capitalistica (a parte le ubbie anti-grande finanza diffuse oggi). Ho per\u00f2 sostenuto che \u00e8 approvabile la resistenza dei ceti meno abbienti di fronte ad un chiaro peggioramento delle prospettive nei nostri paesi detti avanzati.\u00a0E\u2019 bene mettersi in testa che in un periodo di multipolarismo in accentuazione, si amplifica il \u201ccaos\u201d nelle relazioni internazionali; e non solo politicamente, ma pure economicamente. In poche parole, quella che chiamiamo crescita (aumento del Pil) non conoscer\u00e0 andamenti travolgenti per molto tempo. Molti finalmente cominciano ad arrivare a simili conclusioni. Tuttavia, la debole (o nulla) crescita non impedisce uno sviluppo, cio\u00e8 un miglioramento di certe strutture sociali e<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">l\u2019arresto\u00a0del progressivo smantellamento delle \u201cconquiste\u201d ottenute gi\u00e0 da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">Tuttavia, non vi sar\u00e0 nulla di tutto questo se si cede sul punto dell\u2019autonomia propria, dello sviluppo di settori innovativi che la subordinazione invece sacrificher\u00e0 sempre pi\u00f9. Cari \u201camici delle lotte sociali\u201d,\u00a0volete che possano essere ancora condotte almeno in un certo grado? Ebbene, battetevi per l\u2019autonomia del paese rispetto all\u2019attuale piatta subordinazione agli Stati Uniti. Battetevi per una diversa politica internazionale. Invece di fissarvi sul superamento del capitalismo (che si supera da solo in sempre nuove forme che vi lasciano poi a mani, e testa, vuote), concentratevi sull\u2019attuale evoluzione dei rapporti di forza tra Stati (paesi), in modo da giocare nel suo ambito con opportune politiche di \u201cnuove alleanze\u201d al fine di non veder peggiorare gravemente le condizioni del vostro paese e, dunque, dei ceti sociali in esso meno favoriti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\">E con questo fervorino finale, veramente Amen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/conflitti-tra-stati-e-autonomia-nazionale-perche\">http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/conflitti-tra-stati-e-autonomia-nazionale-perche<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2021\/11\/17\/per-una-autonomia-nazionale-a-cura-di-luigi-longo\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2021\/11\/17\/per-una-autonomia-nazionale-a-cura-di-luigi-longo\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0ITALIAEILMONDO (Giuseppe Germinario) PER UNA AUTONOMIA NAZIONALE BISOGNA ROMPERE LA SERVIT\u00d9 VOLONTARIA VERSO GLI STATI UNITI D\u2019AMERICA a cura di Luigi Longo Propongo la lettura dello scritto\u00a0Conflitti tra stati e autonomia nazionale. Perch\u00e8?\u00a0di Gianfranco La Grassa apparso su\u00a0www.conflittiestrategie.it\u00a0il 12\/11\/2021. Premetto che riprender\u00f2 il costruendo paradigma del conflitto strategico di Gianfranco La Grassa in un altro scritto complessivo e sistematico. 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