{"id":68665,"date":"2021-11-19T09:30:11","date_gmt":"2021-11-19T08:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68665"},"modified":"2021-11-19T08:55:02","modified_gmt":"2021-11-19T07:55:02","slug":"68665","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68665","title":{"rendered":"L\u2019Ue vuole farsi il microchip? Metta mano al portafogli. Report Kearney"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>FORMICHE (Gabriele Carrer)<\/strong><\/p>\n<p><em>Ultima chiamata per il Vecchio continente. Vent\u2019anni fa produceva un quarto dei semiconduttori al mondo, oggi soltanto il 9%. Ha le carte in regola per tornare in corsa ma servono due passi: collaborare con Intel, Samsung e Tsmc e rafforzare l\u2019ecosistema. Cio\u00e8 investire<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201c<\/em>Il 2030 \u00e8 appena dietro l\u2019angolo, \u00e8 il momento per l\u2019Europa di decidere il suo destino nei semiconduttori\u201d. Ma serve mettere mano al portafogli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ha pi\u00f9 volte sottolineato anche il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, in particolare a proposito della possibilit\u00e0 che il colosso americano Intel apra uno stabilimento di produzione in Italia \u2013 dossier su cui \u00e8 alta l\u2019attenzione anche da parte del presidente del Consiglio Mario Draghi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo evidenzia anche un recente rapporto della societ\u00e0 di consulenza strategica Kearney dal titolo \u201cEurope\u2019s urgent need to invest in a leading-edge semiconductor ecosystem\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 2000 era prodotto in Europa quasi il 25% dei semiconduttori. Oggi quella quota \u00e8 crollata all\u20198% secondo Kearney (al 9% secondo altre stime come quelle citate da Intel). \u201cTrent\u2019anni fa l\u2019Europa produceva il 44% dei semiconduttori mondiali. Oggi il 9%\u201d. Pensate, dal 44 al 9%\u201d, ha sottolineato Pat Gelsinger, amministratore delegato di Intel, intervistato dall\u2019emittente pubblica irlandese RT\u00c9. Ancor pi\u00f9 preoccupante \u00e8 lo scenario relativo alla tecnologia dei semiconduttori all\u2019avanguardia: in questo settore la quota di mercato \u00e8 scesa dal 19% nel 2000 allo zero attuale, sottolinea il rapporto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 successo? Negli ultimi 20 anni, \u201cle aziende europee hanno esternalizzato la produzione in Asia\u201d, spiega il documento. Inoltre, \u201calimentate da condizioni interne favorevoli e spesso sostenute da sussidi locali, le aziende manifatturiere cinesi sono diventate innovatrici nel settore\u201d e hanno \u201cdominato l\u2019assorbimento della domanda\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proprio i massicci incentivi in altre regioni mettono l\u2019Europa in posizione di svantaggio (come dimostra il grafico sotto). \u201cGli incentivi governativi continuano a giocare un ruolo decisivo nell\u2019attrarre e mantenere la capacit\u00e0 di produzione di semiconduttori in una regione\u201d, si legge. Tra le soluzioni ci sono incentivi governativi tipici che includono contributi per ridurre significativamente i costi per l\u2019acquisto, la realizzazione e il funzionamento di uno stabilimento durante il suo intero ciclo di vita.<\/p>\n<p>Ora l\u2019Unione europea vuole riscattarsi e si \u00e8 data l\u2019obiettivo di produrre entro il 2030 un quinto dei chip nel mercato globale. Si tratta di una mossa coerente con gli sforzi per rafforzare la propria autonomia strategica sulla scia degli effetti della pandemia Covid-19 che ha rafforzato la domanda di semiconduttori, cresciuta dal 5-6% al 20%, fino a una carenza globale che ha creato difficolt\u00e0 a molti settori, tra cui quello dell\u2019automobile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante il suo discorso sullo Stato dell\u2019Unione a settembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato uno European Chips Act. Il dossier \u00e8 sul tavolo del commissario europeo al Mercato interno, il francese Thierry Breton, che in un post su LinkedIn ha indicato tre elementi per la nuova legge europea: una strategia comune di ricerca sui semiconduttori; un piano collettivo per migliorare la capacit\u00e0 produttiva; un quadro per la cooperazione e il partenariato internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come detto, la crisi che si \u00e8 abbattuta sul settore ha messo a nudo le difficolt\u00e0 dell\u2019Europa che, si legge nel documento Kearney, con una capacit\u00e0 di produzione locale limitata, ora rischia la sua sovranit\u00e0 tecnologica e deve correggere la rotta per mantenere la competitivit\u00e0 a lungo termine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo la societ\u00e0 di consulenza serve combinare capacit\u00e0 avanzate di ingegneria (ricerca e design) e di produzione (attrezzature e fabbricazione). Integrazioni di questo tipo hanno fatto la storia dell\u2019Europa, basti pensare all\u2019industria automobilistica. L\u2019ambiente politico (\u201cstabile\u201d), quello industriale e quello della ricerca mettono il Vecchio continente in ottima posizione per recuperare terreno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come riuscirci? Servono due sforzi paralleli, sostengono gli esperti nel rapporto. Primo: rafforzare l\u2019ecosistema locale incentivando la progettazione di chip all\u2019avanguardia, la capacit\u00e0 produttiva, comprese fabbriche e i siti avanzati di test e packaging, e la ricerca. Secondo: collaborare con le aziende leader del settore. Con l\u2019americana Intel, la sudcoreana Samsung e la taiwanese Tsmc che si sono impegnate a investire pi\u00f9 di 300 miliardi di euro entro il 2030, l\u2019Europa ha davanti a s\u00e9 una finestra di opportunit\u00e0 unica che permetterebbe di combinare i suoi punti di forza con le competenze dei partner al fine di ridurre i rischi e raggiungere l\u2019obiettivo 2030.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E cos\u00ec si torna alla questione economica perch\u00e9 l\u2019autonomia strategica non \u00e8 un pasto gratis. \u201cLe significative differenze di costo tra le principali regioni asiatiche e l\u2019Europa sono in gran parte il risultato del sostegno che i governi asiatici forniscono\u201d, ribadisce il rapporto nelle conclusioni. \u201c\u00c8 quindi fondamentale che i governi europei forniscano lo stesso sostegno, sia per il valore economico che restituir\u00e0, sia per l\u2019innovazione a lungo termine e l\u2019autonomia strategica della regione\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanti soldi bisogna mettere sul piatto? Al Financial Times, qualche settimana fa Paul Boudre, amministratore delegato della francese Soitec, ha spiegato che se Bruxelles \u201csposta l\u2019ago\u201d della bilancia nella produzione di semiconduttori deve mettere sul piatto almeno 20 miliardi di euro in sussidi. Senza dimenticare la \u201criflessione sulla compatibilit\u00e0 tra sovranit\u00e0 tecnologica e aiuti di Stato\u201d a cui hanno fatto riferimento Giorgetti e il ministro francese dell\u2019Economia Bruno Le Maire durante il loro incontro a margine del summit dei leader del G20 di Roma a fine ottobre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2021\/11\/microchip-ue-report-kearney\/\">https:\/\/formiche.net\/2021\/11\/microchip-ue-report-kearney\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE (Gabriele Carrer) Ultima chiamata per il Vecchio continente. Vent\u2019anni fa produceva un quarto dei semiconduttori al mondo, oggi soltanto il 9%. 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