{"id":68814,"date":"2021-11-26T13:01:07","date_gmt":"2021-11-26T12:01:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68814"},"modified":"2021-11-26T13:01:07","modified_gmt":"2021-11-26T12:01:07","slug":"addis-abeba-con-le-spalle-al-muro-il-punto-sulla-guerra-in-etiopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68814","title":{"rendered":"Addis Abeba con le spalle al muro: il punto sulla guerra in Etiopia"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Mirko Molteni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Ethiopian-Tank-in-Somalia.jpg\" alt=\"Ethiopian-Tank-in-Somalia\" \/><\/p>\n<p>Prodiga di sorprese, la drammatica guerra civile in Etiopia si protrae da ormai un anno e ancora negli ultimi mesi ha visto un susseguirsi di colpi di scena che hanno portato al momento attuale, nel pieno autunno 2021, il governo centrale del premier Abiy Ahmed Al\u00ec, in fase di stallo, con le forze tigrine che, con effetto valanga, hanno agglomerato attorno a s\u00e9 numerosi altri gruppi minori di guerriglia etnica, fra i quali l\u2019unico di un certo peso \u00e8 per\u00f2 il fronte Oromo.<\/p>\n<p>Sembra replicarsi una situazione simile a quella di trent\u2019anni fa, quando nel 1991 il regime comunista del dittatore filosovietico Menghistu Haile Mariam venne definitivamente sconfitto da un fronte guerrigliero di cui, gi\u00e0 allora, il fronte tigrino TPLF costituiva la spina dorsale. Tanto da assicurare nei successivi decenni ai tigrini la nomea di etnia politicamente dominante, pur essendo solo 6% della popolazione totale dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149100 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/yutigray2911.jpg\" alt=\"yutigray2911\" width=\"478\" height=\"284\" \/><\/p>\n<p>Ora, le milizie ribelli sono ben attestate per una eventuale marcia sulla capitale Addis Abeba, sebbene non siano ancora propriamente alle sue porte. Di certo hanno fermato e ricacciato indietro una nuova offensiva governativa in ottobre, attuando nella prima met\u00e0 di novembre movimenti a largo raggio tesi a circondare, ma da lontano, la capitale, tagliando le vie di comunicazione e logistiche.<\/p>\n<p>Si muove la diplomazia per evitare un bagno di sangue che forse nessuno vuole davvero, temendo la disintegrazione del paese. Nel frattempo vari paesi, specialmente la Cina, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti, rivendicano una loro influenza su Addis Abeba avendola armata, e continuando ad armarla, di tutto punto, mentre gli Stati Uniti sono decisi a sanzionare l\u2019Etiopia e l\u2019alleata Eritrea, ufficialmente per le violazioni dei diritti umani durante i combattimenti, in realt\u00e0 per contrastare governi influenzati da avversari geopolitici fra cui appunto la Cina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Verso la capitale<\/u><\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 senz\u2019altro esagerato sostenere, al momento attuale in cui scriviamo, che le forze guerrigliere a guida tigrina siano gi\u00e0 alle porte della capitale Addis Abeba, come era stato riportato poche settimane fa, il 3 novembre 2021, dalla televisione americana CNN, la quale sembra difettare di propri corrispondenti sul territorio, dovendosi affidare a voci riportate, a differenza invece di altri media come ad esempio la rete qatariota Al Jazeera, che vantano un maggior accesso a fonti dirette.<\/p>\n<p>La svolta delle ultime settimane \u00e8 stata annunciata il 1\u00b0 novembre dal portavoce del TPLF (il Fronte Popolare di Liberazione del Tigr\u00e8) Getachew Reda, che ha confermato la conquista nelle ore precedenti di due importanti citt\u00e0 della regione Ahmara, situate a circa 380 km a Nord di Addis Abeba.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149101 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/skynews-tigray-ethiopia-conflict_5570334.jpg\" alt=\"skynews-tigray-ethiopia-conflict_5570334\" width=\"805\" height=\"453\" \/><\/p>\n<p>Si tratta di Dessi\u00e8 e Kombolcha, che non solo si trovano sull\u2019importante autostrada A2 diretta alla capitale, ma sono anche vicine all\u2019intersezione fra le autostrade B21 e B11, che corrono fra l\u2019Ahmara e l\u2019Afar e costituiscono la porta per poi calare sulla ferrovia fra Addis Abeba e Gibuti, lo sbocco al mare commerciale della capitale etiopica, che potrebbe cos\u00ec essere affamata.<\/p>\n<p>Nello stesso giorno si \u00e8 verificata nei paraggi di Kamisee, 350 km a Nord della capitale, la congiunzione tra le milizie tigrine del TDF (Tigray Defence Forces), l\u2019ala militare del TPLF, e le milizie OLA (Oromo Liberation Forces) del fronte autonomista Oromo, con cui i tigrini hanno stretto fin da agosto un\u2019alleanza contro il comune nemico centralista.<\/p>\n<p>I ribelli Oromo, dal canto loro, hanno spinto le loro avanguardie ancora pi\u00f9 a Sud di 40 km, nel villaggio di Senbete, in una sorta di inseguimento delle forze governative in rotta. Si \u00e8 cos\u00ec compiuto l\u2019ennesimo ribaltamento della situazione tattica, dovuto al fallimento della controffensiva dell\u2019esercito governativo ENDF (Ethiopian National Defence Forces) dello scorso ottobre, sia per la maggior esperienza di combattimento dei tigrini, sia della progressiva mobilitazione di altre forze ribelli.<\/p>\n<p>La guerra tra il governo federale del primo ministro etiope Abiy Ahmed Al\u00ec e i tigrini\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2020\/12\/la-guerra-nel-tigre-e-il-rischio-di-balcanizzazione-delletiopia\/\">era iniziata poco pi\u00f9 di un anno fa, il 3 novembre 2020<\/a>, come sbocco della crisi politica che datava al 2018, quando il neo-premier aveva cominciato una politica di accentramento opposta al precedente federalismo etnico. Ci\u00f2 aveva significato in sostanza la perdita da parte del partito tigrino TPLF dell\u2019influenza egemonica che aveva avuto per molti anni ad Addis Abeba sull\u2019onda del fatto che, nonostante i tigrini siano solo il 6% della popolazione dell\u2019Etiopia, essi erano stati l\u2019elemento trainante della guerriglia contro il regime di Menghistu.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149102 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/62be2tr8qay71.jpg\" alt=\"62be2tr8qay71\" width=\"808\" height=\"674\" \/><\/p>\n<p>Un anno fa, Abiy aveva sperato di regolare i conti coi tigrini una volta per tutte invadendo il Tigr\u00e8 con le truppe federali, si stima fino a 50.000 uomin, affiancate da milizie Ahmara e, soprattutto, dall\u2019esercito dell\u2019Eritrea, lo stato retto dal regime del presidente Isaias Afewerki con cui Abiy aveva concluso una storica pace che gli aveva fruttato il Nobel. Ora l\u2019asse Etiopia-Eritrea si palesava come una tenaglia ai danni dei tigrini.<\/p>\n<p>Ma pur avendo occupato in poche settimane le citt\u00e0 principali della regione, a cominciare dalla capitale regionale Macall\u00e8, le truppe etiopiche ed eritree non erano riuscite a sgominare le milizie tigrine, che inizialmente stimate in 45.000 uomini, si erano ritirate nelle vallate pi\u00f9 impervie e contando sui vasti arsenali delle guarnigioni settentrionali dell\u2019esercito etiopico, formate in gran parte da tigrini, erano via via passate alla riscossa sotto la guida del generale tigrino Tsadkan Gebretensae, che ha applicato una paziente strategia di tipo maoista.<\/p>\n<p>Dapprima, fra marzo e aprile 2021 una prima importante campagna, detta Operazione Seium Mesfin, in onore di un dirigente tigrino massacrato dagli etiopi, le forze tigrine hanno giocato sul conseguire una superiorit\u00e0 locale sulle sparute avanguardie nemiche penetrate in profondit\u00e0 nel Tigr\u00e8, sgominandole fra le vallate.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 seguita, dal 18 giugno al 6 luglio 2021, una nuova spallata tigrina, l\u2019Operazione Alula, in memoria di un condottiero abissino di etnia tigrina del XIX secolo, Ras Alula Engida (1827-1897). Essa ha consentito alle forze TDF di contrastare con manovre per linee interne sia gli etiopi a Sud, sia gli eritrei a Nord, tanto da consolidare la riconquista del grosso del Tigr\u00e8 centrale in particolare liberando Macall\u00e8 dall\u2019occupazione etiopica il 28 giugno e avanzando verso le frontiere regionali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149103 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/gholami201112311538442631.jpg\" alt=\"gholami201112311538442631\" width=\"461\" height=\"307\" \/><\/p>\n<p>Nel frattempo, le forze tigrine erano salite fino ad almeno 200.000 uomini, da confrontarsi con un esercito etiopico che conta fino a 350.000 uomini, ma non pu\u00f2 schierarli tutti contro i tigrini, dovendo presidiare numerose altre zone dell\u2019irrequieto paese multietnico.<\/p>\n<p>In luglio, con l\u2019Operazione Madri Tigrine, il TDF ha messo in sicurezza le frontiere meridionali e iniziato a fare capolino oltre il fiume Tacazz\u00e8, contrastando anche le milizie etniche Ahmara e Afar filogovernative. In agosto, la lotta dei tigrini si \u00e8 saldata tramite precisi accordi con quella degli Oromo, che sono il popolo di maggioranza relativa dell\u2019Etiopia, col 34% dei quasi 120 milioni di abitanti, e da tempo sono avversi al centralismo di Addis Abeba e all\u2019egemonia Ahmara.<\/p>\n<p>A questo primo, incredibile, ribaltamento delle sorti del conflitto, coi tigrini pronti a calare verso Sud gi\u00e0 in agosto, era seguita sulle soglie dell\u2019autunno, una controffensiva governativa, molto \u201cpompata\u201d dai media etiopici.<\/p>\n<p>Denominata \u201coffensiva finale\u201d e iniziata ufficialmente l\u20198 ottobre, con largo impiego delle forze aeree, l\u2019operazione \u00e8 per\u00f2 fallita, soprattutto nella sua componente terrestre, pare per l\u2019impiego di truppe arruolate con scarso addestramento.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 nonostante, dal punto di vista puramente tecnico, gli etiopi siano relativamente ben equipaggiati, date le crescenti forniture di armamenti dai tanti alleati internazionali di Abiy, soprattutto in fatto di artiglieria e droni. In particolare, \u00e8 stata cruciale la conquista di Kutaber, che non \u00e8 stata facile. Gi\u00e0 il 24 ottobre il TDF aveva preso questa citt\u00e0, anticamera della successiva espugnazione di Dessi\u00e8, ma gi\u00e0 il giorno dopo i tigrini erano stati momentaneamente respinti da un contrattacco dei federali e delle milizie Amhara.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, l\u2019aviazione etiopica ha cercato di alleggerire la pressione dei ribelli bombardando depositi, linee di comunicazione e, pare, anche obbiettivi civili, sia coi caccia pilotati Mikoyan-Gurevich MiG-23 e Sukhoi Su-27, sia con droni. Il 24 ottobre sono state bombardate Adua e Mai Tsebri, il 26 ottobre la stessa capitale avversaria Macall\u00e8.<\/p>\n<p>Il dominio dell\u2019aria dei governativi non \u00e8 per\u00f2 stato sufficiente, poich\u00e9 mantenendo l\u2019asse principale della loro avanzata lungo l\u2019autostrada A2, i battaglioni del TDF hanno entro il 26 ottobre ripreso Kutaber ed espugnato Hayk. L\u2019offensiva su Dessi\u00e8 da parte dei tigrini \u00e8 stata portata avanti il 28 ottobre da due direttrici, da Nordovest e Nordest, con convergenza nella zona della citt\u00e0 dove si trova l\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149104 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Etiopia-Ethiopia-Somalia-TPLF-Abiy-Ahmed-Tigray.jpg\" alt=\"Etiopia-Ethiopia-Somalia-TPLF-Abiy-Ahmed-Tigray\" width=\"808\" height=\"606\" \/><\/p>\n<p>Sia a Dess\u00ec\u00e8, sia Kombolcha la lotta \u00e8 durata per alcuni giorni, finch\u00e8 tra il 31 ottobre e il 1\u00b0 novembre, i governativi sono stati definitivamente respinti da entrambe le citt\u00e0. Peraltro, a Kombolcha i tigrini si sono impadroniti del locale aeroporto, che dispone di una discreta pista lunga 2000 metri, di vasti depositi di carburante e di un notevole parco industriale che era stato inaugurato pochi anni fa dal predecessore di Abiy Ahmed Al\u00ec, l\u2019ex-premier Hailemariam Desalegn, in carica dal 2012 al 2018.<\/p>\n<p>Fra le risorse industriali di Kombolcha si segnala l\u2019acciaieria Kombolcha Steel Products, parte dell\u2019impero industriale MIDROC (Mohammed International Development Research and Organization Companies) del miliardario etiope-saudita Sheikh Mohammed Al Amoudi, una fabbrica che, data la specializzazione metalmeccanica sar\u00e0 prevedibilmente utilizzata, se possibile, dai tigrini per produzioni di natura militare, perlomeno quelle di tipo pi\u00f9 semplice, come potrebbero essere la lavorazione al tornio di munizioni standardizzate o la blindatura aggiuntiva di veicoli a disposizione del TDF.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Stato d\u2019emergenza<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Dopo che le sue forze sono state respinte verso Sud, il governo federale etiopico ha decretato il 2 novembre 2021 lo stato d\u2019emergenza, iniziando a lanciare appelli dal crescente sapore di \u201cguerra totale\u201d, il che non fa ben sperare nella possibilit\u00e0 di una trattativa, perlomeno entro poco tempo. Lo stato d\u2019emergenza durer\u00e0, salvo rinnovi, per sei mesi, ed \u00e8 stato illustrato in televisione dal ministro della Giustizia Gedion Timothewos, che ha dichiarato punibile con detenzione da 3 a 10 anni chiunque sostenga in qualche modo i tigrini.<\/p>\n<p>Al ricorso al coprifuoco e all\u2019intensificazione della sorveglianza di polizia, che inevitabilmente sta portando a maggiori arresti dei cittadini di etnia tigrina, la misura pi\u00f9 importante, da un punto di vista militare, \u00e8 la promozione di una forma di difesa civile, esortando gli abitanti della capitale ad armarsi, registrando fucili e pistole gi\u00e0 di propriet\u00e0 personale e organizzando milizie a livello di quartiere.<\/p>\n<p>Il responsabile della sicurezza della capitale, Kenea Yadeta, ha cos\u00ec invitato alla mobilitazione a supporto dei militari regolari, nell\u2019eventualit\u00e0 di di un attacco alla citt\u00e0: \u201cTutti gli abitanti devono organizzarsi quartiere per quartiere, isolato per isolato, per proteggere la pace e la sicurezza. Devono farlo coordinandosi con le forze di sicurezza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149105 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/55583923_101.jpg\" alt=\"55583923_101\" width=\"798\" height=\"449\" \/><\/p>\n<p>Coloro che hanno armi ma non possono prendere parte alla salvaguardia della propria citt\u00e0 sono invitati a consegnare le pistole o i fucili al governo o ai loro parenti stretti o amici\u201d. Lo stesso Abiy Ahmed Al\u00ec ha implicitamente ammesso l\u2019insufficienza delle forze armate ENDF, dichiarando il 3 novembre: \u201c\u00c8 sciocco sperare che il nostro esercito ce la faccia da solo. La vittoria sopra la minaccia dei nostri nemici \u00e8 impossibile se non lavoriamo uniti\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, pur nella scarsit\u00e0 di fonti, si pu\u00f2 arguire che le forze regolari si siano, in proporzione, logorate, in un anno di guerra, assai pi\u00f9 di quelle avversarie, che invece, partendo con tono dimesso, hanno avuto una tendenza alla crescita. In agosto il presidente tigrino Debretsion Gebremichael stimava le perdite nemiche in \u201c18.000 soldati uccisi e 8.000 fatti prigionieri\u201d.<\/p>\n<p>Esatte o no che siano le cifre, tenendo conto dell\u2019ovvia opera di propaganda, l\u2019andamento sul campo di battaglia \u00e8 comunque indizio sicuro che l\u2019esercito di Addis Abeba deve aver patito danni pesanti. In novembre, Alex de Waal, direttore della World Peace Foundation presso la Tufts University, sentito dal sito Avhal, ha dichiarato: \u201cI combattimenti sono intensi e feroci, con forse 100.000 soldati gi\u00e0 morti dalla parte etiope.<\/p>\n<p>Cinque milioni di civili hanno bisogno di aiuti alimentari a causa del conflitto, eppure l\u2019Etiopia sta ancora acquistando droni e altre armi\u201d. Secondo de Waal, \u201cforse 30.000 soldati governativi sarebbero morti nella sola fallita offensiva di ottobre 2021\u201d, principalmente a causa della loro inesperienza nel combattimento, al confronto con i collaudati veterani tigrini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149106 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/55645817_101-1024x576.jpg\" alt=\"55645817_101\" width=\"807\" height=\"454\" \/><\/p>\n<p>Il 4 novembre un comunicato ufficiale del Ministero delle Comunicazioni di Addis Abeba lasciava intendere, con una efficace immagine, come una speranza del governo centrale sia quella di attirare i ribelli troppo vicino alla capitale, in una battaglia che possa vederli a malpartito perch\u00e8 troppo avanzati rispetto alle loro linee di rifornimento: \u201cUn ratto che si allontana molto dalla sua tana \u00e8 pi\u00f9 vicino alla sua morte\u201d.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019appello di Abiy per la resistenza a oltranza, gi\u00e0 alla data dell\u20198 novembre sarebbero stati almeno 10.000 i civili di Addis Abeba che si sono ufficialmente armati e coordinati con le ENDF per supportare la difesa della citt\u00e0, registrando presso le autorit\u00e0 le loro armi individuali, secondo quanto dichiarato dal portavoce della polizia Fasika Fenta.<\/p>\n<p>La temuta offensiva dei ribelli, per\u00f2, non si \u00e8 ancora verificata, e per comprensibili motivi che riguardano la difficolt\u00e0 di spingersi fino alla capitale in una regione di grande altitudine, l\u2019Acrocoro Etiopico, con quote medie superiori ai 2000 metri. La capitale si trova a circa 2400 metri e il terreno non aiuta avanzate rapide. Il fronte dei ribelli preferisce, da un lato stare a vedere se Ahmed Al\u00ec \u00e8 disposto a trattare, dall\u2019altro, prepararsi a chiudere una morsa che tranci le vie di rifornimento dirette al cuore del paese, in modo da far cedere il nemico per fame.<\/p>\n<p>Non si capisce come la CNN abbia potuto il 3 novembre parlare di ribelli \u201calle porte della capitale\u201d, se non nell\u2019ambito di una guerra di propaganda sui media. E\u2019 molto improbabile anche l\u2019eventualit\u00e0 che la notizia si riferisse alla erronea interpretazione dell\u2019avvistamento fugace di piccoli nuclei tigrini od oromo in semplice ricognizione mordi-e-fuggi fino alla periferia della capitale, magari a bordo di veloci fuoristrada armati, quelli che nelle guerre africane sono universalmente noti come \u201ctecniche\u201d, jeep o pickup muniti in genere di una mitragliera pesante o un lanciarazzi sul pianale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149107 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/4000.jpg\" alt=\"4000\" width=\"446\" height=\"446\" \/><\/p>\n<p>Da noi interpellato telefonicamente per un commento, l\u2019esperto di Africa Orientale Vincenzo Meleca ha pure ridimensionato ipotesi di mere avanscoperte tigrine.<\/p>\n<p><em>\u201cDubito molto che miliziani tigrini possano essersi potuti avvicinare alla periferia di Addis Abeba con pattuglie di veicoli come le \u2018tecniche\u2019 a causa delle caratteristiche delle strade della regione, molte delle quali sono ancora vecchie strade tracciate all\u2019epoca del colonialismo italiano. Esse giungono alla capitale attraverso tracciati fra gole e alture, con molte curve. Non \u00e8 un terreno aperto e pianeggiante che possa rendere possibili veloci avvicinamenti a sorpresa e successivi sganciamenti. Anzi, dietro ogni tornante, ogni costone, ogni curva, pu\u00f2 bastare l\u2019appostamento di pochi uomini ben armati per bloccare e respingere, o almeno trattenere per molto tempo, un\u2019autocolonna in avanzata\u201d.<\/em>\u00a0L\u2019opinione di Meleca \u00e8 un ulteriore conferma del fatto che sembra prematura un\u2019avanzata sulla capitale, perlomeno in tempi brevi.<\/p>\n<p>Il 4 novembre, mentre il portavoce tigrino Reda sosteneva che \u201cnon \u00e8 il nostro scopo principale attaccare Addis Abeba\u201d, il TPLF e il fronte Oromo hanno siglato un\u2019alleanza formale con altri gruppi etnici ribelli che intendono far riprendere all\u2019Etiopia la via del federalismo, rovesciando Abiy o almeno obbligandolo alle dimissioni.<\/p>\n<p>E\u2019 nato cos\u00ec il Fronte Unito delle Forze Federaliste e Confederaliste d\u2019Etiopia (UFEFCF), che comprende, sotto l\u2019egida del pi\u00f9 forte TPLF, il citato l\u2019Esercito di Liberazione Oromo (OLA), il Fronte Democratico Rivoluzionario per l\u2019Unit\u00e0 Afar (ARDUF), il Movimento di Liberazione del Popolo del Benishangul (BPLM), l\u2019Esercito di Liberazione del Popolo di Gambella (GPLA), il Movimento Globale del Popolo Kimant per il Diritto e la Giustizia \u2013 Partito Democratico Kimant (KDP), il Fronte di Liberazione di Sidama (SLF) e la Resistenza dello Stato Somali.<\/p>\n<p>E\u2019 vero che il 7 novembre, fonti dell\u2019Esercito di Liberazione del Popolo di Gambella hanno in un certo senso rinnegato la loro adesione, sostenendo che il loro delegato firmatario non aveva l\u2019autorit\u00e0 necessaria. Ma la lega dei ribelli resta comunque abbastanza estesa da porre un problema politico molto serio.<\/p>\n<p>O l\u2019Etiopia riprende a essere una federazione, o, se Abiy Ahmed Al\u00ec si ostina sulla sua linea accentratrice, ne pu\u00f2 ricavare la disintegrazione progressiva del paese, con conseguenze sulla stabilit\u00e0 di tutto il Corno d\u2019Africa.<\/p>\n<p>Del resto, per quanto la maggior parte di questi gruppi insurrezionali siano molto deboli, rispetto al TDF e all\u2019OLA, \u00e8 unanime l\u2019opinione secondo cui la loro semplice esistenza serve anche solo a distrarre lontano dal fronte Tigr\u00e8-Oromo gran parte delle truppe regolari, alleggerendo quindi le difese della capitale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149118 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Ethio_army_tigray.jpg\" alt=\"Ethio_army_tigray\" width=\"795\" height=\"425\" \/><\/p>\n<p>Intanto, sull\u2019onda dello stato d\u2019emergenza, proseguono gli arresti di massa da parte delle autorit\u00e0 etiopiche. Il 5 novembre sono stati imprigionati 17 salesiani, fra missionari e loro collaboratori, e il giorno dopo \u00e8 toccato al cooperante italiano Alberto Livoni, della Ong VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), con l\u2019accusa di essere in finanziatore del fronte tigrino.<\/p>\n<p>Grazie all\u2019intervento dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia ad Addis Abeba, Livoni e anche salesiani sono stati liberati il 14 novembre. Il 9 novembre, tuttavia, l\u2019ONU ha denunciato l\u2019arresto ad Addis Abeba di una decina di suoi impiegati di etnia tigrina, mentre l\u2019indomani, nella zona di Semera, sono stati fermati ben 72 autisti assunti dal PAM, Programma Alimentare Mondiale.<\/p>\n<p>Il comunicato delle Nazioni Unite del giorno 10 recitava: \u201cConfermiamo che 72 autisti con il contratto di collaboratori esterni del Pam sono stati arrestati a Semera. Siamo in contatto con il governo dell\u2019Etiopia per capire le ragioni dietro al loro arresto\u201d. Una parte di essi \u00e8 stata poi liberata, ma ancora il 17 novembre \u00e8 toccato al segretario generale delle Nazioni Unite in persona, Antonio Guterres, chiedere la \u201cliberazione di 34 camionisti del PAM, pi\u00f9 10 funzionari ONU ancora in carcere\u201d.<\/p>\n<p>Un rapporto dell\u2019ONU diramato il 16 novembre a Ginevra dalla portavoce dell\u2019Alto commissariato Onu per i diritti umani (UNHCR) Liz Throssell, valutava in \u201coltre 1000 i civili, forse molti di pi\u00f9\u201d, per la maggior parte tigrini, imprigionati in varie localit\u00e0 fra cui, oltre alla stessa Addis Abeba, Gondar e Bahir Dar nella sola prima settimana successiva alla proclamazione dello stato d\u2019emergenza.<\/p>\n<p>Poco dopo, il 18 novembre un comunicato dell\u2019ambasciata degli Stati Uniti ad Addis Abeba ha definito \u201cfluido\u201d il contesto della sicurezza, segnalando \u201carresti arbitrari, detenzioni, e persecuzioni di individui sulla base della loro etnia\u201d, rilevando l\u2019aumento dei posti di blocco della polizia e temendo la possibile detenzione anche di cittadini americani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Stallo militare<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Intervistato il 9 novembre dalla televisione britannica BBC, il portavoce tigrino Reda ha fatto chiaramente capire che il fronte ribelle potrebbe marciare su Addis Abeba, ma solo se il governo non fosse disposto a trattare su alcune condizioni<em>: \u201cL\u2019ostacolo alla pace \u00e8 l\u2019ossessione del primo ministro Abiy Ahmed per una soluzione militare a quello che \u00e8 essenzialmente un problema politico.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra marcia non riguarda tanto Addis Abeba, ma la nostra intenzione di costringere Abiy a revocare il blocco sul nostro popolo. Spetta ad Abiy dire di s\u00ec alle nostre richieste\u2026e porre fine al conflitto\u201d.<\/em><\/p>\n<p>In sostanza, ai tigrini preme la fine dello stato d\u2019assedio che da un anno condanna alla fame centinaia di migliaia di persone sul loro territorio, anche per il blocco dell\u2019afflusso di viveri assicurato dalle organizzazioni umanitarie, accusate dal governo di appoggiare i tigrini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149117 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/121321730_mediaitem121321729.jpg\" alt=\"_121321730_mediaitem121321729\" width=\"812\" height=\"457\" \/><\/p>\n<p>Per contro, la sera dell\u201911 novembre il governo etiopico ha reso note le sue condizioni per un eventuale negoziato con i ribelli tigrini, che secondo il portavoce del ministero degli Esteri, Dina Mufti, \u201cdevono ritirarsi dalle regioni di Afar e Amhara, fermare gli attacchi e riconoscere la legittimit\u00e0 del governo\u201d. In sostanza, Abiy Ahmed Al\u00ec vuole restare in sella, ma data la ferocia del conflitto, con le accuse di ripetuti massacri e stupri, perpetrati dalle forze governative e dalle milizie di fiancheggiatori, nel Tigr\u00e8, sembra essersi creato un fossato troppo ampio perch\u00e8 ad Addis Abeba possa sopravvivere il medesimo esecutivo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie che gli abusi possano essere stati commessi da entrambe le parti. Nelle ultime settimane sono emerse critiche alla CNN per il modo in cui starebbe raccontando il conflitto, non mostrandosi imparziale e demonizzando Addis Abeba.<\/p>\n<p>Che per\u00f2, come in tutte le guerre, il bene e il male non siano polarizzati da una parte o dall\u2019altra del fronte, lo dimostrano notizie come quelle trapelate il 10 novembre a proposito di abusi commessi dai tigrini. Quel giorno Amnesty International ha divulgato, dalla sua sede keniota di Nairobi, le testimonianze raccolte sul campo da suoi volontari nella regione etiopica dell\u2019Amhara. Almeno 16 donne hanno dichiarato ad Amnesty di essere state violentate e derubate, e di esse quasi tutte, 14, hanno subito stupri di gruppo, a opera di guerriglieri del fronte tigrino.<\/p>\n<p>Al momento attuale, fra novembre e dicembre 2021, si prospettano alcune opzioni che appaiono percorribili ai ribelli per cercare di isolare Addis Abeba senza bisogno di uno scontro frontale, che necessiterebbe di molto tempo per la raccolta di forze e la costituzione di riserve strategiche.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149121 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/f91292b7-3c9a-42b3-bbd0-3b57d6860a6e.jpg\" alt=\"f91292b7-3c9a-42b3-bbd0-3b57d6860a6e\" width=\"815\" height=\"611\" \/><\/p>\n<p>Da un lato, tigrini, oromo e i loro alleati possono cercare di sfondare nell\u2019area, ancora contesa, di Mile, nella regione dell\u2019Afar, per interrompere l\u2019autostrada A1 e anche la B11, che si spingono a Gibuti, e al mare. Ancora attorno al 15 novembre, tuttavia, i governativi sembravano resistere bene a Mile, sebbene esposti ad attacchi dalla vicina Kasa Gita, dove le truppe TDF restano ben posizionate e difficili da far sloggiare.<\/p>\n<p>Ma anche la zona dell\u2019autostrada A3, fra Oromia e Amhara, pu\u00f2 essere occupata. In quel settore \u00e8 particolarmente attiva la guerriglia Oromo, che sostiene di aver praticamente circondato gli ultimi 50 km dell\u2019arteria prima del confine Oromia-Amhara, nel tratto Golje Giyorgis- Gebre Guracha. Con queste offensive focalizzate sulle arterie di comunicazione, la capitale rimarrebbe collegata al mondo esterno solo attraverso la ferrovia per Gibuti, essa stessa vulnerabile, e le insicure arterie A7 e A8 per il Kenya, con cui il governo sta trattando.<\/p>\n<p>Non a caso il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta \u00e8 stato in visita il 14 novembre ad Addis Abeba, incontrando Abiy, ed esplorando possibilit\u00e0 di mediazione, ma essendo preoccupato dal flusso di profughi verso il suo paese, ha da giorni chiuso le frontiere del Kenya.<\/p>\n<p>Anche se un approccio diretto alla capitale pare al momento improbabile, nel breve periodo, il 17 novembre l\u2019ente aeronautico americano civile, la FAA (Federal Aviation Administration) ha ritenuto opportuno avvertire tutte le compagnie aeree USA che abbiano velivoli in transito dall\u2019aeroporto internazionale di Addis Abeba a vigilare affinch\u00e8, in caso di scontri in citt\u00e0, gli aerei civili non siano \u201cesposti, direttamente o indirettamente a fuoco di armi terrestri o di armi contraeree\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149123 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/esercito-etiope.jpg\" alt=\"esercito-etiope\" width=\"423\" height=\"238\" \/><\/p>\n<p>Il TPLF, peraltro, deve badare in questa fase del conflitto a come risolvere la \u201cgrana\u201d eritrea, dato che, seppure provato dalla recente riscossa tigrina, l\u2019esercito di Asmara, alleato dell\u2019Etiopia \u00e8 ancora presente sulla frontiera settentrionale del Tigr\u00e8. Occupa una fasca lunga 200 km e larga fino a 30 km lungo la direttrice Adua-Adigrat. Molti ritengono che il TPLF punti ad arrivare a un compromesso con Addis Abeba per poi concentrare le proprie forze a Nord e travolgere le difese eritree fino ad arrivare ad Asmara e rovesciare il presidente Isaias Afewerki.<\/p>\n<p>Nel far ci\u00f2, i tigrini si potrebbero avvalere della collaborazione della diaspora delle migliaia di dissidenti eritrei, e loro famiglie, rifugiatisi in Tigr\u00e8, essi stessi vittime nell\u2019ultimo anno delle violenze degli occupanti provenienti dalla loro patria originaria.<\/p>\n<p>L\u2019obbiettivo, sul lungo periodo, di un cambio di regime in Eritrea avrebbe, agli occhi della dirigenza di Macall\u00e8, lo scopo di trasformare il paese da avversario in alleato per potersi assicurare uno sbocco al mare commerciale mirando infine all\u2019indipendenza del Tigr\u00e8.<\/p>\n<p>La drammatica esperienza degli ultimi 12 mesi avrebbe convinto moltissimi tigrini che non ci si pu\u00f2 aspettare molto anche da una Etiopia federale. Ma una totale indipendenza tigrina vedrebbe contrari gli attuali alleati, in primis il fronte Oromo, del TPLF, ponendo le basi di un ulteriore conflitto.<\/p>\n<p>Per essere sicuri di potersi in futuro conquistare l\u2019indipendenza totale da Addis Abeba, i tigrini dovrebbero quindi agire, per evitare di essere di nuovo presi tra due fuochi, cessare il conflitto oggi, o nel breve periodo, con il governo centrale etiope, per preparare un attacco a Nord capace di portarli ad Asmara e imporre un governo amico, che assicuri loro i rifornimenti via mare.<\/p>\n<p>E\u2019 certo una partita delicata, per la cui esecuzione, tuttavia, i tigrini sembrano avere forze, ed esperienza di combattimento, sufficienti. Gi\u00e0 in settembre sono state diffuse immagini che documentano la cattura da parte dei tigrini di crescenti quantit\u00e0 di armi e mezzi pesanti dell\u2019esercito etiopico. Il 13 settembre il portavoce tigrino Getachew Reda aveva dichiarato al proposito:\u00a0<em>\u201cNon ci sono fornitori su cui il Tigr\u00e8 possa contare per pezzi d\u2019artiglieria, munizioni e missili, se non lo stesso esercito di Abiy Ahmed Al\u00ec. Al momento attuale, abbiano catturato pi\u00f9 armi di quante ne abbiamo prese il mese scorso\u201d.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149134 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/hqdefault.jpg\" alt=\"hqdefault\" width=\"480\" height=\"316\" \/><\/p>\n<p>Un esempio lampante viene da un recente filmato di un convoglio catturato presumibilmente dopo essere caduto in un\u2019imboscata dei ribelli.<\/p>\n<p>Nel breve video,\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/Yonigussie\/status\/1437330998820319236\">postato su Twitter<\/a>\u00a0si vedono bene almeno due carri da battaglia T-72 di origine sovietica, vecchi ma ancora attivi e aggiornati con mattonelle di corazza reattiva applicate su torretta e scafo, oltre a numerosi, forse pi\u00f9 di una decina di autocarri, la maggior parte dei quali da trasporto e che dovevano avere a bordo una certa quantit\u00e0 di materiale o munizioni, altri muniti invece di mitragliere pesanti con affusto sul pianale aperto, oltre ad almeno due pezzi d\u2019artiglieria trainata.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, lo stock di armamenti caduto in possesso dei tigrini, in parte fin da novembre 2020, quando si prepararono a resistere all\u2019attacco governativo, in parte incrementato nei mesi seguenti al procedere delle battaglie, non sembra indifferente, a giudicare da una lista diffusa nel settembre 2021 dal sito web di open source intelligence Oryx.<\/p>\n<p>Fra tali armamenti figurerebbero 85 carri armati russo-sovietici dei tipi T-55, T-62 e T-72, non si sa in quali condizioni, 29 APC, cio\u00e8 blindati da trasporto truppe Type 89 e WZ-551, questi di fabbricazione cinese, 63 fra cannoni e obici trainati, 16 lanciarazzi multipli, 12 sistemi missilistici antiaerei Igla russi e 26 cannoni antiaerei fra cui primeggiano i russi ZSU-23 da 23 mm.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149119 size-full alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/unnamed.jpg\" alt=\"unnamed\" width=\"512\" height=\"384\" \/><\/p>\n<p>A riprova delle capacit\u00e0 tigrine, anche contraeree, la mattina dell\u201911 novembre il TPLF ha dichiarato l\u2019abbattimento di un elicottero da combattimento Mil Mi-35 dell\u2019aeronautica governativa fra Kasa Gita e Mile, dove, come ricordato, i tigrini non hanno ancora sfondato.<\/p>\n<p>L\u2019abbattimento dell\u2019elicottero \u00e8 confermato dal video\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=PXPUzXP1Cb4\">postato su internet il 12 novembre dal canale tigrino TNews.<\/a><\/p>\n<p>Nel filmato si vede il Mi-35 volare a bassa quota, poco sopra il costone di una collina, quando a un certo punto prorompe un\u2019esplosione e il velivolo, o per meglio dire la sua carcassa, precipita filando dietro di s\u00e9 una coda di fumo nero. La distanza e la cattiva qualit\u00e0 del video non lasciano intravedere segni luminosi di proiettili traccianti, per cui pare plausibile che il Mi-35 sia stato colpito da un missile antiaereo. Del resto, \u00e8 proprio dall\u2019aria che gli etiopi hanno fatto sentire la loro pressione con aerei e droni, non badando a spese pur di sopravanzare l\u2019avversario in armamenti sofisticati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>L\u2019ala di Ankara<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Nel suo sforzo militare contro i ribelli tigrini e i loro alleati, il governo centrale etiope sta facendo enorme affidamento su fornitori esterni di vari armamenti, fra i quali spiccano specialmente i droni, o UCAV, (velivoli da combattimento senza equipaggio) dato che offrono un\u2019opportunit\u00e0 relativamente economica, rispetto al rischio di perdere un costoso cacciabombardiere a reazione pilotato, di far valere una subdola pressione aerea su fanterie guerrigliere, sebbene i successi sul campo delle milizie TDF stiano l\u00ec a dimostrare che il controllo del cielo non basta a compensare i rovesci sul terreno.<\/p>\n<p>Tra i principali fornitori militari del premier Abiy Ahmed si segnala la Turchia del presidente Recep Tayyp Erdogan, che perseguendo le sue direttrici geopolitiche neo-ottomane sta allargando la sua sfera d\u2019influenza anche sull\u2019Etiopia, oltre che sulla vicina Somalia.<\/p>\n<p>Fra il 2019 e il 2021 l\u2019interscambio commerciale turco-etiopico \u00e8 balzato da 200 a 650 milioni di dollari, inoltre la Turchia si \u00e8 confermata secondo investitore straniero nel paese, dopo la Cina, con pi\u00f9 di 2,5 miliardi di dollari da parte di 200 aziende turche in settori pi\u00f9 che altro industriali, laddove invece i cinesi si sono concentrati sulle infrastrutture. Quanto alle armi, si stima che solo nel primo trimestre del 2021 siano giunti in Etiopia, sistemi per un valore di 51 milioni di dollari.<\/p>\n<p>Lo scorso 21 agosto Abiy Ahmed \u00e8 stato ospite di Erdogan ad Ankara e proprio in quell\u2019occasione ha stipulato un accordo di assistenza militare ad ampio spettro i cui dettagli non sono stati precisati, ma che contemplerebbero la fornitura alle sue forze armate di un numero non precisato di droni da attacco Bayraktar TB-2 (nelle due foto qui sotto esemplari della Marina Ucraina), in aggiunta a quelli che pare siano gi\u00e0 giunti sul luogo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149111 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/E6ZyU8cXsAMsK1M.jpg\" alt=\"E6ZyU8cXsAMsK1M\" width=\"807\" height=\"537\" \/><\/p>\n<p>E\u2019 certamente un affarone anche per il clan del presidente turco, se \u00e8 vero che la sua figlia minore Sumeyye ha sposato, fin dal 2016, Selcuk Bayraktar, responsabile tecnico della fabbrica Baykar Makina di Istanbul, che costruisce i TB-2 e che egli gestisce insieme ai fratelli Haluk e Ahmet, dopo averla ereditata dal defunto padre, il fondatore dell\u2019azienda, Ozdemir Bayraktar.<\/p>\n<p>Il TB-2, lo ricordiamo, \u00e8 un drone di medie dimensioni e medie prestazioni che ha compiuto il suo primo volo nel 2014 e che i turchi impiegano operativamente almeno dal 2018 contro i ribelli curdi sulla fascia di frontiera con la Siria e dal 2019 in Libia, contro le forze di Khalifa Haftar, sebbene diversi di essi siano stati abbattuti dalla contraerea.<\/p>\n<p>Controllato da terra da una squadra di 3 uomini in un\u2019apposita stazione, \u00e8 un velivolo a elica spingente, situata cio\u00e8 a poppa, lungo 6,5 metri e con un\u2019apertura alare di 12 metri, che pu\u00f2 raggiungere una velocit\u00e0 massima di 220 km\/h. Il motore \u00e8 a pistoni, derivato da un Rotax di fabbricazione austriaca da 100 cavalli.<\/p>\n<p>Ha un\u2019autonomia virtuale di 27 ore di volo, potendo pattugliare a lungo una vasta area, mantenendosi a una quota abituale di 5500 m, che pu\u00f2 arrivare per\u00f2 a un massimo di 8200 m. Il raggio d\u2019azione reale si limita per\u00f2 a circa 150 km dalla stazione di terra, cio\u00e8 finch\u00e8 esso pu\u00f2 essere controllato con segnali in propagazione a \u201clinea di vista\u201d, inefficaci a distanze superiori a cagione della curvatura terrestre.<\/p>\n<p>Il TB-2 pu\u00f2 portare un carico bellico di circa 150 kg che comprende vari tipi di armi guidate di produzione nazionale turca, come il piccolo missile Roketsan Cirit, razzo da 70 mm \u201cmissilizzato\u201d grazie all\u2019adozione di un sistema a guida laser, e in particolare la bomba, pure guidata dal fascio di luce coerente, MAM-L.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149112 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/E6ZyU8cWQAM0xh9.jpg\" alt=\"E6ZyU8cWQAM0xh9\" width=\"818\" height=\"546\" \/><\/p>\n<p>Proprio il ritrovamento da parte dei tigrini di rottami attribuiti a una bomba MAM-L, ha costituito alcune settimane fa un\u2019ulteriore conferma dell\u2019uso dei TB-2 turchi nel Tigr\u00e8 (nella foto sotto un esemplare abbattuto in Libia). Era il 4 ottobre quando l\u2019esperto Martin Plaut firmava un articolo per Eritreahub, mostrando la fotografia di un frammento di MAM-L pervenutogli da tigrini che l\u2019hanno reperito sul campo dopo un attacco aereo nemico.<\/p>\n<p>Il frammento mostra chiaramente la placchetta di fabbrica col nome della munizione a frammentazione, che deriva idall\u2019acronimo turco Mini Akilli M\u00fchimmat, che sta per Mini Munizione Intelligente, e che si configura come un ordigno lungo circa 1 metro, pesante 26 kg e sganciabile in volo, da droni oppure da normali aerei o elicotteri, entro un raggio massimo di 8 km dal bersaglio.<\/p>\n<p>La targhetta mostrava, come data di fabbricazione dell\u2019esemplare, il maggio 2021, mentre il numero seriale della bomba era MAML-ZD-994. Fin dallo scorso luglio, inoltre, prima cio\u00e8 della visita del premier etiope ad Ankara, \u201cfonti tigrine\u201d hanno fatto sapere ad Eritreahub che la Turchia ha fornito ai governativi etiopi materiali per assemblare in loco almeno 10 droni, non si sa se TB-2 o di altro tipo, in un centro addestrativo dell\u2019agenzia d\u2019intelligence elettronica di Addis Abeba, la cosiddetta INSA, o Information Network Security Agency, all\u2019amharica Y\u00e4m\u00e4r\u00e4\u01e7a M\u00e4r\u00e4be D\u00e4henen\u00e4te E\u01e7\u00e4nesi, che \u00e8 un po\u2019 il corrispettivo locale della NSA americana, con le dovute proporzioni!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149132 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/BAYRAKTAR-ABBATTUTO.jpg\" alt=\"BAYRAKTAR ABBATTUTO\" width=\"820\" height=\"607\" \/><\/p>\n<p>Un\u2019agenzia che era stata fondata nel 2006, guarda un po\u2019, proprio dall\u2019allora giovane Abiy Ahmed, a quei tempi ufficiale del Signal Corps (trasmissioni e intercettazioni) dell\u2019esercito e che la diresse personalmente dal 2008 al 2015.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 il primo ministro etiope ha particolarmente a cuore lo sviluppo delle capacit\u00e0 nazionali nel campo dei droni da attacco, ma anche da sorveglianza. A curare il programma droni dell\u2019INSA sarebbe di persona il direttore stesso dell\u2019agenzia, Temesgen Tiruneh, ma anche Abiy avrebbe visitato alcune volte il centro per ispezionare l\u2019assemblaggio dei velivoli UCAV. Inoltre \u00e8 stata avviata la costruzione di una pista per far decollare i droni circa 10 km a Nord di Addis Abeba.<\/p>\n<p>Dettagli pi\u00f9 precisi sono evidentemente riservati, ma ci\u00f2 che spicca \u00e8 l\u2019importanza dell\u2019assistenza tecnica turca. Intuibilmente, Ankara non si limita a fornire il materiale bruto, sia esso costituito da droni interi e pronti al volo, da velivoli smontati o da pezzi di ricambio, accessori e munizioni, ma provvede anche all\u2019incombenza del controllo remoto dalla stazione di terra, in principio forse con personale turco, sostituito via via con personale etiopico al procedere dell\u2019addestramento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149113 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/download-9.jpg\" alt=\"download\" width=\"386\" height=\"322\" \/><\/p>\n<p>Secondo Focus on Africa, inoltre, Abiy avrebbe chiesto a Erdogan anche un altro tipo di drone turco, il piccolo e insidioso STM Kargu, che gli etiopi vorrebbero comprare, o avrebbero gi\u00e0 ottenuto, in circa 20 esemplari. Il Kargu, prodotto dalla Savunma Teknolojileri M\u00fchendislik, \u00e8 del tipo quadricottero, cio\u00e8 elicottero a 4 rotori, ed \u00e8 largo solo 60 cm, per un peso totale di poco superiore ai 7 kg. Considerato adatto alla guerra asimmetrica, il Kargu (nella foto a lato) pu\u00f2 essere caricato con piccole munizioni per attacchi mirati anche a singole persone, come fosse un vero killer dell\u2019aria.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 per via del sofisticato computer di bordo, che sarebbe anche in grado di basarsi sul riconoscimento facciale. Operabile da un singolo addetto, ma beneficiante anche di una modalit\u00e0 automatica, il Kargu potrebbe essere utilizzato dall\u2019esercito etiopico per eliminare elementi di spicco delle milizie TDF, ad esempio, oppure per bombardare in modo capillare piccoli distaccamenti nemici in perlustrazione.<\/p>\n<p>Se usato in diversi esemplari, pu\u00f2 dar luogo a veri e propri \u201csciami\u201d. Fra i suoi vantaggi ci sarebbe la possibilit\u00e0 di manovre in picchiata spiralante per confondere la contraerea, sebbene la velocit\u00e0 massima sia solo di 72 km\/h. Fra gli svantaggi, la limitata autonomia, con raggio d\u2019azione di 5 chilometri, che esige che l\u2019operatore si ponga praticamente in prima linea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>L\u2019ombra di Pechino<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio del conflitto tigrino si parla del ruolo di droni di produzione cinese a supporto dell\u2019esercito etiopico, inizialmente per interposta persona degli Emirati Arabi Uniti, essi pure schierati al fianco di Addis Abeba e di Asmara, poi in modo pi\u00f9 diretto.<\/p>\n<p>Che la Cina armi l\u2019Etiopia non deve stupire, data la sua preminenza economica nel paese. I cinesi sono i maggiori investitori esteri e, con prestiti di 6,5 miliardi di dollari, detengono in sostanza il 23% del debito pubblico del paese africano, stimato sui 27,8 miliardi di dollari, mentre il volume annuo di commercio bilaterale supera 2,5 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>I cinesi sono particolarmente presenti nelle infrastrutture, specialmente la costruzione o l\u2019ammodernamento di ferrovie, strade e della rete di telefonia, fissa e mobile. E mentre l\u2019Etiopia \u00e8 preziosa per la Cina come mercato per i suoi manufatti, anche elettronici, nonch\u00e9 come vedremo anche per le armi, per l\u2019economia di Addis Abeba le esportazioni verso Pechino riguardano soprattutto prodotti agricolo, specialmente olio di semi, rame e zinco.<\/p>\n<p>Il 12 ottobre il sito d\u2019informazione Eritrean Hub ha citato la testimonianza di un anonimo meccanico della ditta locale Dejen Aviation Engineering Industry, o DAVI, che nell\u2019omonima citt\u00e0 di Dejen, nella regione Ahmara, si occupa da anni della manutenzione e aggiornamento dei velivoli militari etiopici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149115 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Wingloong-II-abbattuto.jpg\" alt=\"Wingloong II abbattuto\" width=\"960\" height=\"720\" \/><\/p>\n<p>Secondo questo meccanico, all\u2019inizio del conflitto le forze aeree di Addis Abeba contavano su almeno sei droni di origine iraniana Qods Mohajer 6 (nella foto qui sotto) pi\u00f9 altri di provenienza emiratina, i quali sarebbero essi stessi di produzione cinese. In data 17 settembre 2021 \u00e8 atterrato sulla base etiope di Harar Meda un aereo da trasporto ucraino Antonov An-124, matricola UR-82029, della compagnia Antonov Airlines, che era decollato da Chengdu, in Cina e aveva fatto scalo a Islamabad, capitale pachistana, prima di raggiungere infine l\u2019Etiopia.<\/p>\n<p>A bordo del colossale An-124, noto anche come Ruslan con un\u2019apertura alare di 73 metri e un peso massimo di 400 tonnellate, erano stivati, insieme ad altro materiale, tre droni cinesi Wing Loong I.<\/p>\n<p>Ancor prima, l\u20198 settembre, Eritrean Hub aveva intervistato il generale etiope Yilma Merdassa, comandante in capo dell\u2019Aeronautica governativa (Ethiopian Air Force o, in amharico, Ye-\u012aty\u014d\u1e57\u1e57y\u0101 Ayer Hayl), il quale ha apertamente mostrato al giornalista un modellino di Wing Loong I che campeggiava su un tavolino (come si vede fin dai primi minuti\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dOc1kBbEkvo\">del video dell\u2019intervista<\/a>).<\/p>\n<p>Il capo dell\u2019aviazione etiopica spiegava:\u00a0<em>\u201cL\u2019Etiopia \u00e8 in ottima posizione nel settore dei droni e ne sta pianificando l\u2019uso non solo per oggi, ma per i prossimi dieci anni\u201d.\u00a0<\/em>Il generale Merdassa non ha per\u00f2 specificato da quali paesi vengono comprati i droni, ribattendo al reporter di porre quella domanda \u201cai dipartimenti responsabili del governo\u201d.<\/p>\n<p>Il Wing Loong I (nella foto sopra un esemplare abbattuto in Libia), prodotto dalla CAIG di Chengdu a partire dal 2009, \u00e8 un velivolo un po\u2019 pi\u00f9 grosso e potente del TB-2 turco, essendo lungo 9 m, con apertura d\u2019ali di 14 m e una capacit\u00e0 di carico bellico di 200 kg, fra bombe e missili, su 6 punti di attacco. La velocit\u00e0 massima \u00e8 di 280 km\/h, assicurata da un motore a pistoni Rotax da 100 cavalli posto in coda ad azionare l\u2019elica, mentre l\u2019autonomia \u00e8 di 20 ore di volo continuo, potendo arrivare a una quota di circa 5000 metri.<\/p>\n<p>La versione potenziata Wing Loong II\u00a0(nella foto in basso) che ha un\u2019apertura alare di 20 m e un\u2019autonomia di 32 ore, con capienza aumentata a 12 bombe o missili e velocit\u00e0 massima di 370 km\/h, sarebbe stata gi\u00e0 usata fin da novembre e dicembre 2020, nelle prime fasi del conflitto, dagli emiratini in aiuto agli alleati etiopi ed eritrei a partire dalla base di Assab, in Eritrea, come confermato a suo tempo da foto satellitari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149114 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/wingloong.jpg\" alt=\"wingloong\" width=\"800\" height=\"392\" \/><\/p>\n<p>E\u2019 interessante notare che, per il tramite emiratino, sarebbero giunti in Etiopia anche droni cinesi di tipo imprecisato, di origine civile, adattati un po\u2019 artigianalmente allo sgancio di due proiettili da mortaio da 120 mm, come dimostrano alcune fotografie scattate lo scorso giugno da militari etiopici nell\u2019area di Maychew e diffusesi sul web soprattutto dallo scorso settembre e ottobre.<\/p>\n<p>Si tratta di quadricotteri dell\u2019apparente ingombro massimo di 1-1,2 m, con 4 coppie di doppi rotori coassiali e controrotanti, separati dal corpo principale da altrettanti bracci. Ai fianchi del corpo centrale, nel mezzo tra i bracci, sono stati applicati due tubi verticali, che contengono le granate e il cui sbocco inferiore \u00e8 evidentemente chiuso da una paratia che si apre a telecomando lasciando cadere l\u2019ordigno quando il drone sorvola l\u2019obbiettivo prescelto.<\/p>\n<p>La questione di questi droni ancora \u201cmisteriosi\u201d \u00e8 stata affrontata il 6 ottobre dagli esperti olandesi Stijn Mitzer e Joost Oliemans in una loro analisi per Oryx, in cui hanno fatto capire che un sistema cos\u00ec rudimentale potrebbe servire quasi solo per attaccare in modo terroristico i civili. Infatti, questo drone non ha nessuna vera precisione di tiro, a meno di non portarsi a quota cos\u00ec bassa, e magari in volo stazionario, da poter esser facilmente abbattuto anche solo con raffiche Kalashnikov.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149109 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/1111-1.jpg\" alt=\"1111\" width=\"808\" height=\"561\" \/><\/p>\n<p>Pertanto, gli unici obbiettivi militari che potrebbe colpire sarebbero forse assembramenti molto estesi di fanteria, oppure basi fisse di una certa estensione, sulle quali per\u00f2 due proiettili isolati causerebbero pochi danni. L\u2019efficacia militare di questo orpello, sembra dunque limitatissima, salvo il contribuire a creare almeno intimidazione e confusione in campo avverso o terrorizzare i civili.<\/p>\n<p>Droni a parte, comunque, la Cina offre supporto all\u2019Etiopia in molte altre forme, addestrando sul suo territorio ufficiali dell\u2019esercito e fornendo armi pesanti campali come il lanciarazzi multiplo da 300 mm Norinco AR-2, denominazione da esportazione del PHL-03, che l\u2019azienda cinese ha sviluppato ispirandosi al BM-30 Smerch russo.<\/p>\n<p>E\u2019 un\u2019arma micidiale, consistente in un sistema di 12 tubi lanciarazzi montati su un autocarro da 43 tonnellate lungo 12 metri. Ogni razzo pesa 800 kg e porta una testata bellica da 280 kg, mentre la gittata massima tocca 130 km. Se dotati di una testata a grappolo, questi razzi possono, con una sola salva \u201csaturare\u201d un\u2019area di 67 ettari.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149110 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/222222.jpg\" alt=\"222222\" width=\"818\" height=\"460\" \/><\/p>\n<p>Vari sono i tipi di testata montabile sui vettori e in alcuni tipi di attacco si pu\u00f2 optare per una certa precisione di fuoco assicurata da data link del computer di controllo di fuoco dell\u2019autocarro lanciatore con la rete satellitare cinese Beidou, corrispettivo del GPS americano, del Glonass russo e dell\u2019europeo Galileo.<\/p>\n<p>Sembrerebbe che l\u2019Etiopia abbia ricevuto, come minimo, almeno 4 di questi sistemi, ma il loro numero dev\u2019essere cresciuto negli ultimi mesi, tenuto conto del fatto che qualcuno di essi risulta essere stato catturato dalle milizie tigrine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Ponti aerei<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Gli Emirati Arabi Uniti, dal canto loro, con frequenti voli che atterrano direttamente alla base di Harar Meda, starebbero fornendo ingenti quantit\u00e0 di fucili d\u2019assalto prodotti dalla Caracal, una societ\u00e0 emiratina con sede ad Abu Dhabi che ha prodotto una gamma di fucili d\u2019assalto in calibro 5,56 mm, che sarebbero per\u00f2 stati distribuiti solo alle truppe d\u2019elite etiopi, una sorta di \u201cGuardia Repubblicana\u201d, aggiungendosi ai fucili TAR-21 di fabbricazione israeliana il cui impiego da parte di questi reparti \u00e8 documentato dal 2017.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito delle armi da fanteria, non va dimenticato peraltro che l\u2019Etiopia conta su una sua fabbrica a Gafat, in Oromia, la Gafat Armament Engineering Complex, specializzata nel riprodurre, interi o per pezzi di ricambio, fucili d\u2019assalto Kalashnikov della serie classica AK-47 e anche della nuova serie AK-103. Sempre in Oromia, ad Ambo, c\u2019\u00e8 inoltre uno stabilimento per la produzione di munizioni di vari calibri, la Homicho Ammunition Engineering Complex. Sia la Gafat, sia la Homicho sono state modernizzate col consistente aiuto della Corea del Nord.<\/p>\n<p>Sebbene pi\u00f9 defilato, anche l\u2019Iran sta sostenendo lo sforzo di Addis Abeba con una sorta di ponte aereo in sordina. Se, come gi\u00e0 detto, alcuni droni Qods Mohajher 6 erano gi\u00e0 presenti nel 2020, altri potrebbero essere arrivati con voli di Ilyushin Il-76 della compagnia cargo iraniana Pouya Air segnalati pi\u00f9 volte in arrivo ad Harar Meda, in alternanza con altri Il-76 della compagnia cargo ucraino-kirghisa Fly Sky Airlines, come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dOc1kBbEkvo\">rilevato<\/a>\u00a0da\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/Gerjon_\/status\/1449097596362952705\">fonti locali.<\/a><\/p>\n<p>In dettaglio, fra gli episodi pi\u00f9 recenti, ci sarebbero arrivi di Il-76 iraniani e ucraini alla base etiopica il 23 luglio, 16 agosto, 6 settembre e 15 ottobre. Che gli etiopi, nella loro vasta congerie di UCAV, stiano adoperando anche velivoli iraniani, lo riteneva probabile anche un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.janes.com\/defence-news\/news-detail\/ethiopia-may-have-iranian-uavs\">articolo di Jeremy Binnie<\/a>\u00a0per l\u2019autorevole Jane\u2019s in data 18 agosto 2021.<\/p>\n<p>Egli citava immagini di una visita di Abiy alla base aerea di Semera, il 3 agosto, in cui si intravedevano droni compatibili con le sembianze del Mohajer 6 (nella foto sotto), oltre a foto satellitari che ne mostrano almeno due nello stesso luogo. Si era ipotizzato potessero essere altri tipi come il turco Vestel Karayel o il cinese GAIC Air Sniper, ma gli esperti ritengono molto pi\u00f9 probabile trattarsi del Mohajer 6.<\/p>\n<p>Sviluppato dalla fabbrica Qods, il drone iraniano ha prestazioni inferiori rispetto al Wing Loon o al TB-2, ma assicura comunque la sorveglianza di un\u2019area per 12 ore, potendo trasportare sotto due piloni subalari ordigni Qaem a guida televisiva e infrarossa.<\/p>\n<p>Lo scorso 8 ottobre, inoltre, la CNN ha ampiamente documentato il ripetuto ricorso a velivoli della compagnia di bandiera nazionale Ethiopian Airlines, fin dall\u2019inizio della guerra, per trasportare armi e munizioni fra Addis Abeba e le basi eritree di Massaua e Asmara, un modo di Abiy di sostenere fattivamente l\u2019alleato Afewerki contro i comuni avversari tigrini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149120 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/ttt.jpg\" alt=\"ttt\" width=\"814\" height=\"542\" \/><\/p>\n<p>La compagnia etiope ha negato ogni coinvolgimento, sebbene CNN citi esplicitamente diversi velivoli Boeing 777, in versione cargo, del vettore coi loro numeri di matricola, ET3312, ET3313 ed ET3314.<\/p>\n<p>La televisione americana ha raccolto testimonianze anonime di alcuni dipendenti delle Ethiopian Airlines che dietro anonimato hanno spiegato come gli equipaggi dei velivoli, appena decollati da Addis Abeba, spegnevano l\u2019apparato di bordo ADS-B (Automatic Dependent Surveillance\u2013Broadcast) che consente in genere di tracciare i voli civili, anche a uso di siti internet come Flightradar24, talch\u00e8 gli aerei \u201csparivano\u201d prima di arrivare alla frontiera con l\u2019Eritrea.<\/p>\n<p>Uno dei testimoni, che lavorava all\u2019Aeroporto Internazionale di Bole-Addis Abeba, avrebbe raccontato alla CNN come un Boeing 777 delle EA, originariamente diretto in Belgio con a bordo un carico di fiori (!) \u00e8 stato invece caricato di veicoli e armi e fatto passare dall\u2019Eritrea: \u201c<em>I veicoli erano pickup Toyota dotati di una postazione per tiratori.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho ricevuto in tarda nottata una telefonata dal mio direttore, che mi chiedeva di occuparmi del carico. I soldati sono arrivati alle 5 del mattino per caricare due grossi camion pieni di armi e i pickup. Dovetti fermare un 777 che era diretto a Bruxelles, che era carico di fiori, poi abbiamo scaricato met\u00e0 di quei beni deperibili per fare posto per le armi\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149129 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/download-10.jpg\" alt=\"download\" width=\"799\" height=\"442\" \/><\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec l\u2019aereo trasport\u00f2 il suo carico militare fino in Eritrea, per poi tornare ad Addis Abeba e riprendere la rotta per il Belgio col suo innocente carico di fiori.<\/p>\n<p>Molti di questi testimoni erano impiegati aeroportuali di etnia tigrina, poi licenziati nei mesi seguenti, ma non prima di aver fatto in tempo a notare questi movimenti sospetti, fra l\u2019altro caratterizzati da una sorta di incrocio di forniture, cio\u00e8 la prevalenza di armi leggere nei carichi che dall\u2019Etiopia prendevano la via dell\u2019Eritrea, mentre da Asmara, dove avevano fatto scalo, arrivavano alla capitale etiope velivoli con a bordo armamenti pi\u00f9 pesanti, quelli di pi\u00f9 probabile produzione cinese o turca per i quali l\u2019Eritrea era solo uno scalo, essendo probabilmente stati trasportati fino ad Assab per via marittima.<\/p>\n<p>Come ricorda la CNN, nel giugno 2021 furono diffuse in rete fotografie scattate clandestinamente nei mesi precedenti da alcuni di questi impiegati aeroportuali etiopi che mostravano casse di armi e munizioni nella stiva di un 777 delle Ethiopian Airlines. Fotografie in cui l\u2019esperto britannico Dan Kaszeta del Royal United Services Institute ha riconosciuto granate da mortaio O-832-DU da 82 mm di origine russa, ma che vengono costruite anche in Bulgaria e Iraq.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Diplomazia al lavoro<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 che il conflitto interno in Etiopia si incancrenisca e si saldi alla perdurante crisi della vicina Somalia, sempre spaccata fra il governo di Mogadiscio e il terrorismo islamista Shabab, nonch\u00e9 alla parallela crisi esterna fra l\u2019Etiopia e l\u2019asse Egitto-Sudan per la contestata diga GERD sul Nilo Azzurro, rende febbrile l\u2019attivit\u00e0 della diplomazia internazionale.<\/p>\n<p>La posizione degli Stati Uniti, si \u00e8 delineata sempre pi\u00f9 nel senso di crescenti critiche al governo centrale etiope, tanto che il 2 novembre 2021 il presidente Joe Biden ha stabilito la revoca, a partire dal 1\u00b0 gennaio 2022, delle preferenze commerciali USA verso l\u2019Etiopia, ci\u00f2 a causa delle \u201cgravi violazioni dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale\u201d, evocate dallo stesso presidente. D\u2019altronde, il segretario di Stato Anthony Blinken aveva gi\u00e0 parlato in quei giorni di \u201cpulizia etnica\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149127 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/ap_060610042149_wide-973d1e67f1ef4d4238bd014d39d7184b714f8cf7-1170x658.jpg\" alt=\"ap_060610042149_wide-973d1e67f1ef4d4238bd014d39d7184b714f8cf7-1170x658\" width=\"1170\" height=\"658\" \/><\/p>\n<p>Con questi presupposti, fra il 3 e il 4 novembre si \u00e8 recato ad Addis Abeba l\u2019inviato speciale statunitense per il Corno d\u2019Africa, Jeffrey Feltman, che ha tentato una inutile mediazione. Feltman ha per\u00f2 anche lanciato un monito ai ribelli dell\u2019asse Tigr\u00e8-Oromia perch\u00e8 evitino di avanzare sulla capitale preferendo invece intavolare trattative.<\/p>\n<p>Visti gli scarsi risultati della missione di Feltman, il 5 novembre Blinken ha usato toni perentori, facendo ben capire come agli Stati Uniti prema soprattutto evitare la destabilizzazione a catena della regione del Corno d\u2019Africa: \u201cIl conflitto in Etiopia deve finire. Devono iniziare immediatamente, senza precondizioni, negoziati di pace per un cessate il fuoco\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 entrato in scena anche l\u2019inviato speciale per il Corno d\u2019Africa dell\u2019Unione Africana, l\u2019ex-presidente nigeriano Olesegun Obasanjo, che il 7 novembre ha incontrato il presidente del Tigr\u00e8 e leader del TPLF, Debretsion Gebremichael, nell\u2019ottica di una mediazione.<\/p>\n<p>Questo incontro \u00e8 stato importante, poich\u00e9 i tigrini, fino a pochi giorni prima, erano stati sempre critici verso l\u2019Unione Africana, la cui sede ufficiale \u00e8 nella stessa Addis Abeba, considerandola filo-etiope. Il 9 novembre, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha spiegato che anche Feltman ha incontrato Obasanjo. Stando a Price: \u201cCrediamo ci sia poco tempo per cominciare a lavorare con Obasanjo.<\/p>\n<p>Ci siamo impegnati anche con il TPLF e con tutte le parti per cercare di metterle su una strada di cessazione delle ostilit\u00e0\u201d. Frattanto, dell\u2019Etiopia s\u2019interessava anche l\u2019intelligence italiana, coi suoi canali ovviamente riservati, come si evince dal fatto che il 9 novembre a Roma il COPASIR, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, presieduto dal senatore di Fratelli d\u2019Italia Adolfo Urso, s\u2019\u00e8 riunito per ascoltare un\u2019ampia relazione del direttore dell\u2019AISE (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), generale Giovanni Caravelli.<\/p>\n<p>Il capo dei nostri servizi segreti esteri ha illustrato la relazione generale dei maggiori temi d\u2019intelligence d\u2019interesse nazionale relativa al primo semestre del 2021, approfondendo fra gli altri temi, anche quello della guerra civile etiopica, come confermato dal senatore Urso:\u00a0<em>\u201cCi si \u00e8 poi soffermati sulla drammatica crisi che investe l\u2019Etiopia e che vede l\u2019avanzata delle milizie del Tigr\u00e8 verso la capitale Addis Abeba, anche in considerazione delle possibili ricadute sulla dinamica dei flussi migratori e della penetrazione islamica nel Corno d\u2019Africa, Regione di nostro prioritario interesse strategico\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, hanno poi inasprito il loro atteggiamento verso l\u2019Eritrea, laddove invece con l\u2019Etiopia paiono pi\u00f9 orientati alla mediazione con la collaborazione degli altri paesi africani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149126 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/E7kIhuYXEAAsJ9Z.jpg\" alt=\"E7kIhuYXEAAsJ9Z\" width=\"855\" height=\"463\" \/><\/p>\n<p>Il Dipartimento di Stato USA ha infatti annunciato il 12 novembre nuove sanzioni contro il governo di Asmara tramite l\u2019Ordine Esecutivo 14046 dell\u2019Office of Foreign Assets Control (OFAC), diretto da Andrea Gacki, che ha dichiarato la presenza delle truppe eritree sulla fascia settentrionale del Tigr\u00e8 \u201cun concreto impedimento alla fine dei combattimenti in corso e all\u2019aumento delle attivit\u00e0 connesse con la distribuzione degli aiuti umanitari\u201d.<\/p>\n<p>Colpiti dalle sanzioni americane sono quattro enti e due individui. Nella fattispecie, le Forze di Difesa Eritree (EDF), il partito unico del presidente Afweerki, ovvero il Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ), e due societ\u00e0 commerciali che di fatto costituiscono le colonne economiche del regime di Asmara, cio\u00e8 la Red Sea Trading Corporation e la Hidri Trust.<\/p>\n<p>Gli individui sanzionati sono invece Hagos Ghebrehiwet Kidan, consigliere economico del PFDJ e amministratore delegato della Red Sea Trading Corporation, e Abraha Kassa Nemariam, che comanda l\u2019Ufficio per la Sicurezza Nazionale eritreo. Il pugno di ferro contro il regime di Afewerki potrebbe essere un indizio del fatto che, sotto sotto, l\u2019America potrebbe anche sostenere i tigrini per quanto riguarda un cambio di regime in Eritrea.<\/p>\n<p>Il 15 novembre \u00e8 stato lo stesso segretario di Stato americano Blinken a partire per l\u2019Africa, dove, in Kenya, ha incontrato le autorit\u00e0 di Nairobi. Dopo il vertice, mentre il segretario USA ribadiva la necessit\u00e0 di \u201cevitare l\u2019implosione dell\u2019Etiopia e ripercussioni negli altri paesi\u201d, la ministra degli Esteri kenyota, Raychelle Omamo, offriva maggiori segnali di speranza: \u201cCrediamo nella possibilit\u00e0 che l\u2019Etiopia trovi una soluzione a questa crisi. Crediamo che un cessate il fuoco sia possibile\u201d.<\/p>\n<p>Il 18 novembre, sono tornati in Etiopia per nuovi colloqui sia Obasanjo, sia Feltman, intenzionati a fare la spola fra Addis Abeba e Macall\u00e8 con proposte e controproposte di pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/11\/addis-abeba-con-le-spalle-al-muro-il-punto-sulla-guerra-in-etiopia\/<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) Prodiga di sorprese, la drammatica guerra civile in Etiopia si protrae da ormai un anno e ancora negli ultimi mesi ha visto un susseguirsi di colpi di scena che hanno portato al momento attuale, nel pieno autunno 2021, il governo centrale del premier Abiy Ahmed Al\u00ec, in fase di stallo, con le forze tigrine che, con effetto valanga, hanno agglomerato attorno a s\u00e9 numerosi altri gruppi minori di guerriglia etnica,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-hTU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68814"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=68814"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68814\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":68815,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/68814\/revisions\/68815"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=68814"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=68814"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=68814"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}