{"id":68848,"date":"2021-11-29T12:14:48","date_gmt":"2021-11-29T11:14:48","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68848"},"modified":"2021-11-29T12:14:48","modified_gmt":"2021-11-29T11:14:48","slug":"ombre-rosse-nella-nebbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68848","title":{"rendered":"Ombre rosse nella nebbia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Carmilla online (Giovanni Iozzoli)<\/strong><\/p>\n<p>\u2013 Allora, Pepp\u00ec, com\u2019a mettimm\u2019 cu\u2019 stu governo \u2018e mmerda? E cu\u2019 sta classe operaia? E cu\u2019 stu cazzo \u2018e Green pass?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ti guarda, Peppino, con l\u2019occhio stretto, la barba lunga, la stanchezza dei giorni difficili, in questa specie di presidio improvvisato davanti ai cancelli della sua fabbrica \u2013 non un presidio di quelli belli, col gazebo e le bandiere linde: un presidio da poveracci, da reietti, da autoconvocati, perch\u00e8 qua nessuno pi\u00f9 ti convoca e devi fare tutto da te. Il buio arriva gi\u00e0 alle 5, tra la Multisala Victoria, la strada male illuminata, l\u2019ingresso operai da cui esce ed entra poca gente \u2013 manutentori, dittarelle esterne, guardioni annoiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cC\u2019\u00e8 un p\u00f2 di delusione \u2013 dice Peppino \u2013 eravamo partiti in tanti, adesso siamo qui, quelli che vedi; viene la gente, i solidali\u2026ci portano da mangiare, da bere, ci fanno compagnia; per\u00f2 la situazione \u00e8 quella che \u00e8; i colleghi non ce la fanno, non tengono la posizione.\u201d<span id=\"more-69136\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qual \u00e8 la posizione, Pepp\u00ec? Chi ce l\u2019ha? L\u2019unico che pare avere una linea di coerenza di classe si chiama Mario Draghi. Quello, tiene bene la posizione. Il suo stuolo di improvvisati servetti \u2013 ministri, parlamentari, editorialisti, sindaci \u2013 lo segue senza perdere un colpo: sanno di non avere pi\u00f9 nulla da dire, sanno che il pilota automatico \u00e8 ormai irreversibilmente inserito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il presidio alla CNH \u2013 ex storica Fiat Trattori, il pi\u00f9 importante stabilimento industriale cittadino \u2013 \u00e8 nato all\u2019inizio delle prime restrizioni previste dall\u2019introduzione del Green Pass sui luoghi di lavoro; una quarantina di operai non vaccinati, o semplicemente ostili al passaporto , hanno improvvisato un\u2019 assemblea davanti ai cancelli, alla fine del turno centrale. Letteralmente: autoconvocandosi. La prima iniziativa \u00e8 stata essenzialmente un pic nic-conferenza stampa, sull\u2019erba spelacchiata e sporca antistante al cancello: tavolini all\u2019aperto, vino e panini, contro l\u2019ordine di chiudere le mense per chi non aveva il GP.\u00a0 In quei giorni anche Landini diceva che tenere fuori i lavoratori dalle mense non andava mica bene (una delle tante cose che Landini ha detto che non si potrebbero fare e che ineluttabilmente si realizzano, come a ribadire allegramente l\u2019impotenza del pi\u00f9 grande sindacato italiano e del suo segretario).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli operai refrattari, nel corso di queste assemblee, si chiedevano in che modo poter resistere all\u2019oltraggio divisivo rappresentato dall\u2019introduzione del Green Pass, in vista del fatidico 15 ottobre. Dalla sera alla mattina, grazie ad un provvedimento amministrativo, si sarebbero ritrovati abusivi e clandestini, davanti ai cancelli di uno stabilimento che avevano abitato per anni. Peppino \u00e8 stato l\u2019anima della mobilitazione, in queste settimane. Logistica, volantini, discorso politico, ci ha speso l\u2019anima. Ha l\u2019indolenza del siciliano vecchio \u2013 perch\u00e9 quello \u00e8 effettivamente un popolo antico \u2013 ma lui \u00e8 ancora abbastanza giovane da tirare fuori un p\u00f2 di indignazione e qualche arditezza.\u00a0 \u00a0I portuali triestini, con il fascino discreto che tutt\u2019ora esercita la memoria carismatica del movimento operaio, sono stati per loro un modello da imitare; purtroppo in CNH c\u2019\u00e8 poco da bloccare \u2013 anche perch\u00e9 il loro \u201cporto\u201d \u00e8 un fabbricone un po\u2019 slabbrato, che ogni tanto si blocca da solo, per carenza di materie prime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Ma avete chiamato il vostro funzionario sindacale, quando avete deciso di partire con il presidio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cIl funzionario, quando ha visto il mio volantino, me lo ha restituito indignato. Un altro tizio della Fiom ha detto che veniva l\u00e0 se portavamo fuori il 40% dei dipendenti. Ma se io riesco a portare fuori il 40% dei dipendenti, tu, funzionario a cosa servi, perch\u00e8 ti devo chiamare? Non ho pi\u00f9 bisogno di te. Qua stiamo subendo una discriminazione, ma il sindacato non parla. Nessuno si \u00e8 voluto assumere questa difesa. Il Green Pass non c\u2019entra con la profilassi; \u00e8 tutta una cosa politica, e le aziende ci sguazzano, quando c\u2019\u00e8 da poter dividere i lavoratori\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbasso la testa, guardo il parcheggio del cinema mezzo vuoto, il fondo della strada che incrocia la ferrovia, le striature violacee della prima sera che si allungano su quell\u2019angolo scuro e malinconico di citt\u00e0: da una parte la vecchia grande fabbrica di trattori, dall\u2019altro lato della strada la supermoderna Multisala , che per\u00f2 nel frattempo \u00e8 gi\u00e0 invecchiata pure lei, come se andare a lavorare o andare al cinema fossero entrambi gesti desueti, di un\u2019altra epoca. Sommessamente mi vergogno e allargo le braccia. Ha ragione, Peppino. Ho visto tutto, fin dalla prima assemblea. Sono passati in molti, l\u00e0, al presidio ma sono scappati via tutti, da via Parenti; nessuno ha voluto metterci le mani, in questo impasto complicato di rivendicazioni e rancori: la Fiom, i sindacati di base, la compagneria mista, tutti si sono defilati (alcuni certificando solo la propria conclamata inutilit\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLoro non hanno capito che qua stiamo difendendo la Costituzione, mica solo un nostro diritto. Io i confederali non li considero pi\u00f9. Neanche gli altri. Anche i nuovi sindacati, cercano solo tessere. Non hanno capito che significa essere <em>communista<\/em>\u201c. E dice la parola rimarcando le consonanti. E io ( che, naturalmente, non ne so pi\u00f9 di lui, circa la parola comunista) mi chiedo cosa diavolo ne pensi lui, del comunismo, della lotta di classe, di tutto il menu della nostra complicata storia collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una cosa \u00e8 certa: mentre il Garante della Costituzione, il solenne Mattarella, rivendica ed esalta l\u2019escamotage anticostituzionale, attraverso cui si \u00e8 imposto un trattamento sanitario obbligatorio all\u201985% della popolazione, Peppino, dalla sua sediolina da campeggio, si preoccupa niente meno che della tenuta della nostra carta costituzionale. In tempi di guerra non sai mai dove spunter\u00e0 la trincea giusta. Magari questa dell\u2019entrata operai in via Parenti \u00e8 decisiva e passer\u00e0 alla storia. Ma chi glielo fa fare, a questo metalmeccanico testardo, di preoccuparsi della Costituzione antifascista, mentre tutto il quadro politico ci sta pisciando sopra? Peppino, con sano istinto di classe, ha capito che la violazione fragrante, sfacciata ed esibita della Costituzione \u2013 la sovversione dall\u2019alto \u2013 potrebbe ormai diventare prassi di governo. E che le tesserine di fedelt\u00e0 che consentono l\u2019accesso al welfare, al lavoro, alla socialit\u00e0, potrebbero moltiplicarsi. E che c\u2019\u00e8 sempre una nuova emergenza dietro l\u2019angolo che pu\u00f2 giustificare l\u2019ingiustificabile. E sa che tutto questo ricadr\u00e0 innanzi tutto sulla sua testa e sulle teste di quelli come lui. Ecco perch\u00e8 si ostina a stare davanti a quel cancello. Senza prospettive, senza illusioni, senza direzione politica. Nel colpevole abbandono di quelli che dovrebbero stargli vicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Communista<\/em> vuol dire che\u00a0 ci devi stare dentro\u201d. Certo, buona sintesi. Ci devi stare dentro.\u00a0 Perch\u00e8 prima di qualsiasi elegante sequenza prassi-teoria-prassi, ci sei tu, nel gorgo fetido e contraddittorio delle cose; un fluire che non somiglia mai una cascatella limpida, ricorda semmai lo scarico vorticoso di un lavandino che si stura, con tutti i rimasugli di cibo che girano e le loro puzze mischiate. Sentirgli rivendicare il suo essere comunista \u00e8 gi\u00e0 un mezzo miracolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Davanti al Green Pass, la sinistra \u201cdi classe\u201d si \u00e8 divisa in un ventaglio nevrotico e intorcinato di posizioni. C\u2019\u00e8 chi \u00e8 \u201ccontro\u201d, ma solo nei comunicati, perch\u00e9 organizzare quella gente, signora mia, \u00e8 dura; chi \u00e8 a favore della vaccinazione a vita per tutti, dai neonati ai morituri, ma \u00e8 costretto a prendere posizioni diverse sui posti di lavoro, quando i \u201csuoi\u201d iscritti si incazzano; chi snobba tutto all\u2019insegna del \u201cdura menga\u201d; chi sente troppa puzza di fascisti, chi di no vax, chi di populismo; chi dice che si tratta di vezzi piccolo-borghesi; chi non \u00e8 n\u00e8 a favore n\u00e8 contro, ma aspetta solo con sofferenza che passi presto il caos disarmonico che smonta le certezze e distrae dai propri rituali quotidiani, le riunioncine, le assemblee per pochi intimi, la scrittura di giornaletti che nessuno legge pi\u00f9. Le cariche a Trieste , contro portuali e popolo; la piazza milanese, che non veniva attraversata con questa anomala frequenza dal 1977; la movimentazione in ogni territorio d\u2019Italia: tutto ci\u00f2 rende la \u201ccompagneria\u201d nevrotica e indecisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Davanti agli operai della CNH, ai loro dubbi esistenziali sul tampone, al loro malessere inacidito, la sensazione strisciante \u00e8 quella di una conferma storica: la sinistra dei rivoluzionari \u00e8 drammaticamente distante dal proletario maschio-bianco-eterosessuale-over 40.\u00a0 Questo soggetto collettivo, oggi \u00e8 ovunque terreno di caccia delle destre \u2013 da Trump a Meloni. Loro sanno lisciargli il pelo dalla parte giusta. Il PMBEO40 ( per l\u2019 acronimo vedi sopra, l\u2019ho coniato io e adesso, chi vuole usarlo, deve versare le royalty a Peppino), con tutte le sue pesantezze, la sua confusione, le delusioni accumulate nel tempo, \u00e8 un osso troppo duro per chi ha denti fragili, abituati ai pasti delicati delle nicchie sociali e delle minoranze indifese. Per avere a che fare con Peppino e i suoi colleghi ci vogliono zanne carnivore e fame arretrata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle ore in cui Peppino contemplava il suo caparbio isolamento davanti ai cancelli della sua fabbrica, la ex ministra ed ex sindacalista Valeria Fedeli ha pianto in diretta, alla radio, perch\u00e8 il ddl Zan non \u00e8 passato. Piangeva come Dolores Ibarruri alla caduta di Barcellona, povera Valeria. La cosa mi ha colpito e incuriosito. Non potevo smettere di pensare al pianto della ex ministra progressista. Mi chiedevo: quante altre volte avr\u00e0 pianto, Valeria Fedeli, nel corso dei molti snodi critici che avr\u00e0 dovuto attraversare, lungo la sua carriera sindacale e politica? Piangeva, quando contribuiva al rinnovo dei contratti collettivi di certe categorie (la mitica FILCTEM) che hanno messo nero su bianco, per venticinque anni, lo scandalo dei salari pi\u00f9 bassi d\u2019Europa? E nel corso della sua attivit\u00e0 di governo e sottogoverno, quando si falcidiavano sanit\u00e0, diritti e spesa sociale: ha pianto spesso? Cosa rappresenta, per questa gente, l\u2019ideologia dei \u201cdiritti civili\u201d: un alibi, un rifugio, un vago rimando ideale che testimoni una sia pur minima differenza dalle destre? Sono meglio gli applausi sinceramente sguaiati e fascistoidi dell\u2019emiciclo destro, o le lacrime della ex ministra, che sporcano ogni causa, anche la pi\u00f9 nobile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Officina Costruzioni Industriali Fiat Trattori inaugura la sua sede a Modena nel 1928, un anno prima della grande crisi. Giovanni Agnelli sr. sposta qua, a Modena, il grosso della produzione dei veicoli agricoli; in questo sito verr\u00e0 prodotto il primo trattore a cingoli europeo. Generazioni di modenesi \u2013 e poi di immigrati campani, pugliesi e siciliani \u2013 hanno mandato avanti lo stabilimento tra boom, crisi e riprese. Fino ai primi anni \u201970, gli operai pi\u00f9 meritevoli che andavano in pensione, potevano essere selezionati per partecipare ad una cerimonia torinese, solennemente paternalista, in cui ricevevano una targa o un orologio, direttamente dalle nobili mani dell\u2019Avvocato Agnelli. Tanti altri lavoratori, invece, nel corso dei decenni, avevano conosciuto i licenziamenti politici e la gogna dei reparti punitivi. L\u2019insediamento industriale si \u00e8 allargato, nel tempo, ma \u00e8 rimasto pi\u00f9 o meno dov\u2019era, in un\u2019area un tempo di prima periferia, oggi praticamente inglobata al centro citt\u00e0. Una manifestazione operaia \u2013 da qui o dalla vicina Maserati \u2013 pu\u00f2 raggiungere il municipio a piedi in venti minuti. Se se ne facessero ancora. Le ultime mobilitazioni importanti nel polo Fiat modenese, risalgono a prima della grande crisi del 2008 e alla guerra dichiarata (e sostanzialmente vinta) da Marchionne contro la Fiom, nel 2010. Da allora, anche qui, alla ex Fiat Trattori, oggi CNH, \u00e8 stato un lento sfilacciamento di rapporti tra operai e sindacato, tra politica e classe. Oggi siamo al punto pi\u00f9 basso di quella storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Peppino, se gli metti una giacchetta di velluto e un pullover girocollo, potrebbe sembrare un professorino del Dams. Il fatto che le facce di borghesi e proletari cominciassero a confondersi, era una delle cose che rattristava di pi\u00f9 Pasolini: lui, da artista, leggeva somaticamente, prima che sociologicamente, l\u2019ineluttabile imborghesimento operaio e contadino \u2013 nelle facce, nei corpi, nei modi, nell\u2019estetica, nel linguaggio. Oggi, con l\u2019intellettuale massa pienamente dispiegato al lavoro, dovremmo cogliere anche il movimento in senso inverso \u2013 la proletarizzazione dei ceti intellettuali, sempre meno distinguibili dai coetanei operai. I segni pi\u00f9 marcati di tale proletarizzazione, si colgono nelle redazioni dei giornali: una lumpen-borghesia, ignorantella e iper precaria, che scrive qualsiasi cosa, a comando, gli venga chiesto di scrivere; per la verit\u00e0 non hanno neanche bisogno di veline: sono veline viventi, che fiutano l\u2019aria e si adattano come delicate piante rampicanti, a qualsiasi superficie. E questa \u00e8 anche la storia, in corso d\u2019opera, del rapporto tra movimenti no Green Pass e \u201coperatori dell\u2019informazione\u201d. Guardare la sottomissione \u2013 pi\u00f9 schiavistica che proletaria \u2013 dei precari delle redazioni, spiega molto, dei tempi moderni e e dei dispositivi narrativi che li stanno raccontando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nostro Peppino, bandolero triste ai cancelli della Fiat Trattori, \u00e8 il testimone vivente di diverse sconfitte e una scissione. Con la sua busta paga falcidiata dai debiti, la sua precariet\u00e0 economica ed esistenziale, testimonia la fragilit\u00e0 dell\u2019impetuoso ciclo migratorio interno che ha accompagnato il decennio tra met\u00e0 anni 90 e met\u00e0 2000. Con la sua storia di sindacalizzazione \u2013 senza uno straccio di organizzazione che incroci la sua strada \u2013, testimonia la crisi complessiva dell\u2019agire sindacale oggi. Con la sua ostilit\u00e0 conclamata verso le sinistre tutte, testimonia la rottura definitiva di una storia lunga e antica. Quelli come lui hanno in odio tutti i partiti e i sindacati che provengono, indegnamente, dall\u2019alveo del movimento operaio italiano. Lui e quelli come lui non saranno pi\u00f9 \u201crecuperabiili\u201d. Peppino ha chiuso e amen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fortunatamente, c\u2019\u00e8 un\u2019altra storia e un altra vita che scorre, anche in mezzo ai miasmi della palude italiana. Peppino il 18 settembre, insieme a qualche altro collega, ha partecipato alla \u201cmarcia dei 40.000\u201d della GKN. \u201cMi sono trovato in mezzo a migliaia di operai come me, organizzati, compatti, ho sentito la forza collettiva, mi sono rianimato, commosso. Anche quelli del collettivo GKN mi hanno detto che la strada dell\u2019organizzazione in fabbrica \u00e8 lunga, difficile; anche loro, prima di arrivare al collettivo, hanno dovuto faticare parecchio. Ecco, a me piacerebbe tornare dentro e organizzare un collettivo in CNH, una cosa nuova, che non c\u2019\u00e8 mai stata\u201d. A Peppino obietto che per tornare bisogna inventarsi un percorso di rientro, farsi almeno i tamponi; se resta l\u00e0 fuori, al freddo \u00e8 solo un \u201cassente ingiustificato\u201d e il collettivo dei lavoratori CNH non nascer\u00e0 mai. Nessuno esige il suo martirio e la coerenza non pu\u00f2 essere autodistruzione. \u201cNon lo so. M\u00f2 vediamo. Stiamo andando avanti giorno per giorno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si naviga a vista, nonostante la famosa nebbia padana, ormai a Modena non cali pi\u00f9 da anni. Ma qui, davanti alla Fiat Trattori, \u00e8 come se una cortina umida e densa, stesse avvolgendo i destini di donne e uomini \u201ctroppo poco allineati\u201d. Un pezzo di citt\u00e0 in ombra, i contorni sfocati di facce nostre, che non riconosciamo.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2021\/11\/08\/ombre-rosse-nella-nebbia\/\">https:\/\/www.carmillaonline.com\/2021\/11\/08\/ombre-rosse-nella-nebbia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carmilla online (Giovanni Iozzoli) \u2013 Allora, Pepp\u00ec, com\u2019a mettimm\u2019 cu\u2019 stu governo \u2018e mmerda? E cu\u2019 sta classe operaia? E cu\u2019 stu cazzo \u2018e Green pass? 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