{"id":68924,"date":"2021-12-03T10:30:56","date_gmt":"2021-12-03T09:30:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68924"},"modified":"2021-12-02T21:35:04","modified_gmt":"2021-12-02T20:35:04","slug":"antropocene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=68924","title":{"rendered":"Antropocene"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE<\/strong> (Alessandra Spallarossa)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Il mondo \u00e8 al tracollo? Non illudiamoci: la scienza non ci salver\u00e0<\/span><\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Greta Thunberg, con il suo viso pulito da bambina, ma con quei due occhi pungenti, \u00e8 scesa in piazza a Glasgow e ha bollato la Cop26 come l\u2019ennesimo bla bla bla. Ha ragione, nonostante ci\u00f2 che ognuno pu\u00f2 pensare di lei e del suo personaggio, temo siamo tutti concordi nel dire che la questione ambientale \u00e8 un grosso problema, che non possiamo pi\u00f9 nascondere sotto il tappeto. I grandi leader della Terra temporeggiano rifilando chiacchiere, Greta Thunberg e gli scienziati chiedono azioni forti, veloci, ma la verit\u00e0 \u00e8 che salvare il pianeta richieder\u00e0 un cambiamento epocale. Non saranno gli accordi sulle emissioni a salvarci.<\/p>\n<p>Secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/addio-crutzen-padre-comprensione-distruzione\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" data-type=\"URL\" data-id=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/addio-crutzen-padre-comprensione-distruzione\">il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen<\/a>\u00a0\u2013 venuto a mancare nel gennaio scorso \u2013 l\u2019ambiente terrestre sta subendo modifiche importanti, la composizione fisica, chimica e biologica del pianeta risulta profondamente compromessa a causa dell\u2019azione umana, e proprio dall\u2019uomo, dal suo etimo greco, prende cos\u00ec il nome l\u2019era geologica in cui viviamo oggi: Antropocene. Il dibattito tra gli esperti per indicare la precisa data di inizio dell\u2019Antropocene \u00e8 ancora aperto, ma alcuni propongono la Rivoluzione Industriale. Periodo in cui l\u2019innovazione tecnologica e il conseguente incremento della produzione modificarono drasticamente le economie e le strutture sociali. Altri sostengono che l\u2019Antropocene sia iniziato con la globalizzazione, che ha reso il mondo interconnesso, e con il capitalismo, oppure con l\u2019esplosione economica dell\u2019Asia.<\/p>\n<p><strong>Dopo la Seconda guerra mondiale la popolazione globale si aggirava intorno ai 2.5 miliardi di esseri umani, oggi siamo quasi 8 miliardi, di cui il 70% vive in metropoli.<\/strong>\u00a0La durata e la qualit\u00e0 della vita hanno raggiunto livelli incredibili, specie nei paesi dell\u2019emisfero settentrionale, ma il pianeta \u00e8 al collasso; siamo insostenibili. O meglio: il nostro stile di vita, associato a questi numeri, \u00e8 insostenibile. Tuttavia, la nostra insostenibilit\u00e0 \u00e8 solo una parte della crisi ambientale e climatica, le cui radici, e quindi anche la soluzione, andrebbero ricercate nel profondo mutamento che ha subito il nostro rapporto con la natura.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-146327\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/81A5KXEPUvL._SL1500_.jpg\" alt=\"\" width=\"1062\" height=\"1500\" \/><\/figure>\n<p>Se fino all\u2019era preindustriale l\u2019uomo doveva affidarsi ai doni della natura per sopravvivere, con l\u2019avvento del carbone e grazie al progresso tecnologico l\u2019uomo si \u00e8 d\u2019un tratto scoperto onnipotente, artefice del suo stesso destino, padrone di quella stessa natura che un tempo soleva fare il bello e il cattivo tempo. Negli Emirati Arabi fanno letteralmente questo, dopo aver tirato su dal nulla citt\u00e0 brulicanti di ricconi, fanno piovere nel deserto. Si chiama\u00a0<em>cloud seeding,<\/em> in parole povere si tratta di \u201cseminare\u201d le nuvole, tramite droni, con delle sostanze che ne stimolano la condensazione e quindi poi le precipitazioni. \u00c8 una tecnologia ormai in uso da dieci anni e consente di far fronte alla carenza di acqua per le piante, ma anche di ripulire l\u2019aria dalla polvere.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>cloud seeding<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019esemplificazione pi\u00f9 estrema di ci\u00f2 che l\u2019uomo pu\u00f2 fare con le attuali tecnologie, \u00e8 lontana l\u2019era in cui si pregavano gli d\u00e8i per avere la pioggia, l\u2019uomo moderno non si affida pi\u00f9 a certe usanze triviali e tribali, siamo uomini di scienza, decidiamo noi quando piove. Ma, inutile dirlo eppure lo diciamo lo stesso, anche le piogge comandate rimangono un privilegio per ricchi, ci si annaffiano i giardini di Dubai, non si usano certo per portare l\u2019acqua potabile in Africa.<\/p>\n<p>Qualcuno giocando con la parola\u00a0<em>antropocene<\/em>, ha ribattezzato la nostra era\u00a0<em>capitalocene<\/em>, da capitalismo. In effetti non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una scienza economica che serve l\u2019uomo, \u00e8 piuttosto la nostra stessa esistenza a piegarsi per soddisfare le avide fauci del sistema economico, siamo ormai una societ\u00e0 fondamentalmente basata sui capitali, sui profitti, sui pil; conta solo ci\u00f2 che si pu\u00f2 contare. Siamo una societ\u00e0 fondata sui numeri, e la conseguenza \u00e8 che tutto diviene infine sacrificabile in nome dei soldi: la felicit\u00e0, le persone, l\u2019ambiente, non si salva nulla. Per aumentare i profitti inquiniamo i mari, avveleniamo la terra, distruggiamo ecosistemi, dimenticando che noi stessi siamo natura. Inseguendo i numeri abbiamo smarrito la strada, e con essa ci\u00f2 che ci rende umani: ovvero la consapevolezza di essere una minuscola parte di un immenso universo che esiste benissimo anche senza di noi. Abbiamo dimenticato quanto siamo insignificanti.<\/p>\n<p><strong>Come le macchine che creiamo tendiamo noi stessi all\u2019efficienza, alla performance, e in questo delirio dell\u2019infallibilit\u00e0 ci ripetiamo che abbiamo tempo, nonostante tutti gli esperti concordino nel sostenere l\u2019esatto contrario.<\/strong>\u00a0Il mondo brucia e la natura umana si ossida, si fa ruggine, esorcizziamo quell\u2019unico tassello che ci rende creature viventi: la mortalit\u00e0. Creiamo la vita anche quando non nasce, rinviamo la morte, e se il pianeta brucia andremo su un altro pianeta; tutto grazie alla nostra tecnologia. A che prezzo? Chi se ne importa, paghiamo qualsiasi cifra.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abLa degradazione fisica del mondo naturale \u00e8 anche la degradazione del mondo interiore dell\u2019essere umano. Tagliare le foreste centenarie non significa solo distruggere l\u2019ultimo 5% delle foreste primordiali rimaste. Significa perdere la meraviglia e la maest\u00e0, la poesia, la musica e l\u2019esaltazione spirituale evocate da un\u2019esperienza tanto imponente dei misteri profondi dell\u2019esistenza. Significa perdere l\u2019anima, pi\u00f9 che perdere legna o denaro\u00bb.<\/p>\n<p><cite><br \/>\nThomas Berry,\u00a0<em>The Great Work<\/em><\/cite><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Nel libro\u00a0<em>The Divide<\/em>, l\u2019antropologo Jason Hickel dedica un capitolo a quello che lui chiama il \u2018saccheggio del XXI secolo\u2019: spiega come il capitalismo abbia dato vita ad un fenomeno chiamato\u00a0<em>carbon colonialism<\/em>:<\/strong>\u00a0le distese boschive assorbono grandissime quantit\u00e0 di anidride carbonica, quando quegli alberi vengono abbattuti ne rilasciano quantit\u00e0 ancora pi\u00f9 grandi, dunque questa oscena pratica consente alle grandi potenze industriali, che hanno contributo alla deforestazione tramite un feroce sfruttamento della terra, di acquisire coattamente altri terreni, con il capzioso fine di rimediare alla devastazione ambientale che loro stessi hanno scatenato. In pratica, compensano le devastazioni ambientali comprando altri terreni vergini da tutelare. Sembra uno specchietto per le allodole, e in effetti lo \u00e8, ed \u00e8 reso possibile da una strategia per la tutela dell\u2019ambiente messa in piedi dalle Nazione Unite e la Banca mondiale nel 2005, tale strategia si chiama Redd (acronimo di\u00a0<em>Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation<\/em>) e di fatto prevede una cosa tanto intelligente quanto ambigua:\u00a0<em>permette alle imprese dei paesi pi\u00f9 ricchi di acquistare crediti di emissioni per aggirare i limiti da cui sono gravati, e utilizza il ricavato per proteggere le foreste nei paesi in via di sviluppo ed evitare che vengano abbattute a fini commerciali<\/em>. Purtroppo per\u00f2 questo progetto sta portando molti paesi e multinazionali ad accaparrarsi enormi appezzamenti di foreste nei paesi in via di sviluppo per incassare i crediti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il nuovo colonialismo, il colonialismo del carbonio, che in sostanza permette ai pi\u00f9 grandi attori della distruzione ambientale di\u00a0<em>evitare di ridurre le emissioni pagando<\/em>. Inoltre, fa notare Jason Hickel, sulla carta sembrerebbe che i paesi in via di sviluppo abbiano ormai superato le grandi potenze a livello di emissioni, quando in realt\u00e0 ci\u00f2 avviene come conseguenza della globalizzazione, che ha spinto le grandi multinazionali a spostare la produzione nei paesi in via di sviluppo, dove i costi sono pi\u00f9 bassi,\u00a0<em>esternalizzando cos\u00ec la responsabilit\u00e0 dell\u2019inquinamento<\/em>.<\/p>\n<p>La crisi ambientale \u00e8 dunque, fondamentalmente, una crisi di giustizia, dove a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici saranno sempre le persone pi\u00f9 povere, perch\u00e9 pi\u00f9 vulnerabili.\u00a0<strong>Inutile prendersela con la Cop26, o col G20, gli accordi sulle emissioni sono solo atti pubblici di lavaggio della coscienza,\u00a0<em>green washing<\/em>, o forse sarebbe pi\u00f9 corretto dire\u00a0<em>guilt washing<\/em>, perch\u00e9 siamo tutti incapaci di accettare la verit\u00e0: l\u2019unico modo di risolvere questa crisi \u00e8 sovvertire l\u2019intera struttura sociale<\/strong>, partendo da un cambiamento economico radicale e proseguendo con un mutamento culturale profondo. Servirebbe un\u2019economia non mirata ai profitti \u2013 dunque un\u2019utopia \u2013 e una cultura meno materialista. Non basta pi\u00f9 rispettare la natura, \u00e8 necessario tornare a\u00a0<em>essere\u00a0<\/em>natura.<\/p>\n<p>Papa Francesco, al Secondo forum delle Comunit\u00e0 Laudato s\u00ec, nel 2019, ha detto che non c\u2019\u00e8 ecologia senza un\u2019adeguata antropologia. Invero, il nostro rapporto con la natura, \u00e8 corrotto, e senza una svolta culturale estirpare quella corruzione \u00e8 impossibile. Siglando accordi ecologici tentiamo di curare la malattia agendo sui sintomi, dimenticando l\u2019origine di questo morbo e, ahim\u00e8, lo sappiamo bene ma fatichiamo ad accettarlo, il morbo siamo noi. Papa Francesco ha saputo esprimere questo concetto con eleganza, non ha detto che siamo un cancro che sta distruggendo il pianeta, anzi, ha poi continuato invitando la comunit\u00e0 a riappropriarsi di quel senso di lode, di gratitudine e di rispetto per il mondo che abitiamo. Ma l\u2019uomo oggi non \u00e8 pronto ad accogliere queste consapevolezze,\u00a0<strong>i sacrifici che la natura ci chiede per salvarla sembrano esorbitanti, e non conosciamo pi\u00f9 il valore della parola \u201cdono\u201d, perch\u00e9 un uomo senza Dio non ha nessuno da pregare, come non ha nessuno da ringraziare.<\/strong>\u00a0Continuiamo imperterriti sulla nostra rotta funesta, convinti che, se mai dovesse arrivare l\u2019Apocalisse, la scienza ci salver\u00e0. La scienza, il nostro nuovo Dio, sterile ed efficiente.<\/p>\n<p>La giornalista e attivista Naomi Klein, autrice del libro\u00a0<em>Una rivoluzione ci salver\u00e0,\u00a0<\/em>sostiene che la salvezza non giunger\u00e0 affatto dalla scienza e invita a ripensare drasticamente la cultura capitalista, dichiarando che l\u2019unica speranza per il futuro \u00e8 da ricercarsi nel diritto all\u2019uguaglianza e nella compassione. Per i pi\u00f9 disillusi queste parole potrebbero assomigliare ad una favoletta per bambini, eppure, se \u00e8 vero che ogni civilt\u00e0 ha una ascesa, un apice e infine una caduta, e se accettiamo di non poter cambiare, allora dobbiamo anche accettare che probabilmente abbiamo raggiunto la nostra vetta umana; ad attenderci c\u2019\u00e8 dunque solo lo schianto.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abIl nostro sistema economico e il nostro sistema planetario sono oggi in conflitto. Da un lato, ci\u00f2 di cui il clima ha bisogno per evitare il collasso \u00e8 una contrazione del nostro modo di utilizzare le risorse; dall\u2019altro, il nostro modello economico richiede, per evitare il collasso, una continua espansione senza vincoli. Solo uno di questi due insiemi di regole pu\u00f2 essere cambiato, e non \u00e8 quello delle leggi di natura\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/antropocene-ambiente\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/antropocene-ambiente\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Alessandra Spallarossa) &nbsp; Il mondo \u00e8 al tracollo? 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