{"id":69011,"date":"2021-12-07T09:30:06","date_gmt":"2021-12-07T08:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69011"},"modified":"2021-12-07T09:20:00","modified_gmt":"2021-12-07T08:20:00","slug":"algeria-e-marocco-fratelli-coltelli-sullorlo-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69011","title":{"rendered":"ALGERIA E MAROCCO: \u201cFRATELLI COLTELLI\u201d SULL&#8217;ORLO DELLA GUERRA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Andrea Gaspardo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Uno spettro di guerra si aggira per il Maghreb; tuttavia non si tratta di uno spettro evanescente e lontano dato che, da qualche tempo a questa parte, le relazioni tra Marocco ed Algeria hanno raggiunto il loro punto pi\u00f9 basso e rischiano di tracimare in una guerra a tutto campo i cui effetti potrebbero essere potenzialmente catastrofici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Con una decisione annunciata il 31 di ottobre del 2021 e diventata esecutiva il giorno successivo (1 novembre), il presidente della Repubblica Democratica Popolare di Algeria, Abdelmajid Tebboune, ha manifestato al mondo la ferma decisione da parte del suo paese di cessare qualsiasi esportazione di gas naturale diretta in Spagna attraverso il gasdotto MEG (Maghreb-Europe Gas Pipeline) che attraversa anche il Regno del Marocco, promettendo al contempo che i contratti delle forniture in essere da parte dello stato algerino con la Spagna ed il resto dell&#8217;Europa verranno comunque rispettati utilizzando la capacit\u00e0 di distribuzione dei gasdotti Medgaz, Galsi e Trans-Mediterranean. Appare dunque palese il duplice obiettivo da un lato di rassicurare i tradizionali partner europei, senza la cui valuta forte la fragile economia algerina sarebbe alla bancarotta da un pezzo, e di punire il Marocco, colpevole secondo le autorit\u00e0 di Algeri di aver commesso una serie di atti volti ad ottenere la destabilizzazione dell&#8217;Algeria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quali sono le ragioni sia immediate che remote di questa crisi? E qual \u00e8 la posta in gioco di questo duello che rischia di vedere molte vittime e nessun vincitore? Lo scopriremo ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I territori facenti parte dei moderni stati di Marocco ed Algeria sono stati letteralmente forgiati in epoca moderna dal fuoco del colonialismo francese. Mentre il Marocco, allora sultanato governato sin dal 1666 dalla dinastia alawide, entr\u00f2 stabilmente nell&#8217;orbita francese in qualit\u00e0 di protettorato solamente nel 1912 sullo sfondo di una serie di accordi internazionali, la storia dell&#8217;Algeria fu assai pi\u00f9 sanguinosa. Nel 1830 le truppe coloniali francesi guidate dalle formazioni di quella che di l\u00ec a poco sarebbe diventata la \u201cLegione Straniera\u201d, sbarcarono attorno alle citt\u00e0 di Algeri ed Orano e nel corso dei successivi 4 anni di lotta senza quartiere presero il controllo della fascia litoranea di quella che sarebbe diventata a tutti nota come \u201cAlgeria\u201d. Nel corso di quegli eventi si stima che ben 1.000.000 dei circa 3.000.000 di abitanti arabo-berberi nativi del territorio vennero uccisi dalle truppe francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il dominio coloniale francese dur\u00f2 ben 132 anni, dal 1830 al 1962, e malgrado un certo lascito positivo sul piano culturale ed istituzionale (con un 70% della popolazione parlante fluentemente il francese, l&#8217;Algeria \u00e8 oggi il secondo paese francofono al mondo), esso fu caratterizzato per la maggior parte dal sistematico saccheggio e sfruttamento sia del territorio che della popolazione nativa la quale venne per l&#8217;assoluta maggioranza tagliata fuori da qualsivoglia gestione economica ed amministrativa del territorio. Si stima che nel corso dell&#8217;intero arco temporale sopra citato, le politiche coloniali francesi abbiano nel complesso causato la morte di 10.000.000 di algerini, in quello che fu a tutti gli effetti uno dei peggiori genocidi della Storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1957 il Marocco ottenne l&#8217;indipendenza attraverso una serie di negoziazioni tra la leadership politica locale ed il governo francese. Tali negoziazioni permisero al paese di separarsi dal suo ingombrante \u201cprotettore coloniale\u201d senza eccessivi traumi, ed anzi permisero allo stato francese ed alle \u00e9lite marocchine di creare una vera e propria partnership strategica sia a livello economico che geopolitico che dura ancora oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Totalmente diverso fu, anche in questa occasione, il caso algerino. Il gigante nordafricano infatti ottenne l&#8217;indipendenza solo dopo una selvaggia guerra per l&#8217;indipendenza (che fu anche una guerra civile, dato che circa met\u00e0 della popolazione algerina parteggi\u00f2 di fatto per la Francia) che ebbe un costo altissimo. Qui \u00e8 necessario meditare su alcune cifre che torneranno utili pi\u00f9 tardi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; 1.500.000 furono gli algerini che vennero uccisi dalle forze armate francesi nel corso della guerra;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; 50.000 furono gli algerini (denominati \u201charki\u201d) che vennero uccisi durante la guerra mentre combattevano tra le fila della forze armate francesi ed altri 150.000 vennero massacrati, spesse volte con furia medievale, nella resa dei conti finale che si consum\u00f2 nell&#8217;immediato dopoguerra;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; 500.000 furono gli algerini che dovettero trovare rifugio in qualit\u00e0 di \u201cprofughi di guerra\u201d nei vicini Marocco e Tunisia mentre 2.000.000 divennero \u201cprofughi interni\u201d dopo che i loro villaggi erano stati sistematicamente rasi al suolo nel corso dei combattimenti che opposero le forze armate francesi e lo FLN algerino;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; nei mesi immediatamente seguenti al termine delle ostilit\u00e0 1.400.000 \u201cPieds-Noirs\u201d di origine europea, 200.000 ebrei algerini e 90.000 \u201charki\u201d e membri delle loro famiglie furono costretti a lasciare il paese in uno dei pi\u00f9 grandi esodi della Storia moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato finale di tutti questi luttuosi eventi fu che, il 5 luglio del 1962, quando il neo costituito \u201cGoverno di Unit\u00e0 Nazionale\u201d algerino proclam\u00f2 finalmente l&#8217;indipendenza del paese, l&#8217;Algeria si ritrov\u00f2 con una popolazione di 9.000.000 di abitanti contro gli 11.000.000 che aveva nel 1954, quando il conflitto era iniziato. Infatti, nonostante nel corso della guerra il tasso di fertilit\u00e0 totale delle donne musulmane locali fosse rimasto alto e nei mesi compresi tra la fine delle ostilit\u00e0 (marzo del 1962) e la proclamazione dell&#8217;indipendenza (luglio del 1962) tutti i 500.000 \u201cprofughi di guerra\u201d fossero tornati nel paese, ci\u00f2 non si era dimostrato sufficiente a colmare lo shock demografico totale causato dalla perdite di guerra e dalle successive epurazioni ed espulsioni. Non solo, i vincitori del FLN si trovarono a gestire un paese completamente a pezzi e nella miseria pi\u00f9 nera. Le parole dell&#8217;allora primo ministro e presidente Ahmed Ben Bella: \u201cIn tutto il paese avevamo solamente 2 architetti, meno di 100 dottori e 500 studenti universitari tra Algeri e Parigi\u201d. Non meno efficaci furono le parole di Sid Ahmed Ghozali che, fresco di laurea alla prestigiosa \u00c9cole del Ponts ParisTech, dovette sobbarcarsi il compito, all&#8217;et\u00e0 di 25 anni, di organizzare la creazione della Sonatrach, futuro gigante nazionale degli idrocarburi, che poi diresse per i successivi 15 anni: \u201cAvevamo ereditato un paese di 9 milioni di mendicanti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dulcis in fundo, bench\u00e8 la Francia avesse infine accettato l&#8217;inevitabilit\u00e0 dell&#8217;indipendenza dell&#8217;Algeria, essa continuava a proiettare la sua ingombrante ombra sul paese nordafricano mediante il perpetuarsi della presenza della marina francese nella base di Mers El K\u00e9bir (che sarebbe stata evacuata solo nel 1967), il possesso dei poligoni nucleari di Reggane e In Ekker nel profondo Sahara algerino (dove la Francia continu\u00f2 ad effettuare test nucleari fino al 1966) ed al quasi completo controllo del sistema bancario e delle risorse petrolifere (a titolo esemplificativo baster\u00e0 ricordare che, nel 1963, la neo costituita Sonatrach, sopra menzionata, deteneva il possesso solamente del 4,5% dei perimetri di esplorazione contro il 67,5% detenuto dalle compagnie francesi!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 chiaro che, analizzando tutti questi fatti sul terreno \u00e8 facile comprendere come la leadership politica del neonato stato algerino non fosse minimamente propensa a scendere ad ulteriori compromessi al ribasso in materia di sovranit\u00e0 territoriale e sicurezza nazionale. Ed \u00e8 proprio su questo scivolosissimo piano che i rapporti tra Marocco ed Algeria iniziarono a guastarsi da subito, tuttavia, per comprenderlo meglio \u00e8 necessario prima fare un passo indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A partire dal 1795, la Francia ed il Marocco combatterono non meno di 9 guerre le quali si conclusero tutte (con l&#8217;eccezione della prima) con la sconfitta delle forze marocchine. Particolarmente pesante fu la sconfitta nel corso della guerra del 1844 alla quale segu\u00ec la firma del cosiddetto \u201cTrattato di Tangeri\u201d mediante il quale il Marocco riconobbe i territori algerini come parte della Francia. Il successivo trattato di Lalla Maghnia obblig\u00f2 inoltre il sultanato ad accettare una revisione dei confini a favore degli interessi francesi risultando nel trasferimento dal Marocco ai dipartimenti algerini della Francia di tutta una serie di provincie situate nella vasta area compresa tra Figuig e Tindouf.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sia al livello delle \u00e9lite che a quello popolare, i marocchini non hanno mai accettato il nuovo status quo ed hanno cercato attivamente di modificarlo, sia attraverso lo scoppio di nuovi conflitti che mediante l&#8217;azione diplomatica. Nel corso della Guerra d&#8217;Indipendenza d&#8217;Algeria, il governo marocchino appoggi\u00f2 gli sforzi bellici del FLN algerino e rifiut\u00f2 di entrare in trattativa con le autorit\u00e0 francesi per una ridefinizione dei confini a proprio vantaggio. La \u201cratio\u201d del comportamento marocchino si spiega con le seguenti ragioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">primo: l&#8217;obiettivo geopolitico di espellere la Francia dal Maghreb era considerato dalla leadership di Rabat come strategico e assai pi\u00f9 importante di tutto il resto;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">secondo: le autorit\u00e0 marocchine ritenevano che, aiutando attivamente lo FLN, avrebbero ottenuto delle importanti leve politiche da poter utilizzare successivamente a proprio vantaggio una volta che il conflitto fosse concluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1962, ad indipendenza algerina ormai avvenuta, il Marocco si fece avanti al fine di ottenere i crediti geopolitici che pensava di aver maturato nei confronti del suo vecchio\/nuovo vicino non rendendosi conto che, dopo il carnaio della Guerra d&#8217;Indipendenza d&#8217;Algeria, per tutte le ragioni indicate nei paragrafi in alto, la leadership di Algeri non era minimamente intenzionata a scendere a patti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le relazione diplomatiche tra i due paesi si guastarono ben presto fino a sfociare nella cosiddetta \u201cGuerra delle Sabbie\u201d, durata tra il 25 settembre del 1963 ed il 20 di febbraio del 1964, e durante la quale gli algerini (grazie al determinante sostegno militare fornito da Cuba) riuscirono a bloccare l&#8217;attacco marocchino e a proteggere la propria integrit\u00e0 territoriale. Quella che avrebbe potuto essere una fruttuosa collaborazione si trasform\u00f2 da quel momento in aperta ostilit\u00e0 che i sessant&#8217;anni successivi non sono minimamente riusciti a scalfire e che, anzi, ha visto una svolta persino peggiorativa mano a mano che ulteriori eventi si sono accumulati facendo crescere l&#8217;odio e la mancanza di fiducia reciproca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non hanno poi aiutato i diversi percorsi ideologici che i due paesi hanno imboccato. Mentre il Marocco dal punto di vista istituzionale \u00e8 rimasto sostanzialmente una monarchia assoluta, conservatrice e reazionaria al pari delle altre monarchie del mondo arabo, l&#8217;Algeria \u00e8 diventata un paese rivoluzionario e non-allineato dominato da un&#8217;ideologia improntata dalla convivenza tra un&#8217;antica anima islamista ed un confuso \u201csocialismo arabo\u201d. Malgrado quindi i due paesi condividano una comune cultura arabo-berbera di fondo, sono separati da un solco ideologico sostanzialmente incolmabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Una ulteriore nota dolente da aggiungere alla fotografia complessiva \u00e8 costituita dalla mai del tutto sopita spinta espansionistica relativa al \u201cGrande Marocco\u201d. Per coloro che non ne hanno mai sentito parlare, l&#8217;ideologia del \u201cGrande Marocco\u201d venne formulata da un gruppo di intellettuali marocchini guidati da Muhammad Allal al-Fassi, illustre politico, scrittore, poeta e studioso islamico, co-fondatore del partito nazionalista, conservatore e monarchico \u201cIstiqlal\u201d (traducibile come Partito dell&#8217;Indipendenza) e propaganderebbe la necessit\u00e0 da parte del Marocco di rientrare in possesso in toto od in parte dei territori africani del medievale Impero degli Almoravidi. Nella sua versione aggiornata, tale idea espansionistica prevederebbe che il \u201cGrande Marocco\u201d comprenda non solo i territori degli attuali Marocco e Sahara Occidentale, ma anche i territori spagnoli di Ceuta, Melilla e delle Isole Canarie, l&#8217;isola portoghese di Madeira, l&#8217;intero territorio della Mauritania ed una porzione considerevole sia del Mali che dell&#8217;Algeria. Va ulteriormente specificato che la porzione di terra algerina rivendicata dall&#8217;ideologia del \u201cGrande Marocco\u201d \u00e8 assai pi\u00f9 grande delle provincie marocchine cedute a suo tempo dal sultanato in base ai trattati di Tangeri e di Lalla Maghnia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene l&#8217;ideologia del \u201cGrande Marocco\u201d non sia mai diventata \u201cpolitica di stato\u201d del regno alawide, nondimeno n\u00e9 il partito Istiqlal, n\u00e9 le altre formazioni politiche che negli anni hanno affermato di volersene ispirare hanno mai fatto pubblico ripudio della stessa. In tempi diversi inoltre, intellettuali, giornalisti, leader religiosi islamici e vari altri soggetti di tutti i tipi vi hanno fatto pi\u00f9 volte accenno per mobilitare le masse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1975 poi, un ulteriore evento ha nuovamente portato i due paesi sull&#8217;orlo della guerra. A seguito del disimpegno della Spagna dai territori del Sahara Occidentale (vasta area costituita dai possedimenti coloniali di \u201cR\u00edo de Oro\u201d e \u201cSeguia El Hamra\u201d), il Marocco lo invase prendendone possesso prima congiuntamente alla Mauritania e poi (a partire dal 1979) conservandone il dominio esclusivo. L&#8217;occupazione marocchina del Sahara Occidentale ha provocato sia la violenta reazione della locale popolazione sahrawi che, guidata dal Fronte POLISARIO, si oppose militarmente all&#8217;azione marocchina, che un irrigidimento ulteriore dei rapporti con l&#8217;Algeria la quale rispose prima espellendo dal proprio territorio la vibrante comunit\u00e0 marocchina ivi residente (circa 350.000 persone) accusata di essere la \u201cquinta colonna\u201d del nemico in casa e poi pass\u00f2 a sostenere direttamente il Fronte POLISARIO, accogliendone il quartier generale nella cittadina di Tindouf, fornendo armamenti ed addestrandone i miliziani sia alla guerriglia che alle operazioni convenzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante nel settembre del 1991 le autorit\u00e0 marocchine ed il Fronte POLISARIO avessero raggiunto un accordo per il cessate il fuoco, il conflitto non \u00e8 approdato ad una pace duratura ma anzi si \u00e8 tramutato in un cosiddetto \u201cconflitto congelato\u201d dato che il Marocco, per tutta una serie di ragioni, ha preso coscientemente la decisione di non ottemperare alle clausole dell&#8217;accordo di pace di sua propria pertinenza. Inutile a dirlo, il fatto che la questione del Sahara Occidentale sia rimasta una \u201cferita aperta\u201d non ha certo aiutato a migliorare le relazioni tra i due vicini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso della sanguinosissima \u201cGuerra Civile Algerina\u201d, Algeri accus\u00f2 Rabat di appoggiare segretamente i gruppi dell&#8217;insorgenza islamica lasciando passare sia uomini che armi attraverso la frontiera. Il Marocco ha replicato accusando l&#8217;Algeria di fomentare le proteste che a pi\u00f9 riprese, dal 2011 ad oggi, hanno segnato la scena politica domestica del paese e di continuare a sostenere il Fronte POLISARIO nelle sue \u201cazioni provocatorie\u201d. Successivamente, la mano delle autorit\u00e0 marocchine \u00e8 stata tirata in ballo anche quando le autorit\u00e0 e le forze di sicurezza algerine hanno dovuto negli ultimi anni fare i conti sempre pi\u00f9 spesso con il malcontento degli abitanti delle zone a maggior impronta culturale berbera, come la Cabilia. Proprio questa regione, da decenni al centro di imponenti manifestazioni antigovernative ed insofferente nei confronti dei diktat provenienti dal governo centrale, \u00e8 stata particolarmente colpita a partire dall&#8217;agosto 2021 da una serie di violenti incendi che hanno causato la morte di almeno 90 persone, tra le quali ben 33 militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene la posizione ufficiale del governo sia che i soldati siano morti dopo essere rimasti intrappolati tra le ali di un incendio mentre portavano aiuto alla popolazione civile, voci persistenti ed inquietanti provenienti dal sempre florido sottobosco delle teorie cospirative affermano che essi siano stati in realt\u00e0 uccisi nel corso di una serie di scontri armati con ribelli locali. In ogni caso, quale che sia la verit\u00e0, Algeri ha accusato il Movimento per l&#8217;Autodeterminazione della Cabilia (Mouvement pour l\u2019Autod\u00e9termination de la Kabylie \u2013 MAK) di aver deliberatamente appiccato il fuoco alla selva mediterranea al fine di creare una situazione ingovernabile. Neanche a dirlo, secondo Algeri, dietro al MAK ci sarebbe ancora una volta il Marocco. Questa \u00e8 stata la ragione che ha spinto l&#8217;Algeria a rompere ogni relazione diplomatica con il suo vicino occidentale, cosa che \u00e8 puntualmente avvenuta il 24 di agosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma gli eventi che probabilmente hanno costituito il vero \u201cRubicone\u201d dal quale non si potr\u00e0 tornare indietro sono avvenuti in campo diplomatico. Come citato sopra, al momento del pieno recupero della sovranit\u00e0 statuale, il Marocco riusc\u00ec a stabilire una durevole partnership strategica con la Francia. Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che i due paesi abbiano potuto nel tempo collaborare su diversi scacchieri geopolitici ottenendone mutui benefici. Non \u00e8 difficile capire come questa partnership privilegiata abbia pi\u00f9 volte acuito le ansie geopolitiche dell&#8217;Algeria, riportandole alla mente le tristi memorie del periodo coloniale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo, a partire dagli anni &#8217;70 del XX secolo, il Marocco \u00e8 pure riuscito a costruire un solido rapporto con gli Stati Uniti d&#8217;America diventandone de facto il \u201cgendarme\u201d nell&#8217;area del Maghreb. L&#8217;affiatamento prima tattico e poi strategico tra Washington e Rabat \u00e8 cresciuto progressivamente ed inesorabilmente fino a raggiungere l&#8217;apoteosi nel corso della presidenza Trump, quando con un colpo di spugna ed in spregio a tutte le leggi internazionali, il governo americano riconobbe i territori del Sahara Occidentale come parte integrante del Regno del Marocco, legittimandone in tal modo la politica dell&#8217;annessione unilaterale. Ben prima di tale riconoscimento, la politica estera americana e quella algerina erano improntate al mutuo sospetto (negli anni &#8217;90 del XX gli USA arrivarono persino a minacciare l&#8217;Algeria di bombardare il reattore nucleare di El Salam, vicino a Birine, a 250 chilometri a sud di Algeri, se le autorit\u00e0 del paese non ne avessero chiarito lo scopo e le caratteristiche). Tuttavia dopo la firma degli accordi di partnership strategica tra Washington e Rabat ed il riconoscimento da parte della prima dell&#8217;annessione unilaterale del Sahara Occidentale da parte della seconda, per Algeri le sirene d&#8217;allarme hanno iniziato a squillare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le gocce che hanno infine fatto traboccare il vaso sono state la firma dell&#8217;Accordo di Normalizzazione tra Marocco ed Israele con conseguente annuncio che il Marocco \u00e8 intenzionato a procedere al massiccio acquisto di armi di produzione israeliana come i sistemi antimissile Iron Dome e Barak 8, e la conferma che le Forze Armate Reali Marocchine abbiano recentemente rafforzato la loro linea di droni da combattimento grazie all&#8217;arrivo dei famigerati Bayraktar TB2 di fabbricazione turca. Se consideriamo il fatto che i rapporti tra Algeria e Turchia non sono certo idilliaci mentre con Israele si pu\u00f2 parlare tranquillamente di \u201cguerra non combattuta\u201d (non solo Algeri e Gerusalemme non hanno rapporti diplomatici ma l&#8217;Algeria appartiene pure al cosiddetto \u201cFronte del Rifiuto\u201d che mette assieme tutti gli stati arabi che si rifiutano di avere rapporti con lo stato ebraico), si capisce bene come al giorno d&#8217;oggi il Marocco sia sostanzialmente riuscito ad intessere rapporti proficui con tutti e quattro gli stati che sono visti da Algeri come potenziali fonti di minaccia e per questo fatto, e per tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato detto sin dalla prima riga di questa analisi, Rabat \u00e8 ormai diventata una minaccia esistenziale per Algeri, tanto da dover essere \u201cspenta\u201d a tutti i costi; se necessario \u201cmanu militari\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 doveroso ora chiedersi: visto il deterioramento della situazione geopolitica, i due paesi hanno realmente le armi per farsi la guerra? La risposta in questo caso \u00e8: s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non ci addentreremo ora in una dettagliata analisi delle capacit\u00e0 militari dei due contendenti, tuttavia a titolo esemplificativo baster\u00e0 ricordare che, tra il 2005 ed il 2015, il Marocco ha speso la bellezza di 48 miliardi di dollari per il proprio bilancio alla difesa mentre l&#8217;Algeria ne ha spesi addirittura 58. Nel 2020 il Marocco ha annunciato l&#8217;approvazione di un piano quinquennale del valore di ulteriori 20 miliardi di dollari in armamenti nuovi di zecca, nonostante la pandemia del Covid-19 e la crisi economica. \u00c8 inutile dire che l&#8217;Algeria non si \u00e8 lasciata intimorire ed anzi ha preso di petto la sfida marocchina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Alla luce di quanto detto sino ad ora \u00e8 evidente che la situazione nell&#8217;area del Maghreb occidentale si sta surriscaldando ad un ritmo allarmante e le cancellerie europee dovrebbero dedicare assai pi\u00f9 di una distratta attenzione agli avvenimenti di quell&#8217;area. Al di l\u00e0 dell&#8217;importanza dell&#8217;area geografica all&#8217;imboccatura del Mar Mediterraneo nella quale si trovano i contendenti e delle vitali infrastrutture energetiche dalle quali dipendono diversi paesi europei, in primis l&#8217;Italia, un ormai non pi\u00f9 tanto ipotetico conflitto marocchino-algerino avrebbe conseguenze potenzialmente devastanti sull&#8217;Unione Europea anche per l&#8217;ondata di profughi che prevedibilmente si riverserebbero sulle nostre coste e per la possibilit\u00e0 niente affatto remota che le opposte diaspore marocchina ed algerina trasformino le periferie delle grandi metropoli europee in autentici campi di battaglia; naturali estensioni della linea del fronte in terra africana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Prepariamoci dunque al peggio sperando che non accada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/algeria-e-marocco-fratelli-coltelli-sullorlo-della-guerra\">https:\/\/www.difesaonline.it\/geopolitica\/analisi\/algeria-e-marocco-fratelli-coltelli-sullorlo-della-guerra<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Andrea Gaspardo) Uno spettro di guerra si aggira per il Maghreb; tuttavia non si tratta di uno spettro evanescente e lontano dato che, da qualche tempo a questa parte, le relazioni tra Marocco ed Algeria hanno raggiunto il loro punto pi\u00f9 basso e rischiano di tracimare in una guerra a tutto campo i cui effetti potrebbero essere potenzialmente catastrofici. Con una decisione annunciata il 31 di ottobre del 2021 e diventata esecutiva&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":98,"featured_media":66026,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/FB_IMG_1625471503461.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-hX5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69011"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/98"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=69011"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69011\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69012,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69011\/revisions\/69012"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/66026"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=69011"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=69011"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=69011"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}