{"id":69048,"date":"2021-12-08T12:57:50","date_gmt":"2021-12-08T11:57:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69048"},"modified":"2021-12-08T12:57:50","modified_gmt":"2021-12-08T11:57:50","slug":"privatizzazione-dei-servizi-un-furto-senza-destrezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69048","title":{"rendered":"Privatizzazione dei servizi, un furto senza destrezza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>SOLDIEPOTERE\u00a0<\/strong>(<strong>Carlo Clericetti<\/strong>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il provvedimento sulla concorrenza \u00e8 pessimo quanto ci si poteva aspettare. Disegna un settore pubblico a cui \u00e8 praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. Il suo compito deve essere esclusivamente quello di stabilire le regole e controllare: poco importa che l\u2019esperienza abbia dimostrato chiaramente che questo surrogato del mercato non ha funzionato quasi mai, \u00e8 costoso e pu\u00f2 portare a disastri come quello del Ponte Morandi. E quando accadono, con un rovesciamento della logica, si d\u00e0 la colpa allo Stato \u201cche non ha controllato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019affidamento ai privati della gestione di servizi tradizionalmente forniti dal settore pubblico (che per semplificare chiameremo Stato, anche quando si tratta di altre sue articolazioni come ad esempio i Comuni, le Regioni, le Authority) \u00e8 motivato essenzialmente da due variabili. La prima \u00e8 il pregiudizio secondo cui il privato \u00e8 sempre pi\u00f9 efficiente, veloce e innovativo. La seconda \u00e8 la pretesa di introdurre la concorrenza anche in quei casi in cui la concorrenza \u00e8 di fatto impossibile, come per i monopoli naturali. Per chi non avesse chiaro il concetto, l\u2019esempio pi\u00f9 semplice \u00e8 quello delle autostrade: chi va \u2013 per dire \u2013 da Napoli a Milano deve fare l\u2019A1, e costruirne un\u2019altra parallela in modo da dare all\u2019utente una possibilit\u00e0 di scelta non avrebbe senso economico, anche trascurando i problemi ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque si sposta la possibilit\u00e0 di concorrenza sulla gestione, da assegnarsi tramite una gara. Supponendo una cosa che non \u00e8 affatto certa, e cio\u00e8 che la gara riesca a selezionare il candidato migliore, da questo momento il compito dello Stato \u00e8 quello di controllare che il gestore rispetti gli impegni contrattuali e che non aumenti arbitrariamente le tariffe agli utenti, i quali \u2013 come abbiamo visto \u2013 non possono fare a meno di utilizzare quel servizio, che si tratti dell\u2019autostrada oppure dell\u2019acqua o della gestione dei rifiuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su come determinare le tariffe sono state scritte intere biblioteche, ma la soluzione perfetta non \u00e8 stata trovata. In via di principio, se la gestione \u00e8 stata affidata ai privati perch\u00e9 sono pi\u00f9 efficienti, le tariffe dovrebbero diminuire rispetto alla precedente gestione pubblica, o quantomeno aumentare a un ritmo pi\u00f9 basso dell\u2019inflazione: questo, del resto, \u00e8 lo scopo \u2013 e anche la sola giustificazione \u2013 di affidare il servizio ai privati. Non so se questo sia mai accaduto. Il fatto \u00e8 che ci sono buoni motivi per rendere impossibile che accada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il privato, dalla sua attivit\u00e0, deve realizzare un profitto, mentre lo Stato dovrebbe solo coprire i costi. Questo significa che \u2013 a parit\u00e0 di tariffe \u2013\u00a0 l\u2019efficienza deve essere tanto migliore di quella del pubblico da generare un margine che assicuri un guadagno al gestore, e che possibilmente non sia tutta a carico del lavoro. E\u2019 vero che spesso le aziende pubbliche hanno sovrabbondanza di manodopera e che a volte i loro addetti riescono ad ottenere salari e prebende assai migliori di quelle che potrebbero ottenere nel settore privato, ma \u00e8 anche vero che in quest\u2019ultimo sono altrettanto frequenti i casi specularmente opposti, per esempio con l\u2019utilizzo di subappalti. Se la maggiore profittabilit\u00e0 fosse dovuta solo a questo, cio\u00e8 fosse a spese dei lavoratori, sarebbe ipocrita parlare di miglioramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Silvia Borelli, docente di Diritto del lavoro a Ferrara, si \u00e8 occupata di servizi come gli asili nido e le scuole materne.\u00a0 \u201cIl processo di esternalizzazione \u00e8 diffuso ovunque e continuer\u00e0 anche con il PNRR per il semplice motivo che questi servizi, quando sono gestiti da privati, costano circa un terzo in meno perch\u00e9: si applica un diverso contratto nazionale; si applica una diversa (pi\u00f9 facile) disciplina dei licenziamenti; possono essere utilizzate liberamente forme flessibili di lavoro; pu\u00f2 essere impiegato personale volontario (soprattutto quando gli enti gestori sono del terzo settore). Dal 2010 al 2015 l&#8217;esternalizzazione ha poi permesso di ovviare ai blocchi al turn over previsti nell&#8217;amministrazione pubblica\u201d. Come si vede, in questo caso la \u201cmaggiore efficienza\u201d deriva solo dalla possibilit\u00e0 di spremere di pi\u00f9 i lavoratori e dar loro meno garanzie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma questo \u00e8 solo l\u2019inizio dei problemi. Una corretta gestione richiede investimenti in manutenzione e miglioramenti (per esempio adottando nuove tecnologie). Per investire si deve fare debito, e salvo rare eccezioni lo Stato ottiene denaro a un costo minore del privato. I contratti possono riconoscere al gestore una remunerazione del capitale che investono, e ci sono stati casi in cui questa remunerazione \u00e8 stata fissata ad un livello assai pi\u00f9 elevato di quanto sarebbe stato ragionevole nelle condizioni di mercato del momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma quali investimenti bisogna fare, e dove? Qui si entra nel vivo della strategia di gestione. Lo Stato deve controllare quali e quanti investimenti si fanno? La risposta positiva appare scontata. Ma apre anche un problema logico. Lo Stato pu\u00f2 decidere che gli investimenti decisi dal gestore sono insufficienti o male indirizzati? Se s\u00ec, allora \u00e8 di fatto lo Stato che gestisce. Se no, allora in che cosa consiste il controllo? Ma non solo. Per decidere se sono necessari investimenti, e dove, e se sono adeguati, lo Stato dovrebbe disporre di una struttura tecnica e manageriale almeno comparabile a quella dell\u2019impresa. Personale e competenze che hanno un costo, e che sarebbero un doppione delle analoghe strutture dell\u2019impresa. E lo stesso discorso si pu\u00f2 fare sul controllo della manutenzione: serve o no qualcuno \u2013 ovviamente qualificato \u2013 che sia in grado di giudicare se la Societ\u00e0 Autostrade sta facendo adeguata manutenzione per il Ponte Morandi e per gli altri del sistema autostradale? Attenzione a rispondere \u201covviamente s\u00ec\u201d, perch\u00e9 anche questa \u00e8 una duplicazione di costi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quanto sopra deriva che un effettivo controllo \u00e8 impossibile, a meno di non duplicare le funzioni pi\u00f9 importanti dell\u2019impresa che gestisce, il che non avrebbe senso. I controlli che si fanno sono solo sulla carta, e si basano su informazioni che ha il gestore, ma non il concessionario: si deve giocoforza contare sulla buona fede (stavo per scrivere \u201cbuon cuore\u201d) dei privati. Che per\u00f2 tendono molto spesso a pesare la sicurezza in base ai costi e a trascurare quelle che gli economisti chiamano \u201cesternalit\u00e0 negative\u201d. Al di fuori del discorso sulle concessioni, abbiamo visto come la famiglia Riva ha gestito le esternalit\u00e0 negative dell\u2019Ilva, che consistevano nell\u2019avvelenare un intero territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le concessioni hanno una durata molto lunga, venti o trent\u2019anni, perch\u00e9 si deve dare al gestore la possibilit\u00e0 di rientrare dagli investimenti. E se il gestore sta facendo un cattivo lavoro? Beh, gli si revoca la concessione. Facile a dirsi, ma si \u00e8 visto che cosa \u00e8 accaduto nella vicenda Autostrade. Nonostante che ci fosse l&#8217;evidenza che la societ\u00e0 non aveva lavorato bene, adottando addirittura comportamenti penalmente rilevanti, una semplice revoca si \u00e8 rivelata impossibile, e si \u00e8 dovuto inventare un meccanismo che ha di fatto indennizzato la societ\u00e0. Il fatto \u00e8 che le grandi imprese che concorrono per questi appalti si servono dei migliori studi legali per stipulare contratti che le mettano al riparo da ogni possibile imprevisto. E non potrebbe farlo anche lo Stato, visto che le competenze interne non hanno dato grande prova? Certo, con una ulteriore duplicazione di costi che poi andranno a gravare sugli utenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si dir\u00e0 che per\u00f2 \u00e8 possibile fare confronti fra i vari gestori, e dunque con la gara successiva affidare la concessione a chi ha dato buona prova. Ma, a parte che ci sono sempre differenze che rendono non facile il confronto, la gara successiva avverr\u00e0 dopo una ventina d\u2019anni almeno, tutto il tempo perch\u00e9 una gestione mal fatta lasci danni costosissimi da riparare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riassumendo. Appaltare ai privati i servizi pubblici \u00e8 una pessima idea, strutturalmente pi\u00f9 costosa della gestione diretta. I controlli sono solo teorici, e in caso di mala gestione la revoca \u00e8 quasi impossibile. Perch\u00e9 allora si vuol fare? Perch\u00e9 operare senza concorrenza \u2013 visto che ci\u00f2 accade una volta che la concessione sia stata assegnata \u2013 \u00e8 il sogno di tutti i capitalisti, e le pressioni per imboccare questa strada sono fortissime. Qualche volta pu\u00f2 esserci anche un altro motivo: il gestore pubblico non se la sente di affrontare il costo politico di un aumento delle tariffe che sarebbe magari necessario, e lascia al privato il \u201clavoro sporco\u201d. Ma l\u2019aumento delle tariffe dev\u2019essere autorizzato dall\u2019Authority di controllo, cio\u00e8 dallo Stato, quindi la mossa corrisponde al coprirsi con una foglia di fico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sarebbe un\u2019alternativa sensata. Il confronto si potrebbe fare tra gestioni pubbliche, prendendo a modello quelle pi\u00f9 efficienti. Ce ne sono da fare invidia a qualsiasi privato. Ma questo naturalmente non piace agli adoratori del mercato, secondo i quali la mano pubblica deve fare il meno possibile e soprattutto togliersi di torno da settori lucrosi e senza rischi. Lo chiamano mercato, ma qui l\u2019unico mercato che c\u2019\u00e8 \u00e8 quello alimentato dalle lobby.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/12\/01\/privatizzazione-dei-servizi-un-furto-senza-destrezza\/\">https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/12\/01\/privatizzazione-dei-servizi-un-furto-senza-destrezza\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0SOLDIEPOTERE\u00a0(Carlo Clericetti) Il provvedimento sulla concorrenza \u00e8 pessimo quanto ci si poteva aspettare. Disegna un settore pubblico a cui \u00e8 praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. 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