{"id":69119,"date":"2021-12-13T09:30:41","date_gmt":"2021-12-13T08:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69119"},"modified":"2021-12-11T14:20:03","modified_gmt":"2021-12-11T13:20:03","slug":"del-discorso-lungo-e-di-quello-corto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69119","title":{"rendered":"Del discorso lungo e di quello corto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ARIANNA EDITRICE (Pierluigi Fagan)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-69120\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/0-19284-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/0-19284-300x199.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/0-19284.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho finito ieri di leggere \u201cIl capitalismo della sorveglianza\u201d di S. Zuboff, eletto fondamento della tradizione critica degli ultimi decenni assieme a Primavera silenziosa, No Logo, Impero, Il Capitale del XXI secolo etc (questo ultima lista la riferisco come di altri, non \u00e8 mia). La tesi del libro \u00e8 condensata -in parte- nel titolo e declinata secondo quanto riportato dalle principali recensioni che troverete facilmente sui motori di ricerca.<br \/>\nMa del libro mi interessa rilevare un altro aspetto. Il libro sviluppa 539 pagine nette, al netto cio\u00e8 delle note. Non \u00e8 n\u00e9 noioso, n\u00e9 difficile da seguire, anzi, merito dell\u2019autrice \u00e8 quello di dipanare la matassa con accorta lentezza ritornando pi\u00f9 volte sui punti precedenti di modo da costruire nel tempo, la struttura di ci\u00f2 che intendeva comunicare. Sono quindi 539 pagine \u201cnecessarie\u201d. Necessarie all\u2019autrice per dirci ci\u00f2 che aveva da dirci, necessarie al lettore per assorbire informazioni, tesi, concetti e struttura del discorso. Discorso riferito a fatti, molti fatti, interpretati e giudicati con parziale giustificazione del sistema mentale dell\u2019autrice quanto ad interpretazione e giudizio. L\u2019autrice \u00e8 docente di psicologia sociale ad Harvard, ma si \u00e8 immersa a fondo nell\u2019argomento riportandoci non solo analisi ma fatti con analisi. La parte della sua immagine di mondo dedicata a questo lavoro di analisi, dichiara esplicitamente il debito di conoscenza con Marx, Durkheim, Weber, Arendt, Polanyi forse pi\u00f9 di ogni altro.<br \/>\nIl punto \u00e8 che, in auto-analisi, debbo rilevare una differenza di conoscenza tra quello che sapevo prima di leggerlo e dopo. La tesi mi era nota, mi era nota a grandi linee la tesi specifica della Zuboff ma mi era nota la faccenda pi\u00f9 in generale avendone letto in pi\u00f9 di una dozzina di testi oltre la marea di articoli che turbinano nell\u2019argomento, gi\u00e0 da parecchio tempo. Tuttavia, solo la lettura delle 539 pagine mi ha dato tutti i livelli del discorso fatto dalla Zuboff. \u00c8 un po\u2019 come coi concetti.<br \/>\nSe provenite da una vasta e profonda conoscenza di un argomento, il concetto vi permette di zippare tutta la conoscenza che risiede nella vostra mente, in un sintetico. Quel sintetico agile e limitato, lo potrete usare con altri sintetici per costruire nuovi pensieri. Nella vostra mente ci sar\u00e0 l\u2019argomento vasto ed approfondito da una parte e per certi usi, la sua condensazione nel concetto che userete per costruire altri argomenti dall\u2019altra. Tutto ci\u00f2 ha base per\u00f2 nella conoscenza del discorso lungo.<br \/>\nDopodich\u00e9 potrete scrivere una recensione per chi non ha letto il libro o addirittura citarne il concetto dentro altri discorsi. L\u2019informazione di massa, nei media moderni o in quello ultra-moderno di Internet (social, blog etc.), veicola solo i concetti. Spesso neanche quelli, si va direttamente al giudizio. Ma cosa capisce la gente dei concetti se non \u00e8 stata esposta al processo di condensazione del discorso lungo in quello breve che \u00e8 appunto il concetto? O peggio cosa capisce di un giudizio se non ha neanche il concetto per non dire del discorso lungo che questo vorrebbe zippare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendiamo l\u2019ultimo Rapporto Censis. Viaggiano articoli di commento e tabelline postate sui social con commenti vari. Chi usa il testo per sostenere A, chi per sostenere B, chi per invalidare quello che sostiene B e viceversa, chi per invalidare alla radice la credibilit\u00e0 del Censis e dei suoi dati statistici sintetici. Stamane sono andato su loro sito ed ho letto una sintesi meno sintetica di una tabellina sul tema dell\u2019irrazionalit\u00e0, che allego. Be\u2019 la sintesi che pure \u00e8 sintetica rispetto al testo del Rapporto \u00e8 molto diversa nel senso e significato rispetto ai commenti che girano nell\u2019informazione e nella suburra social.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di nuovo, il discorso lungo io non l\u2019ho neanche letto visto che non ho letto il Rapporto (per anni, quando lavoravo, andavo a comprare e poi leggere il Rapporto Censis perch\u00e9 era la fonte principale di una vasta analisi sociale, un tipo di analisi che cinquanta anni fa facevano in molti ed in molti modi ed era parte della cultura medio-alta diffusa con fonti plurali. Negli ultimi decenni s\u2019\u00e8 fatta sempre meno, comunicata ancora meno e da ultimo, per niente, senza che nessuno se ne lamentasse). Potrei dire di conoscere abbastanza l\u2019argomento per varie ragioni di studio e di interesse, ma ci\u00f2 che mi sembrava emergere esponendomi al flusso delle informazioni, non corrisponde neanche un po\u2019 alla pur limitata sintesi dell\u2019articolo pubblicato dallo stesso Censis che ho letto stamane. Di nuovo, quali sono i rapporti tra i nostri discorsi brevi e quelli lunghi nel dibattito pubblico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi abbiamo folle che credono alla scienza ed altri che non ci credono a priori. Cinquanta anni fa era consenso diffuso almeno nelle vaste platee critiche (che erano pi\u00f9 vaste delle attuali) il concetto di \u201cnon neutralit\u00e0 della scienza e degli scienziati\u201d. Il che per\u00f2 non significava pensare a priori che qualsiasi informazione scientifica fosse una bufala ideologica. Di nuovo, il discorso lungo predispone ad assorbire informazioni, schemi interpretativi, riferimenti su cui applicare la lente critica per filtrare il tutto e discernere il grano dal loglio, facendosi una opinione. Il discorso breve invece d\u00e0 l\u2019illusione di avere un concetto, quindi una conoscenza, ma in realt\u00e0 d\u00e0 solo un geroglifico il cui senso e significato non si ha. Tale geroglifico inserito nel giudizio dato dalla fonte a cui prestiamo credibilit\u00e0 a priori, determina la nostra illusione di conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Far\u00f2 un altro esempio. Tempo fa mi sono concesso qui nel mattatoio dell\u2019intelligenza che \u00e8 facebook, un cinque minuti di polemica con una signora che sosteneva l\u2019evidenza della bufala del problematico problema climatico, rilanciando il concetto che la CO2 era la \u201cmolecola della vita\u201d. Come poteva la molecola della vita insidiare la vita? La signora non sapeva che non \u00e8 la qualit\u00e0 intrinseca della CO2 ma la sua quantit\u00e0 il problema. La signora spedita sulla superfice di Venere dove l\u2019eccesso di CO2 crea un effetto serra tale che al suolo ci sono 400\u00b0, si sarebbe letteralmente squagliata in pochi secondi anche se prima, per sua fortuna, sarebbe morta di collasso per colpa della sua \u201cmolecola della vita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello climatico \u00e8 un discorso lungo, come quello economico, ambientale, geopolitico, politico e sociale, tecno-scientifico, filosofico o qualsivoglia altro. Questi discorsi lunghi richiedono tempo, tempo per conoscere, digerire, elaborare, sintetizzare, costruire sintesi di sintesi, dibattere con altre menti. Tempo che mediamente nessuno ha poich\u00e9 nel nostro ordinamento il tempo \u00e8 denaro ed il denaro \u00e8 la fiche del gioco, gioco sociale che non possiamo non giocare sebbene il casin\u00f2 non l\u2019abbiamo scelto noi, ci siamo stati \u201cgettati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Noi viviamo in una societ\u00e0 che si dice dell\u2019informazione, ma il sottostante \u00e8 una societ\u00e0 dell\u2019ignoranza. La societ\u00e0 dell\u2019informazione \u00e8 una societ\u00e0 dei discorsi brevi, dei concetti (se ti va bene, pi\u00f9 spesso delle sole \u201casserzioni\u201d), dell\u2019illusione di sapere ci\u00f2 su cui esprimiamo giudizi. Questa grande illusione della societ\u00e0 dell&#8217;informazione, che scambia la conoscenza con l\u2019informazione, il discorso lungo con quello breve, copre una societ\u00e0 profondamente ignorante, siamo nella palese diseguaglianza della conoscenza da cui ogni altra sopravviene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 \u00e8 profondamente ignorante per il semplice fatto che i discorsi lunghi presuppongono il tempo ed il tempo \u00e8 una risorsa scarsa passibile di usi alternativi, ma non scelti in libert\u00e0 perch\u00e9 il contratto sociale (oggi derogato sistematicamente da \u00e9lite strette tra ignoranza ed irrisolvibile conflitto di interessi) impone che pi\u00f9 met\u00e0 del tempo di veglia sia dedicato a procurarsi le fiche del gioco, che poi \u00e8 la nostra stessa esistenza; quindi, un gioco \u201cche non si pu\u00f2 non giocare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rischio adattivo che corriamo perch\u00e9 siamo capitati in un mondo sempre pi\u00f9 complesso ovvero fatto di questioni molteplici la cui conoscenza presupporrebbe molto tempo, \u00e8 che questo mondo va da una parte e dall\u2019altra va la nostra illusione di partecipare al discorso pubblico, alimentata da asserzioni senza concetto o concetti senza conoscenza nel turbinio informativo a cui ci dedichiamo quando non abbiamo altro da fare, oltretutto convincendoci che l\u2019informazione del discorso breve possa surrogare la conoscenza del discorso lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il che ci porterebbe ad una istanza politica prioritaria: rivendicare il tempo. Le teorie politiche critiche, ma direi \u201calternative allo stato di cose\u201d perch\u00e9 sono svariati decenni che avremo dovuto capire che la critica \u00e8 un passivo mentre il mondo \u00e8 un attivo e l\u2019attivo non viene all\u2019essere dal passivo (dal non essere), dovrebbero avere in cima al proprio elaborato il punto: senza il tempo non c\u2019\u00e8 conoscenza, senza conoscenza non c\u2019\u00e8 democrazia, senza democrazia falliremo l\u2019adattamento e ne patiremo lungamente e dolorosamente le conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con una societ\u00e0 dell\u2019ignoranza dentro un\u2019era in cui aumenta vistosamente la complessit\u00e0, la predizione \u00e8 facile, ma non confortante. Scusate la lunghezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[A chi mai interessasse, il paper del Censis: https:\/\/www.censis.it\/rapport&#8230;\/la-societ%C3%A0-irrazionale. Una breve aggiunta sul tema del giorno: l\u2019irrazionale. Il concetto \u00e8 ingannevole, il ragionamento irrazionale non rinuncia affatto alla razionalit\u00e0, solo, la applica ad una insufficiente conoscenza. Non c\u2019\u00e8 una epidemia di illogica, c\u2019\u00e8 una epidemia di ignoranza. ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/del-discorso-lungo-e-di-quello-corto\">https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/del-discorso-lungo-e-di-quello-corto<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ARIANNA EDITRICE (Pierluigi Fagan) Ho finito ieri di leggere \u201cIl capitalismo della sorveglianza\u201d di S. Zuboff, eletto fondamento della tradizione critica degli ultimi decenni assieme a Primavera silenziosa, No Logo, Impero, Il Capitale del XXI secolo etc (questo ultima lista la riferisco come di altri, non \u00e8 mia). 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