{"id":69147,"date":"2021-12-13T09:30:25","date_gmt":"2021-12-13T08:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69147"},"modified":"2021-12-13T09:05:42","modified_gmt":"2021-12-13T08:05:42","slug":"la-sinistra-liberal-alla-prova-della-pandemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69147","title":{"rendered":"La sinistra (liberal) alla prova della pandemia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Mattia Marasti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Uno degli insegnamenti politici che possiamo trarre dalla pandemia \u00e8 l\u2019ormai manifesta incompatibilit\u00e0 tra la realt\u00e0 e il paradigma che ha dominato la sinistra occidentale negli ultimi trent\u2019anni. Quello che \u00e8 stato definito &#8220;Terza Via&#8221; o &#8220;liberismo di sinistra&#8221; appare oggi inutile per capire e, ancora di pi\u00f9, per risolvere i problemi che affronta la nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per comprendere questo cambio di rotta \u00e8 necessario rivolgere lo sguardo al passato, in particolare alla congiuntura storica degli anni \u201970. A seguito della Seconda Guerra Mondiale, i governi degli Stati occidentali applicarono politiche interventiste in grado di garantire una crescita economica inclusiva ed egualitaria. Tali iniziative, seppur anticipate negli anni \u201930 dal programma dell\u2019amministrazione Roosevelt , affondano le proprie radici nella vittoria del partito laburista alle elezioni britanniche del 1945, un momento magistralmente catturato dal documentario \u201cThe Spirit of \u201945\u201d di Ken Loach.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A guidare l\u2019azione del governo fu il cosiddetto Rapporto Beveridge: stilato da un parlamentare ed economista di ispirazione liberale (oggi sembrerebbe un paradosso), consigliava la creazione di un welfare state inclusivo che garantisse standard di vita superiori rispetto a quelli precedenti alla guerra. Il fiore all\u2019occhiello di questo rapporto fu l\u2019NHS, il primo servizio sanitario universale istituito dal gabinetto Attlee nella seconda met\u00e0 degli anni \u201940.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il cosiddetto \u201cconsenso keynesiano\u201d consistette, di fatto, nella creazione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta dalle macerie della guerra attraverso l\u2019intervento statale, attuato tanto dai governi di destra quanto da quelli di sinistra. D\u2019altronde, sempre rivolgendo lo sguardo al Regno Unito, gi\u00e0 nell\u2019800 i conservatori avevano compreso l\u2019importanza di mantenere la concordia sociale, dando vita alla corrente One Nation Conservative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, ogni politica ha fondamenta teoriche. Quegli anni furono segnati, in campo economico, dalla sintesi neoclassica. Incorporando gli insegnamenti di Keynes nella teoria neoclassica, economisti come Robert Solow e Paul Samuelson costruirono una teoria raffinata in grado di guidare la politica del tempo. Uno dei risultati fondamentali per l\u2019attuazione di un certo tipo di politiche fu la cosiddetta curva di Philipps. Studiata prima dal punto di vista empirico e poi incorporata nel contesto teorico proprio da Solow e Samuelson, di fatto stabiliva che una certa inflazione fosse il prezzo da pagare per una bassa disoccupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Negli anni \u201970 questo assunto venne meno, come previsto da Milton Friedman quasi un decennio prima. Si assistette, infatti, a quel fenomeno denominato stagflazione: la presenza di alti tassi di inflazione e di un\u2019alta disoccupazione. La fine di un\u2019epoca, come ebbe a dire James Callagham nel suo discorso alla conferenza del 1976 del partito laburista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fu proprio in questo contesto che si realizz\u00f2 un cambio di paradigma radicale, supportato dai cambiamenti che stavano ridisegnando le teorie economiche: l\u2019affermazione della nuova macroeconomia neoclassica, della public choice theory e del monetarismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, nasceva quello che comunemente chiamiamo neoliberismo, termine che sinceramente trovo poco consono e che sostituirei volentieri con \u201cfeticismo del mercato\u201d. Lungi dall\u2019essere una teoria ben formulata, si trattava sostanzialmente di una fede profonda, se non cieca, nelle virt\u00f9 del mercato, testimoniata ad esempio dall\u2019atteggiamento ideologico di Margaret Thatcher.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A trainare la rivoluzione neoliberista furono Ronald Reagan e, appunto, Margaret Thatcher. Ma la comunione d\u2019intenti tra i due \u00e8 pi\u00f9 debole di quanto si pensi: se l\u2019azione politica della Lady di Ferro si basava su una serie di idiosincrasie e dogmi pi\u00f9 filosofici che economici, la politica di Reagan fu piuttosto ambigua. Da una parte la lotta all\u2019inflazione con il rialzo dei tassi della FED, dall\u2019altra le necessit\u00e0 politiche dovute alla guerra fredda fecero lievitare il debito pubblico \u2013 grazie anche a una politica di taglio delle tasse supportata dall\u2019improbabile teoria della curva di Laffer \u2013 e attraverso la spinta sulle tecnologie militari posero le precondizioni per la rivoluzione tecnologica degli anni a venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per reagire al dominio incontrastato delle destre e al mutato scacchiere geopolitico, la sinistra non poteva di certo cancellare gli ultimi dieci anni con un colpo di spugna. Dopo l\u2019inaspettata sconfitta elettorale del \u201992, i laburisti si affidarono a Tony Blair. Il cambiamento fu radicale: fu proprio Blair a tagliare il cordone ombelicale con il passato di sinistra del Labour, elogiando il contributo del mercato nella creazione di scuole e ospedali. Nel 1997 i laburisti non vinsero le elezioni: le stravinsero. Dall\u2019altra parte dell\u2019Oceano, Bill Clinton, democratico, portava avanti lo stesso tipo di politiche. Politiche che, nonostante i feticisti del mercato si ostinino a negarlo, gettarono i semi per la crisi del 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dietro questa rivoluzione copernicana, si celava la fede nell\u2019idea di un mercato in grado di garantire prosperit\u00e0 e benessere diffuso. Non il mercato artificiale di Polanyi e Granovetter, ma un mercato naturale. Come un sistema fisico, il mercato si dirigerebbe spedito verso uno stato di equilibrio. L\u2019azione della sinistra si riduceva cos\u00ec alla creazione di un ambiente favorevole al mercato. Si doveva investire in capitale umano e infrastrutture, ma sempre in una logica market based.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Che cosa \u00e8 successo dopo? La crisi del 2008 mostr\u00f2 la fragilit\u00e0 di un sistema lasciato a s\u00e9 stesso e le profonde iniquit\u00e0 che esso aveva creato. Come hanno studiato Piketty, Saez e Zucman la crescita dagli anni \u201980 al 2016 ha maggiormente favorito le fasce pi\u00f9 benestanti della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi del 2008 min\u00f2 alle fondamenta il feticismo del mercato. Non furono colpite solo le tesi sull\u2019efficienza dei mercati finanziari (come l\u2019ipotesi di mercati efficienti di Eugene Fama). A uscire dalla crisi pi\u00f9 velocemente furono quei paesi il cui manifatturiero pesava di pi\u00f9 sul PIL: questo andava in controtendenza rispetto all\u2019enfasi che era stata data negli anni precedenti all\u2019economia dei servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi pandemica ha dato il colpo di grazia al vetusto sistema concettuale neoliberista, rendendo obsoleta qualunque pretesa di un ritorno al centro. Non a caso gli esponenti politici di quell\u2019area, insieme agli intellettuali di riferimento, non hanno ancora compreso appieno le conseguenze dell\u2019epidemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per sua natura, un\u2019epidemia \u00e8 un fenomeno sociale complesso che si basa sull\u2019interazione tra agenti e sulla natura dei loro rapporti: il virus non \u00e8 un essere razionale che massimizza la sua utilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il virus \u00e8 un problema sociale, nonostante per anni si fosse ripetuto, seguendo la Thatcher, che la societ\u00e0 non esiste e che esistono solo gli individui. Questa componente sociale, che fa s\u00ec che le esternalit\u00e0 non siano l\u2019eccezione ma la regola, ha delle implicazioni profonde sulle politiche da attuare. Poich\u00e9 il mercato \u00e8 incorporato nella societ\u00e0, i legami e le influenze giocano un ruolo fondamentale nell\u2019applicabilit\u00e0 di un certo tipo di politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo aspetto, strettamente collegato al primo, riguarda le disuguaglianze. Fin dall\u2019inizio dell\u2019epidemie \u00e8 stato compreso che a reggere il peso non sarebbero stati, ovviamente, coloro che hanno beneficiato della crescita di questi anni. Chi si \u00e8 trovato a passare il lockdown in condizioni di povert\u00e0 o di disagio abitativo, chi viveva nel dolore cieco della depressione, chi vedeva crescere rischi e responsabilit\u00e0, chi era in una situazione lavorativa precaria o chi, addirittura, una casa non ce l\u2019aveva neanche: queste sono le persone ad aver sofferto maggiormente. Uno dei maggiori problemi, soprattutto con il protrarsi dell\u2019emergenza pandemica, \u00e8 stato proprio quello di come alleviare il peso sulle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non vi \u00e8 discussione sul fatto che le disuguaglianze siano cresciute a dismisura in questi ultimi quarant\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come societ\u00e0, siamo disposti a tollerare un certo livello di disuguaglianze: anzi, in certi contesti \u2013 lontani anni luce da quello occidentale \u2013 le disuguaglianze possono anche funzionare da motore per la crescita economica. Ma, poich\u00e9 non si tratta di un motore che saggiamente possiamo maneggiare fino rimuovere tutte le imperfezioni, le nostre idee e tab\u00f9 a riguardo giocano un ruolo fondamentale: siamo disposti ad accettare le disuguaglianze fino a quando queste premiano il merito in un contesto di parit\u00e0 dei mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa parit\u00e0 dei mezzi, perlomeno nelle nostre societ\u00e0 occidentali, non esiste, perch\u00e9 la giustificazione teorica delle disuguaglianze si limita a un tempo infinitesimo: allungando lo sguardo si nota che maggiori disuguaglianze irrigidiscono la mobilit\u00e0 sociale. E cos\u00ec ad emergere non sono i pi\u00f9 meritevoli, ma coloro che sono nati in un certo contesto. Non solo: come ha osservato l\u2019OECD un elevato livello di disuguaglianze \u00e8 un ostacolo per la crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per combattere queste disuguaglianze non bastano politiche redistributive: nessuna societ\u00e0 ha mai ottenuto la crescita puntando solo sulla redistribuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Serve un cambiamento radicale nell\u2019offerta politica. Questo cambiamento non pu\u00f2 che passare dalla comprensione dell\u2019elevata connessione e dagli effetti di diffusione propri delle dinamiche sociali. Proprio laddove le disuguaglianze e la povert\u00e0 sono pi\u00f9 intensi, coloro che vivono in condizioni di difficolt\u00e0 saranno penalizzati, influenzati dall\u2019ambiente circostante. Non vi \u00e8 alcuna forza di richiamo che spinge l\u2019individuo verso l\u2019impegno quando la situazione \u00e8 difficile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La comprensione di questi fenomeni porta necessariamente a una rivalutazione dell\u2019intervento statale nell\u2019economia, sia attraverso l\u2019aspetto normativo sia attraverso un intervento diretto. Come? Ad esempio con la politica industriale e con l\u2019elargizione di beni pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Da tempo nel nostro paese si parla di un ritorno della politica industriale per colmare il gap tra noi e le potenze industriali europee: il sistema produttivo del nostro paese \u00e8 infatti a basso valore aggiunto e quindi sensibile alla concorrenza straniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Adattato da:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/terza-via-sinistra-occidentale\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/terza-via-sinistra-occidentale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Mattia Marasti) Uno degli insegnamenti politici che possiamo trarre dalla pandemia \u00e8 l\u2019ormai manifesta incompatibilit\u00e0 tra la realt\u00e0 e il paradigma che ha dominato la sinistra occidentale negli ultimi trent\u2019anni. 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