{"id":69154,"date":"2021-12-13T11:59:03","date_gmt":"2021-12-13T10:59:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69154"},"modified":"2021-12-13T11:59:03","modified_gmt":"2021-12-13T10:59:03","slug":"due-nuovi-protocolli-sullo-smart-working-va-peggio-ai-lavoratori-del-settore-privato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69154","title":{"rendered":"Due nuovi protocolli sullo smart working: va peggio ai lavoratori del settore privato"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Savino Balzano)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/6217843_0912_smart_working_15_ottobre_si_torna_ufficio_ferie_multe_come_funziona.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/6217843_0912_smart_working_15_ottobre_si_torna_ufficio_ferie_multe_come_funziona.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A brevissima distanza l\u2019uno dall\u2019altro sono stati varati due importanti documenti in materia di smart working. Il primo riguarda la declinazione del lavoro agile nella pubblica amministrazione: <a href=\"http:\/\/www.funzionepubblica.gov.it\/sites\/funzionepubblica.gov.it\/files\/lineeguidalavoroagile.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Schema di Linee guida in materia di lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche, ai sensi dell\u2019articolo 1, comma 6, del decreto del Ministro per la pubblica amministrazione recante modalit\u00e0 organizzative per il rientro in presenza dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni<\/em><\/a>(30 novembre 2021)<strong>.<\/strong>Il secondo riguarda il settore privato: <a href=\"https:\/\/www.fiscoetasse.com\/files\/13408\/protocollo-smart-working.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Protocollo nazionale di lavoro in modalit\u00e0 agile<\/em><\/a> (7 dicembre 2021).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto entrambi i documenti presentino dei punti deboli decisamente evidenti, nondimeno i contenuti sono differenti e uno dei due risultati \u00e8 marcatamente peggiore dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vi risparmio la disamina di apertura di entrambi i testi: la solita cascata di retorica secondo cui il mondo \u00e8 cambiato, la crisi sanitaria ci ha dimostrato come certe cose siano possibili e necessarie, i cambiamenti (imminenti e ovviamente ineluttabili) ci renderanno tutti migliori e felici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Andiamo al dunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In entrambi i documenti non si risolvono alcune questioni di fondo relativamente allo smart working: ad esempio quelle di natura economica, laddove non si prevedono indennit\u00e0 specifiche relative al fatto che il lavoratore si accolla parte dei costi di gestione quotidiana degli ambienti (le utenze innanzitutto, che specularmente il datore di lavoro si risparmia) e, soprattutto, nulla si dice in materia di buono pasto. \u00c8 bene ricordare come il buono pasto sia uno strumento <em>de facto<\/em> retributivo a tutti gli effetti: le persone li adoperano per fare la spesa, per l\u2019acquisto dunque di beni di primissima necessit\u00e0. E non parliamo di due spicci: in alcuni casi il buono arriva a superare i 10 euro al giorno (se elettronico, defiscalizzato fino alla soglia degli 8 euro). Non mi venite a propinare la solita tiritera del risparmio dei costi per andare a lavoro (mezzi pubblici, carburante e roba del genere): quando ci sono (non \u00e8 detto: uno potrebbe anche abitare a due passi dal posto di lavoro) non hanno nulla a che vedere con la prestazione lavorativa. Noi di questo dobbiamo discutere, della prestazione lavorativa: come le persone si recano a lavoro non ha nulla a che vedere con il rapporto tra azienda e dipendente. Sono fatti nostri: dobbiamo imparare ad essere gelosi di ci\u00f2 che non riguarda il datore di lavoro; la controparte \u00e8 molto pi\u00f9 consapevole, ad esempio quando ci fa notare che l\u2019organizzazione del lavoro \u00e8 affar suo e dobbiamo tenere la bocca chiusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta in piedi il problema in materia di salute e sicurezza del luogo di lavoro: non sono chiari gli obblighi in capo al datore di lavoro, a prescindere da alcune affermazioni di dubbia applicabilit\u00e0, se non quelli relativi all\u2019informativa, poca roba davvero. Un luogo di lavoro sano non \u00e8 affatto facile da costituire: servono sedie di un certo tipo, una illuminazione di un certo tipo, una scrivania di un certo tipo, aria di un certo tipo, un microclima di un certo tipo e cos\u00ec via (lo dice la legge: non \u00e8 una mia opinione). Le caratteristiche di ogni strumentazione da adoperare, a partire da quelle pi\u00f9 semplici, devono rispondere a criteri orientati alla salvaguardia della <em>salute<\/em> delle persone, nella sua accezione pi\u00f9 ampia, quella di <em>benessere<\/em>. Ce lo ricordiamo peraltro che le case degli italiani sono assai diverse tra loro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno potrebbe obiettare che certe incombenze non possono essere addossate al datore di lavoro dal momento che lo smart working \u00e8 libert\u00e0 di lavorare da dove si vuole: dal mare, dalla crociera, dalla montagna, dai borghetti fantasma da ripopolare. E qui cominciano le differenze in quanto il protocollo del settore privato specifica chiaramente che il luogo di lavoro debba rispondere a specifiche <em>caratteristiche tali da consentire la regolare esecuzione della prestazione, in condizioni di sicurezza e riservatezza, anche con specifico riferimento al trattamento dei dati e delle informazioni aziendali nonch\u00e9 alle esigenze di connessione con i sistemi aziendali.<\/em> Bye bye lavoro dal bosco: \u00e8 chiaro l\u2019intento di normalizzare la formula emergenziale di smart working conosciuta durante la crisi sanitaria, dal momento che le caratteristiche del luogo dal quale lavorare saranno indicate dai datori di lavoro che imporranno alle persone di lavorare da casa (come in moltissimi casi stanno gi\u00e0 facendo!), senza ricorrere ovviamente al ben pi\u00f9 tutelato telelavoro (che ve lo dico a fare\u2026). <a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858144442\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00c8 ci\u00f2 che ho provato ad argomentare in altra sede<\/a>: si ambisce ad una formula ibrida tra telelavoro e smart working, solo senza le tutele del primo. Semplice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le differenze non sono finite. A dispetto di una specifica previsione delle linee guida del settore pubblico, le quali chiaramente prescrivono come debba assicurarsi <em>la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza<\/em>, nulla si dice in merito nel protocollo del settore privato: chi si occupa di diritti dei lavoratori, anche per <em>hobby (<\/em>come molti dei quali si \u201ccimentano\u201d e ne scrivono), dovrebbe sapere come omettere determinati dettagli abbia un grande significato politico. Laddove la norma non \u00e8 chiara e non disciplina nel dettaglio, a prevalere \u00e8 la volont\u00e0 del contraente pi\u00f9 forte. Indovinate un po\u2019 chi sar\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attenzione per\u00f2 perch\u00e9 quella che segue \u00e8 ancora pi\u00f9 grossa. Le linee guida (pubblico impiego) sono chiarissime su un punto: la <em>prestazione lavorativa in modalit\u00e0 agile \u00e8 svolta senza un vincolo di orario nell\u2019ambito delle ore massime di lavoro giornaliere e settimanali<\/em>. Vero \u00e8 che questa previsione non \u00e8 sufficiente in quanto tocca verificarne l\u2019effettivit\u00e0 e comunque anche la distribuzione del tempo (orario di lavoro) \u00e8 importante perch\u00e9 consente di meglio definire i tempi di lavoro e quelli di riposo. Ma comprenderete come sia comunque molto diversa da quanto inserito nel documento relativo all\u2019impiego privato: <em>ferme restando le previsioni di legge e di contratto collettivo, la giornata lavorativa svolta in modalit\u00e0 agile si caratterizza per l\u2019assenza di un preciso orario di lavoro e per l\u2019autonomia nello svolgimento della prestazione nell\u2019ambito degli obiettivi prefissati<\/em>. Riconosciamolo, si richiamano le norme di legge e di contratto, ma nessun riferimento esplicito si fa al tempo massimo di lavoro: per la verit\u00e0, la parola massimo\/a\/i\/e non \u00e8 mai adoperata all\u2019interno dell\u2019articolato. Francamente desta preoccupazione la mancanza: l\u2019idea \u00e8 quella di un pericolosissimo avvicinamento col lavoro autonomo, magari superando il concetto di tempo massimo di lavoro (come si auspicava nel noto <em>Piano Colao<\/em>, laddove si proponeva di \u00abmassimizzare la flessibilit\u00e0 del lavoro individuale\u00bb e di \u00abadottare sistemi trasparenti di misurazione degli obiettivi e della produttivit\u00e0 al fine di valutare la performance sui risultati e non sul tempo impiegato (meno misurabile e non rilevante nel lavoro agile)\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occhio alla disconnessione. Vero, anche il documento in materia di pubblico impiego (infatti non mi entusiasma nemmeno quello) non indica espressamente quali siano gli strumenti per rendere effettivo il diritto, tuttavia si afferma che <em>devono essere individuati periodi temporali nei quali il lavoratore non pu\u00f2 erogare alcuna prestazione lavorativa. Tali periodi comprendono la fascia di inoperabilit\u00e0 (disconnessione), nella quale il lavoratore non pu\u00f2 erogare alcuna prestazione lavorativa<\/em>: qui si esprime di fatto un vero e proprio divieto a lavorare (non pu\u00f2, inoperabilit\u00e0) il che potrebbe persino esporre il lavoratore eccessivamente predisposto al lavoro fuori orario ad un procedimento disciplinare. Assai diverso da quanto si scrive nell\u2019altro documento, laddove si prevede che vada individuata <em>in ogni caso, in attuazione di quanto previsto dalle disposizioni normative vigenti, la fascia di disconnessione nella quale il lavoratore non eroga la prestazione lavorativa<\/em>. Nessun divieto: il tenore \u00e8 assai diverso e incide, ve lo assicuro!, sulla effettivit\u00e0 della misura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stesso discorso vale per la solita solfa sulla volontariet\u00e0 del lavoro agile: non \u00e8 obbligatorio. Certo, \u00e8 vero, non lo \u00e8: come non \u00e8 obbligatorio lavorare da una impalcatura senza cavi e senza casco. Eppure la gente lo fa lo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vale la pena ricordare quanto affermava Luigi Mariucci nel 2010:<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Io domando sempre ai miei studenti perch\u00e9 mai nel 1970, ventidue anni dopo l\u2019entrata in vigore della Costituzione, che aveva gi\u00e0 perfettamente dichiarato la serie dei diritti civili, politici, di libert\u00e0, ecc., c\u2019\u00e8 bisogno di fare una legge in cui c\u2019\u00e8 scritto che i lavoratori nelle aziende, nelle fabbriche possono esprimere liberamente la loro opinione. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno di fare una legge in cui c\u2019\u00e8 scritto che le guardie giurate non possono svolgere funzioni di controllo dei lavoratori? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 bisogno di scrivere una legge in cui si stabilisce che le visite personali di controllo, cio\u00e8 le perquisizioni personali all\u2019uscita dall\u2019azienda sono vietate, tranne che siano regolate in un certo modo? Evidentemente perch\u00e9 quelle cose accadevano! Non basta dichiarare l\u2019esistenza dei diritti individuali: la solitudine dei diritti individuali non porta molto in l\u00e0; la storia \u00e8 piena di dichiarazioni solenni sull\u2019esistenza di diritti, nei fatti puntualmente violati. Quello che conta, e specialmente quando parliamo di diritti del lavoro, \u00e8 mettere in moto meccanismi di effettivit\u00e0 dei diritti, che alzino la soglia della effettiva realizzazione dei diritti. Questo \u00e8 il punto<\/em><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/10\/due-nuovi-protocolli-sullo-smart-working-va-peggio-ai-lavoratori-del-settore-privato\/#_ftn1\">[1]<\/a>.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrambi i documenti mancano di adeguate protezione, ma pare assolutamente evidente come ad essere pi\u00f9 esposti siano i lavoratori del settore privato (dove le esigenze di qualche famelico squalo sono intuibilmente pi\u00f9 accentuate e legate a logiche di profitto), peraltro gi\u00e0 gravati da una normativa in generale assai meno <em>pro labour<\/em> di quanto (giustamente!) sia quella del pubblico impiego. Eppure, se non ricordo male, da qualche parte una volta mi era parso di leggere che <em>\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli (\u2026) che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese.<\/em><\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/10\/due-nuovi-protocolli-sullo-smart-working-va-peggio-ai-lavoratori-del-settore-privato\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Discorso tenuto il 4 giugno 2010, in occasione dell\u2019Assemblea dei quadri e delegati CGIL di Venezia, intitolata <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zc4O5d09ho0&amp;t=362s&amp;ab_channel=frizzardo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Costituzione e Statuto dei lavoratori: senza diritti non c\u2019\u00e8 libert\u00e0<\/em><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/10\/due-nuovi-protocolli-sullo-smart-working-va-peggio-ai-lavoratori-del-settore-privato\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/10\/due-nuovi-protocolli-sullo-smart-working-va-peggio-ai-lavoratori-del-settore-privato\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Savino Balzano) A brevissima distanza l\u2019uno dall\u2019altro sono stati varati due importanti documenti in materia di smart working. 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