{"id":69253,"date":"2021-12-17T12:34:41","date_gmt":"2021-12-17T11:34:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69253"},"modified":"2021-12-17T12:34:41","modified_gmt":"2021-12-17T11:34:41","slug":"afghanistan-lo-racconta-alberto-cairo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69253","title":{"rendered":"Afghanistan, lo racconta Alberto Cairo"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>FULVIO SCAGLIONE<\/strong> (www.fulvioscaglione.com)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.fulvioscaglione.com\/fulvioscaglione\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/afghanistan.jpg\" alt=\"Afghanistan\" \/><\/p>\n<p>\u201cUna vera pace sembra ancora lontana\u201d.\u00a0<strong>Alberto Cairo<\/strong>,\u00a0<a href=\"https:\/\/wisesociety.it\/biografie\/alberto-cairo-la-biografia\/\">l\u2019italiano che da trentuno anni<\/a>, lavorando in Afghanistan per la Croce Rossa Internazionale, ha restituito speranza a tantissimi afghani ai quali era stata tolta anche quella, chiude cos\u00ec il nostro dialogo. E capiremo dalle sue riposte che con \u201cpace\u201d lui, che nel 2010 proprio in nome della pace \u00e8 stato anche candidato al Nobel, non intende solo la fine della guerra ma ben altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La vostra attivit\u00e0, cominciata a fine anni Ottanta come programma ortopedico ma con gli anni allargatasi a un\u2019assistenza globale, ha risentito dell\u2019arrivo dei talebani, nell\u2019estate scorsa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl nostro lavoro non \u00e8 cambiato. Ma non era cambiato neppure durante i precedenti cambi di regime. I pazienti hanno gli stessi bisogni di prima e governanti sanno benissimo che siamo utili. Adesso, poi, ai pazienti soliti si aggiungono i talebani stessi, anche loro hanno bisogno di fisioterapia e protesi. Quello che invece \u00e8 cambiato \u00e8 l\u2019umore generale: la gente \u00e8 spaventata per la gravissima crisi economica e per il futuro dell\u2019Afghanistan. Sento spesso i nostri lavoratori discuterne con preoccupazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>I talebani hanno di certo preso contatto con lei e con la Croce Rossa Internazionale. Qual \u00e8 stata l\u2019impressione?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI contatti tra talebani e Croce Rossa Internazionale hanno avuto luogo quasi subito. Ci hanno chiesto di continuare a lavorare, garantendo per la nostra sicurezza. Io, poi, li incontro ogni giorno come pazienti che vengono a chiedere la terapia. L\u2019impressione \u00e8 di persone che vengono da un mondo chiuso e piuttosto arretrato, dialogare con loro non \u00e8 facile. Molti di loro confondono il simbolo croce rossa con la croce cristiana e non la guardano di buon occhio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Un tempo, in Afghanistan, c\u2019era l\u2019emergenza delle mine anti-uomo. Quali sono, adesso, i fronti su cui dovete pi\u00f9 intervenire?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIntanto,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.icrc.org\/it\/support-us\/operation\/riabilitazione-fisica\">il problema delle mine anti-uomo non \u00e8 risolto<\/a>. Ogni anno tra 400 e 500 nuove vittime si presentano da noi con amputazioni. Ma la patologia pi\u00f9 diffusa, oggi, \u00e8 la paralisi cerebrale. Dai 14 mila nuovi pazienti che riceviamo ogni anno, 5 mila sono bambini che ne soffrono. Il numero cresce di anno in anno perch\u00e9 le famiglie ora sanno del trattamento che offriamo e ce li portano. Abbiamo segnalato il problema al ministero della Sanit\u00e0, chiedendo l\u2019apertura di centri specializzati, ma nulla \u00e8 stato fatto. Temo che ora, con il cambio di regime, sar\u00e0 ancora peggio. Cos\u00ec tutto ricade sulle nostre spalle e su quelle dei genitori. Per informazione: in totale sono 215 mila le persone registrate nei nostri sette centri di riabilitazione. Di esse, circa 175 mila tornano almeno una volta l\u2019anno per ottenere dei servizi. Facciamo circa 4.500 nuove protesi e 24 mila altri apparecchi ortopedici l\u2019anno\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.fulvioscaglione.com\/2021\/08\/29\/afghanistan-il-ponte-e-la-sconfitta\/\">nuovo regime dei talebani<\/a>\u00a0ha appena compiuto i cosiddetti \u201c100 giorni\u201d. C\u2019\u00e8 stato qualcosa, in questo periodo, che l\u2019ha sorpresa rispetto alle attese e ai timori dell\u2019estate scorsa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa situazione economica dell\u2019Afghanistan \u00e8 peggiorata drammaticamente. Da agosto gli impiegati della pubblica amministrazione non sono pagati, i ministeri sono praticamente chiusi, il nuovo Governo non sembra avere piani. Le etnie non pashtun sono escluse dalla vita pubblica, mancano chiare direttive su scuola e lavoro. Onestamente non trovo nulla che mi abbia colpito in positivo. La sicurezza \u00e8 in parte migliorata ma non per tutti: essere sciiti o del Panshir \u00e8 discriminante\u201d.<\/p>\n<p><strong>Secondo previsioni dell\u2019Onu, 23 milioni di afghani rischiano la fame e il 95% della popolazione soffre di malnutrizione. \u00c8 davvero cos\u00ec drammatica la situazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNon sono in grado di giudicare le cifre pubblicate dall\u2019Onu ma il 95% mi sembra una percentuale molto alta. Posso per\u00f2 dichiarare con certezza che il numero dei poveri \u00e8 cresciuto a dismisura. Da sempre riceviamo richieste di aiuto finanziario da parte di pazienti, ma ora il numero \u00e8 decuplicato. Si tratta di persone che mai avevano chiesto aiuto in passato, che riuscivano a sopravvivere dignitosamente. Abbiamo fatto controlli sulle reali condizioni economiche di parecchi di loro e abbiamo trovato situazioni di assoluta indigenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>Effetto di una scarsa capacit\u00e0 di governo o delle sanzioni inflitte dall\u2019estero?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDirei entrambe le cose. I talebani non hanno finora sviluppato un piano di governo. Allo stesso tempo l\u2019Occidente ha di colpo interrotto l\u2019aiuto che dava all\u2019Afghanistan, pur conoscendone perfettamente le conseguenze\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ma fino a che punto \u00e8 accettabile ridurre un popolo intero alla fame per colpire un regime politico sgradito o colpevole?<\/strong><\/p>\n<p>\u201c\u00c8 la domanda che ci facciamo in tanti. Una cosa \u00e8 certa: chi paga, adesso, \u00e8 la gente\u201d.<\/p>\n<p><strong>La prima versione dei talebani, vent\u2019anni fa, si presentava chiusa al mondo. Quella attuale sembra invece tesa a stabilire un contatto con altri Paesi\u2026 \u00c8 solo la necessit\u00e0 o sono cambiati?<\/strong><\/p>\n<p>\u201c\u00c8 difficile dire quanto i talebani di oggi siano diversi da quelli degli anni Novanta. Di certo diverso da allora \u00e8 l\u2019Afghanistan, con il mondo intero. Con Internet, la televisione e i media la chiusura di un tempo non sarebbe possibile. Della nuova tecnologia i talebani hanno bisogno, la usano. Sanno che restare isolati non \u00e8 pi\u00f9 possibile, la globalizzazione tocca tutti e quindi anche loro. Ma questo non significa che siano cambiati loro la loro visione dell\u2019Occidente\u201d.<\/p>\n<p><strong>In Occidente si pone molta enfasi sulla situazione delle donne. Per loro che cosa \u00e8 cambiato? Ci sono altre componenti della popolazione che soffrono di limitazioni prima inesistenti?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cChe il nuovo regime abbia chiuso le porte alle donne \u00e8 una realt\u00e0. Le frange pi\u00f9 conservatrici dei talebani le vorrebbero invisibili. Nelle campagne la segregazione femminile \u00e8 sempre esistita ma nelle citt\u00e0, nei passati vent\u2019anni, molte cose per le donne erano cambiate: pi\u00f9 istruzione, pi\u00f9 lavoro, una \u201ctimida\u201d libert\u00e0. Ora rischiano di perdere tutto. Ma il governo talebano non \u00e8 inclusivo. Finora ha escluso dalla vita politica ogni etnia che non sia la loro, la pashtun. Per gli hazara, i tagiki e gli uzbeki il passo indietro \u00e8 preoccupante. Per i talebani, la parola inclusione vuol dire tollerare che le altre etnie esistano\u201d.<\/p>\n<p><strong>Da quando i talebani hanno preso il potere ci sono attentati e sparatorie con i miliziani del cosiddetto Stato Islamico Khorasan. Quanto si sente la minaccia di questo gruppo terroristico?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cTutti speravano che, tornati i talebani al potere, non ci sarebbero stati pi\u00f9 attentati. Il fatto che l\u2019Isis, che qui chiamano Daesh, riesca a colpire dimostra che i talebani sono divisi e non sono invincibili. Una vera pace sembra ancora lontana\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fulvio Scaglione<\/strong><\/p>\n<p><em>Pubblicato sull\u2019Eco di Bergamo del 4 dicembre 2021<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.fulvioscaglione.com\/2021\/12\/10\/afghanistan-lo-racconta-alberto-cairo\/\">https:\/\/www.fulvioscaglione.com\/2021\/12\/10\/afghanistan-lo-racconta-alberto-cairo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da FULVIO SCAGLIONE (www.fulvioscaglione.com) \u201cUna vera pace sembra ancora lontana\u201d.\u00a0Alberto Cairo,\u00a0l\u2019italiano che da trentuno anni, lavorando in Afghanistan per la Croce Rossa Internazionale, ha restituito speranza a tantissimi afghani ai quali era stata tolta anche quella, chiude cos\u00ec il nostro dialogo. 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