{"id":69271,"date":"2021-12-20T11:00:31","date_gmt":"2021-12-20T10:00:31","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69271"},"modified":"2021-12-18T10:00:08","modified_gmt":"2021-12-18T09:00:08","slug":"la-notte-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69271","title":{"rendered":"La notte della Repubblica"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Carmilla (Giovanni Iozzoli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A che punto della notte siamo? Nell\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 nera e fredda, che precede l\u2019alba livida? O solo nel mezzo di un buio fitto, denso, che pare eterno: il buio come nuovo presente, nuova forma delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono quasi due anni che questo paese vive dentro uno stato d\u2019emergenza formalmente dichiarato e le forze di governo stanno dibattendo sull\u2019eventualit\u00e0 di una ulteriore proroga \u2013 dibattito che si intreccia con quello sulla elezione del nuovo presidente della repubblica. Lo stato d\u2019emergenza \u00e8 il liquido amniotico dentro cui qualsiasi governo ama sguazzare; in quella beatifica condizione il consenso parlamentare si addensa compatto intorno agli esecutivi; si possono finalmente bypassare leggi, procedure e persino principi costituzionali, mediante semplici strumenti amministrativi. Tutto pu\u00f2 essere deciso, tutto pu\u00f2 essere ratificato senza lungaggini, seccature e inutili finzioni di dibattito. Chi aveva mai sentito parlare dei DPCM, prima di Conte? Eppure mediante questo tipo di atti si sono proclamati mesi di coprifuoco, come in tempo di guerra. Per non parlare di appalti e affidamenti di servizi \u2013 che in epoca di PNRR rappresentano l\u2019unica e ultima ragion d\u2019essere degli ectoplasmi affaristici che i tg ancora definiscono \u201cpartiti\u201d. Lo stato d\u2019emergenza poi \u2013 \u00e7a va sans dire \u2013 \u00e8 l\u2019ideale modello di gestione di ogni conflitto sociale o opposizione reale: manganelli mediatici e manganelli reali diventano dispositivi legittimi, coerenti e funzionali, contro cui pochissimi osano protestare.<span id=\"more-69633\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sabato 11 dicembre \u2013 alla vigilia dell\u2019anniversario di piazza Fontana \u2013 Milano ha celebrato il suo primo week end senza manifestazioni in centro; bottegai e cultori accaniti dello shopping, il giorno dopo hanno esultato a mezzo stampa: per 20 settimane di fila avevano dovuto subire l\u2019invasione di torme indocili, spesso giovanili e periferiche, poco coordinate ma creative e parecchio tenaci. I sabati milanesi hanno sorpreso tutti, osservatori e questurini, per tre mesi buoni. I no Green Pass arrivavano a frotte, all\u2019improvviso, invadendo gli spazi sacri del commercio, le agor\u00e0 dell\u2019apericena e della boutique, come a mettere in discussione la finta normalizzazione inscenata dai media. I giornali, il giorno dopo, hanno attribuito lo sgonfiamento della protesta \u201call\u2019azione tempestiva delle forze di polizia che la settimana prima avevano spento sul nascere ogni focolaio di manifestazione, identificando decine di persone e comminando denunce e sanzioni\u201d. Se qualche smemorato non ha capito cosa significhi vivere nello stato d\u2019emergenza, ritagli queste due righe e se le attacchi alla tastiera del suo pc: stavolta non sono gli sbirri robocop dei cattivoni Putin o Erdogan a \u201cspegnere sul nascere i focolai\u201d; stavolta avviene tutto sotto i nostri occhi, su circolare del Ministro Lamorgese e pubblico plauso mediatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giovedi 16 dicembre la CGIL ha proclamato uno sciopero generale, che avviene nella modalit\u00e0 pi\u00f9 tardiva, contorta e implausibile, della storia sindacale italiana. Uno sciopero senza piattaforma, alla vigilia delle festivit\u00e0 natalizie, in cui il segretario della Cgil, pi\u00f9 che un leader sindacale in lotta, somiglia a un pugile suonato, che per le troppe botte prese dimentica l\u2019angolo di ring dove andare a sedersi. Attraverso le interviste, il povero Landini prova a surrogare la mancanza di uno straccio di dibattito interno alla sua Confederazione. E pi\u00f9 parla pi\u00f9 si incarta, il segretario \u2013 ora aprendo ora chiudendo a Draghi, che come un basilisco sembra ipnotizzarlo \u2013 demoralizzando e confondendo quelli che gli scioperi li devono concretamente organizzare nelle fabbriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giovedi si scioperer\u00e0 provando ad esibire un certificato di esistenza in vita. Si scioperer\u00e0 alla disperata, senza progetto, senza la bench\u00e9 minima velleit\u00e0 di impiantare una campagna di lungo periodo sui due o tre temi sui quali sarebbe urgente e necessario. Si scioperer\u00e0 dopo essersi autocastrati, con tutte le complicate trafile e proibizioni che impediranno a milioni di lavoratori giudicati essenziali (che smettono di essere essenziali il giorno 10 di ogni mese, a guardare la loro busta paga), di esercitare il loro diritto costituzionale all\u2019astensione dal lavoro. Si scioperer\u00e0 mentre i dati, impietosi, confermano il disastro in termini distribuzione della ricchezza e di forza salariale e contrattuale delle classi lavoratrici italiane, epilogo di un ciclo lunghissimo di concertazione, sfociato nella stagione della disintermediazione finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nessuno ai piani alti ha pi\u00f9 bisogno di \u201cgrandi sindacati nazionali\u201d \u2013 neanche nella versione pi\u00f9 moderata e responsabile: non c\u2019\u00e8 nessun patto sociale dietro l\u2019angolo, nessuna contrattazione sociale o politica dei redditi da inventare; il salario, la giornata lavorativa, il rapporto produzione\/riproduzione, tutto \u00e8 ormai irrimediabilmente destrutturato. Anche la reazione all\u2019annuncio dello sciopero, \u00e8 stata tutt\u2019altro che veemente: volete scioperare? Fate pure, chi se ne frega, ormai i buoi sono usciti dalla stalla e la rappresentativit\u00e0 sociale vi \u00e8 scappata tra le dita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Cgil sanno che la realt\u00e0 \u00e8 questa, non stanno a raccontarsi frottole o rievocare mitologie. Lo scopo di tutto \u00e8 la sopravvivenza, giorno per giorno, senza respiro o lettura di lungo periodo della societ\u00e0 italiana. L\u2019unico obiettivo praticabile \u00e8 tirare su la saracinesca ogni mattina e giustificare l\u2019esistenza di questo complicato baraccone, agli occhi dei sempre pi\u00f9 disillusi finanziatori. Se lo sciopero serve a guadagnare un po\u2019 di tempo e un brandello di credibilit\u00e0, allora si sciopera e si sposta la notte un p\u00f2 pi\u00f9 in l\u00e0. Rientrare ai tavoli di sottogoverno \u00e8 sempre possibile, specie se non li hai mai davvero rotti. Tanto \u00e8 gi\u00e0 tutto deciso e un qualche strapuntino consultivo, si trova sempre, per i vecchi amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla fine per\u00f2 gli scioperi \u00e8 meglio farli: tutti, sempre. Perch\u00e9 lo sciopero appartiene ai lavoratori, non a chi lo proclama. E sempre, nella storia, la classe operaia ha utilizzato quello che ha trovato \u2013 gli strumenti e gli spazi disponibili, anche quelli improbabili o scalcagnati o sconfitti. I lavoratori non hanno problemi di tessere o affiliazioni, usano quello che c\u2019\u00e8. E se esiste una sola speranza che i malesseri incistati nel corpo sociale si incontrino e si parlino, ebbene questo pu\u00f2 avvenire solo dentro la cornice di uno sciopero generale. Gli scioperi si fanno: di base e non di base, e ci si sta dentro e si prova a scorgere le scintille potenziali che, anche sotto le polveri bagnate, possono diventare incendio e luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla CGIL saranno preclusi i tradizionali cortei in centro, nelle diverse citt\u00e0 in cui concentrer\u00e0 le sue iniziative \u2013 esattamente com\u2019\u00e8 stato per i movimenti del sabato pomeriggio. Perch\u00e9 \u00e8 chiaro che le direttive del Viminale non guardano in faccia a nessuno, sono pacificatrici ed emergenziali a prescindere. La domanda che invece potremmo porci \u00e8: sociologicamente, le due piazze \u2013 quelle anti GP e quelle sindacali \u2013 avranno punti di sovrapposizione o di intersezione? O fingiamo che siano due mondi incomunicanti, come se la societ\u00e0 fosse un dispositivo a compartimenti stagni? E\u2019 una domanda complicata, che richiederebbe pi\u00f9 piani di ragionamento; per rispondere ci vorrebbe la famosa \u201cricerca sul campo\u201d, quella che in pochissimi, in questi mesi, hanno cercato di fare (vedi Andrea Olivieri con i suoi preziosi reportages da Trieste), perch\u00e9 costa fatica, produce dubbi e impone un continuo rimettersi in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altra domanda che bisognerebbe porsi \u00e8: stante la sconfitta del movimento no-green pass, nonostante una durata e una estensione sociale non irrisoria, di quel magma popolare cosa rester\u00e0 nei prossimi mesi? Rifluir\u00e0 nei mille rivoli dell\u2019individualismo liquido, della disperazione metropolitana, nelle insignificanti sette millenaristiche? La difficolt\u00e0 delle analisi politiche, non riguardano solo la fotografia del presente. Nelle settimane successive all\u20198 dicembre del 2014, in pochi si presero la briga di capire che fine avessero fatto i \u201cforconi\u201d sedicenti antisistema: eppure non erano scomparsi, avevano assunto un dinamismo carsico, comparendo e scomparendo, nelle viscere della crisi italiana, fino a contribuire al trionfo \u201cpopulista\u201d del 2018, inaspettato nelle dimensioni e negli esiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che \u00e8 certo \u00e8 che in moltissimi territori si sono addensate isole chiuse di livore, paranoia e motivata indignazione; sono vere comunit\u00e0 in nuce, aggregatesi pi\u00f9 che su una visione di qualche genere, sulla base di un rifiuto \u2013 anche qua sistemico, non pi\u00f9 riconducibile alle sole scelte individuali, con numeri amplificati dall\u2019uso delle reti, in cui piazze reali e virtuali si inseguono e si legittimano a vicenda. In piccole citt\u00e0 come Modena o Reggio, questi segmenti sociali hanno coinvolto migliaia di persone, spesso interi nuclei familiari. La totale incapacit\u00e0 di darsi e dare un senso, un progetto, una direzione di marcia ed un\u2019autorevolezza non complottista o disperante a questa movimentazione, non deve portare a sottostimarla. Va indagata, per non trovarci nella condizione di assistere all\u2019emersione di nuovi attori politico-sociali che si agglutinano e si propongono come novit\u00e0 accattivante e \u201canti-politica\u201d, magari offrendo prospettiva e rappresentanza anche dentro i bacini storici dei movimenti (vedi il rapporto maturato negli anni scorsi tra 5 Stelle e la Val di Susa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I movimenti no green pass sono una cosa troppo incasinata, inafferrabile e contraddittoria, al momento, per tradursi in un qualche progetto politico futuro. Ma, forse, con questa modalit\u00e0 compulsiva, isterica e iperspontanea delle dinamiche sociali, dovremo imparare a misurarci, pi\u00f9 che tapparci in casa sperando che passi presto. Forse questa sar\u00e0 la forma schizoide dei nuovi conflitti (per chi ha buona memoria e qualche copia di Metropoli in soffitta, se ne dibatteva gi\u00e0 quarant\u2019anni fa, quando eravamo meno choosy, pi\u00f9 vivi, arditi e curiosi). Del resto anche i gilet gialli \u2013 espressione politicamente ben pi\u00f9 matura e corposa \u2013 non sembra abbiano partorito grandi prospettive politiche; e il loro esordio, per chi lo ricorda, fu anche bollato da una sinistra eternamente diffidente, come ambiguo e pericoloso: \u00e8 stato solo grazie ad una battaglia politica interna combattuta da avanguardie coraggiose \u2013 compreso l\u2019incontro di piazza con la CGT, mediato dai delegati di fabbrica \u2013, a permettere una evoluzione compiutamente antiliberista dei GJ, depurando il movimento dalle scorie destrorse e dandogli il profilo che oggi viene riconosciuto a quell\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi, queste isole livorose nate dal contrasto al GP come finiranno? Si sfrangeranno e si spacchetteranno ulteriormente al seguito di improbabili profeti da tastiera, per i quali l\u2019eterno reset capitalistico \u00e8 pi\u00f9 o meno un complotto? Gonfieranno i gruppuscoli di micro destra che hanno trovato campo libero, in quelle piazze? Proviamo a interrogarci. Alla fine quel magma sociale sta esprimendo una criticit\u00e0 forte verso l\u2019ordine presente delle cose, seppur nella modalit\u00e0 confusissima dei tempi presenti; \u00e8 in massima parte formato e agitato da ceti piccolo borghesi urbani spaventati, impoveriti dalla crisi e atterriti dalle ombre fosche e potenti del comando, con il quale hanno impattato per la prima volta nella loro vita. In questi mesi, a partire dal trattamento sanitario obbligatorio surrettiziamente imposto e dallo sfregio alla Costituzione, hanno maturato una confusa attitudine alla messa in discussione di equilibri generali che sentono ingiusti e pericolosi. Si pongono domande sull\u2019economia mondo, sulle spirali di crisi in cui sentono di essere avvolti; dal vaccino passano a interrogarsi sui costi del caro energia, sulle delocalizzazioni, sui posti di lavoro che per molti quaranta\/cinquantenni scompariranno nei prossimi due o tre anni; e cercano risposte in luoghi improbabili, sbattendo come pesci da una chat all\u2019altra, da una piazza all\u2019altra, in mancanza di interlocutori autorevoli e credibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E le migliaia di persone che invece scenderanno in piazza con la CGIL il 16 dicembre, che figura sociale incarnano? Saranno meno confusi, con riferimenti pi\u00f9 saldi, parole d\u2019ordine pi\u00f9 chiare e interessi pi\u00f9 delineati, rispetto a quelli delle \u201caltre piazze\u201d? O si tratta del medesimo esercito di naufraghi che, affondate le navi della modernit\u00e0 \u2013 partiti, sindacati, patti sociali \u2013 annaspano nelle acque limacciose, cercando un relitto, un approdo, uno scoglio a cui attaccarsi? Quelle piazze le consideriamo irriducibili le une alle altre, solo perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 pi\u00f9 facile per noi orientarci?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intanto ricordiamoci che siamo tutti dentro un maledetto stato di emergenza \u2013 la vera notte della Repubblica \u2013 e che tra un po\u2019 di anni forse dovremo rendere conto alle generazioni future, del silenzio complice e della cristiana rassegnazione, con cui stiamo accettando tutto questo come condizione naturale e necessaria.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2021\/12\/13\/la-notte-della-repubblica\/\">https:\/\/www.carmillaonline.com\/2021\/12\/13\/la-notte-della-repubblica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carmilla (Giovanni Iozzoli) A che punto della notte siamo? Nell\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 nera e fredda, che precede l\u2019alba livida? 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