{"id":69301,"date":"2021-12-21T11:00:13","date_gmt":"2021-12-21T10:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69301"},"modified":"2021-12-20T09:24:03","modified_gmt":"2021-12-20T08:24:03","slug":"non-siamo-legni-storti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69301","title":{"rendered":"Non siamo legni storti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Lorenzo Palaia)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le culture politiche, dice un mio amico, si compongono di elementi i quali si aggregano e disaggregano secondo le condizioni storiche. La svolta autoritaria di molti Stati dell\u2019Europa centro-occidentale sta dimostrando proprio questo, soprattutto per quanto concerne la composita area politica della sinistra. In essa si vedono separarsi, pi\u00f9 che in altri campi, almeno due sensibilit\u00e0 che fanno capo a due filoni di pensiero politico paralleli: quello sullo Stato, seguendo il processo moderno che ha portato all\u2019assolutismo di <em>ancien r\u00e9gime<\/em> (finalizzato a spegnere il vecchio policentrismo dei ceti e delle giurisdizioni territoriali e cittadine) e che ha prodotto la riflessione sulla sovranit\u00e0, sull\u2019interesse e sulla <em>ratio Status<\/em>, sulla dottrina dell\u2019equilibrio ecc. (in poche parole l\u2019odierna scienza politica e delle relazioni internazionali); quello sull\u2019emancipazione del popolo e della sua entrata al potere, di cui certamente il movimento dei lavoratori (con tutte le sue componenti: anarchiche, social-comuniste, cattoliche, populiste ecc.) \u00e8 stato la massima espressione, ma che era gi\u00e0 venuto alla luce con la rivoluzione francese e poi con i movimenti nazionali. Una branca questa che non ha avuto l\u2019onore della sistematizzazione accademica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I due filoni hanno dato luogo a diverse gradazioni di organizzazione sociale, dai totalitarismi alle democrazie, nonch\u00e9 a diverse concezioni dello Stato e delle relazioni interstatali. Uno dei pochi Paesi dove questa tensione non ha dato luogo a eccessi dittatoriali \u00e8 stato forse proprio quello inglese dove fu trovata prestissimo la sintesi tra Parlamento e sovrano, rispettivamente espressione del pluralismo della societ\u00e0 e principio monarchico dello Stato. Gradualmente l\u2019Inghilterra ha poi fatto sostanzialmente a meno del sovrano, mentre in ogni altro Paese il suo ruolo \u00e8 rimasto il cardine o \u00e8 stato trasferito in una figura intermedia di duce o di <em>caudillo<\/em>. A Est il principio unitario dello Stato ha preso le sembianze del partito unico. Se nel Secondo Dopoguerra la sovranit\u00e0 \u00e8 stata stemperata in alcuni casi del suo principio unitario \u2013 formalmente attraverso locuzioni come \u00abla sovranit\u00e0 appartiene al popolo\u00bb \u2013 \u00e8 perch\u00e9 la societ\u00e0 organizzata come movimento dei lavoratori, in partiti e sindacati, ha assunto un potere tale da riuscire a dettare la linea sull\u2019organizzazione politica di molte nazioni dell\u2019Europa centro-occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con la recente sconfitta del movimento dei lavoratori il potere pubblico ha virato verso una nuova centralizzazione burocratica, stavolta non pi\u00f9 solo statale ma sovrastatale e interstatale, da qualcuno definita infatti \u2013 riadattando un concetto di Alan Dahl \u2013 poliarchia<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/20\/non-siamo-legni-storti\/#_ftn1\">[1]<\/a>. I centri poliarchici qui per\u00f2 non sono pi\u00f9 i ceti e le citt\u00e0 come nell\u2019antico regime, bens\u00ec le <em>\u00e9lites<\/em> statali (con preponderanza di alcuni Stati su altri) e i grandi capitali rappresentati da <em>lobbies<\/em> e <em>think tanks<\/em>. Non conscia gran parte della sinistra di questo passaggio di fase, ne \u00e8 scaturita una divaricazione politica tra chi credeva e crede ancora nell\u2019emancipazione delle classi subalterne, che passa certamente anche per la presa del potere statale, e chi credeva e crede nello Stato in s\u00e9, buono perch\u00e9 intrinsecamente migliore della societ\u00e0 e della <em>vita non activa<\/em> (privata) delle persone, intese come singole o come gruppi, a prescindere dall\u2019ordine che intende assicurare. Per costoro la ragione della politica \u00e8 lo Stato in s\u00e9, per gli altri \u00e8 l\u2019uomo; un indubbio travisamento dello spirito costituzionale dei nostri padri, che quale principio supremo vollero garantire l\u2019uomo \u00absia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit\u00e0\u00bb (art. 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019assioma di questo pensiero, in fondo assolutista e burocratico, \u00e8 che l\u2019uomo in quanto tale sia da correggere, che sia come sosteneva Kant \u201cun legno storto\u201d, che cio\u00e8 di per s\u00e9 non vada bene cos\u00ec com\u2019\u00e8. Ma chi pretende di raddrizzare quel legno sono indubitabilmente altri uomini. Non \u00e8 un caso che di tale risma facciano parte apologeti dell\u2019intelligenza artificiale, dell\u2019<em>homo oeconomicus <\/em>o dell\u2019<em>homo faber<\/em>, delle virt\u00f9 prodigiose e misteriose del mercato, dell\u2019inesistenza del sesso biologico, dell\u2019antispecismo che rende uguali uomini e animali, e in fondo dell\u2019idea che la vita non abbia un valore intrinseco ma lo acquisisca solo se declinata in un certo modo, se raddrizzata appunto \u2013 o addirittura riplasmata \u2013 secondo la creativit\u00e0 umana. Fanno parte di questo insieme anche coloro che vedono la societ\u00e0 come un sistema organizzato secondo criteri di efficienza, dove in fondo il corollario ultimo \u00e8 che il singolo \u00e8 sempre sacrificabile se necessario alla salvaguardia del sistema. Inutile ricordare le tragedie che questo modo di pensare ha generato nel Novecento. Che farsene dei disabili? E dei matti? E di quelli che non lavorano? E degli omosessuali che non possono riprodurre la specie? E di quelli che fanno spendere troppo al servizio sanitario? E dei delinquenti? E dei non vaccinati che fermano lo <em>shopping<\/em> natalizio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi pare che tutto ci\u00f2 sia quanto nell\u2019enciclica Laudato si\u2019 il papa chiama paradigma tecnocratico, correlandolo a un malinteso antropocentrismo secondo cui l\u2019uomo sarebbe artefice di se stesso. Chi non crede \u00e8 inevitabilmente pi\u00f9 soggetto a questo modo di pensare, ma ovviamente non tutti gli atei sono uguali perch\u00e9 esistono diversi tipi di ateismo. Dalla fede nel fatto che tutti siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, invece, ne discende che nessuno pu\u00f2 essere scartato e che dobbiamo la nostra vita a un\u2019Intelligenza santa, la qual cosa la rende non casuale e di estremo valore. Non solo nessuno \u00e8 scartabile da un altro uomo ma neanche da Dio, come invece sosteneva Calvino con la sua dottrina della doppia predestinazione, perch\u00e9 se Ges\u00f9 Cristo \u00e8 morto lo ha fatto per tutti noi senza alcuna distinzione. Noi non siamo quindi legni storti ma uomini e donne redenti per l\u2019eternit\u00e0. \u00abChe dunque? Ci metteremo a peccare perch\u00e9 non siamo sotto la Legge ma sotto la grazia? \u00c8 assurdo!\u00bb (Rm, 6, 15). Ma il potere pubblico non dovrebbe avere la presunzione di correggere l\u2019uomo sostituendosi a Nostro Signore, elevandosi a ordine etico-morale, bens\u00ec dovrebbe reggersi sullo scopo di \u00abrimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u00bb (art. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il contrario \u00e8 un pensiero dai risvolti nichilistici, che fa scomparire la persona lasciando inevitabilmente briglia sciolta allo Stato. E quando lo Stato ha briglia sciolta il conflitto sociale, fisiologicamente portato a riequilibrare i rapporti di potere tra le classi, viene soffocato a vantaggio della classe dominante. Le teorie dello Stato che hanno teso ad annichilire il conflitto interno sono state la stragrande maggioranza nella modernit\u00e0 e hanno dato luogo a diversi esiti nella teoria delle relazioni interstatali: da una visione hobbesianamente anarchica perch\u00e9 centrata sull\u2019unico e unilaterale concetto di interesse (a sua volta declinato in vari modi); a una che fa capo a Grozio pi\u00f9 incline a salvaguardare \u2013 insieme alla sovranit\u00e0 \u2013 il principio <em>pacta sunt servanda<\/em>; fino a vari tentativi di conciliare la sovranit\u00e0 con proposte di pace perpetua garantite da organismi sovranazionali, tra cui quella pi\u00f9 celebre forse la kantiana. Nella stragrande maggioranza di queste dottrine, tuttavia, lo Stato assume al suo interno un ruolo soverchiante sulla societ\u00e0 e la possibilit\u00e0 di mettere in discussione l\u2019<em>\u00e9lite<\/em> dirigente non esiste; il conflitto sociale interno \u00e8 visto, con rare eccezioni tra cui Machiavelli, come una forma di destabilizzazione generale che pu\u00f2 dare diritto all\u2019ingerenza di altri Stati (la cosiddetta ingerenza umanitaria). Dalla sconfitta del movimento dei lavoratori il mondo, quindi, \u00e8 uscito carente di una legittimazione dei conflitti tra classi sociali che possa mettere in discussione le classi dirigenti cosmopolite statali e sovrastatali. Occorre un movimento nuovo che dovr\u00e0 necessariamente essere connesso internazionalmente per poter puntare a un obiettivo cos\u00ec ambizioso.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/20\/non-siamo-legni-storti\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Giulio Sapelli utilizza questo concetto per descrivere quel quasi-Stato che \u00e8 l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/20\/non-siamo-legni-storti\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/12\/20\/non-siamo-legni-storti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Lorenzo Palaia) Le culture politiche, dice un mio amico, si compongono di elementi i quali si aggregano e disaggregano secondo le condizioni storiche. La svolta autoritaria di molti Stati dell\u2019Europa centro-occidentale sta dimostrando proprio questo, soprattutto per quanto concerne la composita area politica della sinistra. 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