{"id":69439,"date":"2021-12-27T10:34:28","date_gmt":"2021-12-27T09:34:28","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69439"},"modified":"2021-12-27T10:34:28","modified_gmt":"2021-12-27T09:34:28","slug":"bretton-woods-la-guerra-e-il-braccio-di-ferro-tra-stati-uniti-e-keynes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69439","title":{"rendered":"Bretton Woods, la guerra e il braccio di ferro tra Stati Uniti e Keynes"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Andrea Barolini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono passati 50 anni dalla fine degli accordi di Bretton Woods, che per un quarto di secolo disciplinarono il sistema finanziario mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Era il 1 luglio 1944. In una sconosciuta cittadina a 150 chilometri da Boston, negli Stati Uniti, edificata a fianco di un piccolo affluente del fiume Connecticut, affluivano 730 delegati provenienti da 44 nazioni. Riuniti per tentare di porre le basi di una futura cooperazione monetaria internazionale. Quella cittadina si chiamava Bretton Woods. E, da allora, il suo nome \u00e8 universalmente associato agli accordi che vi furono stipulati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Bretton Woods, un successo soprattutto per gli Stati Uniti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abUn successo straordinario di unit\u00e0 e di sostegno reciproco\u00bb, si disse all\u2019epoca. Ma la realt\u00e0 fu meno idilliaca. A Bretton Woods, mentre ancora l\u2019Europa era dilaniata dalla Seconda Guerra Mondiale, due superpotenze tentavano di dettare le regole che avrebbero disciplinato la finanza internazionale. Con due visioni profondamente diverse. Da una parte quella di Harry Dexter White, sottosegretario al Tesoro degli Stati Uniti. Dall\u2019altra quella della delegazione inglese, diretta dall\u2019economista John Maynard Keynes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Partiamo dai risultati: il sistema monetario che scatur\u00ec al termine della conferenza, il 22 luglio, rappresent\u00f2 un compromesso tra memoria e rapporti di forza. Memoria, poich\u00e9 tutti erano convinti delle responsabilit\u00e0 di un mondo finanziario ed economico sregolato nella crisi del \u201929 e anche nello scatenarsi del conflitto mondiale. Ci\u00f2 a causa della non convertibilit\u00e0 delle monete, delle ripetute svalutazioni, del protezionismo commerciale. Ma a Bretton Woods ad emergere fu anche il predominio americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante il carisma e la competenza di Keynes, ad esempio, una delle idee principali dell\u2019economista britannico fu scartata: la creazione del \u201cbancor\u201d. L\u2019idea era di dar vita ad una valuta non ancorata all\u2019oro e che consentisse di pacificare le relazioni economiche tra le nazioni. Ci\u00f2 evitando squilibri eccessivi nelle bilance commerciali, combattendo al contempo l\u2019evasione effettuata attraverso i paradisi fiscali. La parit\u00e0 fissa delle monete nazionali rispetto al bancor, rivista di anno in anno, avrebbe regolato gli scambi internazionali, grazie ad un sistema di compensazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le visioni contrapposte del britannico Keynes e dell\u2019americano White<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Impensabile per gli Stati Uniti. Per White il dollaro avrebbe dovuto essere forzatamente al centro del futuro sistema. La linea americana prevalse, assieme ad un ritorno alla parit\u00e0 aurea dello stesso dollaro. Che divenne appunto \u201cas good as gold\u201d (\u201ctanto buono quanto l\u2019oro\u201d). A gestire il tutto, e a vigilare sul rispetto dell\u2019accordo, sar\u00e0 quindi il Fondo monetario internazionale, sorto proprio a Bretton Woods assieme alla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, in seguito confluita nella Banca mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il sistema ideato a Bretton Woods resse fino al 1971. Quando l\u2019allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annunci\u00f2 la sospensione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro ad un prezzo fisso. Ma torniamo al 1944 e alle tre settimane di negoziati. Ci\u00f2 che fu presentato come un grande esercizio di cooperazione internazionale fu in realt\u00e0 una battaglia accanita. Condotta gi\u00e0 nei mesi precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per la Gran Bretagna era necessario trovare un modo per finanziare la guerra. Una sola nazione era in grado di prestarle denaro: gli Stati Uniti. Di contro, gi\u00e0 dagli anni Trenta le imprese americane premevano per incrementare le loro esportazioni, frenate dal protezionismo inglese. Cos\u00ec, gli americani accettarono di aiutare i britannici, ma a condizione di sostituire la sterlina con il dollaro come prima moneta di scambio mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La necessit\u00e0 di Londra di finanziare la guerra contro la Germania nazista<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Washington pretese inoltre da Londra le vendita degli asset posseduti a Wall Street (che varranno il 10% dello sforzo bellico inglese). A quel punto fu concesso un land-lease: una linea di credito che permetteva di prendere in prestito merci e materiali e, alla fine, di comprarli o di restituirli. Un sistema nettamente a vantaggio degli Stati Uniti. Ci\u00f2 in quanto gli strumenti bellici, dopo una guerra, non potevano che essere in gran parte deteriorati o distrutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma perch\u00e9 si scelse un sistema del genere? Perch\u00e9 la legge Johnson vietava di prestare direttamente denaro a nazioni che non avevano rimborsato vecchi debiti. E l\u2019impero britannico doveva ancora denaro agli americani preso in prestito durante la Prima Guerra mondiale. Le necessit\u00e0 finanziarie inglesi prevarranno: Londra decider\u00e0 di firmare, e accetter\u00e0 anche di porre fine al protezionismo commerciale, pur di ottenere gli aiuti di cui aveva bisogno per contrastare la Germania nazista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Anche da qui scaturiscono le differenti posizioni in merito a Bretton Woods. L\u2019Inghilterra sapeva che ne sarebbe uscita indebitata, ma voleva conservare la propria indipendenza economica. Keynes cerc\u00f2 perci\u00f2 di spingere per la creazione di un\u2019istituzione finanziaria multilaterale, che permettesse di prendere denaro in prestito facilmente e lasciasse margini di manovra alle politiche monetarie e commerciali nazionali. Al contrario, gli Stati Uniti erano un Paese creditore. White punt\u00f2 quindi a costruire istituti nei quali il peso di Washington fosse determinante. E che prestassero denaro solo a precise condizioni, potendo a quel punto vigilare sulle politiche nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La proposta del bancor e di una camera di compensazione internazionale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La domanda era: come regolare la situazione dei Paesi che presentano deficit nelle loro bilance commerciali? Ovvero che comprano pi\u00f9 di ci\u00f2 che vendono? Keynes propose di creare, appunto, il bancor, gestito dall\u2019International Clearing Union. Gli scambi sarebbero stati dunque gestiti dalle banche centrali nel quadro di tale camera di compensazione mondiale. Si sarebbe trattato, di fatto, della fine del mercato valutario, sostituito da un sistema gestito in modo coordinato dagli stessi istituti centrali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A tale ipotesi White contrappose l\u2019idea di limitare la possibilit\u00e0 di chiedere prestiti da parte delle nazioni. E propose un sistema monetario internazionale \u2013 centrato, appunto, sul dollaro \u2013 che consentisse agli Stati Uniti di concedere aiuti solo in cambio di contropartite. In caso di indebitamento prolungato, il peso sarebbe rimasto sulle spalle delle nazioni debitrici. Quanto alla ricostruzione post-bellica, White puntava sulla creazione di una banca per gli investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tra il 1942 e il 1944 le discussioni furono per questo lunghe e faticose. Alla fine, il piano di Keynes fu sostanzialmente abbandonato. Si prefer\u00ec la creazione del Fondo monetario internazionale, con possibilit\u00e0 limitate di concessioni di prestiti e diritto di subordinarli, come detto, al mantenimento di determinate politiche nazionali. Henry Monrgenthau, allora ministro delle Finanze americano, present\u00f2 con queste parole il documento finale, di 96 pagine: \u00ab\u00c8 nato il Fondo monetario internazionale. \u00c8 la perfetta dimostrazione del fatto che 44 nazioni possono riunirsi, superare le loro divergenze e concordare il modo in cui lavoreranno insieme dopo la guerra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il 15 agosto 1971 la svolta: Nixon sospende Bretton Woods<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fino, appunto, al 15 agosto 1971, quando arriv\u00f2 la svolta. Senza forse esserne neppure del tutto cosciente, Nixon faceva crollare il perno degli equilibri finanziari internazionali. Nel dicembre dello stesso anno, Stati Uniti, Comunit\u00e0 Economica Europea, Svezia, Canada e Giappone tentarono un nuovo accordo. Obiettivi: riallineare le parit\u00e0, svalutare il dollaro dell\u20198% e allargare i margini di fluttuazione. Le speculazioni sul dollaro, per\u00f2, erano sempre pi\u00f9 forti. Nel marzo del 1973 arriv\u00f2 quindi la \u201cresa\u201d totale: la parit\u00e0 fu abbandonata. E le monete cominciarono a circolare liberamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I decenni successivi saranno caratterizzati dalla crescita esponenziale del mercato dei cambi. E, al contempo, dal prevalere sempre pi\u00f9 evidente delle logiche finanziarie su quelle economiche. Soltanto tra il 1989 e il 1998 il volume delle transazioni \u00e8 triplicato, arrivando a toccare i 1.500 miliardi di dollari al giorno. Nel 2019, la Banca dei regolamenti internazionali ha valutato la cifra in 6.600 miliardi al giorno. Cifra infinitamente pi\u00f9 alta rispetto ai circa 20mila miliardi annui di scambi di beni e servizi tra le nazioni di tutto il mondo (ai quali ci si dovrebbe aspettare che il mercato valutario corrisponda). Ci\u00f2 significa che la stragrande maggioranza delle transazioni rappresentano pura speculazione. Alla quale gli accordi di Bretton Woods erano riusciti a porre un argine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/valori.it\/bretton-woods-la-guerra-e-il-braccio-di-ferro-tra-stati-uniti-e-keynes\/\">https:\/\/valori.it\/bretton-woods-la-guerra-e-il-braccio-di-ferro-tra-stati-uniti-e-keynes\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO Andrea Barolini Sono passati 50 anni dalla fine degli accordi di Bretton Woods, che per un quarto di secolo disciplinarono il sistema finanziario mondiale. Era il 1 luglio 1944. In una sconosciuta cittadina a 150 chilometri da Boston, negli Stati Uniti, edificata a fianco di un piccolo affluente del fiume Connecticut, affluivano 730 delegati provenienti da 44 nazioni. Riuniti per tentare di porre le basi di una futura cooperazione monetaria internazionale. 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