{"id":69459,"date":"2021-12-28T10:54:00","date_gmt":"2021-12-28T09:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69459"},"modified":"2021-12-28T10:54:00","modified_gmt":"2021-12-28T09:54:00","slug":"intervento-al-convegno-degli-studenti-veneziani-contro-il-greenpass-l11-novembre-2021-a-ca-sagredo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69459","title":{"rendered":"Intervento al convegno degli studenti veneziani contro il greenpass l\u201911 novembre 2021 a Ca\u2019 Sagredo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QUODLIBET, BLOG UNA VOCE (Giorgio Agamben) <\/strong><\/p>\n<p>Vorrei riprendere, per cominciare, alcuni punti che avevo provato a fissare qualche giorno fa per cercare di definire la trasformazione surrettizia, ma non per questo meno radicale, che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Credo che dobbiamo innanzitutto renderci conto che l\u2019ordine giuridico e politico in cui credevamo di vivere \u00e8 completamente mutato. L\u2019operatore di questa trasformazione \u00e8 stato, com\u2019\u00e8 evidente, quella zona di indifferenza fra il diritto e la politica che \u00e8 lo stato di emergenza.<br \/>\nQuasi vent\u2019anni fa, in un libro che cercava di fornire una teoria dello stato di eccezione, avevo costatato che lo stato di eccezione stava diventando il sistema normale di governo. Come sapete, lo stato di eccezione \u00e8 uno spazio di sospensione della legge, quindi uno spazio anomico, che si pretende per\u00f2 incluso nell\u2019ordinamento giuridico.<br \/>\nMa guardiamo meglio che cosa avviene nello stato di eccezione. Dal punto di vista tecnico, si ha una separazione della forza-di-legge dalla legge in senso formale. Lo stato di eccezione definisce, cio\u00e8, uno \u201cstato della legge\u201d in cui da una parte la legge teoricamente vige, ma non ha forza, non si applica, \u00e8 sospesa e dall\u2019altra provvedimenti e misure che non hanno valore di legge ne acquistano la forza. Si potrebbe dire che, al limite, la posta in gioco nello stato di eccezione \u00e8 una forza-di-legge fluttuante senza la legge. Comunque si definisca questa situazione \u2013 sia che si considera lo stato di eccezione come interno o che lo si qualifichi invece come esterno all\u2019ordine giuridico \u2013 in ogni caso essa si traduce in una sorta di eclissi della legge, in cui, come in un\u2019eclissi astronomica, essa permane, ma non emana pi\u00f9 la sua luce.<br \/>\nLa prima conseguenza \u00e8 il venir meno di quel principio fondamentale che \u00e8 la certezza del diritto. Se lo Stato, invece di dare disciplina normativa ad un fenomeno, interviene grazie all\u2019emergenza, sul quel fenomeno ogni 15 giorni o ogni mese, quel fenomeno non risponde pi\u00f9 ad un principio di legalit\u00e0, poich\u00e9 il principio di legalit\u00e0 consiste nel fatto che lo Stato d\u00e0 la legge e i cittadini confidano su quella legge e sulla sua stabilit\u00e0.<br \/>\nQuesta cancellazione della certezza del diritto \u00e8 il primo fatto che vorrei sottoporre alla vostra attenzione, perch\u00e9 esso implica una mutazione radicale non solo del nostro rapporto con l\u2019ordine giuridico, ma nel nostro stesso modo di vivere, perch\u00e9 si tratta di vivere in uno stato di illegalit\u00e0 normalizzata.<br \/>\nAl paradigma della legge si sostituisce quello di clausole e formule vaghe, come \u201cstato di necessit\u00e0\u201d, \u201csicurezza\u201d, \u201cordine pubblico\u201d, che essendo in s\u00e9 indeterminate hanno bisogno che qualcuno intervenga a determinarle. Noi non abbiamo pi\u00f9 a che fare con una legge o con una costituzione, ma con una forza-di-legge fluttuante che pu\u00f2 essere assunta, come vediamo oggi, da commissioni e individui, medici o esperti del tutto estranei all\u2019ordinamento.<\/p>\n<p>Credo che ci si trovi davanti a una forma di cosiddetto stato duale \u2013 attraverso il quale Ernst Fraenkel, in un libro del 1941 che bisognerebbe rileggere, ha cercato di spiegare lo stato nazista \u2013 che \u00e8 tecnicamente uno stato in cui lo stato di eccezione non \u00e8 stato mai revocato. Lo stato duale \u00e8 uno stato in cui allo stato normativo (<i>Normenstaat<\/i>) si affianca uno stato discrezionale (<i>Massnahmestaat<\/i>, uno stato delle misure) e il governo degli uomini e delle cose \u00e8 opera della loro ambigua collaborazione. Una frase di Fraenkel \u00e8 significativa in questa prospettiva: \u00abPer la sua salvezza il capitalismo tedesco necessitava non di uno stato unitario ma di un doppio Stato, arbitrario nella dimensione politica e razionale in quella economica\u00bb.<br \/>\n\u00c8 nella discendenza di questo stato duale che si deve situare un fenomeno la cui importanza non potrebbe essere sottovalutata e che riguarda il mutamento della figura stessa dello Stato che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Intendo riferirmi a quello che i politologi americani chiamano\u00a0<i>The administrative State<\/i>, lo Stato amministrativo e che ha trovato nel libro recente di Sunstein e Vermeule la sua teorizzazione (C. Sunstein e A. Vermeule,\u00a0<i>Law and Leviathan, Redeeming the Administrative State<\/i>). Si tratta di un modello di Stato in cui la\u00a0<i>governance<\/i>, l\u2019esercizio del governo, eccede la tradizionale ripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) e agenzie non previste nella costituzione esercitano in nome dell\u2019amministrazione e in modo discrezionale funzioni e poteri che spettavano ai tre soggetti costituzionalmente competenti. Si tratta di un sorta di Leviatano puramente amministrativo, che \u00e8 supposto agire nell\u2019interesse della collettivit\u00e0, anche trasgredendo il dettato della legge e della costituzione, allo scopo di assicurare e guidare non la libera scelta dei cittadini, ma quella che Sunstein chiama la navigabilit\u00e0 \u2013 cio\u00e8 in realt\u00e0 la governabilit\u00e0 \u2013 delle loro scelte. \u00c8 quanto oggi sta avvenendo in maniera fin troppo evidente, quando vediamo che il potere decisionale viene esercitato da commissioni e soggetti (i medici, gli economisti e gli esperti) del tutto esterni ai poteri costituzionali.<br \/>\nAttraverso queste procedure fattuali la costituzione viene alterata in modo ben pi\u00f9 sostanziale di quanto avvenga attraverso il potere di revisione previsto dai costituenti, fino a diventare, come diceva un discepolo di Marx, un\u00a0<i>Papier St\u00fcck<\/i>, soltanto un pezzo di carta. Ed \u00e8 certo significativo che queste trasformazioni si modellino sulla struttura duale della\u00a0<i>governance<\/i>\u00a0nazista e che sia forse il concetto stesso di \u201cgoverno\u201d, di una politica come \u201ccibernetica\u201d o arte del governo che occorra mettere in questione.<\/p>\n<p>\u00c8 stato detto che lo stato moderno vive di presupposti che non pu\u00f2 garantire. \u00c8 possibile che la situazione che ho cercato di descrivervi sia la forma in cui questa assenza di garanzie ha raggiunto la sua massa critica e che lo stato moderno, rinunciando com\u2019\u00e8 oggi evidente a garantire i suoi presupposti, sia giunto alla fine della sua storia ed \u00e8 questa fine che stiamo forse vivendo.<br \/>\nCredo che ogni discussione su che cosa possiamo o dobbiamo fare debba oggi partire dalla costatazione che la civilt\u00e0 in cui viviamo \u00e8 ormai crollata \u2013 o, meglio, visto che si tratta di una societ\u00e0 basata sulla finanza \u2013 ha fatto bancarotta. Che la nostra cultura fosse sulla soglia di una generale bancarotta era ormai evidente da decenni e le menti pi\u00f9 lucide del Novecento lo avevano diagnosticato senza riserve. Non posso non ricordare con quanta forza e con quanto sgomento Pasolini e Elsa Morante, in quegli anni Sessanta che ora ci sembrano tanto migliori del presente, denunciavano l\u2019inumanit\u00e0 e la barbarie che vedevano crescere intorno a loro. A noi tocca oggi l\u2019esperienza \u2013 non certo piacevole, ma forse pi\u00f9 vera delle precedenti \u2013 di esser non pi\u00f9 sulla soglia, ma dentro questa bancarotta intellettuale, etica, religiosa, giuridica, politica e economica, nella forma estrema che essa \u00e8 andata assumendo: lo stato di eccezione invece della legge, l\u2019informazione invece della verit\u00e0, la salute invece della salvezza e la medicina invece della religione, la tecnica invece della politica.<\/p>\n<p>Che cosa fare in una simile situazione? Sul piano individuale, certo, continuare nella misura del possibile a far bene quel che si cercava di fare bene, anche se non sembra esserci pi\u00f9 alcun motivo per farlo, anzi proprio per questo continuare. Non credo per\u00f2 che questo basti. Hannah Arendt, in una riflessione che non possiamo non sentire vicina, perch\u00e9 s\u2019intitolava\u00a0<i>On humanity in dark times<\/i>, si chiedeva \u00abin che misura restiamo obbligati rispetto al mondo e alla sfera pubblica anche quando ne siamo stati espulsi (era quello che era accaduto agli ebrei nel suo tempo) o abbiamo dovuto ritirarci da essi (come chi aveva scelto quella che con un\u2019espressione paradossale si chiamava nella Germania nazista \u201cemigrazione interna\u201d)\u00bb.<br \/>\nCredo che sia importante oggi non dimenticare che se ci veniamo a trovare in una condizione simile \u00e8 perch\u00e9 siamo stati costretti, e che quindi si tratta di una scelta che resta in ogni caso politica, anche se sembra collocarsi fuori dal mondo. Arendt indicava l\u2019amicizia come il possibile fondamento per una politica in tempi oscuri. Credo che l\u2019indicazione sia giusta, a patto di ricordare che l\u2019amicizia \u2013 cio\u00e8 il fatto di sentire una alterit\u00e0 nella nostra stessa esperienza di esistere \u2013 sia una sorta di\u00a0<i>minimum<\/i>\u00a0politico, una soglia che insieme unisce e divide l\u2019individuo dalla comunit\u00e0. Cio\u00e8 a patto di ricordare che si tratta di nulla di meno che di provare a costituire ovunque una societ\u00e0 o una comunit\u00e0 nella societ\u00e0. Cio\u00e8, di fronte alla depoliticizzazione crescente degli individui, ritrovare nell\u2019amicizia il principio radicale di una rinnovata politicizzazione.<br \/>\nMi sembra che voi studenti avete cominciato a farlo, creando la vostra associazione. Ma dovete estenderlo sempre pi\u00f9, perch\u00e9 da questo dipender\u00e0 la stessa possibilit\u00e0 di vivere in modo umano.<\/p>\n<p>Vorrei, per concludere, rivolgermi agli studenti che sono qui presenti e che mi hanno invitato oggi a parlare. Vorrei ricordarvi qualcosa che dovrebbe essere alla base di ogni studio universitario e di cui invece nell\u2019universit\u00e0 non si fa parola. Prima di abitare in un paese e in uno stato, gli uomini hanno la loro dimora vitale in una lingua e credo che solo se saremo capaci di indagare e di comprendere come questa dimora vitale sia stata manipolata e trasformata potremo capire come siano potute avvenire le trasformazioni politiche e giuridiche che abbiamo davanti ai nostri occhi.<br \/>\nL\u2019ipotesi che intendo suggerirvi \u00e8, cio\u00e8, che la trasformazione del rapporto con la lingua \u00e8 la condizione di tutte le altre trasformazioni della societ\u00e0. E se non ce ne rendiamo conto \u00e8 perch\u00e9 la lingua per definizione resta nascosta in ci\u00f2 che nomina e ci d\u00e0 a comprendere. Come ha detto una volta uno psicoanalista che era anche un po\u2019 filosofo: \u00abche si dica resta dimenticato in ci\u00f2 che s\u2019intende di ci\u00f2 che si dice\u00bb.<br \/>\nNoi siamo abituati a guardare alla modernit\u00e0 come a quel processo storico che comincia con la rivoluzione industriale in Inghilterra e con la rivoluzione politica in Francia, ma non ci chiediamo quale rivoluzione nel rapporto degli uomini con la lingua ha reso possibile questa che Polanyi chiamava la Grande Trasformazione.<br \/>\n\u00c8 certamente significativo che le rivoluzioni da cui \u00e8 nata la modernit\u00e0 siano state accompagnate se non precedute da una problematizzazione della ragione, cio\u00e8 di ci\u00f2 che definisce l\u2019uomo come animale parlante.\u00a0<i>Ratio<\/i>\u00a0viene da\u00a0<i>reor<\/i>, che significa \u00abcontare, calcolare, ma anche parlare nel senso di\u00a0<i>rationem reddere<\/i>, dar conto\u00bb. Il sogno della ragione, divenuta una dea, coincide con una \u00abrazionalizzazione\u00bb della lingua e dell\u2019esperienza del linguaggio che permetta di dar conto e di governare integralmente la natura e, insieme, la vita degli esseri umani.<br \/>\nE che cos\u2019\u00e8 quella che oggi chiamiamo scienza, se non una pratica del linguaggio che tende a eliminare nel parlante ogni esperienza etica, poetica e filosofica della parola per trasformare la lingua in uno strumento neutrale per scambiare informazioni? Se la scienza non potr\u00e0 mai rispondere al nostro bisogno di felicit\u00e0, \u00e8 perch\u00e9 essa presuppone in ultima analisi non un essere parlante, ma un corpo biologico come tale muto. E come dev\u2019essersi trasformato il rapporto del parlante con la sua lingua, perch\u00e9 possa venir meno, come oggi sta avvenendo, la stessa possibilit\u00e0 di distinguere la verit\u00e0 dalla menzogna? Se oggi medici, giuristi, scienziati accettano un discorso che rinuncia a porsi domande sulla verit\u00e0, ci\u00f2 \u00e8 forse perch\u00e9 \u2013 quando non sono stati pagati per farlo \u2013 nella loro lingua non potevano pi\u00f9 pensare \u2013 cio\u00e8 tenere in sospeso (pensare viene da\u00a0<i>pendere<\/i>) \u2013 ma soltanto calcolare.<br \/>\nIn quel capolavoro dell\u2019etica del Novecento che \u00e8 il libro di Hannah Arendt su Eichmann, Arendt osserva che Eichmann era un uomo perfettamente raziocinante, ma che era incapace di pensare, cio\u00e8 di interrompere il flusso del discorso che dominava la sua mente e che non poteva mettere in questione, ma solo eseguire come un ordine.<br \/>\nIl primo compito che ci sta di fronte \u00e8 allora quello di ritrovare un rapporto sorgivo e quasi dialettale, cio\u00e8 poetico e pensante con la nostra lingua. Solo in questo modo potremo uscire dal vicolo cieco che l\u2019umanit\u00e0 sembra aver imboccato e che la porter\u00e0 verisimilmente all\u2019estinzione \u2013 se non fisica, almeno etica e politica. Ritrovare il pensiero come un dialetto impossibile da formalizzare e da formattare.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-intervento-al-convegno-degli-studenti-veneziano-\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-intervento-al-convegno-degli-studenti-veneziano-<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QUODLIBET, BLOG UNA VOCE (Giorgio Agamben) Vorrei riprendere, per cominciare, alcuni punti che avevo provato a fissare qualche giorno fa per cercare di definire la trasformazione surrettizia, ma non per questo meno radicale, che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Credo che dobbiamo innanzitutto renderci conto che l\u2019ordine giuridico e politico in cui credevamo di vivere \u00e8 completamente mutato. 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