{"id":69487,"date":"2021-12-30T11:00:45","date_gmt":"2021-12-30T10:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69487"},"modified":"2021-12-29T12:42:09","modified_gmt":"2021-12-29T11:42:09","slug":"la-gaia-morte-delle-societa-sazie-e-disperate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69487","title":{"rendered":"La gaia morte delle societ\u00e0 sazie e disperate"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ARIANNA EDITRICE (Roberto Pecchioli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-69488\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/0-57373-300x179.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/0-57373-300x179.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/0-57373.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1985- sembra passata un\u2019era geologica- il cardinale Giacomo Biffi defin\u00ec Bologna, citt\u00e0 di cui era arcivescovo, \u201csazia e disperata\u201d. Quella frase gli fu rinfacciata per decenni dai cantori delle magnifiche sorti e progressive della nostra rugosa civilizzazione. Gi\u00e0 all\u2019epoca dell\u2019osservazione del presule, Bologna, avvolgente e bellissima, era ai vertici del reddito pro-capite, in testa ai consumi voluttuari, ma al minimo della natalit\u00e0. L\u2019 Emilia batteva tristi primati di denatalit\u00e0, accompagnati da suicidi doppi rispetto alla media nazionale. Tradussi in aggettivi i numeri, spieg\u00f2 Biffi anni dopo. Per l\u2019esperto pastore d\u2019anime, una terra ricca, colta e civile, \u201csazia di beni, apparentemente piena di voglia di vivere e divertirsi, ma anche disperata perch\u00e9 non aveva voglia di trasmettere la vita e nemmeno di conservarla\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Trentasei anni dopo, l\u2019analisi di Biffi pu\u00f2 essere estesa all\u2019intero Occidente, forse meno sazio rispetto agli anni Ottanta del secolo XX, ma certo pi\u00f9 disperato. E disperate davvero \u2013 cio\u00e8 prive di speranza- sono le societ\u00e0 nelle quali dilaga l\u2019odio per la tradizione e la cupa fascinazione per la morte, coperta dall\u2019ipocrisia della compassione, ovvero dall\u2019eutanasia, \u201cbuona morte\u201d, come se la fine della vita fosse una bella cosa. Viva la muerte era il motto della legione spagnola, l\u2019ossimoro assoluto, giacch\u00e9 la morte non pu\u00f2 vivere. Eppure, paradossalmente, l\u2019urlo legionario era un canto alla vita, poich\u00e9 esprimeva l\u2019accettazione del sacrificio estremo per una causa, quella della patria spagnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Amore e morte, eros e th\u00e0natos \u00e8 anche una coppia oppositiva della mitologia greca, ripresa da Sigmund Freud per esprimere il conflitto interiore tra le pulsioni di vita e di morte (todestriebe) all\u2019interno della teorizzazione psicanalitica del \u201cprincipio di piacere\u201d (lustprinzip). Concretamente, la pulsione di morte si \u00e8 impadronita dell\u2019umanit\u00e0 occidentale dopo la morte di Dio, la sua drammatica insignificanza nell\u2019esistenza dell\u2019homo sapiens occidentalis. Un epifenomeno di questa pulsione di morte \u00e8 l\u2019orrore per la vecchiaia, la sofferenza, la decadenza fisica e biologica che accomuna le generazioni contemporanee. Mai davvero sazio \u2013 il consumo impone di rilanciare sempre pi\u00f9 in alto il desiderio \u2013 ma sempre pi\u00f9 disperato, l\u2019uomo di quest\u2019angolo di mondo scava la sua fossa senza saperlo; anzi con un senso di folle gaiezza intervallata, come in una pessima rapsodia, da conati di terrore, gli occhi sbarrati dalla consapevolezza del nulla simboleggiati dall\u2019Urlo di Edvard Munch, il dipinto- icona del nichilismo moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi scrive non \u00e8 immune da queste malattie dell\u2019anima, le infezioni della postmodernit\u00e0, ma riesce a coglierne la drammaticit\u00e0 e la natura incapacitante. Forse perch\u00e9 la fede nella trascendenza non lo ha abbandonato, o pi\u00f9 semplicemente per aver avuto un rapporto molto stretto con i nonni, che fa coltivare un anacronistico concetto reverenziale della vecchiaia. Per il fatto di avere vissuto per anni sotto lo stesso tetto con la nonna materna, non riconosciamo l\u2019immagine sciropposa che il circo dell\u2019intrattenimento e dello spettacolo offre della vecchiaia, una vernice edulcorata e falsa in cui i vecchi non sono mai veramente tali, stucchevoli imitazioni della giovinezza, della salute, del desiderio. Il Coronavirus ha smascherato quest\u2019ultima, devastante ipocrisia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cicerone, nell\u2019opera filosofica De Senectute, scrisse che i vecchi tendono ad essere permalosi, poich\u00e9 pensano di essere disprezzati e temono che ci si prenda gioco di loro. Senza dubbio anche nell\u2019antichit\u00e0 c\u2019era chi disprezzava o scherniva i vecchi; tuttavia, gli anziani erano rispettati come fonti di saggezza, inseriti nella vita pubblica in molte magistrature e ascoltati consiglieri dei governanti, oltrech\u00e9 di figli e nipoti. Nel nostro tempo, il disprezzo e lo scherno pubblico nei confronti dei vecchi sono vietati, ma \u00e8 una insopportabile ipocrisia farisaica che nasconde un ripudio, un orrore della \u201cterza et\u00e0\u201d (ridicolo eufemismo quanto il miserabile \u201cdiversamente giovani\u201d politicamente corretto) inconcepibile ai tempi di Cicerone e anche nella nostra infanzia e adolescenza. Non parliamo dell\u2019abbandono individuale, sempre esistito in ogni tempo, cos\u00ec come ci sono sempre stati genitori snaturati, ma del ripudio collettivo, istituzionale, i cui simboli sono la reclusione forzata, il nascondimento, l\u2019allontanamento dalla vista dei vecchi in ghetti, magazzini di attesa della demolizione finale, come se fossero ferraglia umana inservibile, tra pubblica irrilevanza e privata solitudine. Naturalmente tale clausura, in tempi tanto ipocriti, viene ricoperta di gesti artificiosi, inutili placebo e baccano emotivo alla melassa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dietro questo disprezzo per la vecchiaia c\u2019\u00e8, ovviamente, l\u2019invincibile paura della morte, cancrena delle societ\u00e0 disperate (senza fede e speranza in un aldil\u00e0) bisognose di nascondere i segni pi\u00f9 evidenti della prossimit\u00e0 della fine, sino alla rimozione pubblica. Poi la distruzione tenace dell\u2019istituto familiare, logica conseguenza dell\u2019odio per la tradizione cresciuto come una muffa nelle societ\u00e0 disperate. E\u2019 stata cancellata dalla coscienza la concezione delle generazioni come anelli uniti in una catena, capaci di sostenersi reciprocamente. Per aiutare gli anziani a far fronte alle sofferenze della loro et\u00e0, le societ\u00e0 governate dalla tradizione contavano su una comunit\u00e0 familiare che se ne prendeva cura, asciugava le loro lacrime e insieme ne ascoltava la voce, certa di ricevere uguale considerazione nel giro della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli uomini e le donne contemporanee si sono convinti che le loro esistenze siano pi\u00f9 piene se rompono le catene della tradizione e diventano atomi alla deriva senza vincoli e legami. Cos\u00ec, la nostra maledetta generazione \u00e8 diventata indipendente dalla famiglia \u2013 considerata il luogo che reprime il libero sviluppo della personalit\u00e0- per dissolversi in monadi provvisoriamente soddisfatte di non dover pi\u00f9 portare il peso dei vecchi, parcheggiati in anticamere della morte graziosamente chiamate \u201cresidenze sanitarie assistite\u201d, che in passato si chiamavano sinceramente ospizi. L\u2019epidemia li ha trasformati in trappole per sotto uomini ridotti alla condizione di topi incatenati. Affinch\u00e9 le nuove generazioni possano tacitare quel che rimane della coscienza per declinare gli arcaici obblighi del sangue e dormire sonni tranquilli in attesa che la campana suoni anche per loro, si \u00e8 imposta una visione della vecchiaia come stagione della vita eccedente, superflua. Una fase odiosa in cui fa molto freddo, nella quale le passioni che colorano la vita bulimica delle societ\u00e0 disperate svaniscono e i malanni si moltiplicano in giornate amare, un accumulo ridondante da accorciare, soprattutto perch\u00e9 la solitudine a cui condanniamo i vecchi rende pi\u00f9 insopportabili i giorni e i malanni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 trionfasse quest\u2019idea della vecchiaia come tempo eccedente (assai gradita all\u2019economia, al sistema previdenziale, sanitario e assicurativo privato e pubblico), occorreva cancellare dai cuori la nozione cristiana e tradizionale della vita come dramma nella quale la scena finale \u00e8 la pi\u00f9 importante, poich\u00e9 conferisce significato a tutte le precedenti. Una volta trasformata definitivamente la vecchiaia in inutile rappresentazione del declino, \u00e8 pi\u00f9 facile portare il disprezzo per i vecchi (e l\u2019odio di s\u00e9) sino al limite, per quanto opportunamente cosparso di compassione. Poich\u00e9 la vecchiaia non pu\u00f2 essere curata con i farmaci, la stessa medicina si deve incaricare di risolvere il problema, affinch\u00e9 non rompano le scatole. Infatti, oltre alla \u201cresidenza assistita \u201c, la nostra generazione offre ai vecchi e quindi a se stessa un nuovo diritto, quello alla morte assistita, l\u2019eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diciamolo francamente, l\u2019Occidente ama la morte: tutte le civilt\u00e0 terminali adorano la morte. In primo luogo, cancellano la parola, poi espellono la morte dal paesaggio, spostando e rimpicciolendo quel che resta del cimitero, che la cultura tradizionale chiamava camposanto. Compiuto il gesto della rimozione, le civilizzazioni esangui la abbracciano, purch\u00e9 sia ricoperta da molti strati di cosmetici. Da qualche parte nel mondo vive un uomo che la semplificazione giornalistica chiama Dottor Morte, un infelice o un maniaco (non pu\u00f2 essere altro) che ha passato decenni a inventare dispositivi per il suicidio indolore, messi rigorosamente alla prova sugli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suo ultimo colpo di genio \u00e8 una sorta di capsula dalla linea futurista dove il morituro viene sistemato, investito da un dolce gas venefico e muore ascoltando musica. Il sarcofago musicale \u00e8 solo l\u2019ultima trovata della promozione al suicidio del Dottor Morte, un medico radiato dall\u2019albo perch\u00e9 considerato un pericolo per la salute pubblica. Qualcuno ancora prendeva sul serio il giuramento di Ippocrate. Va notato che la sua battaglia non \u00e8 a favore dell\u2019eutanasia, ma di un nuovo diritto, il suicidio razionale (si pu\u00f2 tranquillamente omettere l\u2019aggettivo); la sua invenzione \u00e8 la garanzia di una morte glamour: la sperimenter\u00e0 in Svizzera su un certo numero di volontari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quest\u2019uomo non \u00e8 isolato, ma un pioniere dell\u2019ideologia necrofila che sta permeando il cuore affaticato dell\u2019Europa-Obitorio. La sua proposta, musica per le orecchie del Progresso, \u00e8 che la morte sia un \u201cdiritto umano universale\u201d, non solo un privilegio medico per chi \u00e8 ammalato. Prima ci hanno convinto che l\u2019eutanasia \u00e8 un sollievo per casi di estrema sofferenza e malattia irreversibile. Le argomentazioni \u201csentimentali\u201d, compassionevoli, pi\u00f9 passa il tempo, pi\u00f9 si rivelano espedienti per far passare l\u2019idea che interrompere la vita sia un atto normale. Una societ\u00e0 suicida e omicida. In Svizzera si pu\u00f2 gi\u00e0 morire a richiesta: questa s\u00ec che \u00e8 civilt\u00e0! Tre sole eccezioni, la minore et\u00e0, l\u2019incapacit\u00e0 di discernimento e la malattia mentale. Supereremo anche questo, in nome della morte, il \u201cvecchio capitano\u201d di Baudelaire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Germania \u00e8 stata organizzata una gradevole mostra sul suicidio, ospitata nella location pi\u00f9 appropriata, Il Museo della Cultura Sepolcrale. Immaginiamo che i curatori vivano in un perpetuo Halloween e difendano le loro campagne di agitazione mortuaria con lo scudo intellettuale dell\u2019arte. Meraviglie dell\u2019Europa che impone misure restrittive contro il fumo, ma accoglie e promuove con entusiasmo il turismo della morte. Pochi anni fa in Svizzera raccontarono la storia di Jacqueline, una donna sana di 77 anni che aveva posto una data limite alla sua vita: nel gennaio 2020 si sarebbe recata nella linda clinica elvetica prescelta per suicidarsi con l\u2019aiuto di un\u2019associazione specializzata. Giunta al giorno fatale, vinse la vita e l\u2019attivista pro morte decise di rinviare il suicidio. Lo posticip\u00f2 una e un\u2019altra volta, sino ad accantonare il proposito. Tuttavia, il suo caso fu utilizzato come argomento dai difensori della cosiddetta \u201cinterruzione volontaria della vecchiaia \u201c(sinistra sorella dell\u2019Interruzione Volontaria di Gravidanza). Sono attivi anche in Italia con le associazioni vicine al Partito Radicale \u2013 premiata agenzia funebre \u2013 e certo ritengono interessante la capsula musicale del Dottor Morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le ragioni della signora Jacqueline sono uno sbalorditivo riassunto di come \u00e8 ridotta l\u2019umanit\u00e0 aperta, liberata e progressista del nostro spicchio di mondo: \u201cNon voglio fare l\u2019amore con un tizio dalla pancia enorme e con un petto pi\u00f9 grande del mio\u201d. Corrosione dell\u2019anima pi\u00f9 grave delle infermit\u00e0 del corpo. Inizia con la deificazione di se stessi, da cui si passa alla cieca fiducia nell\u2019Ultima Dea, la Scienza. Preso atto che nemmeno lei sa eliminare la malattia e la sofferenza, resa intollerabile la vita dai parametri del consumo, della prestazione e dell\u2019efficienza; persa la possibilit\u00e0 del controllo totale sull\u2019esistenza, non ci resta che eliminare noi stessi, la nostra vita destituita di valore, un rifiuto in pi\u00f9 da conferire al compostaggio. In questo senso paradossale e sinistro, la morte diventa davvero \u201cl\u2019ultimo viaggio\u201d, tra musiche, incensi, colori tenui, esperti tanatologi, boia con camici in tinta. La gaia morte dei sazi e dei disperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/la-gaia-morte-delle-societa-sazie-e-disperate\">https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/la-gaia-morte-delle-societa-sazie-e-disperate<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ARIANNA EDITRICE (Roberto Pecchioli) Nel 1985- sembra passata un\u2019era geologica- il cardinale Giacomo Biffi defin\u00ec Bologna, citt\u00e0 di cui era arcivescovo, \u201csazia e disperata\u201d. Quella frase gli fu rinfacciata per decenni dai cantori delle magnifiche sorti e progressive della nostra rugosa civilizzazione. Gi\u00e0 all\u2019epoca dell\u2019osservazione del presule, Bologna, avvolgente e bellissima, era ai vertici del reddito pro-capite, in testa ai consumi voluttuari, ma al minimo della natalit\u00e0. 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