{"id":69508,"date":"2021-12-30T10:00:41","date_gmt":"2021-12-30T09:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69508"},"modified":"2021-12-30T09:26:42","modified_gmt":"2021-12-30T08:26:42","slug":"cosa-resta-del-ricordo-dei-professori-che-dissero-di-no-al-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69508","title":{"rendered":"Cosa resta del ricordo dei professori che dissero di no al fascismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da MICROMEGA (Teresa Simeone)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019inizio dell\u2019anno accademico 1931-1932 ai professori delle Universit\u00e0 del Regno fu imposto dal regime l\u2019obbligo del giuramento \u201calla Patria e al Regime Fascista\u201d. A distanza di 90 anni, ripercorriamo la storia di quei pochi docenti che dissero \u201cno\u201d.<\/p>\n<div class=\"featured-article hidden-xs hidden-sm\"><\/div>\n<div class=\"textArticle j-textArticle\">\n<p>\u00ab<em>Giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l\u2019ufficio d\u2019insegnante e adempiere tutti i doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria ed al Regime Fascista. Giuro che non appartengo n\u00e9 apparterr\u00f2 ad associazioni o partiti, la cui attivit\u00e0 non si concilii coi doveri del mio ufficio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questo era il testo del giuramento che \u2013 con <strong>Regio Decreto-Legge del 28\/8\/1931<\/strong>, n.1227, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d\u2019Italia dell\u20198\/10\/1931, n.233, <strong>all\u2019articolo 18<\/strong> \u2013 fu chiesto ai professori di ruolo e ai professori incaricati delle Universit\u00e0 del Regno di firmare.<\/p>\n<p>Soltanto dodici, su oltre milleduecento, rifiutarono di farlo: <strong>Ernesto Buonaiuti, <\/strong>Storia del cristianesimo, dell\u2019Universit\u00e0 di Roma; <strong>Mario Carrara, <\/strong>Antropologia criminale, dell\u2019Universit\u00e0 di Torino; <strong>Gaetano De Sanctis, <\/strong>Storia antica, Universit\u00e0 di Roma; <strong>Giorgio Errera, <\/strong>Chimica, Universit\u00e0 di Pavia; <strong>Giorgio Levi della Vida<\/strong>, Lingue semitiche, Universit\u00e0 di Roma; <strong>Fabio Luzzatto<\/strong>, Filosofia del Diritto, Scuola Sup.re Agric.ra, Milano; <strong>Piero Martinetti<\/strong>, Filosofia, Universit\u00e0 di Milano; <strong>Bartolo Nigrisoli<\/strong>, Clinica chirurgica, Universit\u00e0 di Bologna; <strong>Francesco Ruffini<\/strong>, Diritto Ecclesiastico, Universit\u00e0 di Torino; <strong>Edoardo Ruffini Avondo<\/strong>, Storia del diritto, Universit\u00e0 di Perugia; <strong>Lionello Venturi<\/strong>, Storia dell\u2019arte, Universit\u00e0 di Torino; <strong>Vito Volterra<\/strong>, Fisica matematica, Universit\u00e0 di Roma.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, il numero non \u00e8 definito con esattezza poich\u00e9, oltre i dati della relazione ufficiale del 1932, comprenderebbe professori non di ruolo o in situazioni non rigidamente inquadrabili. Oscilla, dunque, dai dodici, di cui scrivono <strong>Giorgio Boatti<\/strong> nel libro <strong>\u201c<em>Preferirei di no<\/em>\u201d e<\/strong> <strong>Helmut Goetz<\/strong> nell\u2019opera <strong><em>\u201cIl giuramento rifiutato. Docenti universitari e il regime fascista<\/em>\u201d<\/strong>, fino ai quindici\/sedici che includono anche <strong>Giuseppe Antonio Borgese<\/strong>, docente di Estetica presso l\u2019Universit\u00e0 di Milano, che si trovava in missione negli Stati Uniti e che decise di non rientrare nella penisola proprio per non giurare fedelt\u00e0 al fascismo (lo dichiarer\u00e0, formalmente, due anni dopo, nel 1933, accettando di non ritornare in Italia, cosa che far\u00e0 solo nel 1948); <strong>Errico Presutti,<\/strong> professore di Diritto amministrativo e di Diritto costituzionale a <strong>Napoli, <\/strong>fiero antifascista, dichiarato decaduto dalla Cattedra universitaria per essersi rifiutato di prestare il giuramento; <strong>Mario Rotondi,<\/strong> giurista della <strong>Cattolica<\/strong>, di cui, tuttavia non sono certe le motivazioni coincidenti con la collocazione a riposo per anzianit\u00e0 di servizio che, tuttavia, insieme a <strong>Francesco Rovelli<\/strong>, rifiut\u00f2 di aderire anche utilizzando <strong>la formula \u201celastica\u201d<\/strong> riservata ai religiosi <strong>(\u201ccon riserva interiore\u201d<\/strong>); <strong>Piero Sraffa<\/strong>, giovane economista di origine ebraica, amico di Gramsci e collaboratore di Keynes che lo chiam\u00f2 all\u2019universit\u00e0 di <strong>Cambridge<\/strong> dove, per il suo manifesto antifascismo, scelse di vivere da esule e che il 1 novembre 1931 rassegn\u00f2 le sue dimissioni dall\u2019Universit\u00e0 di Cagliari.<\/p>\n<p>Anche <strong>Leone Ginzburg<\/strong>, approdato alla libera docenza nel <strong>1934<\/strong>, rifiuter\u00e0 di giurare. Nel <strong>1925<\/strong> avevano rinunciato alla cattedra <strong>Francesco Saverio Nitti<\/strong>, <strong>Gaetano Salvemini<\/strong> e <strong>Silvio Trentin<\/strong> e accettato la <strong>revoca<\/strong>, piuttosto che abdicare al libero insegnamento, il gi\u00e0 citato Errico Presutti e <strong>Arturo Labriola<\/strong>, come riporta <strong>Norberto Bobbio<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Un\u2019annotazione \u00e8 doverosa anche nei confronti di <strong>Michele Giua, <\/strong>padre di<strong> Lisa<\/strong>, moglie di Vittorio Foa, e nonno della storica Anna Foa, valente e promettente chimico cui nel 1933 fu richiesta l\u2019iscrizione al Partito Nazionale Fascista: a causa del suo rifiuto, fu <strong>privato di ogni incarico<\/strong> e vide la fine della sua carriera universitaria.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 fu chiesto questo ulteriore (ce n\u2019era stato uno nel <strong>1924<\/strong> al Re, allo Statuto e alle altre Leggi dello Stato che, pur con qualche riserva, era stato accettato senza troppi traumi e quello del <strong>1928-29<\/strong> per i professori delle scuole superiori) atto di fedelt\u00e0 e che <strong>cosa signific\u00f2 per la cultura accademica<\/strong> e per lo Stato italiano ormai divenuto totalitario?<\/p>\n<p>Per capirlo a fondo si pu\u00f2 ripercorrere il cammino del fascismo attraverso alcune <strong>date significative<\/strong>, iniziando da quel <strong>28 ottobre 1922<\/strong>, quando, invece di firmare lo <strong>Stato d\u2019assedio<\/strong> che gli present\u00f2 Facta, Vittorio Emanuele III, due giorni dopo, <strong>affid\u00f2 a Mussolini<\/strong> l\u2019incarico di <strong>formare il governo<\/strong>, aprendogli di fatto e di diritto la strada al potere.<\/p>\n<p>La seconda coincide con il delitto Matteotti, <strong>10 giugno 1924<\/strong>, vero punto di svolta per molti intellettuali che inizialmente avevano guardato con simpatia al sorgere di un movimento <strong>che credevano rivoluzionario<\/strong> e che si accorsero come di rivoluzionario avesse solo la velleit\u00e0. Ne ebbero piena consapevolezza il <strong>3 gennaio 1925: <\/strong>il senso del discorso con cui <strong>Mussolini stigmatizz\u00f2 la propria posizione di fronte al Parlamento<\/strong> e rivendic\u00f2 l\u2019assunzione della responsabilit\u00e0, politica, morale, storica di quanto avvenuto era chiarissimo: \u201c<em>Se il fascismo non \u00e8 stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore giovent\u00f9 italiana, a me la colpa! Se il fascismo \u00e8 stato un\u2019associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! [\u2026]<\/em>\u201d. E ancora: \u201c<em>L\u2019Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillit\u00e0, vuole la calma laboriosa. <strong>Noi, questa tranquillit\u00e0, questa calma laboriosa gliela daremo con l\u2019amore, se \u00e8 possibile, e con la forza, se sar\u00e0 necessario. Voi state certi che nelle quarantott\u2019ore successive a questo mio discorso, la situazione sar\u00e0 chiarita su tutta l\u2019area<\/strong>\u201d<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>. <\/em><\/p>\n<p><strong>Parole inequivocabili<\/strong>, cui seguirono, con fedele coerenza, telegrammi ai prefetti in cui si chiedevano <strong>la chiusura di tutti i circoli<\/strong> e ritrovi sospetti dal punto di vista politico; <strong>lo scioglimento di tutte le organizzazioni<\/strong> che sotto qualsiasi pretesto potessero raccogliere elementi turbolenti e di tutti i gruppi dell\u2019Italia libera (associazione antifascista di ex-combattenti) vietandone qualsiasi attivit\u00e0; <strong>vigilanza dei comunisti<\/strong> e sovversivi; <strong>rastrellamento, <\/strong>con frequenti perquisizioni,<strong> di armi<\/strong> illegalmente detenute; <strong>vigilanza rigorosissima<\/strong> sugli esercizi pubblici. Non \u00e8 un caso se gli storici fanno iniziare da questa data la trasformazione del governo mussoliniano<strong> in vero e proprio regime<\/strong>.<\/p>\n<p>Si avvia, dunque, la <strong>fascistizzazione del paese<\/strong>: <strong>dal 1925 al 1929<\/strong> lo sforzo prioritario di Mussolini fu di annientare qualsiasi ostacolo si frapponesse alla realizzazione del suo disegno egemonico: <strong>il capo del governo fu reso responsabile solo di fronte al re<\/strong> e non pi\u00f9 al <strong>Parlamento<\/strong> che venne progressivamente <strong>svuotato<\/strong> di ogni reale potere; furono messi <strong>fuori legge tutti i partiti<\/strong> eccetto quello fascista; <strong>chiusi tutti i giornali<\/strong> che non fossero allineati; <strong>reintrodotta la pena di morte<\/strong> per reati contro lo Stato e i suoi rappresentanti, abolita nel 1889 dal codice Zanardelli; <strong>istituito il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato<\/strong>; <strong>introdotto il confino di polizia<\/strong> per gli oppositori; <strong>creata l\u2019<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/OVRA#cite_note-2\">OVRA<\/a><\/strong> per controllare e reprimere il dissenso. Non si salv\u00f2 <strong>neppure la monarchia,<\/strong> che Mussolini cerc\u00f2 di privare delle sue prerogative per assicurare tutto il potere al fascismo.<\/p>\n<p>Nel <strong>1927<\/strong>, infatti, altra data storica, secondo De Felice<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, con una circolare del <strong>5 gennaio<\/strong>, i prefetti, da rappresentanti <em>super partes<\/em> dello Stato, diventano <strong><em>rappresentanti del regime e chiamati non pi\u00f9 a distinguere tra onesti e disonesti<\/em>, <em>ma tra cittadini fascisti e cittadini antifascisti.<br \/>\n<\/em><\/strong>Altri due momenti peculiari sono la legge del <strong>9 dicembre 1928<\/strong>, sull\u2019ordinamento e le attribuzioni del Gran Consiglio e quella, <strong>sul finire del 1929<\/strong>, sullo statuto del partito stesso. Di fatto il Gran Consiglio \u00e8 l\u2019organo supremo del regime<em>, presieduto e convocato a discrezione del capo del Governo, <\/em>e con poteri enormi.<\/p>\n<p>Tra le sue attribuzioni c\u2019era anche il <strong>diritto di essere consultato sulle proposte di legge circa la successione al trono, i poteri e le prerogative del Re<\/strong> nonch\u00e9 di <strong>indicare i nomi da presentargli per la nomina del capo del governo<\/strong>: anche di fronte a queste ingerenze, un <strong>vero e proprio colpo di mano<\/strong>, per\u00f2, <strong>il sovrano non batt\u00e9 ciglio<\/strong>, almeno formalmente. Che ci fosse un attrito tra Mussolini e Vittorio Emanuele III (cosa verissima dopo il 1928, come riconosciuto nel 1944 dallo stesso Mussolini) fu smentito, per\u00f2, scrive De Felice, in questa fase, dallo stesso capo del governo in un discorso del <strong>15 novembre del \u201928<\/strong> in cui, per spegnere i rumors delle opposizioni, ricord\u00f2 anche come il re avesse acceso una <strong>lampada votiva a Bologna, in memoria delle camicie nere<\/strong> cadute per il fascismo.<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/p>\n<p>La spregiudicatezza di Mussolini si riattiv\u00f2 nel <strong>dicembre del 1929<\/strong>, quando modific\u00f2 anche lo statuto del partito e <strong>neg\u00f2 al Gran Consiglio la definizione di organo supremo del partito, <\/strong>sottraendogli la <strong>nomina delle alte gerarchie<\/strong> per avocarla a s\u00e9.<br \/>\nQueste disposizioni andavano ad aggiungersi allo <strong>sbloccamento della Confederazione dei sindacati fascisti<\/strong> e alla <strong>riforma della rappresentanza politica del maggio 1928 <\/strong>che delegava al Gran Consiglio la scelta dei candidati. Con questo atto, che prevedeva che l\u2019elettore potesse soltanto approvare o respingere la lista dei candidati espressi dall\u2019organo del fascismo, secondo <strong>Giolitti,<\/strong> che lo denunci\u00f2 in aula, si completava il <strong>distacco del fascismo dal regime retto dallo Statuto albertino<\/strong>. Nel rispondere alle critiche, <strong>Mussolini <\/strong>chiam\u00f2 in causa finanche un articolo dei <strong>Diritti dell\u2019uomo del 1789<\/strong>: \u201c<em>Tutte le costituzioni sono rivedibili, perch\u00e9 nessuna generazione ha il diritto di assoggettare alle sue leggi le generazioni che seguiranno<\/em>\u201d.<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Il colpo di mannaia sull\u2019attualit\u00e0 dello Statuto albertino non poteva essere pi\u00f9 drammatico.<\/p>\n<p>In questo disegno di <strong>fascistizzazione totale<\/strong> e d\u2019invasione in ogni sfera della vita dello Stato s\u2019inserisce il tentativo di <strong>asservire gli ingegni pi\u00f9 alti<\/strong> e prestigiosi della sua classe dirigente intellettuale. Dopo aver irreggimentato ogni settore dell\u2019educazione e dell\u2019istruzione, in un percorso che decideva della fedelt\u00e0 al regime fin dalla nascita, anzi, con la campagna demografica, fin dal concepimento, all\u2019et\u00e0 adulta, e dopo quella <strong>riforma gentiliana del 1923,<\/strong> definita <strong>la pi\u00f9 fascista delle riforme<\/strong>, si apr\u00ec la strada per colpire la libert\u00e0 d\u2019insegnamento e portare a compimento il tentativo di annientamento di qualsiasi voce dissonante nel paese.<\/p>\n<p><strong>Al fascismo non bastava pi\u00f9 piegare i corpi: voleva anche le anime.<br \/>\n<\/strong>I docenti erano chiamati a essere non solo coinvolti ma <strong>compromessi <\/strong>col regime. L\u2019identificazione tra <strong>Stato e fascismo<\/strong> doveva essere totale e riguardare tutti, soprattutto la parte pi\u00f9 colta e critica dell\u2019Italia: solo cos\u00ec, <strong>nell\u2019asservimento delle sue intelligenze<\/strong>, quelle che sole avrebbero potuto denunciare la brutalit\u00e0 e la volgarit\u00e0 di un sistema antidemocratico, violento e liberticida, si sarebbe ottenuta la resa delle coscienze. Di tutte le coscienze, in particolare di quelle deputate, per natura e statuto, a essere autonome e <strong>a chiamare alla libert\u00e0<\/strong> le altre pi\u00f9 passive, ignave, timorose, indifferenti.<\/p>\n<p>Quello dei professori universitari <strong>non fu un semplice<\/strong> <strong>giuramento alle istituzioni, ma a un regime politico, a un\u2019ideologia<\/strong>. Ecco perch\u00e9 alcuni non giurarono. Ed ecco perch\u00e9 la richiesta fu un\u2019ignominia evidente a tutti, tanto che ci fu chi, come <strong>Einstein<\/strong>, arriv\u00f2 a scrivere ad <strong>Alfredo Rocco<\/strong> di <strong>\u201c<em>consigliare al signor Mussolini di risparmiare questa umiliazione al fior fiore dell\u2019intelligenza italiana<\/em>\u201d<\/strong>. Non gli rispose il ministro, ma un suo collaboratore che lo \u201crassicur\u00f2\u201d: se su pi\u00f9 di milleduecento professori ordinari <strong>solo sette o otto avevano sollevato un\u2019obiezione<\/strong>, evidentemente la situazione non era grave.<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>Il giuramento di un numero cos\u00ec elevato di professori fu, dunque, una <strong>vittoria indiscutibile<\/strong> che avrebbe <strong>accresciuto<\/strong> il prestigio del regime <strong>sullo scacchiere internazionale <\/strong>ma pesato, per il presente e per il futuro, sull\u2019indipendenza della scuola e della cultura italiana. E infatti fu abilmente utilizzato dalla propaganda per dimostrare che il consenso era altissimo: <strong>\u201cUndici su milleduecentoventicinque. Fa ridere!\u201d<\/strong>, scrisse <strong>Il Popolo toscano<\/strong> e <strong>\u201cSublimato all\u2019un per mille\u201d<\/strong>, titol\u00f2 sprezzantemente un altro giornale di fede fascista.\u00a0 Tutti erano pronti a servire il regime: il numero sproporzionato di giuranti avrebbe dovuto dimostrare esattamente questo.<\/p>\n<p>Scontata sarebbe stata la vulgata con la generalizzata riprovazione sociale del tempo contro la presa di posizione di quei pochi che resistettero alle lusinghe e alle intimidazioni del potere fascista; d\u2019altronde laddove il sistema deve stigmatizzare scelte etiche forti, il <strong>silenzio<\/strong>, la <strong>derisione<\/strong>, la <strong>delegittimazione<\/strong> rientrano nelle risposte pi\u00f9 ordinarie e tipiche e l\u2019oblio la norma per il futuro, come dimostrarono le voci conformiste della stampa dell\u2019epoca.<\/p>\n<p><strong>Come mai cos\u00ec pochi quelli che rifiutarono? <\/strong>Le ragioni e posizioni furono diverse.<br \/>\n<strong>Togliatti e Croce <\/strong>invitarono i docenti a giurare per continuare dalla cattedra universitaria a diffondere idee liberali e<strong> non lasciare la cultura in mano ai fascisti, <\/strong>cosa che fecero, <em>obtorto collo<\/em>, <strong>Concetto Marchesi, Piero Calamandrei, Luigi Einaudi, Giuseppe Levi. <\/strong>Altri giurarono per<strong> motivi economici, per opportunismo, per fede<\/strong>, perch\u00e9 non si sentivano toccati nel loro insegnamento<strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Solo dodici, <\/strong>in ogni caso, secondo la gi\u00e0 menzionata<strong> relazione del Ministro dell\u2019Educazione nazionale, Balbino Giuliano, <\/strong>presentata al<strong> Consiglio dei ministri, <\/strong>il<strong> 19 dicembre 1932, <\/strong>lo fecero.<\/p>\n<p>Alla met\u00e0 degli anni Sessanta, a favore della piccola schiera d\u2019irriducibili, ci fu chi diede battaglia, proponendo che i loro nomi fossero scolpiti sui muri delle universit\u00e0 italiane. Si chiamava <strong>Ignazio Silone<\/strong>.<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a> Anche un paio di anni fa, <strong>Pierluigi Battista <\/strong>chiese alla sindaca Raggi di intitolare loro una strada, una piazza, un largo. Si \u00e8 sentito forte, dunque, da parte di qualche intellettuale il bisogno di rivendicare l\u2019audacia di professori i cui nomi sono stati a lungo sepolti e che non vengono ricordati spesso, come invece si dovrebbe. Perch\u00e9 l\u2019oblio? Forse perch\u00e9, al di l\u00e0 di tante sottili spiegazioni e usando quel <strong>rasoio di Occam<\/strong> spietato ma indispensabile, <strong>nel celebrare il coraggio di pochi si sarebbero evidenziati la codardia, l\u2019opportunismo o la pavidit\u00e0 di tanti.<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa rimane oggi di quel coraggio? Di quella rinuncia? La risposta, a mio avviso, \u00e8 nelle parole di <strong>Nicola Chiaromonte<\/strong>: \u201c<em>Quando giunge l\u2019ora in cui la morte <\/em>\u2013 scriver\u00e0 \u2013<em> comincia a guardarci negli occhi con una certa continuit\u00e0, e quindi noi lei, se non vogliamo distogliere lo sguardo e far finta che tutto \u00e8 come prima e non c\u2019\u00e8 niente da cambiare, la domanda che per prima ci si articola nella mente \u00e8: <strong>Che cosa rimane?\u2026<\/strong>Rimane, se rimane, quello che si \u00e8, quello che si era: il ricordo d\u2019esser stati \u2018belli\u2019, direbbe Plotino\u2026<strong>Rimane, se rimane, la capacit\u00e0 di mantenere che ci\u00f2 che \u00e8 bene \u00e8 bene, ci\u00f2 che \u00e8 male \u00e8 male, e non si pu\u00f2 fare che sia diversamente (e non si deve fare che appaia diversamente)<\/strong><\/em><strong>\u201d.<\/strong><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><sup>[8]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Ripercorrere le vicende dei dodici professori sarebbe impossibile in quello che \u00e8 una breve sintesi della vicenda; valga per tutte, tra tante, l\u2019annotazione contenuta nel diario segreto di <strong>Gaetano De Sanctis<\/strong>. Quando <strong>Balbino Giuliano<\/strong>, Ministro dell\u2019istruzione, cerc\u00f2 di convincerlo a giurare, egli rispose che il suo atto non voleva avere alcun significato politico ma era solo l\u2019ossequio a <strong>quell\u2019imperativo categorico del dovere<\/strong> che era stato norma costante di vita.<\/p>\n<p><em>\u201cVi sono giorni in cui viene meno ogni speranza terrena. Sembra che il dolore fisico ci opprima. Sembra che la vita, nel dolore, si dissolva. E frattanto intorno a noi si fa o a noi sembra si faccia il deserto. L\u2019odio, l\u2019invidia, la calunnia ci straziano a gara. Gli amici sono lontani. Forse ci hanno dimenticato. Forse ci hanno tradito. Tutto crolla. Il domani non \u00e8 che tenebra. Pare che si sfascino gli organi dei sensi e lo spirito si sente chiuso in un carcere tetro. Ma c\u2019\u00e8 pure nella resistenza indomita che oppone al dolore e al male, nello sforzo d\u2019accettare la volont\u00e0 divina, non col porgersi ad esso passivo, ma attuandola in qualche modo in s\u00e9, ma identificandosi in qualche modo, attivamente, con essa, <strong>c\u2019\u00e8 una gioia intima e violenta e turbinosa<\/strong>. <strong>E la nostra notte s\u2019illumina di divini bagliori\u201d.<a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p>Anche quella di questi dodici e pi\u00f9 professori fu <strong>Resistenza<\/strong>, una resistenza combattuta con le armi della libert\u00e0 intellettuale e <strong>senza spargimento di sangue<\/strong>. Una delle tante forme di Resistenza che restitu\u00ec all\u2019Italia la dignit\u00e0 che il regime fascista aveva cercato di annichilire e che ci fu necessaria quando, nel ricostruire l\u2019identit\u00e0 di un popolo che si era concesso a un dittatore, si dovettero rintracciare gli esempi di chi vi si era opposto.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Nota dell\u2019autrice<\/strong>: Il presente contributo riprende, in forma sintetica, i contenuti di un intervento tenuto il 23 maggio 2020 per il terzo ciclo dei seminari dell\u2019Anpi di Benevento in corso di pubblicazione nel primo semestre del 2022.<\/p>\n<hr \/>\n<p>FOTO: L\u2019inaugurazione della nuova sede dell\u2019Universit\u00e0 di Roma presieduta dal Capo di Governo Benito Mussolini, ripreso insieme con un gruppo di gerarchi. Durante la cerimonia \u00e8 stata conferita al Re d\u2019Italia la Laurea ad onorem. 3 novembre 1935. Fondo Giordani \u2013 Copyright L\u2019OSSERVATORE ROMAN<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Norberto Bobbio, <em>Italia civile. Ritratti e testimonianze.<\/em> Passigli, Firenze 1986, pp. 439-40<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Renzo De Felice, <em>Breve storia del fascismo<\/em>, Mondadori, pp. 37-38<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Renzo De Felice<em>, Breve storia del fascismo, <\/em>Mondadori, pp. 41-45<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Renzo De Felice, Breve storia del fascismo, 2002 Arnoldo Mondadori, Milano, pag. 44<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Renzo De Felice<strong>, <\/strong><em>Breve storia del fascismo<\/em>, 2002 Arnoldo Mondadori, Milano, pag. 46<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Sandra Linguerri, Raffaella Simili, <em>Einstein parla italiano: itinerari e polemiche<\/em>, Edizioni Pendragon, 2008, pp. 38, 39<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> http:\/\/www.storiaxxisecolo.it\/antifascismo\/antifascismo5.html<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Nicola Chiaramonte, <em>Che cosa rimane. Taccuini 1955-1971<\/em>, a cura di Miriam Chiaromonte, il Mulino, Bologna 1992, pp. 8-9<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Il diario segreto di Gaetano De Sanctis, pag. 319, in Preferirei di no, Bottai, pag. 63<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/\">https:\/\/www.micromega.net\/professori-no-fascismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da MICROMEGA (Teresa Simeone) &nbsp; All\u2019inizio dell\u2019anno accademico 1931-1932 ai professori delle Universit\u00e0 del Regno fu imposto dal regime l\u2019obbligo del giuramento \u201calla Patria e al Regime Fascista\u201d. A distanza di 90 anni, ripercorriamo la storia di quei pochi docenti che dissero \u201cno\u201d. \u00abGiuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l\u2019ufficio d\u2019insegnante e adempiere tutti&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":107,"featured_media":37585,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/micromega-320x320.gif","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-i56","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69508"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/107"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=69508"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69508\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69509,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69508\/revisions\/69509"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37585"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=69508"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=69508"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=69508"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}