{"id":69568,"date":"2022-01-05T09:41:42","date_gmt":"2022-01-05T08:41:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69568"},"modified":"2022-01-03T21:44:59","modified_gmt":"2022-01-03T20:44:59","slug":"ce-vita-sulle-isole-di-plastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69568","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 vita sulle isole di plastica"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Laura Scillitani)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash.jpg?itok=Kjow8x4x\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt\">Le isole di rifiuti di plastica che galleggiano nei nostri oceani trasportano organismi costieri che trovano cos\u00ec il modo di sopravvivere e persino riprodursi al largo, formando colonie con specie tipiche del mare aperto. Un\u00a0inaspettato e inquietante risvolto dell&#8217; inquinamento antropogenico.<\/span><\/p>\n<p>Si stima che negli oceani finiscano ogni anno qualcosa come\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.iucn.org\/resources\/issues-briefs\/marine-plastic-pollution\">14 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica<\/a>, che costituiscono circa l\u201980% dei rifiuti marini. Plastiche di tutte le forme e dimensioni, dalle particelle delle microplastiche a enormi reti da pesca riempiono i nostri mari e li contaminano, con un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.biologicaldiversity.org\/campaigns\/ocean_plastics\/\">effetto letale<\/a>\u00a0ormai tristemente risaputo. Inaspettata, invece, \u00e8 la scoperta che la plastica galleggiante offre un nuovo habitat ad alcune specie tipiche degli ambienti costieri, consentendo loro di vivere laddove la loro biologia non permetterebbe n\u00e9 di arrivare n\u00e9 di sopravvivere: lo dimostra\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-021-27188-6\">uno studio<\/a>\u00a0pubblicato su\u00a0<em>Nature Communications<\/em>.<\/p>\n<p>La scoperta che la plastica possa essere colonizzata da organismi costieri e che offre un habitat per la loro persistenza risale allo tsunami in Giappone del 2011: rifiuti plastici trascinati in mare dalla violenza del maremoto sono infatti approdati sulle coste nordamericane trasportando a bordo\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/science.aao1498\">ben 300 diverse specie costiere del Sol Levante<\/a>. Il che, di per s\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 piuttosto sorprendente. Ma ancora pi\u00f9 sbalorditivo \u00e8 stato per i ricercatori verificare che le specie costiere non solo vengono trasportate dalle plastiche alla deriva, ma riescono anche a sopravvivere nonch\u00e9 a riprodursi in pieno oceano. Grazie alla collaborazione con\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.oceanvoyagesinstitute.org\/project-kaisei\/the-problem\/\">Ocean Voyages Institute<\/a>, una ong che rimuove la plastica galleggiante organizzando apposite spedizioni, i ricercatori hanno potuto esaminare i rifiuti che formano il\u00a0<em><a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/marinedebris.noaa.gov\/info\/patch.html\">Great Pacific Garbage Patch<\/a><\/em>, l\u2019immensa isola galleggiante di plastica che si trova nel vortice subtropicale del nord Pacifico (<em>North Pacific Subtropical Gyre<\/em>), qui hanno trovato quelle che hanno ribattezzato \u201ccomunit\u00e0 neopelagiche\u201d: associazioni inedite e vitali di specie pelagiche e costiere.<\/p>\n<h2>Isole artificiali<\/h2>\n<p>Normalmente l\u2019oceano aperto \u00e8 abitato dai\u00a0<em>neuston<\/em>, organismi che galleggiano o nuotano appena al di sotto della superficie, adattati a vivere nell\u2019interfaccia aria-acqua: esempi di questi organismi sono alcune meduse, come la barchetta di San Pietro o la caravella portoghese , i tronchi e gli intrecci di alghe, cos\u00ec come la pelle dei cetacei e il carapace delle tartarughe marine sono invece la casa di diverse specie di cirripedi e dei minuscoli granchi Colombo. Gli intrecci di reti da pesca abbandonate che avvolgono tra le loro trame contenitori e buste di plastica ospitano sia questi abitanti delle superfici d\u2019alto mare che molluschi e crostacei costieri: i ricercatori hanno contato pi\u00f9 di 40 specie differenti. Non si sa a livello ecologico cosa comporti questa inusuale coabitazione. Una delle maggiori preoccupazioni degli scienziati \u00e8 che la plastica offra agli organismi costieri un enorme potenziale di dispersione: l\u2019oceano aperto non \u00e8 pi\u00f9 una barriera invalicabile se non in condizioni straordinarie, e questo apre un vaso di pandora per la diffusione di specie aliene invasive, pronte alla colonizzazione di nuovi habitat. Inoltre \u00e8 una sorpresa comprendere che questi animali costieri riescano ad alimentarsi, quando si pensava che necessitassero di fonti di cibo che caratterizzano le coste.<\/p>\n<p>Ora, le isole galleggianti non sono una novit\u00e0 per gli oceani: zattere formate da un groviglio di tronchi, rami, sabbia, pietre pomici, alghe e semi sono sempre esistite. E di sicuro hanno portato con loro molluschi, crostacei, anemoni e tante altre specie che normalmente dipendono da un ambiente costiero. Ma la natura effimera di queste strutture naturali non consentiva certo la persistenza in alto mare di questi organismi, anche se, sicuramente, in alcuni casi e stagioni specifiche, alcune specie hanno usato queste isole fluttuanti come una sorta di autostop per arrivare su altre zone costiere. Ma appunto si trattava di qualcosa di occasionale. La plastica per\u00f2 non \u00e8 biodegradabile: \u00e8 resistente, dura a lungo nel tempo.<\/p>\n<h2>La plastisfera<\/h2>\n<p>Quindi le isole di plastica sono definibili in qualche modo come dei veri e propri nuovi habitat, colonizzati da specie che in qualche modo riescono a trovare di che nutrirsi pure in un contesto non programmato dalla loro storia evolutiva. \u00c8 l\u2019ennesima rottura dei paradigmi della biologia, i cambiamenti dell\u2019ambiente antropogenici ci rivelano le incredibili capacit\u00e0 di adattamento di alcune specie pi\u00f9 versatili e, per cos\u00ec dire, intraprendenti. Una novit\u00e0 per gli organismi pluricellulari, ma a dire il vero i biologi marini gi\u00e0 da tempo hanno scoperto che plastiche fluttuanti di ogni forma e dimensione sono colonizzate da diversi tipi di microrganismi: ne sono stati contati pi\u00f9 di 1 000 specie diverse. La complessit\u00e0 di queste forme di vita microscopiche \u00e8 tale che nel 2013 \u00e8 stato coniato il termine\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/ocean.si.edu\/ocean-life\/plastisphere-new-marine-ecosystem\">plastisfera<\/a>, in analogia con la biosfera. Questo perch\u00e9 il biofilm che avvolge la plastica \u00e8 complesso: organismi che fotosintetizzano, prede, predatori, simbionti, parassiti e decompositori. Insomma, la plastica \u00e8 un vero e proprio ecosistema, che comprende tutti i possibili ruoli ecologici. La sua particolarit\u00e0 \u00e8 che si tratta di un ecosistema interamente antropogenico.<\/p>\n<p>Alcuni di questi microrganismi stanno evolvendo enzimi che permettono loro di degradare la plastica, letteralmente nutrirsi di essa. La\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/microbiomejournal.biomedcentral.com\/articles\/10.1186\/s40168-021-01054-5\">scorsa estate<\/a>\u00a0sono stati scoperti all\u2019interno di diverse comunit\u00e0 della plastisfera due batteri (<em>Thioclava<\/em>\u00a0sp. BHET1 e\u00a0<em>Bacillus<\/em>\u00a0sp. BHET2) in grado di degradare il Polietilene tereftalato o PET. La presenza di organismi che si nutrono di plastica \u00e8 un indicatore di quanto severo \u00e8 l\u2019inquinamento e dei suoi effetti evolutivi. Un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"http:\/\/https\/\/www.theguardian.com\/environment\/2021\/dec\/14\/bugs-across-globe-are-evolving-to-eat-plastic-study-finds?utm_source=ActiveCampaign&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=Week+s+best:&amp;utm_campaign=ATF+Weekly+Email&amp;fbclid=IwAR1T69tUsOu3r-1sB0zB7SM4xYf4MovfsxA1XR6EPD7ILYa4W21dRS4qj2A\">recentissimo studio<\/a>\u00a0ha invece eseguito un sequenziamento sistematico e a livello globale di campioni di DNA provenienti da diversi ecosistemi inquinati, trovando trentamila diversi enzimi in grado di degradare dieci diversi tipi di materiali plastici, con variazioni legate allo specifico tipo di inquinante predominante nell\u2019ambiente, nonch\u00e9 al livello di inquinamento del sito.<\/p>\n<h2>Montagne di plastica?<\/h2>\n<p>Non \u00e8 finita qui: la plastica potrebbe letteralmente andare a formare in un lontano futuro uno strato geologico. \u00abNel 2013, sulle coste delle isole Hawaii, in particolare a Kamilo Bay, sono state trovate delle formazioni rocciose contenenti plastica, dette\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.geosociety.org\/gsatoday\/archive\/24\/6\/article\/i1052-5173-24-6-4.htm\">plastiglomerati<\/a>\u00bb racconta Lucilla Galat\u00e0, mediatrice del\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.mtsn.tn.it\/\">MUSE<\/a>, Museo delle Scienze di Trento. \u00abIn alcuni casi si tratta di plastica fusa su formazioni rocciose preesistenti, in altri invece di una matrice plastica: a contatto con una fonte di calore, come i fal\u00f2, ma in zone vulcaniche anche la lava, la plastica si fonde e solidificando fa da collante, inglobando sabbia, conchiglie, sassi, rifiuti. Esistono plastiglomerati di diverse forme, dimensioni e peso\u00bb. Nell\u2019 esposizione permanente recentemente rinnovata sul tema della sostenibilit\u00e0, il MUSE\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.muse.it\/it\/Esplora\/Progetti-Speciali\/Pagine\/Nuova%20galleria%20sostenibilit%C3%A0\/Nuova-galleria-della-sostenibilit%C3%A0.aspx\">ospita alcuni esempi di plastiglomerati<\/a>, provenienti proprio dalle Hawaii, precisamente raccolti nel corso di operazioni di pulizia delle spiagge dalle ong\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.sustainablecoastlineshawaii.org\/\">Sustainable coast Hawaii<\/a>\u00a0e\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.wildhawaii.org\/\">Hawaii Wildlife fund<\/a>. \u00abI plastiglomerati possono essere considerati uno dei\u00a0<em>marker<\/em>\u00a0dell\u2019inizio dell\u2019Antropocene, sono oggetti simbolici di come materiali di produzione umana entrino a fare parte della geologia. Resta ancora da comprendere cosa questo comporti in termini di impatto sul ciclo del terreno\u00bb spiega Galat\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/plastiglomerati%20hawaiani.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<h5>Plastiglomerati hawaiani. Foto di F. Pupin &#8211; MUSE Museo delle scienze<\/h5>\n<p>Chiss\u00e0 se anche le rocce di plastica diventeranno un substrato\u00a0da colonizzare, come le isole di plastica. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che sempre pi\u00f9 le modifiche antropogeniche del pianeta stanno svelando conseguenze inaspettate. Cos\u00ec la plastica, emblema linguistico di ci\u00f2 che \u00e8 finto e sintetico, diventa componente della geologia, permette sopravvivenze inedite e guida nuovi adattamenti. L\u2019evoluzione \u00e8 un continuo divenire, un continuo compromesso a quel che l\u2019ambiente riserva, e nell\u2019epoca dominata dall\u2019impronta umana e dagli scarti di quel che agli umani serve, il cambiamento si traduce per molte, troppe specie in sconfitta. La plastica in mare uccide delfini, balene, foche e otarie, invertebrati di ogni tipo, pesci, tartarughe, uccelli marini, riempie i loro stomaci impedendo loro di nutrirsi, li soffoca avvinghiandosi ai loro corpi, impedisce gli spostamenti. Ma per altri organismi diventa un\u2019occasione. E a cosa ci\u00f2 porter\u00e0 \u00e8 tutto da scoprire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/c\u00e8-vita-sulle-isole-di-plastica\/laura-scillitani\/2021-12-26\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/c\u00e8-vita-sulle-isole-di-plastica\/laura-scillitani\/2021-12-26<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Laura Scillitani) Le isole di rifiuti di plastica che galleggiano nei nostri oceani trasportano organismi costieri che trovano cos\u00ec il modo di sopravvivere e persino riprodursi al largo, formando colonie con specie tipiche del mare aperto. Un\u00a0inaspettato e inquietante risvolto dell&#8217; inquinamento antropogenico. Si stima che negli oceani finiscano ogni anno qualcosa come\u00a014 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, che costituiscono circa l\u201980% dei rifiuti marini. Plastiche di tutte le&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-i64","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69568"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=69568"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69568\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69569,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69568\/revisions\/69569"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=69568"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=69568"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=69568"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}