{"id":69637,"date":"2022-01-10T11:00:37","date_gmt":"2022-01-10T10:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69637"},"modified":"2022-01-08T09:40:42","modified_gmt":"2022-01-08T08:40:42","slug":"la-nascita-dellaukus-alleanza-australia-gran-bretagna-stati-uniti-e-la-guerra-fredda-americana-contro-la-repubblica-popolare-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69637","title":{"rendered":"La nascita dell\u2019Aukus (alleanza Australia-Gran Bretagna-Stati Uniti) e la guerra fredda americana contro la Repubblica Popolare Cinese"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Alberto Bradanini)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tema \u00e8 complesso, lo spazio limitato per definizione e alcuni passaggi appariranno apodittici. D\u2019altro canto, tale percorso guadagna in limpidezza e posizionamento, specie quando si ha a che fare con temi cruciali come la pace, la guerra e il futuro del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 nel V secolo a.C., Confucio aveva rilevata la necessit\u00e0 di procedere a una <em>rettificazione<\/em> dei nomi. Se questi sono manipolati e non riflettono la realt\u00e0 \u2013 egli rimarcava \u2013 il loro uso \u00e8 fonte di malintesi, un dialogo autentico tra gli uomini diviene impossibile e la vita sociale ne risente in profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giacomo Leopardi osservava al riguardo: \u201cI buoni e i generosi sogliono essere odiatissimi perch\u00e9 chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia tanto chi fa male, n\u00e9 il male stesso, quanto chi lo nomina. Cosicch\u00e9, mentre chi fa male ottiene ricchezze e potenza, chi lo nomina \u00e8 trascinato sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a soffrire qualunque cosa dagli altri o dal cielo, purch\u00e9 a parole ne siano salvi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un suo scritto, Malcom X afferma che \u201cse non si fa attenzione, i media ci fanno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono\u201d. E questo vale anche per le nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Semplificando un po\u2019, ma a vantaggio della chiarezza, gli Stati Uniti, a partire da Reagan essenzialmente \u2013 alla luce di un relativo ridimensionamento sulla scena mondiale \u2013 hanno gradualmente imposto una militarizzazione delle relazioni internazionali (colpi di stato, invasioni, sanzioni e interferenze di vario genere, in Europa un azzardato avanzamento della Nato verso Est, in violazione degli accordi a suo tempo definiti tra Bush padre e Gorbaciov, e via dicendo). Non che con Reagan, e ancor prima, tale caratteristica fosse assente, ma questa era attenuata da una maggiore attenzione alla dimensione politica, e dunque un minor ricorso all\u2019uso della forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 agli inizi dell\u2019Ottocento, John Quincy Adams, sesto presidente americano, aveva teorizzato che \u201c<em>la migliore garanzia della sicurezza degli Stati Uniti sarebbe stata l\u2019espansione<\/em>\u201d. A quel tempo l\u2019obiettivo era quello di impossessarsi delle terre spagnole sul continente americano, oggi \u00e8 il mondo intero, senza alcuna limitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019Occidente americano-centrico si concentra la pi\u00f9 micidiale macchina da guerra del pianeta (la sola spesa militare statunitense equivale, come noto, alla somma di quelle delle dieci nazioni che seguono in graduatoria, Cina e Russia comprese). Certo, la Cina possiede potere di deterrenza, anche nucleare, che basta e avanza per una guerra devastante, ma non possiede \u2013 come gli Stati Uniti \u2013 800 basi militari disseminate in 74 paesi (oltre 100 siti militari e 65-90 ordigni nucleari solo in Italia, in violazione del Trattato di Non Proliferazione da entrambi ratificato, una violazione sulla quale l\u2019arco politico italiano \u2013 indistintamente \u2013 stende da decenni un poco onorevole velo di omert\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0La Cina dispone di una sola base militare, a Gibuti, dove l\u2019abbiamo persino noi, utilizzata soprattutto per proteggere le navi mercantili contro i pirati somali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando si evoca il <em>complesso militare-industriale<\/em> Usa, sfugge talora che esso non produce solo armamenti, ma si estende all\u2019informazione, all\u2019entertainment, al cinema, tecnologia, accademia e via dicendo, tutto lautamente finanziato dal cosiddetto <em>bilancio della difesa<\/em>. Non \u00e8 un caso se in una trama inestricabile tra internet-media, finanza e <em>stato profondo<\/em>, il Ceo di Amazon Jeff Bezos \u2013 \u00e8 solo un esempio tra i tanti \u2013 abbia acquistato con le briciole del suo impero finanziario uno dei maggiori quotidiani al mondo, il Washington Post, e divida le informazioni con l\u2019intelligence Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo Milton Friedman, uno dei padri del neoliberismo, le imprese private, a prescindere dalle dimensioni, non hanno alcuna responsabilit\u00e0 sociale, devono solo massimizzare i profitti. Una proposizione divenuta tragica realt\u00e0. \u00c8 cos\u00ec che le corporazioni sono completamente <em>unaccountable<\/em>. Esse rendono conto della loro condotta (e nefandezze) solo a un consiglio d\u2019amministrazione, non certo alla collettivit\u00e0, vale a dire allo Stato \u2013 quest\u2019ultimo ormai privo di quelle prerogative che dovrebbero rispecchiarne l\u2019indipendenza, la sovranit\u00e0 democratica e la capacit\u00e0 di fare un\u2019effettiva politica sociale e di <em>welfare<\/em>. Immensi i danni causati da un sistema cos\u00ec congeniato, che nessuna assiologia politica tenta nemmeno di mettere in discussione e che genera tensioni e conflitti, dentro e fuori dai confini. E la Nuova Guerra Fredda dichiarata dagli Stati Uniti contro la Cina \u00e8 un suo prodotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo la narrativa prevalente, La Cina poi costituirebbe una minaccia alla pace e alla sicurezza dell\u2019Occidente. Noi saremmo depositari di valori superiori. E la rivalit\u00e0 sarebbe insanabile, basata su distanze politiche, economiche e ideologiche, sebbene poi i rapporti tra i due fronti siano in contraddizione con tale assunto. A fine anno \u2013 ad esempio \u2013 il commercio Cina-Usa superer\u00e0 i 635 mld di dollari (in aumento del 30% dall\u2019inizio della guerra commerciale dichiarata da Trump tre anni orsono), a dimostrazione che il dio profitto ha sempre un piano B.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Taiwan<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto concerne Taiwan, stando a un riassunto del web di un incontro dell\u2019American Enterprise Institute tenutosi il 2 novembre a Orlando in Florida \u2013 alla presenza di autorevoli sostenitori di D. Trump, tra cui Hal Brands, Dan Blumenthal, Gary Schmitt, Michael Mazza, John Bolton e altri \u2013 anche la destra americana riconosce che recuperare l\u2019isola ribelle non ha per Pechino nulla di ideologico o stravagante. Persino un ipotetico governo cinese amico dell\u2019America metterebbe in cima alla sua agenda politica il recupero dell\u2019isola, territorio storico della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, per la Repubblica Popolare sarebbe bene che ci\u00f2 avvenisse con il consenso dei taiwanesi \u2013 i quali per\u00f2, come sappiamo, sono contrari. Pechino, tuttavia, \u00e8 consapevole che un conflitto con Taiwan avrebbe profonde ripercussioni sulla stabilit\u00e0 e l\u2019economia del paese, senza contare che la deterrenza militare di Taipei (a prescindere dal possibile intervento degli Stati Uniti) non renderebbe la conquista dell\u2019isola una passeggiata. In buona sostanza, a dispetto della narrazione occidentale che attribuisce a Pechino la volont\u00e0 di usare la forza \u2013 e nonostante il narcisismo di Xi Jinping che vorrebbe passare alla storia come il ri-conquistatore dell\u2019isola \u2013 la leadership del Partito nel suo insieme ha mostrato sinora sufficiente sangue freddo. Mancano infatti evidenze che l\u2019esercito cinese stia preparando l\u2019invasione dell\u2019isola. La Cina opera <em>sub specie eternitatis<\/em>, sa aspettare \u2013 e <em>rebus sic stantibus<\/em>, in linea con gli auspici esposti da Deng Xiaoping poco prima di morire \u2013 intende demandare la soluzione del problema alle future generazioni di dirigenti (quando le condizioni politiche sui due fronti lo consentiranno). Non \u00e8 un caso, del resto, che Taipei non abbia mai superato la soglia critica della formale dichiarazione d\u2019indipendenza, che Pechino si adopera a scongiurare in ogni modo, per evitare di trovarsi esposta a un\u2019opzione potenziale che costituisce il sogno segreto degli americani, una trappola esiziale di cui la dirigenza cinese \u00e8 quanto mai consapevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il Mar Cinese Meridionale e Orientale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un documento Nato approvato a Bruxelles nel giugno scorso \u2013 di <em>formulazione<\/em> americana, \u00e8 superfluo rilevare \u2013 si statuisce che la Cina <em>\u00e8 oggi un rischio per la sicurezza occidentale<\/em>, senza beninteso che venga prodotta alcuna evidenza di ci\u00f2: i diritti umani, tema spinoso e complesso, le discutibili attivit\u00e0 antiterrorismo nel Xinjiang e altri ambiti non condivisibili della politica cinese \u2013 sui quali <em>si pu\u00f2 e si deve<\/em> essere critici \u2013 nulla hanno a che vedere con la sicurezza degli Stati Uniti o dell\u2019Occidente. Solo uno sprovveduto, del resto, potrebbe credere che gli Stati Uniti si preoccupino davvero dei musulmani del Xinjiang alla luce, se vi fosse bisogno di altre ragioni, delle tante guerre di aggressione antislamiche da essi scatenate in Medio Oriente negli ultimi settant\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle parole dell\u2019ex-PM australiano, Paul Keating, \u201cla Cina costituisce una minaccia non per quello che fa, ma per quello che \u00e8. \u00c8 la sua sola esistenza a turbare il sonno della superpotenza. L\u2019emersione di un paese che ospita un quinto dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 considerata illegittima, un\u2019insidia alla supremazia di quell\u2019impero voluto da dio per governare un pianeta irrequieto, <em>la sola nazione davvero indispensabile al mondo<\/em>, secondo il lessico patologico di Bill Clinton. Gli Stati Uniti non possono tollerare chi non si lascia intimidire, chi non si piega al principio mafioso dell\u2019obbedienza, come l\u2019Europa ad esempio, chi costruisce il proprio benessere in autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel citato vertice di Bruxelles, il presidente francese Emanuel Macron aveva obiettato che <em>forse<\/em>, essendo situata dall\u2019altra parte del mondo, la Cina non avesse molto a che vedere con la Nato (l\u2019acronimo inglese significa infatti <em>Organizzazione del Trattato dell\u2019Atlantico del Nord<\/em>). Biden deve aver ascoltato educatamente. Poi, dopo alcune settimane, si \u00e8 appreso che il contratto franco-australiano per la produzione di sottomarini tradizionali era stato sostituito da quello per la fornitura di sottomarini statunitensi a propulsione nucleare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il governo francese legge la notizia sui giornali. Il messaggio \u00e8 chiaro: lo statuto di vassallaggio dell\u2019Europa prescrive l\u2019obbedienza, come si dice nella lingua di Dante, <em>senza fiatare<\/em>. La Francia subisce un colpo alla sua industria e richiama per qualche giorno i suoi Ambasciatori da Washington e Canberra, e tutto finisce l\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tralasciando un\u2019infinit\u00e0 di altri armamenti, nei mari cinesi \u2013 secondo i dati disponibili \u2013 gli Stati Uniti dispongono gi\u00e0 di 14 sommergibili nucleari, ognuno con 24 batterie di missili <em>Trident<\/em>, ciascuna a sua volta dotata di 8 testate indipendenti. Ogni sommergibile, dunque, \u00e8 in grado di polverizzare con testate nucleari 192 citt\u00e0 o siti strategici nel mondo intero. Essi, per di pi\u00f9, saranno presto sostituiti da una nuova generazione di sommergibili (classe Colombia), ancor pi\u00f9 micidiali. La Cina possiede solo quattro rumorosi sommergibili di vecchia generazione, che non possono allontanarsi molto dalla costa, ciascuno dei quali dispone di 12 missili a testata singola, non in grado di raggiungere il territorio americano, i quali entro il 2030 potrebbero essere integrati da altri quattro, un po\u2019 meno rumorosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo l\u2019agenzia Bloomberg nel passato novembre l\u2019Air Force americana \u2013 solo per citare un episodio \u2013 ha effettuato 94 sortite sul Mar Cinese Meridionale. Alcuni velivoli sono giunti a 16 miglia dalle acque territoriali cinesi. E si tratta, come tutti sanno, di una pericolosa provocazione routinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La logica suggerisce che, trattandosi di acque cinesi, le attivit\u00e0 militari americane costituiscano una minaccia alla sicurezza della Cina, non viceversa. E possiamo solo immaginare le reazioni americane se \u2013 per simmetria \u2013 una flotta cinese (navi e sottomarini) armata di missili nucleari si aggirasse nel Golfo del Messico davanti alla Florida. Meglio non pensarci (o meglio, basta pensare a Cuba \u201862).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non contenti dell\u2019enorme disparit\u00e0 di potenza di fuoco, gli Stati Uniti \u2013 Biden o Trump, in un paese a dominazione corporativa privatistica non \u00e8 certo un presidente fa la differenza \u2013 rafforzano il dispositivo militare in mari lontani dalle loro coste, investendo su armamenti nucleari e fatti persino pagare all\u2019Australia, che di certo non faranno scendere la tensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo fine chiamano all\u2019appello due dei cosiddetti <em>Five Eyes<\/em> (i cinque occhi) \u2013 Australia e Regno Unito, in attesa magari che si aggiungano Canada e Nuova Zelanda, in qualche ruolo di comparsa \u2013 creando un\u2019inedita alleanza, l\u2019Aukus appunto, incaricata di contenere la Cina e nello specifico di garantire la libert\u00e0 di navigazione in quei mari. Una libert\u00e0 che Pechino, in verit\u00e0, non ha mai messo in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 cos\u00ec che Stati Uniti e Regno Unito, paesi dotati di armi atomiche, trasferiranno <em>materiali militari nucleari<\/em> all\u2019Australia, uno stato non-nucleare, violando la lettera e di certo lo spirito del TNP, spingendo altri paesi non dotati di armi nucleari a seguire l\u2019esempio, rendendo ancor pi\u00f9 insicura la regione dell\u2019Asia-Pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I nuovi sottomarini entreranno in attivit\u00e0 tra molti anni, ma fin d\u2019ora spingono la corsa agli armamenti, aprendo un\u2019altra falla nel regime di non-proliferazione e minacciando finanche l\u2019impianto giuridico del Trattato di Rarotonga, che nel lontano 1986 aveva istituito <em>la zona<\/em> <em>del Pacifico meridionale libera da armi nucleari<\/em>. Insomma, si torna indietro, seguendo la prassi del doppio standard e della convenienza imperiale, persino su un tema cruciale come la non-proliferazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto alla libert\u00e0 di navigazione, quello che la Cina contesta \u2013 ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (firmata a Montego Bay nel 1982) \u00e8 la facolt\u00e0 dei paesi terzi di svolgere attivit\u00e0 militari e di <em>intelligence<\/em> entro le 200 miglia dalla costa (nella cosiddetta Zona economica esclusiva, istituita dalla Convenzione stessa). E la Cina non \u00e8 la sola a resistere a tale pretesa, L\u2019India, ad esempio, ha lo stesso contenzioso con gli Stati Uniti, i quali beninteso se ne infischiano e continuano a fare i loro comodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poich\u00e9 la Convenzione \u00e8 effettivamente ambigua sul punto, siamo di fronte a un tipico problema di interpretazione, che andrebbe affrontato per le vie diplomatiche e non mettendo mano al grilletto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo, mentre impongono una strumentale interpretazione estensiva del Diritto del Mare, gli Stati Uniti tacciono sulla banale circostanza di essere la sola potenza marittima a non aver ratificato tale cruciale Convenzione, perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe impedito alle flotte americane di navigare liberamente in acque altrui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ostilit\u00e0 nei riguardi della Cina non ha pertanto a che fare con la sicurezza. Il sogno (nemmeno segreto) dell\u2019egemonismo americano \u00e8 che il gigante asiatico imploda e venga sostituito da un insieme litigioso di staterelli deboli e sottosviluppati, incapaci di sfidare il dominio imperiale. Secondo tale patologia, un mondo plurale \u00e8 inconcepibile. Le nazioni non possono convivere pacificamente nella diversit\u00e0, ciascuna con le proprie caratteristiche ideologiche, sociali ed economiche. No, questo non \u00e8 consentito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se mira a emanciparsi, prima politicamente (con Mao Zedong), poi anche economicamente (con Deng Xiaoping, perch\u00e9 la sola gamba politica non sarebbe stata sufficiente per affrancarsi dal dominio coloniale o neocoloniale), la Cina deve fare i conti con l\u2019aggressione politica, economica e (chiss\u00e0?) militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un trattamento, si dir\u00e0, che non viene riservato solo alla Cina. Basti pensare a Cuba, Venezuela, Iran, Siria e via dicendo, tutti <em>orwellianamente<\/em> accusati a modulazione di frequenza di mettere a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti, senza che questo susciti non dico lo sdegno universale ma almeno qualche sorriso. Nel silenzio delle nazioni-vassalle come quelle europee (media, accademici e politici), la ragione \u00e8 quanto mai evidente: si tratta di paesi che non si piegano alle <em>American preferences<\/em>, che perseguono quella che il National Security Council qualifica come <em>successful defiance<\/em>, e per tale ragione vengono accusate \u2013 con il fedele sostegno degli apparati mediatici \u2013 di violazione di diritti umani, terrorismo, possesso di armi di distruzione di massa e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 alla fine degli anni \u201940 il presidente Truman chiamava <em>eccesso di sviluppo<\/em> l\u2019intento delle nazioni povere di voler uscire <em>a modo loro<\/em> dal sottosviluppo e dal colonialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019elenco delle guerre, interferenze e pesanti violazioni del diritto e dell\u2019etica internazionale \u00e8 noto, ma un rinfresco di memoria fa sempre bene: Cuba, Vietnam, Iran, Serbia, Iraq, Siria, Libia, Afghanistan, 15 altri solo in Sud America, tra cui Nicaragua, Cile, Panama, le prigioni\/torture di Guantanamo, Bagram, Abu Graib altre <em>segrete<\/em>, omicidi extragiudiziali \u201cal drone\u201d, la vicenda Jullian Assange e quella di Edward Snowden, e via dicendo. Solo dal 1947 al 1989 gli Stati Uniti hanno organizzato 70 tentativi di <em>regime change<\/em> (l\u2019eufemismo sta per <em>colpi di stato<\/em>), 64 sotto copertura, 6 con sostegno militare aperto. In 25 casi, i tentativi hanno avuto successo con l\u2019instaurazione di un governo amico, in altri 39 sono invece falliti<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/01\/02\/la-nascita-dellaukus-alleanza-australia-gran-bretagna-stati-uniti-e-la-guerra-fredda-americana-contro-la-repubblica-popolare-cinese\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 ha causato milioni di vittime, rifugiati, distruzioni, degrado e via dicendo, tutto per promuovere i sani valori della democrazia e dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I paesi-<em>target<\/em> sono stati amici e nemici, nazioni grandi e piccole, paesi democratici e dittature. L\u2019unico criterio \u00e8 stato il principio mafioso dell\u2019obbedienza: chi non si piega deve stare all\u2019erta, perch\u00e9 prima o poi viene aggredito, politicamente, economicamente e se del caso anche militarmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 bene chiarire che non si tratta qui di pregiudiziali posizioni antiamericane, poich\u00e9 quel popolo \u00e8 il primo a soffrire delle amorali politiche di potenza e arricchimento illimitato dell\u2019oligarchia americana. Del resto, le coscienze pi\u00f9 emancipate di questo grande popolo si sono sempre battute contro tali aberrazioni, pagando pesanti tributi personali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto all\u2019Unione Europea, l\u2019Alto rappresentante per gli affari esteri Josep Borell \u2013 informato a suo tempo della vicenda sommergibili \u2013 dichiarava che \u201cl\u2019Aukus ha un forte impatto sull\u2019Unione nel suo insieme e ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 grave poich\u00e9 la cancellazione del contratto franco-australiano \u00e8 stata annunciata lo stesso giorno della pubblicazione della <em>strategia<\/em> europea per l\u2019Indo-Pacifico\u201d. \u00c8 cos\u00ec che abbiamo appreso anche noi che l\u2019Unione ha una sua strategia sull\u2019Indo-Pacifico. Con acume inatteso, poi, Borell aggiunge che gli europei sarebbero assai preoccupati dall\u2019Aukus. Incantevole. Sarebbe interessante leggere qualche statistica in proposito. I cittadini europei non sarebbero invece preoccupati per la disoccupazione, il precariato, la chiusura degli ospedali, il decadimento dei servizi pubblici e via dicendo. No, essi sarebbero preoccupati per l\u2019Aukus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Michael Roth, poi, Ministro tedesco agli Affari Europei ha definito l\u2019Aukus una \u201csveglia per tutta l\u2019Unione Europea\u201d, mentre quello degli Affari Esteri sempre tedesco Heiko Mass (entrambi del passato governo Merkel) ha affermato che pi\u00f9 del contenuto \u00e8 il modo in cui \u00e8 avvenuta la cancellazione del contratto dei sommergibili francesi che \u00e8 \u201cirritante e deludente, non solo per la Francia, ma per tutta l\u2019Europa\u201d, aggiungendo testualmente: \u201cper gli europei, il problema non \u00e8 tanto la perdita di un contratto (bisognerebbe tuttavia chiederlo ai francesi, prendo la libert\u00e0 di rilevare). Se gli Stati Uniti agiscono cos\u00ec con la Francia \u2013 continua costui \u2013 la seconda economia e il paese che dispone dell\u2019esercito pi\u00f9 potente in Europa, cosa impedisce agli americani di fare lo stesso con altri paesi europei?\u201d. Strepitoso anche questo. Di tutta evidenza, solo a Heiko Mass dev\u2019essere sfuggito che gli Stati Uniti fanno esattamente cos\u00ec da 76 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infine, in Europa (e dunque in Italia) \u2013 per ragioni che non v\u2019\u00e8 spazio per illustrare \u2013 non dico la <em>Destra<\/em>, ma nemmeno la cosiddetta <em>Sinistra<\/em> riconosce alla Cina il merito straordinario (dal punto di vista valoriale) di aver creato in pochi decenni un benessere inedito per una popolazione che nella storia aveva conosciuto solo fame e miseria. Va da s\u00e9 che tale traguardo ha avuto un costo: se la rivoluzione non \u00e8 un pranzo di gala (come affermava Mao), nemmeno l\u2019uscita dal sottosviluppo e l\u2019emancipazione dal neocolonialismo sono un pranzo di gala. Per gli eredi contemporanei dei valori socialisti di un tempo la solidariet\u00e0 \u00e8 una nozione utile a raccogliere qualche plauso (e voto) sulla misera esistenza degli immigrati, accolti nel nome dell\u2019amore universale per essere poi abbandonati sui marciapiedi a cavarsela da soli, non certo per esprimere pieno apprezzamento a chi ha affrancato dalla povert\u00e0 un miliardo di persone, senza nemmeno infastidirci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Invece dell\u2019Aukus, per chiudere, il pianeta avrebbe altre urgenze di cui occuparsi: 1) il rischio (come gi\u00e0 rilevato) di una guerra nucleare che segnerebbe la fine del genere umano. Secondo il doomsday clock \u2013 l\u2019<em>orologio dell\u2019apocalisse<\/em> \u2013\u2013 la distanza dalla mezzanotte, che segner\u00e0 la fine del mondo, \u00e8 oggi misurata non pi\u00f9 in minuti ma in secondi (per l\u2019esattezza <em>cento<\/em> secondi), tanto pi\u00f9 che quel pulsante \u00e8 ora sostanzialmente affidato alle macchine; 2) un capitalismo incontrollato, inasprito dall\u2019onnivora crudelt\u00e0 neoliberista, che concentra immense ricchezze nelle mani di pochi individui; e 3) la distruzione dell\u2019equilibrio ecologico, la cui ragione strutturale risiede proprio nella bulimia delle corporazioni private interessate solo al profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una diversa prospettiva, gli Stati Uniti potrebbero riflettere sulla pessima scelta di creare un\u2019ulteriore <em>innecessaria<\/em> alleanza militare (l\u2019Aukus appunto), sedendosi invece intorno a un tavolo come <em>un paese normale, <\/em>per contribuire alla soluzione di queste e di altre emergenze. Oggi, purtroppo, tale prospettiva \u00e8 una chimera. L\u2019ipertrofia oligarchica di potere e ricchezze, pericolosa per il mondo e lontana dai bisogni dello stesso popolo americano, non potr\u00e0 essere contenuta dalle deboli restrizioni del diritto internazionale, ma solo da profondi cambiamenti interni, sociali, valoriali e di rapporti di potere, oltre che da un graduale riequilibrio di forze sulla scena internazionale, al raggiungimento del quale il contributo di Cina, Russia e altre nazioni <em>resistenti<\/em> \u00a0sarebbe certamente meglio apprezzato se accompagnato da istituzioni politiche rinnovate in tema di libert\u00e0 e partecipazione, un quadro di rinnovamento questo di cui anche le nazioni occidentali avrebbero grande bisogno.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/01\/02\/la-nascita-dellaukus-alleanza-australia-gran-bretagna-stati-uniti-e-la-guerra-fredda-americana-contro-la-repubblica-popolare-cinese\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/01\/02\/la-nascita-dellaukus-alleanza-australia-gran-bretagna-stati-uniti-e-la-guerra-fredda-americana-contro-la-repubblica-popolare-cinese\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Alberto Bradanini) Il tema \u00e8 complesso, lo spazio limitato per definizione e alcuni passaggi appariranno apodittici. D\u2019altro canto, tale percorso guadagna in limpidezza e posizionamento, specie quando si ha a che fare con temi cruciali come la pace, la guerra e il futuro del mondo. Gi\u00e0 nel V secolo a.C., Confucio aveva rilevata la necessit\u00e0 di procedere a una rettificazione dei nomi. Se questi sono manipolati e non riflettono la realt\u00e0 \u2013&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-i7b","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69637"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=69637"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69637\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69638,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/69637\/revisions\/69638"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=69637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=69637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=69637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}