{"id":69834,"date":"2022-01-19T09:12:55","date_gmt":"2022-01-19T08:12:55","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69834"},"modified":"2022-01-18T12:14:54","modified_gmt":"2022-01-18T11:14:54","slug":"rischi-e-limiti-nellapertura-della-nato-allingresso-di-georgia-e-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69834","title":{"rendered":"Rischi e limiti nell\u2019apertura della NATO all\u2019ingresso di Georgia e Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Maurizio Boni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/a-nato-georgia.jpg\" alt=\"a-nato-georgia\" \/><\/p>\n<p>Nel corso delle ultime settimane il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ribadito in diverse occasioni pubbliche la volont\u00e0 di rispettare le decisioni del summit di Bucarest del 2008 riguardanti l\u2019adesione della Georgia e dell\u2019Ucraina all\u2019Alleanza Atlantica. L\u2019argomento \u00e8 uno dei pi\u00f9 scottanti tra quelli attualmente trattati nei colloqui in corso tra gli Stati Uniti, la NATO e la Russia, a Bruxelles e a Ginevra.<\/p>\n<p>Il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2022\/01\/10\/world\/europe\/russia-us-ukraine-talks.html\">New York Times<\/a>\u00a0riferisce che lo scorso 10 gennaio, dopo sette ore di negoziati estenuanti, le posizioni di Stati Uniti (che parlano a nome della NATO) e Russia sul futuro dell\u2019Alleanza e la situazione in Ucraina sono rimaste inconciliabili. Il Viceministro degli esteri russo Sergei A. Ryabkov, che \u00e8 anche il capo dei negoziatori di Mosca, ha ribadito che \u201c\u00e8 assolutamente indispensabile che l\u2019Ucraina mai e poi mai diventi un membro della NATO\u201d.<\/p>\n<p>La sua controparte statunitense, nella persona del Vicesegretario di Stato Wendy Sherman, ha replicato affermando che gli Stati Uniti non potranno mai sottoscrivere un impegno del genere in quanto non permetteranno a nessuno di chiudere la porta della politica aperta della NATO.<\/p>\n<p>L\u2019episodio costituisce il punto di arrivo di un processo, quello dell\u2019allargamento dell\u2019Alleanza Atlantica, iniziato subito dopo la fine della guerra fredda e proseguito sino ad oggi, sulla base di considerazioni politico militari un tempo condivisibili e oggi, nella loro evoluzione, molto meno. Credo quindi che valga la pena capire da dove siamo partiti, comprendere quali errori di valutazione nei confronti della Russia sono stati commessi nel corso del tempo, e perch\u00e9 la politica della porta aperta a tutti i costi voluta da Washington sia controproducente per la NATO.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Le origini dell\u2019allargamento: la proiezione della democrazia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La prima organica trattazione di ordine strategico del tema dell\u2019allargamento fu pubblicata nel 1993 sul numero autunnale della rivista\u00a0<em>Foreign Affairs<\/em>\u00a0a cura del\u00a0<em>think thank<\/em>\u00a0californiano della RAND<\/p>\n<p>(Ronald D. Asmus, Richard L. Kugler, F. Stephen. Larrabee,\u00a0<em>Building a new NATO<\/em>, \u201cForeign Affairs\u201d vol.72, n.4,\u00a0<em>September-October<\/em>\u00a01993).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150361 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/211217-sg-xmas-360x245.jpg\" alt=\"211217-sg-xmas\" width=\"504\" height=\"343\" \/><\/p>\n<p>Tre analisti (Asmus, Kugler e Larrabee) presentarono un\u2019analisi drammatica dello scenario politico militare lungo i due \u201carchi di crisi\u201d che fiancheggiavano a sud e a est il perimetro dell\u2019Alleanza e che si erano creati a seguito della dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p>Le nuove zone d\u2019instabilit\u00e0 si estendevano dalla Germania e Russia dal nord al sud Europa, e scendeva attraverso la Turchia, il Caucaso e l\u2019Asia centrale.<\/p>\n<p>Tutta quest\u2019area, a giudizio degli analisti della RAND, era costellata di potenziali \u201cmini repubbliche di Weimar\u201d, ciascuna capace di destabilizzare le altre.\u00a0 Queste, infatti, bench\u00e9 pesantemente armate, difettavano della capacit\u00e0 di difendersi da sole contro un pi\u00f9 grande aggressore esterno. Il vuoto di sicurezza che caratterizzava la regione, la mobilitazione ideologica (soprattutto nazionalista) attorno a questo\u00a0<em>security vacuum<\/em>\u00a0e la disperata ricerca di garanzie di sicurezza avrebbero agevolato la competizione geopolitica, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e l\u2019instabilit\u00e0 regionale. Quindi, bench\u00e9 situata alla periferia dell\u2019Europa, quest\u2019area con il suo immenso potenziale conflittuale avrebbe potuto condizionare la sicurezza degli Stati europei dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>In tale contesto, la NATO avrebbe costituito lo strumento pi\u00f9 valido per realizzare una solida cornice di sicurezza nella regione. Un accordo tra gli Stati Uniti e l\u2019Europa avrebbe potuto espandere geograficamente gli orizzonti strategici della NATO e trasformare un\u2019alleanza basata sulla difesa collettiva contro una specifica minaccia, in un\u2019alleanza impegnata a proiettare democrazia, stabilit\u00e0 e\u00a0<em>crisis management<\/em>\u00a0in un senso strategico pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Le alternative possibili<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Due anni pi\u00f9 tardi, gli stessi autori discussero tre possibili modalit\u00e0 per l\u2019allargamento in uno studio pubblicato da\u00a0<em>Survival<\/em>, una delle riviste dell\u2019<em>International Institute for Strategic Studies<\/em>\u00a0di Londra (Ronald D. Asmus, Richard L. Kugler, F. Stephen. Larrabee,\u00a0<em>NATO Expansion: The Next Steps<\/em>, \u201cSurvival\u201d \u2013\u00a0<em>Spring 1995)<\/em>.<\/p>\n<p>Le alternative possibili erano definite di \u201cespansione evolutiva\u201d (<em>Evolutionary Expansion<\/em>), d\u2019\u201dincentivazione della stabilit\u00e0\u201d (<em>Promote Stability<\/em>) e di \u201crisposta strategica\u201d (<em>Strategic Response<\/em>).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150367 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/NATO-Russia-Warsaw-Pact-122815-1.png\" alt=\"NATO-Russia-Warsaw-Pact-122815 (1)\" width=\"430\" height=\"590\" \/><\/p>\n<p>Nella prima modalit\u00e0 si partiva dal presupposto che, in assenza di una minaccia diretta al proprio territorio, i Paesi dell\u2019Europa centro-orientale avrebbero dovuto affrontare problemi di carattere prevalentemente economici, politici e di sicurezza interna.<\/p>\n<p>Dunque, il loro interesse primario sarebbe stato quello dell\u2019integrazione con l\u2019Unione Europea. La partecipazione alla NATO ne avrebbe costituito il completamento necessario, ma secondario.<\/p>\n<p>L\u2019istituzione chiave del processo sarebbe stata l\u2019UE che avrebbe dovuto anche definire i propri criteri di ammissione. Il tutto non sarebbe accaduto, in ogni caso, prima di dieci anni, dal momento che difficilmente i Paesi orientali sarebbero stati pronti prima.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi dell\u2019incentivazione della stabilit\u00e0 prediligeva invece il ruolo della NATO per proteggere le deboli democrazie dell\u2019Est europeo ed evidenziava il legame tra democrazia e sicurezza ricordando il ruolo svolto dalla NATO stessa nel promuovere la democrazia nella Germania del secondo dopo-guerra.<\/p>\n<p>L\u2019allargamento dell\u2019Alleanza ad est avrebbe fornito stabilit\u00e0 ai Paesi dell\u2019ex blocco sovietico e preservato l\u2019Europa occidentale da pericolosi contraccolpi. I criteri per l\u2019ammissione sarebbero stati stabiliti dall\u2019Alleanza e il tempo previsto era compreso nell\u2019arco di tre-cinque anni. A seguire avrebbe dovuto seguire l\u2019estensione dell\u2019UE.<\/p>\n<p>L\u2019ultima modalit\u00e0, infine, prevedeva un allargamento condizionato all\u2019atteggiamento della Russia: l\u2019estensione avrebbe avuto luogo solo se Mosca fosse tornata a rappresentare una minaccia militare per gli Stati dell\u2019Est.<\/p>\n<p>Era una teoria appoggiata dai sostenitori della politica del\u00a0<em>Russia first<\/em>\u00a0e da quanti intendevano sottolineare che la NATO, dopo tutto, era e doveva restare un\u2019alleanza di difesa collettiva il cui scopo primario era quello della dissuasione o, in caso di fallimento di quest\u2019ultima, della difesa da un attacco contro i suoi membri. Quindi, anche il momento in cui realizzare l\u2019allargamento sarebbe stato subordinato agli avvenimenti interni russi: in caso di assenza di nuove minacce avrebbe potuto anche non verificarsi affatto.<\/p>\n<p>Gli autori analizzarono quindi i vantaggi e gli inconvenienti di ciascuna opzione. L\u2019<em>Evolutionary Path<\/em>\u00a0avrebbe offerto all\u2019Alleanza il tempo di preparare all\u2019estensione sia i vecchi che i nuovi membri ma, di contro, avrebbe mancato di considerare adeguatamente i problemi di sicurezza dell\u2019area centro-orientale e, cosa ancora pi\u00f9 grave per gli americani, avrebbe implicato la possibilit\u00e0 che fossero stati gli europei a decidere sul futuro della NATO e, quindi, a guidare, in definitiva, i processi decisionali statunitensi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150432 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/NATOmap.jpg\" alt=\"NATO+map\" width=\"446\" height=\"309\" \/><\/p>\n<p>Per contro, il\u00a0<em>Promote Stability Path<\/em>\u00a0avrebbe garantito agli USA il controllo della situazione e la possibilit\u00e0 di determinare criteri e modalit\u00e0 dell\u2019allargamento (d\u2019altronde il Senato degli Stati Uniti avrebbe dovuto ratificare a maggioranza qualificata di due terzi un\u2019eventuale estensione della protezione americana ai nuovi membri).<\/p>\n<p>Tuttavia, per ci\u00f2 stesso, avrebbe obbligato gli USA ad assumere la leadership del processo e a fare delle scelte in tempi rapidi, con la possibile conseguenza di irritare la Russia e di non sapere bene cosa fare riguardo a Paesi, come l\u2019Ucraina, che sarebbero stati sicuramente esclusi dall\u2019allargamento.<\/p>\n<p>La terza opzione, quella della\u00a0<em>Strategic Response<\/em>, avrebbe consentito alla NATO di aspettare e di vedere gli sviluppi della politica interna russa ed avrebbe evitato sicuramente il pericolo di un peggioramento delle relazioni con Mosca. Da un altro punto di vista, non avrebbe risolto i problemi di sicurezza dell\u2019Europa centro-orientale e, in ultima istanza, avrebbe consentito alla Russia di interferire, se non di decidere, sul futuro dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>Inoltre, ci sarebbero state difficolt\u00e0 nel valutare se la Russia fosse realmente tornata a essere una minaccia o meno: in alcuni scenari, peraltro molto improbabili, ci\u00f2 avrebbe potuto essere chiaro e perfino ovvio, ma in altri molto meno, con discordanti valutazioni e con conseguenti possibili fratture all\u2019interno della NATO.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Vince la promozione della stabilit\u00e0<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Secondo gli analisti della RAND il\u00a0<em>Promote Stability Path<\/em>\u00a0era quello che aveva pi\u00f9 senso, dal punto di vista strategico, per l\u2019Occidente. L\u2019<em>Evolutionary Path<\/em>\u00a0era, infatti, troppo lento e subordinava la sicurezza dell\u2019Europa centro-orientale all\u2019evoluzione incerta, in quel momento pi\u00f9 che mai, dell\u2019Unione Europea. Le stesse considerazioni potevano essere estese alla Russia per lo\u00a0<em>Strategic Response Path<\/em>. Dunque, il\u00a0<em>Promote Stability<\/em>\u00a0rappresentava la migliore via all\u2019estensione dell\u2019Alleanza: era l\u2019unica modalit\u00e0 che potesse rendere pi\u00f9 stabili e solide le democrazie dell\u2019Europa centro-orientale, facilitando la loro integrazione politica ed economica nelle istituzioni europee.<\/p>\n<p>E non soltanto inquadrava gli Stati dell\u2019Est nel sistema europeo, ma al tempo stesso conservava inalterata la centralit\u00e0 del ruolo americano nella difesa dell\u2019Europa. Naturalmente, avvertivano gli autori, doveva essere accompagnato da un\u2019attenta politica nei confronti della Russia e dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150365 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/download-4.jpg\" alt=\"download-4\" width=\"460\" height=\"306\" \/><\/p>\n<p>Dalle origini dell\u2019allargamento sino ad oggi sono state attuate, alternativamente, le prime due modalit\u00e0 con prevalenza netta del\u00a0<em>Promote Stability Path<\/em>. Tuttavia, nel corso di quasi trent\u2019anni di storia dell\u2019allargamento il principio del rafforzamento delle libere democrazie che si trovano in pericolo ispirato dal\u00a0<em>liberal democratic internationalism\u00a0<\/em>di matrice statunitense \u00e8 stato pressoch\u00e9 totalmente soppiantato da quello della NATO globale.<\/p>\n<p>Albania, Croazia e Macedonia del Nord, per citare le ultime ammesse al club nordatlantico, non sono certamente democrazie in pericolo e il loro apporto in termini militari \u00e8 oltretutto decisamente modesto. L\u2019elemento di continuit\u00e0 \u00e8 basato sul fermo controllo del processo di allargamento esercitato dagli Stati Uniti dove continua a risiedere l\u2019origine concettuale delle politiche evolutive dell\u2019Alleanza Atlantica di lungo termine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u><\/u><strong><u>Presupposti errati e segnali ignorati<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Dopo la Guerra Fredda e sino alla crisi del 2014, la politica dell\u2019Alleanza Atlantica si \u00e8 sviluppata sulla base di cinque presupposti principali:<\/p>\n<ul>\n<li>la Russia sarebbe rimasta un partner strategico,<\/li>\n<li>l\u2019allargamento della NATO e della UE sarebbe stato compatibile con gli interessi russi,<\/li>\n<li>la NATO avrebbe avuto mesi di preavviso in caso di attacchi convenzionali ai propri territori,<\/li>\n<li>le crisi all\u2019interno e all\u2019esterno del continente europeo sarebbero state di modesta intensit\u00e0, lente nello svilupparsi e scevre dalle manipolazioni delle grandi potenze,<\/li>\n<li>il ruolo principale della NATO sarebbe stato quello della gestione delle crisi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Quando nel 2008 l\u2019esercito della Federazione Russa sconfisse in una settimana le truppe georgiane, filoccidentali, che avevano invaso l\u2019Ossezia del sud respingendole fino quasi alla capitale Tbilisi, nessuno comprese che Mosca stava tracciando un\u2019invalicabile linea rossa con l\u2019Occidente a quattro anni di distanza dall\u2019ammissione di sette nuovi membri nell\u2019Alleanza (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia).<\/p>\n<p>Non avrebbe pi\u00f9 tollerato ulteriori avvicinamenti della NATO ai propri confini in un momento storico nel quale la possibile membership della Georgia veniva promossa nei comunicati ufficiali di Bruxelles e che proprio in seguito a quegli eventi venne congelata in attesa di tempi migliori.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150370 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/zvo-2-1401-550.jpg\" alt=\"zvo-2-1401-550\" width=\"479\" height=\"340\" \/><\/p>\n<p>Nessuno comprese che era l\u2019inizio dello smantellamento dell\u2019impianto logico dei cinque presupposti che si stava dissolvendo punto per punto.<\/p>\n<p>La Russia non avrebbe pi\u00f9 accettato un partenariato strategico a senso unico, l\u2019allargamento della NATO era diventato chiaramente incompatibile con gli interessi russi, nella crisi siriana (certamente non di modesta entit\u00e0) Mosca (grande potenza) sarebbe risultata determinante per i nuovi equilibri in Medio Oriente, mentre in quella libica la NATO non aveva gestito un bel niente contribuendo a detronizzare un dittatore e consegnando ad alcuni alleati direttamente interessati un paese totalmente destabilizzato.<\/p>\n<p>Ma, soprattutto, l\u2019invasione russa della Crimea e del Donbass, operazione militare di ampia scala e culmine di questo processo di smantellamento, era avvenuta senza alcun preavviso sotto gli occhi costernati di europei e americani.<\/p>\n<p>L\u2019attuale situazione in Ucraina costituisce la logica evoluzione di questo confronto dove si fa veramente fatica a comprendere le motivazioni di una politica della porta aperta a tutti i costi che solo pochi (ma in questo momento storico influenti) paesi europei sostengono e nella quale gli altri hanno poca o nessuna voce in capitolo.<\/p>\n<p>Georgia e Ucraina nulla hanno a che fare con l\u2019area euroatlantica e con i problemi di sicurezza dell\u2019occidente, ma sono diventati il simbolo conclamato di una ulteriore \u201clinea rossa\u201d tracciata da Mosca che sarebbe controproducente superare soprattutto ora dove il recupero di una partnership strategica con la Russia \u00e8 diventato non solo auspicabile ma necessario quando svolgiamo il nostro sguardo di occidentali verso oriente.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Sicurezza o espansione a prescindere?<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Osservato in retrospettiva, il processo dell\u2019allargamento della NATO pone un problema di fondo, legato essenzialmente alle origini della Guerra Fredda e alla stessa ragione di esistere dell\u2019Alleanza. Ovvero, se questa incarn\u00f2 una semplice esigenza di sicurezza e quindi di\u00a0<em>containment<\/em>, per usare il concetto stesso della dottrina Truman, o abbia rappresentato lo strumento di una predeterminata volont\u00e0 di espansione, come asseriscono i detrattori del Trattato di Washington.<\/p>\n<p>Nel primo caso, di fronte alla minaccia sovietica, si sarebbe trattato di un\u2019alleanza strettamente difensiva, dettata dalle circostanze. Nella seconda ipotesi, secondo alcuni autori, si sarebbe trattato di un sistema politico atlantico che con una sua matrice valoriale e non solo di sicurezza, avrebbe costretto in un primo tempo i sovietici sulla difensiva, e potuto proseguire indisturbata la propria funzione espansiva.<\/p>\n<p>La storia e i fatti hanno senza dubbio confermato la funzione di sicurezza, mentre l\u2019aspetto di pi\u00f9 lungo termine \u00e8 difficilmente dimostrabile anche se, dal punto di vista di un osservatore russo, la percezione delle funzioni della NATO, giudicando gli stessi fatti storici, sarebbe con molta probabilit\u00e0 diametralmente opposta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150369 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/vvo4_1401_550.jpg\" alt=\"vvo4_1401_550\" width=\"481\" height=\"341\" \/><\/p>\n<p>Infatti, l\u2019Alleanza Atlantica globale ha costantemente ampliato missioni e\u00a0<em>membership<\/em>\u00a0(<em>double enlargement<\/em>) estendendo il proprio raggio d\u2019azione politico e militare su societ\u00e0 e territori un tempo impensabili e, non paga, prevede che tale ampliamento si estenda all\u2019Asia centrale e all\u2019area del Pacifico per contrastare l\u2019ascesa politico militare della Cina.<\/p>\n<p>Come dare torto all\u2019ipotesi che l\u2019allargamento non fosse in qualche misura gi\u00e0 preconizzato e che determinate circostanze, nel passato come oggi, non abbiano fatto altro che agevolarne lo sviluppo? Come giudicare l\u2019esasperazione del ruolo della NATO \u201cpolitica\u201d che estende le partnership a decine di stati e ad altri continenti se non in un\u2019ottica egemonica che non ha sicuramente radici europee?<\/p>\n<p>In parole povere, l\u2019allargamento a prescindere e ad ogni costo \u00e8 diventato uno dei tasselli di un\u00a0<em>grand design<\/em>\u00a0che gioca a favore di chi vuole compromettere la credibilit\u00e0 della NATO come attore di sicurezza europeo e la sua reputazione di alleanza militare pi\u00f9 longeva ed efficace della storia.<\/p>\n<p>Gioca sicuramente a favore della Russia che potr\u00e0 sempre contare sull\u2019oltranzismo occidentale e sulle provocazioni della NATO per alimentare la sua politica ostile nei confronti dell\u2019Europa. La politica della porta aperta nei confronti della Georgia e dell\u2019Ucraina non fa bene alla NATO e, soprattutto, ai suoi membri europei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/01\/rischi-e-limiti-nellapertura-della-nato-allingresso-di-georgia-e-ucraina\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/01\/rischi-e-limiti-nellapertura-della-nato-allingresso-di-georgia-e-ucraina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Maurizio Boni) Nel corso delle ultime settimane il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha ribadito in diverse occasioni pubbliche la volont\u00e0 di rispettare le decisioni del summit di Bucarest del 2008 riguardanti l\u2019adesione della Georgia e dell\u2019Ucraina all\u2019Alleanza Atlantica. 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