{"id":69858,"date":"2022-01-20T09:00:42","date_gmt":"2022-01-20T08:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69858"},"modified":"2022-01-19T21:32:26","modified_gmt":"2022-01-19T20:32:26","slug":"miti-e-realta-delle-privatizzazioni-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69858","title":{"rendered":"Miti e realt\u00e0 delle privatizzazioni in Italia"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA: KRITICA ECONOMICA (di Matteo Di Lauro)<\/strong><\/p>\n<p><strong>1. \u201cL\u2019Italia \u00e8 un Paese statalista\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019opinione ancora estremamente diffusa che l\u2019Italia sia un Paese profondamente statalista e che molti dei suoi problemi siano riconducibili a questo. Per crescere dovremmo dunque ridurre l\u2019ingerenza dello Stato, come negli altri Paesi europei. Tuttavia, questa narrazione non \u00e8 esatta.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Istituto Bruno Leoni, un think tank di orientamento liberista, l\u2019Italia si colloca sesta su ventotto Paesi dell\u2019Unione Europea nell\u2019indice delle liberalizzazioni, superando di netto molti Paesi considerati virtuosi, come la stessa Germania. Un risultato notevole, il quale conferma che il mito per cui l\u2019Italia \u00e8 un Paese con un enorme settore pubblico inefficiente e dove lo Stato esercita un controllo invasivo sull\u2019economia \u00e8 privo di fondamento fattuale.<\/p>\n<p>Quello che possiamo dire con certezza \u00e8 che il nuovo modello economico adottato dall\u2019Italia a partire dagli anni \u201990, fatto di flessibilizzazione del mercato di lavoro, privatizzazioni delle aziende pubbliche, liberalizzazioni e compressione dei salari, non ha portato i risultati sperati in termini di crescita.<\/p>\n<p>Purtroppo, i risultati raggiunti, come la maggiore internazionalizzazione delle imprese, l\u2019aumento del giro di affari dei mercati azionari, la maggiore finanziarizzazione dell\u2019economia e la riduzione del debito pubblico nella fase delle privatizzazioni non sono riusciti a migliorare la condizione complessiva del Paese n\u00e9 tantomeno quella dei lavoratori.<\/p>\n<p><strong>2. \u201cIn Italia non si \u00e8 privatizzato abbastanza\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Si potrebbe ribattere che in Italia si \u00e8 privatizzato s\u00ec, ma\u00a0solo in modo fittizio. Infatti, lo Stato, attraverso la <em>golden share<\/em>, controlla ancora buona parte dell\u2019economia italiana. Dunque, occorrerebbe spingere ancora di pi\u00f9 il pedale delle privatizzazioni e liberalizzazioni.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, abbiamo privatizzato molto pi\u00f9 di Francia e Germania. Come riporta l\u2019Osservatorio per i conti pubblici, il valore delle partecipazioni pubbliche in percentuale al PIL nel 2019 \u00e8 circa la met\u00e0 di quello di tali Paesi. D\u2019altro canto, se guardiamo nello specifico cosa \u00e8 avvenuto allo strumento della <em>golden share<\/em> durate la fase delle privatizzazioni, questo potere di controllo senza propriet\u00e0 dell\u2019azienda \u00e8 stato estremamente depotenziato.<\/p>\n<p><strong>Il caso delle banche<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda il comparto bancario, esso \u00e8 stato sottoposto fin da subito ad una privatizzazione pi\u00f9 radicale rispetto agli altri settori e con la legge del 30 luglio 1994, \u201cviene a cessare ogni vincolo di controllo sulle imprese bancarie risultanti dalla trasformazione delle banche pubbliche\u201d, ovvero il cosiddetto golden share (Cassese, 1997). La nostra propriet\u00e0 di banche pubbliche si \u00e8 pressoch\u00e9 azzerata, mentre Francia e Germania hanno ancora una certa parte del settore bancario di propriet\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p>Le intenzioni del legislatore erano quelle di mantenere una presa maggiore sulle societ\u00e0 con partecipazione pubblica in via di privatizzazione: a tal proposito, la legge del 30 luglio 1994 chiariva che lo Stato doveva mantenere dei\u00a0\u00a0poteri speciali che consistevano nel \u201cveto alle delibere di scioglimento, trasferimento, fusione, scissione, trasferimento della sede all\u2019estero, cambiamento dell\u2019oggetto sociale; nomina di almeno un amministratore o di un numero di amministratori non superiore a un quarto dei membri del consiglio e di un sindaco.\u201d (Cassese, 1997).<\/p>\n<p>Dunque, la legge del 30 luglio 1994, in combinazione con l\u2019articolo 2449 del Codice civile, permetteva allo Stato di avere ancora un certo controllo sulle societ\u00e0 con partecipazione pubblica attraverso la golden share. Tuttavia, questo combinato disposto contrastava con l\u2019ex art. 56 CE (art. 63 TFUE) per cui \u201csono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonch\u00e9 tra Stati membri e paesi terzi\u201d.<\/p>\n<p>A seguito di una sentenza della Corte di Giustizia dell\u2019Unione Europea, il combinato della legge del 30 luglio 1994 e dell\u2019articolo 2449\u00a0venne ridimensionato, riducendo cos\u00ec il potere dello Stato nelle partecipate, in quanto giudicato dalla Corte sproporzionato rispetto alla sua partecipazione azionistica. In seguito, l\u2019articolo 2449 del Codice civile \u00e8 stato modificato con la Legge n. 34 del 25 febbraio 2008, introducendo un criterio di proporzionalit\u00e0 e depotenziando notevolmente i poteri di controllo senza propriet\u00e0 che lo Stato deteneva.<\/p>\n<p><strong>3. \u201cLe privatizzazioni hanno reso pi\u00f9 efficiente il sistema\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Se gli effetti positivi delle privatizzazioni sono dubbi, esse sono state almeno attuate in modo trasparente e a un prezzo equo per lo Stato, generando maggiore efficienza?<\/p>\n<p>No. Come evidenzia la\u00a0Corte dei Conti,\u00a0le procedure di privatizzazione sono state in larga parte eseguite in modo poco trasparente e a prezzi bassi, a danno della crescita del nostro sistema economico. Tale danno si \u00e8 tradotto sia in termini di mancato incasso da parte dello Stato, sia, ancor peggio, nel fornire un incentivo agli investitori ad acquistare un\u2019azienda ad un prezzo molto basso non pagando il cosiddetto premio di controllo, trasformando cos\u00ec, come sostiene\u00a0Fabrizio Barca, i capitalisti da innovatori\u00a0a\u00a0rentier, non avendo pi\u00f9 incentivo economico ad innovare un\u2019azienda che possono rivendere ad un prezzo molto pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Tutto questo ci insegna quanto sia estremamente ideologizzato l\u2019approccio all\u2019analisi delle privatizzazioni in Italia, e quanto lavoro ci sia da fare per consegnare al nostro Paese una narrazione veritiera di quanto accaduto in quegli anni. \u00c8 importante valutare gli esiti delle privatizzazioni rispetto agli interessi della classe lavoratrice, che dal processo di privatizzazione non ha avuto pressoch\u00e9 alcun beneficio.<\/p>\n<p>Le valutazioni delle <em>policy<\/em> hanno sempre un carattere di classe, per questo \u00e8 del tutto naturale che buona parte del sistema dei media e della politica, espressione diretta degli interessi della classe dominante, tessa lodi delle privatizzazioni: sanno che le \u00e9lite finanziarie ci hanno guadagnato enormemente e si rallegrano del fatto che la sparuta minoranza che domina il nostro sistema economico abbia vinto.\u00a0Per tutti gli altri, non vi \u00e8 nulla di cui rallegrarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/miti-realta-privatizzazioni-italia\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/miti-realta-privatizzazioni-italia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA: KRITICA ECONOMICA (di Matteo Di Lauro) 1. \u201cL\u2019Italia \u00e8 un Paese statalista\u201d \u00c8 un\u2019opinione ancora estremamente diffusa che l\u2019Italia sia un Paese profondamente statalista e che molti dei suoi problemi siano riconducibili a questo. 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