{"id":69985,"date":"2022-01-27T11:00:12","date_gmt":"2022-01-27T10:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69985"},"modified":"2022-01-26T17:07:17","modified_gmt":"2022-01-26T16:07:17","slug":"69985","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=69985","title":{"rendered":"Putin e la grande illusione del leaderismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Amedeo Maddaluno)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-69986\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/vladimir_putin_1-300x185.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/vladimir_putin_1-300x185.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/vladimir_putin_1.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il leaderismo sembra decisamente essere la malattia senile dell\u2019a-strategismo, cio\u00e8 della nostra fase fieramente incapace di pensare in modo strategico e di ragionare in ottica storica. Le nazioni e le societ\u00e0 sono intrecci complessi di opinioni delle masse e interessi (spesso confliggenti) delle \u00e9lites, intrecci dei quali il potere \u00e8 sempre un mediatore, ora pacifico e conciliante, ora pi\u00f9 assertivo ed autoritario. Per spiegare tutto questo servirebbe un\u2019attitudine mentale curiosa e aperta alla complessit\u00e0, quel che vender\u00e0 sempre meno della copiosa letteratura scandalistica. Si riduce invece la politica degli stati agli indirizzi ed alle volont\u00e0 dei loro leader: ne deriva un complesso e ricco filone di pubblicistica giornalistica e saggistico-divulgativa sulle biografie di leader e leaderini veri o presunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Del resto, non \u00e8 forse stato per generazioni che, gi\u00e0 dai banchi di scuola, la Storia veniva insegnata come susseguirsi di biografie dei grandi personaggi, e non certo per velature economiche, sociali, financo antropologiche? Quando poi il personaggio storico \u00e8 un leader autoritario, il \u201ccattivo del film\u201d, il biografismo sconfina ora nel voyeurismo, ora nella divinazione dove la lettura della mente del cattivo assurge ad aruspicina. \u00c8 tutto un fiorire di articoli su Erdogan e di analisi sulla psiche di Putin, mentre sulla Cina si tace visto che, non avendo molte notizie sui trascorsi di Xi Jinping, non troviamo poi troppo di interessante o profondo da dire sulla traiettoria politica di un paese di oltre un miliardo di abitanti. Pazienza: visto che non si riesce a fare di meglio, giochiamo anche noi, e raccogliamo la provocazione. Immaginiamo che tutta la Russia sia il tinello del Cremlino, che tutta la Turchia il cortile di Ak Saray. Putin viene dipinto dai media occidentali come uno stratega magistrale, dotato di mente diabolica: quanto meno singolare che i nostri organi di stampa, che si vorrebbero a lui avversi, assecondino questa narrazione di Vladimir Vladimirovic come nuovo Grande Padre della Santa Russia. Ad un occhio pi\u00f9 smaliziato, appare come invece Vladimir Vladimirovic sia un ottimo pokerista ma uno scacchista mediocre: in altre parole, un maestro di tattica abilissimo nel vincere le singole battaglie, ma che condurr\u00e0 male il proprio paese alla fine della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se l\u2019obiettivo strategico della Russia \u00e8 infatti rinforzare la propria frontiera occidentale (e Meridionale, dal Caucaso all\u2019Asia Centrale!) evitando la NATO (leggi: gli USA) nel cortile di casa, sin qui non ha raccolto risultati decisivi. \u00c8 chiaro che Russia e USA non si fidano l\u2019un dell\u2019altro, e che la fiducia se non c\u2019\u00e8 non la si inventa ma al massimo la si costruisce nei decenni, tenendo ben presente che le percezioni contano cento volte pi\u00f9 dei fatti. Dal 1991, USA e Russia non hanno quasi fatto altro che farsi percepire come inaffidabili l\u2019un dall\u2019altro: su questi passi non ha senso tornare. \u00c8 per\u00f2 altrettanto chiaro che Putin non ha saputo rompere quel gioco di specchi che vede una Russia spaventata dalla NATO reagire mostrando i muscoli militari, quindi spingendo i paesi dell\u2019Europa Orientale dal Baltico al Mar Nero a rifugiarsi sotto la gonna di Washington. Per rompere un equilibrio a due non gradito (Mosca vede la NATO come una propaggine degli USA, sia questa percezione corretta o meno) di solito si invita un terzo al ballo: gli USA lo fecero con la Repubblica Popolare Cinese quando la Russia si chiamava URSS. Oggi Mosca avrebbe almeno potuto provare a farlo con l\u2019UE, o quantomeno con quei paesi \u2013 Francia, Germania, in una certa fase anche l\u2019Italia \u2013 potenzialmente meno legati alla politica antirussa di Washington. Non solo: un\u2019UE senza pi\u00f9 il Regno Unito \u00e8 una Unione Europea senza pi\u00f9 al proprio interno il ventriloquo di Washington. A cercare un dialogo fattivo con questi tre paesi e con l\u2019UE come istituzione Putin non ci ha nemmeno provato, al di l\u00e0 della retorica dell\u2019amicizia con Francia e Germania. Non ha nemmeno provato a separarli dagli USA, ma ha anzi civettato con i movimenti e partiti antigovernativi all\u2019interno di questi tre paesi, alienandosi una parte sostanziale (LA parte sostanziale) delle loro \u00e9lites. Quanto all\u2019UE, Putin ha pervicacemente insistito a ritenerla un\u2019ectoplasmatica proiezione di interessi americani. Anche se Putin avesse avuto ragione, avrebbe dovuto fingere che tale non fosse, per rafforzarla come contrappeso a Washington almeno nelle proprie istituzioni pi\u00f9 pragmatiche (Commissione e Consigli vari, rispetto al Parlamento). Se una potenza nucleare e militare di primo livello avesse scelto come primo interlocutore l\u2019UE avrebbe oggettivamente rafforzato quest\u2019ultima, creando un contrappeso de facto a Washington: Putin ha preferito mettere tutto il proprio peso nel rapporto con partiti e movimenti anti-UE. Questo oggi porta una Russia lontana non solo dagli USA, ma anche dall\u2019UE e dai singoli paesi, con una sola carta da giocare: quella cinese. Non che questa sia una cattiva opzione per la Russia: il problema \u00e8 che \u00e8 l\u2019unica, e sul piano strategico non \u00e8 mai il massimo avere una sola scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Russia \u00e8 un paese che nella propria eurasiaticit\u00e0 il proprio punto di forza: non solo Europa, non solo Asia, \u00e8 un ponte tra le due. Differente ci sembra il caso di Erdogan: il leader turco d\u00e0 sempre l\u2019impressione di essere in difficolt\u00e0 sulla singola mossa, ma sul medio termine (e forse sul lungo) conduce sempre un\u2019ottima partita. Facendosi forte della posizione geograficamente e ineludibilmente centrale del suo paese, egli tira la corda con tutti, sapendo che difficilmente la spezzer\u00e0. Gli Europei sono ricattabili coi migranti, e per i membri orientali dell\u2019UE la Turchia \u00e8 un bastione antirusso da coltivare; gli Americani non lo puniranno mai oltre un certo limite per le sue intemerate, visto che non vogliono \u201cregalare\u201d Erdogan ai russi, nei confronti dei quali (e degli iraniani!) serve anzi un contrappeso nel Vicino Oriente. Buoni ultimi, i russi hanno mangiato la foglia ed hanno tutto l\u2019interesse ad avere amico \u2013 o non del tutto nemico \u2013 l\u2019enfant terrible della NATO: la Turchia \u00e8 potenzialmente l\u2019avversario totale dei russi, dal Vicino Oriente al Caucaso all\u2019Asia Centrale al Mar Nero, visto che il mondo turco penetra la sfera di sicurezza russa su tutti questi teatri. Trasformare un nemico in un \u201csemplice\u201d concorrente \u00e8 gi\u00e0 un risultato non da poco. Se l\u2019obiettivo strategico di Recep Tayyip Erdogan \u00e8 prendere un paese privo di materie prime, dal non esaltante indice di sviluppo umano e che ha perso il proprio impero da un secolo a questa parte per rifarne una grande potenza con il quale il mondo intero deve confrontarsi, ebbene egli ha conseguito un indubbio successo. Chi oggi vuole muoversi dal Vicino Oriente all\u2019Asia Centrale, dal Corno d\u2019Africa all\u2019Europa Orientale, inciampa nelle aziende turche, nelle armi turche, nell\u2019intelligence turca. La sfida sar\u00e0 tradurre questa potenza in atto, e cio\u00e8 in benessere per la propria popolazione. Se invece del benessere della propria popolazione ad Erdogan non importa, ebbene egli ha gi\u00e0 vinto. Del resto, non tutti i paesi in cui si vive male sono potenze, ma in tutte le potenze si vive male (ebbene s\u00ec, anche negli USA, basta dare un\u2019occhiata alle statistiche sulla distribuzione della ricchezza negli States). Quando invece in un paese si inizia a vivere bene, la gente (ohib\u00f2!) smette di sognare la gloria e si accontenta del weekend al mare. Pu\u00f2 essere per questo che i leader, alla fine, contano piuttosto poco rispetto alla Storia ed ai suoi corsi, o pu\u00f2 essere per questo che ad Erdogan regnare su un paese impoverito e che sogna le glorie passate dei sultani \u00e8 gi\u00e0 una vittoria. Ovviamente tutto questo \u00e8 solo un gioco, un divertissement, un passatempo. Una facezia. Non sono i leader a delineare le traiettorie politiche dei propri paesi: non solo loro, almeno. Un leader, anche quando all\u2019apparenza \u00e8 un dittatore onnipotente, in realt\u00e0 \u00e8 sempre un mediatore di interessi e di complessit\u00e0. Che poi per mediare scelga la fucilazione \u2013 come Stalin \u2013 di privilegiarne alcuni rispetto ad altri o di conciliarli, o ancora di nasconderli sotto il tappeto illudendosi di essere davvero onnipotente (come Mussolini) \u00e8 un altro discorso, un discorso che si impara studiando la storia. Il piccolo paese in mezzo al mediterraneo che in queste ore trattiene il fiato attendendo in misterica devozione l\u2019elezione del proprio Capo di Stato farebbe bene a capirlo una volta per tutte. Specie perch\u00e9 il proprio enorme debito pubblico lo pone alla merc\u00e9 di interessi ESTERNI ad esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/la-grande-illusione-del-leaderismo\/\">https:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/la-grande-illusione-del-leaderismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OSSERVATORIO GLOBALIZZAZIONE (Amedeo Maddaluno) Il leaderismo sembra decisamente essere la malattia senile dell\u2019a-strategismo, cio\u00e8 della nostra fase fieramente incapace di pensare in modo strategico e di ragionare in ottica storica. 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