{"id":70019,"date":"2022-01-28T11:00:34","date_gmt":"2022-01-28T10:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70019"},"modified":"2022-01-28T01:22:51","modified_gmt":"2022-01-28T00:22:51","slug":"70019","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70019","title":{"rendered":"I luoghi che rammentano, tramandano e ammoniscono"},"content":{"rendered":"<div class=\"field field-name-field-cover field-type-image field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div><strong>di SCIENZAINRETE (Simonetta Pagliani)<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/Pietre_d%27inciampo_Ghetto_Roma.jpeg?itok=9dj670Qx\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1157\" \/><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<p><em>Meditate che questo \u00e8 stato<br \/>\nVi comando queste parole.<br \/>\nScolpitele nel vostro cuore<br \/>\nStando in casa andando per via,<br \/>\nCoricandovi, alzandovi.<br \/>\nRipetetele ai vostri figli.<br \/>\nO vi si sfaccia la casa,<br \/>\nLa malattia vi impedisca,<br \/>\nI vostri nati torcano il viso da voi<\/em>.<br \/>\n(Primo Levi.\u00a0<em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>. De Silva, Torino 1947)<\/p>\n<p>Si chiude cos\u00ec la poesia che ricalca i testi biblici di Deuteronomio 6,4-9 e del Salmo 137 e che Primo Levi ha intitolato, in ebraico,\u00a0<em>Shem\u00e0<\/em>\u00a0(ascolta). Pi\u00f9 che mai il monito va ascoltato questo 27 gennaio, terzo anniversario della liberazione di Auschwitz dell&#8217;era della pandemia, un tempo in cui, lungi dal connettersi in una trama di solidariet\u00e0, il tessuto sociale si \u00e8 sfilacciato, gli individui si antepongono ai destini comuni e la missione formatrice della scuola traballa.<\/p>\n<p>A &#8220;dimenticare&#8221; (<em>dementicare<\/em>, andare fuori di mente), oggi pi\u00f9 che mai si deve opporre &#8220;ricordare&#8221;, rimettere nel cuore (<em>cordis<\/em>), affinch\u00e9 la memoria sia un legame (identitario o morale) fra le generazioni, che trascenda la mera esistenza biologica (\u00abC&#8217;\u00e8 un&#8217;intesa segreta tra le generazioni passate e la nostra: noi siamo attesi sulla terra\u00bb, Walter Benjamin.\u00a0<em>Tesi di filosofia della storia<\/em>. Einaudi, Torino 1962).<\/p>\n<p>Se \u00e8 pur vero che \u00abla trama del tempo umano non tollera strappi sul piano etico-politico e, al pari delle verit\u00e0 non dette, l&#8217;oblio diviene vettore di male\u00bb (Emilia D&#8217;Antuono in\u00a0<em>Intellettuali ebrei italiani del XX secolo<\/em>, Franco Angeli, Milano 2018), \u00abil passato ha bisogno che lo si aiuti, che lo si ricordi agli smemorati, ai frivoli e agli indifferenti, che le nostre celebrazioni lo salvino continuamente dal nulla\u00bb (Vladimir Jank\u00e9l\u00e9vitch.\u00a0<em>Perdonare?<\/em>\u00a0Giuntina, Firenze 2004).<\/p>\n<p>\u00abDavanti a Dio non ci sono prescrizioni, motivate dalla distanza del passato e dalla presunta grazia dell\u2019essere nati dopo. Al cospetto dell\u2019Eterno, tutto \u00e8 contemporaneo e presente\u00bb dice il teologo tedesco J\u00fcrgen Moltmann (\u00abLa fossa &#8211; e Dio dov\u2019era? Teologia ebraica e teologia cristiana dopo Auschwitz\u00bb<em>,\u00a0<\/em>in<em>\u00a0Dio nel progetto del mondo moderno<\/em>. Queriniana, Brescia 1999) e alla disperazione di quell&#8217;eterno presente (<em>semel in Auschwitz, semper in Auschwitz<\/em>) sono stati condannati sopravvissuti come Jean Am\u00e9ry e Primo Levi (si veda\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/jean-am%C3%A9ry-e-l%E2%80%99infezione-lunga-del-lager\/simonetta-pagliani\/2018-01-26\">qui<\/a>\u00a0su\u00a0<em>Scienza in rete<\/em>).<\/p>\n<p>Tuttavia, anche se ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto \u00abnon si pu\u00f2 comprendere, anzi, non si deve comprendere, perch\u00e9 comprendere \u00e8 quasi giustificare\u00bb, Levi ha sentito il dovere di abbattere il muro dell&#8217;indicibilit\u00e0 \u00ab&#8230;poich\u00e9 noi vivi non siamo soli, non dobbiamo scrivere come se fossimo soli. Abbiamo una responsabilit\u00e0, finch\u00e9 viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola e far s\u00ec che ogni parola vada a segno\u00bb (<em>L&#8217;altrui mestiere<\/em>. Einaudi, Torino 1985): \u00abTu scriverai conciso, chiaro, composto; eviterai le volute e le sovrastrutture; saprai dire di ogni tua parola perch\u00e9 hai usato quella e non un\u2019altra; amerai e imiterai quelli che seguono queste vie\u00bb (<em>La ricerca delle radici<\/em>. Einaudi, Torino 1981).<\/p>\n<p>Anche Elie Wiesel era ossessionato dai ricordi (\u00abMai dimenticher\u00f2 quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata&#8230; anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai\u00bb (<em>La notte<\/em>. Giuntina, Firenze 1980)\u00a0ma, al tempo stesso, era conscio che \u00abchi non visse l\u2019avvenimento, mai lo conoscer\u00e0. E chi lo visse, mai lo sveler\u00e0. Mai nella sua completa verit\u00e0, mai lo sveler\u00e0&#8230; L\u2019estraneo non comprender\u00e0 nulla dei balbettii dei sopravvissuti\u00bb (<em>Un ebreo oggi<\/em>. Morcelliana, Brescia 1985). Nell&#8217;ultima cosa che scrisse, una prefazione,\u00a0uscita postuma, a un catalogo di fotografie di campi di concentramento in mostra a Trieste nel 1987, Primo Levi espresse la speranza che le immagini potessero essere &#8220;il migliore esperanto&#8221; per rendere decifrabile ci\u00f2 che era stato e, circa l&#8217;opportunit\u00e0 di trasformare in musei o memoriali i luoghi della Shoah, dopo che, in una prima fase, si era augurato la loro eliminazione (\u00abVia tutto. Spianate tutto, tutto al suolo\u00bb), ammise una funzione etica ai &#8220;monumenti-ammonimenti&#8221;.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, delle centinaia di luoghi di prigionia e di sterminio che hanno infestato l&#8217;Europa, una gran parte \u00e8 rimasta priva di qualsiasi targa di riconoscimento, spesso per rimuovere un passato di complicit\u00e0. L&#8217;oblio ha coperto anche molti dei siti capillarmente diffusi sul territorio nazionale e di occupazione italiana tra 1930 e il 1945; Carlo Spartaco Capogreco, medico e docente di storia, ha censito 135 campi di concentramento, 85 campi di lavoro, 109 campi di prigionia, 15 campi provinciali della Repubblica Sociale Italiana (e i detenuti politici e razziali erano reclusi anche in 85 carceri, 566 localit\u00e0 d&#8217;internamento, 34 localit\u00e0 di confino e 8 localit\u00e0 di soggiorno obbligato). (Capogreco CS. \u00abCampi di concentramento\u00bb, in\u00a0<em>Dizionario del fascismo<\/em>, a cura di V. de Grazia-S. Luzzatto, Torino, Einaudi, 2003).<\/p>\n<p>Risalta, in questo panorama, la conservazione rispettosa e austera della Risiera di San Sabba, un impianto per il trattamento industriale del riso costruito fuori Trieste nel 1898 e trasformato dai nazisti nell&#8217;unico campo di sterminio sul territorio italiano. Il complesso\u00a0fu dapprima utilizzato come prigione per i militari italiani catturati dopo l\u20198 settembre 1943 e poi per lo smistamento degli ebrei da deportare in Germania e in Polonia e per l&#8217;eliminazione di detenuti politici e di partigiani, oltre che come deposito dei beni razziati.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/Risiera_di_San_Sabba_2.jpeg\" alt=\"\" width=\"2032px\" height=\"1524px\" \/><\/p>\n<p class=\"dida\">La Risiera di San Sabba. Crediti immagine:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Risiera_di_San_Sabba#\/media\/File:Risiera_di_San_Sabba_2.JPG\">Wikimedia Commons<\/a>. Licenza:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by\/2.5\/\">CC BY 2.5<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;atrocit\u00e0 si annuncia gi\u00e0 nel sottopassaggio d&#8217;ingresso, dove era situata la &#8220;cella della morte\u201d, in cui i prigionieri destinati a essere uccisi subito venivano stipati, talvolta insieme ai cadaveri destinati alla cremazione. I tre edifici a pi\u00f9 piani che delimitano il cortile erano occupati dai laboratori di lavoro forzato, dalle camerate delle SS e dei militari ucraini e italiani e dalle celle di chi era in attesa di essere deportato. Nel pianterreno di destra ora c&#8217;\u00e8 il museo, mentre in quello di sinistra si vedono ancora le due stanze di tortura e i 17 cubicoli che rinchiudevano ciascuno fino a 6 prigionieri nei giorni o settimane che precedevano l\u2019esecuzione; i graffiti che ricoprivano le porte e le pareti sono stati quasi completamente cancellati dal successivo impiego della Risiera come campo profughi e dagli agenti atmosferici, ma erano stati trascritti dal collezionista di cimeli bellici Diego de Henriquez in diari ora conservati a Trieste, nel Civico museo della guerra per la pace, a lui intitolato. Di fronte alle celle, un percorso in acciaio sul lastrico del cortile conduce alle tracce dell\u2019edificio destinato alle eliminazioni e del forno, che nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 vennero fatti saltare dai nazisti in fuga.<\/p>\n<p>Tra le macerie fu rivenuta una mazza ferrata, utilizzata per le esecuzioni in alternativa al gas in automezzi con lo scarico collegato all\u2019interno o all&#8217;impiccagione. Per le vittime della persecuzione razziale, la Risiera fu prevalentemente il transito verso i campi di sterminio, mentre fu la destinazione finale per le vittime della persecuzione politica: sono state soppresse o smistate verso i lager dalle 2 alle 5 mila persone, soprattutto partigiani italiani, sloveni e croati e loro presunti simpatizzanti, ostaggi civili e militari e almeno 700 ebrei.<\/p>\n<p>Data l&#8217;importanza del Litorale Adriatico per il Reich, il comandate delle SS Odilo Lotario Globocnik (il &#8220;boia di Lublino&#8221;, gi\u00e0 organizzatore del massacro di oltre due milioni e mezzo di ebrei in Polonia) fu coadiuvato dagli sterminatori professionisti dell&#8217;Einsatzkommando Reinhard, guidati da August Dietrich Allers; comandante della Risiera era Joseph Oberhauser. Questi due erano stati sodali gi\u00e0 nel Tiergarten 4, il centro che organizzava l&#8217;eutanasia dei minorati mentali e fisici in Germania e Austria (100.000 secondo il tribunale di Norimberga) e poi a Treblinka, Sobibor e Belzec (2.500.000 ebrei e 52.000 rom uccisi, secondo i prudenti dati polacchi).<\/p>\n<p>Nel processo ai responsabili dei crimini commessi alla Risiera di San Sabba, tenutosi a Trieste tra il 16 febbraio e il 28 aprile 1976 (trent\u2019anni dopo la sconfitta di Hitler), le uccisioni dei partigiani e dei capi politici della Resistenza non furono perseguite, perch\u00e9 ritenute azioni di guerra, e il banco degli imputati era vuoto: molti di loro erano stati giustiziati dai partigiani; altri, come Allers, erano deceduti per cause naturali; altri erano contumaci, come Oberhauser, il quale, pur condannato all&#8217;ergastolo, mor\u00ec nel suo letto a Monaco, perch\u00e9 accordi italo-tedeschi risalenti al 1942 non ne consentirono l&#8217;estradizione. Per Simon Wiesenthal, tuttavia, il processo non fu inutile, perch\u00e9 la sua celebrazione diede al mondo la dimostrazione che \u00abdelitti come questi non cadono sul fondo della memoria, non vengono prescritti\u00bb. La risiera di San Sabba era stata dichiarata monumento nazionale nel 1965.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/luoghi-che-rammentano-tramandano-e-ammoniscono\/simonetta-pagliani\/2022-01-26\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/luoghi-che-rammentano-tramandano-e-ammoniscono\/simonetta-pagliani\/2022-01-26<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZAINRETE (Simonetta Pagliani) Meditate che questo \u00e8 stato Vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi. (Primo Levi.\u00a0Se questo \u00e8 un uomo. 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