{"id":70085,"date":"2022-02-02T11:30:19","date_gmt":"2022-02-02T10:30:19","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70085"},"modified":"2022-02-01T15:32:51","modified_gmt":"2022-02-01T14:32:51","slug":"giacomo-gabellini-krisis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70085","title":{"rendered":"Giacomo Gabellini \u201cKrisis\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>TEMPOFERTILE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019importante libro di Giacomo Gabellini<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0reca l\u2019ambizioso sottotitolo \u201c<em>Genesi, formazione e sgretolamento dell\u2019ordine economico statunitense<\/em>\u201d. L\u2019oggetto dello studio, informatissimo, \u00e8 dunque \u201cl\u2019ordine economico statunitense\u201d, l\u2019arco della sua estensione \u00e8 dalla genesi allo sgretolamento. La narrazione \u00e8 orientata lungo la freccia del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ordine economico non \u00e8 chiaramente l\u2019unica forma di ordine, n\u00e9 l\u2019economico l\u2019unico ordinatore possibile o attivo nella successione degli eventi storici. Anzi, come del resto si rileva anche dalla lettura di Gabellini, l\u2019economico \u00e8 sempre in qualche misura intrecciato e talvolta incorporato nel politico e nel sociale (e culturale). Si relaziona profondamente, quando non promana nella sua forma concreta, al sapere tecnico ed alle tecnologie dominanti (non solo direttamente produttive, anzi una delle forme di ordine emergente \u00e8 connessa intimamente con tecnologie che non sono apparentemente produttive, ma egualmente hanno una dimensione \u2018economica\u2019, come quelle del \u2018capitalismo della sorveglianza\u2019<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>), e ha una storica simmetria, nella sua forma moderna, con il razionalismo e la scienza<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Per fare un esempio di prospettiva del tutto diversa dell\u2019ordinatore, se pure rivolta alle correnti profonde e non agli eventi superficiali (secondo la famosa immagine di Braudel), Emmanuel Todd inquadra il senso di declino che \u00e8 anche alla radice della interpretazione per cicli ripresa nel testo nel contesto di una predazione demografica in corso da quaranta anni da parte dell\u2019occidente ricco ed anziano nei confronti dei paesi periferici. La transizione \u00e8 letta con occhiali antropologici e punta la sua attenzione sulle trasformazioni che si sono accumulate al termine del trentennio \u2018glorioso\u2019<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, trasformazioni che muovono tutti gli strati pi\u00f9 profondi della societ\u00e0, partendo dall\u2019economico e dal politico per arrivare alla sua cultura ed alle strutture familiari. Sarebbe in campo la disgregazione della democrazia liberale verso le peggiori forme autocratiche e razziste e lo scontro con antropologie radicalmente diverse che non possono essere uniformate<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Naturalmente \u00e8 possibile rileggere queste trasformazioni anche con occhiali culturalisti o sociologici, cercando il mutamento delle \u2018forme di ragione\u2019 (secondo un approccio post-weberiano) o sulla base di una lettura puramente \u2018realista\u2019 che focalizza gli scontri di potenza. Ad esempio, Charles Kupchan propone questa scheletrica teoria del mutamento: \u201cil mutamento storico ha nel complesso un carattere tanto evolutivo quanto ciclico. Un particolare modo di produzione d\u00e0 vita a una particolare istituzione di governo e a una particolare forma di identit\u00e0 comune \u2013 le tre principali dimensioni che definiscono un\u2019epoca. Ma il progresso del modo di produzione sottostante erode e delegittima quelle stesse istituzioni politiche e sociali, portando alla fine di quell\u2019epoca e aprendone un\u2019altra\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. A grandi linee questa mi pare una lettura del tutto compatibile con quella dell\u2019autore. Ma, pi\u00f9 in dettaglio, la causa della destabilizzazione \u00e8 ricercata nella tecnologia digitale (come, del resto, propone anche Qiao Liang<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>) che compromette le istituzioni politiche e sociali centrali per cui, come scrive nel 2002, \u201cil Paese si sta avvicinando a un punto di svolta epocale\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0nel quale la partecipazione civica precipita e con essa la capacit\u00e0 di gestire le tensioni di un mondo che si fa di nuovo multipolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lasciando in disparte le possibili letture istituzionaliste (come quella di Kupchan), o antropologiche (come quella di Todd), e come mostra anche Carlo Formenti, nella sua recensione del medesimo testo<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0il testo trova ispirazione nella tradizione della lettura per cicli-mondo, con fasi di espansione commerciale\/territoriale e fasi di espansione finanziaria. Una teoria che propone Ferdinand Braudel in alcuni testi classici<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0e Giovanni Arrighi in altri<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, ma anche Immanuel Wallerstein<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0e pi\u00f9 in generale la tradizione di ricerca dei \u201cSistemi-mondo\u201d. Una tradizione di cui ho dato traccia in un mio recente libro<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0che ha qualcosa a che fare con questo (solo una certa aria di famiglia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si tratta comunque di una lunga cavalcata attraverso pi\u00f9 di un secolo di storia dei cicli egemonici mondiali, affrontata con una inusuale cura per il dettaglio e l\u2019identificazione dei protagonisti e degli snodi, fino alle forme specifiche di questi. La partenza \u00e8 fissata all\u2019inizio del secolo scorso, quando il presidente americano Thomas Wilson, un democratico colto e cosmopolita ex rettore di Princeton e poi governatore del New Jersey<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, rilasci\u00f2 i famosi \u201cquattordici punti\u201d\u00a0<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0il cui focale \u00e8 il diritto di autodeterminazione dei popoli, da intendere in senso etnico. Ma, contemporaneamente, rifiut\u00f2 sotto pressione del sistema finanziario e del Congresso di ridurre i debiti tedeschi. Frutti della guerra furono l\u2019inversione del flusso di oro, che si diresse verso gli Stati Uniti, il passaggio repentino del paese ad una posizione finanziaria netta positiva (mentre durante l\u2019Ottocento aveva canalizzato investimenti britannici e non in grande dimensione, risultando quindi fortemente indebitato con l\u2019estero), e la paralisi dell\u2019industria britannica. Il processo stilizzato che racconta Gabellini vede nei decenni che precedono la Grande Guerra l\u2019industria britannica passare da una condizione di predominio ad una di sempre maggiore obsolescenza (in favore di quella americana e tedesca), la canalizzazione presso la piazza di Londra dell\u2019eccedenza indiana diventare sempre pi\u00f9 insufficiente, e la formazione di giganteschi trust verticali. Si determinano nuovi equilibri di potere in una situazione instabile che si protrae fino al \u201929. Una situazione a fatica tenuta sotto controllo e spinta da una politica monetaria federale altamente accomodante. Seguir\u00e0 la nota crisi, lo sganciamento dall\u2019oro e gli anni Trenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con essi si entra nel capitolo che Gabellini chiama di \u201cEspansione\u201d. Sono gli anni di Roosevelt, dei quali l\u2019autore evidenzia il ruolo dei Rockfeller. Inaugurando lo stile di rintracciare sistematicamente nel racconto storico le tracce degli interessi concreti e degli attori in movimento, il famoso \u2018brain trust\u2019 del presidente \u00e8 ricondotto biograficamente alla costellazione imprenditoriale di imprenditori industriali e banchieri emersa alla fine del XIX secolo intorno alla Standard Oil e la Chase Manhattan Bank. I Rockfeller, originari della Renania-Palatinato e per un ramo acquisito di Scozia e Irlanda, sono negli Stati Uniti dal 1723 e partono da New York alla conquista dell\u2019impero petrolifero. Dal 1934 il patrimonio \u00e8 governato da un Trust familiare amministrato dalla Chase Bank. Le donazioni familiari sono all\u2019origine di centri universitari di \u00e9lite come la Chicago School of Economics, Harvard, Princeton, Berkeley, Stanford, Yale, il MIT, la Columbia, la Cornell, e, in Inghilterra a consistenti donazioni verso la London School of Economics e la University College of London. In pratica durante il periodo noto come \u201cNew Deal\u201d, a quanto si apprende, i Rockfeller riconquistarono le filiali della vecchia Standard Oil che era stata smembrata dall\u2019antitrust negli anni Dieci. In sostanza, riprendendo una formula proposta da Wright Mills, il periodo \u00e8 visto come \u201cun equilibrio di gruppi di pressione e interessi combinati\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1937 la spinta propulsiva delle politiche rooseveltiane sembra per\u00f2 esaurita, la coalizione politica e imprenditoriale che la sostiene inizi\u00f2 a sfilacciarsi e si ebbe una sorta di \u2018cambio di cavalli\u2019. Gruppi di pressione ed interessi combinati mutarono di segno e la corsa agli armamenti cre\u00f2 le condizioni per l\u2019emersione del sistema militare-industriale che fece emergere a sua volta il potere statunitense. In questa fase furono piuttosto gli interessi di General Motors a diventare centrali e gli Stati Uniti diventarono la fabbrica del mondo, fondandosi su una produttivit\u00e0 dei fattori e del lavoro drasticamente superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Correttamente l\u2019autore evidenzia l\u2019astuzia e cinismo del buon Roosevelt (che segue le orme di Wilson) nel tenere gli Stati Uniti fuori della guerra (ma senza far mancare prestiti e forniture militari di volta in volta al pi\u00f9 debole, pi\u00f9 o meno sottobanco) fino a che la vecchia Europa esaur\u00ec le forze (ed i capitali). Qiao Liang, nel suo \u201c<em>L\u2019arco dell\u2019impero<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0ripercorre la stessa lettura. Quando finalmente questi entrarono in guerra, sfruttando una tempestiva occasione, l\u2019enorme espansione degli interessi militari porter\u00e0 definitivamente, sotto l\u2019amministrazione Truman, alla centralit\u00e0 del Dipartimento di Stato che ha avuto lunga durata nel Novecento. La figura centrale divent\u00f2 Averell Harriman, ambasciatore a Mosca, che rovesci\u00f2 i piani dell\u2019amministrazione precedente. Roosevelt voleva creare piuttosto un asse di complementarit\u00e0 economica con i \u2018nemici\u2019 ideologici Urss e Cina allo scopo di tenere sistematicamente a freno e sotto controllo i, ben pi\u00f9 pericolosi commercialmente, concorrenti per l\u2019egemonia industriale Germania e Giappone. Rispetto a questo piano razionale e che nel lungo periodo avrebbe forse evitato l\u2019attuale strettoia Harriman propose ed ottenne una linea antisovietica che prevede, al contrario, il supporto alla Germania e Giappone (garantendogli mercati di sbocco ravvicinati e reflazionando le relative economie) e gli aiuti strategici all\u2019Arabia Saudita come rispettivi gendarmi d\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prender\u00e0 cos\u00ec forma un nuovo mondo, nel quale abbiamo vissuto oltre un trentennio, che \u00e8 in parte progettato a Bretton Woods e prevedeva il relativo declino britannico e la sostituzione del ruolo centrale della sterlina (da lungo tempo declinante) con il dollaro. Prese forma in questo contesto di potere quella \u2018diplomazia del dollaro\u2019, apparentemente rivolta allo sviluppo, che in realt\u00e0 svolge decennio dopo decennio e crescentemente la funzione di drenare risorse dal mondo. Come specifica Qiao Liang, semplicemente, in questo modo gli Usa comprano ogni cosa dal mondo pagandola con i dollari che stampano. Ma c\u2019\u00e8 una differenza, fino a che formalmente restarono legati all\u2019oro, lo fecero pagando il prezzo di avere una potenziale fragilit\u00e0 a causa dello squilibrio quantitativo tra dollari in circolazione, usato ovunque come moneta di scambio, e le riserve auree. Squilibrio che minacciava costantemente di far perdere fiducia nella stabilit\u00e0 della moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto si reggeva sul punto di equilibrio della doppia supremazia, industriale e militare. Ma la creazione del \u2018warfare state\u2019 non avvenne solo negli Usa, diluendo in effetti il potere americano. La \u2018guerra fredda\u2019, imposta dalla politica di contrapposizione e potenza statunitense, obblig\u00f2 anche gli alleati, per quanto riluttanti, a spostare risorse dal welfare state alla spesa militare (\u00e8 ci\u00f2 che far\u00e0, ad esempio, il governo Attlee). Insomma, in questo modello, come scrive Gabellini \u201cla capacit\u00e0 del resto del mondo di acquisire merci e mezzi di produzione fabbricati in Usa e soddisfare la domanda dei consumatori statunitensi poggiava interamente sul drenaggio su scala mondiale della liquidit\u00e0 che gli Stati Uniti avevano accentrato nelle proprie mani\u201d<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro lato della strategia era lo smantellamento sistematico, se pur graduale, della rete di mercati protetti per le merci e di tributari (oltre che bacini di forza lavoro a buon mercato e, se del caso, di soldati) che i paesi europei si erano conquistati a partire dal XV secolo e soprattutto nel XVIII e XIX. Il \u201c<em>mondo libero<\/em>\u201d di Truman prevedeva anche la decolonizzazione, ovviamente al fine di aprire al capitale statunitense i paesi colonizzati e ottenerne le materie prime necessarie alla crescita dell\u2019industria americana. La soluzione del \u2018riarmo permanente\u2019, che prevede una stretta collaborazione tra governo, Congresso e industria di esportazione poggiava quindi sull\u2019espansione nel \u2018mondo libero\u2019 del capitale che defluiva in forma di investimenti diretti all\u2019estero e crediti, ma rientrava attraverso il surplus industriale. Questo, a sua volta, creava le condizioni economiche per espandere la capacit\u00e0 di consumo almeno di parte dei lavoratori americani (quelli che O\u2019Connor chiamer\u00e0 \u2018monopolisti\u2019<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>) e sostenerne la relativa occupazione. Una simile analisi venne compiuta nello stesso periodo dall\u2019economista Kalecki e dai critici del \u201c<em>Monthly Review<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Non poteva durare a lungo<\/em>, ed infatti presto cominci\u00f2 ad affacciarsi il problema del deficit che divenne il tema centrale dell\u2019amministrazione Kennedy al principio degli anni Sessanta. Nel febbraio 1961 il presidente riconobbe l\u2019esistenza di un deficit che era cresciuto (parallelamente alla ripresa dei sistemi industriali concorrenti di Germania, Giappone ed Italia, oltre che Francia) di 18 miliardi di dollari in dieci anni. Il problema era che secondo le regole di Bretton Woods questo avrebbe dovuto comportare un deflusso dell\u2019oro e quindi della capacit\u00e0 di emettere moneta, ma le riserve erano calate solo da 22 a 17 miliardi. In sostanza gli Usa, grazie alla posizione di unici centri erogatori di mezzi di pagamento (ed al vincolo, ottenuto con le buone\u00a0<em>o le cattive<\/em>\u00a0e sempre riaffermato, di denominare in dollari le principali commodities a partire dal petrolio) calibravano attentamente l\u2019offerta di liquidit\u00e0 in funzione delle esigenze di crescita della produzione, del commercio e degli investimenti nel sistema-mondo. Anzi, garantivano che questo \u2018sistema\u2019 esistesse e fosse sempre centrato su di s\u00e9. Come mostra Qiao Liang la tecnica \u00e8 semplice e precisa: secondo quello che chiama un \u201crespiro finanziario\u201d gli Usa\u00a0<em>mietono<\/em>\u00a0la ricchezza del mondo prima inondandolo di dollari e poi facendola rifluire. Si tratta di una variazione della solita tecnica della finanza privata, prima si va \u201clunghi\u201d e si esportano dollari (ad esempio favorendo l\u2019incremento del costo del petrolio ad un paese che lo vende) creando un boom, in questa fase la finanza eroga prestiti generosamente, poi si va \u201ccorti\u201d e si taglia il credito. La mancanza improvvisa di liquidit\u00e0 attiva una crisi di arresto e la ricchezza viene convertita in capitale mobile che ritorna a casa<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. La diagnosi del generale cinese \u00e8 semplice e collima con quella di Gabellini: \u201cgli Stati Uniti non hanno paura del deficit delle partite correnti, ma temono il deficit del conto capitale. E per mantenere un\u2019eccedenza nel conto capitale non esiteranno certo a usare i mezzi della guerra per danneggiare l\u2019ambiente di investimento degli altri paesi\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Innumerevoli esempi sono possibili, dalla guerra del Kippur, dopo la quale il petrolio si ancora al dollaro, alle crisi del sud est asiatico, sotto attacco dei fondi speculativi di Soros, alla guerra in Iraq, per impedire a Saddam Hussein di vendere il proprio petrolio in euro, quella libica, la guerra in Kosovo, seguita al lancio dell\u2019Euro, l\u2019Afganistan, necessario per fermare il deflusso seguito agli attentati che metteva a rischio il flusso necessario di 700 miliardi all\u2019anno per pareggiare i conti delle partite correnti, l\u2019attuale crisi Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla crisi degli ultimi anni Sessanta part\u00ec la fase che Gabellini chiama di \u201c<em>Flessione<\/em>\u201d. Il sistema infatti portava e porta enormi benefici ad alcune classi di imprese, facenti parte o non del sistema militare-industriale. Ma restava in un equilibrio instabile e continuamente a rischio che trovava punti di equilibrio nel clima di lotta ideologica costantemente alimentato e nella spesa pubblica (non adeguatamente coperta da espansione della pressione fiscale) non solo militare, ma anche civile o mista (come il Darpa e i programmi Apollo). Contemporaneamente impedendo che i paesi concorrenti occidentali, parte del \u201cmondo libero\u201d, potessero a loro volta attivare, o conservare, circuiti di estrazione di surplus coloniali. Solo un paese alla volta pu\u00f2 dominare in queste sorti di \u2018schemi Ponzi\u2019 del potere. In questo quadro rientr\u00f2 la \u201ccrisi di Suez\u201d e la sistematica cooptazione delle \u00e9lite del mondo non sviluppato nel circuito di valorizzazione subalterno egemonizzato dagli Usa. \u00c8 il contesto nel quale si attiv\u00f2 il conflitto ideologico della \u201c<em>teoria della dipendenza<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>\u00a0nel contesto di una lotta tra il \u201cmondo libero\u201d e quello \u201csocialista\u201d e, allo stesso tempo, tra Nord e Sud del mondo. Ovvero tra paesi pi\u00f9 o meno sviluppati, industrializzati e capaci di espansione del proprio capitale, e paesi periferici, la cui economia resta dedita alla sussistenza e all\u2019esportazione di materie prime. Questo \u00e8 il contesto dei turbolenti anni Sessanta, con la guerra del Vietnam (prima con la Francia e poi con gli Usa) e quella di Algeria (per citare le principali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Penser\u00e0 Nixon a \u201cliquidare i sogni\u201d, definendo un pi\u00f9 realistico piano strategico che attiv\u00f2 una diplomazia triangolare con la Cina e condann\u00f2 di fatto l\u2019Urss ad un isolamento che, a lungo termine, pagher\u00e0 caramente. Tra i \u2018sogni\u2019 liquidati c\u2019era quello di Kennedy, che voleva nuovamente cambiare cavalli alla carrozza trasformando i paesi fornitori di materie prime (e per questo sottosviluppati<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>) in nuovi mercati di sbocco delle merci americane per sostituire l\u2019Europa ed il Giappone che da sbocchi si erano da tempo mutati in concorrenti. \u2018Sogno\u2019 che prevedeva ovviamente lo scontro con l\u2019Europa e con la Fed, ma anche con la US Steel e con i potentissimi Rockfeller<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema che l\u2019uscita di scena del presidente a Dallas lasciava sul tavolo per\u00f2 era che la crescita dell\u2019Impero americano di fatto procedeva al prezzo, che oggi \u00e8 evidente, del progressivo indebolimento strutturale del tessuto industriale e del riorientamento delle multinazionali verso l\u2019esterno. Questo secondo effetto era una necessit\u00e0 derivante dall\u2019accumulo di arretratezza tecnologica e quindi dell\u2019aprirsi di una forbice tra alto livello dei salari (che dipendono da fattori di aspettativa e di contesto vischiosi) e la produttivit\u00e0 ormai non sufficientemente elevata (rispetto ad agguerriti concorrenti come la Germania Ovest). Le linee meno produttive devono essere spostate all\u2019estero, si tratta, dal punto di vista del capitale industriale, di:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cuna soluzione che appariva allora confacente alla doppia finalit\u00e0 di penetrare i mercati stranieri protetti da un solido complesso di barriere tariffarie e aggirare l\u2019onerosissimo regime fordista impostogli sul piano nazionale, ma che conduceva giocoforza al dissesto delle fondamenta economiche statunitensi\u201d<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcosa di molto simile avvenne in Inghilterra e port\u00f2 ad un duro conflitto finale con il governo francese che ha per l\u2019autore un pronunciato carattere di \u201cguerra ibrida\u201d. Gli Usa reagirono non solo sospendendo la convertibilit\u00e0 in oro del dollaro, come noto, ma anche con ripetuti attacchi finanziari e con l\u2019appoggio di intelligence al maggio francese. Alla fine, le manovre oltremanica ottennero il risultato di provocare la caduta di De Gaulle, ma non frenarono la crescita del mercato degli eurodollari che continu\u00f2 a scavare sotto il piedistallo imperiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Volcker Group, incaricato da Nixon di studiare la situazione, propose dunque di chiudere la finestra aurea e di provocare un generale riassetto sistemico. Riassetto che fu contemporaneo al nuovo asse con la Cina e al diktat verso l\u2019Opec che, in quegli anni provoc\u00f2 un deciso incremento dei prezzi dell\u2019indispensabile materia prima. Gli Usa accettarono la situazione, o la provocarono, ma a condizione che i proventi della vendita in dollari dell\u2019oro nero fossero reinvestiti in titoli di stato americani<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. In questo modo il circuito del petrolio e quello del dollaro si intrecciarono ancora di pi\u00f9 creando un anello autorafforzante. Pi\u00f9 sale il prezzo del greggio, pi\u00f9 dollari sono richiesti come mezzo di pagamento, pi\u00f9 capitali tornano negli Usa a fronte dell\u2019emissione di nuovi Titoli di Stato. Tra il 1968 ed il 1973 le Banche Centrali del resto del mondo acquistarono titoli americani per 42 miliardi di dollari, abbassandone i rendimenti, malgrado il debito pubblico crescesse (di 47 miliardi) e il disavanzo fosse sempre maggiore. Al contrario, i paesi europei, che non hanno risorse energetiche n\u00e9 monete di riserva mondiale, videro allargarsi il deficit senza disporre della valvola di sfogo di un prodotto finanziario da collocare in modo illimitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La situazione economica andava ormai verso la stagflazione, e il clima ideologico si rivolgeva verso le tesi neoliberali e monetariste. A questo punto la priorit\u00e0 diventa il contenimento del mercato interno, delle richieste dei lavoratori, e l\u2019utilizzo del debito come arma. La cosiddetta \u201ccura Volcker\u201d produsse effetti catastrofici nei paesi appena usciti da una condizione coloniale, richiamando i capitali in essi impiegati, mentre in patria si attivava una manovra a tenaglia che ridusse le tasse alle classi alte e i salari alle basse. Entrando negli anni Ottanta i fenomeni dominanti diventarono il boom azionario e la rivoluzione tecnologica nel campo dell\u2019alta finanza. Lo spostamento del centro sociale determin\u00f2 allora una progressiva e sempre pi\u00f9 percepibile erosione delle classi medie che la fase precedente aveva favorito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul finire degli anni Ottanta, mentre cresceva la devastazione interna negli Usa, il repentino crollo del prezzo del petrolio, che arriv\u00f2 a quindici dollari al barile, mise alle corde l\u2019Urss. Contemporaneamente gli Stati Uniti regolarono i vecchi conti con il Giappone (che negli anni Ottanta sembrava in procinto di superarli) imponendo, con un vero e proprio atto di forza, accordi monetari disegnati espressamente per bloccarne l\u2019economia. Gli \u201cAccordi del Plaza\u201d sortirono il loro effetto, nel capitolo espressivamente chiamato \u201c<em>Estorsione<\/em>\u201d Gabellini racconta come gli anni Novanta siano caratterizzati da un asse con la Cina e le altre \u201ctigri asiatiche\u201d, ma anche da ripetuti attacchi al Giappone. Fecero da strumento di queste operazioni di guerra ibrida le banche di affari Usa e gli Hedge Fund che nel 1997 regoleranno i conti con i paesi orientali, richiamando in patria i capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su questo passaggio Qiao Liang non esita a parlare di vera e propria \u201ccolonizzazione finanziaria\u201d e di \u201cflagello del dollaro\u201d. Quando il Black Friday del 1987 fece crollare il mercato finanziario americano e la FED taglio i tassi di interesse nel tentativo di salvare il listino fu inondato il mondo di capitali in dollari. Le economie di tutta l\u2019Asia iniziarono ad attrarre capitali \u201ccaldi\u201d e andare verso un lungo boom. Ma nel 1994 la FED alz\u00f2 i tassi di interesse di cinque punti e il Quantum Fund, con i suoi alleati, attaccarono la Thailandia. Il deprezzamento del Bath colp\u00ec come in un domino tutto il Sud-Est (Malesia, Singapore, Indonesia, Filippine, Giappone, Corea del Sud, Russia). Solo la Cina riusc\u00ec a fare fronte allo tsunami finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quegli anni di radicale ristrutturazione ci saranno anche violenti e terminali contraccolpi in Russia che venne sottoposta, sotto la consulenza di Jeffrey Sachs, ad una radicale cura neoliberale d\u2019urto. La\u00a0<em>shock therapy<\/em>\u00a0prevedeva misure tali da far perdere il 17% del Pil nel 1991, il 19% nel 92 ed il 11% nel 1993. Alla caduta di Gorbaciov (alla quale l\u2019intelligence Usa potrebbe non essere estranea) El\u2019Cin fece seguire un\u2019immediata riconversione di tutta l\u2019economia che pass\u00f2 in pratica in mani private (o meglio oligarchiche) sulla base dei pressanti \u201cconsigli\u201d occidentali. La dollarizzazione dell\u2019economia nazionale fece il resto, si tratt\u00f2 di una vera e propria spoliazione (nel 1998 gli scambi in Russia all\u201984% erano ormai tenuti in dollari, per effetto della crisi del rublo). Questo \u00e8 il contesto del Piano Brzezinski che Gabellini descrive come un acuto insieme di pressioni e incentivi per circondare completamente la Russia, espandendo la Nato ad Est, integrando l\u2019Ucraina, spingendo sull\u2019indipendentismo ceceno e il fondamentalismo islamico. Inoltre, per aiutare l\u2019Unione Europea e il Giappone ad avere un maggiore protagonismo e ricucire ancora con la Cina, oltre che con l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, in quel periodo sorse anche la sfida all\u2019egemonia del dollaro rappresentata dall\u2019Euro. Gli Stati Uniti reagirono come d\u2019uso, cercando di creare isole di destabilizzazione, tra le quali in Medio Oriente spicc\u00f2 la vicenda irachena ed in Europa quella Jugoslava. Il bombardamento del paese europeo comport\u00f2, in particolare, una immediata svalutazione del 30% dell\u2019Euro (che era partito molto bene) mentre l\u2019invasione dell\u2019Iraq del 2003 provoc\u00f2 un vertiginoso incremento del prezzo del petrolio e quella della Libia la fine del progetto di una moneta pan-araba ancorata all\u2019oro. Gli esempi sarebbero molti, ma si tratta di quella che l\u2019autore chiama con formula di effetto \u201c<em>la geopolitica del caos<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una geopolitica, descritta ancora in toni crudi dal cinese Liang, ma implicitamente riconosciuta anche dall\u2019americano Galbraith, e che ha reso visibile la natura predatoria degli Stati Uniti. Cosa non nuova, dato che in una lettera privata, nel 1795, il secondo presidente degli Stati Uniti John Adams scrisse a sua moglie Abigail \u201c<em>gli Stati Uniti sono fatti a immagine e somiglianza della Gran Bretagna [&#8230;] sono un vero e proprio gallo da combattimento come lei e diverranno, te l&#8217;assicuro, un flagello altrettanto grande per il genere umano<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Gli Stati Uniti si sono, insomma, avvitati<\/em>. Negli anni Ottanta tentarono di venire fuori dall\u2019errore compiuto nel dopoguerra di coltivare i concorrenti. Allora avevano creato il volano del \u201c<em>mondo libero<\/em>\u201d ed il sistema militare-industriale che, come una zecca, si alimentava di esso, ma i concorrenti aiutati avevano fatto crescere il deficit, in ultima analisi minacciando il primato finanziario ed industriale del paese. Per cercare di rimediare all\u2019errore che aveva portato a casa i suoi frutti combinarono una politica monetaria restrittiva, per la quale risuscitarono l\u2019ideologia monetarista, con una politica fiscale espansiva a vantaggio dei soli ricchi e con la deregulation a svantaggio dei non ricchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come collaterale sociale mentre il primo schema politico saccheggiava il mondo per beneficiare le classi medie occidentali (se connesse direttamente o indirettamente con i settori economici beneficiati), e produceva una relativa redistribuzione, il secondo schema saccheggiava ancora il mondo ma per beneficiare esclusivamente le classi alte a danno delle medie (e delle solite basse).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ne segu\u00ec l\u2019integrale ristrutturazione del sistema produttivo; cosa inevitabile ed anche attesa, ma accompagnata inutilmente dal sogno di conservarne solo la crema, lasciando il resto della torta ai paesi satelliti e clienti. Conservando, in altre parole, per s\u00e9 solo i settori a maggior valore aggiunto (ovvero quelli in grado di aspirare il margine di una catena produttiva e del valore sempre pi\u00f9 estesa) per esportare alla fine solo servizi e beni tecnologici restando, quindi, costantemente alla frontiera della tecnologia e in controllo dei flussi. Secondo una distinzione famosa, lasciare la \u201cold economy\u201d (produzione di auto, di mezzi di produzione, di utensili, etc\u2026) alle \u2018fabbriche del mondo\u2019 decentrate (secondo la vecchia idea di Kennedy opportunamente rivista), e serbare la \u201cnew economy\u201d (computer, dispositivi, informatica in generale e soprattutto reti e connessione, inclusa l\u2019alta finanza creativamente volta a \u2018impacchettare\u2019 debiti) al centro imperiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chiaramente la vecchia economia era quella alla quale era dedita la vecchia classe media lavoratrice, gli operai specializzati, i quadri burocratici con le loro casette allineate nei sobborghi che avevano fatto il \u201csogno americano\u201d negli anni Cinquanta e sessanta. Furono abbandonati alla ruggine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma nel breve termine la cosa produsse una sorta di euforica energia, che attravers\u00f2 i ruggenti anni Novanta; tutto sembrava rivolto verso il meglio e si cominci\u00f2 a parlare della globalizzazione come destino, la storia sembrava finalmente finita. Il modello \u201corigina e distribuisci\u201d ebbe una finale fiammata gloriosa nei primi anni del nuovo millennio. Poi incontr\u00f2 i suoi limiti. L\u2019abbandono della Old Economy non era stato compensato, il gocciolio non era bastato e la crescita delle ineguaglianze e del debito (i fratelli siamesi necessariamente abbracciati) portarono il loro conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La forma fu il crac della bolla immobiliare (preceduta dalla crisi segnale del Nasdaq) e la bancarotta Lehman che ne segu\u00ec. Inutile raccontarla qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta fu un nuovo protagonismo politico, ma come sempre al soccorso del vincitore. Ci pensarono Bush e poi Obama, con un piano di salvataggi senza alcun precedente nella storia. Contemporaneamente la crisi, attraversando l\u2019oceano aveva posto anche l\u2019Euro alle corde, attaccato dagli \u2018alleati\u2019 americani che cercavano di esportare la crisi, e fu salvato dalla Banca Cinese<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>. Come al solito uno degli effetti delle manovre fu il repentino ritorno dei capitali negli Usa. A causa di ci\u00f2, mentre la metropoli americana conservava i margini per politiche di sostegno, se pure selettive e pelose, le periferie europee non ebbero altra scelta che incamminarsi sotto guida tedesca verso l\u2019austerit\u00e0. L\u2019alternativa, regolamentare strettamente la finanza, lasciare libere le divise di fluttuare (sospendendo l\u2019Euro o sotto il tavolo con la regia della Bce), era impraticabile per ragioni organiche. In due sensi, ovviamente, per la dipendenza dall\u2019egemone oltreoceano e per la dipendenza della politica dalla difesa strenua degli interessi di classe di coloro i quali dall\u2019assetto ordinario traevano i loro dividendi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rest\u00f2 solo un insieme di politiche monetarie espansive (a vantaggio solo della finanza, il quantitative easing) e di politiche fiscali restrittive (a danno dei ceti medi e inferiori), per drenare tutta la ricchezza e stabilizzare la capacit\u00e0 di estrarre profitto anche nelle condizioni date.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec si arriv\u00f2 alla crisi \u201cpopulista\u201d del 2014-18. E si giunse a Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il piano del magnate newyorkese, per quel che appare possibile interpretare, fu di spostare il focus dell\u2019attacco sul principale beneficiario storico della svolta degli anni Settanta-ottanta: la Cina. L\u2019idea originale americana sostanzialmente era di procedere ad assimilarla alla cultura occidentale ed al capitalismo, per via della capacit\u00e0 corruttiva del dollaro. Ma il paese orientale ha almeno tremila anni di vantaggio sul capitalismo. Ci\u00f2 che Trump propose quindi al sistema militare-industriale ed industriale-finanziario americano fu semplicemente di prendere atto che l\u2019assimilazione era fallita e designarlo come nemico principale. Correlativamente di disimpegnare la Russia ed i paesi del Medio Oriente come nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo questa visione se la Cina, con i suoi colleghi orientali, si \u00e8 effettivamente avvantaggiata della felice idea della mondializzazione in salsa americana, allora quel che bisogna fare \u00e8\u00a0<em>riportare<\/em>\u00a0l\u2019Old Economy, e la classe media, in occidente (senza ovviamente perdere la New Economy, che, anzi va aspramente difesa come mostra il caso Huawei). Per fare questo frammentare la mondializzazione in aree di influenza e conflitto. Il piano strategico sarebbe di\u00a0<em>disarticolare le catene del valore globale<\/em>\u00a0facendo rientrare le produzioni in posizioni pi\u00f9 controllabili e creando almeno tre aree del valore variamente separate: Asia (divisa in un\u2019area cinese sotto assedio e un\u2019area assediante fondata sul Giappone e l\u2019India); Stati Uniti, con le appendici sudamericane; e Germania, con le appendici europee. Ma questo piano doveva passare per la riabilitazione della Russia che, altrimenti, si sarebbe saldata con la Cina in un blocco imbattibile e dalla enorme capacit\u00e0 di attrazione (non ultima verso la riluttante Europa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il grande conflitto strategico entro l\u2019occidente ed entro la stessa amministrazione Usa si apr\u00ec e resta aperto su questo punto. Per quanto velleitario e confuso il piano metterebbe, infatti, in discussione equilibri storicamente consolidati e grandi forze che su questi si basano. La globalizzazione, sostiene Gabellini, si fonda infatti sulla capacit\u00e0 di Washington di utilizzare il deficit commerciale (quello che Trump vuole eliminare, temendone il potenziale distruttivo a lungo termine) come immediata arma economica e geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Caduto Trump il successore Biden punta con pi\u00f9 decisione e coerenza le sue carte sulla guida della \u201c<em>Quarta Rivoluzione Industriale<\/em>\u201d (non certo snobbata da Trump) che, per Gabellini ha sostanzialmente due gambe: il\u00a0<em>Green New Deal<\/em>\u00a0ed il\u00a0<em>Great Reset<\/em>. \u00c8 la parte del testo che mi vede meno concorde e quindi ci torneremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Comunque, il problema per l\u2019autore non \u00e8 che queste due trasformazioni (produrre e consumare con meno dispiego di energia e materie, e modernizzare in profondit\u00e0 il sistema economico) siano in s\u00e9 negative, infatti, esse sono variamente perseguite da tutti. Il problema \u00e8 che\u00a0<em>la rapidit\u00e0 con la quale si spingono<\/em>\u00a0rischia di scaricare elevati costi economici e sociali sul mondo del lavoro. Ne \u00e8 un esempio l\u2019estensione dell\u2019automazione e la diffusione di modelli di business come quelli di Uber<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>. Si rischia, insomma, di accelerare ulteriormente la distruzione delle periferie, delle classi medie, e disgregare pi\u00f9 velocemente la societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte alle esitazioni di Trump (che ha usato elettoralmente la rabbia, in grande misura tradendola, e non ha mai smesso al contempo di fare favori all\u2019alta finanza ed alla propria classe durante tutto il mandato, ma sembra cosciente del collo di bottiglia davanti al quale gli Usa si trovano) la grande idea di Biden sembra essere di correre avanti invece di arretrare. Insomma, apparentemente progetta e cerca di accompagnare il paese verso la \u201cpiattaforma del futuro\u201d in grado di far vincere la guerra con la Cina senza combatterla militarmente (forse); mentre i repubblicani spingerebbero per la ricostruzione delle basi industriali e la separazione delle aree di influenza. In un gioco di specchi inestricabile la prima strategia sembrerebbe volta a vincere la guerra commerciale e la seconda a creare una nuova guerra fredda (se non calda); ma poi le mosse della nuova amministrazione seguono le orme della precedente nel confronto con la Cina (ma inaspriscono quella con la Russia) e sembrano anche pi\u00f9 energicamente avvicinarsi alla guerra, d\u2019altra parte proseguono la retorica della base industriale e del sostegno alla classe media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, le cose sono molto meno nette delle retoriche che si sbandierano. Per fare un esempio, il famoso libro di Klaus Schawb \u201c<em>Covid 19: The Great Reset<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>\u00a0\u00e8 sostanzialmente un poco originale riassunto di una letteratura divulgativa ed esortativa per un pubblico\u00a0<em>professional\u00a0<\/em>in cerca di facili slogan da convegno. Letteratura della quale dal lato pi\u00f9 statalista fanno parte libri come quelli di Mariana Mazzucato \u201c<em>Il valore di tutto<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>\u00a0(2018), o \u201c<em>Mission economy<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>\u00a0(2021). In questi due testi, di cui il primo costituisce la base teorica del secondo, l\u2019economista inglese cerca di rimettere in questione la pretesa dell\u2019economia finanziarizzata (e concentrata sul \u201cshareholders value\u201d) di contribuire allo sviluppo sociale in favore di un\u2019economia che metta insieme settore pubblico e privato intorno a \u201cmissioni\u201d e sia concentrata sull\u2019effettiva creazione di valore per tutti gli \u201cStakeholders\u201d. Nella stessa direzione, ma con uno scopo pi\u00f9 limitato, va il libro di Stephanie Kelton \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>, che si sforza di affermare il punto di vista della Teoria Monetaria Moderna (MMT) e per questa via aiutare il formarsi di una \u201ceconomia per il popolo\u201d che riesca a superare i miti dei limiti alla spesa pubblica e del debito. Invece della politica monetaria la funzione della stabilizzazione macroeconomica \u00e8 affidata, in questa prospettiva, alla spesa discrezionale per ottenere una economia migliore per tutti. La proposta di maggiore sostanza \u00e8 di inserire una \u201cfunzione di guida automatica\u201d attraverso una regola anticongiunturale di assunzione in pubblici servizi altamente decentralizzati e scelti dalle comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno sguardo pi\u00f9 concentrato sull\u2019evoluzione delle tecniche, e rivolto a soluzioni meno radicali, se pure in direzione di maggiore regolazione (in particolare della Gig Economy) e protezione dell\u2019occupazione e dei prevedibilmente tanti nuovi disoccupati, \u00e8 presente nel libro di Richard Baldwin \u201c<em>Rivoluzione globotica<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>\u00a0del 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sguardi attenti all\u2019economico, ma con una prospettiva piuttosto ampia e socialmente densa, sono quelli degli ultimi libri di Paul Collier \u201c<em>Il futuro del capitalismo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>\u00a0(2018), e di Raghuram Rajan \u201c<em>Il terzo pilastro<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>\u00a0(2019), oppure, da una prospettiva pi\u00f9 liberal, di Thomas Piketty \u201c<em>Capitale e ideologia<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>\u00a0(2020). Collier identifica \u201cnuove ansie\u201d, in modo non dissimile da tutti gli altri, e cerca di trovare soluzioni in una nuova etica da rifondare nel sistema economico e sociale. In modo non dissimile da Rajan e Fukuyama, l\u2019autore riafferma la necessit\u00e0 di coesione e identit\u00e0 sociale ma ricerca un modo di riaverla compatibile con le condizioni di frammentazione e pluralismo della modernit\u00e0. Paradossalmente la risposta non \u00e8 n\u00e9 nell\u2019aerea identit\u00e0 mondiale (che si muterebbe in dispotismo) n\u00e9 nella obsoleta identit\u00e0 statale, ma in quella dei \u201cluoghi\u201d. Intorno a questo concetto secondo l\u2019autore si pu\u00f2 anche ricostruire un\u2019etica di impresa nel rapporto con il territorio e la creazione di una societ\u00e0 inclusiva che rimetta sotto controllo i tre \u201cdivari\u201d essenziali: di classe, geografico e globale. Anche l\u2019ex banchiere centrale indiano ed ex professore di finanza alla Booth School of Economics di Chicago, Rajan, sostiene la necessit\u00e0 di ritrovare una via di mezzo (un \u201cterzo pilastro\u201d) tra Stato e mercati ed inquadra in un vasto discorso storico il diesquilibrio provocato dalla svolta neoliberale che porta all\u2019affermazione del populismo. Senza dimenticare di allargare a Cina e India il suo sguardo torna a proporre quindi un \u201clocalismo inclusivo\u201d che attribuisca potere alle comunit\u00e0 e le protegga con una \u201crete di sicurezza\u201d. Le comunit\u00e0 da rivitalizzare dovranno essere basate sulla prossimit\u00e0 (come per Collier) e sia sul sostegno dello Stato come essere dotate di una sovranit\u00e0 responsabile non indifferente alle responsabilit\u00e0 internazionali. Anche qui per le imprese si tratta di passare dalla massimizzazione del profitto a quella del valore. Invece Thomas Piketty, con la sua consueta generosit\u00e0 espositiva, ricostruisce a largo raggio i \u201cregimi della disuguaglianza\u201d nella storia dell\u2019umanit\u00e0 fino a giungere a quella che chiama \u201cla societ\u00e0 dei proprietari\u201d (anche detta \u201ccapitalismo\u201d). Da questa nella fucina del XX secolo \u00e8 emersa sia la soluzione socialdemocratica sia, in seguito, l\u2019\u201cipercapitalismo\u201d. Il testo, enormemente lungo e prolisso, si limita in ultima analisi a rilanciare il progetto federale europeo in senso sociale affinch\u00e9 si sottragga a quella che chiama la \u201ctrappola social-nativista\u201d, e ad avviare il superamento del capitalismo attraverso gli istituti della \u201cpropriet\u00e0 provvisoria\u201d (per via fiscale) e della deliberazione aziendale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi si possono leggere, in una prospettiva pi\u00f9 ampia e sensibile agli assetti geopolitici in mutamento, i nuovi libri di Branko Milanovic \u201c<em>Capitalismo contro capitalismo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>\u00a0(2019) e di Francis Fukuyama \u201c<em>Identit\u00e0<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>\u00a0(2018). Milanovic distingue le forme idealtipiche del \u201ccapitalismo liberal-meritocratico\u201d e del \u201ccapitalismo politico\u201d. Il primo liberale ed occidentale, il secondo orientale e illiberale (ovvero \u201ccomunista\u201d). Nella prefazione la crisi post-Covid \u00e8 identificata come causa di tre principali effetti: la recrudescenza dello scontro tra Usa e Cina (ovvero tra due \u201ccapitalismi\u201d nella sua classificazione); la riduzione delle supply chain mondiali e quindi della ipermondializzazione; la rivalutazione del ruolo dello Stato nella vita economica. Da ultimo, Fukuyama, in un libro concentrato sul problema della crescita dei populisti, evidenzia il bisogno di thymos, riconoscimento, dignit\u00e0, identit\u00e0, dai quali non ci si pu\u00f2 sottrarre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi dell\u2019anno del Covid \u00e8 invece il focus dell\u2019ultimo libro di Adam Tooze, \u201c<em>L\u2019anno del rinoceronte grigio<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>, in cui \u00e8 convincentemente raccontato come le linee di frattura, invero molto grandi, aperte dalla crisi pandemica sono tutte preesistenti e affondano le loro radici negli squilibri e i tentativi di gestione falliti dei quali il libro di Gabellini parla cos\u00ec bene. Le crisi sottolineate da Biden (significativamente pandemia, economia, richiesta di eguaglianza razziale, clima) sarebbero state attaccate con un bombardamento a tappeto il cui versante economico \u00e8 dato dall\u2019American Rescue Plan (1900 miliardi) un programma infrastrutturale (2300 miliardi) e l\u2019american Families Plan (1800 miliardi) pi\u00f9 lo stimolo di Trump di 3600 miliardi. Il primo concentrato sulle classi medie e le piccole imprese. Un piano che superava il famoso \u201coutput gap\u201d e dunque secondo l\u2019economia maistream (\u00e8 stato attaccato da Summers e Blanchard) avrebbe mandato fuori giri il motore. Chiaramente questo potrebbe portare ad un \u2018tiro alla fune\u2019 e all\u2019innalzamento dei tassi (con conseguente richiamo di capitali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, come riconosce molto francamente Tooze, se la scala degli interventi governativi (o degli annunci) del 2020 e 21 \u00e8 stata senza precedenti, sia sotto il profilo fiscale come finanziario, nessuno vuole tornare agli anni del trentennio. Piuttosto le \u00e9lite si comportano come quelle bismarckiane della met\u00e0 dell\u2019800. Cercano di cambiare tutto per avere lo stesso mondo. E di stimolare nuovi cicli di speculazione e sviluppo alimentati dal debito (soprattutto pubblico), gestiti da strette (o strettissime) ed affidabili \u00e9lite tecnocratiche. La democrazia qui \u00e8 proprio fuori gioco, la legittimazione di questa operazione \u00e8 affidata ai suoi risultati. Possono alla fine essere riassorbiti e compensati gli input di disuguaglianza che promanano da queste disperate politiche? Pu\u00f2 il sistema multipolare, ma ancora dipendente dalla centralit\u00e0 del dollaro, reggere lo stress di una nuova \u2018tosatura\u2019? O ad una guerra locale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma soprattutto, cosa c\u2019\u00e8 di effettivo in questi programmi di modernizzazione che, al loro meglio, interessano il 2 per cento del Pil in chiave pluriennale di lungo corso? Ben poco, direi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Sono per lo pi\u00f9 retoriche<\/em>. Il mix va da chi, come la Mazzucato, propone di passare dalla cattura del valore per gli azionisti alla creazione per gli \u201cStakeholders\u201d, o, come la Kelton, di superare l\u2019ossessione per il deficit pubblico e la paura dell\u2019inflazione, chi, come Baldwin, descrive gli effetti della transizione tecnologica e la percepisce anche come una minaccia davanti alla quale occorre far fronte con pi\u00f9 protezione, o Collier e Rajan che hanno in comune l\u2019attenzione al territorio ed ai luoghi, come alle identit\u00e0. Chi teme come Milanovic il protagonismo della Cina e la crescita dei populismi come Fukuyama.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma sono retoriche che su un punto non possono essere sottovalutate (non per gli effetti, che saranno modesti, quanto per il clima intellettuale che stimolano e giustificano):\u00a0<em>sono sempre soluzioni integralmente elitiste e fondate sul protagonismo delle grandi aziende globali<\/em>. Il neoliberismo per come lo abbiamo conosciuto fino al 2020 sembra crollare sotto il peso degli enormi problemi che ha sollevato, e che il libro di Gabellini illustra ottimamente. Ma la sua centralit\u00e0 rimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna essere attenti, il capitalismo avr\u00e0 anche un suo \u201cspirito\u201d, ma \u00e8 capace di adattarsi a sempre nuovi ambienti, \u00e8 sempre plurale e decentrato, metamorfico. Lontano dall\u2019essere derivato e diretto dalla tecnica e dall\u2019economico il sistema di regolazione che lo contraddistingue \u00e8 sempre essenzialmente fondato su una egemonia<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>\u00a0e questa porta in esistenza delle distribuzioni e delle soggettivit\u00e0, sempre nuove istituzioni, opportunit\u00e0. La letteratura citata, ed alcune politiche pubbliche di emergenza, dunque\u00a0<em>cercano consapevolmente di rigenerare il capitalismo<\/em>\u00a0affinch\u00e9 all\u2019ordine segua l\u2019ordine, ed alla centralit\u00e0 dei soggetti creati dal sistema di regolazione neoliberale segua quella dei medesimi (al contempo cambiati). Se la crisi del modo di regolazione \u2018fordista\u2019, al calare del millennio, estremizz\u00f2\u00a0<em>e al tempo pervert\u00ec<\/em>\u00a0gli elementi di questo<a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\">[43]<\/a>, allargandoli su scala mondiale attraverso una potente dinamica di integrazione subalterna (ponendo al centro nuovi assetti tecnologici e la creazione dell\u2019ordine nel quale viviamo), qui si tratta di ripetere l\u2019operazione.\u00a0<em>Estremizzare e pervertire<\/em>, per superare\/confermare\u00a0<em>l\u2019ordine sociale esistente e saltare nel prossimo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019operazione ideologica che \u00e8 tentata in questi testi e bozze politiche (con poca sostanza<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\">[44]<\/a>) \u00e8 di enorme ambizione, non va sottovalutata. Si tratta di\u00a0<em>raccogliere la sfida<\/em>\u00a0posta dall\u2019evidente, e non nascosto, fallimento dell\u2019economia neoliberale, eccessivamente concentrata sul breve termine, sull\u2019arricchimento come rapina invece che come effetto della creazione di valore, sull\u2019esaltazione delle parti peggiori dell\u2019uomo, sulla distruzione della natura entro e fuori di esso, per rovesciarlo in un successo<em>\u00a0dei medesimi attori<\/em>. Una vera e propria\u00a0<em>rifondazione ideologica dall\u2019alto<\/em>\u00a0che \u00e8 espressamente proposta dalle \u00e9lite per le \u00e9lite di fronte al baratro del conflitto, della perdita di egemonia e di controllo del mondo e, forse, della rivoluzione (come arriva a dire Schwab, cercando di stimolare il senso di sopravvivenza del capitalismo). Si tratta di un tentativo di riaggregazione di classe, anche oltre e sopra le differenze e le fratture geopolitiche in via di allargamento. Una riaggregazione necessaria e decisiva per ricandidarsi come sempre alla gestione del reale, ma da una posizione pi\u00f9 salda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Torniamo al racconto del libro. Mentre Biden fa le sue cose gli altri procedono. E nel capitolo che l\u2019autore chiama \u201c<em>Riallineamento<\/em>\u201d leggiamo infatti la traiettoria della Repubblica Popolare Cinese, senza dubbio l\u2019evento pi\u00f9 rilevante dell\u2019ultimo quarto del XX secolo e del primo del XXI. Quel che la geniale strategia di Deng, con pi\u00f9 continuit\u00e0 di quanto possa sembrare con la traiettoria di Mao<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\">[45]<\/a>, introduce \u00e8 un\u2019alleanza non solo con il \u2018diavolo bianco\u2019 occidentale, quanto con il \u201cponte fiorito\u201d<a href=\"#_ftn46\" name=\"_ftnref46\">[46]<\/a>. Grazie a questa mobilitazione di energie presenti nella costellazione cinese (quella della diaspora e dei ceti commerciali che, da sempre, costituiscono la corona esterna) il regno di mezzo, Chung-kuo, si integra con l\u2019economia-mondo guidata dagli Usa, ma senza accogliere e seguire il Washington Consensus. Quindi serbando i controlli (ferrei) sui movimenti di capitale, la presenza statale sull\u2019economia e l\u2019obbligo per le imprese nazionali o straniere di muoversi verso l\u2019interesse nazionale come di volta in volta definito da PCC. Non appare sorprendente se si considera quella che Ferdinand Braudel identificava come una\u00a0<em>storica ostilit\u00e0 alla proliferazione del capitalismo<\/em>. In questo snodo interpretativo Gabellini segue la lezione di Giovanni Arrighi che nel suo ultimo capolavoro \u201c<em>Adam Smith a Pechino<\/em>\u201d sostiene esattamente questa tesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dentro questo modello ultra-dirigistico cinese<a href=\"#_ftn47\" name=\"_ftnref47\">[47]<\/a>\u00a0alla fine avviene quel sorpasso generalizzato che \u00e8 sotto i nostri occhi: la quota di valore aggiunto nel settore cruciale dell\u2019hi-tech passa in dieci anni, dal 2003 al 2014 dal 7 al 27% (ed oggi \u00e8 molto pi\u00f9 in alto, come testimonia il nervosismo americano che, nello stesso periodo, scendono dal 36 al 29%); il venture capital mondiale \u00e8 impegnato ormai per il 40% in Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A fronte della riabilitazione del confucianesimo di Deng (e poi di Xi) e della dottrina delle \u201ctre modernizzazioni\u201d<a href=\"#_ftn48\" name=\"_ftnref48\">[48]<\/a>, vengono attivate forme di guerra ibrida<a href=\"#_ftn49\" name=\"_ftnref49\">[49]<\/a>\u00a0sul piano psicologico, mediatico e legale. La Cina fa anche fronte ai ripetuti attacchi finanziari Usa estendendo il controllo dei capitali e i dispositivi di sorveglianza (che sono stati decisivi nella lotta alla pandemia). Con le ultime generazioni di leader promuovono una maggiore riorganizzazione accentratrice (in pieno corso di accelerazione) e la strategia dello sviluppo verde, sforzandosi di riorientarsi verso lo sviluppo interno autocentrato, riducendo la dipendenza dai mercati esteri<a href=\"#_ftn50\" name=\"_ftnref50\">[50]<\/a>. Al contempo, e questo \u00e8 un parametro che non pu\u00f2 essere sottovalutato, la Cina continua a ridurre il tributo, in primo luogo smettendo di comprare i titoli di stato americani (che sono passati dal 14 al 5%), attenuando uno dei principali fattori di reciproca dipendenza. Tutto lascia ritenere che sia in corso un piano articolato (insieme alla Russia ed altri grandi attori internazionali, tra i quali a volte si intravede l\u2019India) per erodere la supremazia del dollaro. Ne sono espressione la riduzione delle riserve e la Cleaning House (Chips) tra Russia e Cina. Poi c\u2019\u00e8 la \u201c<em>via della seta<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn51\" name=\"_ftnref51\">[51]<\/a>, che estende partership, infrastrutture e debiti verso i paesi centroasiatici e quelli africani, senza dimenticare l\u2019Europa dell\u2019Est e l\u2019America Latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ultimo capitolo \u201c<em>Entropia<\/em>\u201d, viene espressamente ripreso lo schema dei cicli egemonici proposto da Braudel-Arrighi-Wallerstein e interpretata alla luce di questo la \u2018degenerazione finanziaria\u2019 dell\u2019occidente. Si tratta di uno strumento predatorio, volto a rendere liquide e poi trasferire le ricchezze (come illustra bene la Sassen<a href=\"#_ftn52\" name=\"_ftnref52\">[52]<\/a>), ma anche nella falsa illusione di ricchezza che trasmette un dispositivo che erode le basi stesse della potenza dominante che, alla lunga, privata degli investimenti produttivi perde competitivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla fine, emerge una nuova configurazione mentre il ciclo discende. Crescita stentata, tendenza alla deflazione, elevati livelli di debito e alta disoccupazione imprigionano le politiche, mentre ogni flusso aggiuntivo prende subito la via del rendimento meramente finanziario. I concorrenti, viceversa (a suo tempo Germania e Stati Uniti verso la Gran Bretagna, ed ora Russia e Cina ma anche Giappone, Corea e Arabia Saudita) accumulano surplus delle partite correnti (in questo momento anche l\u2019Italia) ponendo le basi strutturali del declino del dollaro. A questo il dominus imperiale risponde con\u00a0<em>autentiche operazioni di pirateria<\/em>\u00a0finanziaria cicliche (la \u201c<em>geopolitica del caos<\/em>\u201d), ma sempre pi\u00f9 violente e sempre meno risolutive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Insomma, le mancate scelte degli anni tra i settanta e novanta (che Kennedy cercava di anticipare), conducono gli Stati Uniti in un vicolo cieco. Non gli resta, per pareggiare i conti, che continuare ad immettere liquidit\u00e0 nel sistema, sfruttando il privilegio del dollaro, ma questa manovra va solo ad inflazionare i consumi (immobili, azioni, bond) e i rentier, creando le condizioni di uno squilibrio strutturale sempre maggiore. La gran parte del paese, nel frattempo, sprofonda in povert\u00e0 e debiti e non \u00e8 nelle condizioni di intercettare e giovarsi degli eventuali dividendi delle trasformazioni tecnologiche. La principale obiezione alle politiche e retoriche della coppia Biden\/Trump (che sono meno diverse di quanto sembrino) \u00e8 di questo tenore: insufficiente e mal diretta perch\u00e9 possa effettivamente giovare a chi necessita di soccorso.\u00a0<em>Troppo poco e troppo tardi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo squilibrio dovrebbe invece portare al\u00a0<em>deprezzamento del dollaro<\/em>\u00a0(che in questo modo riporterebbe la produzione americana ad essere competitiva, se pure su una piattaforma pi\u00f9 bassa in termini di quota di valore aggiunto) e all\u2019<em>estrazione fiscale del surplus<\/em>\u00a0nei piccolissimi ceti che lo hanno accumulato (modificando radicalmente le aliquote fiscali ed eliminando i relativi \u2018paradisi\u2019). Ma se accadesse i capitali distribuiti tornerebbero, nel tentativo di anticipare la svalutazione e quindi accelerandola. L\u2019effetto destabilizzante di un simile scenario alla Weimar nel paese, che detiene la capacit\u00e0 di distruggere dieci volte il pianeta e il pi\u00f9 potente esercito del mondo, \u00e8 di incalcolabile orrore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, la guida statunitense cerca\u00a0<em>con ogni mezzo<\/em>\u00a0di allontanare questo calice amarissimo, ma per farlo deve proseguire ed esacerbare il tributo che un pi\u00f9 che riluttante mondo \u00e8 costretto a versare. Quindi, in un circolo autorafforzante che tiene prigioniero il mondo, \u00e8 costretto a rafforzare sempre l\u2019esercito, svolgere sempre pi\u00f9 disperate operazioni di caos controllato, destabilizzare sistematicamente i margini dei concorrenti o potenziali tali, inviare \u201cproconsoli\u201d<a href=\"#_ftn53\" name=\"_ftnref53\">[53]<\/a>\u00a0nei paesi satelliti per rafforzare il controllo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro modello \u00e8 quello cinese, sul quale il testo spende le sue ultime pagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Giacomo Gabellini, \u201c<em>Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell\u2019ordine economico statunitense<\/em>\u201d, Mimesis 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Il riferimento \u00e8 alla formula di Shoshana Zuboff, nel suo \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>\u201d, Luiss 2020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Come risulta dai classici e seminali testi di Werner Sombart, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2016\/02\/werner-sombart-il-capitalismo-moderno.html\">Il capitalismo moderno<\/a><\/em>\u201d, Ledizioni, 2020 (Ed. Or. 1902) e Max Weber, \u201c<em><a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2016\/09\/max-weber-letica-protestante-e-lo.html\">L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo<\/a><\/em>\u201d, BUR 1991 (ed. or. 1904).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; In breve, arricchimento di massa (\u2018cetomedizzazione\u2019), calo della fecondit\u00e0, aumento della longevit\u00e0, aumento del livello educativo, superamento del livello educativo maschile da parte delle donne, secolarizzazione, disgregazione dei modelli tradizionali. Cfr, Emannuel Todd, \u201c<em>Breve storia dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d, LEG 2020 (ed. or. 2017).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; L\u2019asse interpretativo del testo di Todd \u00e8 che le strutture familiari e le forme di linguaggio tramandate conservano nella societ\u00e0 due approcci idealtipici: l\u2019individualismo anglosassone, razzista e primitivo; il comunitarismo russo e cinese, ma anche di parte del sud Italia e dei paesi mediterranei, egualitario e pi\u00f9 evoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Charles Kupchan, \u201c<em>La fine dell\u2019era americana<\/em>\u201d, Vita e Pensiero 2003 (ed. or. 2002), p. 388.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Qiao Liang, \u201c<em>L\u2019arco dell\u2019impero con la Cina e gli Stati Uniti alle estremit\u00e0<\/em>\u201d, Leg edizioni 2021 (ed. or. 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Kupchan, cit., p. 402.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Carlo Formenti, \u201c<a href=\"https:\/\/socialismodelsecoloxxi.blogspot.com\/2022\/01\/la-rabbia-americana-e-la-pazienza.html\">La rabbia americana e la pazienza cinese<\/a>\u201d, Il socialismo del secolo XXI, 15 gennaio 2022.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Ferdinand Braudel, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/09\/fernand-braudel-la-dinamica-del.html?q=Braudel\">La dinamica del capitalismo<\/a><\/em>\u201d, Il Mulino 1977.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Giovanni Arrighi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/10\/giovanni-arrighi-adam-smith-pechino.html\">Adam Smith a Pechino<\/a><\/em>\u201d, Feltrinelli 2008 (ed.or. 2007), nuova edizione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Immanuel Wallerstein, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/12\/immanuel-wallerstein-il-capitalismo.html\">Il capitalismo storico<\/a><\/em>\u201d, Einaudi 1985 (ed.or. 1983)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Alessandro Visalli, \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/33TVhuV\">Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare<\/a><\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Figura di grande interesse, anche se ormai abbastanza dimenticata, eletto per un secondo mandato (quando ci\u00f2 era accaduto solo altre sei volte a Washington, Jefferson, Madison, Monroe, Andrew Jackson, Grant, su 27 mandati) fu il presidente in carica durante la Prima guerra mondiale e l\u2019immediato dopoguerra. Come mostra bene Gabellini \u00e8 il momento cruciale per il cambio di potere tra l\u2019Europa e gli Stati Uniti, e specificamente per quello tra l\u2019Impero inglese e quello Americano. Wilson \u00e8 normalmente inquadrato come un colto idealista, che in parte fu, ma fu anche il lucido e cinico progettista di una politica di potenza che univa retorica democratica radicale (profondamente presente nella storia americana, come retorica intendo) e le pi\u00f9 sfrontate politiche materiali di segregazione razziale interna e imperialismo esterno. Le prime verso le minoranze nazionali, le seconde verso i paesi deboli sudamericani. Come mostra anche Todd, nel suo \u201c<em>Breve storia dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d, LEG 2020, e Alan Taylor nel suo \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/12\/alan-taylor-rivoluzioni-americane.html\">Rivoluzioni americane<\/a><\/em>\u201d, Einaudi 2017 si fa guidare dal razzismo tipico della sua cultura. Nato in Virginia, da genitori religiosi, crebbe in Georgia, dove la famiglia si schier\u00f2 decisamente per i Confederati durante la guerra civile. Da bambino vide il generale Lee, riportandone una indelebile impressione e assistette alla sconfitta del sud. Laureato a Princeton nel 1879 e dottorato alla John Hopkins (prima di Obama era l\u2019unico presidente americano con questo titolo) inizi\u00f2 la propria carriera accademica e politica sostenendo che la forma politica costituzionale americana, fondata su un sistema molto complesso di bilanciamento dei poteri voluto dai padri costituenti, in effetti nascondesse agli elettori le responsabilit\u00e0 delle cose (era uno dei suoi scopi) per cui bisognasse riportare il potere ad un solo luogo (parlamentare). In seguito, ammorbid\u00ec questa posizione, ma conserv\u00f2 l\u2019idea che ci volesse un capo ed un partito. Da presidente assunse all\u2019inizio posizioni populiste e promosse attivamente la segregazione razziale nell\u2019amministrazione federale e il sospetto verso gli \u201camericani con il trattino\u201d, fece promulgare leggi antisocialiste, giungendo fino a far arrestare il candidato alla presidenza e sindacalista socialista Eugene Debs. D\u2019altra parte, promosse leggi contro il lavoro minorile, i prestiti agricoli, l\u2019assicurazione sugli infortuni sul lavoro. Intervenne militarmente in Messico, Haiti, Cuba, Panama, Nicaragua. Intervenne nella guerra civile russa a fianco dei bianchi, mandando truppe a Murmansk, Arcangelo e Vladivostok.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; I \u201cquattordici punti\u201d \u00e8 il nome di un discorso che l\u20198 gennaio 1918 il presidente tenne davanti al congresso in seduta congiunta, elaborato con il contributo di Walter Lippmann, enunciavano: 1- Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano pi\u00f9 intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicit\u00e0. 2- Assoluta libert\u00e0 di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, cos\u00ec in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un&#8217;azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali. 3- Soppressione, per quanto \u00e8 possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla. 4- Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna. 5- Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranit\u00e0 gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti. 6- Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sar\u00e0 anche la pietra di paragone della buona volont\u00e0, della comprensione dei bisogni della Russia,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Astrazione_(informatica)\">astrazione<\/a>\u00a0fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa. 7- Il Belgio \u2013 e tutto il mondo sar\u00e0 di una sola opinione su questo punto \u2013 dovr\u00e0 essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l&#8217;indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere. 8 &#8211; Il territorio della Francia dovr\u00e0 essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell&#8217;Alsazia\u2013Lorena, che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinch\u00e9 la pace&#8230; possa essere assicurata di nuovo nell&#8217;interesse di tutti. 9 &#8211; Una rettifica delle frontiere italiane dovr\u00e0 essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalit\u00e0. 10 &#8211; Ai popoli dell&#8217;Austria\u2013Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la pi\u00f9 ampia possibilit\u00e0 per il loro sviluppo autonomo. 11 &#8211; La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sar\u00e0 accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalit\u00e0 che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell&#8217;indipendenza politica ed economica e dell&#8217;integrit\u00e0 territoriale di alcuni stati balcanici. 12- Alle regioni turche dell&#8217;attuale impero ottomano dovr\u00e0 essere assicurata una sovranit\u00e0 non contestata, ma alle altre nazionalit\u00e0, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un&#8217;assoluta sicurezza d&#8217;esistenza e la piena possibilit\u00e0 di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali. 13 &#8211; Dovr\u00e0 essere creato uno stato indipendente polacco, che si estender\u00e0 sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovr\u00e0 essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrit\u00e0 dovranno essere garantite da convenzioni internazionali. 14 &#8211; Dovr\u00e0 essere creata un&#8217;associazione delle nazioni, in virt\u00f9 di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d&#8217;indipendenza e di integrit\u00e0 territoriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna notare che per Wilson ogni etnia dovrebbe avere una nazione e questa autodeterminarsi. In sostanza separando in tal modo le etnie le une dalle altre. Questa era l\u2019idea di riassetto del mondo promossa attraverso la \u201c<em>Lega delle nazioni<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, cit., p. 69.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Qiao Liang, \u201c<em>L\u2019arco dell\u2019impero<\/em>\u201d, op.cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, cit., p.97<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; James O\u2019Connor, \u201c<em>La crisi fiscale dello Stato<\/em>\u201d, Einaudi 1977.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Mi riferisco, ovviamente, agli economisti marxisti Paul Baran e Paul Sweezy ed i loro coautori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Qiao Liang, cit., p.103.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Qiao Liang, cit., p. 108<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Oggetto del mio libro del 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; In quanto per restare nel ruolo di fornitori di materie prime a basso prezzo \u00e8 necessario che non sviluppino una propria capacit\u00e0 di produzione e trasformazione ed un mercato interno che farebbe salire i prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, cit., p.130.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, p.133<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, p.163<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; Citato in\u00a0Gore Vidal, &#8220;<em>L&#8217;invenzione degli Stati Uniti<\/em>&#8220;, Fazi editore, 2005, p. 98.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; Come racconta Gabellini, cit., p. 280.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, cit., p. 318<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a>\u00a0&#8211; Klaus Schawb, Thierry Malleret, \u201c<em>Covid 19: The Great Reset<\/em>\u201d, 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a>\u00a0&#8211; Mariana Mazzucato, \u201c<em>Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell\u2019economia globale<\/em>\u201d, Laterza 2018 (ed.or 2018). Un testo ambizioso nel quale nella prima parte cerca di rivitalizzare l\u2019illustre tradizione risalente almeno a Smith che vede distinguere tra lavori produttivi di valore e non, e che, su questa base, pone sistematicamente in discussione la pretesa della finanza di contribuire allo sviluppo del valore, distinguendo tra \u201ccapitali pazienti\u201d e \u201cspeculativi\u201d, a breve termine ed improduttivi. La chiave \u00e8 la medesima poi prescelta da Schwab, occorre passare nuovamente dalla massimizzazione del valore per gli azionisti (\u201cimproduttiva\u201d) alla creazione di effettivo valore per gli \u201cStakeholders\u201d (cfr. p.200). La conclusione, tuttavia, diversamente dal nostro, \u00e8 che bisogna andare verso la ricostruzione della fiducia nella funzione pubblica e \u201cfissare una missione\u201d (p.278).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a>\u00a0&#8211; Mariana Mazzucato, \u201c<em>Mission economy. A Moonshot Guide to Changing Capitalism<\/em>\u201d, Allen Lane, 2021. Libro nel quale l\u2019economista inglese riflette sulla crisi pandemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a>\u00a0&#8211; Stephanie Kelton, \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d, Fazi editore 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a>\u00a0&#8211; Richard Baldwin, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/09\/richard-baldwin-rivoluzione-globotica.html\"><em>Rivoluzione globotica<\/em><\/a>\u201d, Il Mulino 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a>\u00a0&#8211; Paul Collier, \u201c<em>Il futuro del capitalismo<\/em>\u201d, Laterza 2020 (ed.or. 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a>\u00a0&#8211; Raghuram Rajan, \u201c<em>Il terzo pilastro. La comunit\u00e0 dimenticata da Stato e mercati<\/em>\u201d, Bocconi Editore 2019 (ed. or. 2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a>\u00a0&#8211; Thomas Piketty, \u201c<em>Capitale e ideologia<\/em>\u201d, La nave di Teseo, 2020 (ed.or. 2020).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a>\u00a0&#8211; Branko Milanovic, \u201c<em>Capitalismo contro capitalismo. La sfida che decider\u00e0 il nostro futuro<\/em>\u201d, Laterza 2020 (ed. or. 2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a>\u00a0&#8211; Francis Fukuyama, \u201c<em>Identit\u00e0. La ricerca della dignit\u00e0 e i nuovi populismi<\/em>\u201d, Utet 2019 (ed. or. 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a>\u00a0&#8211; Adam Tooze, \u201c<em>L\u2019anno del rinoceronte grigio<\/em>\u201d, Feltrinelli 2021 (ed. or.2021).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a>\u00a0&#8211; Termine chiaramente polisemico, ma che qui si intende spendere per la sua capacit\u00e0 di organizzare il senso e creare un ordine, sposato dai soggetti che essa stessa costituisce non per mero interesse bens\u00ec per adesione ad un intero \u2018mondo\u2019 internamente coerente. L\u2019ordine (ed il \u2018mondo\u2019) comprende tecniche, saperi, culture e ruoli. Ogni operazione consapevolmente egemonica \u00e8 una sorta di sfida al mondo come \u00e8, definisce dei nemici e si sforza di dissolverne la coerenza e coesione, combatte certezze, crea idee nuove (spesso rimontate dalle vecchie). Ogni nuovo assetto egemonico ha i suoi soggetti ed i suoi attori cruciali, individua dei valori irrinunciabili e dei disvalori da respingere, include delle tecniche, produce una economia. Creando soggettivit\u00e0 si fa carico di esse, e risponde ai bisogni che fa emergere come decisivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\">[43]<\/a>\u00a0&#8211; In poche parole, lo scheletro era dato dalla integrale subordinazione del consumo, messo a centro dell\u2019uomo stesso, alla logica capitalista, negoziando da una parte produttivit\u00e0 e distribuzione in termini reali (in modo da garantire da riproduzione della forza-lavoro e la stabilit\u00e0 sociale, ovvero la riproduzione sociale) e dall\u2019altra la gestione politica della moneta (progressivamente smaterializzata in tutti gli anni Sessanta e settanta, con enormi conseguenze sistemiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\">[44]<\/a>\u00a0&#8211; O, per meglio dire nelle quali la sostanza \u00e8 sempre in un rapporto in sedicesimi con l\u2019annuncio e le ambizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\">[45]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr. Diego Angelo Bertozzi, \u201c<em>La Cina popolare. Origini e percorsi del socialismo con caratteristiche cinesi<\/em>\u201d, LAD 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref46\" name=\"_ftn46\">[46]<\/a>\u00a0&#8211; Il \u201c<em>Ponte fiorito<\/em>\u201d \u00e8 la diaspora cinese nei paesi di corona e la loro relazione con il ceto commerciale e artigianale (ed imprenditoriale) che \u00e8 particolarmente forte nella fascia costiera al sud della Cina. Per una storia della Cina particolarmente interessante si veda Michael Schuman, \u201c<em>L\u2019impero interrotto<\/em>\u201d, Utet, 2021 (ed. or. 2020).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref47\" name=\"_ftn47\">[47]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, cit., p. 331<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref48\" name=\"_ftn48\">[48]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, cit., p. 337<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref49\" name=\"_ftn49\">[49]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Qiao Liang, Wang Xiangsui, \u201c<em>Guerra senza limiti<\/em>\u201d, LEG, 2001 (ed. or. 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref50\" name=\"_ftn50\">[50]<\/a>\u00a0&#8211; Gabellini, Cit., p.346<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref51\" name=\"_ftn51\">[51]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda anche Peter Frankopan, \u201c<em>Le nuove vie della seta<\/em>\u201d, Mondadori 2019 (ed. or. 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref52\" name=\"_ftn52\">[52]<\/a>\u00a0&#8211; Saskia Sassen, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/11\/saskia-sassen-espulsioni-brutalita-e.html\">Espulsioni. Brutalit\u00e0 e complessit\u00e0 dell\u2019economia globale<\/a><\/em>\u201d, Il Mulino 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref53\" name=\"_ftn53\">[53]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/02\/il-proconsole-imperiale-draghi-serpenti.html\">Il Proconsole imperiale: draghi, serpenti, vermi<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Postato\u00a0Yesterday\u00a0da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.blogger.com\/profile\/07211133765213331187\">TempoFertile<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Etichette:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/capitalismo\">capitalismo<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/Cina\">Cina<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/dollaro\">dollaro<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/egemonia\">egemonia<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/Giacomo%20Gabellini\">Giacomo Gabellini<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/potere\">potere<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/search\/label\/USA\">USA<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/01\/giacomo-gabellini-krisis.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2022\/01\/giacomo-gabellini-krisis.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0TEMPOFERTILE L\u2019importante libro di Giacomo Gabellini[1]\u00a0reca l\u2019ambizioso sottotitolo \u201cGenesi, formazione e sgretolamento dell\u2019ordine economico statunitense\u201d. L\u2019oggetto dello studio, informatissimo, \u00e8 dunque \u201cl\u2019ordine economico statunitense\u201d, l\u2019arco della sua estensione \u00e8 dalla genesi allo sgretolamento. La narrazione \u00e8 orientata lungo la freccia del tempo. L\u2019ordine economico non \u00e8 chiaramente l\u2019unica forma di ordine, n\u00e9 l\u2019economico l\u2019unico ordinatore possibile o attivo nella successione degli eventi storici. Anzi, come del resto si rileva anche dalla lettura di Gabellini, l\u2019economico&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":65555,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Tempo-Fertile.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iep","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70085"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=70085"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70085\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70086,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70085\/revisions\/70086"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/65555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=70085"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=70085"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=70085"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}