{"id":7012,"date":"2012-07-10T05:17:11","date_gmt":"2012-07-10T05:17:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=7012"},"modified":"2012-07-10T05:17:11","modified_gmt":"2012-07-10T05:17:11","slug":"il-socialismo-oltre-la-destra-oltre-la-sinistra-oltre-la-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=7012","title":{"rendered":"Il socialismo: oltre la destra, oltre la sinistra, oltre la modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Alain De Benoist<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.diorama.it\">Diorama Letterario<\/a> letto su<a href=\"http:\/\/www.ariannaeditrice.it\"> Arianna editrice<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"newsSottotitolo\"><font size=\"2\">Il gennaio 1905, il &laquo;regolamento&raquo; della Sezione francese dell&rsquo;Internazionale operaia (SFIO) &ndash; il partito socialista dell&rsquo;epoca &ndash; indicava ancora quest&rsquo;ultima come un &laquo;partito della classe operaia che si prefigge di socializzare i mezzi di produzione e scambio, ossia di trasformare la societ&agrave; capitalistica in societ&agrave; collettivista o comunista, attraverso l&rsquo;organizzazione economica e politica del proletariato&raquo;. Beninteso, nessun partito &laquo;socialista&raquo; oserebbe oggi dire una cosa del genere, essendo i socialisti diventati socialdemocratici o social-liberali. <\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"newsSottotitolo\"><font size=\"2\">Che oggi la &laquo;sinistra&raquo;, nella sua quasi totalit&agrave;, sia divenuta riformista, che abbia aderito all&rsquo;economia di mercato, che si sia progressivamente separata dai lavoratori e dalle classi popolari, non &egrave; certo una rivelazione. Lo spettacolo della vita politica ne &egrave; una ininterrotta dimostrazione. Per questo, ad esempio, le grida della sinistra sono cos&igrave; deboli nella grande tormenta finanziaria mondiale attuale: semplicemente, essa non &egrave; disposta pi&ugrave; della destra a prendere le misure che permetterebbero di intraprendere una vera guerra contro l&rsquo;influenza planetaria della Forma-Capitale. Come osserva Serge Salimi, &laquo;la sinistra riformista si distingue dai conservatori per il tempo di una campagna elettorale grazie a un effetto ottico. Poi, quando le &egrave; data l&rsquo;occasione, si adopera a governare come i suoi avversari, a non disturbare l&rsquo;ordine economico, a proteggere l&rsquo;argenteria della gente del castello&raquo; . <!--more--><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"newsSottotitolo\"><font size=\"2\">La domanda che si pone &egrave;: perch&eacute;? Quali sono le cause di questa deriva? La si pu&ograve; spiegare unicamente con l&rsquo;opportunismo dei singoli, ex rivoluzionari divenuti notabili? Bisogna vedervi una lontana conseguenza dell&rsquo;avvento del sistema fordista? Un effetto della congiuntura storica, cio&egrave; del crollo del blocco sovietico che ha annientato l&rsquo;idea di una credibile alternativa al sistema di mercato? <br \/>\n\tNe <em>Le complexe d&rsquo;Orph&eacute;e<\/em>, il suo ultimo libro pubblicato, Jean-Claude Mich&eacute;a d&agrave; una risposta pi&ugrave; originale e anche pi&ugrave; profonda: la sinistra si &egrave; separata dal popolo perch&eacute; ha aderito molto presto all&rsquo;ideologia del progresso, che contraddice nettamente tutti i valori popolari . <br \/>\n\tFondamentalmente orientata verso l&rsquo;avvenire, la filosofia dei Lumi, come si sa, demonizza le nozioni di &laquo;tradizione&raquo;, &laquo;consuetudine&raquo;, &laquo;radicamento&raquo;, vedendovi solo superstizioni superate e ostacoli alla trionfale marcia in avanti del progresso. Tendendo all&rsquo;unificazione del genere umano e contemporaneamente all&rsquo;avvento di un universo &laquo;liquido&raquo; (Zygmunt Bauman), la teoria del progresso implica il ripudio di ogni forma di appartenenza &laquo;arcaica&raquo;, ossia anteriore, e la distruzione sistematica della base organica e simbolica delle solidariet&agrave; tradizionali (come fece in Inghilterra il celebre movimento delle enclosures, che costrinse all&rsquo;esodo migliaia di contadini privati dei loro diritti consuetudinari, per convertirli in manodopera proletaria sradicata e dunque sfruttabile a volont&agrave; nelle manifatture e nelle fabbriche ). In un&rsquo;ottica &laquo;progressista&raquo;, ogni giudizio positivo sul mondo cos&igrave; com&rsquo;era una volta rientra dunque necessariamente nell&rsquo;ambito di un passatismo &laquo;nostalgico&raquo;: &laquo;Tutti coloro i quali &ndash; ontologicamente incapaci di ammettere che i tempi cambiano &ndash; manifesteranno, in qualunque campo, un qualsiasi attaccamento (o una qualsiasi nostalgia) per ci&ograve; che esisteva ancora ieri tradiranno cos&igrave; un inquietante &ldquo;conservatorismo&rdquo; o addirittura, per i pi&ugrave; empi tra loro, una natura irrimediabilmente &ldquo;reazionaria&rdquo;&raquo; . Il mondo nuovo deve essere necessariamente edificato sulle rovine del mondo di prima. Poich&eacute; la liquidazione delle radici forma la base del programma, se ne deduce che &laquo;solo gli sradicati possono accedere alla libert&agrave; intellettuale e politica&raquo; (Christopher Lasch). <br \/>\n\tQuesta &egrave; la rappresentazione del mondo che, nel XVIII secolo, ha accompagnato l&rsquo;ascesa sociale della borghesia e, con essa, la diffusione dei valori mercantili. Atteggiamento moderno corrispondente a un universalismo astratto nel quale Friedrich Engels vedeva, a giusta ragione, il &laquo;regno idealizzato della borghesia&raquo;. (Anche Sorel, a suo tempo, aveva sottolineato il carattere profondamente borghese dell&rsquo;ideologia del progresso). Ma anche antico comportamento monoteista che scaglia l&rsquo;anatema contro le realt&agrave; particolari in nome dell&rsquo;iconoclastia del concetto, vecchio atteggiamento platonico che discredita il mondo sensibile in nome delle idee pure . <br \/>\n\tLa teoria del progresso &egrave; direttamente associata all&rsquo;ideologia liberale. Il progetto liberale nasce, nel XVII secolo, dal desiderio di farla finita con le guerre civili e di religione, rifiutando al contempo l&rsquo;assolutismo, ritenuto incompatibile con la libert&agrave; individuale. Dopo le guerre di religione, i liberali hanno creduto che si potesse evitare la guerra civile solo smettendo di appellarsi a valori morali condivisi. Erano favorevoli a uno Stato che, per quanto riguardava la &laquo;vita buona&raquo;, fosse neutro. <br \/>\n\tPoich&eacute; la societ&agrave; non poteva pi&ugrave; essere fondata sulla virt&ugrave;, il buon senso o il bene comune, la morale doveva restare un affare privato (principio di neutralit&agrave; assiologia). L&rsquo;idea generale era che si poteva fondare la societ&agrave; civile solo sull&rsquo;esclusione di principio di ogni riferimento a valori comuni &ndash; il che equivaleva, in compenso, a legittimare qualunque desiderio o capriccio che fosse oggetto di una scelta &laquo;privata&raquo;. <br \/>\n\tIl progetto liberale, spiega Jean-Claude Mich&eacute;a, ha prodotto due cose: &laquo;Da un lato, lo Stato di diritto, ufficialmente neutro sul piano dei valori morali e &ldquo;ideologici&rdquo;, e la cui unica funzione &egrave; di badare che la libert&agrave; degli uni non nuoccia a quella degli altri (una Costituzione liberale ha la stessa struttura metafisica del codice della strada). Dall&rsquo;altro, il mercato auto-regolatore, che si presume permetta a ciascuno di accordarsi pacificamente con i suoi simili sull&rsquo;unica base dell&rsquo;interesse ben compreso delle parti interessate&raquo; . <br \/>\n\tLo Stato di diritto &laquo;assiologicamente neutro&raquo; &egrave; in effetti una doppia illusione. In primo luogo, la sua neutralit&agrave; &egrave; completamente relativa: nella vita reale, i liberali affermano i loro principi e i loro valori con altrettanta forza degli antiliberali. Inoltre, la neutralit&agrave; in materia di valori (la teoria secondo la quale lo Stato non deve pronunciarsi sulla questione della &laquo;vita buona&raquo;, perch&eacute; ci&ograve; lo indurrebbe a discriminare tra i cittadini) sfocia in pratica in contraddizioni insolubili, come dimostra la teoria dei diritti dell&rsquo;uomo, che proclama diritti contraddittori, dato che alcuni di essi possono essere applicati solo a condizione di ignorarne o violarne altri. Queste contraddizioni sono costantemente sottoposte a procedure giudiziarie, ma non possono essere risolte in maniera puramente tecnica o procedurale. <br \/>\n\tLa dicotomia destra-sinistra viene spesso fatta risalire alla Rivoluzione francese, dimenticando in tal modo che essa &egrave; davvero pienamente entrata nel discorso pubblico solo alla fine del XIX secolo. Alla vigilia della Rivoluzione, lo spartiacque principale non oppone la &laquo;destra&raquo; e la &laquo;sinistra&raquo;, ma un&rsquo;aristocrazia fondiaria dotata di potere politico e una borghesia mercantile acquisita alle idee liberali. Nessuno, in quell&rsquo;epoca, difende veramente il popolo. Retrospettivamente, il libro di Mich&eacute;a spiega d&rsquo;altronde anche l&rsquo;ambiguit&agrave; della Rivoluzione francese: rivoluzione borghese, ma fatta in nome del &laquo;terzo stato&raquo; (e soprattutto della &laquo;nazione&raquo;), ispirata al contempo alle idee di Rousseau e del liberalismo dei Lumi, &laquo;progressista&raquo; con Condorcet, m affascinata dal&rsquo;Antichit&agrave; con Robespierre o Saint-Just. <br \/>\n\tDurante tutta la prima parte del XIX secolo, sono appunto i liberali a formare il cuore della &laquo;sinistra&raquo; parlamentare dell&rsquo;epoca (il che spiega il senso che ha conservato oggi negli Stati Uniti la parola liberal). I liberali riprendono quell&rsquo;idea fondamentalmente moderna consistente nel vedere nello &laquo;sradicamento dalla natura e dalla tradizione il gesto emancipatore per eccellenza e l&rsquo;unica via d&rsquo;accesso a una societ&agrave; &ldquo;universale&rdquo; e &ldquo;cosmopolita&raquo; . Benjamin Constant, per citare solo lui, &egrave; il primo a celebrare quella disposizione della &laquo;natura umana&raquo; che induce a &laquo;immolare il presente all&rsquo;avvenire&raquo;. <br \/>\n\tMentre la III Repubblica vede la borghesia assumere a poco a poco l&rsquo;eredit&agrave; della rivoluzione del 1789, il movimento socialista si struttura in associazioni e partiti. Ricordiamo che la parola &laquo;socialismo&raquo; appare solo verso il 1830, in particolare in Pierre Leroux e Robert Owen, nel momento in cui il capitalismo si afferma come forza dominante. Il diritto di sciopero &egrave; riconosciuto nel 1864, lo stesso anno della fondazione della I Internazionale. Orbene, i primi socialisti, la cui base sociale si torva soprattutto tra gli operai di mestiere, non si presentano affatto come uomini &laquo;di sinistra&raquo;. Mich&eacute;a ricorda, d&rsquo;altronde, che &laquo;il socialismo non era, in origine, n&eacute; di sinistra n&eacute; di destra&raquo;&nbsp; e che non sarebbe mai venuto in mente a Sorel o a Proudhon, a Marx o a Bakunin di definirsi come uomini &laquo;di sinistra&raquo;. A parte i &laquo;radicali&raquo;, la &laquo;sinistra&raquo;, all&rsquo;epoca, non designa niente. <br \/>\n\tIn origine, il movimento socialista si pone, in effetti, come forza indipendente, sia nei confronti della borghesia conservatrice e dei &laquo;reazionari&raquo; che dei &laquo;repubblicani&raquo; e di altre forze di &laquo;sinistra&raquo;. Ovviamente, si oppone ai privilegi di caste legate alle gerarchie dell&rsquo;Ancien R&eacute;gime &ndash; privilegi conservati in altra forma dalla borghesia liberale &ndash; ma si oppone ugualmente all&rsquo;individualismo dei Lumi, ereditato dall&rsquo;economia politica inglese, con la sua apologia dei valori mercantili, gi&agrave; cos&igrave; ben criticati da Rousseau. Esso, dunque, non abbraccia le idee della sinistra &laquo;progressista&raquo; e comprende bene che i valori di &laquo;progresso&raquo; esaltati dalla sinistra sono anche quelli cui si richiama la borghesia liberale che sfrutta i lavoratori. In realt&agrave;, lotta, al contempo, contro la destra monarchica e clericale, contro il capitalismo borghese, sfruttatore del lavoro vivo, e contro la &laquo;sinistra&raquo; progressista erede dei Lumi. Si &egrave; cos&igrave; in un gioco a tre, molto differente dallo spartiacque destra-sinistra che si imporr&agrave; all&rsquo;indomani della Prima Guerra mondiale. <br \/>\n\t&Egrave;, d&rsquo;altronde, contro il riformismo e il parlamentarismo della &laquo;sinistra&raquo; che il socialismo proudhoniano o il sindacalismo rivoluzionario soreliano oppongono allora l&rsquo;ideale del mutualismo o dell&rsquo;autonomia dei sindacati e la volont&agrave; rivoluzionaria all&rsquo;opera nell&rsquo;&laquo;azione diretta&raquo; &#8211; ideale che si cristallizzer&agrave; nel 1906 nella celebre Carta di Amiens della CGT. <br \/>\n\tI primi socialisti non erano nemmeno avversari del passato. Pi&ugrave; esattamente, distinguevano molto bene ci&ograve; che, nell&rsquo;Ancien R&eacute;gime, rientrava nell&rsquo;ambito del principio di dominazione gerarchica, da essi rifiutato, e ci&ograve; che dipendeva dal principio &laquo;comunitario&raquo; (la Gemeinwesen di Marx) e dai valori tradizionali, morali e culturali che lo sottendevano. &laquo;Per i primi socialisti, era chiaro che una societ&agrave; nella quale gli individui non avessero avuto pi&ugrave; niente altro in comune che la loro attitudine razionale a concludere accordi interessati non poteva costituire una comunit&agrave; degna di questo nome&raquo; . Proprio per questo, Pierre Leroux, uno dei primissimi teorici socialisti, affermava non soltanto che &laquo;la societ&agrave; non &egrave; il risultato di un contratto&raquo;, ma che, &laquo;lungi dall&rsquo;essere indipendente da ogni societ&agrave; e da ogni tradizione, l&rsquo;uomo trae la sua vita dalla tradizione e dalla societ&agrave;&raquo;. <br \/>\n\tPer il popolo, il passato non era soltanto ci&ograve; che gli permetteva di inscriversi in una filiazione e in una continuit&agrave; storiche particolari, ma ci&ograve; che gli permetteva di giudicare il valore delle innovazioni che gli venivano proposte. Da questo punto di vista, la &laquo;tradizione&raquo; era pi&ugrave; una protezione che una costrizione. In passato, molte rivolte popolari avevano gi&agrave; trovato la loro origine in una volont&agrave; chiaramente manifestata di difendere le consuetudini e le tradizioni popolari contro la Chiesa, la borghesia o i principi. Il motivo di ci&ograve; &egrave; che sono le consuetudini, le tradizioni, le forme particolari della vita locale, ossia le comunit&agrave; radicate, a permettere da sempre l&rsquo;emersione di un mondo comune e a costituire, ugualmente da sempre, il quadro nel quale &laquo;possono dispiegarsi le strutture elementari della reciprocit&agrave; e dunque, ugualmente, le condizioni antropologiche dei differenti processi etici e politici che permetteranno eventualmente di estenderne il principio fondamentale ad altri gruppi umani, se non addirittura all&rsquo;intera umanit&agrave;&raquo; . <br \/>\n\tQuesto sguardo sul passato non contraddiceva affatto l&rsquo;internazionalismo o il senso dell&rsquo;universale. I primi socialisti erano perfettamente coscienti che &egrave; &laquo;sempre a partire da una tradizione culturale particolare che appare possibile accedere a valori veramente universali&raquo;&nbsp; e che &laquo;in pratica, l&rsquo;universale non pu&ograve; mai essere costruito sulla rovina dei radicamenti particolari&raquo; . Per dirla con lo scrittore portoghese Miguel Torga, essi pensavano che &laquo;l&rsquo;universale &egrave; il locale, meno le mura&raquo;. &laquo;Dal momento che solo chi &egrave; effettivamente legato alla sua comunit&agrave; d&rsquo;origine &ndash; alla sua geografia, alla sua storia, alla sua cultura, ai suoi modi di vivere &ndash; &egrave; realmente in grado di comprendere coloro che provano un sentimento paragonabile nei confronti della propria comunit&agrave;&raquo;, scrive ancora Mich&eacute;a, &laquo;possiamo concluderne che il vero sentimento nazionale (di cui l&rsquo;amore della lingua &egrave; una componente essenziale) non soltanto non contraddice ma, al contrario, tende generalmente a favorire quello sviluppo dello spirito internazionalista che &egrave; sempre stato uno dei motori principali del progetto socialista&raquo; . <br \/>\n\tCome il patriottismo non deve essere confuso con il nazionalismo (di destra&raquo;), cos&igrave; l&rsquo;internazionalismo non deve essere confuso con il cosmopolitismo (di &laquo;sinistra&raquo;). Poich&eacute; l&rsquo;abbandono o l&rsquo;oblio della propria cultura rendono incapaci di comprendere l&rsquo;attaccamento degli altri alla loro, il risultato dell&rsquo;universalismo astratto non &egrave; il regno del Bene universale, ma la realizzazione di un &laquo;universo ipnotico, glaciale e uniformato&raquo; il cui soggetto &egrave; quell&rsquo;essere narcisistico pre-edipico, immaturo e capriccioso che &egrave; il consumatore contemporaneo. <br \/>\n\tIn Francia, l&rsquo;alleanza storica tra il socialismo (influenzato prima dalla socialdemocrazia tedesca e poi dal marxismo) e la &laquo;sinistra&raquo; progressista si instaura all&rsquo;epoca dell&rsquo;affare Dreyfus (1894). Svolta profondamente negativa. Nato dalla preoccupazione di una &laquo;difesa repubblicana&raquo; contro la destra monarchica, clericale o nazionalista, si delinea un compromesso che partorir&agrave; in primo luogo i cosiddetti &laquo;repubblicani progressisti&raquo;. Si crea allora una confusione tra ci&ograve; che &egrave; emancipatore e ci&ograve; che &egrave; moderno, i due termini essendo a torto ritenuti sinonimi. <br \/>\n\t&Egrave; in questo momento, scrive Mich&eacute;a, che il movimento socialista &egrave; stato &laquo;progressivamente indotto a sostituire alla lotta iniziale dei lavoratori contro il dominio borghese e capitalista quella che avrebbe presto opposto &ndash; in nome del &ldquo;progresso&rdquo; e della &ldquo;modernit&agrave; &ndash; un &ldquo;popolo di sinistra&rdquo; e un &ldquo;popolo di destra&rdquo; (e, in questa nuova ottica, era evidentemente scontato che un operaio di &ldquo;sinistra&rdquo; sarebbe stato sempre infinitamente pi&ugrave; vicino a un banchiere di sinistra o a un dirigente di sinistra del FMI che a un operaio, a un contadino o a un impiegato che dava i suoi voti alla destra)&raquo; . Questo compromesso ha assunto due aspetti: &laquo;Da un lato, ha portato ad ancorare il liberalismo &ndash; motore principale della filosofia del Lumi &ndash; nel campo delle &ldquo;forze di progresso&rdquo; [&hellip;] Dall&rsquo;altro, ha contribuito a rendere in anticipo illeggibile l&rsquo;originaria critica socialista, poich&eacute; quest&rsquo;ultima sarebbe nata appunto da una rivolta contro la disumanit&agrave; dell&rsquo;industrializzazione liberale e l&rsquo;ingiustizia del suo diritto astratto&raquo; . <br \/>\n\tAllora &ndash; e soltanto allora &ndash; la causa del popolo ha cominciato a divenire sinonimo di quella di progresso, all&rsquo;insegna di una &laquo;sinistra&raquo; che voleva essere anzitutto il &laquo;partito dell&rsquo;avvenire&raquo; (contro il passato) e l&rsquo;annunciatrice dei &laquo;domani che cantano&raquo;, ossia della modernit&agrave; in marcia. Soltanto allora si &egrave; reso necessario, quando ci si voleva situare &laquo;a sinistra&raquo;, ostentare un &laquo;disprezzo di principio per tutto ci&ograve; che aveva ancora il marchio infamante di &ldquo;ieri&rdquo; (il mondo tenebroso del paese d&rsquo;origine, delle tradizioni, dei &ldquo;pregiudizi&rdquo;, del &ldquo;ripiegamento su se stessi&rdquo; o degli attaccamenti &ldquo;irrazionali&rdquo; a esseri e luoghi)&raquo; . Il movimento socialista, e poi comunista, riprender&agrave; dunque per proprio conto l&rsquo;ideale &laquo;progressista&raquo; del produttivismo ad oltranza, di quel progetto industriale e iperurbano che ha completato lo sradicamento delle classi popolari, rendendole ancora pi&ugrave; vulnerabili all&rsquo;influenza della Forma-Capitale. (Il che spiega anche che quell&rsquo;ideale abbia ricevuto una migliore accoglienza tra gli operai gi&agrave; sradicati che tra i contadini). <br \/>\n\tD&rsquo;ora innanzi, per difendere il socialismo, bisognava credere alla promessa di una marcia in avanti dell&rsquo;umanit&agrave; verso un universo radicalmente nuovo, governato soltanto dalle leggi universali della ragione. Per essere &laquo;di sinistra&raquo;, bisognava classificarsi tra coloro che, per principio, rifiutano di guardare indietro, cos&igrave; come fu intimato a Orfeo. (Di qui il titolo del libro di Jean-Claude Mich&eacute;a: disceso nel regno dei morti con la speranza di ritrovare Euridice e di riportarla nel mondo dei vivi, Orfeo si vede proibire da Ade di voltarsi indietro, altrimenti perder&agrave; per sempre la sua bella. Beninteso, egli violer&agrave; all&rsquo;ultimo momento questa proibizione). A questa deriva, in cui vede a giusta ragione un&rsquo;impostura, si oppone Mich&eacute;a con una fermezza pari al suo talento. <br \/>\n\tSeparato dalle sue radici, il movimento operaio &egrave; stato nello stesso tempo privato delle condizioni e dei mezzi della sua autonomia. Come aveva ben visto George Orwell, la religione del progresso priva infatti l&rsquo;uomo della sua autonomia nel momento stesso in cui pretende di garantirla emancipandolo dal passato. Orbene, sottolinea Mich&eacute;a, &laquo;dal momento in cui un individuo (o una collettivit&agrave;) &egrave; stato spossessato dei mezzi della sua autonomia, non pu&ograve; pi&ugrave; perseverare nel suo essere se non ricorrendo a protesi artificiali. Ed &egrave; appunto questa vita artificiale (o &ldquo;alienata&rdquo;) che il consumo, la moda e lo spettacolo hanno il compito di offrire a titolo di compensazione illusoria a tutti coloro la cui esistenza &egrave; stata cos&igrave; mutilata&raquo; . <br \/>\n\tPoich&eacute; la sinistra si considera innovatrice, il capitalismo sar&agrave; nello stesso tempo denunciato come &laquo;conservatore&raquo;. Altra deriva fatale, perch&eacute; la Forma-Capitale &egrave; tutto tranne che conservatrice! Marx aveva gi&agrave; mostrato bene il carattere intrinsecamente &laquo;progressista&raquo; del capitalismo, cui riconosceva il merito di aver soppresso il feudalesimo e annegato tutti gli antichi valori nelle &laquo;gelide acque del calcolo egoistico&raquo;. A questo tratto fondante se ne aggiunge un altro, tipico delle forme moderne di questo stesso capitalismo. &laquo;Una economia di mercato integrale&raquo;, spiega Mich&eacute;a, &laquo;pu&ograve; funzionare durevolmente solo se la maggior parte degli individui ha interiorizzato una cultura della moda, del consumo e della crescita illimitata, cultura necessariamente fondata sulla perpetua celebrazione della giovinezza, del capriccio individuale e del godimento immediato [&hellip;] Dunque, &egrave; proprio il liberalismo culturale (e non il rigorismo morale o l&rsquo;austerit&agrave; religiosa) a costituire il complemento psicologico e morale pi&ugrave; efficace di un capitalismo di consumo&raquo; . Ora, diventando &laquo;di sinistra&raquo;, il socialismo ha fatto suoi anche i principi del liberalismo culturale. La sinistra &laquo;permissiva&raquo; &egrave; cos&igrave; divenuta il naturale humus di espansione della Forma-Capitale. &Egrave; il capitalismo che permette meglio di &laquo;godere senza ostacoli&raquo;! <br \/>\n\tPer decenni, sotto l&rsquo;etichetta di &laquo;sinistra&raquo;, si troveranno dunque associate, in una permanente ambiguit&agrave;, due cose totalmente differenti: da una parte, la giusta protesta morale della classe operaia contro la borghesia capitalista, e, dall&rsquo;altra, la credenza liberale borghese in una teoria del progresso la quale afferma, in linea di massima, che &laquo;prima&raquo; non ha potuto che essere peggiore e che &laquo;domani&raquo; sar&agrave; necessariamente migliore. In effetti, il movimento socialista &egrave; veramente degenerato dal momento in cui &egrave; divenuto &laquo;progressista&raquo;, ossia a partire dal momento in cui ha aderito alla teoria (o alla religione) del progresso &ndash; cio&egrave; alla metafisica dell&rsquo;illimitato &ndash; che costituisce il cuore della filosofia dei Lumi, e dunque della filosofia liberale. Essendo la teoria del progresso intrinsecamente legata al liberalismo, la &laquo;sinistra&raquo;, diventando &laquo;progressista&raquo;, si condannava a confluire un giorno o l&rsquo;altro nel campo liberale. Il verme era nel frutto. Il liberalismo culturale annunciava gi&agrave; il capovolgimento nel liberalismo economico. L&rsquo;ultimo bastione a cedere &egrave; stato il partito comunista, che ha progressivamente smesso di svolgere il ruolo che in passato ne aveva decretato il successo: fornire &laquo;alla classe operaia e alle altre categorie popolari un linguaggio politico che permettesse loro di vivere la loro condizione con una certa fierezza e di dare un senso al mondo che avevano sotto gli occhi&raquo; . <br \/>\n\tCi&ograve; che Mich&eacute;a dice della sinistra potrebbe, beninteso, essere detto della destra, con una dimostrazione inversa: la sinistra ha aderito al liberalismo economico perch&eacute; era gi&agrave; acquisita all&rsquo;idea di progresso e al liberalismo &laquo;societale&raquo;, mentre la destra ha aderito al liberalismo dei costumi perch&eacute; ha prima adottato il liberalismo economico. &Egrave;, infatti, completamente illusorio credere che si possa essere durevolmente liberali sul piano politico o &laquo;societale&raquo; senza finire col diventarlo anche sul piano economico (come crede la maggioranza delle persone di sinistra) o che si possa essere durevolmente liberali sul piano economico senza finire col diventarlo anche sul piano politico o &laquo;societale&raquo; (come crede la maggioranza delle persone di destra). In altri termini, c&rsquo;&egrave; un&rsquo;unit&agrave; profonda del liberalismo. Il liberalismo forma un tutto. Alla stupidit&agrave; delle persone di sinistra che ritengono possibile combattere il capitalismo in nome del &laquo;progresso&raquo;, corrisponde l&rsquo;imbecillit&agrave; delle persone di destra che ritengono possibile difendere al contempo i &laquo;valori tradizionali&raquo; e un&rsquo;economia di mercato che non smette di distruggerli: &laquo;Il liberalismo economico integrale (ufficialmente difeso dalla destra) reca in s&eacute; la rivoluzione permanente dei costumi (ufficialmente difesa dalla sinistra), proprio come quest&rsquo;ultima esige, a sua volta, la liberazione totale del mercato&raquo; . Ci&ograve; spiega che destra e sinistra confluiscano oggi nell&rsquo;ideologia dei diritti dell&rsquo;uomo, il culto della crescita infinita, la venerazione dello scambio mercantile e il desiderio sfrenato di profitti. Il che ha almeno il merito di chiarire le cose. <br \/>\n\tLa sinistra si &egrave; molto presto convinta che la globalizzazione del capitale rappresentava una evoluzione ineluttabile e un avvenire insuperabile, con la politica che, nello stesso tempo, si adattava alla globalizzazione economica e finanziaria. Il grande divorzio tra il popolo e la sinistra ne &egrave; stata la conseguenza pi&ugrave; clamorosa. <br \/>\n\tIl Club Jean Moulin aveva aperto la strada negli anni sessanta. La &laquo;seconda sinistra&raquo; rocardiana negli anni settanta, la Fondazione Saint-Simon negli anni ottanta hanno approfondito la breccia attraverso la quale la sinistra ha cominciato a puntare sulla &laquo;societ&agrave; civile&raquo; contro lo Stato e a confluire nel modello del mercato. Nella stessa epoca, il liberalismo culturale trionfa, il che si traduce in uno spostamento dei dibattiti politici verso le poste in gioco della societ&agrave; e verso nuovi gruppi sociali in via di autonomizzazione (donne, immigrati, omosessuali, ecc.). Infine, il denaro si impone come equivalente universale nell&rsquo;ambito dei valori. &laquo;Il vincitore&raquo;, ha osservato Jacques Julliard, &laquo;fu Alain Minc [&hellip;] il quale aveva compreso che, assumendo le idee della seconda sinistra, si poteva fare un buonissimo deal con il neocapitalismo che si stava imponendo&raquo; . <br \/>\n\t&Egrave; emersa cos&igrave; una sinistra &laquo;i cui dogmi sono l&rsquo;antirazzismo, l&rsquo;odio dei limiti, il disprezzo del popolo e l&rsquo;elogio obbligatorio dello sradicamento&raquo; . &Egrave; cos&igrave; che l&rsquo;immaginario della &laquo;sinistra moderna&raquo; &#8211; simboleggiata in Francia da Le Monde, Lib&eacute;ration, Les Inrockuptibles e altri insigni rappresentanti del &laquo;circolo della ragione&raquo; ideologicamente dominante &ndash; &egrave; arrivato a confondersi con quelli dei padroni della BCE e del Fondo monetario internazionale. Ed &egrave; altres&igrave; per questo che &laquo;dietro la convinzione un tempo emancipatrice che non si arresta il progresso, [&egrave; diventato] sempre pi&ugrave; difficile ascoltare qualcosa di diverso dall&rsquo;idea, attualmente dominante, secondo la quale non si arrestano il capitalismo e la globalizzazione&raquo; . Ormai, la sinistra celebra la crescita, ossia la produzione di merci all&rsquo;infinito, negli stessi termini dei liberali. L&agrave; dove gli uni parlano di &laquo;deterritorializzazione&raquo; (alla maniera di Deleuze-Guattari o di Antonio Negri), gli altri parlano di &laquo;delocalizzazioni&raquo;. Per quanto concerne l&rsquo;immigrazione, esercito di riserva del capitale, la sinistra &laquo;moderna&raquo; usa lo stesso linguaggio di Laurence Parisot (&laquo;meticciato&raquo; e &laquo;nomadismo&raquo; trasformati in norme). Influenzata da coloro che hanno &laquo;distrutto il socialismo convertendolo nell&rsquo;individualismo dei diritti universali e del liberalismo integrale&raquo; (Herv&eacute; Juvin), il nemico non &egrave; pi&ugrave; il capitalismo che sfrutta il lavoro vivo degli uomini, ma il &laquo;reazionario&raquo; che ha il torto di rimpiangere il passato. <br \/>\n\t&laquo;&Egrave; dunque normale&raquo;, prosegue Mich&eacute;a, &laquo;che la sinistra &ldquo;civica&rdquo; (quella che ha rotto con ogni sensibilit&agrave; popolare e socialista) appaia oggi come il luogo politico privilegiato dove sono elaborate tutte le trasformazioni giuridiche e di civilt&agrave; richieste dal mercato mondiale. Insomma, essa non &egrave; altro che il pesce-pilota del capitalismo senza frontiere o, se si preferisce, l&rsquo;avanguardia culturale militante della destra liberale&raquo; . <br \/>\n\tI &laquo;valori&raquo; della sinistra non sono pi&ugrave; valori socialisti, ma valori &laquo;progressisti&raquo;: immigrazionismo, apertura o soppressione delle frontiere, difesa del matrimonio omosessuale, depenalizzazione di certe droghe, ecc., tutte opzioni con le quali la classe operaia &egrave; in completo disaccordo o di cui si disinteressa totalmente. Per la sinistra &laquo;moderna&raquo;, che realizza l&rsquo;alleanza dei funzionari, delle classi borghesi superiori, degli immigrati e dei radical chic, &laquo;rifiutare l&rsquo;oscura eredit&agrave; del passato (che, a priori, non pu&ograve; non richiamare atteggiamenti di &ldquo;pentimento&rdquo;), combattere tutti i sintomi della febbre &ldquo;identitaria&rdquo; (ossia, in altri termini, tutti i segni di una vita collettiva radicata in una cultura particolare) e celebrare all&rsquo;infinito la trasgressione di tutti i limiti morali e culturali tramandati dalle precedenti generazioni (il regno compiuto dell&rsquo;universale liberale-paolino dovendo coincidere, per definizione, con quello dell&rsquo;indifferenziazione e dell&rsquo;illimitatezza assolute) &egrave; tutt&rsquo;uno&raquo; . Non si parla pi&ugrave; del capitalismo o della lotta di classe, e ovviamente di quella anticaglia della rivoluzione. Persino il partito comunista ha quasi soppresso la parola &laquo;socialismo&raquo; dal suo vocabolario. Avendo perduto la sua identit&agrave; ideologica, non &egrave; pi&ugrave; in grado di influenzare la corrente socialdemocratica da cui dipende elettoralmente . <br \/>\n\tPoich&eacute; l&rsquo;obiettivo non &egrave; pi&ugrave; lottare contro il capitalismo, ma combattere tutte le forme di preoccupazione identitaria, regolarmente descritte come il risorgere di una mentalit&agrave; reazionaria e arretrata, &laquo;ci&ograve; spiega&raquo;, constata Jean_Claude Mich&eacute;a, &laquo;che il &ldquo;migrante&rdquo; sia progressivamente divenuto la figura redentrice centrale di tutte le costruzioni ideologiche della nuova sinistra liberale, sostituendo l&rsquo;arcaico proletario, sempre sospetto di non essere abbastanza indifferente alla sua comunit&agrave; originaria o, a pi&ugrave; forte ragione, il contadino, che il suo legame costitutivo con la terra destinava a diventare la figura pi&ugrave; disprezzata &ndash; e pi&ugrave; derisa &ndash; della cultura capitalistica&raquo; . La sinistra cerca dunque un &laquo;popolo di ricambio&raquo;. La fondazione Terra Nova, fondata nel 2008 da persone vicine a Dominique Strauss-Kahn e presieduta dal socialista Olivier Ferrand, si &egrave; resa celebre pubblicando, nel maggio 2011, un rapporto che suggerisce al partito socialista di rifondare la sua base elettorale su un&rsquo;alleanza tra le classi agiate e le &laquo;minoranze&raquo; delle periferie, abbandonando operai e impiegati ai loro &laquo;valori di destra&raquo; (critica dell&rsquo;immigrazione, protezionismo economico e sociale, promozione di norme forti e di valori morali, lotta contro l&rsquo;assistenzialismo, ecc.). Il testo del rapporto &egrave; molto chiaro: &laquo;Contrariamente all&rsquo;elettorato storico della sinistra, coalizzato dalle poste in gioco socio-economiche, questa Francia di domani &egrave; unificata anzitutto dai suoi valori culturali progressisti&raquo;. &laquo;Tra i due perdenti della globalizzazione &ndash; gli immigrati ghettizzati e i modesti salariati minacciati &ndash; la sinistra in stile Terra Nova sostiene ormai i primi a scapito dei secondi&raquo; . <br \/>\n\tNon &egrave; quindi sorprendente che il popolo si distolga da una sinistra affascinata pi&ugrave; dal people e dalla &laquo;plebaglia&raquo; che dai lavoratori, che si dichiara per la globalizzazione, sebbene quest&rsquo;ultima sia anzitutto quella del capitale, si interessa pi&ugrave; alle iniziative &laquo;civiche&raquo; che alle trasformazioni strutturali, alla societ&agrave; protettiva del care pi&ugrave; che alla giustizia sociale, alla vita associativa pi&ugrave; che alla politica, allo spettacolo mediatico pi&ugrave; che alla sovranit&agrave; del popolo, al consenso sociale pi&ugrave; che alla lotta di classe &ndash; e, come i liberali, concepisce l&rsquo;interesse generale solo come semplice somma degli interessi particolari. Il popolo non si riconosce pi&ugrave; in una sinistra che ha sostituito l&rsquo;anticapitalismo con un simulacro di &laquo;antifascismo&raquo;, il socialismo con l&rsquo;individualismo radical chic e l&rsquo;internazionalismo con il cosmopolitismo o l&rsquo;&laquo;immigrazionismo&raquo;, prova solo disprezzo per i valori autenticamente popolari, cade nel ridicolo celebrando al contempo il &laquo;meticciato&raquo; e la &laquo;diversit&agrave;&raquo; , si sfinisce in pratiche &laquo;civiche&raquo; e in lotte &laquo;contro tutte le discriminazioni&raquo; (con la notevole eccezione, beninteso, delle discriminazioni di classe) a solo vantaggio delle banche, del Lumpenproletariat e di tutta una serie di marginali. <br \/>\n\tNon &egrave; sorprendente nemmeno che il popolo, cos&igrave; deluso, si volga frequentemente verso movimenti descritti con disprezzo come &laquo;populisti&raquo; (uso peggiorativo che manifesta un evidente odio di classe). Citiamo ancora Mich&eacute;a: &laquo;Tra la rappresentazione colpevolizzante della societ&agrave; ormai imposta dalla sociologia ufficiale (una minoranza di esclusi, relegati nei &ldquo;ghetti etnici&rdquo;, sottomessi a tutte le persecuzioni possibili e accerchiati da una Francia &ldquo;di villette&rdquo; che si presume appartenere alle classi medie) e l&rsquo;oscura realt&agrave; vissuta da queste categorie popolari, al contempo maggioritarie e dimenticate, la distanza &egrave; divenuta assolutamente surreale. Il risultato &egrave; che le principali vittime degli aspetti nocivi della globalizzazione non trovano pi&ugrave; nel linguaggio politicamente corretto della sinistra moderna la minima possibilit&agrave; di tradurre la loro esperienza vissuta&raquo; . &laquo;Minando alla base ogni possibilit&agrave; di legittimare un qualunque giudizio morale (e, di conseguenza, rifiutando simultaneamente di comprendere l&rsquo;uso popolare delle nozioni di merito e responsabilit&agrave; individuale), la sinistra progressista si condanna inesorabilmente a consegnare ai suoi nemici di destra interi pezzi di quelle classi popolari che, a modo loro, non domandano altro che di vivere onestamente in una societ&agrave; decente [&hellip;] In realt&agrave;, &egrave; proprio la stessa sinistra ad aver scelto, verso la fine degli anni settanta, di abbandonare al loro destino le categorie sociali pi&ugrave; modeste e sfruttate, volendo ormai essere &ldquo;realista&rdquo; e &ldquo;moderna&rdquo;, ossia rinunciando in anticipo a ogni critica radicale del movimento storico che, da oltre trent&rsquo;anni, seppellisce l&rsquo;umanit&agrave; sotto un &ldquo;immenso accumulo di merci&rdquo; (Marx) e trasforma la natura in deserto di cemento e acciaio&raquo; . <br \/>\n\tGeorges Sorel diceva che &laquo;il sublime &egrave; morto nella borghesia, che &egrave; dunque condannata a non avere pi&ugrave; una morale&raquo;. Anche Mich&eacute;a parla di morale. Ma qui non si tratta del &laquo;sublime&raquo;, bens&igrave; della decenza comune (common decency) tanto spesso celebrata da Orwell. <br \/>\n\t&laquo;&Egrave; morale&raquo;, diceva Emile Durkheim, &laquo;tutto ci&ograve; che &egrave; fonte di solidariet&agrave;, tutto ci&ograve; che costringe l&rsquo;uomo a tenere conto dell&rsquo;altro, a regolare i propri movimenti su qualcosa di diverso dagli impulsi del proprio egoismo&raquo;. &laquo;Ci&ograve; spiega&raquo;, aggiunge Mich&eacute;a, &laquo;che la rivolta dei primi socialisti contro un mondo fondato sul solo calcolo egoistico sia stata cos&igrave; spesso sostenuta da una esperienza morale&raquo; . Si pensi alla &laquo;virt&ugrave;&raquo; celebrata da Jaur&egrave;s, alla &laquo;morale sociale&raquo; di cui parlava Beno&icirc;t Malon. La &laquo;decenza comune&raquo;, che &egrave; mille miglia lontana da ogni forma di ordine morale o di puritanesimo moralizzatore, &egrave; infatti uno dei tratti principali della &laquo;gente normale&raquo; ed &egrave; nel popolo che la si trova pi&ugrave; comunemente diffusa. Essa implica la generosit&agrave;, il senso dell&rsquo;onore, la solidariet&agrave; ed &egrave; all&rsquo;opera nella triplice obbligazione di &laquo;dare, ricevere e restituire&raquo; che per Marcel Mauss era il fondamento del dono e del controdono. A partire da essa, si &egrave; espressa in passato la protesta contro l&rsquo;ingiustizia sociale, perch&eacute; permetteva di percepire l&rsquo;immoralit&agrave; di un mondo fondato esclusivamente sul calcolo interessato e la trasgressione permanente di tutti i limiti. Ma &egrave; altres&igrave; essa che, oggi, protesta con tutta la sua forza contro quella sinistra &laquo;moderna&raquo; di cui un Dominique Strass-Kahn &egrave; il simbolo e nella quale non si riconosce pi&ugrave;. &laquo;Da questo punto di vista&raquo;, scrive Mich&eacute;a, &laquo;il progetto socialista (o, se si preferisce l&rsquo;altro termine utilizzato da Orwell, quello di una societ&agrave; decente) appare proprio come una continuazione della morale con altri mezzi&raquo; . <br \/>\n\tCome si &egrave; capito, Mich&eacute;a non critica la sinistra da un punto di vista di destra &ndash; e ce ne rallegriamo &ndash; bens&igrave; in nome dei valori fondanti del socialismo delle origini e del movimento operaio. Tutta la sua opera si presenta, d&rsquo;altronde, come uno sforzo per ritrovare lo spirito di questo socialismo delle origini e porre le basi del suo rinnovamento nel mondo di oggi. Assumendo la difesa della &laquo;gente normale&raquo;, egli rifiuta anzitutto che si screditino valori di radicamento e strutture organiche che, in passato, sono stati spesso l&rsquo;unica protezione di cui disponevano i pi&ugrave; poveri e i pi&ugrave; sfruttati. <br \/>\n\tNon &egrave; un punto di vista isolato. Il percorso di Jean-Claude Mich&eacute;a si inscrive piuttosto in una vasta galassia, dove troviamo, in primo luogo, ovviamente, il grande George Orwell, al quale Mich&eacute;a ha dedicato un libro notevole (Orwell, anarchiste tory), come pure Christopher Lasch, teorico di un &laquo;populismo&raquo; socialista e comunitario, grande avversario dell&rsquo;ideologia del progresso , di cui ha contribuito pi&ugrave; di chiunque altro a far conoscere il pensiero in Francia. Vi troviamo anche, per citare solo pochi nomi, il giovane Marx critico dei &laquo;diritti dell&rsquo;uomo&raquo;, i primi socialisti francesi, William Morris, Charles P&eacute;guy e Chesterton, l&rsquo;Antonio Gramsci che sottolinea l&rsquo;importanza delle culture popolari, il Pasolini degli Scritti corsari (colui che diceva: &laquo;Ci&ograve; che ci spinge a tornare indietro &egrave; umano e necessario tanto quanto ci&ograve; che ci spinge ad andare avanti&raquo;), Clouscard e la sua critica dei liberali-libertari, Jean Baudrillard e la sua denuncia della &laquo;sinistra divina&raquo;, i films di Ken Loach e di Gu&eacute;diguian, la canzoni di Brassens, senza dimenticare Walter Benjamin, Cornelius Castoriadis, Jaime Semprun, Anselm Jappe, Serge Latouche , ecc. <br \/>\n\tMich&eacute;a paragona il liberalismo a un nastro di M&ouml;bius, che presenta una &laquo;faccia destra&raquo; e una &laquo;faccia sinistra&raquo;, ma senza alcuna soluzione di continuit&agrave;. Ci&ograve; significa che tra borghesia di destra e borghesia di sinistra, entrambe eredi della filosofia liberale dei Lumi, ci saranno sempre pi&ugrave; affinit&agrave; oggettive che tra ciascuna di queste borghesie e gli antiborghesi del loro campo. E viceversa, che esiste una complementarit&agrave; altrettanto naturale tra coloro che difendono il popolo contro la borghesia sfruttatrice, si situino essi ancora a sinistra o provengano da destra. &Egrave; ci&ograve; che constata Mich&eacute;a quando scrive: &laquo;Poco importa, in verit&agrave;, sapere da quale tradizione storica ciascuno ha tratto le particolari ragioni che lo inducono a rispettare i principi della decenza comune e a indignarsi per la loro permanente violazione ad opera del sistema capitalistico&raquo; . In un&rsquo;epoca in cui la sinistra intende pi&ugrave; che mai raccogliere le &laquo;forze di progresso&raquo;, egli non esita a ad aggiungere che &egrave; &laquo;la patetica incapacit&agrave; di assumere [la] dimensione conservatrice della critica anticapitalistica a spiegare, in larga parte, il profondo smarrimento ideologico (per non dire il coma intellettuale irreversibile) nel quale l&rsquo;insieme della sinistra moderna &egrave; oggi immersa&raquo; . <br \/>\n\tNon avete ancora letto Mich&eacute;a? Soprattutto, non dite che un giorno lo leggerete. Leggetelo subito. Immediatamente! <\/p>\n<p>\t(traduzione di Giuseppe Giaccio)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br \/>\n\t<\/font><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alain De Benoist Diorama Letterario letto su Arianna editrice Il gennaio 1905, il &laquo;regolamento&raquo; della Sezione francese dell&rsquo;Internazionale operaia (SFIO) &ndash; il partito socialista dell&rsquo;epoca &ndash; indicava ancora quest&rsquo;ultima come un &laquo;partito della classe operaia che si prefigge di socializzare i mezzi di produzione e scambio, ossia di trasformare la societ&agrave; capitalistica in societ&agrave; collettivista o comunista, attraverso l&rsquo;organizzazione economica e politica del proletariato&raquo;. Beninteso, nessun partito &laquo;socialista&raquo; oserebbe oggi dire una cosa del&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[2196,207,127,80],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-1P6","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7012"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7012"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7012\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7012"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7012"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7012"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}