{"id":70194,"date":"2022-02-07T10:54:23","date_gmt":"2022-02-07T09:54:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70194"},"modified":"2022-02-05T10:55:43","modified_gmt":"2022-02-05T09:55:43","slug":"italnglese-mon-amour","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70194","title":{"rendered":"Italnglese mon amour"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Olivier Durand)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Su Facebook di recente si fa un gran parlare di itanglese, perlopi\u00f9 in chiave critica, non di rado aggressiva o sarcastica. Per quanto mi riguarda, appartengo alla numerosa compagine di \u201cnuovi italiani\u201d: di lingua e cultura d\u2019origine diversa \u2012 nel mio caso francese \u2012, naturalizzati chi prima chi dopo, integrati certamente ma conservando un cervello e un occhio stranieri. Qui parler\u00f2 come docente universitario di Dialettologia araba a La Sapienza da trentasette anni, con una formazione da linguista e da dialettologo. Aggiungo di essere cresciuto comunista e quindi antifascista convinto e militante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sar\u00e0 bene sottolineare in via preliminare gli atteggiamenti da evitare, al fine di rendere quest\u2019invito a una conversazione \u2012 cui accetter\u00f2 con piacere ogni sorta di reazione \u2012 atta a rivelarsi una critica costruttiva e una sensibilizzazione a una questione che molti italiani vivono come un non problema. Mi sforzer\u00f2 di evitare con cura gli atteggiamenti non costruttivi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2012 la spocchia del francofono impenitente quale sono per motivi genetici; forse sar\u00e0 bene aggiungere che oltre al francese, al c\u00f2rso e all\u2019italiano appresi durante l\u2019infanzia sono fluente anche in inglese \u2012 che da buon francese detesto dover parlare \u2012, tedesco, spagnolo, arabo ed ebraico;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2012 lo sdegno per una cultura italiana \u201ccalpestata\u201d o dileggiata;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2012 un moralismo fuori luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma andiamo passo per passo (itanglese <em>step by step<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. Che la Francia sia un Paese linguisticamente \u201cfascista\u201d o quanto meno \u201cridicolo\u201d nell\u2019imporre con leggi severe e sanzioni la traduzione francese di termini come computer, lockdown, hardware, software e tant\u2019altro \u00e8 un clich\u00e9 che va non ridimensionato ma negato con categoricit\u00e0. Il francese parlato \u00e8 ricco quanto volete di franglismi (<em>franglais<\/em>) di ogni tipo, ma in qualsiasi situazione un minimo formale vengono evitati con cura, non come parolacce ma come inadatti alla circostanza. C\u2019\u00e8 \u201cspocchia\u201d in questo? Al mio modo di vedere no. Mario Draghi \u2012 da millantato anglofono provetto \u2012, che pur si \u00e8 interrogato sul \u201cperch\u00e9 usiamo tante parole inglesi?\u201d nondimeno usa <em>smart working<\/em> pronunciato [zm\u0251\u0279tw\u01dd\u0279ki\u014bg] (pronuncia corretta [sm\u0251\u0279tw\u01dd\u0279ki\u014b]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. In Italia dove vivo e lavoro mi impegno a fare lo stesso. A lezione dico \u201cin linea\u201d, \u201cnome utente\u201d, \u201cparola d\u2019ordine\u201d \u2012 esattamente come in Spagna dicono <em>en l\u00ednea<\/em>, <em>nombre de usuario<\/em> e <em>contrase\u00f1a<\/em>, in Francia <em>en ligne<\/em>, <em>nom d\u2019utilisateur<\/em> e <em>mot de passe<\/em> \u2012 e molti non mi capiscono, altri si interrogano sulla mia intenzione comunicativa, pochi finiscono per adeguarsi. Figuriamoci se mi scuso per uno sbadiglio sfuggitomi spiegando che non mi sono ancora ripreso dal mal di fuso (itanglese <em>jet lag<\/em>, wikipedia mi propone anche <em>discronia<\/em>\u00a0o\u00a0<em>disincronosi\u00a0circadiana<\/em>!) dopo il mio ritorno da Tbilisi, se racconto che il parco naturale Molentargius di Cagliari \u00e8 una delle mete preferite dagli ornitologi dilettanti, (itanglese <em>birdwatcher<\/em>, pronuncia <em>berdu\u00f2ccer<\/em>, se non <em>birdu\u00f2ccer<\/em>), o che mio figlio lavora a tempo parziale (itanglese <em>part time<\/em>) in un centro chiamate (itanglese <em>call center<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. Gi\u00e0 negli anni Ottanta il linguista italiano Arrigo Castellani denunciava quello che chiam\u00f2 un <em>morbus anglicus<\/em> (invece di itanglese\/itangliano\/itanglish), trattandolo per quello che \u00e8: una patologia. Peter Doubt, di padre britannico e madre italiana, illustra quotidianamente su Facebook quanto in prima pagina de La Repubblica brulichino tra gli ottanta e i novanta anglismi (non di rado presunti, vedi <em>smart working<\/em>, <em>green pass<\/em> ecc.). Da nemmeno due settimane la terza dose del vaccino anticovid, da \u201crichiamo\u201d \u00e8 diventato \u201cbooster\u201d, usato perfino dai nostri ministri e giornalisti, da cui nuova necessit\u00e0 di prenotarsi al vaccinodromo (intanglese <em>hub<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4. Ma prendiamo il toro per le corna: \u201cGli italiani sono negati per le lingue\u201d. \u00c8 proprio vero? Con fortunate eccezioni, certo. Confessiamo che, tra docenti non italiani che insegnano in Italia \u2013 rientro nella suddetta categoria \u00a0\u2013, nel caso di pause-caff\u00e8 consecutive a lezioni un po\u2019 cariche, ci capita non di rado di bofonchiare questa frase, guardandoci di sottecchi e con il senso di colpa di chi sa di procedere a una dichiarazione apertamente razzista, ma, ahim\u00e8, dolorosamente prossima a una sconsolante realt\u00e0. In una delle sue battute storiche, Tullio De Mauro (1932-2017) \u2013 senz\u2019altro il pi\u00f9 grande linguista italiano del Novecento \u2013 spieg\u00f2 che, dal Dopoguerra in poi, gli italiani erano stati troppo impegnati a studiare\u2026 l\u2019italiano, per avere tempo ed energia da dedicare ad altre lingue. Certo, la lotta contro l\u2019analfabetismo e per la diffusione di una lingua comune, in una popolazione i cui parlanti unicamente dialettofoni rasentavano in misura insidiosa il cinquanta per cento, assunse una priorit\u00e0 urgente e per certi aspetti un po\u2019 isterica. I risultati furono ottimi, sebbene ci siano voluti cinquanta (se non settanta) anni, ma ebbero effetti fortemente destrutturanti e non di rado disastrosi sulla <em>sicurezza linguistica<\/em> degli italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5. In Francia, se correggo un parlante sulla pronuncia, sull\u2019uso improprio di un\u2019espressione o di un costrutto sintattico, mi guarda storto per qualche secondo e finisce per uscirsene con un \u201cIo dico cos\u00ec!\u201d, invitandomi in tono pi\u00f9 o meno esplicito a raggiungere un luogo di decenza. Se faccio lo stesso con un italiano, reagisce come un bambino sorpreso con le dita nel barattolo di marmellata, e articola qualche borbogl\u00eco di scusa. Ognuno sa che Washington si legge (pi\u00f9 o meno) <em>U\u00e0scinton<\/em>. Ma se stasera al telegiornale un giornalista se ne esce con <em>U\u00e8scinton<\/em>, tutti a dire <em>U\u00e8scinton<\/em> dal giorno successivo. Se l\u2019italiano medio ha difficolt\u00e0 con le lingue, uno dei motivi \u00e8 che ancora oggi \u00e8 molto insicuro della <em>propria<\/em> lingua. Quindi figuriamoci con altre. Gli italiani non sono propriamente \u201cnegati\u201d per le lingue. Sono <em>inibiti<\/em> in loro presenza. Da cui il salvifico itanglese come immunit\u00e0 di gregge (belante).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">6. Quando arrivai in Italia da bambino nei primi anni Sessanta, moltissimi italiani conoscevano il francese e lo parlavano con propriet\u00e0 di linguaggio, e se sapevano un\u2019altra lingua quella era il tedesco. Altri non lo parlavano ma lo capivano. Negli anni Settanta i liceali \u201cfacevano\u201d inglese e francese ma erano incapaci di formulare un enunciato in queste due lingue. Negli anni Ottanta della mia formazione universitaria, i nostri professori davano per <em>scontato<\/em> che leggessimo inglese, francese e tedesco, e molti ci spronavano a metterci al russo. Oggi se esorto un mio studente a leggere un testo in francese (lasciamo proprio stare il tedesco), reagisce nel pi\u00f9 dei casi come se gli avessi ingiunto di affrontare un trattato in birmano. Oggi come oggi, tutto quanto non sia italiano non pu\u00f2 essere altro che inglese. Il mio nome \u00e8 da tempo diventato <em>\u00d2liver<\/em>, quello di mia nipote Sophie <em>S\u00f2fi<\/em>, l\u2019aeroporto parigino Charles de Gaulle <em>Ci\u00f2rls Deg\u00f2l<\/em>, lo scrittore ginevrino Jo\u00ebl Dicker <em>Gi\u00f2el D\u00ecccher<\/em>, la localit\u00e0 francese Saint-Rapha\u00ebl <em>Seint R\u00e0ffael<\/em>, quella spagnola San Sebasti\u00e1n (con tanto di <em>\u00e1<\/em>!) <em>San Seb\u00e0stian<\/em>, e mi dicono che il Palacio del Generalife di Granada per i turisti italiani \u00e8 <em>g\u00e8neral l\u00e0if <\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">7. Oggi \u00e8 dunque rimasto l\u2019inglese. Sorvoliamo la pronuncia. \u201cThank you for traveling with Trenitalia, goodbye\u201d: <em>Teng i\u00f9 for tr\u00e0velin uid Trenitalia, gubb\u00e0i<\/em>. Esiste ormai\u00a0 un Italian English (<em>smart working<\/em> docet, appunto!) come esiste l\u2019italiano svizzero, che chiama il computer \u201cordinatore\u201d e la patente di guida \u201clicenza di condurre\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">8.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ora, perch\u00e9 francesi, spagnoli, tedeschi, arabi e israeliani \u2012 e tanti altri! \u2012 si premurano di tradurre i concetti nuovi inglesi (se davvero li hanno inventati gli anglosassoni) nella propria lingua (<em>ordinateur<\/em>, <em>ordenador<\/em>, <em>Rechner<\/em>, \u062d\u0627\u0633\u0648\u0628 [<em>has\u00f9b<\/em>], \u05de\u05d7\u05e9\u05d1 [<em>makhsh\u00e8v<\/em>]? Tutti fascisti, ridicoli e snobboni? Non sar\u00e0 piuttosto gli italiani ad avere un qualche problema culturale, se non esistenziale? Una malattia autoimmune (cio\u00e8 caratterizzata da una disfunzione del sistema immunitario che induce l\u2019organismo ad attaccare i propri tessuti), non gravissima, ma dell\u2019entit\u00e0 di una psoriasi: anglismi inutili e deturpanti che ci si appiccicano come foruncoli infermicci?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">8. Noi nuovi italiani italianizzati e fieri di essere <em>anche<\/em> italiani assistiamo all\u2019itanglomania con reazioni che vanno dal sorriso ironico all\u2019incomprensione, dal fastidio allo sfott\u00f2. Un\u2019altra affissione (itanglese <em>post<\/em>) divertita su Facebook ha di recente dimostrato che un britannico non capiva nemmeno una di una quindicina di espressioni itanglesi. Personalmente trovo stomachevole quanto il ketchup sui maccheroni <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Devolution\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>devolution<\/em><\/a>\u00a0\u201c<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Decentramento\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">decentramento<\/a>\u00a0istituzionale\u201d, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Newtown\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>newtown<\/em><\/a> \u201cpiano di ricostruzione edile provvisoria\u201d,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ticket\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>ticket<\/em><\/a>\u00a0\u201ctassa sulle prestazioni sanitarie\u201d,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Austerity\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>austerity<\/em><\/a> \u201causterit\u00e0\u201d,\u00a0<em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Spending_review\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">spending review<\/a><\/em>\u00a0\u201ctagli sulla spesa pubblica\u201d, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Jobs_Act\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>JOBS act<\/em><\/a>\u00a0(acronimo di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Jumpstart_Our_Business_Startups_Act\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Jumpstart Our Business Startups Act<\/em><\/a>) \u201criforma del diritto del lavoro\u201d \u2012 spesso scritto <em>Job\u2019s act<\/em> \u201catto di [un misterioso] Giobbe\u201d \u2012, per non parlare di un <em>recovery fund <\/em>\u201cfondo di recuperi\u201d di cui molti non capiscono neppure il significato. Eh, ma troppo lungo, in italiano! Allora viva la neologia e gli scorciamenti: <em>decentramento<\/em>, <em>neocitt\u00e0<\/em>, <em>sanitassa<\/em>, <em>austerit\u00e0<\/em>, <em>tagli<\/em>, e visto che DPCM non ci spaventa perch\u00e9 non <em>RDL<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">9. Qualcuno mi dir\u00e0 che anche marocchini, algerini, tunisini e libanesi fanno su e gi\u00f9 con arabo e francese. Ho chiamato il fenomeno <em>transglossia<\/em>, ovvero un modo di esprimere a voce alta il proprio bilinguismo e biculturalismo. Ma questi arabi sono <em>tutti<\/em> perfetti bilingui in entrambe le lingue, che le scuole locali insegnano sin dalle elementari, se non dall\u2019asilo. Sono di cultura araba ma <em>anche<\/em> francese. Quanti italiani possono dirsi realmente bilingui con italiano e inglese? E non soltanto: meno lo sono pi\u00f9 usano l\u2019itanglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">10. Amici italiani doc, ve lo dico in tutta amicizia: parlando itanglese vi illudete di planare (itanglese <em>surfare<\/em>) sulla cresta dell\u2019onda della contemporaneit\u00e0 e di un futuro aureolato da anglismi, veri o presunti. A nome di tutta la comunit\u00e0 di nuovi italiani, unanime nel giudizio che sto per darvi, vi rendete in realt\u00e0 totalmente <em>ridicoli<\/em>, anzi <em>grotteschi<\/em>, e al limite della cafonaggine. Siete convinti di sprovincializzarvi farcendo il vostro italiano di parole ed espressioni inglesi, mentre in realt\u00e0 non fate in questo modo altro che accentuare gravemente il vostro provincialismo. Mi dispiace, ma quest\u2019itanglofilia strisciante e ormai proliferante \u00e8 una sindrome, preoccupante, di depauperamento di una cultura italiana sempre pi\u00f9 m\u00e8diocre, e i tanti che difendono l\u2019itanglese come necessario, inevitabile, ormai irrinunciabile mi fanno soltanto cagare. Ve la ricordate la canzone <em>Tu vu\u00f2 fa l\u2019americano<\/em> di Renato Carosone, del 1956? Allora, che cosa stigmatizzava, quella canzone? La persona che, a torto o a ragione, si sente provinciale, e cerca di rimediare a tale condizione assumendo una serie di comportamenti vari \u2012 <em>whisky and soda e rock and roll\u2026<\/em> \u2012, con tuttavia il risultato che cos\u00ec facendo non fa altro che <em>accentuare<\/em> il proprio aspetto provinciale. Moralit\u00e0 della favola: <em>Sient\u2019a me, chi t\u2019o fa f\u00e0?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">11. Di l\u00e0 dai prestiti nudi e crudi, si sono da tempo acclimatate traduzioni approssimative a livello lessicale, ad es. le manifestazioni (politiche) sono diventate \u201cdimostrazioni\u201d (<em>demonstrations<\/em>) e i manifestanti \u201cdimostranti\u201d (<em>demonstrators<\/em>), le prove \u201cevidenze\u201d (<em>evidences<\/em>), e sintattico, ad. es. \u201cCi vediamo prossima settimana\u201d (<em>next week<\/em>) o \u201cmia mamma\u201d (<em>my mum<\/em>). Gli aggettivi in italiano vanno collocati <em>dopo<\/em> i sostantivi (tranne \u201cgrande\u201d e \u201cbello\u201d, \u201cun grand\u2019uomo\u201d non \u00e8 la stessa cosa di \u201cun uomo grande\u201d), ma da decenni nessuno pi\u00f9 si stupisce nel leggere \u201cL\u2019incredibile avventura\u201d o \u201cUn esilarante racconto\u201d, secondo il modello anglosassone. Trattasi in termini tecnici di interferenza linguistica. In simili casi, \u00e8 la scuola a latitare. Ora se perfino i miei colleghi del Dipartimento di Studi Orientali, tutti distinti <em>linguisti<\/em>, parlano di <em>online<\/em>, <em>deadline<\/em>, <em>assessment<\/em>, <em>over 40<\/em>, <em>depository<\/em>, <em>templato<\/em> et similia, c\u2019\u00e8 poco da sperare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">12. Nessuna lingua \u00e8 \u201cpura\u201d, e sono il primo a dire <em>okay<\/em> con buona coscienza, <em>fast food<\/em> per riferirmi a un modo di mangiare indecoroso, <em>jeans<\/em> per un capo di abbigliamento comodo e valorizzante per le donne, pi\u00f9 o meno come farei in francese. Mi rallegro del fatto che <em>ciao<\/em>, <em>pizza<\/em> e <em>spaghetti<\/em> siano ormai diventati internazionali, e per converso accetto ben volentieri <em>d\u00e9j\u00e0 vu<\/em>, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>, <em>divertissement<\/em>, <em>j\u2019accuse<\/em> o <em>joie de vivre<\/em>. Insomma, un purismo eccessivo pu\u00f2 rivelarsi pedante e stucchevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">13. Quante volte sento dire che, eh s\u00ec, l\u2019inglese \u00e8 pi\u00f9 \u201cstringato\u201d dell\u2019italiano, ricorre a meno parole per dire le stesse cose\u2026 Che lingua agile e sciolta\u2026! Facciamo un esempio. Salgo su un qualsiasi aeromobile di Alitalia, e mi siedo al posto assegnatomi. Sullo schienale della poltrona di fronte a me leggo la seguente scritta bilingue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Life jacket under seat<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il giubbotto salvagente si trova sotto la propria poltrona<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbe\u2019, s\u00ec\u2026 quattro parole inglesi contro nove italiane\u2026 bisogna riconoscere\u2026 in effetti\u2026 Qui ci vuole un excursus storico e linguistico. In base a direttive rivolte alla lotta contro l\u2019analfabetismo, sin dagli inizi del Novecento gli Stati Uniti hanno deciso di ricorrere il meno possibile a <em>segnali<\/em>, preferendo loro ingiunzioni scritte. Laddove in Italia abbiamo un cartello circolare azzurro con una freccia bianca rivolta verso destra, in America troviamo la scritta \u201cturn right\u201d. Ora, <em>turn right<\/em> si legge e assimila in fretta. Ma un\u2019indicazione pi\u00f9 articolata, come <em>Attenzione al pericolo di smottamenti improvvisi, tenersi rigorosamente sulla destra e moderare la velocit\u00e0<\/em>, pu\u00f2 rivelarsi controproducente, in quanto l\u2019automobilista intento a decriptare tutto con attenzione si distrae dalla guida e fa largamente in tempo a finire contro un palo o in fondo al burrone. Questo ha portato gli americani a \u201climare\u201d quanto pi\u00f9 possibile le segnalazioni, stradali o altre. <em>Life jacket under seat<\/em>, letteralmente \u201csalvagente sotto sedile\u201d, non \u00e8 inglese n\u00e9 letterario n\u00e9 colloquiale, che direbbero piuttosto <em>the life jacket is under your seat<\/em>, sette parole: sempre meno di nove\u2026 In Italia non siamo abituati a queste potature sintattiche. Bisogna spiegarci tutto. Del salvagente viene precisato che si tratta di un <em>giubbotto<\/em> salvagente, affinch\u00e9 qualcuno magari non immagini una ciambella con la papera. <em>Si trova<\/em>, nel senso che occorre cercarlo. Sotto la <em>propria<\/em> poltrona, altrimenti l\u2019italiano lo va a prendere d\u2019istinto sotto il sedile che ha davanti a s\u00e9. \u00c8 cos\u00ec che, alcuni anni fa, apparve sulle portiere posteriori dei tass\u00ec italiani, in corrispondenza della maniglia, la scritta bilingue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Chiudere piano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Close soft<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019attenzione di quei clienti zelati che <em>sbattono<\/em> la portiera come se dovessero schiaffeggiare un ippopotamo. Ora, a parte il fatto che <em>close soft<\/em> in inglese significherebbe \u201cchiudere con dolcezza\u201d, o \u201cdelicatezza\u201d, premura tutto sommato eccessiva nei confronti di una carrozzeria d\u2019acciaio temprato, sulle portiere dei tass\u00ec britannici leggo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Please, do not bang the door<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con tanto di <em>please<\/em>, di virgola e di <em>do not<\/em> anzich\u00e9 <em>don\u2019t<\/em>: questa volta, due a sei per l\u2019italiano. Ma l\u2019inglese \u00e8 pi\u00f9 \u201cpragmatico\u201d, sento spesso affermare: si fa prima a dire <em>jetlag<\/em> e <em>feedback<\/em> che \u201cmal di fuso\u201d e \u201critorno d\u2019informazione\u201d. Allora proponiamo <em>fusopatia<\/em> e un semplice <em>ritorno<\/em> risemantizzato (che peraltro sento in bocca alla mia salumiera a proposito dei commenti dei clienti su dati prodotti). Per <em>stalking<\/em> esiste uno splendido <em>assillo<\/em>, e quanto al <em>computer<\/em> ormai inestirpabile \u2012 anche se qualcuno lo chiami ancora <em>calcolatore<\/em> \u2012, in Svizzera lo chiamano <em>ordinatore<\/em>. Volere \u00e8 potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">14. Esistono anche parole italiane oggi in totale disuso che potrebbero essere riattualizzate, come <em>stazzone<\/em> (maschile o femminile, stessa etimologia di <em>stazione<\/em>), che si riferiva alla bottega (e spesso abitazione) dell\u2019artigiano, per <em>workshop<\/em>. Lo ha fatto l\u2019arabo in diversi casi: nella lingua standard attuale l\u2019automobile e il treno sono chiamati <em>sayy\u0101ra<\/em> e <em>qi\u1e6d\u0101r<\/em>, che oggi significano soltanto questo, ma in antico arabo erano il \u201cdromedario da corsa\u201d e la \u201ccarovana di montagna\u201d con i dromedari in cordata come vagoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">15. Usare l\u2019aureolante itanglese, che per molti italiani \u00e8 vissuto come un non problema, viene sbandierato come \u201cpi\u00f9 moderno\u201d. Ora la domanda \u00e8: chi \u00e8 pi\u00f9 moderno, chi affronta la modernit\u00e0 adeguandovi la propria lingua, o chi opta per aggrapparsi a un\u2019altra lingua? \u201cModernizzarsi\u201d significa rinunciare alla propria identit\u00e0 culturale? Cos\u00ec pare di capire, e con buona pace dei francesi snob e spocchiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">16. Per concludere: se di patologia si stratta, come guarirla? Pi\u00f9 che di patologia, a mio modo di pensare, vi vedo un tic (voce onomatopeica, di cui <em>ticchio<\/em> rappresenta una variante ricercata e pi\u00f9 elegante). Per i tic, l\u2019unico medicinale \u00e8 l\u2019autodisciplina. Piantiamola una buona volta di toccarci il pisello o grattarci il culo davanti a tutti con l\u2019itanglese!<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/05\/italnglese-mon-amour\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/05\/italnglese-mon-amour\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Olivier Durand) Su Facebook di recente si fa un gran parlare di itanglese, perlopi\u00f9 in chiave critica, non di rado aggressiva o sarcastica. Per quanto mi riguarda, appartengo alla numerosa compagine di \u201cnuovi italiani\u201d: di lingua e cultura d\u2019origine diversa \u2012 nel mio caso francese \u2012, naturalizzati chi prima chi dopo, integrati certamente ma conservando un cervello e un occhio stranieri. Qui parler\u00f2 come docente universitario di Dialettologia araba a La Sapienza&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iga","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70194"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=70194"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70194\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70195,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70194\/revisions\/70195"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=70194"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=70194"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=70194"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}