{"id":70314,"date":"2022-02-11T09:00:54","date_gmt":"2022-02-11T08:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70314"},"modified":"2022-02-09T22:37:48","modified_gmt":"2022-02-09T21:37:48","slug":"asia-nuovi-caccia-cinesi-al-pakistan-pechino-e-islamabad-sempre-piu-vicine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70314","title":{"rendered":"Asia: nuovi caccia cinesi al Pakistan. Pechino e Islamabad sempre pi\u00f9 vicine"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ANALISI DIFESA (Fabrizio Scarinci)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Islamabad.<\/strong> Alcune settimane fa il governo pakistano ha deciso di equipaggiare le proprie forze aeree con 25 caccia cinesi di quarta generazione J 10CE.<\/p>\n<p>Sviluppati in anni recenti dalla ditta Chengdu, tali velivoli, di cui il Pakistan diventer\u00e0 il primo utilizzatore a livello mondiale, costituiscono la \u201csotto-variante\u201d da esportazione del caccia multiruolo J 10C, ovvero l\u2019ultima e pi\u00f9 avanzata evoluzione della cosiddetta famiglia dei \u201cFirebirds\u201d, di cui fanno parte anche il pi\u00f9 anziano J 10A, la sua sotto-variante da conversione operativa J 10S, quelle imbarcate J 10AH e J 10SH, e il relativamente pi\u00f9 moderno J 10B, equipaggiato con nuove contromisure elettroniche, un IRST e, volendo, anche un radar di tipo AESA.<\/p>\n<div id=\"attachment_72343\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-72343 lazyautosizes lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" aria-describedby=\"caption-attachment-72343\" data-src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2-1024x683.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/CACCIA-CINESE-2.jpg 1080w\" data-sizes=\"auto\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-72343\" class=\"wp-caption-text\">Un J 10B della People Liberation Army Air Force cinese<\/p>\n<\/div>\n<p>Tra i maggiori punti di forza del J 10C, il cui progetto deriva direttamente da quello del J 10B, figurano un\u2019avionica pi\u00f9 avanzata rispetto a quella dei suoi predecessori e la possibilit\u00e0 di utilizzare il nuovo missile aria-aria a guida radar attiva PL-15, che, con un raggio d\u2019azione forse anche superiore ai 300 Km risulta particolarmente indicato al fine di neutralizzare target normalmente collocati a grande distanza come AWACS e aviocisterne.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda, invece, i velivoli acquistati da Islamabad, stando alle poche informazioni disponibili, essi dovrebbero incorporare solo una parte delle caratteristiche appena elencate. Non diversamente da quanto accade con altri mezzi pensati per l\u2019export, infatti, \u00e8 probabile che anche i J 10CE siano stati progettati per l\u2019utilizzo di sensori e sistemi d\u2019arma di tipo parzialmente \u201cdegradato\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione di tali piattaforme si inserisce in pieno nel percorso di ammodernamento intrapreso alcuni anni orsono dalle forze aeree pakistane, che ha comportato anche l\u2019acquisto di 18 F 16C Block 52+ dagli Stati Uniti (entrati in linea a partire dal 2010) e lo sviluppo, sempre in collaborazione con la cinese Chengdu, del multiruolo \u201cleggero\u201d di quarta generazione JF 17 \u201cThunder\u201d, gi\u00e0 in servizio in 134 esemplari su un totale di 188 complessivamente ordinati.<\/p>\n<div id=\"attachment_72344\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-72344 lazyautosizes lazyloaded\" 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Air Force, che per il resto, almeno con riferimento alla sua prima linea da combattimento, si compone ancora di un variegato insieme di mezzi obsoleti e decisamente poco adatti alle esigenze poste in essere dai moderni scenari operativi, tra cui 67 F 16 ADF (acquistati dagli USA ai tempi dell\u2019occupazione sovietica dell\u2019Afghanistan), 56 Mirage III forniti dalla Francia sul finire degli anni 60, 69 Mirage V introdotti negli anni 70 e alcune decine di J7 Skybolt acquistati dalla Cina a partire dal 1988.<\/p>\n<p>Per i vertici pakistani, sostituire il pi\u00f9 rapidamente possibile i mezzi appena elencati rappresenta sicuramente un obiettivo di primaria importanza, tanto pi\u00f9 in ragione della necessit\u00e0 di mantenere un accettabile livello di deterrenza nei confronti delle \u201crivali\u201d forze aeree indiane, che, pur disponendo anch\u2019esse di un inventario parzialmente obsolescente (come nel caso dei 130 cacciabombardieri anglo-francesi SEPECAT Jaguar e dei 128 MiG 21 ancora in servizio), risultano comunque in possesso di qualcosa come 260 Sukhoi Su-30 MKI (che presto supereranno le 300 unit\u00e0), 36 Rafale, 45 Mirage 2000 modernizzati, svariate decine di MiG 29 in fase di aggiornamento (a cui si sommano i 36 MiG 29K in dotazione alla Marina) e 24 esemplari (su oltre cento ordinati) del pur non troppo esaltante caccia multiruolo locale Tejas, senza contare l\u2019imminente arrivo dei nuovi potentissimi sistemi superficie-aria S 400 Triumph a protezione del loro spazio aereo nazionale.<\/p>\n<div id=\"attachment_8592\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-8592 lazyautosizes lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/S-4003-1024x655.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"655\" aria-describedby=\"caption-attachment-8592\" data-src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/S-4003-1024x655.jpg\" 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conferiscano, oggi, un\u2019enorme importanza al mantenimento (e, forse, anche ad un ulteriore approfondimento) della loro storica cooperazione in ambito strategico.<\/p>\n<p>Nata nel corso degli anni 60 allo scopo di bilanciare l\u2019avvicinamento dell\u2019India all\u2019Unione Sovietica (e notevolmente facilitata dal successivo \u201crapprochement\u201d sino-statunitense), la partnership tra Cina e Pakistan ha, infatti, consentito a Pechino di acquisire un importante alleato contro Nuova Delhi e a Islamabad di approfittare per diversi decenni della sottile forma di competizione progressivamente instauratasi tra cinesi e statunitensi (questi ultimi gi\u00e0 da tempo alleati del Pakistan) al fine di ottenere (o mantenere) il ruolo di \u201cmaggiore referente\u201d geopolitico del Paese.<\/p>\n<p>Tale triangolo strategico, grazie al quale Islamabad riusc\u00ec, nel corso del tempo, ad ottenere notevoli quantitativi di armi ed equipaggiamenti, sarebbe, per\u00f2, entrato in crisi (almeno per quanto concerne le relazioni pakistano-statunitensi) negli anni immediatamente successivi alla fine della Guerra fredda, allorch\u00e9 le varie Amministrazioni succedutesi da quel momento in poi alla Casa Bianca assunsero un atteggiamento sempre pi\u00f9 critico (arrivando anche ad imporre sanzioni) sia riguardo al programma nucleare pakistano, sia riguardo agli ambigui rapporti intrattenuti dai servizi segreti del Paese con alcune organizzazioni terroristiche.<\/p>\n<p>Durata ininterrottamente per tutti gli anni 90, questa lunga crisi sarebbe stata momentaneamente messa in secondo piano solo in seguito agli attentati dell\u201911 settembre 2001, quando, pressato dall\u2019Amministrazione Bush, il governo del generale Pervez Musharraf accett\u00f2 di collaborare con gli Stati Uniti nell\u2019ambito della Guerra al terrorismo, fornendo alcune basi e supportando logisticamente le forze della coalizione presenti nell\u2019area.<\/p>\n<div id=\"attachment_7118\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7118 lazyautosizes lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/53e72fd547fb2.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"480\" aria-describedby=\"caption-attachment-7118\" data-src=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/53e72fd547fb2.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/53e72fd547fb2.jpg 800w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/53e72fd547fb2-600x360.jpg 600w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/53e72fd547fb2-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.reportdifesa.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/53e72fd547fb2-768x461.jpg 768w\" data-sizes=\"auto\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-7118\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019ex Presidente pakistano, Parvez Musharraf<\/p>\n<\/div>\n<p>In cambio di questo sostegno Washington revoc\u00f2 le sanzioni, elarg\u00ec alcuni aiuti economici ed inser\u00ec Islamabad tra i cosiddetti \u201cMajor non-NATO allies\u201d, rendendo il Paese nuovamente idoneo all\u2019acquisto di tecnologie militari avanzate prodotte negli USA (da qui la vendita dei gi\u00e0 citati F 16 Block 52+).<\/p>\n<p>Nondimeno, gli ambigui rapporti intrattenuti dal Pakistan (o da alcuni segmenti del suo apparato di sicurezza) con le varie organizzazioni terroristiche appartenenti alla galassia dell\u2019estremismo jihadista non sarebbero cessate, e quando, nel 2011, gli statunitensi scoprirono la presenza del leader di Al Qaeda Osama Bin Laden nella localit\u00e0 pakistana di Abbottabad, lo pseudo-rapporto di fiducia faticosamente ripristinato nei primi anni 2000 risult\u00f2 nuovamente compromesso.<\/p>\n<p>Ciononostante, nel corso degli ultimi decenni non \u00e8 certo stato il Pakistan il maggiore problema di Washington. Come noto, infatti, a partire dagli anni 90 la Cina ha sperimentato una crescita economica senza precedenti, trasformandosi da Paese arretrato qual\u2019era in una potenza estremamente assertiva e potenzialmente in grado di minacciare il primato statunitense a livello globale.<\/p>\n<p>Al fine di contenere la sua ascesa (particolarmente minacciosa per alcuni dei suoi vicini) Washington ha dovuto, per forza di cose, archiviare la lunga stagione di cooperazione seguita al riavvicinamento degli anni 70 ed elaborare alcune contromosse, come, ad esempio, quella di provvedere ad un significativo rafforzamento della propria presenza nell\u2019indo-pacifico.<\/p>\n<p>In tale contesto, i vertici politico-militari statunitensi hanno iniziato a guardare con un certo interesse anche all\u2019India, storico avversario della Cina che, malgrado il suo persistente legame con Mosca (che dal canto suo risulta sempre pi\u00f9 vicina a Pechino), potrebbe rivelarsi molto utile nel contribuire all\u2019accerchiamento strategico della Repubblica Popolare.<\/p>\n<p>Naturalmente, per\u00f2, questo (quasi inedito) avvicinamento si \u00e8 anche accompagnato con un ulteriore (e, probabilmente, definitivo) distacco del Pakistan dalla sfera d\u2019influenza statunitense, che i cinesi intendono sicuramente sfruttare al fine di avvalersi di Islamabad sia contro Washington che contro Nuova Delhi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.reportdifesa.it\/asia-nuovi-caccia-cinesi-al-pakistan-pechino-e-islamabad-sempre-piu-vicine\/\">https:\/\/www.reportdifesa.it\/asia-nuovi-caccia-cinesi-al-pakistan-pechino-e-islamabad-sempre-piu-vicine\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ANALISI DIFESA (Fabrizio Scarinci) &nbsp; Islamabad. 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