{"id":70419,"date":"2022-02-15T10:45:51","date_gmt":"2022-02-15T09:45:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70419"},"modified":"2022-02-15T10:45:51","modified_gmt":"2022-02-15T09:45:51","slug":"le-relazioni-tra-cina-e-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70419","title":{"rendered":"Le relazioni tra Cina e Russia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Alberto Bradanini)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I rapporti russo-cinesi sono al centro della politica mondiale. Vediamone in sintesi genesi e sviluppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se nel secolo scorso i bolscevichi avevano\u00a0<em>sovietizzato il marxismo<\/em>, i comunisti cinesi lo hanno\u00a0<em>sinizzato<\/em>. Conquistato il potere, i sovietici puntano inizialmente sulla dimensione internazionalista, presto tuttavia abbandonata\u00a0<em>per ragioni di sopravvivenza<\/em>. I bolscevichi avevano raggiunto il potere in un paese dove gli operai costituivano una sparuta minoranza rispetto ai contadini\/schiavi dell\u2019impero zarista. Quella di Lenin fu una rivoluzione\u00a0<em>afferrata sul filo della storia<\/em>, propiziata dall\u2019immane macelleria della Prima guerra mondiale e realizzata in nome degli operai del mondo intero. Egli aveva il convincimento che di l\u00ec a poco gli operai europei sarebbero insorti anch\u2019essi, rafforzando le\u00a0<em>chance<\/em>\u00a0della stessa rivoluzione sovietica, ancora fragile e nel mirino delle potenze\u00a0<em>borghesi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli anni successivi, dovendo sopravvivere come avamposto\u00a0<em>socialista<\/em>\u00a0sotto assedio, l\u2019Unione Sovietica aveva accettato il dialogo con le nazioni capitalistiche quale provvisoria linea di compromesso, nell\u2019attesa di una\u00a0<em>rivoluzione proletaria universale<\/em>, che diventava per\u00f2 ogni giorno pi\u00f9 ipotetica. La vanificazione di tale speranza avrebbe portato alla\u00a0<em>russificazione<\/em>\u00a0del comunismo, al prevalere del nazionalismo sovietico sull\u2019ideale internazionalista e infine \u2013 secondo la\u00a0<em>critica capitalistica<\/em>\u00a0e quella\u00a0<em>maoista<\/em>\u00a0dopo la\u00a0<em>destalinizzazione<\/em>\u00a0kruscioviana \u2013 all\u2019accantonamento dei bisogni di operai e contadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione ex-novo di un ceto relativamente <em>privilegiato<\/em> quale pilastro dei privilegi del Partito per la costruzione di una chimerica societ\u00e0 mono-classista \u2013 un impianto edificato da J. Stalin alla scomparsa di Lenin e che poco aveva a che vedere con la dottrina di Marx \u2013 \u00e8 alla base della disfatta storica del comunismo sovietico. Non sorprende dunque che, al momento del crollo, non solo l\u2019asservito mondo del lavoro, ma nemmeno la <em>nomenklatura<\/em> beneficiaria di tanti privilegi si siano opposti alla progettata dismissione del paese (con B. Yeltsin), alla svendita degli\u00a0<em>asset<\/em>\u00a0nazionali al capitalismo occidentale e al pesante degrado sociale che ne \u00e8 seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esperienza cinese \u00e8 stata sin dall\u2019inizio diversa. Al centro delle preoccupazioni vi erano la fragilit\u00e0 della nazione e la sostenibilit\u00e0 del processo rivoluzionario in un paese sterminato e arretrato, per di pi\u00f9 in assenza di una classe operaia degna di questo nome. In quelle condizioni, non si poteva certo chiedere al\u00a0<em>comunismo cinese<\/em>\u00a0di occuparsi della palingenesi universale o pretendere coerenza con le istanze fondative dell\u2019ideologia marxiana \u2013 libert\u00e0\u00a0<em>formale<\/em>\u00a0e\u00a0<em>sostanziale<\/em>, lotta all\u2019alienazione e allo sfruttamento in ogni sua forma, tensione verso una societ\u00e0 assiologicamente diversa \u2013 ammesso che Mao avesse compiuta conoscenza delle speculazioni del filosofo di Treviri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche quando il Pcc, negli anni \u201960 del secolo scorso, intraprende un\u00a0<em>cauto<\/em>\u00a0sostegno ai movimenti antimperialisti (contro l\u2019Occidente) e antirevisionisti (contro l\u2019Urss) in Asia, Africa e America Latina, i suoi obiettivi non pongano mai davvero al centro orizzonti internazionalisti. Apparentemente impegnata a combattere battaglie\u00a0<em>ideologiche<\/em>\u00a0a favore dell\u2019ideale comunista, in realt\u00e0 il Partito Comunista Cinese \u00e8 attento innanzitutto a tutelare la sicurezza e la sovranit\u00e0\u00a0del paese, che percepiva minacciate dall\u2019imperialismo occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diffidente\u00a0<em>ab origine<\/em>\u00a0nei riguardi del Comintern, Mao era persuaso che l\u2019agenda nascosta del Pcus fosse quella di servirsi dell\u2019Internazionale Comunista per imporre il dominio russo-sovietico sui movimenti socialisti mondiali e non quella di promuovere la rivoluzione proletaria nel mondo rispettando la sovranit\u00e0 di ciascuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La rottura con l\u2019Unione Sovietica si consuma definitivamente nel \u201859 con il rifiuto sovietico di fornire a Pechino la tecnologia per la costruzione dell\u2019arma atomica, secondo Mosca perch\u00e9 questo avrebbe impedito la distensione con l\u2019Occidente, in realt\u00e0 perch\u00e9 la bomba avrebbe reso la Cina ancora pi\u00f9 indipendente dall\u2019influenza sovietica. Mao, d\u2019altra parte, non poteva accettare l\u2019ombrello atomico che Krusciov proponeva di estendergli quale alternativa: \u201cla Cina \u00e8 troppo grande \u2013 aveva replicato, ma egli intendeva\u00a0<em>troppo fiera<\/em>\u00a0\u2013 per affidare la sicurezza a un altro paese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suo obiettivo era anche quello di esasperare le tensioni con Mosca per assecondare quell\u2019avvicinamento con gli Stati Uniti che andava allora profilandosi e che avrebbe consentito alla Cina di entrare nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al posto di Taiwan, obiettivo poi effettivamente raggiunto il 25 ottobre 1971.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualche anno prima, alla Conferenza di Bandung (1955), le parole di Zhou Enlai risuonano vigorose contro il colonialismo e l\u2019imperialismo, e a favore del non-allineamento, ma non aprono alcuno spiraglio su una possibile terza via\u00a0<em>rivoluzionaria<\/em>, o anche solo riformatrice, che la Cina avrebbe capeggiato su scala mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 non impedisce tuttavia che durante la Rivoluzione Culturale emergesse un rigurgito di\u00a0<em>limitato internazionalismo<\/em>\u00a0a favore dei movimenti antimperialisti, in Vietnam, Palestina e alcuni paesi africani. Tuttavia, a dispetto dell\u2019enfasi lessicale, e senza soluzione di continuit\u00e0 da Mao a Xi Jinping, sia la\u00a0<em>costruzione del socialismo<\/em>\u00a0(dalla fondazione della Repubblica Popolare alla scomparsa di Mao, nel 1976), sia la\u00a0<em>crescita economica<\/em>\u00a0(da Deng in avanti) si sono concentrate sulla prospettiva nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I tentativi di proiettare il maoismo sulla scena internazionale, in Asia sud-orientale, Africa o Sud America, non vanno oltre qualche aiuto materiale e qualche dichiarazione di principio, mentre gli interventi in Cambogia e Vietnam sono motivati da ragioni geopolitiche e non ideologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la rottura tra Mao e Krusciov consumatasi negli anni \u201950, dunque, le relazioni russo-cinesi si aggravano nel 1969, quando gli incidenti sull\u2019Ussuri portano le due nazioni a un passo da un conflitto che sarebbe stato allo stesso tempo inedito (tra due nazioni comuniste) e devastante (con il rischio di\u00a0<em>escalation<\/em>, tra due potenze nucleari). La prospettiva dell\u2019isolamento e le minacce percepite alla sovranit\u00e0 nazionale, la cui perdita Mao giudicava letale per il futuro della Cina, lo convincono ad assecondare l\u2019intento di Washington di giocare la carta cinese in funzione antisovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Passano gli anni e con l\u2019implosione dell\u2019Urss il quadro delle alleanze muta radicalmente, perch\u00e9 da quel momento gli Stati Uniti non hanno pi\u00f9 bisogno della Cina, e anzi vanno persuadendosi che la minaccia principale alla loro egemonia giunga proprio da Pechino. Secondo la logica compensativa, inizia cos\u00ec un lento disgelo tra Russia e Cina, che nel 1991-92 porta alla stipula di un accordo sulla delimitazione dei confini e la cooperazione militare, con la vendita dei primi caccia russi all\u2019aeronautica militare cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1996, viene istituita una\u00a0<em>partnership strategica<\/em>, il cui contenuto \u00e8 ancora generico. Nel 1997 poi, Jiang Zemin e Boris Eltsin firmano una dichiarazione\u00a0<em>a favore di un mondo multipolare<\/em>, presupposto\u00a0<em>per un diverso ordine planetario<\/em>. Nel 1999, giunge la prima intesa seria sull\u2019Amur, sebbene i rapporti commerciali siano ancora modesti e diverse le rispettive agende con gli Stati Uniti. Nel 2001, viene firmato un\u00a0<em>trattato di amicizia<\/em>\u00a0che schiude ulteriori spazi di cooperazione fino al 2012-13, quando i legami diventano pi\u00f9 solidi e diversificati, e Xi Jinping matura finanche un rapporto di stima personale con Vladimir Putin. \u00c8 cos\u00ec che gradualmente \u2013 la storia non cessa di sorprendere \u2013 Cina e Russia tornano a convergere sulla base di forti interessi comuni, una convergenza che non ha i contorni anticapitalisti del passato pre-rottura, ma che annovera come rivale strategico la stessa nazione che era stata a suo tempo il nemico di entrambi: gli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino al 1989-91 il\u00a0<em>ruolo<\/em>\u00a0che Washington aveva assegnato alla Cina, e viceversa, vale a dire il contenimento dell\u2019Unione Sovietica, aveva garantito un relativo grado di\u00a0<em>vicinanza<\/em>, a dispetto delle differenze ideologiche e di sistema economico. In quegli anni, per\u00f2, si verifica un evento d\u2019importanza storica che cambia le carte in tavola,\u00a0<em>la disintegrazione dell\u2019impero sovietico<\/em>. Con essa scompare di colpo la ragione principale che aveva portato all\u2019avvicinamento tra due nazioni cos\u00ec lontane, le relazioni si complicano e su di esse si allunga l\u2019ombra del confronto strategico. All\u2019indomani del crollo sovietico, Washington tenta il colpo di mano sull\u2019economia russa e in parallelo l\u2019aggancio di Mosca in chiave anticinese. Questa scelta ha per\u00f2 vita breve, dopodich\u00e9 una serie di successivi (apparenti)\u00a0<em>passi falsi<\/em>\u00a0americani apre la strada agli attuali scenari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con la crisi ucraina del 2014, Cina e Russia riscoprono una comune agenda politica ed economica, e il medesimo bisogno di contenere la pervasivit\u00e0 americana. Fabbricata a tavolino dagli Usa in funzione antirussa, la cosiddetta\u00a0<em>primavera ucraina<\/em>\u00a0porta alla luce i tanti profili di complementarit\u00e0 con Mosca che sino ad allora erano rimasti in ombra: cooperazione militare, energia, commercio, collaborazione in seno alla Sco (<em>Shanghai Cooperation Organization)<\/em>, convergenze su Iran, Palestina, Corea del Nord e altro ancora, tutto insaporito dalla comune urgenza di contenere l\u2019espansionismo americano. La profondit\u00e0 di tale ri-accostamento \u00e8 corroborata da una somiglianza, seppur relativa, tra i due sistemi economici: anche in Russia, come in Cina infatti (con diverse modulazioni e intensit\u00e0), gli<em>\u00a0asset<\/em>\u00a0fondamentali, finanza e settori strategici, sono controllati dallo stato, e dunque difficilmente accessibili dall\u2019onnivoro corporativismo americano. Dopo la disastrosa parentesi di B. Yeltsin, con l\u2019avvento di Putin la musica cambia e la cassaforte del paese, a partire dagli enormi giacimenti di gas e petrolio, torna saldamente sotto il controllo dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel marzo 2014, con la decisione di astenersi sulla risoluzione presentata dagli Usa al CdS delle Nazioni Unite sull\u2019annessione russa della Crimea, la Cina bilancia con accortezza gli\u00a0<em>interessi<\/em>\u00a0(le cointeressenze con Mosca) con i\u00a0<em>principi<\/em>\u00a0(il rischio di dare spazio a interferenze su Tibet, Xinjiang, Taiwan e HK). Dopo gli attriti dell\u2019epoca sovietica, quel voto di astensione costituisce una pietra miliare sulla strada dell\u2019avvicinamento strategico tra Russia e Cina, il cui pilastro \u00e8 costituito dal\u00a0<em>bisogno condiviso<\/em>\u00a0di contenere l\u2019egemonismo statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il commercio bilaterale tra i due paesi cresce a tassi elevati (nel 2019, oltre 111 miliardi di dollari nelle due direzioni): importazioni cinesi per 54,9 miliardi di dollari ed esportazioni per 49,06 miliardi<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. L\u2019interscambio \u00e8 destinato a un\u2019ulteriore accelerazione con l\u2019import cinese di gas siberiano previsto nei prossimi anni<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn2\">[2]<\/a>. La Cina \u00e8 gi\u00e0 oggi il primo partner commerciale della Russia, che a sua volta, dopo aver superato l\u2019Arabia Saudita, \u00e8 il primo esportatore di energia (oltre che di tecnologia militare) verso la Repubblica Popolare, via terra per di pi\u00f9, ci\u00f2 che consente di evitare i tratti di mare controllati dalle flotte americane. Nel commercio elettronico e transfrontaliero, nella navigazione satellitare, nella produzione di aerei a lungo raggio e persino sul fronte culturale le relazioni bilaterali si arricchiscono ogni giorno di nuovi orizzonti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il trentennale accordo energetico stipulato nei giorni scorsi rende ancora pi\u00f9 forte il legame reciproco. Attraverso il nuovo gasdotto che unisce la Siberia Centrale al territorio cinese, Gazprom aumenter\u00e0 le esportazioni verso la Cina dagli attuali 38 miliardi a 48 miliardi di metri cubi l\u2019anno, rendendo l\u2019Asia centrale il principale fornitore di gas naturale del gigante asiatico. I prezzi concordati non sono noti, ma si pu\u00f2 presumere che la Cina abbia strappato un accordo conveniente, mentre la Russia consolida in tal modo i legami con un cruciale acquirente alternativo all\u2019Europa, rafforzando il potere contrattuale nei riguardi di quest\u2019ultima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le due nazioni svolgono regolari esercitazioni militari, hanno ultimato la costruzione del grandioso e simbolico ponte sul fiume Amur, e sviluppato intese nel settore militare avanzato<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn3\">[3]<\/a>. Per entrambi, si tratta di una strategia che oltre al contenimento del comune rivale mira al rafforzamento del multipolarismo, con la definizione di reciproche sfere d\u2019influenza in Asia orientale e centrale, e in Medio Oriente<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tale scenario, non si devono sovrastimare le preoccupazioni russe per i flussi commerciali qualitativamente vantaggiosi per la Cina (<em>commodity<\/em> contro energia), i sospetti di riproduzione illecita di armamenti russi, un\u2019ipotetica <em>invasione<\/em> cinese negli sterminati spazi siberiani e infine l\u2019iperattivit\u00e0 cinese nei paesi ex-sovietico dell\u2019Asia centrale che contrasterebbe con gli interessi russi. Si tratta di temi enfatizzati dalla manipolazione occidentale, ma sui quali il compromesso \u00e8 a portata di mano, alla luce delle tante cointeressenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vladimir Putin e Xi Jinping hanno ribadito l\u2019amicizia tra i due paesi anche all\u2019apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino, esprimendosi in termini critici contro l\u2019allargamento della Nato, invitata ad <em>abbandonare contrapposizioni ideologiche che appartengono al tempo della guerra fredda<\/em> e a <em>rispettare la sovranit\u00e0, la sicurezza e gli interessi altrui \u2026 agendo in forma equa e obiettiva a favore dello sviluppo pacifico tra i popoli<\/em>. I due leader hanno aggiunto che le relazioni bilaterali sino-russe <em>non conosceranno limiti e sono destinate a superare il livello delle alleanze politico\/militari della guerra fredda.<\/em> Persino nella penisola coreana i due paesi trovano buone ragioni per collaborare. Il dispiegamento del <em>Thaad<\/em><a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn5\"><sup>[5]<\/sup><\/a> in Corea del Sud \u00e8 visto come un\u2019operazione intrusiva contro entrambi con il pretesto della minaccia nordcoreana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto alla <em>Shanghai Cooperation Organization<\/em>, di cui Cina e Russia costituiscono i pilastri, essa aveva inizialmente l\u2019obiettivo circoscritto di sconfiggere i <em>Three Evils<\/em>: terrorismo, separatismo ed estremismo religioso. Nel giungo 2017 vi hanno aderito anche Pakistan e India, e nel settembre 2021 l\u2019Iran. Il successo della Sco \u00e8 confermato da un diffuso interesse: ai paesi membri a pieno titolo<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn6\">[6]<\/a>, si aggiungono quelli <em>osservatori<\/em>, Afghanistan, Bielorussia e Mongolia, mentre Sri Lanka, Cambogia, Azerbaijan, Nepal, Armenia, Egitto, Qatar, Arabia Saudita e persino Turchia (paese Nato) vi partecipano in qualit\u00e0 di <em>dialogue partners<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn7\"><strong>[7]<\/strong><\/a><\/em>. Con il tempo, se sar\u00e0 capace di generare ritorni tangibili per tutti, in termini di sicurezza e stabilit\u00e0 politica, oltre che benefici economici, riducendo i fattori divisivi e favorendo l\u2019appianamento di annosi contenziosi come quelli indo-pakistano e sino-indiano, la Sco potrebbe trasformarsi in una sorta di Nato asiatica, sebbene l\u2019oggettiva eterogeneit\u00e0 di alcuni suoi membri non autorizzi una previsione cos\u00ec netta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le tensioni russo-americane, alimentate dalle politiche imperialiste di Washington, che incidono in profondit\u00e0 sulle relazioni altrimenti amichevoli tra Europa e Russia, spingono ancor pi\u00f9 quest\u2019ultima verso la sponda cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l\u2019avvento di Putin, che ha restituito dignit\u00e0 a una nazione allo sbando, gli Stati Uniti hanno dovuto fronteggiare una difficile alternativa: spingere l\u2019acceleratore sul\u00a0<em>reset<\/em>\u00a0nei riguardi di Mosca accettando uno strategico avvicinamento di quest\u2019ultima con l\u2019Europa, o scegliere il male minore, perdere la Russia. Se poi la prospettiva di un\u2019integrazione strategica Russia-Europa avesse col tempo incluso anche la Cina, al termine di quel percorso d\u2019interconnessione logistica tra Estremo Oriente ed Europa che costituisce l\u2019obiettivo primario della\u00a0<em>Belt and Road<\/em>, il continente euro-asiatico troverebbe un diverso baricentro, ridisegnando i contorni del potere nel mondo. Nella visione americana, Europa e Asia dovrebbero operare su due fronti distinti, risparmiando a Washington il costo di interventi diretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 possibile che Washington abbia puntato sulla riemersione delle crepe russo-cinesi di epoca sovietica, sebbene oggi la scena politica sia ben diversa, e minimi i fattori di rivalit\u00e0. D\u2019altro canto, gli Stati Uniti ritengono di trarre comunque vantaggio dall\u2019attuale scenario. Oltre a confermare la sottomissione dell\u2019Europa agli interessi americani, a guadagnare \u00e8 ancora una volta il complesso militare-industriale (che come sappiamo, oltre agli armamenti, si estende all\u2019industria dell\u2019intrattenimento, media, accademia, internet, carriere politiche e altro ancora), mentre le sanzioni\u00a0<em>unilaterali<\/em>\u00a0Usa contro Russia e Cina, sempre modulate con astuzia per non danneggiare le corporazioni a stelle e strisce, tengono sotto pressione i prezzi energetici e sostengono il corso del dollaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il principio fondante di ogni impero \u00e8 il\u00a0<em>divide et impera<\/em>. Giappone e Gran Bretagna costituiscono gli avamposti americani per tenere sotto controllo rispettivamente Estremo Oriente ed Estremo Occidente della massa euroasiatica. A questi due paesi l\u2019impero Usa ha delegato il compito di\u00a0<em>contenere<\/em>\u00a0i rispettivi terminali prospicienti. In Occidente, rimane improbabile che l\u2019Inghilterra ceda alla seduzione di integrarsi con i destini euroasiatici, appartenendo essa al\u00a0<em>club anglosassone americanista<\/em>\u00a0per ragioni politiche, culturali e di finanza. Quanto alla scelta subalterna del Giappone, essa appare motivata da un calcolo astuto, i ritorni economici del mercantilismo dopo la disfatta militare e l\u2019umiliazione della cultura tradizionale che hanno consentito a quel paese di giungere alla prosperit\u00e0 senza una costosa mobilitazione militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre non pu\u00f2 nascere alcun serio progetto di unificazione europea se Germania e Russia restano ostili tra loro, per analogia non pu\u00f2 esserci alcuna vera prospettiva asiatica se Cina e Giappone rimangono divise. Per il momento, quest\u2019ultimo intende preservare l\u2019assetto post-bellico, ma in futuro tale scenario potrebbe cambiare, poich\u00e9 il Giappone si trova in uno stadio di <em>americanizzazione<\/em> reversibile e \u2013 spinto da diverse priorit\u00e0 \u2013 potrebbe un giorno smarcarsi dalle conseguenze della sconfitta militare, poich\u00e9 sotto la coltre occidentalizzante la sua cultura mostra di resistere all\u2019omologazione. In buona sostanza, la Cina costituisce per il Giappone l\u2019orizzonte inconscio e insieme un naturale alleato prospettico, oltre che un gigantesco mercato d\u2019interazione economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1997, Zbigniew Brzezinski scriveva<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn8\"><sup>[8]<\/sup><\/a> che <em>l\u2019L\u2019Eurasia \u00e8 il supercontinente assiale \u2026 \u00c8 imperativo che in questa regione non emerga uno sfidante in grado di dominarla e quindi di sfidare l\u2019America<\/em>. I geo-strateghi americani sono prigionieri di tale <em>arcaica<\/em> concezione, rifiutando di considerare che il procedere della storia ridisegna costantemente le relazioni tra i popoli. Se anche un <em>contender state<\/em> dovesse un giorno emergere dai territori asiatici il sole continuerebbe a sorgere ogni giorno come fa da migliaia di anni. Il commercio del Giappone con la Cina \u00e8 1,4 volte quello con gli Stati Uniti. Le esportazioni della Corea del Sud verso la Cina sono superiori di oltre l\u201980% rispetto a quelle verso l\u2019America, e l\u2019elenco \u00e8 lungo. L\u2019Eurasia non \u00e8 politicamente omogenea, e non costituisce un blocco uniforme. La sua economia \u00e8 tuttavia maggiore e pi\u00f9 dinamica, la sua terra \u00e8 abitata da individui mediamente pi\u00f9 istruiti e ormai dispone di tecnologie di cui l\u2019America ha perso il monopolio. Il secolo XXI \u00e8 il secolo eurasiatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il quadro si arricchisce poi di ulteriori colorazioni se si considera che l\u2019asse Mosca-Pechino, oltre alle repubbliche ex-sovietiche geo-politicamente attigue, tende ad arruolare altre nazioni esterne al dominio Usa, la prima delle quali, situata sulla linea di faglia tra Asia ed Europa, \u00e8 la Repubblica Islamica dell\u2019Iran. L\u2019altopiano iraniano si trova in posizione strategica e dispone delle maggiori riserve mondiali congiunte di petrolio\/gas. Iran e Cina, eredi di antiche civilt\u00e0, s\u2019incontrano in un momento critico della loro storia, sollecitati dalla comune necessit\u00e0 di far fronte all\u2019ostilit\u00e0 americana, nel caso di Teheran a tutto campo, in quello di Pechino pi\u00f9 dialettica. La Repubblica Islamica punta su Cina e Russia per costruire un triangolo di resistenza anti-Usa, ridurre l\u2019isolamento, rafforzare il recinto di sicurezza contro la minaccia israeliano-americana, rilanciare l\u2019economia, a partire dal settore energetico, fonte principale di introiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Teheran, la sete cinese di energia \u00e8 pressoch\u00e9 insaziabile. Pechino continua ad acquistare petrolio<a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn9\">[9]<\/a>, a prezzi scontati per di pi\u00f9, sfidando le sanzioni Usa con accortezza, per non intaccare i suoi interessi con la superpotenza americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019aprile 2021, Cina e Iran firmano un accordo strategico<a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn10\">[10]<\/a> su economia e sicurezza, aprendo nuovi orizzonti sulla geopolitica regionale<a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftn11\">[11]<\/a>. Pechino s\u2019impegna a investire nei prossimi 25 anni fino a 400 miliardi di dollari nel settore gas\/petrolio, banche, telecomunicazioni, porti, ferrovie, sanit\u00e0, reti 5G, GPS e altro ancora, contribuendo alla modernizzazione industriale e infrastrutturale dell\u2019Iran, in cambio di energia sicura e scontata. In termini politici, la Cina punta a includere l\u2019altopiano persiano nelle dinamiche di sviluppo centroasiatico della\u00a0<em>Belt and Road<\/em>, mentre Teheran apre ad Est un orizzonte alternativo rispetto a un Occidente dal quale viene respinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, in buona sostanza, Cina, Russia e Iran sono accomunati dall\u2019esigenza di fronteggiare il medesimo rivale in un labirinto di percorsi, alla luce del\u00a0<em>divario qualitativo<\/em>\u00a0dei rispettivi rapporti con gli Stati Uniti: ostili a tutto campo quelli di Teheran, conflittuali ma alla pari quelli russi e competitivi, conflittuali e insieme reciprocamente vantaggiosi, quelli cinesi. Si tratta di sentieri in salita, che dovranno fare i conti con un prisma variegato di interessi e imprevisti, anche se oggi sulle agende dei tre protagonisti le convergenze paiono imporsi sulle divergenze. La storia per\u00f2, come noto, \u00e8 maestra di coreografie, non solo di vita.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref1\">[1]<\/a> https:\/\/www.statista.com\/statistics\/1003171\/russia-value-of-trade-in-goods-with-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Ingenti sono gli investimenti cinesi nel settore estrazione e trasporto di energia nella Siberia centrale e orientale. Un accordo del valore di 400 miliardi di dollari, firmato nel 2014 a Shanghai, assicura a Pechino la fornitura annuale di 38 miliardi di metri cubi di gas nei prossimi 30 anni e l\u2019ingresso di suoi capitali nell\u2019up-stream, un privilegio mai concesso dalla Russia ad alcun altro paese. Nel maggio 2020, l\u2019import cinese di petrolio russo ha superato 1,76 milioni di barili al giorno e cresce ogni anno a tassi del 20-30 per cento, mentre le esportazioni russe di attrezzature industriali e alta tecnologia registrano incrementi annuali intorno al 30 per cento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Acquisti cinesi di aerei Su-35 da combattimento e sistemi antimissile superficie-aria S-400) e nel cyberspazio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref4\">[4]<\/a> Nel maggio 2015, Xi Jinping e Vladimir Putin firmano l\u2019impegno a sostenere l\u2019Unione Economica Eurasiatica (Eaeu), della quale fanno gi\u00e0 parte Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan, e che dovrebbe attrarre in futuro le altre repubbliche ex-sovietiche e l\u2019Iran. Per il momento la Cina non vi partecipa, ma il forte attivismo nella <em>Belt and Road Initiative<\/em> dovrebbe consentire a Pechino di aderirvi, bilanciando i propri interessi in una regione strategica anche per Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref5\">[5]<\/a> Terminal High Altitude Area Defense, Difesa d\u2019area terminale ad alta quota, sistema americano contro missili balistici a medio e corto raggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref6\">[6]<\/a> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cina\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cina<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Russia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Russia<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Kazakistan\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Kazakistan<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Kirghizistan\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Kirghizistan<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tagikistan\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tagikistan<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Uzbekistan\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Uzbekistan<\/a>, India, Pakistan e, dall\u2019ottobre 2021, Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref7\">[7]<\/a> Nel 2022 dovrebbero aggiungersi quali <em>dialogue partners<\/em> Libano, Siria, Iraq, Serbia e diversi altri paesi asiatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref8\">[8]<\/a> La grande scacchiera, Longanesi Ed., marzo 1998<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref9\">[9]<\/a> Come media degli ultimi tempi, da gennaio a marzo 2021, Pechino a importato poco meno di un milione di barili di petrolio al giorno: https:\/\/www.reuters.com\/article\/us-china-iran-oil-idUSKBN2BM08Z<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/#_ftnref10\">[10]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.president.ir\/EN\/91435\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.president.ir\/EN\/91435<\/a>; https:\/\/www.dw.com\/en\/iran-china-sign-strategic-deal-in-tehran\/a-57025741<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/02\/14\/le-relazioni-tra-cina-e-russia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Alberto Bradanini) I rapporti russo-cinesi sono al centro della politica mondiale. Vediamone in sintesi genesi e sviluppi. Se nel secolo scorso i bolscevichi avevano\u00a0sovietizzato il marxismo, i comunisti cinesi lo hanno\u00a0sinizzato. Conquistato il potere, i sovietici puntano inizialmente sulla dimensione internazionalista, presto tuttavia abbandonata\u00a0per ragioni di sopravvivenza. I bolscevichi avevano raggiunto il potere in un paese dove gli operai costituivano una sparuta minoranza rispetto ai contadini\/schiavi dell\u2019impero zarista. Quella di Lenin fu&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ijN","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70419"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=70419"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70419\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70420,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70419\/revisions\/70420"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=70419"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=70419"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=70419"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}