{"id":70449,"date":"2022-02-17T10:00:30","date_gmt":"2022-02-17T09:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70449"},"modified":"2022-02-16T13:16:05","modified_gmt":"2022-02-16T12:16:05","slug":"intervista-al-prof-eugenio-di-rienzo-sulla-crisi-ucraina-storia-analisi-previsioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70449","title":{"rendered":"Intervista al Prof. Eugenio Di Rienzo sulla crisi ucraina. Storia, analisi, previsioni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Shanmei)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-70450\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/di_rienzo_conflittorussoucraino.gif\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"237\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Benvenuto professor Di Rienzo su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Tra le sue molte opere \u00e8 anche l\u2019autore di un libro uscito nel 2015, ormai sette anni fa, Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale, edito da Rubbettino, di cui maggiormente ne stiamo scoprendo l\u2019importanza in questi giorni difficili. Dunque le varie tregue, sempre tenuto conto del Donbass, non erano che il preludio dello stallo di questi giorni. Lei essenzialmente, professore, \u00e8 uno storico, pu\u00f2 ricapitolarci sotto il profilo storico la storia dell\u2019Ucraina, per avere una visione di insieme pi\u00f9 nitida e lucida?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quando il territorio dell\u2019Ucraina fu spartito tra l\u2019Impero russo e asburgico, si ebbe una frattura all\u2019interno di questo Paese, poich\u00e9 la parte nord-est guard\u00f2 a Kiev, all\u2019Occidente, mentre quella sud-orientale guard\u00f2 verso la Russia, e ospit\u00f2 cittadini prevalentemente russofoni. Un altro discorso \u00e8 invece quello della Crimea, russa dal 1792. Nel 1918, dopo il trattato di pace di Brest-Litovsk tra la Russia guidata dal governo rivoluzionario presieduto da Lenin e gli Imperi centrali, l\u2019Ucraina di Kiev diventa indipendente de jure, ma non de facto, in quanto stato satellite della Germania guglielmina. Dal 1922, l\u2019Ucraina divenne una Repubblica Sovietica, Crimea compresa, la pi\u00f9 importante, forse, tra quelle che componevano l\u2019Urss. Nella Seconda Guerra Mondiale, quando il territorio ucraino venne invaso dalle truppe tedesche, si replic\u00f2 nuovamente questa divisione, l\u2019Ucraina di Kiev torn\u00f2 ad essere uno Stato satellite della Germania nazista. Addirittura venne formata una Divisione SS composta da cittadini ucraini che combatterono a fianco dei nazisti insieme con la Guardia Nazionale ucraina. \u00c8 doveroso ricordare che questi due gruppi armati diedero man forte alla persecuzione degli ebrei. Dopo la morte di Stalin, nel 1954, Mosca cedette la Crimea all\u2019Ucraina, che in quel periodo era ancora inglobata nel territorio russo. Fu come un regalo che si fa a una moglie. Tutto rimase in famiglia fino al dicembre 1990 quanto i leader di Bielorussia, Russia e Ucraina dissolsero formalmente l\u2019Urss e costituirono Stati indipendenti insieme a sette altre Repubbliche sovietiche.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rileggendo la sua precedente intervista, (per chi fosse interessato questo \u00e8 il link), alla luce dei fatti odierni molte sue affermazioni prendono una nuova luce. Non si pu\u00f2 parlare di Ucraina senza parlare di Crimea, e da storico sicuramente ha bene in mente il conflitto combattuto tra il 1853 e il 1856, tra l\u2019allora Impero russo e l\u2019Impero ottomano, la Francia, la Gran Bretagna e il Regno di Sardegna (con il ruolo attivo di Cavour). La vera paura di Putin, secondo lei, \u00e8 perdere la Crimea (e il conseguente sbocco nel Mar Nero)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I timori di Putin riguardano l\u2019accerchiamento della Russia da parte della NATO, in gran parte gi\u00e0 realizzato e in via di potenziarsi con il prossimo ingresso nell\u2019alleanza di Svezia, Finlandia e Georgia. Naturalmente il Premier russo teme anche la perdita della Crimea, entrata a far parte della Federazione Russa dopo il referendum sull\u2019autodeterminazione, vigilato da osservatori ONU, del 16 marzo 2014, e con essa quella della base navale di Sebastopoli che sola consente, attraverso gli Stretti Turchi, alla Voenno-morskoj Flot l\u2019accesso al Mediterraneo, durante i mesi invernali, restando la gran parte dei porti russi del Mare del Nord e del Baltico gelati e quindi impraticabili in quella stagione. Vorrei ricordare che da Sebastopoli sono partiti truppe, rifornimenti, logistica che hanno consentito alla Forze armate della Federazione Russa di raggiungere la Siria e di spezzare, una volta per tutte, le reni all\u2019autoproclamatosi Stato Islamico, mentre i contingenti americani e NATO si limitarono a osservare lo scontro dalla finestra.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pu\u00f2 parlarci pi\u00f9 diffusamente del patto denominato \u201cnot one inch\u201d e sulla sua reale tenuta, e sul fatto che nonostante rimase solo verbale (un \u201caccordo tra gentiluomini\u201d che davano valore alla parola data) dalla Russia fu sempre tenuto in seria considerazione e disatteso, nei fatti, dalla NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Nel marzo 2004, l\u2019Unione Europea festeggi\u00f2 l\u2019allargamento della sua sfera a ben dieci nazioni, di cui quattro (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria) ex membri del Patto di Varsavia e tre (Estonia, Lituania, Lettonia), gi\u00e0 parte integrante dell\u2019Urss sia pure per diritto di conquista. Questa espansione non avrebbe avuto nulla d\u2019irrituale se, tra 1999 e 2004, questi stessi Stati, con l\u2019aggiunta di Bulgaria e Romania, non fossero divenuti membri della NATO, un\u2019alleanza che, in ossequio alla sua stessa primitiva ragione sociale, avrebbe dovuto essere sciolta dopo la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica. Evidentemente Bill Clinton e George W. Bush avevano deciso di non onorare la promessa fatta da George Bush senior a Michail Gorbaciov, quando il Presidente statunitense lo persuase a consentire che la Germania unificata entrasse a far parte della NATO assicurandogli, come contropartita, che la coalizione atlantica non avrebbe esteso la sua presenza oltre la vecchia \u00abcortina di ferro\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quando cadde il Muro di Berlino e l\u2019Europa orientale cominci\u00f2 a emanciparsi dal regime comunista, il primo Bush incontr\u00f2 Gorbaciov nel summit di Malta (2-3 dicembre 1989). I due statisti si accordarono per rilasciare un comunicato congiunto della massima importanza dove, sulla base degli accordi raggiunti durante i colloqui, si concordava sul fatto che l\u2019Unione Sovietica dovesse rinunciare a ogni intervento per sostenere gli agonizzanti sistemi comunisti dell\u2019Est, mentre gli Stati Uniti s\u2019impegnavano a non ricavare alcun vantaggio strategico dagli sviluppi politici conseguenti alla decisione del Cremlino.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Si tratt\u00f2 di un gentlemen\u2019s agreement che allora non fu formalizzato per iscritto, ma i cui contenuti si possono evincere dal verbale del colloquio tra i due premier, nel punto in cui Bush senior, garantiva il suo interlocutore che i profondi cambiamenti politici in corso non avrebbero danneggiato la posizione internazionale della Russia. L\u2019esistenza del cosiddetto \u00abaccordo di Malta\u00bb fu poi confermata dalle dichiarazioni del Primo ministro inglese, del Cancelliere tedesco, del Presidente francese e dalla testimonianza dell\u2019allora ambasciatore statunitense a Mosca, Jack Foust Matlock.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pi\u00f9 di recente, dopo un lungo periodo di enigmatico silenzio, lo stesso Gorbaciov \u00e8 tornato su questo punto. Rimproverandosi tardivamente per la passata ingenuit\u00e0, il penultimo Segretario generale del Partito comunista dell\u2019Unione Sovietica ha espresso il rammarico che quell\u2019impegno sia rimasto un semplice accordo verbale senza trasformarsi in un\u2019esplicita convenzione diplomatica dove si sarebbero potute recepire anche le assicurazioni fornitegli allora dal segretario di Stato, James Baker, subito dopo la caduta del Berliner Mauer, secondo le quali \u00abla giurisdizione della NATO non si sarebbe allargata nemmeno di un pollice verso Oriente\u00bb. Come tutte le intese sulla parola, l\u2019accordo stipulato nella piccola isola del Mediterraneo pu\u00f2 essere sottoposto a molteplici interpretazioni ma non azzerato nella sua sostanza. Il significato storico del compromesso tra Urss e Occidente era tutto nelle parole pronunciate da Baker: da una parte, la Russia rinunciava alla sua egemonia sull\u2019Europa orientale e, dall\u2019altra, gli Stati Uniti non avrebbero in alcun modo approfittato di tale concessione per allargare la loro influenza su quel grande spazio e minacciare la sicurezza strategica russa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo spirito di Malta fu poi ancora pi\u00f9 profondamente tradito dalle pressioni americane per l\u2019ingresso dell\u2019Ucraina e della Georgia nella NATO, esercitate durante il vertice atlantico di Bucarest dell\u2019aprile 2008, alle quali sarebbe seguita la guerra russo-georgiana. Alcuni governi europei si sforzarono di attenuare il clima di crescente tensione. Nella capitale romena, Berlino arriv\u00f2 a ritardare la discussione sull\u2019ingresso di Ucraina e Georgia nell\u2019Alleanza Atlantica e pi\u00f9 tardi, a Tbilisi, Parigi, dopo l\u2019inizio del conflitto georgiano, riusc\u00ec a negoziare un armistizio che permise a Mosca di conservare il controllo dell\u2019Ossezia meridionale e dell\u2019Abkhazia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Nulla e nessuno poterono per\u00f2 impedire prima la dichiarazione d\u2019indipendenza del Kosovo da Belgrado (febbraio 2008), apertamente favorita da Stati Uniti e Cancellerie occidentali, che costitu\u00ec un vulnus non rimarginabile per la Russia colpita nel suo antico, storico ruolo di protettrice dell\u2019integrit\u00e0 della Nazione serba, poi l\u2019adesione al Patto Atlantico di Albania e Croazia, che avvenne nel 2009 sotto la presidenza Obama, e infine la ripresa dei negoziati finalizzati a integrare Georgia, Montenegro, Kosovo, Moldavia nella NATO.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque l\u2019entrata dell\u2019Ucraina nella NATO sembra la causa del contendere, mentre una sua neutralit\u00e0 o meglio finlandizzazione sarebbe la soluzione pi\u00f9 auspicata. Perch\u00e9 l\u2019Ucraina non abbraccia apertamente questa soluzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A mio avviso, Kiev sarebbe disposta ad accettare questa soluzione, a riconoscere l\u2019autonomia delle Repubbliche filorusse del Donbass e a concedere un ininterrotto approvigionamento idrico della Crimea, pi\u00f9 volte sospeso in questi ultimi anni, pur di evitare un conflitto con la Federazione Russa e il suo completo crollo economico. Se si analizzano i comunicati diramati dal Governo ucraino, in queste ultime settimane, si vedr\u00e0 che quei comunicati stigmatizzano con grande decisione le esternazioni statunitensi e britanniche che danno per certa l\u2019invasione russa, dichiarando che tali boatos hanno il solo scopo di innalzare il livello della tensione e rendere impossibile un accordo bilaterale russo-ucraino. Accordo al quale Parigi, Berlino e forse anche Roma stanno lavorando. Resta, per\u00f2, il fatto che l\u2019Ucraina, divenuta dopo il 2014 un Failed State, completamente dipendente dalle rimesse della finanza americana, \u00e8 ormai divenuta una \u00abNazione marionetta\u00bb, alla quale non \u00e8 concesso prendere decisioni che non siano avallate da Washington.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una sua recente intervista accenna alla cosiddetta Maskirovka, anche soprannominata \u201cguerra delle ombre\u201d, adottata dalla Russia, in contrapposizione a una guerra \u201ccalda\u201d che gli risulterebbe fatale. Non pensa anche lei che Putin sia l\u2019ultimo a volere una guerra aperta, insomma ha troppo da perdere? O pensa che sia cos\u00ec ingenuo da ritenere che occupando l\u2019Ucraina NATO e Stati Uniti lo lascino fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A un osservatore superficiale Putin potrebbe sembrare una sorta di \u00abapprendista stregone\u00bb. In realt\u00e0, il Premier russo ha ben calibrato la sua linea d\u2019azione. Non intende certo arrivare fino a Kiev e si accontenterebbe della neutralit\u00e0 dell\u2019Ucraina, del riconoscimento formale del possesso della Crimea e dell\u2019applicazione degli accordi di Minsk (settembre 2014-febbraio 2015), per quel che riguarda il Donbass dove da 7 anni infuria una sanguinosa guerra civile, del tutto ignorata dai media occidentali, che si \u00e8 trasformata in guerra contro i civili filorussi. Se tutte le sue richieste saranno respinte, come ormai pare quasi certo, il Cremlino si limiter\u00e0, per cos\u00ec dire, a occupare militarmente il Donbass e forse la costa meridionale del Mare d\u2019Azov che assicurerebbe il collegamento terrestre tra Federazione Russa e Crimea. Anche in questo caso la NATO probabilmente non interverr\u00e0 direttamente in Ucraina. Si avr\u00e0 solo un incremento delle sanzioni che, per\u00f2, allo stato attuale, danneggeranno pi\u00f9 Francia, Germania, Italia che la Russia. Ma queste sono supposizioni, fatte mentre la partita \u00e8 ancora aperta. E io sono uno storico, non un profeta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Francia di Macron ha cercato una mediazione, e l\u2019Italia, pensa che in qualche modo possa assumere un ruolo di mediatore? Sarebbe ascoltato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dato che ormai il Presidente del Consiglio Mario Draghi detta in completa autonomia anche la nostra politica estera, bisognerebbe girare la domanda a lui. Comunque dalle parti della Farnesina credo che qualcosa si stia muovendo, come dimostrano i colloqui tra Draghi e Macron. Anche se un Paese, come il nostro, che ha rinunciato ad avere un\u2019autonoma politica estera dal 2011, non potr\u00e0 certo essere l\u2019attore principale della trattativa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quali sono le richieste russe, che il ministro degli esteri russo Lavrov ha detto che sono state disattese? Sono richieste fattibili?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Mi sembra di averle gi\u00e0 elencate. Comunque, la finlandizzazione dell\u2019Ucraina, gi\u00e0 auspicata da Kissinger nel 2014, sarebbe del tutto fattibile, se non gli fosse d\u2019ostacolo la h\u1ef3bris degli Stati Uniti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fronte NATO e quello dell\u2019UE \u00e8 diviso, questo mi sembra un punto di debolezza difficilmente mediabile, la Russia in che modo approfitta di questa crepa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I Big Three della NATO e dell\u2019UE (Italia, Francia, Germania), sono contrari alla politica aggressiva contro Mosca a cui sono propensi invece, Stati Uniti, Regno Unito, Polonia e Stati baltici, sia perch\u00e9 la Federazione Russa \u00e8 un loro importantissimo partner commerciale sia per la dipendenza energetica dalla Grande Nazione Euroasiatica sia ancora per le loro difficolt\u00e0 interne. Ma lo sono anche, seppur in misura meno evidente, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia. Mosca spera che questa crepa si trasformi in frattura. Si tratta al momento, per\u00f2, di una speranza poco realizzabile considerata la forte egemonia politica, economica e finanziaria americana sul Vecchio Continente, e la presenza di un forte partito amerikano, in una parte delle classi dirigenti europee, fanaticamente atlantiste che scambiano ancora, per insipienza o per malafede, la Russia di Putin con quella di Stalin.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ultima domanda le chiedo che ruolo sta avendo la Cina in questa crisi? Sta a guardare per intervenire, magari, al fianco della Russia? Non \u00e8 un pericolo troppo grande da non tenere in debito conto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Se si arrivasse alla guerra guerreggiata in Ucraina, Pechino invaderebbe immediatamente Taiwan, il conflitto diverrebbe globale e gli Stati Uniti dovrebbero battersi su due fronti. In questo caso credo che Washington non si limiterebbe all\u2019uso di armi convenzionali e si potrebbe arrivare (Dio non voglia!) all\u2019Armageddon nucleare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grazie del suo tempo e delle sue risposte, invito i nostri lettori anche a leggere, se ancora non lo hanno fatto, il suo libro Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale per approfondire l\u2019argomento.<\/p>\n<p><strong>Roma, 13 Febbraio 2022<\/strong><\/p>\n<p><strong>(Pubblicato il 13 febbraio 2022 \u00a9\u202f \u00abLiberi di scrivere\u00bb &#8211; Interviste)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/?p=11771\">http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/?p=11771<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Shanmei) Benvenuto professor Di Rienzo su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Tra le sue molte opere \u00e8 anche l\u2019autore di un libro uscito nel 2015, ormai sette anni fa, Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale, edito da Rubbettino, di cui maggiormente ne stiamo scoprendo l\u2019importanza in questi giorni difficili. 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