{"id":70589,"date":"2022-02-25T09:59:33","date_gmt":"2022-02-25T08:59:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70589"},"modified":"2022-02-23T19:04:04","modified_gmt":"2022-02-23T18:04:04","slug":"escalation-tra-russia-e-ucraina-putin-riconosce-i-secessionisti-di-donetsk-e-lugansk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70589","title":{"rendered":"Escalation tra Russia e Ucraina: Putin riconosce i secessionisti di Donetsk e Lugansk"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ANALISI DIFESA<\/strong> (Mirko Molteni)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Copy-of-sv_t-80-101.jpg\" alt=\"Copy-of-sv_t-80-10(1)\" \/><\/p>\n<p>Dopo mesi di tensione crescente sui confini fra Russia, Bielorussia e Ucraina, l\u2019annuncio il 15 febbraio 2022 di un parziale ritiro dell\u2019imponente schieramento russo, che avrebbe toccato, fino a quel momento, una punta massima di 147.000 soldati in posizioni avanzate (entro 300 chilometri dai confini ucraini), sembrava aver aperto la prima concreta possibilit\u00e0 di calo della tensione, almeno nel breve periodo.<\/p>\n<p>Ma la sera del 21 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha infine rotto gli indugi, dopo essersi consultato col Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, decidendo di riconoscere le due repubbliche secessioniste di Donetsk e Lugansk.<\/p>\n<p>Il discorso di Putin si \u00e8 caratterizzato anzitutto per l\u2019attacco frontale all\u2019intera classe dirigente ucraina, rea ai suoi occhi di aver fatto diventare il paese una sorta di colonia della NATO: \u201cGli ucraini\u201d sono dominati da oligarchi interessati solo ai loro soldi e alle loro aziende, nonch\u00e9 a dividere l\u2019Ucraina dalla Russia. Hanno sfruttato lo sconforto dei cittadini e sono arrivati a un colpo di stato, col sostegno da parte degli Stati Uniti, grazie a milioni di dollari al giorno. C\u2019\u00e8 stata una corruzione dilagante e gli ucraini si sono trovati a essere marionette\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151106 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Ucraina-Putin-manda-a-casa-Macron-e-minaccia-ancora-guerra.jpg\" alt=\"Ucraina-Putin-manda-a-casa-Macron-e-minaccia-ancora-guerra\" width=\"380\" height=\"253\" \/><\/p>\n<p>Il pericolo strategico per la Russia \u00e8 enorme e Putin ha ricordato una presenza militare della NATO in Ucraina sotto traccia, ma probabilmente non sfuggita all\u2019intelligence dell\u2019FSB e dell\u2019SVR.<\/p>\n<p>\u201cIn Ucraina le armi occidentali sono arrivate con un flusso continuo, ci sono esercitazioni militari regolari nell\u2019ovest dell\u2019Ucraina, l\u2019obiettivo \u00e8 colpire la Russia. Le truppe della NATO stanno prendendo parte a queste esercitazioni, almeno 10 sono in corso, e i contingenti NATO in Ucraina potrebbero crescere rapidamente. I sistemi di comando delle truppe ucraine sono gi\u00e0 integrati con la Nato e l\u2019Alleanza ha iniziato a sfruttare il territorio ucraino con infrastrutture missilistiche\u201d.<\/p>\n<p>Teme che anche in Ucraina sorgano basi come quella di Deveselu in Romania e quella di Redzikowo in Polonia, da cui gli americani possano lanciare a sorpresa missili Tomahawk o anche di nuovo tipo, come i Lockheed PRSM a medio raggio: \u201cL\u2019installazione di missili balistici in Ucraina sarebbe una minaccia contro la Russia europea e gli Urali. I missili Tomahawk possono raggiungere Mosca in 35 minuti, i missili balistici in 7 minuti ed i missili ipersonici in 4 minuti. E\u2019 un coltello alla gola della Russia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151169 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/likaf550.jpg\" alt=\"likaf550\" width=\"451\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p>Hanno cercato di tranquillizzarci dicendo che ci vorr\u00e0 tempo. Sono stati condotti negoziati ma \u00e8 scritto in molti documenti ufficiali che la Russia \u00e8 il nemico numero uno dell\u2019Alleanza Atlantica\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha parlato chiaro l\u2019uomo del Cremlino, dopo che per settimane ha visto gli Stati Uniti e gli alleati europei della NATO glissare, in sostanza, su precise richieste di sicurezza a cui Mosca vorrebbe dare forma scritta per assicurare una stabilit\u00e0 di lungo periodo che l\u2019Occidente vuole soltanto alle sue condizioni, negando parit\u00e0 negoziale alla controparte.<\/p>\n<p>E ponendo cos\u00ec semi di discordia. Le questioni principali sono rimaste sul tappeto, poich\u00e9 Stati Uniti e alleati non hanno di fatto tenuto conto finora di nessuna delle preoccupazioni della Russia per la propria sicurezza, per le quali il Cremlino aspira ad arrivare a un trattato scritto. Inoltre, il presidente americano Joe Biden, ha pi\u00f9 volte ripetuto che \u201ci russi potrebbero invadere l\u2019Ucraina in ogni momento nei prossimi giorni\u201d, sebbene, curiosamente, lo stesso ministro della Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov, abbia detto che \u201cla Russia non ha ancora organizzato formazioni d\u2019attacco tra le sue forze schierate vicino ai confini\u201d.<\/p>\n<p>Il 20 febbraio una telefonata del presidente francese Emmanuel Macron al collegar russo Vladimir Putin avrebbe propiziato la possibilit\u00e0 di un vertice Putin-Biden. Ma non promette nulla di buono la ripresa di scontri locali nel Donbass, l\u2019area orientale dell\u2019Ucraina in cui dal 2014 le repubbliche secessioniste di Donetsk e Lugansk, abitate da russofoni, si oppongono all\u2019autorit\u00e0 di Kiev con l\u2019appoggio di Mosca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151187 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/111.jpg\" alt=\"111\" width=\"432\" height=\"599\" \/><\/p>\n<p>Lo scambio di cannonate e granate di mortaio avrebbe gi\u00e0 provocato, fra il 17 e il 21 febbraio, almeno due morti militari fra gli ucraini e due morti civili e uno militare fra i russofoni del Donbass. Le due parti si rimpallano accuse reciproche di provocazione. D\u2019altro canto, il presidente americano Joe Biden per primo non si \u00e8 fidato dell\u2019annuncio russo di parziale ritiro e di fine delle esercitazioni, convincendo poi a cascata il segretario della NATO Jens Stoltenberg e i governi alleati a ripetere, fra il 16 e il 21 febbraio, che \u201cnon si osservano segnali di de-escalation\u201d.<\/p>\n<p>Fra le stime degli ultimi giorni, il 17 febbraio l\u2019ambasciatore americano presso l\u2019OSCE, Michael Carpenter, ha sostenuto che la Russia avrebbe \u201cfra 169.000 e 190.000 soldati\u201d sui confini, poi il 20 febbraio la tv statunitense CNN ha parlato di \u201c120 gruppi tattici a livello di battaglione schierati a 60 chilometri dal confine con l\u2019Ucraina\u201d, oltre a \u201c35 battaglioni da difesa aerea, 500 aerei da caccia e 50 bombardieri medio-pesanti\u201d.<\/p>\n<p>La CBS dal canto suo, cita fonti CIA secondo cui \u201cai comandanti dell\u2019esercito russo sono gi\u00e0 stati consegnati gli ordini di attacco\u201d. Arduo chiaramente discernere quanto si tratti di indiscrezioni plausibili e quanto di \u201cguerra d\u2019informazioni\u201d per favorire una successiva ricostruzione che addossi solo sui russi la colpa di un conflitto.<\/p>\n<p>Stesso discorso per le scaramucce in Donbass, dove l\u2019atteggiamento offensivo che i miliziani filorussi attribuiscono alle forze di prima linea ucraine potrebbe rendere credibile l\u2019ipotesi che Kiev, sentendosi spalleggiata dalla NATO, tenga alta la tensione nella speranza di recuperare quel territorio.<\/p>\n<p>Ma i russi, a loro volta, hanno ribattuto in quei giorni, sia per bocca del presidente Vladimir Putin sia del suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov, che \u201cgli Stati Uniti non hanno dato risposte soddisfacenti alle nostre precise richieste in fatto di sicurezza\u201d. In sostanza, l\u2019assicurazione scritta che l\u2019Ucraina non entrer\u00e0 mai nella NATO, il ritiro delle forze dell\u2019Alleanza Atlantica dai territori degli stati membri dell\u2019Est ammessi nell\u2019ultimo ventennio e il conseguente divieto di basi missilistiche e nucleari sui suddetti territori.<\/p>\n<p><strong>Mosca non ha certo interesse a scatenare di sua iniziativa una guerra<\/strong>\u00a0che, anche se rimanesse limitata al territorio ucraino, sarebbe dannosa per la sua economia, compromettendo ancor di pi\u00f9 i rapporti commerciali con l\u2019Europa Occidentale, gi\u00e0 azzoppati dalle sanzioni varate dopo l\u2019annessione della Crimea nel 2014.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-151188 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/zvo-4-15-550.png\" alt=\"zvo-4-15--550\" width=\"817\" height=\"579\" \/><\/p>\n<p>Se infatti i russi hanno il coltello dalla parte del manico per quanto riguarda la dipendenza dell\u2019Unione Europea dal gas russo, che non potr\u00e0 essere sostituito in tempi brevi da quello di altri fornitori come il Qatar, essi stessi, di riflesso, non possono sperare di recuperare altrettanto in fretta mancati introiti rivolgendosi ad altri compratori, come la Cina, dato che il commercio del gas si basa su investimenti infrastrutturali di lungo periodo. Ovviamente, comunque, la propensione russa a non iniziare un vero conflitto ad alta intensit\u00e0 va considerata al netto di possibili provocazioni sul territorio del Donbass, a cui stiamo purtroppo gi\u00e0 assistendo.<\/p>\n<p>In tutto questo, il 19 febbraio Putin ha lanciato alle potenze occidentali un importante messaggio non verbale dirigendo personalmente esercitazioni delle forze missilistiche nucleari russe, in modo da ribadire la propria capacit\u00e0 di deterrenza strategica, e il 20 febbraio ha dichiarato il prolungamento delle esercitazioni congiunte con la Bielorussia, che sarebbero dovute terminare quel giorno \u201ca causa della situazione critica nel Donbass\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Altol\u00e0 per la NATO<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Pur non nutrendo, probabilmente, una reale intenzione di guerra, il presidente Vladimir Putin doveva in qualche modo mostrare i muscoli, come mai aveva fatto prima d\u2019ora, per dare un chiaro segnale alla NATO, pericolosamente arrivata sui suoi confini nell\u2019arco di un ventennio, fino a rendere prevedibile un\u2019adesione dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 poi parsa anche pi\u00f9 grave al Cremlino dopo che nel 2021 le stesse autorit\u00e0 ucraine hanno iniziato a parlare con sempre maggiore insistenza di un possibile \u201crecupero della Crimea\u201d. E\u2019 palese che le tensioni perduranti fra Kiev e Mosca rendano troppo pericoloso l\u2019eventuale ingresso dell\u2019Ucraina nell\u2019alleanza atlantica, poich\u00e9 un conflitto fra le due parti, magari scaturito da incidenti orchestrati, obbligherebbe anche l\u2019Italia a una guerra globale contro la Russia in virt\u00f9 dell\u2019articolo 5 dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151107 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/zvo-10-1602-550.jpg\" alt=\"zvo-10-1602-550\" width=\"454\" height=\"309\" \/><\/p>\n<p>Una guerra che, a differenza degli interventi militari oltremare, lontano dalle nostre frontiere, a cui ci siamo abituati negli ultimi decenni, toccherebbe in modo pi\u00f9 o meno diretto il territorio nazionale italiano, anche solo per la presenza di basi americane come quelle di Aviano o Sigonella, con la relativa presenza di ordigni nucleari lanciabili da aerei, nella fattispecie le bombe a caduta libera B61 con potenza massima di 340 chilotoni, come anche a Ghedi, dove essi possono esser utilizzati da equipaggi dell\u2019Aeronautica Militare Italiana in regime di \u201cnuclear sharing\u201d su ordine statunitense.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e8, se davvero la crisi dovesse a fatica disinnescarsi in questi giorni a patto di promesse, anche dietro le quinte, di un mantenimento dell\u2019Ucraina in uno status tecnicamente neutrale senza farla aderire alla NATO, si pu\u00f2 dire che Putin, \u201ctirando la corda\u201d fino a ottenere almeno questo risultato, abbia fatto, sotto sotto, un favore anche all\u2019Italia.<\/p>\n<p>Su questo non sembrano esserci dubbi e, fra l\u2019altro, riteniamo che gli eventi a cui stiamo assistendo dovrebbero insegnare qualcosa a Washington e a Bruxelles,\u00a0<strong>portando a un generale ripensamento del concetto stesso di allargamento indiscriminato della NATO<\/strong>\u00a0e, teoricamente, di qualsiasi alleanza.<\/p>\n<p>Un patto solidale per la reciproca difesa militare e che presuppone l\u2019automatismo dell\u2019intervento a protezione di un membro attaccato produce davvero sicurezza solo se limitato a un certo numero di paesi le cui politiche estere e strategiche siano abbastanza coordinate fra loro da poter parlare di comunanza di interessi geopolitici.<\/p>\n<p>Se un\u2019alleanza finisce con l\u2019allargarsi a paesi sempre pi\u00f9 lontani, come distanza geografica e interessi, dai suoi primi membri storici ci\u00f2 aumenta esponenzialmente il rischio che l\u2019alleanza in questione venga a trovarsi a contatto con un numero crescente di aree di confine e di potenziali crisi aggiuntive che complichino il quadro, specialmente se uno dei membri risultasse in qualche modo aggredito da un attore esterno a causa di sue avventatezze o \u201cfughe in avanti\u201d.<\/p>\n<p>In buona sostanza, pi\u00f9 alleati, pi\u00f9 possibilit\u00e0 che uno, o pi\u00f9, di essi si trovi in frizione, lungo i confini esterni dell\u2019alleanza, con un possibile avversario, trascinando in blocco gli altri alleati in un conflitto non voluto e contrario ai loro reali interessi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-151065 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/0b374fe030fb405bb3d9ab37c0299e21.jpg\" alt=\"0b374fe030fb405bb3d9ab37c0299e21\" width=\"805\" height=\"434\" \/><\/p>\n<p>Anche per le alleanze, quindi, si potrebbe ben parlare di una sorta di \u201cpunto culminante\u201d, per usare un\u2019espressione che due secoli fa Karl von Clausewitz, uno dei padri della strategia, applicava alle vittorie campali. Un punto, o meglio un apice, oltrepassato il quale, l\u2019aumento del numero dei membri di una coalizione porta pi\u00f9 svantaggi che vantaggi, poich\u00e9 fa moltiplicare i rischi per la sicurezza, anzich\u00e9 diminuirli, spingendo a ritenere vitali scacchieri e situazioni addizionali che in precedenza non erano percepiti tali.<\/p>\n<p>Grandi alleanze possono quindi portare, per il numero stesso delle nazioni impegolatevisi, pi\u00f9 facilmente anche a guerre generali, estese su fronti di migliaia di chilometri. Senza contare che, nello specifico caso Russia-NATO, \u00e8 stata la stessa espansione a Est a far crescere le preoccupazioni di Mosca che si traducono a loro volta nell\u2019aumento di insicurezza sul versante orientale.<\/p>\n<p>Si giunge quindi al paradosso che, se dal 1999 al 2020 ben 14 paesi dell\u2019Europa Centro-Orientale si sono aggiunti ai 16 membri \u201cstorici\u201d, cio\u00e8 i 12 fondatori dell\u2019alleanza nel 1949, fra cui l\u2019Italia, e i 4 aggregatisi dal 1952 al 1982, che contava l\u2019alleanza fino alla fine del XX secolo, tale processo \u00e8 stato giustificato dalla necessit\u00e0 presunta di proteggere quelle nazioni dal risorgere della potenza russa, la quale per\u00f2 \u00e8 stata spronata, e indispettita, proprio dal suddetto allargamento, in un tragicomico scambio fra causa ed effetto.<\/p>\n<p>Se a ci\u00f2 aggiungiamo che i neo-membri dell\u2019ultimo ventennio sono per la maggior parte nazioni medio-piccole, che di fatto hanno aggiunto poco o nulla alla forza militare complessiva della coalizione, si pu\u00f2 dire che l\u2019alleanza si sia sobbarcata spese aggiuntive per la difesa di paesi tendenzialmente molto deboli per soli scopi ideologico-politici, ottenendone in cambio l\u2019aumento dei rischi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151063 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/tanks-train-top.jpg\" alt=\"tanks-train-top\" width=\"429\" height=\"241\" \/><\/p>\n<p>A tal proposito, va ricordato che lo scorso 17 gennaio 2022 perfino sulla prestigiosa rivista americana di politica estera Foreign Affairs si \u00e8 dato spazio a simili dubbi, con un articolo di Michael Kimmage secondo cui \u201c\u00e8 tempo per la NATO di chiudere le sue porte\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa NATO soffre di un grave difetto di progettazione: l\u2019estensione profonda nel calderone della geopolitica dell\u2019Europa Orientale \u00e8 troppo grande, troppo mal definita e troppo provocatoria per il suo stesso bene\u201d. E inoltre: \u201cMettere fine all\u2019espansione della NATO sarebbe un atto di autodifesa per l\u2019alleanza stessa, dandole i doni che conferiscono una pi\u00f9 grande limitazione e una pi\u00f9 grande chiarezza\u201d.<\/p>\n<p>Se l\u2019Alleanza Atlantica s\u2019\u00e8 infilata in una simile trappola \u00e8 stato in sostanza per cercare di perpetuare i risultati del post-Guerra Fredda, emarginando, per quanto possibile, la Russia dall\u2019Europa. Ci\u00f2 conferma che la NATO, fondata nel 1949 per arginare l\u2019espansionismo di una Unione Sovietica che contava sulla forza sovversiva del comunismo,\u00a0<strong>si \u00e8 trasformata dopo la fine della Guerra Fredda in uno strumento di contrasto della Russia in quanto tale.<\/strong><\/p>\n<p>In sostanza, gli Stati Uniti, la potenza leader dell\u2019Alleanza Atlantica, e il loro principale alleato, cio\u00e8 la Gran Bretagna, hanno continuato a diffidare di Mosca anche dopo la caduta del comunismo, mentre la maggior parte dei paesi continentali tendevano a espandere i loro rapporti commerciali con i russi.<\/p>\n<p>Per gli americani e la dirigenza NATO da essi influenzata, \u00e8 la Russia in s\u00e8, indipendentemente dai colori politici dominanti al Cremlino o alla Duma, che va trattata da perenne sorvegliato speciale. Visto dall\u2019ottica anglosassone, l\u2019espansione della NATO e la sua pressione geopolitico-militare per contenere la Russia, servono per impedire un duraturo sodalizio fra una Mosca pi\u00f9 democratica, o comunque meno autoritaria rispetto ai tempi del regime comunista, e un\u2019Europa continentale che a quel punto non avrebbe pi\u00f9 bisogno della protezione americana, togliendo significato all\u2019esistenza stessa della NATO, per come \u00e8 stata concepita finora. In qualche modo, la persistenza del \u201cnemico\u201d \u00e8 necessaria alla continuazione dell\u2019alleanza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150433 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/a-nato-georgia.jpg\" alt=\"a-nato-georgia\" width=\"807\" height=\"422\" \/><\/p>\n<p>Anche i russi se ne rendono conto e certo il braccio di ferro \u00e8 diventato decisivo negli ultimi mesi, essendo ormai Mosca conscia di avere recuperato una forza militare sufficiente a difendere i propri interessi vitali in Europa. Ecco il perch\u00e8 delle ripetute esercitazioni di massa russe, ineccepibili dal punto di vista del diritto internazionale perch\u00e8 svolte sul proprio territorio, o su quello dell\u2019alleata consenziente Bielorussia, ma che allarmando Kiev, Washington e Bruxelles, hanno lo scopo di portare finalmente al \u201cdunque\u201d una questione irrisolta da un ventennio e che ha toccato la classica \u201cgoccia che fa traboccare il vaso\u201d con l\u2019avvicinarsi di una ventilata ammissione dell\u2019Ucraina nell\u2019alleanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Biden incoraggia Kiev<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La crisi attualmente in corso si \u00e8 snodata gradualmente a partire dal novembre 2021, ma \u00e8 il risultato finale di una contrapposizione montata di mese in mese fin dall\u2019insediamento del presidente Joe Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2021, tanto che si pu\u00f2 parlare per lo scorso anno di un \u201cprimo round\u201d del confronto che potrebbe essere servito a entrambi per \u201cprendere le misure\u201d dell\u2019avversario.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019ascesa di Biden, le autorit\u00e0 ucraine devono aver pensato di poter contare su un\u2019amministrazione americana assai pi\u00f9 favorevole a Kiev, anche per i passati rapporti d\u2019affari del figlio del presidente, Hunter Biden, con la societ\u00e0 ucraino-cipriota Burisma.<\/p>\n<p>Mentre si accrescevano gi\u00e0 allora le tensioni in Donbass, fra l\u2019esercito ucraino e le milizie filorusse delle repubbliche secessioniste di Donetsk e Lugansk, una stretta contro politici ucraini ritenuti filorussi, aveva spinto gi\u00e0 in febbraio Mosca a mobilitare un primo gruppo di 3000 paracadutisti non lontano dalla frontiera.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150369 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/vvo4_1401_550.jpg\" alt=\"vvo4_1401_550\" width=\"503\" height=\"357\" \/><\/p>\n<p>Ad aggravare le cose \u00e8 arrivata il 24 marzo 2021 da parte del presidente ucraino Volodymir Zelensky la firma di un decreto volto a sviluppare \u201cstrategie di recupero e de-occupazione delle aree del paese temporaneamente occupate\u201d. Ci\u00f2 ha fatto temere ai russi la possibile organizzazione di azioni militari da parte di Kiev, appoggiate dagli USA, per recuperare il Donbass e\/o la Crimea.<\/p>\n<p>La dirigenza ucraina si \u00e8 sentita a maggior ragione sostenuta dalla nuova amministrazione della Casa Bianca dopo che, il 2 aprile 2021, si \u00e8 avuto il primo colloquio telefonico fra Zelensky e Biden, il quale ha parlato di \u201cprotratta aggressione russa in Crimea\u201d, senza tener conto che la penisola \u00e8 ormai annessa alla Russia dal 2014 e che la maggioranza della sua popolazione \u00e8 russa o pro-russa.<\/p>\n<p>Sempre il 2 aprile \u00e8 stato visto atterrare a Kiev un aereo da trasporto militare americano C-130J partito dalla base NATO di Ramstein (Germania) per missione ignota. Frattanto, i russi portavano il loro schieramento a 40.000 uomini, secondo l\u2019Ucraina, mentre le milizie del Donbass segnalavano azioni di droni, per ricognizione e anche attacco, sulle loro posizioni. Entro il 6 aprile arrivavano a Kiev senza dichiarazione alcuna su scopi e carico, ancora un grosso aereo C-17 proveniente direttamente dagli Stati Uniti, poi un C-130J e un altro C-17 decollati da Ramstein in Germania. Intanto\u00a0<strong>un aereo spia americano strategico RQ-4 Global Hawk ha sorvolato per molte ore la fascia di confine Ucraina-Russia monitorando tutto coi suoi sensori dalla portata di 250 chilometri.<\/strong><\/p>\n<p>Il 9 aprile gli Stati Uniti si dicevano \u201cpronti a inviare navi nel Mar Nero per la nuova crisi ucraina\u201d, dopo che la Casa Bianca ha comunicato che \u201clo spiegamento di forze russe sul confine \u00e8 il maggiore dal 2014\u201d. E il 13 aprile atterravano a Kiev ancora due C-130 USA, uno proveniente da Riga, in Lettonia, l\u2019altro da Stoccarda.<\/p>\n<p>Nel corso di aprile la tensione era aumentata fino a sfociare nelle espulsioni incrociate di 10 diplomatici russi e 10 americani dalle rispettive nazioni. Il 14 aprile s\u2019\u00e8 verificato un incidente fra unit\u00e0 navali russe del servizio costiero dell\u2019FSB e ucraine della Guardia Costiera nello stretto di Kerc, unico passaggio nello sbarramento geografico che la Crimea russa pone alla costa ucraina sul Mar d\u2019Azov. Al che il 24 aprile i russi hanno decretato fino al 31 ottobre il blocco dello stretto. Intanto, sempre a fine aprile terminavano le esercitazioni russe, pur mantenendosi cospicui depositi avanzati di mezzi pesanti e munizioni, come quello di Pogonovo, in previsione di nuove manovre.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150370 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/zvo-2-1401-550.jpg\" alt=\"zvo-2-1401-550\" width=\"429\" height=\"304\" \/><\/p>\n<p><strong>Nelle settimane seguenti, gli Stati Uniti sono tornati ad adombrare un possibile ingresso dell\u2019Ucraina nella NATO<\/strong>\u00a0e a parole si sono detti \u201cdisponibili alla trattativa sul disarmo\u201d, pur, di fatto, non tenendo conto dei perduranti timori russi originati dal ritiro unilaterale degli USA, fin dal 2019, dal trattato INF che vietava missili a medio raggio in Europa, nonch\u00e9 dal sospetto che la base antimissile americana di Deveselu, in Romania, operativa dal 2016, e quella in fase di completamento, previsto in questo 2022, di Redzikowo, in Polonia, possano occultare missili offensivi Tomahawk, o di futuro tipo a medio raggio, come lo sperimentale PRSM (Precision Strike Missile), che Lockheed Martin ha collaudato pi\u00f9 volte nel 2021 e la cui gittata massima, non dichiarata sarebbe \u201csuperiore a 499 km\u201d.<\/p>\n<p>I russi notano che il modulo di lancio verticale Mk.41 dei missili intercettori SM-3 del sistema imbarcato Aegis, e di quello terrestre Aegis Ashore, nel caso delle suddette basi, \u00e8 utilizzato anche per i Tomahawk, che cos\u00ec potrebbero essere schierati di nascosto troppo vicini alle frontiere russe. Il 28 maggio 2022, ad aggravare la tensione, Washington affermava che \u201cgli Stati Uniti non torneranno nel trattato Open Skies\u201d, sui \u201ccieli aperti\u201d, che garantiva la sorveglianza aerea reciproca, ma da cui gi\u00e0 l\u2019amministrazione precedente, quella di Donald Trump, era uscita nel 2020.<\/p>\n<p>Il Cremlino ha risposto ribadendo che \u201cgli USA hanno perso l\u2019occasione di migliorare la situazione della sicurezza in Europa\u201d. Fra il 10 e il 13 giugno, il viaggio di Biden in Europa, in particolare con l\u2019incontro bilaterale col premier britannico Boris Johnson e poi col G7 in Cornovaglia, nonch\u00e9 il summit NATO del 14 giugno, hanno preparato il terreno a una sorta di \u201cchiamata delle democrazie\u201d, in contrasto con l\u2019asse Russia-Cina.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-151149 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/18.02.2022_cvo_10-1200.jpg\" alt=\"18.02.2022_cvo_10-1200\" width=\"814\" height=\"542\" \/><\/p>\n<p>Tanto per cambiare, negli stessi giorni la US Navy inviava nel Mar Nero l\u2019incrociatore Laboon, con i suoi 56 Tomahawk, come simbolico messaggio verso Mosca. Gi\u00e0 il 12 giugno, prima di incontrare il presidente americano a Ginevra 4 giorni dopo, Putin, intervistato dalla NBC, notava: \u201cLe relazioni con gli USA sono al punto pi\u00f9 basso degli ultimi anni. Trump era un uomo straordinario, un uomo di talento, Biden invece \u00e8 un carrierista\u201d.<\/p>\n<p>Biden, dal canto suo, contribuiva senza rendersene conto a preparare i successivi rialzi di tensione, dichiarando: \u201cLa Russia non dovr\u00e0 superare certe linee rosse. Non vogliamo un conflitto, ma reagiremo ad atti ostili.\u00a0<strong>Per l\u2019adesione dell\u2019Ucraina alla NATO, la presenza di truppe russe su parte del territorio ucraino non costituisce un ostacolo<\/strong>. Ma prima di poter entrare nell\u2019alleanza, Kiev dovr\u00e0 ripulirsi dalla corruzione e soddisfare una serie di requisiti\u201d. Il 16 giugno a Ginevra, al di l\u00e0 delle cortesie diplomatiche, nel summit Biden-Putin permaneva la frattura sui principali punti chiave.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150365 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/download-4.jpg\" alt=\"download-4\" width=\"811\" height=\"540\" \/><\/p>\n<p>Come se non bastasse,\u00a0<strong>la pressione navale della NATO nel Mar Nero tornava ad aumentare dal 23 giugno<\/strong>, quando il cacciatorpediniere britannico Defender sfiorava le coste della Crimea e la base russa di Sebastopoli, suscitando cannonate d\u2019avvertimento da unit\u00e0 navali dell\u2019FSB e anche il sorvolo di un bombardiere Sukhoi Su-24M che ha sganciato in mare bombe pure ammonitrici.<\/p>\n<p>La presenza nell\u2019area di due aerei americani da pattugliamento, un EP-3E Aries e un P-8 Poseidon, ha fatto pensare ai russi che l\u2019incidente fosse organizzato per saggiare la loro reazione difensiva. E il 27 giugno la BBC rivelava documenti segreti, misteriosamente \u201csmarriti\u201d presso una fermata d\u2019autobus, da cui s\u2019arguiva che l\u2019incursione della nave inglese era stata volutamente organizzata per provocare Mosca. Il giorno dopo, 28 giugno, iniziava una grossa esercitazione aeronavale nel Mar Nero, la Sea Breeze, attuata da ben 32 nazioni, fra membri della NATO e altri alleati degli Stati Uniti, con 32 navi, 40 aerei e 5.000 militari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Si riaccende la miccia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Fra agosto e settembre del 2021 gli Stati Uniti e gli alleati europei (Italia compresa) sono stati letteralmente scioccati dalla palese sconfitta subita in Afghanistan dal governo di Kabul, favorita dal troppo rapido ritiro delle truppe straniere, che ha buttato alle ortiche vent\u2019anni di impegno (con morti e feriti) occidentale contro i talebani. La storica disfatta delle nazioni NATO ha fatto s\u00ec che i governi atlantici e la grande stampa si lasciassero sfuggire l\u2019occasione immediata di additare la Russia per le sue colossali esercitazioni Zapad 2021, tenutesi dal 10 al 16 settembre con dispiegamento di ben 200.000 uomini, con 80 aerei e 760 mezzi di terra, fra carri armati e altri veicoli.<\/p>\n<p>Partecipavano anche contingenti di varie nazioni come la stessa Bielorussia, sul cui territorio si svolgeva il grosso delle manovre, ma anche rappresentanze di Armenia, India, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Mongolia, Pakistan e Sri Lanka. Pur monitorate dalla NATO, queste manovre non hanno suscitato cos\u00ec tanta preoccupazione come quelle tenutesi tra fine 2021 e inizio 2022, sebbene coinvolgessero un numero superiore di truppe, senza contare che tre anni prima, l\u2019edizione 2018 della Zapad aveva impegnato, pare, addirittura 300.000 uomini.<\/p>\n<p>Alle soglie dell\u2019autunno 2021 la tensione Est-Ovest \u00e8 risultata incentivata dal blocco del North Stream 2, la seconda tratta del gasdotto russo-tedesco che corre sul fondo del Mar Baltico evitando il territorio ucraino.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150363 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/download-1.jpg\" alt=\"download-1\" width=\"415\" height=\"289\" \/><\/p>\n<p>Per la Germania, una notevole risorsa da 55 miliardi di metri cubi all\u2019anno (per tratta) ma di cui gli stessi tedeschi sono stati costretti a privarsi sotto la spinta politica degli Stati Uniti. Il nuovo gasdotto era ormai pronto, in settembre, quando l\u2019agenzia tedesca per le reti, la Bundesnetzagentur, o BnetzA, ha vietato il passaggio del gas con il pretesto della \u201cposizione di monopolio\u201d di Gazprom.<\/p>\n<p>E da allora il North Stream 2 \u00e8 ancora tutt\u2019oggi a secco. Superato intanto, a fatica, lo smacco da parte dei talebani, la NATO tornava a guardare a Mosca ed espelleva per presunto spionaggio 8 membri della delegazione diplomatica russa presso la sede dell\u2019alleanza a Bruxelles, decretando inoltre il taglio da 20 a 10 del numero dei componenti della suddetta rappresentanza. Il 20 ottobre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha quindi annunciato la \u201crottura dei rapporti diplomatici con la NATO a partire dal 1\u00b0 novembre\u201d, spiegando: \u201cNon ci sono pi\u00f9 le condizioni di base per lavorare insieme: la Russia sospender\u00e0 la sua missione presso l\u2019Alleanza Atlantica, che non \u00e8 pi\u00f9 interessata a un rapporto equo\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 stato ai primi di novembre che sono iniziate a rimbalzare sulla stampa americana e occidentale in genere, le prime notizie sul fatto che la gran parte delle truppe mobilitate per l\u2019esercitazione Zapad 2021 erano rimaste dislocate a poche centinaia di chilometri dalle frontiere ucraine, con stime iniziali variabili fra 70.000 e 80.000.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che il 2 novembre Biden inviasse a Mosca nientemeno che il capo della CIA, William Burns, che peraltro era stato ambasciatore statunitense in Russia dal 2005 al 2008, per ammonire direttamente Putin, del resto in qualche modo suo ex-collega dato il suo passato di ufficiale del KGB. L\u2019impiego di un capo dell\u2019intelligence per una missione diplomatica non \u00e8 inusuale e gi\u00e0 nel 2018 Trump si era avvalso dell\u2019allora capo della CIA Mike Pompeo per preparare le aperture con la Corea del Nord, promuovendolo poi a segretario di Stato.<\/p>\n<p>Ma fra Burns e Putin \u00e8 probabile che il colloquio riservato sia avvenuto con scambio di reciproche minacce. Nel frattempo, il 12 novembre si apprendeva che \u201cfunzionari USA hanno avvisato l\u2019Unione Europea del rischio di invasione russa dell\u2019Ucraina\u201d, esplicitando ormai l\u2019inizio del \u201csecondo round\u201d tuttora in atto. Mosca rispondeva protestando per la partecipazione di bombardieri strategici americani Rockwell B-1B Lancer a esercitazioni nel Mar Nero e inviando a sua volta un paio di Tupolev Tu-160 a volare vicino alla Scozia, sollecitando il decollo su allarme di intercettori Eurofighter Typhoon della Royal Air Force.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150362 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/ucraina-ok-002.jpg\" alt=\"ucraina-ok-002\" width=\"1280\" height=\"925\" \/><\/p>\n<p>Gli ucraini, intanto, aumentavano a 90.000 soldati la stima delle forze russe schierate, cifra subito ripresa dai media americani. Poco dopo, il 15 novembre, i russi lanciavano un loro messaggio non verbale dimostrando le loro capacit\u00e0 di guerra spaziale con il primo test balistico reale del missile antimissile e antisatellite A-235 Nudol, che dal poligono di Plesetsk ha raggiunto una quota superiore ai 400 chilometri centrando in pieno un vecchio satellite in disuso in orbita polare, l\u2019ex-sovietico Cosmos 1408.<\/p>\n<p>Monito terribile per le forze americane che, in virt\u00f9 della loro estrema sofisticazione sono anche le pi\u00f9 dipendenti al mondo dai satelliti da ricognizione, comunicazione e geoposizionamento. Tutto ci\u00f2 avveniva nel quadro di tensioni anche fra Stati Uniti e Cina, alleata del Cremlino, motivata dalla questione di Taiwan e anche dalla stipula dell\u2019alleanza AUKUS fra USA, Gran Bretagna e Australia in funzione anticinese.<\/p>\n<p>Il 24 novembre il ministro della Difesa Segei Shoigu si \u00e8 consultato col collega cinese Wei Fenghe in videoconferenza, lamentando l\u2019esecuzione da parte americana dell\u2019esercitazione Global Thunder con cui le forze aeree strategiche americane si sono addestrate all\u2019attacco atomico contro la Russia: \u201cQuesto mese almeno 10 bombardieri pesanti americani si sono addestrati alla specifica ipotesi del lancio di ordigni nucleari sulla Russia, durante le esercitazioni Global Thunder, con voli di avvicinamento sia Est che da Ovest\u201d.<\/p>\n<p>Il 29 novembre, presiedendo a Riga, in Lettonia, una riunione dei ministri degli Esteri della NATO, il segretario Lens Stoltenberg invitava la Russia \u201calla de-escalation\u201d. Al vertice l\u2019alleanza concordava sul fatto di \u201caffrontare la maggior espansione della sua difesa collettiva dopo la fine della Guerra Fredda\u201d, menzionando \u201cl\u2019assistenza alla Polonia e alle repubbliche baltiche sui confini con Russia e Bielorussia\u201d e l\u2019aumento a 40.000 uomini della Forza di reazione rapida.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150361 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/211217-sg-xmas.jpg\" alt=\"211217-sg-xmas\" width=\"467\" height=\"265\" \/><\/p>\n<p>Proprio in Lettonia si svolgevano in quegli stessi giorni le esercitazioni NATO Winter Shield 2021, fino al 4 dicembre. Da Kiev si alimentavano voci di un possibile \u201ccolpo di stato\u201d orchestrato da Mosca \u201cattorno all\u20191-2 dicembre\u201d, poi mai verificatosi.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, all\u2019allarme sui 90.000 soldati russi schierati \u201ca 300 km dal confine ucraino\u201d, il Cremlino rispondeva sostenendo che \u201cl\u2019Ucraina ha dislocato met\u00e0 di tutte le sue forze armate, 125.000 uomini con armi pesante, nel Donbass, aggravando deliberatamente la crisi\u201d.<\/p>\n<p>E il 2 dicembre, nel giorno in cui secondo gli ucraini i russi avrebbero dovuto organizzare un golpe a Kiev, era invece l\u2019FSB ad arrestare in Crimea tre agenti segreti ucraini che avrebbero dovuto far saltare in aria installazioni importanti, come una grande antenna radio per le comunicazioni della Flotta Russa del Mar Nero. Si trattava di Zynovy e Igor Koval (padre e figlio), secondo i russi membri del servizio di sicurezza ucraino SBU, e di Oleksandr Tsylyk, presunto uomo del Direttorato Intelligence del Ministero della Difesa di Kiev.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151244 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/123323637_russia_troop_positions_20feb_2x640map-nc.jpg\" alt=\"_123323637_russia_troop_positions_20feb_2x640map-nc\" width=\"469\" height=\"529\" \/><\/p>\n<p>Il 4 dicembre 2021 il Washington Post iniziava a diffondere voci di provenienza della CIA e da foto satellitari,\u00a0<strong>secondo cui gli Stati Uniti stimavano possibile \u201cl\u2019invasione dell\u2019Ucraina per l\u2019inizio del 2022 e su pi\u00f9 fronti\u201d,<\/strong>\u00a0vagheggiando il raggiungimento di una forza di 175.000 uomini scaglionati in \u201c100 gruppi tattici\u201d con carri da battaglia e artiglieria.<\/p>\n<p>Il clima in quei giorni iniziava a farsi pesante, col freddo colloquio in videoconferenza fra Putin e Biden il 7 dicembre e la contemporanea (non a caso) attivazione in Alaska del primo esemplare di Long-Range Discrimination Radar (LRDR) alla base aerea Clear. Un nuovo sistema a lunghissimo raggio asservito alla difesa antimissile degli USA e che sarebbe in grado di distinguere le vere testate dalle esche, evitando errori ai missili antimissile di Fort Greely, deputati a fermare gli ordigni provenienti da Russia o Asia.<\/p>\n<p>Non aiutava il \u201csummit delle democrazie\u201d organizzato da Biden il 9-10 dicembre come paravento per riaffermare l\u2019egemonia statunitense sul \u201cmondo libero\u201d emarginando Russia e Cina e cercando di far dimenticare la figuraccia in Afghanistan. A rinfocolare la tensione nel Donbass, frattanto, il 12 dicembre, fonti della repubblica do Donetsk hanno denunciato un attacco ucraino a mezzo di droni, che ha ucciso due miliziani filorussi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Le richieste russe<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il 15 dicembre 2021 il Ministero degli Esteri russo ha consegnato alla vicesegretaria di Stato americana Karen Donfried, in visita a Mosca, le richieste scritte per una duratura stabilizzazione dell\u2019Europa Orientale. Mosca chiedeva, e chiede tuttora, che venga messo nero su bianco\u00a0<strong>il divieto all\u2019Ucraina di entrare nella NATO, mantenendola stato-cuscinetto, oltre al \u201critiro delle forze nucleari\u201d sui rispettivi territori nazionali, \u201cperch\u00e8 le due potenze non usino i territori di paesi terzi per organizzare attacchi contro l\u2019altra parte\u201d e alla proibizione di missili a medio raggio.<\/strong><\/p>\n<p>Riferimenti, questi, al citato sospetto russo di utilizzo di Deveselu e Redzikowo come basi per Tomahawk o futuri missili a medio raggio pi\u00f9 veloci, come il Lockheed PRSM. I russi dicono di puntare a \u201cevitare un confronto militare con l\u2019America, poich\u00e8 in una guerra nucleare non ci sono n\u00e9 vincitori n\u00e9 vinti\u201d. Fra i dettagli, le richieste comprendono il \u201cmantenere la distanza massima fra le navi e gli aerei delle due parti\u201d e vietare \u201cesercitazioni sopra il livello di brigata vicino ai confini fra Russia e NATO\u201d. Il 18 dicembre il Dipartimento di Stato di Washington cassava le proposte del Cremlino, riassumendo nella formula: \u201cS\u00ec al dialogo con Mosca, ma proposte inaccettabili\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150367 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/NATO-Russia-Warsaw-Pact-122815-1.png\" alt=\"NATO-Russia-Warsaw-Pact-122815 (1)\" width=\"940\" height=\"1290\" \/><\/p>\n<p>Non solo, l\u2019indomani il giornale tedesco Der Spiegel rivelava che il comandante militare della NATO, generale Tod Wolters aveva annunciato in un briefing riservato l\u2019esatto contrario di ci\u00f2 che chiedeva Mosca, cio\u00e8 l\u2019aumento delle forze interalleate in Bulgaria e Romania, con la creazione in ognuno dei due paesi di una brigata di 1.500 soldati inquadrata nella Enhanced Forward Presence.<\/p>\n<p>Vedendo che passavano i giorni, ma non giungeva risposta alle proprie richieste, i russi hanno alzato i toni. Il 21 dicembre il viceministro degli Esteri Alexander Grushko ammoniva: \u201cLa Russia reagir\u00e0 in modo proporzionato. Se la NATO installer\u00e0 sui territori dei suoi membri armi offensive in grado di raggiungere i nostri centri di comando in pochi minuti, noi faremo lo stesso\u201d.<\/p>\n<p>Da Mosca, gi\u00e0 in quei giorni si lanciava l\u2019allarme su possibili \u201cprovocazioni nel Donbass con mercenari americani\u201d, stimando in \u201c120 i mercenari gi\u00e0 presenti in Ucraina per l\u2019addestramento delle forze speciali di Kiev\u201d. Alla fine di dicembre si susseguivano, un primo annuncio russo di \u201critiro di 10.000 uomini per la fine delle manovre\u201d, sebbene USA e NATO ribattessero che erano ancora schierati oltre 100.000 uomini, e, fra il 16 e il 31 dicembre 2021, lanci ripetuti di missili ipersonici Zircon da unit\u00e0 navali come dimostrazione di forza russa nel settore degli ipersonici, condita dalla pittoresca decorazione da parte di Putin del capo progettista del missile, Boris Obnosov, col titolo di \u201cEroe della Russia\u201d, corrispettivo odierno dell\u2019antico \u201cEroe dell\u2019Unione Sovietica\u201d.<\/p>\n<p>Dopo un\u2019infruttuosa telefonata fra Biden e Putin, il presidente americano ha sentito il 3 gennaio 2022 l\u2019omologo ucraino Zelensky, parlandogli di \u201creazione risoluta\u201d USA in caso di invasione del suo paese, ma nelle stesse ore il portavoce dei ribelli filorussi del Donbass, Ivan Filiponenko, parlava di concentramenti di truppe ucraine a Valuyskoye, lungo la linea di contatto, \u201cper organizzare un punto di designazione bersagli per l\u2019artiglieria, in previsione di un\u2019offensiva\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-150159 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/%D0%98%D0%BD%D1%82%D0%B5%D1%80%D0%B2%D1%8C%D1%8E_%D0%A2%D0%90%D0%A1%D0%A1.jpg\" alt=\"\u0418\u043d\u0442\u0435\u0440\u0432\u044c\u044e_\u0422\u0410\u0421\u0421\" width=\"378\" height=\"266\" \/><\/p>\n<p>Lo stesso giorno, a riconferma del clima incerto anche nelle alte sfere, le cinque potenze nucleari del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU, ossia Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, si premuravano di firmare un memorandum comune che recitava: \u201cDichiariamo che non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare, che non dovrebbe mai essere scatenata\u201d. Il gennaio del 2022 era anche caratterizzato dalla rivolta in Kazakhstan contro il presidente Qasim Jomart Tokayev, fomentata secondo i russi da \u201cforze esterne infiltrate nel paese\u201d.<\/p>\n<p>Da molti considerata una possibile azione di disturbo per \u201cprendere Putin alle spalle\u201d sottraendo il Kazakhstan alla sfera d\u2019influenza del Cremlino, la rivolta veniva in pochi giorni debellata anche grazie a truppe russe e di altri paesi della CSTO, l\u2019Organizzazione di Sicurezza che comprende, oltre alla Russia, anche Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizistan e Tagikistan.<\/p>\n<p>L\u20198 gennaio, sulla scia della rivelazione da parte inglese di un incidente segreto avvenuto \u201cnel tardo 2020\u201d a 320 km al largo della Scozia, dove la fregata Northumberland della Royal Navy sarebbe entrata in collisione con \u201csottomarino d\u2019attacco russo captato dai sonar\u201d, il nuovo capo di stato maggiore delle forze britanniche, ammiraglio Sir Tony Radakin, ha minacciato che \u201cse i russi taglieranno i nostri cavi di comunicazione sottomarina, sar\u00e0 considerato un atto di guerra\u201d.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, fallivano i colloqui del 10 e 12 gennaio, in bilaterale a Ginevra e in ambito Russia-NATO a Bruxelles, fra i capi delegazione americano e russo, la vicesegretaria di Stato Wendy Sherman e il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov. Cos\u00ec come il summit Russia-OSCE del 13 gennaio. Intanto la stampa russa dava risalto con foto e video al primissimo volo dalla pista di Kazan, il 12 gennaio, del primo bombardiere strategico Tupolev Tu-160M interamente di nuova costruzione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149916 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-855x524-1.jpg\" alt=\"download-855x524\" width=\"452\" height=\"277\" \/><\/p>\n<p>La stampa americana, intanto, ha seguitato a evocare scenari di totale rottura con Mosca, come quando il 17 gennaio il New York Times ha rilanciato sull\u2019ipotesi di armi nucleari russe dispiegate \u201cvicino alle coste americane\u201d, non solo perch\u00e8 basate in futuro a Cuba o Venezuela, ma anche per l\u2019avvicinamento dei sottomarini SLBM e in particolare dei misteriosi e colossali siluri-droni Status-6 Poseidon, con testata da 100 megatoni accreditata della capacit\u00e0 di creare maremoti sulla costa USA.<\/p>\n<p>E mentre il 21 gennaio Blinken e Lavrov si incontravano inutilmente a Ginevra, dall\u2019America il Bulletin of the Atomic Scientists, rendeva noto che\u00a0<strong>\u201canche nel 2022 manterremo il simbolico orologio dell\u2019Apocalisse (Doomsday Clock) alle ore 23.58.20, solo 100 secondi prima della mezzanotte\u201d.<\/strong>\u00a0E\u2019 dal 2020 che l\u2019associazione scientifica mantiene la lancetta cos\u00ec vicina all\u2019ipotetico scoccare della guerra nucleare, il peggior livello di sempre, anche peggio che nei momenti pi\u00f9 cupi della Guerra Fredda.<\/p>\n<p>Quasi a corroborare i timori degli scienziati atomici, e sempre come messaggio verso il Cremlino, alla fine di gennaio l\u2019US Strategic Command, che dalla sede nella base aerea Offutt di Omaha, in Nebraska, comanda la \u201ctriade\u201d atomica intercontinentale (missili da rampe terrestri, ordigni sganciati da bombardieri e missili lanciati da sottomarini) ha tenuto le esercitazioni Global Lightning per provare la catena di comando e le comunicazioni fra basi e reparti, nonch\u00e9 la prontezza operativa per prepararsi, su ordine tempestivo, a pigiare i bottoni dell\u2019Apocalisse.<\/p>\n<p>Gli statunitensi hanno collaudato i nuovi terminali di comunicazione detti FAB-T, in grado di collegarsi ai satelliti Milstar anche in condizioni di estesa guerra nucleare e di distruzione di ogni altra telecomunicazione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 garantisce alle forze nucleari il contatto coi generali e col presidente degli Stati Uniti. Secondo Newsweek, a gennaio 2022 i terminali FAB-T installati erano 37 in basi terrestri e 50 su aeroplani d\u2019attacco nucleare o da ricognizione. Altri sistemi testati sono l\u2019MMPU, il sistema di comunicazioni delle basi dei missili Minuteman III, e il Common Very Low Frequency, a bassa frequenza, imbarcato sui bombardieri invisibili B-2 Spirit. E\u2019 stato provato anche il Presidential and National Voice Conferencing System, con cui il presidente USA pu\u00f2 parlare in videoconferenza, a viva voce, coi reparti atomici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Manovre pericolose<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Verso la fine di gennaio 2022, \u00e8 emersa la posizione pi\u00f9 moderata della Germania in ambito NATO, dato il suo bisogno di gas russo e il suo interscambio con Mosca. Gli USA hanno dovuto spedire a Berlino il capo della CIA Burns per spronare personalmente il cancelliere Olaf Scholz a tenere ancora bloccato il gasdotto North Stream 2, avviando nel contempo trattative con altri paesi produttori di gas, come il Qatar, per trovare metano alternativo a quello russo a beneficio degli alleati europei, ma sperando anche di poter aumentare le loro quote di esportazioni verso l\u2019Unione Europea del gas liquefatto americano trasportato via nave.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149917 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Ukraine-Army.jpg\" alt=\"Ukraine Army\" width=\"864\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>Ma da subito emergeva la sostanziale insufficienza delle alternative, dato che il Qatar e altri estrattori devono servire primariamente nazioni molto \u201cenergivore\u201d come il Giappone o la Corea del Sud e che aumentare l\u2019estrazione e il trasporto si pu\u00f2 fare in tempi lunghi, non nell\u2019immediato. Biden ha poi annunciato il rafforzamento del dispositivo militare nei paesi NATO dell\u2019Est, dapprima con \u201cun massimo di 8.500 soldati\u201d, fra cui 2.500 uomini in Polonia e 1.000 di un battaglione di veicoli da combattimento ruotati Stryker in Romania.<\/p>\n<p>Il 30 gennaio, a una seduta del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU dedicata alla crisi, volavano parole grosse fra l\u2019ambasciatrice statunitense Linda Thomas-Greenfield e l\u2019ambasciatore russo Vasily Nebenzya, il quale le ha rinfacciato il precedente del 2003,\u00a0<strong>quando l\u2019allora segretario alla Difesa Colin Powell ment\u00ec sulle armi biochimiche di Saddam Hussein per giustificare l\u2019invasione americana dell\u2019Iraq.<\/strong><\/p>\n<p>Nelle stesse ore passavano dal Canale di Sicilia, dopo essere entrate in Mediterraneo dallo Stretto di Gibilterra 6 navi da sbarco russe, cinque della classe Ropucha e una della nuova classe Ivan Gren. Le unit\u00e0 Ropucha (Olenegorsky Gorniak, Kaliningrad, Minsk, Georgi Pobedonosets e Kondopoga) sono vecchie, ma rimodernate. Lunghe 112 metri, dislocano 4080 tonnellate e possono portare 10 carri armati pesanti e 340 soldati ciascuna, o in alternativa 3 carri pesanti, 8 carri leggeri e 12 autoblindo anfibie BTR.<\/p>\n<p>La nave classe Gren, la Pyotr Morgunov, \u00e8 invece nuovissima, operativa dal 2018, lunga 135 metri e dislocante 6.600 tonnellate. Pu\u00f2 far sbarcare 13 carri pesanti, o 40 blindo BTR, e 300 soldati. In totale, la flottiglia porterebbe forse 1.500 soldati e 60 carri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149537 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-7.jpg\" alt=\"download (7)\" width=\"817\" height=\"544\" \/><\/p>\n<p>Sono state sorvegliate da aerei americani, come i pattugliatori P-8 Poseidon di base a Sigonella o i caccia F-18 Hornet imbarcati sulla portaerei Harry Truman, affiancata dal sottomarino nucleare Georgia, dalla portaerei italiana Cavour e dalla fregata tedesca Schleswig-Holstein. La squadra russa si \u00e8 poi congiunta con altre navi russe provenienti dal Mar Rosso, via canale di Suez.<\/p>\n<p>Sono l\u2019incrociatore Varyag, il cacciatorpediniere Admiral Tributs e il rifornitore Boris Butoma, reduci da un\u2019esercitazione nell\u2019Oceano Indiano insieme a navi di Cina e Iran. Insieme ad altre unit\u00e0, per un totale di 15 navi e 40 aerei, i russi hanno poi condotto dal 16 febbraio un\u2019ampia esercitazione, a cui ha presenziato perfino il ministro della Difesa Sergei Shoigu, durante la quale alcuni caccia russi Su-35 hanno intercettato e sfiorato con passaggi ravvicinati un ricognitore statunitense P-8 Poseidon, che evidentemente spiava i movimenti delle navi russe.<\/p>\n<p>Fra gennaio e febbraio, del resto, la flotta russa ha mobilitato 140 navi e sottomarini di tutte le sue flotte, per manovre in alto mare. E mentre unit\u00e0 russe s\u2019allenavano al largo dell\u2019Irlanda, il 1\u00b0 febbraio ben 4 bombardieri strategici nucleari russi Tupolev Tu-95 hanno volato vicino alla Scozia e sono stati intercettati e allontanati da caccia britannici Eurofighter Typhoon decollati dalla base della RAF di Lossiemouth. Anche sul fronte del Pacifico fervono le manovre russe. Nelle acque delle isole Curili la flotta di Mosca ha scoperto il 12 febbraio \u201cun sottomarino americano\u201d, si dice classe Virginia, che forse spiava le manovre.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149533 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-8.jpg\" alt=\"download (8)\" width=\"445\" height=\"296\" \/><\/p>\n<p>Stando al Ministero della Difesa russo, l\u2019unit\u00e0 subacquea USA avrebbe ignorato gli appelli radio che le intimavano di \u201cemergere immediatamente\u201d. E\u2019 intervenuto il cacciatorpediniere Marshal Shaposhnikov, unit\u00e0 classe Udaloy da 7.000 tonnellate e lunga 163 metri. Per Mosca, la nave \u201cha usato i relativi mezzi e il sottomarino ha lasciato le acque russe alla massima velocit\u00e0\u201d. Forse, per \u201crelativi mezzi\u201d i russi intendevano una bomba di profondit\u00e0 intimidatoria?<\/p>\n<p>A Kiev, intanto, sono giunte forniture di armi anglo-americane, specie i missili anticarro Javelin, dotati di doppia carica cava in tandem per poter perforare, in due rapidissime fasi, sia le piastrelle di corazza reattiva aggiuntiva applicate sui carri armati russi, sia la vera e propria corazza dello scafo. Ma non mancano droni turchi Bayraktar TB-2, in parte gi\u00e0 acquisiti dall\u2019esercito ucraino, in parte promessi il 3 febbraio dal premier turco Recep Erdogan e dal suo ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu nel corso di una visita a Kiev.<\/p>\n<p>Erdogan in questa crisi sta tentando di condurre un gioco tutto suo, avendo buoni rapporti sia con i russi, da cui compra i missili antiaerei S-400 in barba agli strali della NATO, sia con gli ucraini, e ancora il 16 febbraio ha reso noto di aspirare a fare da mediatore tra le due nazioni slave. Il 4 febbraio Putin, volato a Pechino ospite del presidente cinese Xi Jinping per la cerimonia d\u2019apertura delle Olimpiadi Invernali, firmava con lui nuovi contratti strategico-economici, rinsaldando l\u2019asse Russia-Cina che, a detta di molti commentatori \u00e8 stato, nell\u2019arco dell\u2019ultimo ventennio, il risultato finale della politica di emarginazione del colosso russo dall\u2019Europa, voluta primariamente da Stati Uniti e Gran Bretagna.<\/p>\n<p>La tensione era cos\u00ec alta che il 5 febbraio l\u2019agenzia Bloomberg lanciava su internet per errore il flash \u201cla Russia invade l\u2019Ucraina\u201d, ritirandolo poco dopo imbarazzata. Proprio l\u2019inizio delle Olimpiadi Invernali ha contribuito a diffondere l\u2019opinione che la Russia non avrebbe mai attaccato l\u2019Ucraina prima della fine dei giochi, il 20 febbraio, per non violare la consuetudine della \u201ctregua olimpica\u201d auspicabile per tutti i conflitti, e soprattutto per non fare uno sgarro all\u2019amico Xi.<\/p>\n<p>Mentre si aprivano i Giochi di Pechino, atterravano a Jasionka, in Polonia, i primi dei 1.700 soldati americani dell\u201982a Divisione \u201cAirborne\u201d inviati da Washington di rinforzo a Est, unitamente a 1.000 d\u2019un battaglione di Stryker attesi in Romania e 300 destinati alla Germania.<\/p>\n<p>I militari ucraini, intanto, attuavano esercitazioni perfino nella \u201czona morta\u201d dell\u2019area radioattiva attorno a Chernobyl, per la precisione presso la citt\u00e0 fantasma di Pripjat. L\u2019esercito ucraino ha potuto cos\u00ec compiere esercitazioni in zona urbana con munizioni vere. E il ministro della Difesa Oleksiy Reznikov sosteneva che \u201cla zona radioattiva dovrebbe fare da scudo\u201d a una vasta parte del confine con la Bielorussia: \u201cE\u2019 una zona difficile da attraversare, con foreste, paludi e fiumi ed \u00e8 ancora radioattiva\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149532 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-6.jpg\" alt=\"download (6)\" width=\"424\" height=\"303\" \/><\/p>\n<p>I russi stavano in quel momento rafforzando il loro schieramento in Bielorussia per ulteriori manovre previste dal 10 al 20 febbraio, il che portava ormai la NATO a valutare, su tutta la fascia di confine russo e bielorusso con l\u2019Ucraina, almeno 130.000 uomini.<\/p>\n<p>Dal canto loro, i russi hanno risposto che, su 250.000 componenti totali dell\u2019esercito ucraino, almeno met\u00e0 sarebbero schierati sulla sola linea di contatto col Donbass \u201ccon appostamento offensivo. Il 10 febbraio sono iniziate le manovre russe in Bielorussia, che dovevano terminare il 20 febbraio, ma sono poi proseguite per vari giorni, con dispiegamento di 30.000 soldati, aerei da caccia Sukhoi e missili antiaerei S-400.<\/p>\n<p>Al loro avvio presenziava il capo di stato maggiore delle forze armate russe, quel generale Valery Gerasimov, a cui la NATO ha attribuito la presunta (ma non confermata) \u201cdottrina Gerasimov\u201d sulla guerra asimmetrica e l\u2019infiltrazione, secondo una tendenza propagandistica occidentale a presentare come tipiche solo degli avversari delle democrazie, \u201cmalvagi\u201d per definizione, tattiche d\u2019inganno e mascheramento in verit\u00e0 comuni in ogni guerra e in ogni paese.<\/p>\n<p>Una telefonata fra Biden e Putin il 12 febbraio si \u00e8 arenata sulle rispettive posizioni, mentre atterravano alla base britannica di Fairford 4 bombardieri pesanti americani Boeing B-52, provenienti dalla base di Minot, in North Dakota, come parte della deterrenza verso il Cremlino.<\/p>\n<p>La rete statunitense NBC diffondeva presunte rivelazioni della CIA sui piani russi: \u201cSono 9 le direttrici che l\u2019esercito russo imboccherebbe in Ucraina. E\u2019 la stima di US Army e CIA secondo cui carri armati di Mosca potrebbero raggiungere Kiev in 48 ore.<\/p>\n<p>La Russia ha schierato ai confini quasi 100 su 168 gruppi tattici a livello battaglione, composti da 800 a 900 soldati ciascuno, mentre altri reparti affluiscono ogni giorno. Sarebbero dispiegate anche 6 unit\u00e0 speciali Spetsnaz: ogni unit\u00e0 \u00e8 composta da 250 a 300 combattenti d\u2019\u00e9lite\u201d. Una tale precisione potrebbe non essere dovuta alle sole foto satellitari, pur prodotte e diffuse in gran copia nelle ultime settimane, ma farebbe ipotizzare spie della CIA fra i russi perfino a livelli di comandi o di stati maggiori! A meno che non sia parte della guerra di propaganda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Stretta finale?<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Alcuni membri della NATO, come Ungheria e Croazia, si sono sfilati dalle parole d\u2019ordine antirusse, criticando l\u2019alleanza, e la stessa Turchia, che pure \u00e8 il pilastro del settore Sud Est, di fatto si mantiene in posizione intermedia. All\u2019inizio di febbraio, la CIA stimava che l\u2019offensiva russa potesse scattare gi\u00e0 il 16 febbraio, ma prima di tale scadenza, Shoigu ha preannunciato la \u201cfine di alcune manovre\u201d e l\u2019inizio di un parziale ritiro. Il 14 febbraio il Center for Defense Strategies stimava le forze russe schierate su posizioni avanzate in \u201c147.000 soldati su 87 gruppi tattici\u201d.<\/p>\n<p>Il 16 febbraio Biden, dopo aver inviato in Polonia caccia F-15 dell\u2019USAF, ha messo in dubbio il ritiro russo parlando di \u201cassenza di verifiche\u201d e mostrando foto satellitari di \u201cnuovi elicotteri e aerei in arrivo vicino al confine con l\u2019Ucraina\u201d, segnatamente elicotteri da trasporto truppe Mil Mi-8 e da combattimento Mil Mi-24, Mi-35 e Kamov Ka-52 presso il lago Donuzlav, in Crimea, e aerei da caccia Sukhoi Su-34 sulla pista di Primorsko-Akhtarsk, sulla sponda russa del Mar d\u2019Azov.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149531 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-5-360x245.jpg\" alt=\"download (5)\" width=\"481\" height=\"327\" \/><\/p>\n<p>Mentre l\u2019intelligence americana rilanciava una nuova data ipotetica d\u2019attacco per il 21 febbraio, dopo la fine delle Olimpiadi Invernali di Pechino, Putin ha ribadito pi\u00f9 volte negli ultimi giorni che \u201cse le richieste russe non verranno accettate, prenderemo misure tecnico-militari\u201d. Il 16 febbraio i russi reiteravano comunicati sul ritiro di vari loro reparti: \u201cLe unit\u00e0 carriste del Distretto Militare Occidentale sono state riportate alle loro basi permanenti dopo essere state trasportate per mille chilometri su ferrovia\u201d. Il tutto accompagnato da immagini e video postati su internet.<\/p>\n<p>Poi, il 17 febbraio, il New York Times sembrava per la prima volta ammettere i timori russi relativi alle basi americane di Redzikowo e Deveselu, e il 18 febbraio da Mosca si davano altri esempi del ritiro come \u201cil ridislocamento in altri aeroporti della Russia di 10 bombardieri Sukhoi Su-24 spostati dalla Crimea\u201d e la notifica che \u201cun altro treno militare con personale e attrezzature delle unit\u00e0 di carri armati del Distretto Militare Occidentale \u00e8 tornato alla sua base permanente di Nizhny Novgorod\u201d. In Occidente, invece, si continuato a pensare a un bluff russo.<\/p>\n<p>Il 18 febbraio l\u2019ambasciatore americano presso l\u2019OSCE, Michael Carpenter, ha azzardato che la Russia avrebbe schierati in posizione minacciosa contro l\u2019Ucraina, \u201cfra 169.000 e 190.000 soldati\u201d, desunti da rapporti CIA su cui non si pu\u00f2 dire dove finisca la realt\u00e0 e inizi la stima a scopo intimidatorio. Gi\u00e0 il giorno prima, il segretario alla Difesa USA Lloyd Austin sosteneva che \u201cla Russia si prepara a combattere perch\u00e8 stanno facendo scorte di sangue\u201d, per trasfusioni ai feriti.<\/p>\n<p>Spiega: \u201cEro un soldato. So in prima persona che non fai ci\u00f2 senza motivo\u201d. Vero \u00e8 che prepararsi per ogni evenienza non \u00e8 un delitto, specialmente se si teme che incidenti possano essere fabbricati dall\u2019altra parte. Austin s\u2019\u00e8 recato poi il 18 febbraio in visita in Polonia e, proprio approfittando della tensione, ha propiziato per l\u2019America un affare da 6 miliardi di dollari concordando la vendita all\u2019esercito polacco di ben 250 carri armati pesanti M1 Abrams.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-151197 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/44ZPO2KUNFCMRJEN7GRZVZYY5E-1.jpg\" alt=\"44ZPO2KUNFCMRJEN7GRZVZYY5E (1)\" width=\"811\" height=\"456\" \/><\/p>\n<p>Frattanto, dal 17 febbraio si \u00e8 ricominciato anche a sparare nel Donbass. La milizia di Donetsk per prima ha denunciato quel giorno che \u201cgli ucraini hanno sparato sul villaggio di Mandrykino cinque granate da 82 mm\u201d. I filorussi hanno reagito colpendo un asilo nido a Stanytsia Luhanska, col ferimento di due insegnanti.<\/p>\n<p>Si sono susseguiti scambi di granate su molte localit\u00e0 anche nei giorni seguenti e, in particolare, il 18 febbraio a Donetsk sono risuonate le sirene d\u2019allarme, mentre presso il palazzo del governo locale un attentato ha fatto deflagrare l\u2019automobile, una jeep UAZ verde oliva del comandante della Milizia Popolare di Donetsk, Denis Sinenkov, che per\u00f2 si \u00e8 salvato. La milizia dichiarava inoltre di \u201caver sventato una infiltrazione di sabotatori ucraini\u201d.<\/p>\n<p>Nelle ore seguenti, i presidenti di Donetsk e Lugansk, Denis Pushilin e Leonid Pasechnik, ordinavano l\u2019evacuazione di donne, vecchi e bambini in Russia, nella zona di Rostov, mobilitando invece tutti gli uomini validi dai 18 ai 55 anni a difesa del territorio. Alla mattina del 21 febbraio, risultavano gi\u00e0 61.000 i civili russofoni che avevano passato il confine, e le autorit\u00e0 del Donbass stimavano che l\u2019obbiettivo era porne in salvo fino a 500.000.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149530 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/1_1639021935.jpg\" alt=\"1_1639021935\" width=\"814\" height=\"542\" \/><\/p>\n<p>Sarebbe in atto un gioco di provocazioni reciproche per far precipitare la situazione. Si sa che gli ucraini denunciano la presenza in Donbass di mercenari\/contractors russi della compagnia Wagner, ma secondo Mosca e i secessionisti le stesse forze di Kiev si avvarrebbero di mercenari\/contractors occidentali delle compagnie Lancaster-6 e Academy (ex Blackwater). Inoltre, il 18 febbraio Lavrov ha detto: \u201cAbbiamo informazioni secondo cui mercenari da Kosovo, Albania e Bosnia-Erzogovina (filoamericani in contrasto con la vicina Serbia filorussa) stanno per essere inviati nel Donbass\u201d.<\/p>\n<p>I miliziani di Donetsk, che conterebbero su una loro rete di spie abbastanza ramificata in tutta l\u2019Ucraina Orientale, ritengono che \u201cl\u2019esercito di Kiev prepara uno sbarco sulla costa del Mar D\u2019Azov, fra i villaggi di Sartana e Kominternovo, a Est di Mariupol\u201d e che \u201cgli ucraini sono gi\u00e0 pronti a trasferire presidenza e parlamento da Kiev a Lvov all\u2019inizio delle ostilit\u00e0\u201d. D\u2019altro canto, il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha elencato possibili incidenti orchestrabili dai russi per accusare gli ucraini: \u201cUn attacco terroristico inventato dentro la Russia, la scoperta di una fossa comune, un finto attacco con droni contro civili o un attacco finto o addirittura uno reale usando armi chimiche\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149520 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-11.jpg\" alt=\"download (11)\" width=\"814\" height=\"542\" \/><\/p>\n<p>Il 19 febbraio le autorit\u00e0 di Donetsk hanno accusato l\u2019agente segreto ucraino Anton Matsanyuk, tuttora detenuto, per l\u2019attentato con autobomba del giorno prima al capomilizia Sinenkov. Inoltre, i militi di Lugansk hanno disinnescato un ordigno esplosivo nascosto da sabotatori sotto il ponte stradale fra Malogvardeysk e il valico di frontiera di Izvarino, su cui transitano gli autobus dei profughi.<\/p>\n<p>La sventata strage avrebbe creato una provocazione anche pi\u00f9 grave delle attuali. Le milizie di Lugansk hanno anche dichiarato, il 20 febbraio, d\u2019aver respinto un tentativo di sfondamento del fronte attuato dalla 79\u00b0 Brigata di paracadutisti di Kiev, che \u201cavrebbe cercato di passare il fiume Seversky Donets ritirandosi con gravi perdite\u201d.<\/p>\n<p>Basta insomma una scintilla per dar fuoco alla prateria, e lo stesso Putin \u00e8 parso alquanto scettico sulla volont\u00e0 avversaria di un\u2019intesa: \u201cL\u2019Occidente troverebbe comunque il pretesto per appiopparci nuove sanzioni\u201d.<\/p>\n<p>Il 19 febbraio 2022, insieme all\u2019alleato bielorusso Alksandr Lukashenko, ha assistito di persona, dalla sala comando del Cremlino, a esercitazioni delle forze missilistiche strategiche russe, le RVSN, o Raketnye Vojska Strategi\u010deskogo Nazna\u010denija, ossia \u201cTruppe dei Razzi Strategici da Guerra\u201d, nonch\u00e9 delle forze nucleari dell\u2019Aeronautica e della Marina, che hanno eseguito lanci di missili balistici e da crociera per dimostrare all\u2019Occidente la prontezza operativa del deterrente nucleare russo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-149518 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-9.jpg\" alt=\"download (9)\" width=\"423\" height=\"293\" \/><\/p>\n<p>Le RVSN, guidate dal generale Sergei Karakayev, schierano 320 missili intercontinentali lanciabili da silos sotterranei o da rampe mobili autocarrate. Molti di essi hanno testate multiple MIRV, perci\u00f2 la RVSN \u00e8 forte di 1200 testate nucleari.<\/p>\n<p>Nel corso delle manovre, un missile Yars, che porta 4 testate, dal poligono di Plesetsk ha centrato un bersaglio in Kamchatka, distante 5800 km. Nei cieli artici della Novaja Zemlja, caccia Mig-31 hanno sparato gli ordigni ipersonici Khinzal (\u201cpugnale\u201d), mentre navi e sottomarini hanno testato missili da crociera Zircon e Kalibr.<\/p>\n<p>Peraltro, nella continua gara mediatica volta a diffondere inquietudini, la stampa britannica, e soprattutto il Mirror, ha diffuso il 20 febbraio la voce secondo cui i russi penserebbero di impiegare, contro le forze corazzate ucraine, e anche come mezzo per abbattere il morale del nemico, un\u2019arma convenzionale dagli effetti simili a quelli di una bomba atomica miniaturizzata.<\/p>\n<p>Sarebbe la nota bomba termobarica FOAB, dall\u2019inglese per Father of All Bombs, \u201cPadre di tutte le bombe\u201d, che in russo si dice PVB, P\u00e0pa Vseh Bomb, ma il cui acronimo ufficiale \u00e8 AVBLM, cio\u00e8 Aviazionnaja Vakuumnaja Bomba Povishennoi Moshnosti, che tradotto letteralmente suonerebbe \u201cbomba a vuoto (\u201cvacuum\u201d) ad alta potenza per aerei\u201d.<\/p>\n<p>Le Forze aerospaziali di Mosca l\u2019hanno sviluppata fin dal 2007 e, dato l\u2019ingombro, pu\u00f2 essere portata da un bombardiere Tupolev Tu-160. E\u2019 lunga 7 metri e pesa 7 tonnellate, ma la sua forza equivale a quella di 44 tonnellate di tritolo, grazie a esplosivi segreti in grado di sviluppare altissime pressioni e temperature. Sembra che l\u2019ordigno sia stato impiegato nel 2017 in Siria durante incursioni russe contro l\u2019ISIS e distruggerebbe tutto nel raggio di 300 metri. Sarebbe dunque pi\u00f9 potente della bomba termobarica americana MOAB (Madre di tutte le bombe), alias GBU-43\/B Massive Ordnance Air Blast, lunga 9 metri per 9800 kg di peso, che gli USA hanno in servizio dal 2003 e hanno usato in Afghanistan. L\u2019ordigno statunitense avrebbe una forza pari a \u201csole\u201d 11 tonnellate di tritolo per un raggio letale di 150 metri.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>Terra e mare<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il braccio di ferro, dunque continua ed \u00e8 difficile vedere per ora la luce in fondo al tunnel. Quando il 15 febbraio 2022 Putin aveva ricevuto al Cremlino il cancelliere tedesco Scholz per uno dei tanti tentativi di trattativa delle ultime settimane, all\u2019ipotesi di una moratoria limitata, per esempio a 10 anni, sull\u2019entrata dell\u2019Ucraina nella NATO, lo \u201czar\u201d aveva risposto deciso che \u201cla questione va risolta adesso una volta per tutte\u201d.<\/p>\n<p>Si ha l\u2019impressione che la Russia sia pronta a giocare il tutto per tutto, \u201cora o mai pi\u00f9\u201d, per porre degli stabili paletti al fronte NATO, magari sperando in cuor suo che lo sbattere contro un muro possa rappresentare il prodromo di una sorta di ricaduta all\u2019indietro dell\u2019intero schieramento occidentale. La partita potrebbe quindi essere epocale, anche perch\u00e8 ha radici molto antiche.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149522 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-15.jpg\" alt=\"download (15)\" width=\"817\" height=\"424\" \/><\/p>\n<p>L\u2019asse delle potenze marittime anglosassoni, non tollera, storicamente, una potenza terrestre egemone nel Vecchio Continente. Non \u00e8 un caso che nell\u2019attuale crisi siano stati americani e britannici, anche pi\u00f9 degli ucraini, a soffiare sul fuoco paventando l\u2019imminenza di una invasione russa e mostrando inflessibilit\u00e0 sul presunto destino occidentale di Kiev.<\/p>\n<p>E\u2019 la pi\u00f9 recente espressione di un timore atavico del mondo inglese, proiettato sugli oceani e le colonie esterne, verso un continente europeo unificato che poteva invaderlo o affamarlo. Gi\u00e0 nel XVI secolo era guerra aperta fra l\u2019Inghilterra della regina Elisabetta e la Spagna degli Asburgo, che sotto Carlo V, e ancor pi\u00f9 sotto Filippo II la minacciava, anche per motivi religiosi data la recente spaccatura fra cattolici e protestanti. Come sappiamo agli spagnoli and\u00f2 male il tentativo di sconfiggere gli inglesi con l\u2019Invincibile Armada, la grande flotta cattolica che nel 1588 fu logorata e battuta dai galeoni capitanati da abili corsari ed esploratori del calibro di Sir Francis Drake.<\/p>\n<p>A quel tempo la Russia dello zar Ivan il Terribile era lontana e remota, al di l\u00e0 dei mari ghiacciati boreali, e solo un piccolo nucleo di \u201cmerchants adventurers\u201d britannici faceva la spola fra Londra e il porto di Arcangelo, nel Mar Bianco, facendo perfino balenare a Ivan il sogno di proporsi come sposo di Elisabetta e realizzare una \u201cunione personale\u201d (a quell\u2019epoca abbastanza in voga fra le monarchie europee) fra Russia e Inghilterra che avrebbe letteralmente ribaltato il corso successivo della storia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec non fu, ma la Russia risult\u00f2 due secoli dopo un utile alleato dell\u2019Inghilterra contro la Francia di Napoleone Bonaparte, il nuovo nemico che cercava all\u2019inizio del XIX secolo d\u2019unificare l\u2019Europa. Per punire gli inglesi, che col loro denaro finanziavano regolarmente tutte le coalizioni antifrancesi, Napoleone decret\u00f2 il 21 novembre 1806 il \u201cblocco continentale\u201d, vietando in pratica a tutti gli stati europei di commerciare con l\u2019Inghilterra o di comprare merci britanniche. Alcuni mesi dopo, il 25 giugno 1807, egli sald\u00f2 all\u2019Impero francese quello russo, stipulando un patto con lo zar Alessandro I incontrandolo su una sontuosa zattera a Tilsit sul fiume Niemen.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149516 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/160215052-ff326add-5d43-4d27-a981-78315b7ebd82.jpeg\" alt=\"160215052-ff326add-5d43-4d27-a981-78315b7ebd82\" width=\"810\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>L\u2019incubo di un blocco eurasiatico si era materializzato per gli inglesi, ma fu relativamente breve. L\u2019alleanza franco-russa cominci\u00f2 a vacillare gi\u00e0 nel 1810, poich\u00e9 i russi cominciarono a violare il blocco continentale e a riavvicinarsi agli inglesi, temendo che Napoleone si stesse accordando con gli Asburgo d\u2019Austria a loro detrimento. Ne scatur\u00ec la guerra del 1812, seguita dalla nota invasione della Russia che fu la tomba della Grande Arme\u00e8 e prologo della definitiva sconfitta del C\u00f2rso.<\/p>\n<p>Nonostante i russi le fossero stati utili per abbattere Napoleone, gli inglesi presero durante tutto l\u2019Ottocento a reputarli dei nemici sempre pi\u00f9 insidiosi, soprattutto per la loro spinta geopolitica verso i mari caldi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la Gran Bretagna, con gli alleati Francia e Piemonte, intervenne a fianco della Turchia nella guerra di Crimea del 1853-1856, proprio per impedire che la pressione russa sull\u2019Impero Ottomano li portasse oltre i Dardanelli e gi\u00f9 fino al Mediterraneo, a insidiare la via delle Indie.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi fu la volta del \u201cGrande Gioco\u201d in Asia Centrale, che ebbe uno dei suoi punti culminanti nell\u2019annessione della regione turkmena di Merv da parte dell\u2019Impero Russo nel 1884, che associata a un collegamento ferroviario la regione del Caspio avrebbe consentito ai russi, secondo il rapporto d\u2019intelligence \u201cThe Defence of India\u201d, di spostare almeno 95.000 soldati e calare sull\u2019Afghanistan e poi sull\u2019India.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del XX secolo, con l\u2019alba della geopolitica come dottrina, il geografo scozzese Sir John Halford Mackinder formul\u00f2 per la prima volta nel 1904 una dottrina coerente che, nelle sue linee essenziali, \u00e8 ancora seguita dall\u2019asse Londra-Washington.<\/p>\n<p>Egli not\u00f2 che l\u2019immensa area centrale dell\u2019Eurasia, soprattutto fra la regione della Moscovia, degli Urali e della Siberia, che chiam\u00f2 Heartland (Terra Cuore) era praticamente invulnerabile all\u2019azione delle potenze navali perch\u00e8 lontana dalle coste e protetta dalle vastissime estensioni delle steppe, dei deserti e della taiga, mentre perfino sul versante<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150364 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/6_Ka52-1-002.jpg\" alt=\"6_Ka52-1-002\" width=\"820\" height=\"546\" \/><\/p>\n<p>Nord le difficili acque dell\u2019Oceano Glaciale Artico e le desolate coste della tundra non offrivano comunque appoggi sufficienti per grandi sbarchi. L\u2019Heartland coincideva per la maggior parte col territorio occupato dalla Russia. E con la modernizzazione di quell\u2019impero, favorita dalla costruzione di ferrovie strategiche come la Transiberiana e dall\u2019industrializzazione, l\u2019Heartland poteva mobilitare le sue enormi risorse, spostandole a Est o a Ovest per linee interne, senza che l\u2019Impero Britannico potesse attaccarlo in patria.<\/p>\n<p>Nella Prima Guerra Mondiale, Gran Bretagna e Russia furono alleate grazie alla mediazione della Francia e al fatto che avevano come nemico comune la Germania, ma dopo la rivoluzione bolscevica si temette sempre pi\u00f9 che la Russia potesse in qualche modo coalizzarsi con la Germania e le sue capacit\u00e0 tecnologiche, arrivando a egemonizzare insieme a essa l\u2019Europa e a guadagnare mari caldi da cui minacciare Londra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149528 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-3.jpg\" alt=\"download (3)\" width=\"803\" height=\"602\" \/><\/p>\n<p>Alla conferenza di Versailles del 1919 Mackinder fu tra i sostenitori della politica atta a dividere la Russia dalla Germania frapponendo fra di esse una barriera di nuovi stati originati dal crollo dell\u2019Impero Zarista e di quello Austroungarico, come la Polonia, la Cecoslovacchia o l\u2019Ungheria.<\/p>\n<p>Tenendo conto del sorgere degli Stati Uniti d\u2019America come nuova potenza mondiale, erede dell\u2019Impero Britannico anche in fatto di potenza marittima, e pi\u00f9 tardi aeronautica, lo studioso scozzese perfezion\u00f2 la sua teoria sostenendo che l\u2019Heartland avrebbe teso a controllare la cosiddetta Inner Crescent, o Mezzaluna interna, cio\u00e8 le regioni peninsulari e insulari dell\u2019Eurasia come l\u2019Europa Occidentale, il Vicino Oriente, l\u2019India, la Cina, la Corea e il Giappone, emarginando la Outer Crescent, la Mezzaluna Esterna da lui identificata con l\u2019arco che dalle Americhe piegava verso Africa e Australia.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti sarebbero stati espulsi dal sistema di potere mondiale se confinati nel loro emisfero da un Heartland che avesse progressivamente preso il controllo, come impero o pi\u00f9 plausibilmente come blocco di alleanze, di ci\u00f2 che Mackinder chiam\u00f2 Isola Mondo, o World Island, cio\u00e8 i tre continenti classici del mondo antico: Europa, Asia, Africa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Sfida secolare<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Fu nel 1919 che Mackinder coni\u00f2 il suo celebre sillogismo: \u201cChi controlla l\u2019Europa dell\u2019Est controlla (o comanda, nell\u2019originale inglese, egli scrive \u201ccommands\u201d) l\u2019Heartland, chi controlla l\u2019Heartland controlla l\u2019Isola Mondo, chi controlla l\u2019Isola Mondo controlla il Mondo\u201d. Gi\u00e0 nel 1922 il trattato di Rapallo fra Germania e Russia fece temere un sodalizio del genere, mentre Gran Bretagna e Stati Uniti, nonostante l\u2019isolazionismo di questi ultimi, si considerarono gi\u00e0 alleati di lungo periodo, come testimonia la conferenza navale di Washington che riserv\u00f2 solo al condominio anglosassone la parit\u00e0 delle flotte al vertice della classifica, tenendo il Giappone, e ancor pi\u00f9 Francia e Italia, assai distanziati.<\/p>\n<p>Il patto russo-tedesco di Rapallo fu utile per scambi tecnologici e anche per consentire ai militari tedeschi di addestrarsi in segreto nelle steppe russe coi mezzi proibiti dal trattato di Versailles, cio\u00e8 gli aeroplani, a Lipetzk, i carri armati, a Kazan, e le armi chimiche, a Samara. Ma ancor pi\u00f9 esplicito fu il patto Ribbentrop-Molotov (dai rispettivi ministri degli Esteri) del 23 agosto 1939, con cui in pratica Adolf Hitler e Josif Stalin si spartirono la Polonia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-149529 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/download-10.jpg\" alt=\"download (10)\" width=\"805\" height=\"536\" \/><\/p>\n<p>Se il patto Berlino-Mosca non fu duraturo, fu a causa delle differenze ideologiche, ma non \u00e8 azzardato dire che la Seconda Guerra Mondiale avrebbe avuto tutt\u2019altro esito se Hitler, durante la visita del ministro degli Esteri sovietico Molotov a Berlino, nel novembre 1940, fosse riuscito a convincerlo a far aderire l\u2019URSS al Patto Tripartito che la Germania aveva appena stipulato con Italia e Germania. Il rifiuto sovietico di un blocco continentale a quattro potenze port\u00f2 infine il Fuhrer alla disastrosa decisione di invadere la Russia il 22 giugno 1941 con l\u2019Operazione Barbarossa.<\/p>\n<p>Come fra Napoleone e Alessandro, anche fra Hitler e Stalin, la \u201cluna di miele\u201d dur\u00f2 poco e prevalsero i sospetti reciproci. E come la Grande Arme\u00e8, anche la Wehrmacht fu inghiottita da pianure gigantesche che annunciavano gi\u00e0 il margine occidentale di un Heartland dalle cui profondit\u00e0 scaturivano legioni di carri armati T-34 che non finivano mai.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150067 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Su-34-Demonstrator-3S.jpg\" alt=\"Su-34-Demonstrator-3S\" width=\"811\" height=\"551\" \/><\/p>\n<p>Mackinder nel 1943 aggiorn\u00f2 la sua teoria sostenendo che anche lo sviluppo dell\u2019aviazione contribuiva alla superiorit\u00e0 dell\u2019Heartland come fortezza naturale inespugnabile, consentendo di bombardare da basi nell\u2019entroterra le teste di ponte anfibie sulle coste dell\u2019Inner Crescent. Nel dopoguerra la teoria di Mackinder, che intanto era morto nel 1947, fu alla base della dottrina del contenimento dell\u2019Unione Sovietica, quando gli Stati Uniti, con la presidenza di Harry Truman, decisero di rimanere in forze in Europa, a differenza di quando nel 1918 se ne erano tornati in patria appena battuta la Germania del Kaiser.<\/p>\n<p>Fondata la NATO nel 1949, per opporre un antemurale all\u2019espansione del comunismo, gli americani allargarono poi la loro influenza a varie nazioni della \u201cmezzaluna\u201d, dal Pakistan al Giappone, per tentare di imprigionare l\u2019URSS fra i suoi ghiacci. Grazie all\u2019intuito di Henry Kissinger, nel 1972 gli USA riuscirono di fatto perfino ad allearsi con la Cina dell\u2019anziano Mao Zedong, che pur comunista era in rotta con Mosca da anni, ponendo le basi per la successiva apertura agli investimenti occidentali che a partire dalle riforme di Deng Xiao Ping del 1979 avrebbero col tempo portato al boom produttivo cinese che ancora oggi spaventa il mondo.<\/p>\n<p>Con la fine della Guerra Fredda e la dissoluzione dell\u2019URSS nel dicembre 1991, sembrava a prima vista tramontata la minaccia, ma la NATO rimase, principalmente per assicurare agli Stati Uniti il controllo dell\u2019Europa Occidentale. La Russia sembrava allora, con la presidenza di Boris Eltsin, condannata alla decadenza e Zbigniew Brezinski ne caldeggiava presso Bill Clinton il depauperamento delle risorse, ma l\u2019attacco della NATO alla Serbia nel 1999 e l\u2019inizio dell\u2019allargamento a Est fecero capire a Mosca che era ora di ricostruire, pian piano, la potenza perduta.<\/p>\n<p>Dal 2000 la leadership di Vladimir Putin e del suo entourage ha cos\u00ec lavorato per contendere agli Stati Uniti lo spazio europeo, peraltro iniziando gi\u00e0 nel 2001 a riavvicinarsi alla Cina allora guidata da Jiang Zemin con la firma del trattato SCO, l\u2019Organizzazione di Shanghai.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-150077 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/6_Indonesia_Su-35-3-002.jpg\" alt=\"6_Indonesia_Su-35-3-002\" width=\"820\" height=\"615\" \/><\/p>\n<p>Gli anni successivi sono stati caratterizzati dal continuo rafforzamento della NATO, in sostanza, per mantenere i destini strategici della Russia e dell\u2019Europa divisi, sebbene in alcuni casi gi\u00e0 Putin avesse mandato segnali forti, come con la guerra in Georgia del 2008, che infatti imped\u00ec alla fine l\u2019adesione del paese caucasico all\u2019alleanza. Poi, nel 2014, la rivolta di piazza Maidan a Kiev, appoggiata verosimilmente dalla CIA, e il rovesciamento del presidente filorusso Viktor Yanukovich aprirono la crisi del Donbass e portarono al primo grande scontro, sfociato con l\u2019annessione della Crimea alla Russia e con sanzioni tuttora perduranti. E ora siamo arrivati alla fase successiva, forse decisiva.<\/p>\n<p>Nelle intenzioni di Washington e Londra, qualsiasi rischio vale il tenere in piedi la compattezza della NATO e l\u2019impedire che l\u2019Europa si inserisca in un sistema continentale con Russia e Cina, forse prefigurabile, in parte, nei piani della Nuova Via della Seta, tale da rendere l\u2019Eurasia nel suo complesso autosufficiente rispetto al mondo anglosassone. Sarebbe il compimento dell\u2019Isola Mondo prefigurata da Mackinder.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-151150  alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/18.02.2022_vozvpat-550.jpg\" alt=\"18.02.2022_vozvpat-550\" width=\"439\" height=\"311\" \/><\/p>\n<p>La potenza americana non potrebbe verosimilmente sopravvivere, ai livelli attuali, emarginata nel suo emisfero, coi soli mercati e risorse residui, tenuto conto anche del fatto che da ormai 50 anni il dollaro non \u00e8 pi\u00f9 convertibile in oro e se non \u00e8 carta straccia \u00e8 ancora per la reputazione da superpotenza degli USA e per lo status di unit\u00e0 di riferimento nel mercato petrolifero. Putin e il suo staff sanno bene tutto ci\u00f2 e anche da parte loro c\u2019\u00e8 una propensione al rischio nella crisi attuale, allo scopo perlomeno di arrivare a patti che limitino l\u2019alleanza e, forse, ne costituiscano una prima crepa che possa allargarsi col tempo.<\/p>\n<p>Il Donbass, certo, \u00e8 un obiettivo da difendere, ma \u00e8 solo una piccola parte del dramma. Un effetto deleterio lo giocher\u00e0 senz\u2019altro la brutta abitudine delle democrazie moderne di demonizzare l\u2019avversario ritenendolo \u201cinferiore\u201d e non degno di riconoscimento paritario diplomatico. Il che pu\u00f2 solo essere foriero di sventure perch\u00e8 un Occidente avvitato su s\u00e9 stesso e vittima del proprio sciovinismo ideologico nei confronti del resto del mondo rischia di giudicare e muoversi in una realt\u00e0 fittizia, \u201cdrogata\u201d dall\u2019ideologia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-148116 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/russian-military-11.jpg\" alt=\"russian-military-11\" width=\"815\" height=\"504\" \/><\/p>\n<p>E di ideologia sono morte le dittature del passato compresa l\u2019Unione Sovietica, anche in questo la storia dovrebbe rendere pi\u00f9 cauti e flessibili i governi dei paesi NATO. Se, come sembra probabile, da ambo le parti non ci saranno cedimenti, rester\u00e0 solo il dilemma fra una guerra \u201ccalda\u201d, ancorch\u00e8 regionalizzata, tipo \u201cguerra di Spagna del 1936\u201d per evitare disastri nucleari, con tutto ci\u00f2 che ne consegue, e una pi\u00f9 probabile Seconda Guerra Fredda che significher\u00e0 anni e anni di nuovi stati d\u2019assedio su scala planetaria.<\/p>\n<p>Se il gioco delle sanzioni e contro-sanzioni si facesse troppo duro e si delineassero blocchi continentali contrapposti, ci\u00f2 significherebbe l\u2019affossamento, forse definitivo, della globalizzazione come l\u2019abbiamo conosciuta negli ultimi decenni, peraltro in un clima economico mondiale sorpreso dai venti di guerra a met\u00e0 del guado, proprio mentre si stava riprendendo a fatica dalle perturbazioni della pandemia Covid-19.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/02\/escalation-tra-russia-e-ucraina-putin-riconosce-i-secessionisti-di-donetsk-e-lugansk\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/02\/escalation-tra-russia-e-ucraina-putin-riconosce-i-secessionisti-di-donetsk-e-lugansk\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) Dopo mesi di tensione crescente sui confini fra Russia, Bielorussia e Ucraina, l\u2019annuncio il 15 febbraio 2022 di un parziale ritiro dell\u2019imponente schieramento russo, che avrebbe toccato, fino a quel momento, una punta massima di 147.000 soldati in posizioni avanzate (entro 300 chilometri dai confini ucraini), sembrava aver aperto la prima concreta possibilit\u00e0 di calo della tensione, almeno nel breve periodo. Ma la sera del 21 febbraio il presidente russo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-imx","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70589"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=70589"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70589\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70590,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70589\/revisions\/70590"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=70589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=70589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=70589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}