{"id":70769,"date":"2022-03-07T10:56:13","date_gmt":"2022-03-07T09:56:13","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70769"},"modified":"2022-03-07T10:56:13","modified_gmt":"2022-03-07T09:56:13","slug":"great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70769","title":{"rendered":"\u201cGreat resignation\u201d non si traduce \u201cGrande rassegnazione\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Aristoteles)<\/strong><\/p>\n<p class=\"has-text-align-right\" style=\"text-align: justify\"><em>Una volta mi venne il pensiero che se si volesse schiacciare del tutto un uomo, annientarlo, punirlo con il castigo pi\u00f9 terribile, di modo che il pi\u00f9 tremendo assassino rabbrividisse all\u2019idea di un simile castigo e ne avesse paura fin da prima, allora basterebbe soltanto conferire al lavoro un carattere di autentica, totale inutilit\u00e0 ed assurdit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p class=\"has-text-align-right\" style=\"text-align: justify\"><em>Dostoevskij<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come molti sapranno, il principe Harry ha dichiarato di voler lasciare il lavoro<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/moda\/21_dicembre_07\/principe-harry-lavoro-felicita-9dac2d56-5765-11ec-a930-bf44d710576f.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> per mettere al primo posto la felicit\u00e0<\/a>. Invece di sprecare i suoi anni migliori a inseguire il profitto, Harry \u2013 da qualche tempo CEO di una <em>start-up<\/em> dedicata al vivere in armonia con se stessi, <em>BetterUp<\/em> \u2013 sceglie una vita pi\u00f9 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cD\u2019ora in avanti \u2013 commenta caustico Stefano Azzar\u00e0 \u2013 si accontenter\u00e0 dello stretto necessario, assecondando i ritmi del suo cuore: staccher\u00e0 soltanto cedole e dividendi azionari, limitandosi per il resto ad attendere \u2013 sereno e in pace con la natura che ci \u00e8 madre \u2013 il momento in cui incassare l\u2019eredit\u00e0 meritata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto possa sembrare paradossale, la scelta del principino non \u00e8 affatto controcorrente e si colloca all\u2019interno di un fenomeno che interroga aziende e studiosi. Un fenomeno che ruota intorno al concetto stesso di lavoro, rappresentando un nucleo di riflessione non trascurabile per chi a sinistra ancora si affanna a ragionare su questo tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che la pandemia potesse essere assieme un catalizzatore e un acceleratore delle trasformazioni sociali \u00e8 un assunto che non ci sembra il caso di questionare. Il diffondersi del Covid-19 \u00e8 un fenomeno troppo impattante, globale, totalizzante, gigantesco. Le conseguenze della gestione della pandemia lo sono ancora pi\u00f9 dell\u2019evento pandemico in s\u00e9 e per s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In fondo, in che cosa consisteva la normalit\u00e0 pre-covid? Nel poter uscire di casa, andare a lavoro, ricevere uno stipendio che serviva ad acquistare merci e tener ben oliata e attiva la macchina del profitto: se consumi prodotti favorisci il lavoro, l\u2019occupazione, e alla fine tutti staranno meglio perch\u00e9 avranno da lavorare e poi da consumare, un circolo virtuoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pochi avevano una vita agiata. Alcuni una vita decente, molti una vita misera, caratterizzata dalle privazioni e dall\u2019impossibilit\u00e0 di sentirsi realmente felici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo lockdown ha congelato la normalit\u00e0 delle nostre inerzie e dei nostri automatismi, e ci ha permesso di interrogare e mettere in discussione ci\u00f2 che consideravamo ovvio, scuotendo alle fondamenta un mondo apparentemente inamovibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo un curioso<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/lavoro\/21_dicembre_21\/dalla-great-resignation-anti-workers-lavorare-giusto-non-troppo-vivere-meglio-fe3dca3c-6230-11ec-a583-0974d17fd3de.shtml#:~:text=su%20reddit-,Dalla%20Great%20Resignation%20agli%20anti%2Dworkers%3A%20%C2%ABLavorare%20il%20giusto,non%20troppo)%20per%20vivere%20meglio%C2%BB&amp;text=Lo%20slogan%20con%20cui%20il,solo%20per%20i%20ricchi!%C2%BB.\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> articolo<\/a> del Corriere della sera, uscito pochi giorni dopo la dichiarazione di Harry e da cui intendiamo partire per sviluppare il nostro ragionamento, gli sconvolgimenti che la pandemia ha portato nel mondo del lavoro sono legati (anche) ad una nuova consapevolezza: \u00abla gente per la prima volta non \u00e8 potuta andare a lavorare e si \u00e8 resa conto di quanto il mondo continuasse a girare senza la quantit\u00e0 di lavoro che faceva abitualmente\u00bb<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/03\/04\/great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La domanda che ci ha smossi dalla nostra stipsi espressiva, \u00e8 dunque la seguente: ma perch\u00e9 diavolo lavoriamo cos\u00ec tanto? In fin dei conti, perch\u00e9 lavoriamo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>Il senso di tutto questo lavoro.<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 che una consapevolezza piena, il \u201cmovimento\u201d degli \u201cAnti-work\u201d segnala l\u2019esistenza di risposte abbozzate, parziali, frammentate a interrogativi ancora del tutto aperti. Le domande da cui partono questa e altre similari \u201csacche di pensiero\u201d sono in realt\u00e0 due, intrecciate: quanto lavoro? Quale lavoro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fenomeno, indubbiamente, esiste: lo dicono fatti e numeri. Non solo, contro-intuitivamente, moltissime persone hanno cambiato lavoro durante una crisi pandemica, ma una buona percentuale ha dato le dimissioni senza avere gi\u00e0 in mano un impiego alternativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo hanno fatto per motivi di repulsione dalla loro attivit\u00e0 corrente, in qualche misura. Difatti i \u201cfattori tradizionali\u201d di attrazione verso un posto di lavoro alternativo \u2013 aumenti di retribuzione, progressione di carriera, benefit, miglior bilanciamento tra vita privata e lavorativa \u2013 non valgono se questo posto non c\u2019\u00e8 o perlomeno non si ha ancora in mano una lettera di assunzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Uno studio recente di McKinsey, che ha avuto una certa risonanza, afferma che il 40% dei lavoratori a livello mondiale ha intenzione di cambiare lavoro entro 4-6 mesi, mentre il 53% dei datori di lavoro ha affermato di avere un turnover volontario maggiore rispetto agli anni precedenti e quasy due datori di lavoro su tre si aspettano che il problema continui nei prossimi sei mesi, oppure che peggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proprio questa indagine, che ha coinvolto circa 6mila persone in et\u00e0 lavorativa di Australia, Canada, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti, ha registrato che il 36% di chi si \u00e8 licenziato, quando lo ha fatto, non aveva ancora in mano un nuovo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 proprio questo che caratterizza il nuovo fenomeno: diversamente dai precedenti cicli di regressione e ripresa, le persone sembrano propense a fare un salto nel buio, e sta evidenziando probabilmente uno scollamento tra dipendenti e imprese che si \u00e8 acuito enormemente nel periodo dello <em>smart-(remote)working<\/em> pandemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono poi altre tendenze da prendere in considerazione, come afferma la societ\u00e0 di consulenza, quale la <em>Yolo Economy<\/em> (<em>You only live once<\/em>), che sta portando i Millennials e la \u00a0Generazione Z ad abbandonare il posto fisso per avviare nuove attivit\u00e0, in cui trovare una pi\u00f9 adeguata soddisfazione personale rispetto alla loro esperienza come lavoratori dipendenti e subordinati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 interessante, a proposito dello scollamento di cui dicevamo, notare che da questa analisi emerge una differenza marcata tra le motivazioni reali che spingono le persone a cambiare e quelle che pensano i loro datori di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I primi tre fattori citati dai dipendenti sono il non sentirsi apprezzati \u2013 dalle loro organizzazioni (54%) o dai loro manager (52%) \u2013 e il non sentire un senso di appartenenza al lavoro (51%).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I datori di lavoro, piuttosto, ritengono che i dipendenti si stiano licenziando per la insoddisfacente retribuzione, lo scarso equilibrio tra lavoro e vita privata e la non attenzione alla salute fisica ed emotiva. Questi problemi sono s\u00ec stati indicati dai dipendenti, ma non con lo stesso peso a loro attribuito dai datori di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si noti come \u2013 pur se la motivazione specifica \u201c<em>Doing meaninful work<\/em>\u201d \u00e8 apparentemente tra le cause meno importanti per cambiare lavoro rispetto a quelle prima elencate (ma \u00e8 citata, comunque) \u2013 non si possa non notare che gran parte delle questioni attengono il senso delle relazioni che viviamo ed in qualche modo \u00e8 evidente che il senso di appartenenza al lavoro (<em>sense of belonging<\/em>) sia strettamente correlato al senso di <em>quello che si fa<\/em> lavorando. Anche in Italia, in un contesto sociale e culturale profondamente differente, il fenomeno delle dimissioni volontarie ha un peso che non pare del tutto indifferente (circa il 20% delle cessazioni dei rapporti di lavoro nel primo semestre 2021).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019approfondimento conseguente e necessario sarebbe indagare queste storie, non solo da un punto di vista quantitativo e non solo con lo sguardo di una societ\u00e0 di consulenza in ambito di gestione delle risorse umane. Con quale motivazione hanno davvero sbattuto la porta del loro vecchio ufficio (che magari, nel frattempo, era diventato la loro sala da pranzo)? In nome di che sogno, progetto imprenditoriale, aspettativa? Cosa hanno fatto dopo le dimissioni, a tre mesi, sei mesi, un anno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Soprattutto\u2026 Di cosa hanno vissuto o stanno vivendo? Di incentivi aziendali per ridurre la forza lavoro, in caso di ristrutturazioni aziendali? Di sussidi statali, nei paesi in cui ci\u00f2 \u00e8 previsto (ma per quanto e a quali condizioni, visto che non esiste un reddito universale di cittadinanza in nessun paese)? Di altre fonti di reddito (ma quali?) e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La domanda \u00e8 fondamentale, perch\u00e9 non siamo ancora riusciti a livello concettuale a slegare il reddito dal lavoro e per molti di noi questo \u00e8 vero innanzitutto a livello pratico. Al giorno d\u2019oggi, \u201cla disoccupazione \u00e8 solo per i ricchi\u201d parafrasando uno dei motti del forum \u201c<em>Anti-work<\/em>\u201d, sorta di fucina di questo nuovo fenomeno. La nostra generazione piuttosto conosce la realt\u00e0 dei <em>working poors<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pur senza indagare nel dettaglio tutti questi aspetti, dovremmo iniziare a fare qualche congettura e qualche ipotesi di riflessione, sulla base di un fenomeno che in realt\u00e0 non \u00e8 assolutamente del tutto sconosciuto, ma che somma criticit\u00e0 tanto dal punto di vista pi\u00f9 classicamente \u201csindacale\u201d quanto dal punto di vista delle relazioni<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/03\/04\/great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo fermamente convinti che le criticit\u00e0 \u201csociali\u201d avvertite dai lavoratori non si esauriscano in una questione di comunicazione, modalit\u00e0 di gestione delle risorse umane, strutture organizzative. Se sono vere le ricerche a cui abbiamo fatto test\u00e9 riferimento, un fattore che porta i dipendenti ad allontanarsi dalle loro realt\u00e0 aziendali, dalle proprie mansioni, \u00e8 rappresentato dalla mancanza di senso delle stesse \u2013 e questo aspetto ha un portato radicale e rivoluzionario, soprattutto dal punto di vista di un paradigma che potremmo definire di \u201cantropologia filosofica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Delineare un\u2019altra antropologia filosofica \u00e8 il primo presupposto per fondare un\u2019altra politica: mettere in discussione le nostre categorie (filosofiche, economico e politiche), per mostrare che non sono naturali, che sono storiche, che hanno delle ambiguit\u00e0, e che queste ambiguit\u00e0 devono essere non solo mostrate, ma possono essere agite, \u00e8 l\u2019obiettivo che ci poniamo nella conclusione di questo breve articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><u>In virus veritas.<\/u><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un\u2019opera con ampiezza d\u2019analisi e limpidezza di visione, l\u2019antropologo anarchico David Graeber ha definito la categoria dei <em>bullshit-jobs<\/em> (\u201clavori-stronzata\u201d) come occupazioni cos\u00ec inutili, superflue o dannose che nemmeno chi le svolge riesca onestamente a giustificarne l\u2019esistenza (seppure si senta obbligato a farlo). Attenzione, non parliamo di <em>shitty-jobs<\/em> (\u201clavori di merda\u201d): i lavori-stronzata solitamente sono ben pagati ed offrono anche buone condizioni di lavoro, ma sono inutili (e quindi ampiamente frustranti); i \u201clavori di merda\u201d sono \u201cshitty\u201d perch\u00e9 sottopagati e perch\u00e9 implicano difficili condizioni lavorative, ma normalmente hanno una grande utilit\u00e0 sociale (pensiamo, banalmente agli addetti alle pulizie).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se vogliamo parlare di percezione sociale del fenomeno <em>bullshit-jobs<\/em>, le statistiche fornite dallo stesso autore documentano una diffusione preoccupante per chi sia minimamente interessato all\u2019efficienza dei processi o al benessere dei membri di una comunit\u00e0: tra i britannici solo il 50% dei partecipanti ad un sondaggio di YouGov riteneva che il proprio lavoro desse un contributo alla comunit\u00e0 nazionale, mentre in un sondaggio analogo il 40% dei lavoratori olandesi affermava che il proprio lavoro non meritava proprio di esistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ci\u00f2 vanno poi sommati i lavori parzialmente senza senso: gli impiegati delle aziende statunitensi lamentano di sprecare tempo con e-mail, riunioni anti-economiche, obblighi ammnistrativi per il 37% della giornata lavorativa, mentre le principali mansioni legate al proprio lavoro vengono svolte per il 39% del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I lavori senza senso sono stati riassunti da Graeber in cinque categorie (ci scusiamo per lo schematismo):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">a) I tirapiedi (quali ad esempio gli addetti alla reception: Graeber spiega che i sottoposti sono utili per questioni di immagine o anche per sgravare i capi, svolgendo piccoli \u2013 o poco pi\u00f9 che fittizi \u2013 compiti di routine);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">b) Gli sgherri (come lobbisti, addetti alle pubbliche relazioni o al marketing: esistono concettualmente innanzitutto perch\u00e9 i competitor impiegano le stesse figure, in molti casi con finalit\u00e0 manipolatorie o aggressive);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">c) I ricucitori (l\u2019organizzazione assume determinate figure, invece di affrontare e risolvere i propri problemi, per dimostrare a s\u00e9 stessa o ad altri che li sta gestendo, tramite alcuni ruoli di controllo, revisione, testing, eccetera);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">d) I barracaselle (qui sta la gran parte dei certificatori dediti a qualit\u00e0 o compliance, che mirano a produrre documenti formali quali checklist, report, ecc. che non hanno la funzione di risolvere problemi, ma semplicemente di indagarli e documentarli, per infondere l\u2019illusione del controllo);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e) I supervisori (lavori senza senso perch\u00e9 non svolgono dei compiti, bens\u00ec assegnano lavori ad altri e nel tempo restante verificano che questi li eseguano\u2026 talvolta assegnando quegli incarichi senza senso che rientrano nelle categorie precedenti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che \u00e8 da rimarcare \u00e8 che questi lavori non sono definiti \u201csenza senso\u201d in base a qualche astratto principio etico (ad esempio sulle priorit\u00e0 che una societ\u00e0 dovrebbe avere): il primo criterio per definire un lavoro senza senso \u00e8 che la stessa persona che lo svolge lo avverte come tale. Non la societ\u00e0 in s\u00e9, non una casta di prelati detentori della morale, non qualche avveduta avanguardia di illuminati: sono gli stessi lavoratori che avvertono come insoddisfacente quello che fanno, definendolo inutile o dannoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 sbagliato dire che l\u2019infelicit\u00e0 di questi lavoratori deriva dal non fare niente: la maggior parte degli interessati lavora molto, ma soffre di un \u201ctrauma di mancata influenza\u201d e manca loro la \u201csoddisfazione di essere causa\u201d; non avvertono nulla o quasi di quel che fanno come significativo (per loro stessi, per la comunit\u00e0, per la societ\u00e0 in generale, ma molto spesso nemmeno per l\u2019azienda stessa) e rimandano alle ore libere le attivit\u00e0 che pi\u00f9 li appassionano o che ritengono utili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 difficile trovare, nelle nostre piccole cerchie di conoscenti e familiari, pi\u00f9 di un caso analogo (magari meno retribuito) a quello di Hannibal, citato da Graeber, che \u201cscrive rapporti senza senso per agenzie di marketing guadagnando fino a 12mila sterline alla volta\u201d e nel tempo libero \u201clavora su un algoritmo per la diagnostica a basso costo di pazienti tubercolotici nei paesi in via di sviluppo\u201d: un problema sfidante, quest\u2019ultimo, in cui \u00e8 possibile collaborare con altri esperti per superare problemi complessi in nome di uno scopo nobile. L\u2019esatta antitesi del lavoro senza senso. In sostanza, Hannibal \u00e8 ben pagato da ricche aziende per un lavoro inutile e gonfia i loro conti \u201callo scopo di finanziare un progetto che di fatto salva vite umane\u201d, ma che nessuno finanzierebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non tutto il lavoro produce valore (sociale) e non tutto il valore viene prodotto da lavoro retribuito. Quanti dei lavori menzionati sopra potrebbero sparire senza che nessuno si accorgesse di niente, qualvolta portando addirittura ad un miglioramento dell\u2019efficienza e del benessere della societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul motivo per cui ci siano cos\u00ec tanti lavori-stronzata o attivit\u00e0 senza senso, la spiegazione di Graeber \u00e8 piuttosto affrettata, appiattita alle radici anarchiche del suo pensiero, almeno per quello che traspare in alcuni passaggi del suo saggio, che banalizziamo (ma non troppo): i \u201clavori inutili\u201d sarebbero sostanzialmente una palestra di disciplina sociale, per educare le persone alla subordinazione, un po\u2019 come il servizio che prestavano i giovani presso le famiglie aristocratiche nei secoli scorsi. Ci\u00f2 evidentemente pare del tutto da provare \u2013 e contrasta con l\u2019esperienza diretta che molti di noi hanno potuto avere. Davvero gli attori economici \u2013 che avranno anche una razionalit\u00e0 limitata ed imperfetta, intrisa di altre dinamiche sociali ben pi\u00f9 ampie del mero calcolo economico, e che tuttavia non si pu\u00f2 negare ambiscano a essere attori razionali nel senso neoliberale del termine \u2013 pagano delle persone solo per educarle a rispettare le gerarchie?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019esperienza suggerisce piuttosto di concentrarci su altri problemi, quali ad esempio la gestione della complessit\u00e0 e nella definizione delle priorit\u00e0 prima sociali e poi aziendali (che porta a scaricare questa complessit\u00e0 sugli strati subalterni ed intermedi dell\u2019organizzazione), magari abbinate ad una ricerca costante di abbattimento dei costi; una raffinatezza degli apparati che viene dalle dimensioni delle aziende stesse e del mercato ormai globale (strutture di controllo e supervisione ridondanti o comunque sovraccarichi); insicurezze, paranoie e ripensamenti nell\u2019adozione delle strategie, di fronte all\u2019incertezza del mercato, della normativa, del contesto produttivo; la rincorsa di elementi generatori di sofisticazione e apparati parassitari, quali mode e indicatori \u2013 certificazioni, eccetera \u2013 ritenuti necessari per competere nel proprio settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Argomentazioni che traspaiono, frammentate, anche dal pensiero di Graeber, ma che non vengono sistematizzate ed indagate per definire meglio la relazione tra lavori senza senso e loro genesi. Viene difficile pensare, mentre le nostre giornate sono pervase fin nei pi\u00f9 intimi pori da compiti di tutti i tipi (per la maggior parte inutili o svolti in maniera poco sensata), che tali attivit\u00e0 vengano inventate per rispondere alla necessit\u00e0 della societ\u00e0 di insegnarci che siamo nati per fare i \u201cpaggi\u201d ed ubbidire al \u201csignore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capire la ragione di questa insensatezza indubbiamente aiuterebbe a costruire una corretta diagnosi: finora abbiamo descritto sommariamente segni e sintomi, ma non l\u2019eziologia. Una volta resa possibile una diagnosi pi\u00f9 robusta, dovremmo poter individuare pi\u00f9 facilmente quale terapia prescrivere, per rimanere alla metafora medica. Purtroppo, la prematura scomparsa di Graeber gli impedir\u00e0 di aggiungere tasselli ad una ricerca che comunque non pu\u00f2 essere trascurata, se vogliamo intercettare disagi, ansie ed esigenze di trasformazione che sono presenti attorno a noi e rappresentano un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come evidenziava Thomas Kuhn, il riconoscimento di un\u2019anomalia non \u00e8 sufficiente, di per s\u00e9, a provocare una rivoluzione. Esso da perlopi\u00f9 luogo a una situazione di crisi, nella quale la comunit\u00e0 cerca di negare o di ridimensionare l\u2019anomalia stessa, sforzandosi di introdurre degli aggiustamenti nel paradigma in modo da renderne ragione. Quanto questo sia sterile \u00e8 chiaro a chiunque sia cresciuto nel trentennio che Alain Badiou definisce giustamente \u201cSeconda restaurazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00a0Non possiamo continuare ad accogliere la catastrofe come rumore di fondo. Non possiamo far finta di non vedere. Abbiamo bisogno di nuove osservazioni e analisi, di nuovi termini e di nuovi quadri concettuali utili a comprendere un contesto storico-politico che non ha precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante la sofferenza che ha prodotto nella carne viva di un corpo sociale gi\u00e0 debilitato, il Covid pu\u00f2 rivelarsi un\u2019occasione da non perdere. Non permettiamo che la formazione sociale catastrofica che ci ha condotto alla catastrofe si riaffermi immutata. Sta a <em>noi<\/em> individuare i <a href=\"https:\/\/generazionifuture.org\/nutrire-la-chimera-o-nutrire-lutopia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">mezzi<\/a> per sopravvivere alla <em>loro<\/em> catastrofe.<br \/>\nPerch\u00e9, come scriveva un anonimo writer su un muro parigino, un\u2019altra fine del mondo \u00e8 ancora possibile.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/03\/04\/great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Come recita l\u2019incipit dell\u2019articolo: \u201cLo slogan con cui il forum [Anti-work] si presenta su Reddit \u00e8 \u00abDisoccupazione per tutti, non solo per i ricchi!\u00bb. Ma \u00e8 solo una provocazione. Il gruppo anti-lavoro, cresciuto sul social network americano fino a diventare una comunit\u00e0 di 1,4 milioni di persone dalle 150 mila dello scorso autunno, non \u00e8 contro il lavoro, ma per un lavoro governato da regole diverse, che ci permettano di vivere meglio[\u2026] \u00c8 una nuova consapevolezza, sempre pi\u00f9 diffusa, che contribuisce a spiegare, in parte, le motivazioni della Great Resignation, il fenomeno di dimissioni di massa spontanee che hanno colto di sorpresa non solo il mercato del lavoro americano, ma anche quello di casa nostra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/03\/04\/great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione\/#_ftnref2\">[2]<\/a> \u201cNel mirino degli anti-workers ci sono la stagnazione degli stipendi, le troppe ore di straordinario, la reperibilit\u00e0 continua. In generale, emerge la frustrazione delle persone con la struttura gerarchica al lavoro e del modo in cui sono trattate, spiega Rockcellist [uno dei moderatori del forum]\u201d [G. Ferraino, <em>Dalla Great Resignation agli anti-workers<\/em>, cit.]<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/03\/04\/great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/03\/04\/great-resignation-non-si-traduce-grande-rassegnazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Aristoteles) Una volta mi venne il pensiero che se si volesse schiacciare del tutto un uomo, annientarlo, punirlo con il castigo pi\u00f9 terribile, di modo che il pi\u00f9 tremendo assassino rabbrividisse all\u2019idea di un simile castigo e ne avesse paura fin da prima, allora basterebbe soltanto conferire al lavoro un carattere di autentica, totale inutilit\u00e0 ed assurdit\u00e0. Dostoevskij &nbsp; Come molti sapranno, il principe Harry ha dichiarato di voler lasciare il lavoro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ipr","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70769"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=70769"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70769\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70770,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/70769\/revisions\/70770"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=70769"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=70769"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=70769"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}