{"id":70808,"date":"2022-03-09T10:30:11","date_gmt":"2022-03-09T09:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70808"},"modified":"2022-03-09T01:48:10","modified_gmt":"2022-03-09T00:48:10","slug":"quando-lanima-russa-salvava-loccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70808","title":{"rendered":"Quando l\u2019anima russa salvava l\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MARCELLO VENEZIANI BLOG (Marcello Veneziani)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-70809\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/cristina-campo-620x350-1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/cristina-campo-620x350-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/cristina-campo-620x350-1.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Nel cuore di Roma, al tempo dell\u2019Unione Sovietica, una scrittrice raffinata, delusa dal Concilio Vaticano II e dalla fine della messa in latino, bussava alle porte dei Russicum per seguire la messa celebrata in rito bizantino-russo. Era la Quaresima del 1966 quando Vittoria Guerrini, pi\u00f9 nota nel mondo delle lettere col nome di\u00a0Cristina Campo, prese a frequentare la Chiesa di Sant\u2019Abate all\u2019Esquilino, attigua al Collegio Russicum, oggi chiamato Pontificio Istituto Orientale. Un crocifisso ortodosso in ottone smaltato, donatole al Russicum, campeggiava sul suo letto. Vittoria-Cristina non aveva quarant\u2019anni e racconta in una lettera a un suo amico le affollate messe pasquali ortodosse, con sei preti officianti tra canti e nuvole d\u2019incenso. L\u2019amico in questione, il professor\u00a0John Lindsay Opie, che insegn\u00f2 tra l\u2019altro Arte bizantina e Icone russe, era reduce dalla Chiesa anglicana convertito alla Chiesa ortodossa (un cammino che balen\u00f2 nell\u2019irrequieto Bruce Chatwin). A lui Cristina rivolge tredici lettere ora pubblicate in appendice a un ricco volume di saggi dedicati a lei,\u00a0Cristina Campo, la disciplina della gioia\u00a0(a cura di Maria Pertile e Giovanna Scarca, ed. Pazzini). Il prossimo anno sar\u00e0 il centenario della sua nascita.\u00a0Come leggere questo suo passaggio al rito bizantino? La ricerca di una viva spiritualit\u00e0 rispetto al degrado occidentale, in quella stessa Russia in cui trionfava il materialismo ateo sovietico. L\u2019ambiguo fascino di Santa Madre Russia, l\u2019inattuale come via di realizzazione spirituale nella forma pi\u00f9 alta dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p>Cristina nel suo\u00a0Con lievi mani, teorizz\u00f2 la sprezzatura come \u201cuna briosa, gentile impenetrabilit\u00e0 all\u2019altrui violenza e bassezza, un\u2019accettazione impassibile di situazioni immodificabili\u201d, denotata da \u201cun distacco quasi totale dai beni di questa terra, una costante disposizione a rinunciarvi se si posseggono, un\u2019ovvia indifferenza alla morte\u201d; e dalla bellezza. Intorno a lei si raccolse un cenacolo nel segno della tradizione della Chiesa d\u2019Oriente che studiava i mistici e i padri greci e latini, e adottava la filoc\u00e0lia, l\u2019amore per la spiritualit\u00e0 delle icone. La sua apertura alla spiritualit\u00e0 russa la condusse verso il massimo filosofo, scienziato e cultore delle icone,\u00a0Padre Pavel Florenskij, fucilato da Stalin nel 1937. Per lui il simbolo \u00e8 \u201cuna realt\u00e0 che \u00e8 pi\u00f9 di se stessa\u201d, un condensatore di vita spirituale.<\/p>\n<p>Cristina visse per anni con\u00a0El\u00e9mire Zolla, studi\u00f2\u00a0Simone Weil, frequent\u00f2\u00a0Maria Zambrano\u00a0e in via epistolare\u00a0Andrea Emo; fond\u00f2\u00a0Una voce\u00a0per salvaguardare la liturgia latino-gregoriana. Scrisse pochissimo, ricercando la perfezione, e avrebbe voluto scrivere ancor meno. A suo dire l\u2019arte di scrivere presuppone l\u2019arte di leggere, che a suo volta \u201creclama la difficile, impervia arte di ereditare\u201d.\u00a0Traditio, in senso pieno.<\/p>\n<p>Adott\u00f2 il\u00a0nom de plume\u00a0per sfuggire agli sguardi del mondo e rendersi pi\u00f9 prossima all\u2019invisibile. Visse \u201cper pura cortesia\u201d e consegn\u00f2 la poesia \u201ca quattro sfingi sorelle: memoria, sogno, paesaggio e tradizione\u201d. A Guido Ceronetti apparve una creatura in contatto con l\u2019inesprimibile, esile e leggera. \u2018Due mondi e io vengo dall\u2019altro\u2019\u2026 Scrisse con rara densit\u00e0 e con densa rarit\u00e0, le sue prose hanno l\u2019incanto dello stupore infantile: \u201ccon quale ipnotica lentezza battono le ciglia di un bambino che ascolta rievocare\u201d\u2026 Tutti viviamo di stelle spente\u2026Una vita pura \u2013 scrive Cristina ne\u00a0Gli imperdonabili\u00a0\u2013 \u00e8 interamente ritmata su questa musica leggera e veemente, tutta oblio e sollecitudine, sorriso e piet\u00e0. La sua succinta e delicata esistenza \u00e8 percorsa come un filo d\u2019amore da una \u201cprofonda riverenza per pi\u00f9 alto che s\u00e9 e per le forme impalpabili, ardimentose, indicibilmente preziose che quaggi\u00f9 ne siano figura. La bellezza, innanzi tutto, interiore prima che visibile, l\u2019animo grande che ne \u00e8 radice e l\u2019umor lieto\u201d.<\/p>\n<p>La liturgia, scrive Cristina, \u201c\u00e8 fonte e meta di ogni poesia\u201d, \u201c\u00e8 splendore gratuito, spreco delicato, pi\u00f9 necessario dell\u2019utile\u201d; la liturgia \u00e8 iniziatrice sovrana e \u201csplende, lume coperto, sulle rocce pi\u00f9 inaccessibili, come il Monte Athos o qualche abbazia benedettina\u201d. La grande poesia, per Cristina, \u201c\u00e8 bellezza geroglifica, decifrabile solo in chiave di destino\u201d; ma aggiungeva di non conoscere \u201cpoesia universale senza una precisa radice: una fedelt\u00e0, un ritorno\u201d. Il poeta \u00e8 l\u00e0 per nominare le cose; ma \u201coggi sembra l\u00e0 per accomiatarsi da loro, per ricordarle agli uomini teneramente, dolorosamente, prima che siano estinte\u201d. Scrive i nomi sull\u2019acqua. Tutto muore appena affiora la tecnica, che spegne ogni artigianato del vivere. Eppure dice Cristina, \u201camo il mio tempo in cui tutto vien meno e insieme \u00e8 forse \u00e8 proprio per questo il vero tempo della fiaba\u201d. L\u2019uomo ha distrutto tappeti volanti e specchi magici quando ha preteso di fabbricarli, dice la poetessa; ma \u201csiamo nell\u2019era della bellezza in fuga, della grazia e del mistero sul punto di scomparire\u201d. Cristina non disprezza ma ama il suo tempo, di cui coglie la bellezza sulla soglia del tramonto; un modo insolito, intenso e struggente, di affrontare la decadenza, senza trattenerla, piangerla o fingere che si possa tornare indietro.<\/p>\n<p>I suoi versi raccolti ne\u00a0La tigre assenza, includono il suo primo libro di poesie; il titolo,\u00a0Passo d\u2019addio, indica il saggio che le ballerine eseguono a fine corso per congedarsi dalla scuola e dalle altre allieve. \u2018T\u2019insegner\u00f2 anima mia questo passo d\u2019addio\u2019\u2026Un commiato dalla giovinezza in punta di piedi ma anche il primo esercizio di una pi\u00f9 grande cerimonia d\u2019addio. \u2018Con lieve cuore, con lievi mani\u2019\u2026La immagini cos\u00ec svanire con un accenno di danza e un leggero sorriso, allusivo della destinazione. \u201cNon si pu\u00f2 nascere ma si pu\u00f2 morire innocenti\u201d.<\/p>\n<p>MV,\u00a0La Verit\u00e0\u00a0(6 marzo 2022)<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/articoli\/quando-lanima-russa-salvava-loccidente\/\">http:\/\/www.marcelloveneziani.com\/articoli\/quando-lanima-russa-salvava-loccidente\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCELLO VENEZIANI BLOG (Marcello Veneziani) Nel cuore di Roma, al tempo dell\u2019Unione Sovietica, una scrittrice raffinata, delusa dal Concilio Vaticano II e dalla fine della messa in latino, bussava alle porte dei Russicum per seguire la messa celebrata in rito bizantino-russo. 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