{"id":70840,"date":"2022-03-10T10:00:23","date_gmt":"2022-03-10T09:00:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70840"},"modified":"2022-03-09T15:14:44","modified_gmt":"2022-03-09T14:14:44","slug":"la-russia-verso-lautarchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70840","title":{"rendered":"La Russia verso l&#8217;autarchia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Sull\u2019onda della \u201coperazione speciale\u201d in Ucraina, l\u2019Occidente ha adottato durissime sanzioni di natura finanziaria contro Mosca: nelle prossime ore o giorni, questi provvedimento saranno probabilmente coronati dall\u2019arma assoluta: l\u2019embargo sul petrolio e sul gas. La globalizzazione post-1991, gi\u00e0 entrata in affanno col Covid, collasser\u00e0 definitivamente: al suo posto, risorgeranno le grandi economie continentali ed autarchiche. La Russia \u00e8 di per s\u00e9 autosufficiente ed \u00e8 capace di soddisfare qualsiasi bisogno grazie alla Cina: nella lotta tra i blocchi, rischiano di andare in frantumi le medie potenze esportatrici come Italia e Germania.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Autarchia 2.0: petrolio, acciaio e Huawei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 certo casuale se, negli ultimi anni, il mito di Stalin aveva avuto una seconda giovinezza in Russia: la figura dello zar rosso bene s\u2019addiceva ai tempi che sarebbero dovuti venire e puntualmente sono venuti. Fautore del \u201csocialismo in un solo Paese\u201d, Stalin \u00e8 infatti lo statista che, sin dal finire degli anni \u201820, aveva impostato l\u2019economia russa su basi autarchiche costruendo, pur tra mille sacrifici ed errori, quel sistema bellico-industriale che avrebbe consentito all\u2019URSS di emergere vittoriosa dalla guerra. Il termine \u201cautarchia\u201d nel grande pubblico italiano \u00e8 collegato al massimo a vaghi ricordi della \u201cbattaglia del grano\u201d per l\u2019autosufficienza alimentare o dei \u201csurrogati\u201d per liberarsi dalla catene delle nazioni plutocratiche: chi, come noi, avesse per\u00f2 condotto uno studio geopolitico su pi\u00f9 secoli, sapeva che il concetto di \u201cautarchia\u201d avrebbe fatto nuovamente la sua irruzione nella storia, seppellendo definitivamente l\u2019effimera era (che si credeva eterna, come ogni era) dei voli Easyjet e Ryanair. L\u2019era in cui si era concepita la bambinesca \u201cdottrina McDonald\u2019s\u201d, che escludeva la possibilit\u00e0 di un conflitto militare tra due nazioni che ospitavano la catena di ristoranti fast-food.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sull\u2019onda dell\u2019intervento militare russo in Ucraina, l\u2019Occidente ha imposto alla Russia durissime sanzioni che, come abbiamo gi\u00e0 sottolineato, costituivano il principale obiettivo delle provocazioni angloamericane: Washington e Londra non hanno mai avuto a cuore le sorti dell\u2019Ucraina che, come una semplice pedina, \u00e8 stata \u201csacrificata\u201d per scavare un vallo tra Russia ed Occidente. Il presidente ucraino Zelensky pecca di ingenuit\u00e0 quando, piagnucolando in teleconferenza davanti al Congresso americano, chiede che gli siano inviati aerei per fronteggiare gli invasori russi o sia istituita una \u201cno-fly zone\u201d nei cieli ucraini. Inghilterra e USA non forniranno mai i mezzi richiesti, n\u00e9 tantomeno le loro aviazioni, perch\u00e9 un conflitto militare con la Russia \u00e8 al momento escluso: il loro unico obiettivo \u00e8 valutare nel breve e medio periodo l\u2019effetto delle sanzioni, nella speranza che queste producano un \u201ccambio di regime\u201d a Mosca. Defenestrato Putin e\/o gettata la Russia nel caos, a quel punto il confronto con la Cina sarebbe molto pi\u00f9 agevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In che cosa consistono, dunque, questa sanzioni? Alcune sono misure adottate contro singoli esponenti russi, i cosiddetti \u201coligarchi\u201d, cui sono stati sequestrati i beni all\u2019estero. Poi c\u2019\u00e8 il solito divieto di esportazione di tecnologia, nel settore informatica, aeronautica e telecomunicazioni. Di maggiore impatto \u00e8 la decisione di escludere molte banche russe dal sistema internazionale del pagamenti SWIFT, con sede in Belgio, e di isolare la Banca Centrale Russa, impedendole di svolgere operazioni con le omologhe occidentali tramite la BIS. L\u2019ultima sanzione, spacciata per \u201cl\u2019arma definitiva\u201d sar\u00e0 probabilmente nei prossimi giorni la decisione di mettere sotto embargo energetico la Russia, impedendole di esportare gas e petrolio, da cui proviene circa il 40% delle entrate fiscali russe. Il tutto avviene mentre le grandi multinazionali occidentali, giorno dopo giorno, abbandonano il mercato russo: Mastecard, Visa, Ikea, Google, Apple, Facebook, etc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prossimo collasso dell\u2019economia russa, come gridano i media? Complotto degli oligarchi per liquidare Putin, come sogna la stampa occidentale? Golpe militare per ritirarsi subito dall\u2019Ucraina, come afferma la propaganda NATO? Molto, molto difficile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si parta dalla considerazione che la Russia \u00e8 stata gi\u00e0 messa in ginocchio finanziariamente nel 1998, quando fu portata alla bancarotta coi soliti prestiti del Fondo Monetario Internazionale e sottoposta a fortissime spinte centrifughe per smembrarla (Cecenia, ma anche separatismi nella Siberia). L\u2019epoca di Vladimir Putin, iniziata nel 2000, \u00e8 stata quindi impostata all\u2019insegna di un\u2019indipendenza finanziaria (resa possibile dai proventi delle materie prime), premessa di qualsiasi politica estera indipendente. Se la Russia si fosse sentita sufficientemente forte in termini finanziari, quasi certamente \u201cl\u2019operazione speciale\u201d in Ucraina sarebbe stata condotta, con costi militari e umani molto inferiori, nel 2014, dopo la rivoluzione colorata che spodest\u00f2 Yanucovich: Mosca, invece, ha preferito attendere otto anni per intervenire, otto anni in cui ha costruito una \u201ccorazza\u201d finanziaria, fatta di modestissima esposizione sui mercati dei capitali stranieri e di ingenti riserve di valuta, tale da renderle sostenibile l\u2019urto contro le sanzioni economiche dell\u2019Occidente. Sedendo su ampie riserve di valuta ed oro, con cui acquistare prodotti all\u2019estero, la Russia non ha alcun esigenza di indebitarsi all\u2019estero: istituendo un rigido controllo dei capitali e, sacrificando in parte il tenore di vita della popolazione, Mosca pu\u00f2 tranquillamente passare al classico \u201ccircuito monetario\u201d, lo stesso adottato dall\u2019Italia negli anni \u201830. Diversi segnali, per\u00f2, indicano che la Russia non intenda dirigersi verso un\u2019autarchia finanziaria integrale, bens\u00ec verso un\u2019autarchia finanziaria allargata alla Cina: \u00e8 di queste ore, infatti, la notizia di una possibile collaborazione le banche russe e China UnionPay, fornitore cinese di carte di credito, prodromo di una probabile collaborazione finanziaria di ampio respiro, mirante anche alla creazione di un sistema bancario alternativo allo SWIFT e alla Bank for International Settlements, la \u201cbanca delle banche centrali\u201d con sede a Basilea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fin qui l\u2019aspetto finanziario. L\u2019aspetto economico \u00e8, per certi versi, ancora pi\u00f9 semplice. Si cominci col dire che la Russia, comprendo circa un terzo delle terre emerse, \u00e8 autarchica per la maggior parte della materie prime. Il tallone d\u2019Achille della Russia sovietica era l\u2019agricoltura ma, liberatasi dal fardello ideologico e dall\u2019idea della collettivizzazione della terra, Mosca ha ora un\u2019industria primaria sana, che le consente di esportare derrate alimentari in abbondanza. Petrolio ed acciaio non mancano. L\u2019industria bellica \u00e8 una delle migliori al mondo; l\u2019informatica (che gi\u00e0 negli anni \u201880 era all\u2019avanguardia) pu\u00f2 reggere il passo con l\u2019Occidente anche senza ricevere pi\u00f9 componenti dall\u2019esterno. L\u2019industria leggera (dalla moda all\u2019arredo) era e resta un punto debole dell\u2019economia russa ma, a differenza di 80 anni fa, la fabbrica del mondo \u00e8 ora la Cina, che pu\u00f2 rifornire in abbondanza la Russia di qualsiasi bene di consumo. In cambio di cosa? Gas e petrolio ma, sopratutto, di un bene che non ha prezzo: la sicurezza strategica di avere le \u201cspalle coperte\u201d nella lotta contro le potenze marittime anglosassoni. Oltre la Cina, \u00e8 poi lunga la lista dei Paesi che non intendono aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia: in primis la Turchia, che \u00e8 un\u2019importante fornitrice di derrate agricole e minerali. Caff\u00e8 e banane arriveranno da Brasile e India.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019orizzonte si profila quindi uno scontro tra grandi blocchi continentali autarchici. Il primo \u00e8 il blocco russo-cinese che gode di una lunghissima lista di vantaggi: il preponderante peso demografico, l\u2019occupazione dell\u2019Heartland da cui si domina l\u2019intera Isola Mondo (la massa afro-euro-asiatica), la possibilit\u00e0 di muoversi per linee interne, respingendo l\u2019offensiva degli anglosassoni ovunque attacchino. Il secondo blocco \u00e8 quello marittimo-anglosassone, che ha un pi\u00f9 elevato tenore di vita ma un minore peso demografico e, sopratutto, deve muoversi lungo linee eccentriche attorno all\u2019Isola Mondo, linee che possono essere facilmente tagliate dalle forze aeronavali russe e cinesi. Il presunto vantaggio tecnologico di cui godono ancora gli anglosassoni deve, ormai, essere comprovato dai fatti. Tra i due blocchi \u00e8 , riprendendo un termine introdotto nel 1915 dal geopolitico James Fairgrieve, la \u201cCrush zone\u201d, la zona d\u2019attrito tra i colossi, coincidente grossomodo con la fascia costiera dell\u2019Eurasia. \u00c8 in questa regione che il collasso della globalizzazione ed il ritorno all\u2019autarchia produrr\u00e0 i primi, pesantissimi, effetti. Se, infatti, Russia, Cina e USA possono intraprendere senza troppi dolori il percorso verso l\u2019autarchia, lo stesso non si pu\u00f2 dire di quelle medio-potenze che hanno costruito la loro prosperit\u00e0 post-bellica sull\u2019export e sul commercio mondiale. Italia e Germania rischiano di essere le prime vittime di questa nuove fase storica, a causa della rarefazione del commercio mondiale e dell\u2019accesso, sempre pi\u00f9 difficile e oneroso, alle materie prime, petrolio e gas in testa. Facile, dunque, che Germania e Italia diventino, sul fronte occidentale, i Paesi per eccellenza in cui si decider\u00e0 la Quarta Guerra Mondiale ibrida, o la Terza Guerra Mondiale calda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-russia-verso-lautarchica\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-russia-verso-lautarchica\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Sull\u2019onda della \u201coperazione speciale\u201d in Ucraina, l\u2019Occidente ha adottato durissime sanzioni di natura finanziaria contro Mosca: nelle prossime ore o giorni, questi provvedimento saranno probabilmente coronati dall\u2019arma assoluta: l\u2019embargo sul petrolio e sul gas. La globalizzazione post-1991, gi\u00e0 entrata in affanno col Covid, collasser\u00e0 definitivamente: al suo posto, risorgeranno le grandi economie continentali ed autarchiche. 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