{"id":70919,"date":"2022-03-14T11:30:28","date_gmt":"2022-03-14T10:30:28","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70919"},"modified":"2022-03-12T15:25:24","modified_gmt":"2022-03-12T14:25:24","slug":"la-retorica-del-wrestling","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=70919","title":{"rendered":"La retorica del wrestling"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL BLOG DI SABINO PACIOLLA (Giovanna Ognibeni)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-70920\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/wwe-5564385_1280-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/wwe-5564385_1280-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/wwe-5564385_1280-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/wwe-5564385_1280-2.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>Pupazzi di lottatori di Wrestling<\/em><\/p>\n<p>Un ricordo d\u2019antan: una serata di giugno 1959, alla televisione \u00e8 annunciato un dramma dal titolo\u00a0<i>classico<\/i>: \u201cI figli di Medea\u201d, di cui si sconsiglia la visione ai minori. Gettata nello sconforto \u2013 mi piacciono le tragedie greche (ebbene s\u00ec) \u2013 inizio una guerra di nervi e di posizione con mio padre che mi vuole a letto, mentre io prolungo lo sparecchiamento della tavola oltre ogni limite accettabile. Il dramma sullo schermo \u00e8 ancora alle battute iniziali, quando una brusca interruzione introduce in modo assolutamente inusuale un fatto di cronaca sconvolgente: l\u2019annunciatrice spiega che l\u2019attore Enrico Maria Salerno ha rapito il figlio per sottrarlo alla madre, Alida Valli, che sta appunto interpretando il ruolo di Medea. Da l\u00ec il registro cambia e diviene uno\u00a0<i>sceneggiato\u00a0<\/i>alla Tennessee Williams, con lunghi monologhi e impennate drammatiche.<\/p>\n<p>Di ci\u00f2 non posso dire nulla perch\u00e9 probabilmente mio padre riusc\u00ec a cacciarmi via, per\u00f2 ricordo ancora con vivezza che il funzionario di polizia, che rivolgeva un preoccupato appello ai telespettatori, era un attore, Tino Bianchi, caratterista in quegli anni molto presente nelle produzioni di prosa della Rai, commedie, sceneggiati e teleromanzi.<\/p>\n<p>Ora, ragazzetta decenne, probabilmente saccente, mi accorsi subito che il re era nudo, per cos\u00ec dire, mentre sembr\u00f2 che mezza Italia ci fosse cascata a pi\u00e8 pari. Ed anche i miei genitori, nonostante non fossero in fondo sprovveduti, caddero nella trappola, perfino mio padre che era di cultura medio-alta e che, bench\u00e9 non avesse fatto il militare a Cuneo, tuttavia viaggiava molto per lavoro; era inoltre di spirito molto critico e combattivo verso le istituzioni. Quando manifestai loro il mio sconcerto rimasero un momento perplessi, ma poi ipotizzarono che si fosse scelto un attore per qualche ragione \u2018tecnica\u2019.<\/p>\n<p>Gli ideatori del programma si erano riallacciati in qualche modo alla geniale e sulfurea trasmissione messa in onda dall\u2019enfant terribile Orson Welles nel 1939, in un certo senso in una versione pi\u00f9\u00a0casalinga, pi\u00f9 nazionalpopolare<i>,\u00a0<\/i>che perci\u00f2 non provoc\u00f2 nessun exploit pubblicitario, e tuttavia spostava la bandierina dell\u2019abuso di credulit\u00e0 popolare pi\u00f9 in alto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 oltreoceano si trattava in fondo di una storia di fantascienza, che nel clima del dopoguerra aveva una sua credibilit\u00e0 e che non poteva avere riscontri immediati, qua invece la\u00a0<i>verosimiglianza<\/i>\u00a0della narrazione era smentita dalla presenza di almeno due o tre attori riconoscibili dal pubblico.<\/p>\n<p>L\u2019aura di verit\u00e0 era costruita sulla partecipazione alla storia della popolarissima annunciatrice Nicoletta Orsomando, e dal fatto che l\u2019attore Salerno aveva avuto non molti mesi prima una figlia con un\u2019attrice popolare, Valeria Valeri. Il gioco di assonanze aveva quindi funzionato, eppure, a distanza di pi\u00f9 di sessant\u2019anni, mi riesce difficile capire come sia stato possibile un\u00a0gioco\u00a0di prestigio che lasciava intravedere cos\u00ec platealmente le carte nella manica.<\/p>\n<p>Eppure devo ricredermi, perch\u00e9 appunto ora, dopo tutti quegli anni questo gioco viene ripetuto quotidianamente bench\u00e9, come direbbero i pi\u00f9\u00a0<em>cool<\/em>\u00a0tra noi, la grammatica del linguaggio televisivo sia ampiamente conosciuta.<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 la televisione \u00e8 diventata la presenza rassicurante, quasi materna ma con una punta di occhiuta insegnante che ti mette immediatamente al tuo posto, di una novella Orsomando, che annuncia ma anche ammonisce. La televisione \u00e8 sempre stata percorsa da una forte vena pedagogica, \u00e8 sempre stata maestra, solo che bisogna contemplare la possibilit\u00e0 che sia una pessima maestra.<\/p>\n<p>Ha ereditato dalla pubblicistica il ruolo, il destino, la missione (?!) di istruire ed educare il popolo, e lo fa con le\u00a0<i>figure<\/i>, come nelle antiche chiese si faceva con gli affreschi, per narrare storie ed esempi per immagini, perch\u00e9 il popolo, ora come allora, \u00e8 analfabeta. Oggi si parla di analfabeta funzionale; personalmente non metterei la mano sul fuoco su quell\u2019aggettivo, funzionale.<\/p>\n<p>Passando da una classe all\u2019altra, si sa, cambia il sussidiario, ma l\u2019impostazione \u00e8 sempre la stessa. Prima la pandemia, ora la guerra in Ucraina, sempre in emergenza, elmetto e moschetto pronti. E lo stesso schema visivo: gli affreschi sulla parete del monitor, prima camion dell\u2019esercito in corteo notturno, medici con mascherina abbassata, infermieri in tenuta da \u201cVirus Letale\u201d (ma in quei giorni circolavano nella stessa tenuta anche i netturbini) e trombe che suonano nelle strade deserte; in primo piano i gruppi scultorei degli opinionisti a spargere ansia e terrore a piene mani.<\/p>\n<p>Analogamente, in questi ultimi giorni va in scena la rappresentazione della guerra, bombe, scoppi, incendi e carovane di profughi, e in primo piano sempre lo stesso gruppo, ma non le stesse persone, ch\u00e9 gi\u00e0 covano malumori ed invidie, a parlare.<\/p>\n<p>Non voglio essere irriverente: la malattia e la morte, la paura, lo strazio dei corpi e lo strazio delle vite, case, beni, usanze relazioni che in un momento si sgretolano come sabbia, rappresentano, sono l\u2019infelicit\u00e0 ed il\u00a0<em>mysterium iniquitatis<\/em>\u00a0che sempre ci insidiano e talvolta ci travolgono.<\/p>\n<p>Ma in questo terzo anno di peste e guerra, noi non abbiamo in realt\u00e0 a che fare con l\u2019epidemia reale, ma con quella\u00a0<i>percepita,\u00a0<\/i>e allo stesso modo con una guerra ugualmente\u00a0<i>percepita.\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Si \u00e8 cominciato qualche anno fa con la storia della temperatura percepita, perch\u00e9 non bastava pi\u00f9 la misurazione secca, neutra di uno strumento \u201cscientifico\u201d, ma era necessario caricare di pathos il caldo estivo, cosicch\u00e9 ognuno potesse partecipare allo psicodramma del riscaldamento globale (infatti non si parla mai del freddo percepito dai calli del povero nonno). Dalla bomba d\u2019acqua si \u00e8 passati alle bombe vere e proprie, dalle ondate di calore a quelle dei profughi.<\/p>\n<p>Delle cause della guerra non dir\u00f2 nulla, innanzi tutto perch\u00e9 se prima eravamo un popolo di santi, poeti, navigatori, di allenatori ora, dopo che i pi\u00f9 hanno letto \u201cL\u2019Arte della Guerra\u201d, libro che possiede il rimarchevole pregio della brevit\u00e0, anche di fini strateghi; in secondo luogo devo ancora considerare se e quando una guerra sia santa o giusta o democratica e quando vile imperialismo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi preme sottolineare \u00e8 l\u2019aspetto del pubblico discorso, che diventa inevitabilmente il pubblico pensiero, e poi discende nelle coscienze individuali, come aria di montagna o fetido miasma.<\/p>\n<p>E di questa responsabilit\u00e0 faccio carico non tanto all\u2019inventore della televisione (forse innocente come il medico Guillotin, inventore per scopi umanitari della ghigliottina), quanto a ci\u00f2 che di fatto la televisione \u00e8 (e lo \u00e8 da parecchi decenni), l\u2019ipnotico pi\u00f9 potente prima che arrivi il fantastico\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Soma_(fantascienza)\"><i>soma<\/i><\/a><\/strong>\u00a0del New Brave World.<\/p>\n<p>Solo nei sogni funziona la rottura dei nessi causali e spazio temporali.<\/p>\n<p>Solo nella televisione funziona la rottura, lo scollamento tra ragione, logica e ci\u00f2 che si dice.\u00a0\u00c8\u00a0il trionfo della nuova retorica, il definitivo successo degli insegnamenti dei guru d\u2019india negli anni \u201970 cui si abbeveravano giovani di tutto l\u2019Occidente, dai Beatles in gi\u00f9, giustamente annoiati dalle incongruenze del Cristianesimo e in estatica ammirazione per dottrine che asserivano nel contempo una cosa e il suo contrario. Anche la Chiesa, che ha per sua prerogativa di arrivare sempre in imbarazzante ritardo, pochi anni fa per bocca di un suo\u00a0<i>nouvel th\u00e8ologicien<\/i>\u00a0proclamava che qualche volta 2+2 fa 5.<\/p>\n<p>Tutto sta dentro, tutto pu\u00f2 entrarci come nello stufato all\u2019irlandese di\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Soma_(fantascienza)\">jeromiana<\/a><\/strong>\u00a0memoria. Ora vogliono spezzare le reni all\u2019infame plutocratica Russia, ieri volevano debellare il virus. E se qualcuno obietta, \u00e8 un vile traditore o il nemico che ascolta. Chisseneimporta se il vaccino in quanto tale \u00e8 farlocco quanto mai \u00e8 stato un altro, chisseneimporta se Zelensky \u00e8 un po\u2019 sul nazi-nostalgico andante con brio, se da 8 anni l\u2019Ucraina bombarda il Donbass: potete dire, dimostrare provare sino alla noia queste cose, non scalfirete neppure lievemente il cristallo lucente della loro rappresentazione. Sono su due piani che non hanno nessun punto in comune.<\/p>\n<p>\u00c8 lo schema del\u00a0<b>wrestling<\/b>, laddove non puoi tracciare alcuna linea di confine tra realt\u00e0 e finzione, a meno che tu non appartenga a quel business; ma tanto piace lo stesso all\u2019eterno dodicenne (ora l\u2019et\u00e0 media sta calando) qual \u00e8 il telespettatore medio. Nessuno si chiede se sia o cosa ci sia di vero, basta che emozioni.<\/p>\n<p>Chiamale se vuoi emozioni. Di emozione in emozione verr\u00e0 un giorno in cui ci troveremo a batterci il petto davanti a un monolite nero.<\/p>\n<p>E per rispettare il ruolo di Cassandra, e cos\u00ec chiudo il cerchio, eccovi la frase attribuita a\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Soma_(fantascienza)\">Ninon de Lenclos<\/a><\/strong>\u00a0e rivolta ad uno dei suoi amanti:\u00a0<b>\u201cSignore, voi non mi amate pi\u00f9: credete a quel che vedete e non a ci\u00f2 che vi dico io!\u201d.<\/b><\/p>\n<p>Forse sarebbe il caso di smaliziarci un poco nei confronti di questa nostra seduttrice, per non fare la fine di quel pover\u2019uomo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sabinopaciolla.com\/la-retorica-del-wrestling\/\">https:\/\/www.sabinopaciolla.com\/la-retorica-del-wrestling\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL BLOG DI SABINO PACIOLLA (Giovanna Ognibeni) Pupazzi di lottatori di Wrestling Un ricordo d\u2019antan: una serata di giugno 1959, alla televisione \u00e8 annunciato un dramma dal titolo\u00a0classico: \u201cI figli di Medea\u201d, di cui si sconsiglia la visione ai minori. 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