{"id":71221,"date":"2022-03-28T09:30:29","date_gmt":"2022-03-28T07:30:29","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71221"},"modified":"2022-03-26T07:08:43","modified_gmt":"2022-03-26T06:08:43","slug":"lilva-e-lo-smantellamento-della-siderurgia-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71221","title":{"rendered":"L\u2019ILVA e lo smantellamento della siderurgia italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-71222\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/CUB0706991_1939_00011_096-scaled-e1648220785596-111x300.jpg\" alt=\"\" width=\"111\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/CUB0706991_1939_00011_096-scaled-e1648220785596-111x300.jpg 111w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/CUB0706991_1939_00011_096-scaled-e1648220785596.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 111px) 100vw, 111px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Tra i molteplici effetti della crisi russo-ucraina e del collasso degli scambi russi-europei, c\u2019\u00e8 la crescente penuria di acciaio che, sommata al rincaro e\/o alla carenza di altri prodotti dell\u2019industria di base, causer\u00e0 a breve pesantissime ricadute sull\u2019economia. Data l\u2019importanza dell\u2019acciaio nell\u2019industria civile e militare, \u00e8 giusto analizzare il sistematico sabotaggio della siderurgia italiana condotto negli ultimi 30 anni, con un particolare accanimento contro l\u2019ILVA, l\u2019unico grande impianto a ciclo integrato rimasto in Italia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Massimo d\u2019impotenza, minimo d\u2019autarchia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storia dell\u2019industrializzazione dell\u2019Italia \u00e8 indissolubilmente legata al problema dell\u2019acciaio ed alla cronica carenza di materie prime (minerali e carbone) che affligge l\u2019Italia, a differenza delle altre potenze europee che disponevano (e dispongono) di ricchi giacimenti. Sin dal primo dopoguerra, questa penuria di materie prime indusse l\u2019Italia a concentrarsi sulla produzione dei rottami ferrosi, servendosi di forni elettrici. Il rottame \u00e8 un\u2019ottima materia prima per la produzione di acciaio, ma ha un grande inconveniente: chi concentra la propria siderurgia sulla lavorazione dei rottami, rimane sempre in balia dei Paesi industrializzati che, da un momento all\u2019altro (ed \u00e8 proprio il caso del marzo 2022!), possono decidere di porre limiti alla sua esportazione, preferendo tenerlo in casa per scopi civili e militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso degli anni \u201830, il regime fascista, in un clima internazionale protezionista e tendente velocemente verso l\u2019autarchia, affront\u00f2 di petto il problema siderurgico attraverso l\u2019IRI che, a sua volta, controllava la FINSIDER, costituita nel 1937 e diretta da Oscar Siniglia. La FINSIDER decise di riequilibrare velocemente la produzione siderurgica nazionale: dai forni elettrici, che lavoravano rottame importato dall\u2019estero per il 50%, si doveva passare in prospettiva ad una produzione a ciclo integrale, partendo cio\u00e8 dai minerali e dal carbone, estratti in Italia o provenienti dal bacino mediterraneo. Sull\u2019isola d\u2019Elba (Toscana) ed a Cornigliano (Liguria) venivano costruiti cos\u00ec i primi due grandi impianti a ciclo integrale, l\u2019ILVA e la SIAC, che nel dopoguerra sarebbero stati integrati dai due altri impianti costruiti ex-novo: Bagnoli (Campania), ultimato nel 1942, e Taranto (Puglia), inaugurato nel 1961. Lo stabilimento ILVA di Taranto, sulla carta la pi\u00f9 grande acciaieria d\u2019Europa, \u00e8 l\u2019ultimo impianto a ciclo integrale esistente in Italia, l\u2019unico cio\u00e8 in grado di produrre acciaio senza rottami e senza energia elettrica (merci sempre pi\u00f9 rare e preziose), partendo dai minerali e dal coke.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019importanza dell\u2019acciaio nell\u2019economia moderna (dalle auto all\u2019edilizia, passando per gli elettrodomestici e gli elicotteri, non c\u2019\u00e8 prodotto moderno che non impieghi acciaio) \u00e8 tale che le fondamenta dell\u2019Europa unita post-bellica sono costruite proprio sull\u2019acciaio: la CECA, l\u2019embrione della UE, mirava proprio a risolvere il decennale problema degli approvvigionamenti di carbone e minerali, liberi finalmente di circolare senza restrizioni tra Germania, Francia e Benelux. \u00c8 sintomatico che l\u2019attuale guerra russo-ucraina stia debilitando a tal punto l\u2019Unione Europea, gi\u00e0 provata da anni di crisi finanziaria, terrorismo, flussi immigratori e Covid, da far vacillare persino il pilastro su cui fu edificata l\u2019Unione Europea: \u00e8 di questi giorni, infatti, la notizia che l\u2019Italia valuta persino l\u2019introduzione di barriere all\u2019esportazione di rottami, diventati un bene sempre pi\u00f9 pregiato e raro dopo la momentanea scomparsa di Russia ed Ucraina dal mercato dell\u2019acciaio. Si noti che anche la disponibilit\u00e0 di rottami non garantirebbe comunque di per s\u00e9 il funzionamento della siderurgia italiana: invertendo il processo \u201cautarchico\u201d iniziato negli anni \u201830 e proseguito fino agli anni \u201860, l\u2019Italia \u00e8 infatti tornata a concentrarsi nell\u2019ultimo trentennio sui forni elettrici (che coprono oggi l\u201980% della produzione nazionale) col concreto rischio di dover fermare l\u2019attivit\u00e0 (come in parte sta gi\u00e0 avvenendo) qualora l\u2019elettricit\u00e0 dovesse diventare troppo cara o essere razionata (a causa dell\u2019interruzione del gas proveniente dalla Russia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia rischia cos\u00ec di vedere andare in fumo i risultati conseguiti negli ultimi 90 anni. Alla vigilia dell\u2019ultima guerra mondiale, l\u2019Italia produceva 2,5 milioni di tonnellate annue di acciaio contro i 6,5 della Francia: oggi ne produce 23 milioni contro i 16 della Francia ma, nei prossimi anni a venire, Parigi potr\u00e0 continuare a disporre di energia elettrica a buon mercato grazie alle centrali nucleari italiane, mentre le acciaierie potrebbero essere spinta fuori dal mercato o costrette alla chiusura, con gravissimi danni all\u2019economia nel suo insieme. Il confronto con la Francia non \u00e8 per nulla casuale perch\u00e9, all\u2019interno della pi\u00f9 ampia manovra transalpina per conquistare le leve economico-politico-militari dell\u2019Italia, Parigi si \u00e8 proprio preoccupata di acquistare, attraverso il gruppo franco-indiano ArcelorMittal, il controllo dell\u2019ultimo impianto siderurgico italiano a ciclo integrato, quello di Taranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1995 l\u2019acciaieria di Taranto, tra le pi\u00f9 moderne d\u2019Europa, \u00e8 ceduta alla famiglia Riva, che mantiene il controllo per circa un ventennio: gli investimenti forse languono, ma la produzione rimane su livelli alti. A partire dal 2012, partono le prime manovre della magistratura italiana, eternamente eterodiretta dalle potenze esterne, come dimostra il caso di Tangentopoli, per affossare l\u2019impianto: ai Riva sono imputati gravi reati ambientali. Nel 2013, il governo Monti nomina come commissario straordinario Enrico Bondi, che gi\u00e0 si era distinto per il \u201crisanamento\u201d di Parmalat, poi comprata dai francesi di Lactalis, attingendo alla lauta cassa di Parmalat stessa. Nel 2016, l\u2019ILVA \u00e8 acquistata dal gruppo ArcelorMittal che, ovviamente, gestisce l\u2019impianto secondo criteri non solo economici ma anche geopolitici: la produzione, cos\u00ec, inizia lentamente a scendere. Dalle 8 milioni di tonnellate degli anni \u201890, si passa alle 3,5 del 2021. Nella primavera del 2022, prima ancora della crisi russo-ucraina, quando il prezzo dell\u2019acciaio era gi\u00e0 alle stelle, met\u00e0 dell\u2019organico dell\u2019ILVA era in cassa integrazione straordinaria per l\u2019attuazione del nuovo piano industriale del colosso franco-indiano e l\u2019area a caldo dello stabilimento ancora sotto sequestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In sostanza, alla fine di marzo 2022, quando l\u2019intera industria italiana comincia ad accusare la penuria d\u2019acciaio, l\u2019unico impianto siderurgico italiano a ciclo integrale, che potrebbe funzionare a coke e minerale anzich\u00e9 ad energia elettrica e a rottami, \u00e8 fermo. L\u2019ILVA si aggiunge cos\u00ec a quella lunga lista di industrie strategiche (bisogna almeno citare Olivetti, Montedison, gruppo Ferruzzi ed Alfa Romeo) scientificamente smantellate perch\u00e9 necessarie non solo a reggere la concorrenza mondiale, ma anche qualsiasi sforzo bellico. Massima impotenza, minima autarchia: il triste destino delle potenze sconfitte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lilva-e-lo-smantellamento-della-siderurgia-italiana\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/lilva-e-lo-smantellamento-della-siderurgia-italiana\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Tra i molteplici effetti della crisi russo-ucraina e del collasso degli scambi russi-europei, c\u2019\u00e8 la crescente penuria di acciaio che, sommata al rincaro e\/o alla carenza di altri prodotti dell\u2019industria di base, causer\u00e0 a breve pesantissime ricadute sull\u2019economia. 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