{"id":71302,"date":"2022-04-01T10:28:22","date_gmt":"2022-04-01T08:28:22","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71302"},"modified":"2022-03-30T21:31:33","modified_gmt":"2022-03-30T19:31:33","slug":"salute-mentale-ecco-cosa-succede-al-cervello-durante-una-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71302","title":{"rendered":"Salute mentale: ecco cosa succede al cervello durante una guerra"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Camilla Orlandini, Stefano Cisternino)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/Bafflement_of_Depression.jpeg?itok=fApgX2Vp\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Poco pi\u00f9 di un mese dopo l&#8217;inizio del conflitto in Ucraina, gi\u00e0 emergono gli effetti della guerra sulla salute mentale dei civili: &#8220;ferite invisibili&#8221; che non lasciano tracce evidenti sul corpo ma segnano la vita delle persone nel breve e nel lungo termine. L&#8217;attualit\u00e0 del conflitto rende impossibile definire e prevedere con precisione l&#8217;entit\u00e0 del danno ma la ricerca studia da tempo gli effetti del trauma della guerra sulla psiche e il cervello dell&#8217;essere umano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Fino a un mese fa la gran parte degli ucraini viveva una vita normale; oggi, pi\u00f9 di\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/data2.unhcr.org\/en\/situations\/ukraine\">3,5 milioni<\/a>\u00a0hanno lasciato il paese, spesso separandosi dalla propria famiglia, e tra i rimasti, circa\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.iom.int\/news\/almost-65-million-people-internally-displaced-ukraine-iom\">6,5 milioni<\/a>\u00a0sono sfollati, senza una casa ma ancora all\u2019interno di un paese in guerra. Molti civili sono diventati combattenti, centinaia di migliaia sono sotto assedio nelle citt\u00e0. Manca l\u2019acqua, il cibo, l\u2019elettricit\u00e0, il riscaldamento, i mezzi per comunicare.<\/p>\n<p>Tra le innumerevoli conseguenze di questa guerra &#8211; come per tutte le guerre &#8211; le condizioni traumatiche di paura e privazione che gli ucraini stanno vivendo avranno un profondo impatto sulla loro salute mentale, soprattutto in termini di depressione, ansia e disturbi da stress post traumatico, in parte gi\u00e0 rilevabili: \u00abCirca mezzo milione di rifugiati ucraini che hanno raggiunto la Polonia ha bisogno di supporto per disturbi di salute mentale e 30.000 di loro soffrono di una forma patologica severa\u00bb afferma Paloma Cuchi, rappresentante dell\u2019OMS in Polonia.\u00a0Lo psicologo ed epidemiologo Manuel Carballo, direttore esecutivo dell&#8217;International Center of Migration, Health and Development di Ginevra e consulente dell&#8217;OMS e del Centro europeo per il controllo delle malattie, sottolinea: \u00abVediamo le ferite, le bende e le ambulanze. Ma gli aspetti di salute mentale del diventare un combattente o un rifugiato sono meno visibili e forse pi\u00f9 preoccupanti\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la situazione di base della salute mentale in Ucraina non era ideale: secondo un\u2019indagine condotta nel 2005 nel\u00a0 programma dell\u2019OMS per la salute mentale globale, l\u2019Ucraina presentava una prevalenza di disturbi depressivi maggiore della media europea, e con l\u2019inizio del conflitto nel 2014, i traumi della guerra in Crimea hanno intensificato tale prevalenza, rendendo l\u2019Ucraina, secondo una stima dell\u2019OMS pubblicata nel 2017, il paese europeo con la pi\u00f9 alta percentuale di popolazione affetta da disturbi depressivi. Il conflitto divenuto endemico nella parte orientale del paese ha aumentato l\u2019insorgenza di disturbi da stress post traumatico, la cui guarigione \u00e8 particolarmente lenta e difficile quando i civili sopravvissuti rimangono a vivere nelle aree colpite, come molti cittadini dell\u2019ucraina orientale.\u00a0Nel 2020, prima dell&#8217;inizio della pandemia, l\u2019Ucraina era stata selezionata come paese prioritario nell\u2019Iniziativa Speciale per la Salute Mentale dell\u2019OMS, con l\u2019obiettivo di stimolare un rinnovamento dei servizi in questo ambito. Una delle sfide maggiori\u00a0 era la ridefinizione del significato culturale dei disturbi mentali nella popolazione ucraina. Durante il regime sovietico, infatti, la psichiatria veniva utilizzata come uno\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/etudes\/join\/2013\/433723\/EXPO-DROI_ET(2013)433723_EN.pdf\">strumento di repressione<\/a>: gli oppositori venivano stigmatizzati come affetti da disturbi mentali e rinchiusi per lungo tempo in ospedali psichiatrici. Le generazioni pi\u00f9 anziane hanno sviluppato una conseguente sfiducia nell\u2019istituzione psichiatrica. Ma anche nella popolazione generale, la vergogna e la paura di essere etichettati e discriminati hanno portato la maggior parte degli ucraini a mostrare una marcata riluttanza nella ricerca di supporto psicologico. Eppure questo sar\u00e0 fondamentale soprattutto nella lunga convalescenza del dopoguerra, quando le ferite della psiche emergeranno in tutta la loro forza.<\/p>\n<h2>Cosa succede al cervello durante una guerra<\/h2>\n<p>In generale, vivere in una guerra significa essere sottoposti in maniera costante a una situazione di imminente minaccia alla sopravvivenza, in cui i circuiti nervosi della paura e dello stress sono cronicamente attivi. Il reclutamento di questi circuiti \u00e8 una risposta adattativa e funzionale del cervello alle esperienze di pericolo, tuttavia una loro intensa e ricorrente attivazione pu\u00f2 comportare delle modificazioni strutturali nell\u2019architettura cerebrale fino sfociare, in alcuni casi, nella manifestazione di comportamenti maladattativi e psicopatologie.\u00a0Il cervello infatti \u00e8 plastico: le connessioni tra i neuroni, quindi le unit\u00e0 di base del suo funzionamento, si modificano e si adattano in seguito alle esperienze che viviamo, in modo da imparare dal passato per prevedere e gestire il futuro, e questo accade soprattutto quando le esperienze sono caratterizzate da un intenso valore biologico, come il pericolo. L\u2019esposizione cronica poi non fa che aumentare la solidit\u00e0 di questi cambiamenti: pi\u00f9 una situazione viene ripetuta, pi\u00f9 l\u2019architettura nervosa che la codifica, associando tra loro stimoli, emozioni e conseguenze, viene rafforzata, mentre le connessioni che non sono rilevanti si indeboliscono.<\/p>\n<p>Da un punto di vista psicologico ogni individuo presenta modelli mentali specifici che gli permettono di gestire e comprendere la realt\u00e0. Questo processo \u00e8 selettivo e parziale, ma garantisce comunque un senso di sicurezza e stabilit\u00e0, permettendo la definizione di una certa visione del mondo che pu\u00f2 cos\u00ec essere accettata. Quando si affronta\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Killing-Psychological-Cost-Learning-Society\/dp\/0316040932\">un&#8217;esperienza traumatica come la guerra<\/a>, ogni individuo si trova di fronte a un mondo che non ha pi\u00f9 senso. I modelli mentali a sua disposizione non sono in grado di ripristinare sensazioni di sicurezza e stabilit\u00e0, generando un persistente senso di allerta, paura e ansia, che nel tempo d\u00e0 vita al trauma.<\/p>\n<h2>La strada neurobiologica verso il disturbo da stress post-traumatico (PTSD)<\/h2>\n<p>Una delle modificazioni struttural-funzionali pi\u00f9 ricorrenti in seguito all\u2019esposizione intensa o cronica a traumi \u00e8 la perdita del controllo sul circuito di allerta e paura. Nella vita di tutti i giorni, la corteccia prefrontale esercita un controllo top-down (quindi secondo una gerarchia dall\u2019alto verso il basso) sulle altre strutture del cervello: sede delle funzioni esecutive pi\u00f9 evolute, come pianificazione e ragionamento logico, la PFC rielabora gli stimoli integrandoli nel contesto per produrre risposte comportamentali efficaci e adatte. Quando per\u00f2 il sistema sensoriale individua una minaccia, la corteccia prefrontale viene inibita per passare le redini al primitivo, ma efficace, circuito della paura. L\u2019amigdala, struttura sottocorticale coinvolta nella codifica degli stimoli salienti, ovvero prioritari e \u201cdi valore\u201d, diventa il principale coordinatore della risposta istintiva: una volta che riceve l\u2019informazione sensoriale codificata come allarmante, blocca la PFC,\u00a0 attiva il sistema nervoso autonomo simpatico che stimola il rilascio di adrenalina, attiva l\u2019asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), responsabile della circolazione del cortisolo, classicamente denominato l\u2019ormone dello stress, e contemporaneamente attiva strutture cerebrali profonde (come il grigio periacqueduttale, PAG, e il locus coeruleus, LC), il tutto per montare la risposta fisiologica e comportamentale atta alla rimozione della minaccia:\u00a0 la celebre \u201cattacco o fuga\u201d.<\/p>\n<h2>Il rischio di una amigdala cronicamente iperattiva<\/h2>\n<p>L\u2019elemento cruciale tuttavia \u00e8 la capacit\u00e0 dell\u2019amigdala di plasmarsi e adattarsi, \u201cimparando\u201d dalle esperienze pregresse. Nelle connessioni tra i suoi neuroni infatti si creano le\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/10.1177\/0190272513513962\">memorie di paura<\/a>\u00a0che associano stimoli prima neutri, come un forte rumore o un luogo chiuso senza finestre, a significati di pericolo, come la minaccia di una bomba o l\u2019esperienza potenzialmente letale della guerra. L\u2019associazione, o condizionamento, che avviene nell\u2019amigdala \u00e8 naturalmente adattativo poich\u00e9 rende l\u2019individuo pi\u00f9 responsivo a tali segnali, migliorando le sue probabilit\u00e0 di sopravvivenza. Tuttavia, quando il contesto cambia e il pericolo scompare la corteccia prefrontale torna in carica e la sua porzione mediale, in particolare (mPFC), ha il compito di tenere sotto controllo l\u2019attivazione dell\u2019amigdala, del sistema limbico e delle altre strutture sottocorticali coinvolte\u00a0 in paura e difesa, come il PAG. L\u2019esposizione cronica ai traumi della guerra pu\u00f2\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41386-021-01155-7\">alterare questo meccanismo di controllo<\/a>, indebolendo le connessioni tra mPFC e amigdala, la quale a sua volta pu\u00f2 diventare iperresponsiva e prendere il sopravvento anche in assenza di pericoli concreti, mantenendo l\u2019individuo in una tensione difensiva esacerbata, spesso causa di insonnia e memorie intrusive. Un\u2019amigdala iperattiva ci rende inclini a percepire pi\u00f9 intensamente i pericoli o a interpretare negativamente stimoli una volta neutri e reagire emotivamente di conseguenza: ecco per esempio che vi \u00e8 una tendenza a vedere rabbia o minaccia nelle espressioni del volto di un estraneo, poich\u00e9 sempre pronti a individuare un pericolo latente. Il ridotto controllo della corteccia ci impedisce di sedare questa attivazione ed estinguere le memorie di paura createsi durante il trauma, oramai non pi\u00f9 funzionali, che spingono ad evitare ogni stimolo associato al trauma. L\u2019attivazione eccessiva o incontrollata del PAG inoltre \u00e8 correlata con le sensazioni fisiologiche e psicologiche dell\u2019attacco di panico, come l\u2019urgenza di fuggire da un pericolo letale e imminente.\u00a0La maggior parte di questi fenomeni, insieme ad altre caratteristiche, appaiono evidenti ed estremi nei soggetti che soffrono del disturbo da stress post traumatico (<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41583-018-0039-7\">PTSD<\/a>), una condizione psichiatrica tipica, anche se non frequente, dell\u2019esposizione al trauma, correlata a una disfunzione del controllo corticale, della funzionalit\u00e0 dell\u2019ippocampo e iperreattivit\u00e0 dell\u2019amigdala e di altri sistemi nervosi legati all\u2019espressione di paura.\u00a0\u00a0Ma gli effetti del trauma possono anche prendere la direzione opposta.<\/p>\n<h2>La dissociazione traumatica<\/h2>\n<p>Quando un soggetto si trova di fronte ad un evento traumatico che percepisce come inevitabile (e insostenibile-incomprensibile per la mente) pu\u00f2 entrare in gioco un processo\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/abs\/10.1080\/15325020903381873\">estremo di difesa<\/a>: la dissociazione, che protegge l&#8217;individuo e la sua psiche. La dissociazione pu\u00f2 essere vista come una rete di sicurezza dalla realt\u00e0, come l\u2019alter ego psicologico di un fenomeno adattativo che il cervello mette in atto come ultima risorsa. Quando il pericolo \u00e8 inevitabile e il controllo \u00e8 perso, cos\u00ec come le possibilit\u00e0 di fuga e salvezza, il cervello entra in uno stato di iporesponsivit\u00e0 agli stimoli, sia esterni che interni: la corteccia prefrontale (mPFC) blocca le strutture di risposta alla minaccia; amigdala, sistema limbico, PAG vengono inibiti, cos\u00ec come la corteccia insulare, dove vi risiedono le rappresentazioni degli stimoli propriocettivi e il senso di appartenenza al proprio corpo. L\u2019individuo entra in uno stato di inattivazione percettiva, motoria ed emotiva, spesso accompagnata da un senso di depersonalizzazione e dissociazione.\u00a0 Questa risposta pu\u00f2 diventare maladattativa: soprattutto in casi di trauma ripetuto, l\u2019eccesso nella regolazione dei sistemi emotivi da parte della corteccia prefrontale pu\u00f2 ripresentarsi in modo acuto in associazione a determinati stimoli o cronicizzare nella vita quotidiana, motivo per cui gli individui possono sperimentare un appiattimento emotivo post-traumatico che impedisce anche alle emozioni positive di affiorare. I soggetti affetti da PTSD\u00a0 infatti possono suddividersi in due categorie principali in base alla presenza o meno di una\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/ajp.psychiatryonline.org\/doi\/full\/10.1176\/appi.ajp.2009.09081168\">componente dissociativa<\/a>\u00a0e vi sono numerosi disturbi della dissociazione che emergono in seguito ad un trauma infantile.\u00a0Inoltre lo stato dissociativo lascia filtrare ricordi, emozioni, sensazioni, portando a quella che in psicologia viene definita coazione alla ripetizione. In altre parole, la mente presenta sempre la stessa scena in un\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/20490954_The_compulsion_to_repeat_the_trauma_Re-enactment_revictimization_and_masochism\">loop infinito<\/a>, cercando di trovare una spiegazione, di dare un senso a ci\u00f2 che \u00e8 stato vissuto o che continua a vivere.<\/p>\n<h2>Stress cronico da guerra e conseguenze neuroendocrine<\/h2>\n<p>Tra i circuiti neuroendocrini maggiormente influenzati dall\u2019esposizione ripetuta ad eventi traumatici vi \u00e8 l\u2019asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), la cui cascata di attivazione porta alla produzione di cortisolo in risposta a stimoli stressogeni. Lo stress cronico \u00e8 una situazione oramai frequente della vita quotidiana e le sue implicazioni su salute e psicopatogenesi sono state oggetto di\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/10.1177\/2470547017692328\">numerosi studi<\/a>, soprattutto in relazione agli effetti sulla disfunzione di quest\u2019asse, che a sua volta ha diverse implicazioni su cervello, psiche e fisiologia.\u00a0Nel contesto del trauma della guerra, la continua stimolazione dell\u2019ipotalamo da parte dell\u2019amigdala crea un rilascio eccessivo e sostenuto nel tempo di cortisolo, che, dato il suo effetto su glicemia e grassi, pu\u00f2 per esempio portare all\u2019insorgenza di diabete mellito di II grado o malattie cardiovascolari. Il ruolo del cortisolo infatti \u00e8 quello di mobilitare le risorse energetiche del corpo per mantenere l\u2019individuo in uno stato di allerta, sia con andamento ciclico quotidiano per regolare i ritmi di sonno e veglia, sia in situazioni di stress acuto, per innescare e mantenere la risposta di attacco o fuga. Un suo eccesso da rilascio continuativo per\u00f2, oltre agli effetti metabolici, pu\u00f2 risultare nella disregolazione dell\u2019asse stessa e avere conseguenze neurotossiche sui neuroni dell\u2019ippocampo, struttura cerebrale chiave per la codifica e il consolidamento delle memorie spaziali e dichiarative, e parte fondamentale del circuito nervoso per l\u2019elaborazione delle informazioni contestuali. L\u2019eccesso di cortisolo dunque pu\u00f2 alterare le funzionalit\u00e0 dell\u2019ippocampo, causando da un lato la degenerazione dell\u2019albero dendritico dei suoi neuroni (i dendriti sono i prolungamenti del neurone che ricevono gli stimoli) e dall\u2019altro inibendo la neurogenesi, ovvero la formazione di nuovi neuroni, nel giro dentato dell\u2019ippocampo, l\u2019unica zona in cui avviene questo processo in et\u00e0 adulta.\u00a0La disfunzione dell\u2019HPA inoltre \u00e8 correlata con diverse condizioni psichiatriche: un\u2019iporeattivit\u00e0 \u00e8 tipica del disturbo da stress post traumatico, mentre l\u2019iperreattivit\u00e0 correla frequentemente con la depressione.<\/p>\n<p>Vivere in guerra per lunghi periodi, costantemente sotto minaccia, con i circuiti nervosi e l\u2019asse endocrina HPA in uno stato di attivazione continua, porta il cervello ad adattarsi a questo nuovo stato di normalit\u00e0, a creare nuove associazioni e impostare nuovi livelli di responsivit\u00e0 ad un ambiente cos\u00ec estremo. Questa ricalibrazione pu\u00f2 essere temporanea o duratura a seconda di numerosi fattori ma \u00e8 particolarmente d\u2019impatto quando il cervello si sta calibrando per la prima volta, nei bambini.<\/p>\n<h2>Le conseguenze neuropsicologiche sui bambini<\/h2>\n<p>I bambini sono particolarmente vulnerabili. Dalla nascita alla prima et\u00e0 adulta il cervello acquisisce informazioni ed esperienze dall\u2019ambiente per affinare le sue funzionalit\u00e0, selezionare le connessioni da tenere e rafforzare, e quali indebolire e rimuovere. In momento cos\u00ec delicato di rimodellamento come la prima infanzia, il cervello \u00e8 estremamente sensibile agli stimoli che riceve e nonostante questo dia ai bambini incredibili capacit\u00e0 di resilienza e recupero, a volte gli effetti del trauma possono rimanere radicati e\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.frontiersin.org\/articles\/10.3389\/fpsyt.2019.00118\/full\">deviare il neurosviluppo<\/a>, fino a catalizzare la futura emergenza di psicopatologie, che altrimenti sarebbero rimaste dormienti. Il trauma infantile aumenta la probabilit\u00e0 di molti problemi di salute mentale e fisica in et\u00e0 adulta come la depressione, PTSD, dolore cronico, il disturbo da ansia generalizzata, il disturbo d\u2019ansia da separazione, i disordini dissociativi e l\u2019abuso di alcol e sostanze stupefacenti.<\/p>\n<p>Anche se non direttamente coinvolti nelle violenze della guerra, la perdita delle risorse di base, la separazione da un genitore e dalla casa, la riduzione o il cambiamento delle cure parentali dovute alla paura e al trauma dei genitori possono provocare nei bambini sensazioni di angoscia e trascuratezza che, se sostenute, possono causare disfunzioni nel sistema delle catecolammine (rilascio e circolazione di adrenalina, noradrenalina e dopamina) che alterano il normale sviluppo del cervello, e squilibri dell\u2019asse HPA, a cui i bambini sono molto sensibili nei primi cinque anni di vita, aumentando le possibilit\u00e0 di insorgenza delle patologie sopracitate.<\/p>\n<p>I genitori possono proteggere i loro figli dal trauma in una certa misura, ma lo spazio di azione \u00e8 limitato. Nonostante l\u2019amore e l\u2019impegno, le cure parentali e i segnali espressivi di un genitore spaventato e sotto stress possono avere un impatto sui bambini.\u00a0Il trauma pu\u00f2 anche essere trasferito dai genitori ai loro figli attuali e futuri attraverso sottili ma ereditabili cambiamenti della struttura del genoma (<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC3181727\/\">modificazioni epigenetiche<\/a>) che spesso riguardano un\u2019alterazione nei sistemi di risposta e reazione agli eventi stressanti. In questo modo, la sofferenza\u00a0 pu\u00f2 essere\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/wps.20568\">trasmessa per generazioni.<\/a><\/p>\n<h2>Ritrovare un significato<\/h2>\n<p>Nell\u2019ambito psicologico, questi fattori traumatici e il conseguente sviluppo del PTSD o altre psicopatologie depressive o dissociative possono essere interpretati come sintomi derivanti dallo scontro di due mondi: il primo legato al periodo prebellico e il secondo relativo al presente, questa biunivocit\u00e0 \u00e8 dannosa.<\/p>\n<p>\u00c8 bene specificare che comunque non tutti coloro che subiscono un trauma svilupperanno sindromi post-traumatiche. Le differenze genetiche individuali e il supporto ambientale, cos\u00ec come le esperienze personali passate e la vicinanza e la gravit\u00e0 di un trauma, sono tutti fattori che determinano chi \u00e8 pi\u00f9 colpito. Alcune persone si riprendono, e alcune ne escono pi\u00f9 forti e pi\u00f9 resistenti psicologicamente. Ma la tolleranza umana per le esperienze orribili \u00e8 limitata.\u00a0Per ripristinare una condizione di ordine psicofisico\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.semanticscholar.org\/paper\/POSTTRAUMATIC-SYMPTOMS-AND-POSTTRAUMATIC-GROWTH-TO-Laufer-Solomon\/58c611964417d8935a15395dbdb8ac47e6151be5\">una soluzione<\/a>\u00a0pu\u00f2 essere quella di:<\/p>\n<ol>\n<li>Dare un senso agli eventi vissuti, trovando risposte concrete e reali (cosa \u00e8 successo, come \u00e8 successo e perch\u00e9 \u00e8 successo) e non forme di coping negative (come la dissociazione traumatica).<\/li>\n<li>Comprendere e imparare da questi eventi e metterli in relazione con i propri schemi mentali, per sviluppare un nuovo modello cognitivo ibrido basato sulla coesione dei due mondi<\/li>\n<\/ol>\n<p>In questo modo, la ripetizione lascia spazio alla memoria, la memoria alla comprensione e all&#8217;apprendimento dal passato. Il trauma e la dissociazione sono cos\u00ec sostituiti dalla\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S1359178998000056\">crescita post-traumatica<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/salute-mentale-ecco-cosa-succede-al-cervello-durante-guerra\/camilla-orlandini-stefano\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/salute-mentale-ecco-cosa-succede-al-cervello-durante-guerra\/camilla-orlandini-stefano<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Camilla Orlandini, Stefano Cisternino) Poco pi\u00f9 di un mese dopo l&#8217;inizio del conflitto in Ucraina, gi\u00e0 emergono gli effetti della guerra sulla salute mentale dei civili: &#8220;ferite invisibili&#8221; che non lasciano tracce evidenti sul corpo ma segnano la vita delle persone nel breve e nel lungo termine. 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