{"id":71458,"date":"2022-04-07T10:00:51","date_gmt":"2022-04-07T08:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71458"},"modified":"2022-04-06T15:26:56","modified_gmt":"2022-04-06T13:26:56","slug":"la-russia-ed-il-prossimo-gold-standard-euroasiatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71458","title":{"rendered":"La Russia ed il prossimo \u201cgold standard\u201d euroasiatico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Tra le misure adottate dalla Russia in risposta alla sanzioni occidentali, spicca sopratutto la decisione di ancorare il rublo ad una quantit\u00e0 fissa d\u2019oro. Il ritorno della Russia al gold standard si propone, nell\u2019immediato, di sostenere la valuta ma, in prospettiva, ha anche obiettivi di medio termine: creare un sistema finanziario alternativo al dollaro ed alle sue cicliche destabilizzazioni.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019oro della Moscova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni guerra sistemica o egemonica \u00e8 anche una guerra tra sistemi finanziari opposti. Pochi ricordano, infatti, che la Seconda Guerra Mondiale sia stata anche uno scontro tra concezioni finanziarie divergenti: da una parte c\u2019erano le nazioni \u201cplutocratiche-democratiche\u201d che, forti della loro ricchezza accumulata e della loro industrializzazione, controllavano quasi il 90% delle riserve auree mondiali (solo gli USA ne detenevano pi\u00f9 della met\u00e0) ed erano le paladine del gold standard. Dall\u2019altra, erano le nazioni \u201cproletarie-totalitarie\u201d che, detenendo una quantit\u00e0 irrisoria di oro, erano passate ai circuiti monetari ed al sistema del clearing per gli scambi commerciali. Gli economisti di Germania, Italia e Giappone sognavano cos\u00ec un dopoguerra in cui la \u201cmoneta-lavoro\u201d, fondata sulla produttivit\u00e0 delle loro industrie, avrebbe scacciato la moneta aurea, rendendo inutile le vaste riserve d\u2019oro detenute dagli Stati Uniti, ed eliminato le cicliche speculazioni ordite dagli anglosassoni grazie al controllo dei metalli preziosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La vittoria angloamericana riportata nel 1945, sanc\u00ec il ritorno ad un nuovo tipo di \u201cgold standard\u201d, il vecchio sistema su cui si era basata la prima globalizzazione. Il dollaro sarebbe stata la valuta di riferimento per gli scambi internazionali e sarebbe stato convertibile in oro: fu il cosiddetto \u201cdollar exchange standard\u201d. Concepito nel quadro degli accordi di Bretton Woods, il \u201cdollar exchange standard\u201d avrebbe avuto vita molto breve: la perdita di competitivit\u00e0 dell\u2019industria americana, unita agli oneri militari americani sempre maggiori nel mondo e alla volont\u00e0 di liberare il demone della speculazione, avrebbe indotto il presidente Nixon a dichiarare, nel 1971, la sospensione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro. Il demone della finanza angloamericana era finalmente libero di immettere una quantit\u00e0 illimitata di moneta, alimentando il solito ciclo \u201ccrescita-bolla dei mercati-stretta monetaria-recessione\u201d, senza pi\u00f9 alcun vincolo fisico. O meglio, con un vincolo molto pi\u00f9 flessibile e agevole. Per \u201cvendere\u201d il dollaro sui mercati internazionali, fu infatti concepito il sistema del petrodollaro, lanciato con la guerra del Kippur del 1973: il folle rialzo del greggio (che aument\u00f2 di cinque volte in pochi mesi) cre\u00f2 un\u2019enorme domanda di dollari, convogliati verso le petro-monarchie arabe e quindi reinvestiti sulle piazze finanziarie di Londra e New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora, il disprezzo degli anglosassoni per l\u2019oro, certificato dalla celebre definizione datagli da John Maynard Keynes come \u201crelitto barbarico\u201d, \u00e8 visibile ad acclarato: riallacciare la moneta ad un bene fisico ne ridurrebbe infatti la capacit\u00e0 d\u2019emissione, rendendo impossibile alimentare le bolle speculative sempre maggiori che hanno spinto, in questi anni, i listi americani verso livelli stratosferici. Attorno al 2000, la Bank of England, che era stata a lungo il forziere dell\u2019oro per eccellenza, si liber\u00f2 di buona parte delle sue riserve e, ora, ne detiene appena 300 tonnellate. Gli USA, che posseggono ancora sulla carta circa 8.000 tonnellate, figurano formalmente ancora come i primi detentori, ma l\u2019odio verso questa antica forma di ancoraggio della moneta \u00e8 testimoniato dalla cicliche invettive di un finanziere-simbolo come Warren Buffett. Col dollaro agganciato all\u2019oro, sarebbe infatti stato impossibile alimentare la bolla delle bolle che il governatore della FED, John Powell, si appresta a fare scoppiare col pretesto della lotta all\u2019inflazione. Bolla che servir\u00e0 ad innescare, dopo la pandemia e la guerra russo-ucraina, l\u2019ennesima ondata destabilizzante in Europa, Africa ed Asia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019oro, sinonimo di beni reali e di industria, torna cos\u00ec alla sue terre d\u2019origine, quegli spazi euroasiatici dove era impiegato per fabbricare gli ammirabili gioielli-amuleti degli Sciti e alimentava le leggende di potere e dominio mondiale, tramandate dai popoli germanici che vivevano lungo il Reno. La decisione di Mosca di ancorare il rublo all\u2019oro (5.000 rubli per grammo) va ben oltre, infatti, la semplice necessit\u00e0 di sostenere la valuta in risposta alle sanzioni imposte dall\u2019Occidente a guida angloamericana. Man mano che la guerra egemonica si avvicina, un nuovo scontro tra sistemi finanziari si palesa, uno scontro in cui la potenze continentali si propongono come le paladine di una moneta agganciata all\u2019oro (poco importa se questa moneta sia cartacea o elettronica) contro una moneta riproducibile a volont\u00e0, senza alcun ancoraggio alla realt\u00e0, fonte soltanto di cicliche speculazioni e crash di borsa. Con 2.300 tonnellate d\u2019oro, la Russia \u00e8 la quarta detentrice al mondo d\u2019oro; la Cina, con 1.950 tonnellate, viene subito dopo ma, essendo Pechino la prima produttrice mondiale d\u2019oro, \u00e8 lecito supporre che, nel corso degli anni, abbia accumulato riserve ben maggiori, senza farne troppa pubblicit\u00e0. La Cina \u00e8, infatti, una grande detentrice di debito pubblico americano ed un repentino crollo del dollaro (in tempi di pace) non sarebbe certamente nel suo interesse. Un nuovo sistema finanziario, basato su un paniere di poche valute regionali (il rublo, lo yuan, la lira turca?) ancorate all\u2019oro, \u00e8 quindi in nuce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019orizzonte si profila dunque anche uno scontro tra monete: quella illimitata e speculativa delle potenze marittime anglosassoni e quella finita e produttiva delle potenze continentali anglosassoni. In Europa occidentali solo due potenze, in virt\u00f9 delle loro riserve auree e dei loro attivi della bilancia commerciale, sarebbero in grado di unirsi nell\u2019immediato al nuovo \u201cgold standard\u201d concepito da Russia e Cina: questi due Paesi sono Italia e Germania che, non a caso, figurano anche tra i maggiori perdenti della guerra promossa dagli angloamericani e dai francesi in Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-russia-ed-il-prossimo-gold-standard-euroasiatico\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-russia-ed-il-prossimo-gold-standard-euroasiatico\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Tra le misure adottate dalla Russia in risposta alla sanzioni occidentali, spicca sopratutto la decisione di ancorare il rublo ad una quantit\u00e0 fissa d\u2019oro. 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