{"id":7163,"date":"2012-07-30T21:27:22","date_gmt":"2012-07-30T21:27:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=7163"},"modified":"2012-07-30T21:27:22","modified_gmt":"2012-07-30T21:27:22","slug":"molto-rigore-per-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=7163","title":{"rendered":"Molto rigore per nulla"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Giancarlo De Vivo<\/strong> in <em>Oltre l&#39;austerit&agrave;<\/em>,a cura si Sergio Cesaratto e Massimo Pivetti: http:\/\/download.kataweb.it\/micromega\/Oltre_l_austerita.pdf<\/p>\n<p>Nella corrente crisi, i cittadini di alcuni dei paesi sottoposti alla terapia dell&rsquo;&ldquo;austerit&agrave;&rdquo; da parte dei propri governi e dell&rsquo;Unione Europea sembrano vedere pi&ugrave; chiaramente dei loro governanti le conseguenze di tale politica, nonostante i molti tentativi di confondere le acque da parte della stampa che quasi all&rsquo;unisono appoggia questi governi e le loro manovre: i risultati delle elezioni greche e delle elezioni presidenziali francesi ne sono un&rsquo;indicazione chiara. I governi balbettano indistintamente sulla crescita, ma sono assai riluttanti ad allentare la morsa che l&rsquo;&ldquo;austerit&agrave;&rdquo; stringe intorno al collo dei greci e di molti altri popoli europei (mentre scrivo, l&rsquo;ISTAT annuncia che il numero dei disoccupati in Italia &egrave; arrivato al livello record di 2.615.000 unit&agrave;; la disoccupazione giovanile &egrave; la pi&ugrave; alta mai registrata, sembrerebbe). In effetti, pare che i governi siano consapevoli di andare contro il volere dei cittadini, come prova il veto posto qualche mese fa dalla UE al referendum greco. Ed in questa linea si &egrave; mosso il nostro presidente del consiglio, quando ha dichiarato che secondo lui ci&ograve; che ha fatto la differenza tra l&rsquo;Italia e la Grecia &egrave; stato il nostro presidente della repubblica, che non ha permesso si indicessero elezioni, ma ha dato invece a lui l&rsquo;incarico di formare un governo, modestamente ribadendo cos&igrave; l&rsquo;immagine di se stesso come il salvatore (extra-parlamentare) dell&rsquo;Italia. E &ndash; notizia dell&rsquo;ultim&rsquo;ora &ndash; si parla di proroga del presidente della repubblica per un anno (del rinvio delle elezioni a dopo il termine costituzionale del 2013 si parla gi&agrave; da un po&rsquo;).<!--more--><\/p>\n<p>\n\tChe cosa pensi Monti dell&rsquo;austerit&agrave; e delle sue conseguenze economico-sociali resta un mezzo mistero: ad esempio nel suo libretto-intervista sull&rsquo;Europa (Intervista sull&rsquo;Italia in Europa, a cura di F. Rampini, Roma-Bari 1998), all&rsquo;intervistatore che, rilevando la costante crescita della disoccupazione nei paesi che seguivano la politica imposta dal trattato di Maastricht, chiedeva: &ldquo;l&rsquo;austerit&agrave; stile Maastricht &egrave; recessiva?&rdquo; (p.73), Monti rispondeva negando un nesso austerit&agrave;-recessione in modo ambiguo, attribuendo l&rsquo;aumento della disoccupazione a scarsa flessibilit&agrave; del mercato del lavoro &ndash; aggiungendo poi compiaciuto che le regole di Maastricht ci aiutavano a &ldquo;fare dimagrire questo stato sociale, o almeno lo stato sociale in disavanzo&rdquo;. &ldquo;Disciplina macro e concorrenza micro&rdquo; (cio&egrave; deflazione e flessibilit&agrave;) &egrave; forse il modo pi&ugrave; chiaro in cui Monti ha sintetizzato la sua posizione qualche anno fa, constatando una grande convergenza di consensi da parte degli economisti su questa posizione (Il Sole-24 Ore, 16 giugno 2005).<\/p>\n<p>\tSi potrebbe dire che questi economisti ignorano (almeno nel senso che direttamente o indirettamente negano) che &ldquo;la spesa di uno &egrave; il reddito di un altro&rdquo;, come Keynes invece non si stancava di ripetere di fronte agli sfaceli dei primi anni trenta. Per Keynes &ldquo;questa &egrave; la verit&agrave; generale, da non dimenticare mai&rdquo;. Che la spesa di uno sia il reddito di un altro nessuno forse negherebbe direttamente, ma nonostante ci&ograve; la conseguenza principale di questa verit&agrave; &ndash; cio&egrave; che tagliando una spesa si taglia anche un reddito e quindi di per s&eacute; ci si impoverisce, e che questo porter&agrave; ad una spirale di ulteriori tagli di spesa e di reddito &ndash; viene negata da chiunque veda in provvedimenti di austerit&agrave; (&ldquo;disciplina macro&rdquo;) il rimedio ad una crisi come quella in cui ci troviamo. L&rsquo;idea che sta alla base di questa negazione &egrave; come sempre che il livello del reddito (e parallelamente quello della domanda complessiva) sia in qualche modo e per qualche ragione dato, e che al taglio del reddito (e quindi della domanda) di uno corrisponder&agrave; &ndash; per la miracolosa azione di qualche &ldquo;mano invisibile&rdquo; &ndash; l&rsquo;aumento del reddito (e quindi della domanda) di qualcun altro.<br \/>\n\tAi predicatori di economie in tempi di disoccupazione Keynes chiedeva se mai qualcuno, per il fatto di essere &ldquo;in cattive acque&rdquo; perch&eacute; disoccupato, economizzerebbe su ci&ograve; che egli fa per se stesso, smettendo di farsi la barba o di pulire la propria casa perch&eacute; &ldquo;non se lo pu&ograve; permettere&rdquo; per via del fatto che &egrave; disoccupato. Ovviamente quel &ldquo;risparmio&rdquo; sarebbe un&rsquo;idiozia, eppure questa idiozia &egrave; proprio quello che una comunit&agrave; considerata nel suo complesso fa, quando, in condizioni di disoccupazione, economizza su beni e servizi prodotti dai suoi membri per i suoi membri.<br \/>\n\tE&rsquo; innegabile che queste considerazioni di buon senso non sono chiare a tutti, specie agli economisti, e si susseguono dichiarazioni (in primis da parte del nostro governo) che la crescita &egrave; importante, ma che la politica di austerit&agrave; non deve in nessun modo ammorbidirsi, e che comunque la crescita (invocata ormai da tutti, perch&eacute; il paese rischia il collasso) non la si cercher&agrave; con &ldquo;vecchie politiche keynesiane&rdquo; &ndash; cio&egrave; con adeguati stimoli alla spesa (privata o pubblica che sia) &ndash; ma con &ldquo;riforme strutturali&rdquo;, cio&egrave; aumento della flessibilit&agrave;, indebolimento delle difese dei lavoratori, ecc. (&ldquo;concorrenza micro&rdquo; per dirla con Monti) &ndash; cio&egrave; in ultima analisi essenzialmente con riduzioni dei salari, pertanto con ulteriori riduzioni di redditi e quindi di spesa.<br \/>\n\tQuale &egrave; dunque l&rsquo;origine della &ldquo;forza&rdquo; di considerazioni che suonano come la ripetizione di tutte le assurdit&agrave; dette da politici ed economisti di fronte alla crisi degli anni trenta? Naturalmente due elementi sono sempre presenti nell&rsquo;influenzare le posizioni su problemi economici: uno &egrave; il fatto che non abbiamo tutti gli stessi interessi, nonostante gli sforzi degli economisti per negare questa semplice verit&agrave;. La disoccupazione, pur deprecata a parole da tutti, attraverso i suoi effetti depressivi sul livello del salario favorisce le imprese, i cui margini di profitto si allargano, e questo pu&ograve; pi&ugrave; che compensare l&rsquo;effetto negativo sui profitti stessi derivante dalla riduzione di domanda &ndash; e quindi di produzione &ndash; che la riduzione dei salari pu&ograve; provocare (e nel decreto &ldquo;Salva Italia&rdquo; varato alla fine del 2011 non mancavano consistenti elargizioni alle imprese per sostenere i profitti). Un secondo elemento &egrave; la consueta confusione tra ci&ograve; che &egrave; vero a livello del singolo con ci&ograve; che &egrave; vero a livello aggregato. (Non possiamo ovviamente qui discutere quanto questi due elementi &ndash; gli interessi e la confusione &ndash; possano essere collegati.) La commistione tra livello singolo e livello aggregato &egrave; forse un elemento che nella situazione attuale &ldquo;morde&rdquo; pi&ugrave; che in altre, perch&eacute; &ndash; si dice &ndash; la causa delle politiche di austerit&agrave; &egrave; l&rsquo;&ldquo;eccessivo&rdquo; indebi-tamento pubblico, e chiunque si sia trovato ad essere troppo indebitato sa bene che per tirarsene fuori ha dovuto &ldquo;tirare la cinghia&rdquo; e ridurre la spesa, o alienare una parte del suo patrimonio. Naturalmente anche per il debito &egrave; fallace (come lo &egrave; quasi sempre) la trasposizione sic et simpliciter di ragionamenti validi per il singolo all&rsquo;economia come un tutto, perch&eacute; nella misura in cui un debito &egrave; interno (cio&egrave; dovuto a membri della stessa comunit&agrave;) poich&eacute; ad ogni debito corrisponde un credito, nel complesso la comunit&agrave; &egrave; in debito n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno di quanto non sia in credito: essa &egrave; in debito verso se stessa. In questo caso il debito &egrave; &ndash; per dirla con una frase celebre &ndash; un debito della mano destra verso la mano sinistra. Quando un debito sia interno, &egrave; bene forse ricordarlo, esso non pu&ograve; essere servito alla comunit&agrave; per vivere &ldquo;al di sopra dei suoi mezzi&rdquo; (cio&egrave; godendo di beni e servizi in eccesso rispetto a quelli prodotti dai suoi membri): non ci si pu&ograve; sollevare tirandosi per i lacci delle proprie scarpe. Questo non vuol dire che il debito sia irrilevante, ma vuol dire che ci&ograve; che conta non &egrave; l&rsquo;indebitamento in s&eacute; &ndash; la comunit&agrave; nel complesso non &egrave; indebitata &ndash; ma il fatto che il debito (e in particolare l&rsquo;onere di pagarne gli interessi) non &egrave; ripartito in misura eguale tra i suoi componenti, e che questi componenti non sono tutti eguali &ndash; in primis nella distribuzione del reddito e della ricchezza &ndash; anche indipen-dentemente dalla ineguale ripartizione del debito. In altri termini, la mano destra, che paga, non appartiene alla stessa persona cui appartiene la mano sinistra, che riceve il pagamento, anche se entrambi i soggetti fanno parte della stessa comunit&agrave;.<br \/>\n\tChe funzione svolge un debito pubblico interno? Essenzialmente una funzione redistributiva: lo stato fornisce servizi alla collettivit&agrave; (ovviamente in misura diversa a gruppi diversi: normalmente pi&ugrave; ai poveri e meno ai ricchi) pi&ugrave; o meno gratuitamente, almeno nel senso che quello che i cittadini pagano (se pagano) per i servizi (diciamo il biglietto dell&rsquo;autobus o le tasse scolastiche) non dovrebbe coprire (se non in piccola parte) il costo di produzione. I pagamenti che lo stato deve fare per fornire questi servizi (e anche per compiere i trasferimenti che sono un altro aspetto cruciale delle sue funzioni) vengono coperti dalle tasse che lo stato ha il potere di far pagare ai propri cittadini: una volta si diceva (e nella nostra Costituzione ancora si dice) che le tasse dovessero gravare maggiormente sulle fasce pi&ugrave; ricche, e allo stesso tempo i servizi essere forniti maggiormente alle classi pi&ugrave; povere. Questo era una garanzia di convivenza civile, che permetteva in qualche misura di rovesciare entrambi i termini del proverbio di Salomone: &ldquo;Dives pauperibus imperat; et qui accipit mutuum, servus est foenerantis&rdquo; (Il ricco &egrave; padrone del povero, e il mutuante &egrave; servo del mutuatario). In Italia (e praticamente dappertutto) di fatto ormai il proverbio di Salomone &egrave; invece tornato ad essere vero senza mitigazioni, anche grazie agli economisti liberisti che negli ultimi decenni si sono sbracciati a produrre &ldquo;teoremi&rdquo; che minano punti basilari della convivenza civile (su ci&ograve; si veda anche il contributo di Pivetti).<br \/>\n\tIn parte lo stato pu&ograve; scegliere di non coprire il costo dei servizi pubblici con tasse, ma con indebitamento, cio&egrave; in sostanza facendosi prestare dai suoi cittadini (essenzial-mente da una parte di essi, i ricchi: contrariamente a quello che generalmente si pensa, la distribuzione della propriet&agrave; del debito pubblico tra gli italiani &egrave; estremamente concentrata) ci&ograve; che a quello stesso gruppo avrebbe potuto esser chiesto di pagare come tasse. In Italia ci&ograve; &egrave; successo in misura eccezionale: contrariamente a quello che si crede il debito pubblico italiano non deriva da un eccesso di spesa, ma da una carenza di imposizione (cfr. A. Barba, &lsquo;La redistribuzione del reddito nell&rsquo;Italia di Maastricht&rsquo;, in Un&rsquo;altra Italia in un&rsquo;altra Europa, a cura di L. Paggi, Roma 2011; vedi anche F. Cavazzuti, Il nodo della finanza pubblica, Bologna 1978). Lo &ldquo;stato sociale in disavanzo&rdquo;, che Monti vuol far dimagrire, &egrave; in disavanzo perch&eacute; non si son fatte pagare e non si fanno pagare le tasse a chi le dovrebbe pagare, non perch&eacute; la spesa sociale sia troppo alta. Naturalmente la carenza di imposizione ha poi generato un eccesso di spesa, ma di spesa per interessi (la spesa al netto degli interessi &egrave; invece stata e tuttora &egrave; pi&ugrave; bassa in Italia rispetto ai paesi comparabili), che non &egrave; affatto un pagamento &ldquo;necessario&rdquo; alla produzione dei beni e servizi forniti dallo stato ai cittadini, ma semplicemente il risultato della rinuncia da parte dello stato a farsi pagare sotto forma di tasse l&rsquo;esborso necessario a produrre i servizi pubblici. Con ci&ograve; potremmo dire che nonostante il debito sia interno esso ha permesso a qualcuno di vivere &ldquo;al di sopra delle proprie possibilit&agrave;&rdquo;: a coloro che invece di essere tassati hanno prestato allo stato l&rsquo;ammontare &ldquo;sfuggito&rdquo; alla tassazione (ovviamente tra questi soggetti rientrano anche gli evasori fiscali), cos&igrave; ricevendone un doppio beneficio &ndash; di patrimonio e di reddito (il prestito &egrave; fruttifero, e negli anni ottanta e novanta lo &egrave; stato in misura altissima). E oltre a ci&ograve; essi hanno anche usufruito in una certa misura dei servizi e beni prodotti dallo stato.<br \/>\n\tUn altro modo in cui uno stato potrebbe farsi fare credito (e un credito che non genera interessi) sarebbe quello di emettere moneta: ma prima con il &ldquo;divorzio&rdquo; della Banca d&rsquo;Italia dal Tesoro, e poi con l&rsquo;adesione all&rsquo;euro, l&rsquo;Italia si &egrave; resa impervia e poi si &egrave; sbarrata questa via.<br \/>\n\tOggi per&ograve; non si pu&ograve; far valere del tutto l&rsquo;argomento che il debito pubblico sia un debito &ldquo;interno&rdquo;, poich&eacute; circa un terzo del debito pubblico italiano &egrave; un debito verso stranieri (o almeno, verso soggetti che si presentano come stranieri). Nella misura in cui il debito di una collettivit&agrave; sia dovuto a membri di un&rsquo;altra collettivit&agrave;, esso &egrave; un debito &ldquo;vero&rdquo;, per ridurre il quale non si pu&ograve; sfuggire all&rsquo;aspro dilemma cui non pu&ograve; sfuggire il singolo: ridurre la spesa o alienare (parte del) patrimonio.<br \/>\n\tMa alcune importanti differenze tra il singolo ed una collettivit&agrave; permangono: se il singolo fa economie (riduce la sua spesa) per ripagare il debito, avr&agrave; motivo di pensare che le sue economie non avranno un effetto sul suo reddito, cio&egrave; avr&agrave; ragione a ritenere che il sacrificio che sta facendo, riducendo la sua spesa, non andr&agrave; perso, perch&eacute; il suo proprio reddito non verr&agrave; toccato dal suo &ldquo;fare economie&rdquo;: il singolo &egrave; cos&igrave; piccolo che l&rsquo;effetto di una riduzione della sua spesa sul reddito complessivo (e quindi anche sul suo) &egrave; trascurabile. Ma se si ragiona a livello macroeconomico, supponendo ad esempio che lo stato voglia ridurre il suo indebitamento aumentando le tasse, non si pu&ograve; trascurare che ci&ograve; far&agrave; ridurre la spesa complessiva, e conseguentemente la produzione ed il reddito. Questo tra l&rsquo;altro significher&agrave; anche che il gettito fiscale, aumentato da un lato, si contrarr&agrave; dall&rsquo;altro. Meglio che da qualsiasi ragionamento ci&ograve; &egrave; illustrato da quanto sta accadendo in Grecia, dove la fortissima stretta (tagli di spesa pubblica e aumenti di tassazione) ha provocato una riduzione tale del prodotto che il rapporto debito\/prodotto &egrave; schizzato alle stelle. (Di fatto anche in Italia si inizia a registrare una riduzione delle entrate fiscali, conseguente alla contrazione del reddito provocata dalle politiche di austerit&agrave;: la Grecia &egrave; vicina.) E&rsquo; del tutto calzante per queste cure di &ldquo;austerit&agrave;&rdquo; il paragone con i salassi con cui i medici del settecento ritenevano di curare ogni malattia, e che acceleravano invece assai spesso la morte del paziente.<br \/>\n\tIn altri termini, quando &egrave; un singolo a fare i &ldquo;sacrifici&rdquo; questi si traducono per lui in un pari &ldquo;gruzzoletto&rdquo; per ridurre il debito, ma quando si tratta di una collettivit&agrave;, e i sacrifici siano costituiti da economie di spesa per beni e servizi prodotti dalla collettivit&agrave; stessa, questi non generano alcun risparmio, anzi riducono il reddito e quindi il risparmio. Il lasciar disoccupati lavoro e attrezzatura produttiva riducendo la spesa non fa &ldquo;risparmiare risorse&rdquo;, ma semplicemente fa s&igrave; che queste &ldquo;risorse&rdquo; (e il reddito ad esse corrispondente) non vengano in esistenza. Prendendo a prestito il titolo di un spettacolo comico che va attualmente in onda si pu&ograve; dire: &ldquo;Molto rigore per nulla&rdquo;.<br \/>\n\tUn modo di ridurre l&rsquo;indebitamento su cui il governo aveva messo la sordina, ma che sta per ritornare alla ribalta come fonte di &ldquo;risorse&rdquo; per ridurre l&rsquo;indebitamento, &egrave; l&rsquo;alienazione di patrimonio pubblico. Con il gettito proveniente dall&rsquo;alienazione di patrimonio si pu&ograve; ridurre il &ldquo;ricorso al mercato&rdquo; da parte di uno stato indebitato &ndash; ricorso al mercato che deve essere tanto maggiore (a parit&agrave; di debito) quanto pi&ugrave; breve la vita del debito stesso (la vita media del debito italiano &egrave; circa 82 mesi, cio&egrave; meno di 7 anni). Ora, l&rsquo;alienazione di patrimonio pubblico pu&ograve; essere fatta a cittadini dello stato o a stranieri. Nel primo caso essa funziona come un&rsquo;imposta patrimoniale di pari gettito &ndash; con l&rsquo;ovvia e importante differenza che i proprietari di patrimonio (la cui distribuzione in Italia &egrave; molto concentrata) invece di essere tassati, a fronte dei loro esborsi riceveranno un pari incremento di patrimonio. In fondo, sarebbe l&rsquo;analogo, a livello patrimoniale, di quel mec-canismo che &egrave; in buona misura la causa della grande creazione di debito pubblico italiano negli anni ottanta e met&agrave; degli anni novanta. In questo periodo, come si &egrave; detto, i ricchi prestavano allo stato quello che (legalmente o illegalmente) evitavano di pagare in tasse; con l&rsquo;acquisto di patrimonio pubblico invece essi pagherebbero quello che avrebbero pagato con la patrimoniale, ma ne avrebbero un pari corrispettivo &ndash; i beni da loro acquistati, che dal patrimonio pubblico passerebbero al loro patrimonio.<br \/>\n\tNaturalmente &egrave; sempre possibile l&rsquo;alienazione del patrimonio pubblico a stranieri, e forse il governo ci penser&agrave;: in fondo, la vendita della Louisiana agli Stati Uniti da parte di Napoleone serviva (anche) a liberarsi di una parte del debito estero della Francia. Il governo Monti potrebbe vendere la Sicilia e la Sardegna alla Germania.<br \/>\n\tQuesto ci porta ad un punto pi&ugrave; serio: il fatto che il debito pubblico italiano sia emesso in una moneta (l&rsquo;euro) su cui lo stato italiano non ha la sovranit&agrave;, rende il problema del debito pubblico analogo ad un problema di bilancia dei pagamenti: lo stato italiano deve rinnovare debito e pagare interessi in una moneta che esso non ha la possibilit&agrave; di emettere, ma che deve &ldquo;guadagnare&rdquo;, analogamente a come deve guadagnare la valuta per pagare le importazioni &ndash; tutto sommato, non &egrave; molto diverso dal caso in cui il debito fosse emesso in dollari o in altra valuta straniera. E anche la differenza che potrebbe sembrare esistere rispetto ad un debito emesso in valuta straniera, cio&egrave; che con un debito denominato in valuta propria non ci sarebbe rischio di cambio, non &egrave; vera: adesso che la possibilit&agrave; di una uscita dall&rsquo;euro si &egrave; fatta pi&ugrave; concreta, si vede che uno dei &ldquo;costi&rdquo; maggiori per noi di tale uscita deriverebbe proprio da quella parte del debito (pubblico e privato) denominato in euro che non fosse ridenominato nella nuova valuta, il cui peso potrebbe aumentare consistentemente se una svalutazione della nostra nuova moneta nazionale non potesse essere impedita.<br \/>\n\tTutto questo vuol dire certo che la situazione &egrave; grave e non ci sono vie d&rsquo;uscita semplici. Ma anche che l&rsquo;ostacolo principale al risolvere i problemi &egrave; nella stessa costruzione dell&rsquo;euro, ed in particolare nell&rsquo;assenza di una banca centrale che possa intervenire direttamente e senza limiti prefissati a sostenere il credito pubblico. Questo era visto fino all&rsquo;altro ieri come uno dei punti di forza del sistema, perch&eacute; avrebbe imposto la massima &ldquo;disciplina fiscale&rdquo; agli stati membri, ed era celebrato come la consacrazione finale del liberismo. In effetti, imporre la massima &ldquo;disciplina fiscale&rdquo; allo stato significava impedirgli il ruolo di redistribuzione che come abbiamo notato &egrave; una delle sue principali funzioni, oltre ad essere la pietra angolare della convivenza civile. Non stupisce che economisti come il nostro presidente del consiglio siano a favore di un pesante dimagrimento dello stato sociale, attuato con la sua assurda politica di &ldquo;austerit&agrave;&rdquo;, ma stupisce che la sinistra &ndash; persino quella che molti chiamano &ldquo;radicale&rdquo; &ndash; sia di fatto muta quando non consenziente di fronte a questo scempio, e che il governo che lo sta compiendo abbia una delle pi&ugrave; ampie maggioranze parlamentari dell&rsquo;Italia repubblicana<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo De Vivo in Oltre l&#39;austerit&agrave;,a cura si Sergio Cesaratto e Massimo Pivetti: http:\/\/download.kataweb.it\/micromega\/Oltre_l_austerita.pdf Nella corrente crisi, i cittadini di alcuni dei paesi sottoposti alla terapia dell&rsquo;&ldquo;austerit&agrave;&rdquo; da parte dei propri governi e dell&rsquo;Unione Europea sembrano vedere pi&ugrave; chiaramente dei loro governanti le conseguenze di tale politica, nonostante i molti tentativi di confondere le acque da parte della stampa che quasi all&rsquo;unisono appoggia questi governi e le loro manovre: i risultati delle elezioni greche&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,2,6],"tags":[2236],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-1Rx","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7163"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7163"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7163\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7163"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7163"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7163"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}