{"id":71714,"date":"2022-04-21T11:30:07","date_gmt":"2022-04-21T09:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71714"},"modified":"2022-04-20T13:55:46","modified_gmt":"2022-04-20T11:55:46","slug":"e-il-momento-di-farci-una-domanda-che-domanda-dovremmo-farci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71714","title":{"rendered":"E&#8217; il momento di farci una domanda: che domanda dovremmo farci?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Pierluigi Fagan<\/strong><\/p>\n<div class=\"kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">L\u2019intero apparato di gestione e controllo del pensiero e conseguente dibattito pubblico, ha ricevuto precise indicazioni dagli strateghi della psicologia comportamental-cognitivista. Per tutti costoro c\u2019\u00e8 una sola domanda da farsi: che fare davanti ad una ingiustificabile aggressione che provoca morte, distruzione e dolore ad un aggredito?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Qualcuno segnala la stranezza di farsi tali domande oggi quando non ce le siamo mai fatte e continuiamo a non farcele per molti altri tristi casi di conflitto planetario. Altri pensano forse che l\u2019aggressione se non giustificabile andrebbe almeno contestualizzata. Qualcun altro pensa forse che anche l\u2019aggredito non \u00e8 esente da responsabilit\u00e0 pregresse. Altri infine sospettano che tra aggredito ed aggressore c\u2019\u00e8 un terzo incluso che andrebbe specificato per capire meglio la situazione per poi prender decisioni. C\u2019\u00e8 anche chi la mette sul pragmatico e cinicamente invita a farci i conti di quanto costa rispondere in un modo o in un altro a quella domanda. Ma \u00e8 davvero questo la domanda pi\u00f9 importante da farsi? O forse la domanda da farsi prima di ogni altra \u00e8 proprio \u201cma chi ha deciso che \u00e8 questa la domanda pi\u00f9 importante da farci?\u201d. Potrebbe esser il caso invece di farci questa seconda domanda e scoprire che rispondendo a questa, avremo anche pi\u00f9 conseguente e logica risposta a quella che ci viene imposta.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Vediamo un po\u2019. Vari istituti di ricerca d\u2019opinione, segnalano concordi che c\u2019\u00e8 una evidente asimmetria tra quello che il parlamento italiano sta decidendo su i fatti relativi la guerra in Ucraina (non solo armi s\u00ec o no), unitamente alle unanimi convinzioni dell\u2019intero apparato di gestione e controllo del pensiero e conseguente dibattito pubblico e l\u2019opinione prevalente del popolo italiano. In una recente trasmissione televisiva un ambasciatore ed un oligarca occidentale hanno candidamente ammesso che la gente normale di queste cose non capisce niente e quindi c\u2019\u00e8 chi deve decidere per loro. Ma da qualche giorno, emerge anche un\u2019altra questione interessante.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">L\u2019istituto SWG ha fatto una ricerca sui sentimenti geopolitici degli italiani. Tra il vissuto precedente il conflitto e l\u2019oggi emergono significativi scostamenti. Sono crollate le simpatie verso la Russia dal 18% al 2% e quelle verso la Cina dal 22% al 3%. Sono salite quelle verso la Francia dal 15% al 38% e quelle verso la Germania dal 12% al 34%. Quindi si rileva un significativo ri-orientamento dall\u2019Italia soggetto individuale con sguardo interessato verso altri mondi, all\u2019Italia che riconosce comunanza di interessi coi consimili europei. Da notare che se il frame \u00e8 l\u2019Europa, questi sono stati a lungo vissuti come concorrenti, se il frame si allarga al mondo allora le differenze che notiamo con questi vicini ci fanno sembrare questi prima concorrenti, dei fratelli quasi naturali.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Ma il dato pi\u00f9 interessante \u00e8 forse un altro. La precedente postura di una Italia curiosa e libera di coltivare desiderio di relazione con questo o quello, inclusi i russi ed i cinesi, era pensato e vissuto dentro un fortissimo senso di coappartenenza con gli Stati Uniti d\u2019America. Gli italiani consideravano gli USA il Paese pi\u00f9 amico in assoluto ben il 44% pensava questo, pi\u00f9 di Russia, Cina, Francia e Germania e di non poco. Oggi invece, questa percentuale \u00e8 al momento scesa al 27%, ben meno del nuovo sentimento di neo-fratellanza europeo-occidentale. \u00c8 la prima volta in settanta anni che l\u2019Italia si sente pi\u00f9 europea che americana e scommetterei sul fatto che questo trend continuer\u00e0 ad approfondirsi.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Annusa l\u2019aria al volo il direttore di una testata on line ora anche stampata settimanalmente, TPI. Una testata con una sua indipendenza che non la fa comunque essere nel campo &#8220;alternativo&#8221;, ma neanche del tutto in quello &#8220;mainstream&#8221;. L\u2019articolo di fondo di Gambino titola: \u201cPerch\u00e9 in questa guerra non possiamo non dirci anti-americani\u201d. Gli USA vogliono indebolire se non far collassare la Russia e non \u00e8 detto questo sia del tutto anche il nostro interesse. Gli USA vogliono egemonizzare l\u2019intera Europa subordinandola ai propri interessi e spaccarla tra parte orientale ed occidentale e questo non \u00e8 un nostro interesse. Gli USA vogliono colpire indirettamente per il momento la Cina e questo, ancora, non \u00e8 il nostro interesse specifico visto che l\u2019altro Europa \u00e8 niente pi\u00f9 che un mercato e logica del mercato vuole che vi siano forti interessi a sviluppare scambi con la Cina e l\u2019Asia in generale che per via di ragione geografica non rappresenta, n\u00e9 mai potr\u00e0 rappresentare per noi un problema. \u00c8 da Marco Polo che rappresenta invece una opportunit\u00e0, ma se si studia \u201cLe vie della Seta\u201d dello storico P. Frankopan anche ben da prima di Polo. Segue una densa analisi di come l\u2019ordine mondiale versione americana, sia sempre pi\u00f9 contradditorio e semmai utile solo agli americani e soprattutto come questa loro utilit\u00e0 confligga sempre pi\u00f9 con la nostra.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Riguardo la domanda che sembra esser l\u2019unica che ci dobbiamo porre, ne consegue ci\u00f2 che ha sostenuto anche il gen. Tricarico ed altri tra i pochi che hanno voce indipendente in questi tempi bizzarri: Biden alzi il telefono e chiami un tavolo diretto di trattativa con Putin che non aspetta altro poich\u00e9 tutto quanto sta succedendo riguarda pi\u00f9 loro giochi di potenza di primo livello che non l\u2019Ucraina ed il nostro inviargli o meno armi e tagliarci i consumi di energia sprofondando in profonda recessione e prossimo conseguente disordine sociale, con finale arruolamento in una Terza guerra mondiale che noi europei occidentali non vogliamo in alcun modo. Dobbiamo quindi mandare armi a Zelensky o un telefono a Biden?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">La domanda da farci allora \u00e8 \u201ca chi stiamo andando appresso?\u201d. Gli USA hanno in programma un potete riarmo del mondo e quando ci sono le armi, di cui sono i leader mondiali di produzione, poi queste vanno usate. Hanno sovvertito in un attimo alleanze consolidate con mezzo pianeta, tra cui il mondo arabo e buona parte di quello asiatico, inclusa l\u2019India. Hanno fatto impazzire i prezzi dell\u2019energia facendo infiammare l\u2019inflazione. Hanno tentato di spaccare l\u2019ONU, tra l\u2019altro non riuscendoci. Dopo averci rimbambito per trenta anni con le meravigliose sorti progressive della globalizzazione, dopo essersi rimpinzati di soldi a livello delle loro esigue \u00e9lite, ora hanno deciso che noi europei dovremmo commerciare solo con loro perch\u00e9 tutti gli altri sono \u201cimpuri\u201d. Hanno un Presidente con un figlio che trafficava con investimenti in gas e laboratori bio in Ucraina e chiss\u00e0 che Zelensky e la sua cricca non lo ricatti con carte imbarazzanti. Un Presidente che ha sfondato il minimo storico di gradimento gi\u00e0 sfondato da Trump, una macchietta presa in giro da mezzo mondo perch\u00e9 si vede che l\u2019et\u00e0 non gli consente pi\u00f9 di dirigere i molteplici e complessi interessi del suo Stato-potenza. Ma se \u00e8 evidentemente incapace di svolgere i suoi compiti chi altro li svolge per lui? \u00c8 stato eletto questo \u201cdietro di lui\u201d? Che agenda ed interessi ha? Un Paese che ha la pi\u00f9 asimmetrica distribuzione di ricchezza interna del mondo occidentale e la conseguente pi\u00f9 ampia popolazione carceraria del mondo, cosa ha di fondo \u201cin comune\u201d con noi? Un Paese che ha fatto 34 conflitti armati dal dopoguerra, per non parlare dei &#8220;colpi di Stato&#8221; e &#8220;regime change&#8221;, nonch\u00e9 varie proxy-war.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Si chiama geopolitica perch\u00e9 la geografia e la geostoria contano. Gli Stati Uniti sono su un\u2019altra piattaforma continentale, cos\u00ec i canadesi. Gli inglesi sono su un\u2019isola che dalla favola di Mandeville in poi (ma gi\u00e0 da Enrico VIII) guarda all\u2019Europa in maniera problematica e per nulla famigliare. Australiani e neozelandesi sono in mezzo ad un altro oceano e pure in un altro emisfero. Personalmente non amo le definizioni in negativo (una identit\u00e0 non si determina per esser \u201canti\u201d un\u2019altra) quindi non mi sento antiamericano. \u00c8 sudditanza psico-culturale anche questo porre l\u2019altro come qualcosa verso il quale si deve esprimere la differenza per trovare la propria identit\u00e0.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql o9v6fnle ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\">Penso invece ci si trovi in una nuova ed interessante congiuntura storica, quella in cui occorre domandarci: \u201cnoi\u201d chi siamo? Prima di elaborare, discutere e condividere una intenzione, la risposta al fatidico \u201cche fare?\u201d dovremmo capire chi \u00e8 il soggetto, chi \u00e8 questo \u201cnoi\u201d. Un mio vecchio amico, diceva che pi\u00f9 che di \u201cprogresso\u201d, dovremmo porci il problema dell\u2019\u201demancipazione\u201d. Prima di domandarci da che parte andare e cosa fare, domandarci chi siamo anche perch\u00e9 \u00e8 rispondendo a questa domanda che ogni altra va di conseguenza.<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pierluigi.fagan\/posts\/10225975648313385\">https:\/\/www.facebook.com\/pierluigi.fagan\/posts\/10225975648313385<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierluigi Fagan L\u2019intero apparato di gestione e controllo del pensiero e conseguente dibattito pubblico, ha ricevuto precise indicazioni dagli strateghi della psicologia comportamental-cognitivista. 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