{"id":71760,"date":"2022-04-25T09:30:52","date_gmt":"2022-04-25T07:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71760"},"modified":"2022-04-23T14:27:21","modified_gmt":"2022-04-23T12:27:21","slug":"geopolitica-dellungheria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71760","title":{"rendered":"Geopolitica dell&#8217;Ungheria"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-71761\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Ungheria-e1650714654917-300x168.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Ungheria-e1650714654917-300x168.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Ungheria-e1650714654917-768x431.png 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Ungheria-e1650714654917.png 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel panorama europeo creatosi dopo l\u2019inizio delle ostilit\u00e0 russo-ucraine, sono di particolare interesse gli sviluppi nell\u2019Europa-centrale, dove \u00e8 in corso un profondo \u201crimescolamento\u201d delle carte. L\u2019assetto post-Guerra Fredda benedetto dagli angloamericani e incentrato sul \u201cGruppo di Visegrad\u201d sta lasciando il posto alla classica geopolitica dell\u2019Europa centrale: l\u2019Ungheria riemerge come \u201cpotenza revisionista\u201d che tende verso gli sfidanti del sistema. Come sempre, Budapest \u201canticipa\u201d le dinamiche geopolitiche di Italia e Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sempre meno \u201cNATO\u201d, sempre pi\u00f9 \u201cblocchi\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La retorica superficiale e fuorviante dei media, sprovvisti ormai di personale capace di elaborare analisti critiche e ridotti a semplici \u201cpassacarte\u201d di veline straniere, parla in queste settimane di \u201crivitalizzazione\u201d della NATO: non solo la guerra russo-ucraina avrebbe dato un nuovo senso all\u2019Alleanza Nord-Atlantica, ma avrebbe posto anche le basi per il suo allargamento nella penisola scandinava, dove Finlandia e Svezia potrebbero presto abbandonare la loro tradizionale neutralit\u00e0. In realt\u00e0, il quadro \u00e8 molto differente. La NATO \u00e8 sempre pi\u00f9 un simulacro: un guscio vuoto che non rappresenta pi\u00f9 le effettive dinamiche geopolitiche in essere. All\u2019interno dell\u2019alleanza si registra infatti un numero crescente di \u201canomalie\u201d che lasciano presagire il prossimo crollo dell\u2019architettura politico-militare post-1945 e post-1991 e la frammentazione dell\u2019Europa in \u201cblocchi\u201d che ricordano molto da vicino quelli degli anni \u201830.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tradizionale geopolitica europea riemerge, giorno dopo giorno, e alla dicotomia Occidente-Oriente, si va sostituendo quella tra potenze marittime (con relativi alleati) e potenze revisioniste dell\u2019Europa mediana che, sconfitte nel 1945, tendono ora a convergere verso gli sfidanti del sistema (Cina e Russia) in vista della prossima guerra egemonica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A pi\u00f9 riprese, nelle nostre analisi, abbiamo evidenziato come la NATO stesse \u201cperdendo\u201d la Turchia, il cui valore geopolitico \u00e8 incomparabilmente superiore a quello della penisola scandinava: i fatti degli ultimi due mesi confermano questa dinamica di fondo, perch\u00e9 Ankara ha rifiutato di aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia e, a maggior ragione, tutto lascia supporre che sar\u00e0 impossibile per gli angloamericani cooptarla in vista di un confronto militare con la Russia. In questa sede, per\u00f2, ci interessa spostare l\u2019attenzione pi\u00f9 a nord, nel cuore stesso dell\u2019Europa, l\u00e0 dove l\u2019attrito tra anglosassoni e russi \u00e8 aumentato sino a sfociare nella guerra per procura che sta insanguinando l\u2019Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La fascia latitudinale compresa tra il Mar Baltico ed il Mar Nero, inglobata dall\u2019URSS dopo il 1945 e mantenuta sotto controllo russo fino al 1991, era stata incorporata dagli anglosassoni, attraverso lo strumento della NATO, tra il 1997 ed il 2004. Fin dalle primissime fasi del \u201cnuovo ordine mondiale\u201d seguito al collasso dell\u2019URSS, gli angloamericani si erano per\u00f2 prodigati per la creazione di una \u201csotto-alleanza\u201d nell\u2019Europa centrale, secondo uno schema simile a quello della Piccola Intesa che, tra gli anni \u201820 e \u201830, aveva riunito Cecoslovacchia, Romania e Jusgoslavia, in funzione anti-tedesca e anti-ungherese. Questa sotto-alleanza \u00e8 nota al grande pubblico come \u201cGruppo di Visegrad\u201d, che riunisce Polonia, Cechia, Slovacchia ed Ungheria. Caratterizzato da un alto spirito nazionalista e da istituzioni \u201cdemocratiche\u201d molto deboli, il Gruppo di Visegrad si proponeva sin dalla sua istituzione nel 1991 una duplice funzione: mantenere alto il tono di scontro con la Russia ed intralciare il processo di integrazione dell\u2019Unione Europea, naturalmente dominata dalla Germania. In termini geografici, \u00e8 bene infatti notare che il Gruppo di Visegrad costituisca un diaframma che si interpone tra Germania e Russia, la cui alleanza \u00e8 il massimo spauracchio degli strateghi angloamericani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Gruppo di Visegrad ha assolto egregiamente alla funzione d\u2019intralcio della UE: quando infatti gli anglosassoni, destabilizzando la Siria, hanno attivato i flussi migratori dal Medio Oriente verso i Balcani e l\u2019Europa, i paesi \u201cnazionalisti\u201d dell\u2019Europa centrale hanno sabotato qualsiasi politica comune sul tema dell\u2019immigrazione, creando la prima di una lunga serie di crepe che stanno minando le istituzioni comunitarie. Nel corso degli anni, per\u00f2, sono emerse all\u2019interno dell\u2019eterogeneo Gruppo di Visegrad anche significative differenze, dovute all\u2019intrinseca natura geopolitica dei membri. Mentre Polonia, Cechia e Slovacchia sono Paesi \u201csaturi\u201d e tradizionali clienti di francesi ed angloamericani, l\u2019Ungheria \u00e8 un Paese \u201crevisionista\u201d, che aveva storicamente svolto un ruolo di potenza organizzatrice nell\u2019Europa centro-orientale e conta tuttora una discreta diaspora ungherese fuori dai suoi confini. Si ricordi, infatti, che la Piccola Intesa escludeva l\u2019Ungheria ed era stata concepita proprio in funzione anti-ungherese ed anti-tedesca. Nel trentennio che intercorre tra gli anni \u201890 ed oggi, Budapest ha cos\u00ec intrapreso un percorso di riavvicinamento alla Germania e, proprio come la Germania, ha portato avanti allo stesso tempo un percorso di progressiva convergenza verso gli unici poli alternativi al dominio angloamericano: Russia e Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In termini geopolitici si pu\u00f2 dire che l\u2019Ungheria sia quindi parte integrante di quella Mitteleuropa a guida tedesca schiacciata tra il blocco occidentale ed i Paesi orientali visceralmente anti-russi e filo-occidentali (Polonia, Paesi Baltici ed Ucraina). Tale Mitteleuropa, distrutta delle ultime due guerre mondiali, tende naturalmente a convergere verso il polo euroasiatico dominato da Cina e Russia. Molte iniziate assunte da Budapest sono in effetti, ad un\u2019attenta analisi, manovre con cui la Germania opera sottotraccia per avvicinarsi agli sfidanti del sistema: tipico, a questo proposito, \u00e8 il progetto finanziato dalla Cina per costruire una ferrovia ad alta velocit\u00e0 e alta capacit\u00e0 che unisca Grecia, Serbia ed Ungheria. Emerge con chiarezza che, avallando questo progetto, Budapest realizza anche lo storico interesse della Germania ad affacciarsi sul Vicino Oriente (e in prospettiva sul Medio Oriente) attraverso una ferrovia. Il vecchio sogno della Bagdadbahn.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019accumularsi di queste divergenze geopolitiche di fondo dentro il Gruppo di Visegrad doveva, inevitabilmente, sfociare in una crisi del gruppo stesso non appena l\u2019area dell\u2019Europa centro-orientale si fosse nuovamente incendiata. Cos\u00ec, infatti, \u00e8 stato. Se infatti, Polonia, Cechia e Slovacchia si sono confermati come valide pedine in funzione anti-russa (tutti i premier dei rispettivi Paesi si sono recati in visita dal presidente ucraino Zelesky dopo l\u2019apertura delle ostilit\u00e0, promettendogli sostegno militare), l\u2019Ungheria \u201crevisionista\u201d ha rifiutato di interrompere i legami economici con la Russia ed ha altres\u00ec vietato il transito di armi sul proprio territorio. Il presidente ucraino Zelensky, agendo per conto di Londra e Washington, ha cos\u00ec alzato progressivamente il tono contro due potenze: la Germania, rea di ostacolare le sanzioni alla Russia e di non inviare abbastanza armi, e l\u2019Ungheria stessa, che alle colpe tedesche somma la disposizione accordata a pagare il gas russo in rubli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le tensioni magiaro-ucraine hanno infatti contraddistinto la campagna elettorale che ha portato alla recente riconferma di Viktor Orban alla guida del Paese. La tendenza della Germania a servirsi dell\u2019Ungheria per portare avanti la sua \u201cpolitica orientale\u201d, svincolata dalla NATO, \u00e8 stata chiaramente stigmatizzata in un recente articolo del Wall Street Journal dall\u2019emblematico titolo \u201cGermany Has a Hungary Problem\u201d, dove si rinfaccia a Berlino la sua scarsa fedelt\u00e0 alla NATO ed i suoi legami troppo stretti col governo \u201canti-occidentale\u201d di Budapest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ciliegina sulla torta: da diversi anni, l\u2019Ungheria sta intessendo anche una \u201crelazione speciale\u201d con la Turchia, relazione che \u00e8 passata anche attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale ottomano in terra magiara. Difficile non scorgere, dietro l\u2019avvicinamento turco-ungherese, un\u2019altra mossa di Berlino per avvinarsi al \u201cgruppo delle potenze revisioniste\u201d orientali. Sempre pi\u00f9 NATO? No, sempre pi\u00f9 divisione tradizionale tra blocchi geopolitici, dove l\u2019Ungheria anticipa sempre di qualche anno anche gli sviluppi dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/geopolitica-dellungheria\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/geopolitica-dellungheria\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Nel panorama europeo creatosi dopo l\u2019inizio delle ostilit\u00e0 russo-ucraine, sono di particolare interesse gli sviluppi nell\u2019Europa-centrale, dove \u00e8 in corso un profondo \u201crimescolamento\u201d delle carte. L\u2019assetto post-Guerra Fredda benedetto dagli angloamericani e incentrato sul \u201cGruppo di Visegrad\u201d sta lasciando il posto alla classica geopolitica dell\u2019Europa centrale: l\u2019Ungheria riemerge come \u201cpotenza revisionista\u201d che tende verso gli sfidanti del sistema. 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