{"id":71867,"date":"2022-04-28T09:00:15","date_gmt":"2022-04-28T07:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71867"},"modified":"2022-04-27T16:59:18","modified_gmt":"2022-04-27T14:59:18","slug":"il-patto-a-tre-per-litalia-la-ricetta-padronale-per-la-ripresa-economica-e-il-neokeynesismo-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=71867","title":{"rendered":"Il patto a tre per L\u2019Italia. La ricetta padronale per la ripresa economica e il neokeynesismo di guerra"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Federico Giusti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"itemImageBlock clearfix\"><span class=\"itemImage\"> <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/media\/k2\/items\/cache\/eb5c20341fb0d56f03f7eff0a4870175_XL.jpg\" alt=\"Il patto a tre per L\u2019Italia. La ricetta padronale per la ripresa economica e il neokeynesismo di guerra\" \/> <\/span><\/p>\n<div class=\"clr\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p>L\u2019Italia \u00e8 forse in grado di rinunciare al gas russo? In un\u2019intervista al quotidiano \u201cDomani\u201d, uno dei pi\u00f9 stretti consiglieri di Zelensky spiega che un gasdotto russo attraversa l\u2019Ucraina che ne ricava 1,3 miliardi annui. Suona strano che l\u2019Ucraina non chiuda quel gasdotto e rispetti un accordo del 2019 quando ogni giorno invoca l\u2019Unione Europea (Ue) di interrompere ogni accordo commerciale con la Russia ponendo fine alle importazioni di gas e petrolio. Il problema \u00e8 assai complesso. Quel gas non \u00e8 indispensabile solo per i paesi Ue ma anche per la stessa Ucraina, e il realismo politico impone prudenza e non mosse azzardate. Basterebbe solo questo esempio per spiegare l\u2019ipocrisia che si cela dietro ai conflitti bellici. Ma proviamo a non limitarci a note etiche o morali.<\/p>\n<p>Per alcuni studiosi l\u2019<b>Ue<\/b> deve dotarsi di una <b>nuova politica energetica<\/b> andando avanti sulla strada della <b>decarbonizzazione del sistema elettrico<\/b>, localizzando gli investimenti anche con lo stoccaggio di elettricit\u00e0 e guardando anche al <b>nucleare<\/b> e alle <b>rinnovabili<\/b>.<\/p>\n<p>Un capitolo dirimente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) riguarda proprio le politiche energetiche e la <b>svolta Green dell\u2019economia<\/b> ma nasconde <b>interessi economici<\/b> sui quali andrebbe costruita una narrazione opposta a quella mainstream, citando documenti ufficiali e il coacervo di tornaconti che si muove attorno al business energetico.<\/p>\n<p><b>Il gas Usa costa il 50% in pi\u00f9 di quello Russo<\/b>. A dirlo non siamo noi ma i dati ufficiali e i prezzi. Stando a quanto scrive \u201cIl Sole 24 Ore\u201d il costo di Gnl (gas naturale liquefatto) importato dagli Usa, inclusi i costi del trasporto e della rigassificazione \u00e8 di gran lunga superiore alla fornitura di gas russo. In Italia sarebbe poi particolarmente oneroso perch\u00e9 si dovrebbe passare dall\u2019Enel che ha un contratto diretto con la multinazionale texana Chenerie Energy. Acquistare Gnl dagli Usa non \u00e8 conveniente sia per i costi legati al trasporto e alla rigassificazione sia per il pedaggio da versare agli intermediari che poi scopriamo essere utility Usa o giapponesi o perfino cinesi che girano a loro volta parte dei loro carichi contrattuali.<\/p>\n<p>Pochi raccontano la verit\u00e0 ossia che <b>acquistare il gas russo \u00e8 stato un vantaggio economico per i paesi Ue perch\u00e9 i costi di estrazione risultano tra i pi\u00f9 bassi del mondo e i contratti siglati nel corso del tempo hanno bloccato i prezzi per anni evitando processi speculativi e finanziari<\/b>.<\/p>\n<p>Al contempo gli accordi tra Ue e Russia prevedono un determinato utilizzo del gas mentre le forniture dagli Usa all\u2019occorrenza potrebbero essere dirottate a terzi senza incorrere in penali troppo onerose.<\/p>\n<p>Abbiamo ripetutamente denunciato che questa guerra avr\u00e0 ripercussioni negative soprattutto sull\u2019economia europea tanto che l\u2019economia Usa ha gi\u00e0 raggiunto e superato i livelli del 2019 ossia prima della crisi pandemica.<\/p>\n<p>La guerra \u00e8 quindi lontana dagli Stati Uniti che ogni giorno la finanziano a colpi di contractors e di ingenti forniture militari. <b>La guerra alimenta l\u2019economia Usa<\/b> dove si registra un boom dei consumi e di occupazione, nonostante l\u2019aumento del costo della vita e il progressivo impoverimento di fasce considerevoli della popolazione (da qui l\u2019acuirsi delle disuguaglianze).<\/p>\n<p>La crescita dell\u2019economia Usa \u00e8 facilitata non solo dal neokynesismo di guerra e dalla distanza geografica dalla guerra in Ucraina ma dall\u2019indipendenza energetica, anzi dal fatto che le loro materie prime potranno essere vendute a prezzi decisamente elevati rispetto al gas e al petrolio Russo.<\/p>\n<p>La guerra in Ucraina spinge il governo Draghi a nuovi accordi commerciali molti dei quali risulteranno onerosi per la gi\u00e0 debole ripresa economica italiana. Questo \u00e8 il primo risultato della sudditanza verso la Nato e gli Usa.<\/p>\n<p>Al contempo anche gli Usa dovranno affrontare i loro problemi che tuttavia saranno assai meno gravi di quelli Ue: per esempio l\u2019aumento dell\u20198,5% annuale dei prezzi al consumo (il massimo picco dal 1981), ma con un incremento record dell\u201911,2% nei prezzi alla produzione, tanto che alcuni analisti economici parlano di un pericolo all\u2019orizzonte, ossia ogni volta che l\u2019inflazione ha superato il 4% e la disoccupazione \u00e8 scesa sotto il 5%, l\u2019economia Usa \u00e8 caduta in recessione entro due anni.<\/p>\n<p>Ma l\u2019inflazione non ha mai rappresentato un problema per l\u2019economia Usa, al contrario di quella Ue, tanto da avere un effetto di traino per l\u2019intera economia, come dimostrato dall\u2019aumento del Pil, nel terzo trimestre 2021, di oltre il 6%.<\/p>\n<p>Se confrontiamo i Pnrr europei con gli aiuti straordinari anti pandemia negli Usa, ci rendiamo conto di come il governo Usa, contrariamente ai dettami dei neoliberisti da strapazzo, abbia sovvenzionato la ripresa economica anche a rischio di surriscaldare la domanda e favorire il caro prezzi con un piano infrastrutturale da oltre mille miliardi di dollari, approvato l\u2019anno scorso dall\u2019amministrazione Biden.<\/p>\n<p>Qualcuno continua a meravigliarsi dei soldi europei finalizzati a programmi di guerra. Basterebbe leggere la \u201cBussola europea\u201d per capire come il <b>neokeynesimo di guerra<\/b> da sempre praticato negli Usa rappresenti un faro guida nelle politiche Ue dei prossimi anni.<\/p>\n<p>E nel frattempo, per il 2021, era prevista la spesa di 13,7 miliardi per il Pnrr con una buona parte dei soldi destinati a progetti nuovi per accelerare la crescita dell\u2019economia europea.<\/p>\n<p>Qui entrano in gioco altri fattori, la finalit\u00e0 dei fondi del Pnrr; infatti su \u201cIl Sole 24 Ore\u201d del 17 aprile leggiamo testualmente: \u201cquasi met\u00e0 della spesa reale \u00e8 passata dall\u2019alta velocit\u00e0 ferroviaria, anche grazie alla possibilit\u00e0 di attribuire ex post al Pnrr circa 800 milioni gi\u00e0 pagati nel 2020; 1,2 miliardi sono andati agli ecobonus in edilizia. Gli incentivi all\u2019innovazione delle imprese di \u00abTransizione 4.0\u00bb hanno assorbito 990 milioni, contro i 1.713 attribuiti a questa voce nel programma originario. E altri 390 milioni sono serviti alla scuola, soprattutto per l\u2019edilizia&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>Ora per\u00f2 il quadro cambia. Perch\u00e9 quest\u2019anno gli obiettivi quantitativi destinati all\u2019esame comunitario sono 17. E soprattutto perch\u00e9 la spinta autonoma della crescita si \u00e8 raffreddata sotto i colpi di guerra e inflazione. In un contesto cos\u00ec complicato diventa ancora pi\u00f9 cruciale il contributo alla crescita attribuito al Pnrr. Che nel frattempo \u00e8 gi\u00e0 cambiato proprio per la rimodulazione nel calendario della spesa: nel 2021 sono spariti quattro dei sei decimali di Pil previsti all\u2019inizio, e nelle stime aggiornate il Piano si chiude nel 2026 con un +3,2% cumulato invece del +3,6% calcolato l\u2019anno scorso.<\/p>\n<p>Chiudiamo con le <b>indicazioni di Confindustria<\/b> al governo Draghi affidate a un\u2019intervista, pubblicata su \u201cIl Sole 24 Ore\u201d, del presidente Bonomi solo pochi giorni or sono.<\/p>\n<p>Bonomi \u00e8 assai preoccupato del rincaro dei costi energetici e delle ripercussioni negative sui costi delle imprese e sulle attivit\u00e0 produttive. Per questo chiede al governo di investire per tenere a bada i costi delle materie prime e i costi del lavoro. Per queste ragioni propone un patto a tre che includa associazioni datoriali, governo e sindacati. Una sorta di <i>d\u00e9j\u00e0 vu <\/i>che in passato non ha portato bene ai lavoratori.<\/p>\n<p><b>Per i padroni \u00e8 di vitale importanza scongiurare la spirale inflattiva, con una corretta politica dei redditi, perch\u00e9 non \u00e8 possibile chiedere alle imprese, che si stanno gi\u00e0 fermando, anche un aumento del costo del lavoro<\/b>. Ma la \u201cpolitica dei redditi\u201d sarebbe pi\u00f9 corretto denominarla \u201cpolitica del reddito\u201d, quello da lavoro subordinato, perch\u00e9 \u00e8 solo quello che si pu\u00f2 tenere sotto controllo, visto che gli altri redditi dipendono dai prezzi, i quali nelle economie di \u201clibero mercato\u201d non possono essere regolati.<\/p>\n<p><b>In sostanza si chiede al governo di farsi carico dei costi aggiuntivi derivanti dalla crisi determinata dalla guerra e dalle sanzioni contro la Russia e dall\u2019altra parte ai sindacati di non alzare il costo del lavoro<\/b> accettando aumenti contrattuali irrisori che non permetteranno il recupero del potere di acquisto perduto in virt\u00f9 del rincaro dei generi di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Una ricetta classica del padronato nazionale che rilancia la riduzione dei contributi a carico delle imprese, il il secondo livello di contrattazione, lo scambio diseguale e a perdere tra salari e servizi, consapevoli che su questi temi (ossia previdenza e sanit\u00e0 integrativa) la sensibilit\u00e0 dei sindacati rappresentativi \u00e8 da tempo nota.<\/p>\n<p>All\u2019orizzonte un nuovo patto analogo a quello del 1993 che avr\u00e0 impatto negativo sui redditi e sul potere d\u2019acquisto di salari e pensioni, invocando, come accade in Germania con il governo rosso-verde, un cospicuo aiuto di stato alle imprese, quell\u2019aiuto che nel prossimo Documento di economia e finanza (Def) italiano \u00e8 giudicato dal padronato assai ridotto e di gran lunga inferiore alle sue necessit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/il-patto-a-tre-per-l%e2%80%99italia-la-ricetta-padronale-per-la-ripresa-economica-e-il-neokeynesismo-di-guerra\">https:\/\/www.lacittafutura.it\/economia-e-lavoro\/il-patto-a-tre-per-l%e2%80%99italia-la-ricetta-padronale-per-la-ripresa-economica-e-il-neokeynesismo-di-guerra<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA CITTA&#8217; FUTURA (Federico Giusti) L\u2019Italia \u00e8 forse in grado di rinunciare al gas russo? 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