{"id":72046,"date":"2022-05-05T09:35:35","date_gmt":"2022-05-05T07:35:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72046"},"modified":"2022-05-05T09:35:35","modified_gmt":"2022-05-05T07:35:35","slug":"navigare-nel-mare-del-nostro-scontento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72046","title":{"rendered":"Navigare nel mare del nostro scontento"},"content":{"rendered":"<p><strong>da BADIALE &amp; TRINGALI (Giovanni Iozzoli)<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>C\u2019era una volta un reame felice e pacifico, guidato da un presidente-giullare. Un giorno un re-orco, che dominava su un vicino regno barbarico, decise di invadere il paese felice\u2026<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Dentro il contesto terribile che stiamo attraversando, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 cercare di cogliere e interpretare le correnti sotteranee che orientano la coscienza collettiva \u2013 soprattutto su una webzine che si occupa di politiche dell\u2019immaginario. Lo schieramento pro-Nato e anti russo, in Italia, \u00e8 stato particolarmente solerte, univoco e organizzato, fin dall\u2019inizio delle ostilit\u00e0: praticamente tutte le testate giornalistiche e le agenzie di coumicazione hanno abbracciato simultaneamente \u2013 a m\u00f2 di stormo \u2013 la stessa versione farlocca e ipersemplificata dei fatti di Ucraina. Il simpatico comico con elmetto, il dittatore pazzo, la barbarie asiatica contro la civilt\u00e0 europea: una specie di favola post-moderna, raccontata mediante cospicui investimenti in termini di uomini e mezzi. Un flusso potentissimo di immagini, commenti, invettive, inchieste, emozioni a distanza, che non ha molti precedenti.<span id=\"more-71540\"><\/span><\/p>\n<p>Alla base di questa onda di comunicazione unidirezionale, c\u2019\u00e8 l\u2019osso di una schema narrativo che gli italiani stanno subendo da 2 mesi, nel quadro di una strategia di infantilizzazione del cittadino-spettatore, che ormai \u00e8 diventata prassi collaudata. Quando si parla di \u201cinfanzia abbandonata\u201d non si dovrebbero compiangere solo i piccoli ucraini preda di trafficanti al confine polacco, ma anche i destini dello spettatore italiano medio, ridotto ad una condizione puerile, senza guida, privato di ogni capacit\u00e0 di giudizio, senza quei minimi elementi di conoscenza che possono permettere l\u2019esercizio delle prerogative dell\u2019et\u00e0 adulta. Anche al confine delle nostre coscienze si sono installati trafficanti di ogni genere \u2013 conduttori, editorialisti, politicanti, esperti vari \u2013 che si impongono come i guardiani della soglia del politicamente corretto: una volta stabilito il limes invalicabile, neutralizzano e infangano qualsiasi tentativo di \u201cproblematizzare\u201d una vicenda geopolitica oggettivamente complicata.<\/p>\n<p>Inutile dire che si tratta del medesimo schema comunicativo usato in due anni di governo pandemico della societ\u00e0, traslato pari pari \u2013 dalla sera alla mattina, come se nulla fosse \u2013 dal terreno dell\u2019emergenza sanitaria a quello della guerra. Cos\u00ec come con la stessa nonchalance si \u00e8 passati dalla chiusura di uno stato di emergenza all\u2019apertura di quello successivo, senza alcun dibattito parlamentare, ostentando un doveroso distacco da sentimenti e opinioni del paese reale. Dentro la crisi democratica dei sistemi tardo-liberali, chi \u00e8 al governo assume la guida solitaria del paese, in totale indipendenza dalla societ\u00e0 civile, dai suoi corpi intermedi e persino dal parlamento repubblicano. Questo \u00e8 ormai il paradigma della governance in Italia \u2013 piena autonomia delle funzioni esecutive, rivendicata e giustificata da condizionalit\u00e0 poste come dogmi: ce lo chiede l\u2019Europa, ce lo chiede la scienza, ce lo chiedono i mercati, ce lo chiede il \u201csistema di alleanze in cui siamo inseriti\u201d.<\/p>\n<p>Ridurre un popolo allo stato puerile \u00e8 effettivamente la migliore strategia di dominio possibile. I bambini a volte sono capricciosi \u2013 magari dentro le urne \u2013, ma alla fine restano sempre consapevoli del loro status di minorit\u00e0: anche il bimbo pi\u00f9 disobbediente non si sognerebbe mai di prendere il posto degli adulti e spodestarli; poi si accontentano di poco \u2013 qualche favola ben raccontata, qualche premialit\u00e0 occasionale. Un bambino \u00e8 sempre un bambino: non dispone delle competenze e delle informazioni necessarie a mettere in discussione ci\u00f2 che gli adulti fanno e dicono per il suo bene. Da questo punto di vista gli ultimi anni sono stati devastanti, per la nostra societ\u00e0, i peggiori dell\u2019epoca costituzionale. Anni che hanno rappresentato un autentico laboratorio per la governance delle crisi future, pi\u00f9 che per la gestione delle emergenze sanitarie presenti. La vita di decine di milioni di italiani presa in carico a mezzo Dpcm.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 cominciata questa regressione nel rapporto tra media e opinione pubblica? Indietro, molto indietro, gi\u00e0 ai tempi della crisi della vituperata prima repubblica \u2013 gli anni in cui eravamo un popolo litigioso, casinista, mediamente informato. Lo schema \u201conesti contro corrotti\u201d fu forse la prima applicazione del \u201ccanone semplificato\u201d che l\u2019intellettuale massa delle comunicazioni \u00e8 chiamato ad applicare nella formazione della pubblica opinione. Il risultato \u00e8 stato l\u2019avanzare di un paio di generazioni senza memoria, senza capacit\u00e0 di giudizio critico, in grado solo di sbottare periodicamente nelle urne, che diventano la valvola di sfogo di un sistema bloccato.<\/p>\n<p>Oggi, trascorsi i primi due mesi di guerra, possiamo trarre qualche elemento di bilancio sui risultati di questa campagna ideologica, in termini di risposta della \u201cpubblica opinione\u201d. L\u2019impressione \u00e8 che dentro la societ\u00e0 italiana gli elementi di criticit\u00e0, di renitenza o di refrattariet\u00e0, rispetto ad un coinvolgimento del paese dentro la crisi ucraina, siano largamenti prevalenti. Il \u201cbombardamento umanitario\u201d dei nostri TG non ha raggiunto i suoi scopi. Nei luoghi diffusi della socialit\u00e0 urbana, i toni di intransigenza bellicista sono inesistenti e restano sempre distinti dalla legittima solidariet\u00e0 umana verso le vittime civili. Campeggia ovunque la preoccupazione e la sensazione oscura di un precipitare degli eventi fuori controllo. Nelle (poche) assemblee operaie tenutesi in giro per l\u2019Italia, la presenza di lavoratori stranieri, spesso provenienti da paesi sconvolti da altre guerre, ha immesso nella discussione punti di vista alternativi che nelle sedi ufficiali non troverebbero spazio. Molti italiani sembrano aver capito che questo \u00e8 uno scontro tra America e Russia e l\u2019onnipresente leadership ucraina ha una funzione meramente decorativa ed eterodiretta; molti si interrogano sul senso e le ragioni di una rottura economica sanguinosa, con il nostro principale fornitore di materie energetiche; molti intuiscono che le prime vittime delle sanzioni non saranno \u201cgli oligarchi\u201d ma i conti correnti degli italiani; molti hanno capito che la faccenda potrebbe realisticamente degenerare in conflitto mondiale. Tutti hanno la percezione, vaga eppure insistente, che si sta entrando in un\u2019era di miseria di massa, razionamenti energetici, cicli economici stravolti da inflazione e guerre.<\/p>\n<p>Che il clima nel paese sia improntato alla sfiducia \u00e8 abbastanza evidente per chi ha le antenne dritte e un minimo di pratica sociale. L\u2019effetto di compattamento intorno alla suggestione di un neopatriottismo euro-atlantico, \u00e8 solo un auspicio, un accorato appello di politici e giornaloni, che cade ormai nel vuoto. Contemporaneamente si va sgretolando il blocco di potere che si era costituito intorno alla figura di Draghi \u2013 cos\u00ec come l\u2019abbozzo di blocco sociale che il suo intervento pareva evocare. Confindustria, che aveva salutato il premier come un messia, comincia a rumoreggiare: il PNRR sar\u00e0 tutto da riscrivere e saltano quindi previsioni, prospettive, accordi e relative cordate. I gruppi dirgenti continuano a recitare le loro farse pi\u00f9 o meno istituzionali \u2013 fermezza antirussa e fiducia nella ripresa -, ma le chiacchiere e i giochi di prestigio non reggono molto, davanti alla brutale caduta del reddito medio, in un paese in cui la struttura del salario \u00e8 rimasta sostanzialmente quella del 1993.<\/p>\n<p>Ma la cosa pi\u00f9 difficile da far digerire alle opinioni pubbliche occidentali, \u00e8 la giustificazione storica di questo clima di mobilitazione bellica. Contro chi dobbiamo riarmarci e in nome di quali valori? Gi interessi geo-politici su quali armamentari ideologici possono contare?<br \/>\nIl conflitto in corso non si pu\u00f2 rappresentare, come ai tempi della guerra fredda, tra due sistemi alternativi e in competizione. Quella contraddizione epocale la potevi spiegare e gli schieramenti dei partiti, dei sindacati, della stampa, della cultura popolare, prefiguravano chiaramente questo scontro tra campi. Oggi siamo dentro la contesa classica tra potenze capitalistiche e pur di differenziarsi tra loro, i due nemici devono sbandierare vessilli fittizzi: il Gay Pride contro il Patriarca Kirillos \u2013 questo offre il men\u00f9, queste sono le varianti possibili all\u2019interno del medesimo modello capitalistico.<\/p>\n<p>Dentro questo nuovo mondo, senza ideologie e senza speranze, nel teatrino delle ombre a cui \u00e8 ridotta la politica, il profitto resta l\u2019unica misura, l\u2019unico parametro, l\u2019ultimo elemento di senso che le nostre societ\u00e0 possono esibire, per ribadire la propria razionalit\u00e0. \u00c8 evidente che se l&#8217;\u201damerican way of life\u201d \u00e8 il senso di tutto, un premier che dice \u201ccondizionatori o pace\u201d, sta segando il ramo su cui \u00e8 seduto. Difficile chiedere sacrifici di guerra, se prometti che degraderai lo stile di vita occidentale che \u00e8 l\u2019unico stendardo patriottico di cui disponi: nelle condizioni attuali, crei solo un cortocircuito valoriale nella testa della gente. Quella che la sociologia borghese ha definito in questi anni \u201cla faglia populista\u201d, cio\u00e8 la dissonanza cognitiva tra \u201cpopolo ed elite\u201d, \u00e8 ben lungi dal ricomporsi: la guerra trasformer\u00e0 la faglia in una voragine.<\/p>\n<p>Questo dentro una tempesta potente che sta investendo le societ\u00e0 occidentali: la destrutturazione ulteriore dei mercati del lavoro, con nuovi massicci esuberi di forza lavoro in ogni settore; la transizione energetica, che sar\u00e0 lunga, dolorosa e inevitabile; la riconfigurazione dei consumi e dell\u2019idea stessa di propriet\u00e0 diffusa, cardine del vecchio mondo: una sequenza violenta di crisi\/ristrutturazioni che si sovrapporrano per ridisegnare gli assetti di sopravvivenza del sistema capitalistico.<\/p>\n<p>Dentro questi processi epocali, i pi\u00f9 sbandati sembrano i vecchi sindacati. La CGIL \u2013 che pure conserva ancora una poderosa macchina organizzativa con migliaia di delegati piantati in ogni angolo della produzione sociale \u2013 \u00e8 semplicemente sparita dall\u2019agenda politica, in un incredibile dinamica \u201cretrattile\u201d che l\u2019ha resa nel giro di pochi anni, un ente inutile. Poi gli apparati manifestano delle loro leggi di sopravvivenza \u2013 ecco, qua ci sta bene la famosa \u201cresilienza\u201d: la resilienza burocratica che ti fa tirare a campare anche se non servi pi\u00f9 a un tubo -, ma il destino \u00e8 comunque segnato, Il gruppo dirigente costruito intorno a Landini \u00e8 quello dal profilo politico pi\u00f9 basso in assoluto nella storia confederale: epidemie, guerre, esplosione inflattiva, non c\u2019\u00e8 niente che possa indurre la tartaruga a tirare fuori la testa dal guscio. I primi a essere convinti della avvenuta disintermediazione, sono proprio loro.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 facile immaginare che la grande onda inflattiva, innescher\u00e0 inevitabilmente il confitto di classe. Non \u00e8 questione di coscienza: classi, ceti e corporazioni saranno gettati nell\u2019agone e costretti a competere per riguadagnare terreno ed evitare il proprio disastro. Da questo punto di vista, l\u2019inflazione esprime perfettamente la nuda verit\u00e0 del conflitto distributivo. E fa giustizia della vecchia idea per cui gli Stati, attraverso una saggia politica dei redditi, possano \u201ccontenere\u201d la bestia della lotta di classe.<\/p>\n<p>Quanto alla politica, non serve pi\u00f9 neanche parlarne. I ceti politici europei sanno che potranno governare i loro popoli solo dentro una dimensione di eccezionalismo permanente. Ma la guerra sta rivelando il bluff della dialettica fasulla destra\/sinistra, progressisti\/populisti. Negli anni scorsi la contrapposizione tra europeisti e sovranisti \u00e8 stato il leit motiv di ogni confronto: e adesso ci ritroviamo, nel dramma in corso, con gli europeisti che non difendono l\u2019interesse europeo e i sovranisti che non difendono la sovranit\u00e0 nazionale. Era tutto finto: anni di contrapposizioni, appelli al voto, pensosi dibattti su Ventotene \u2013 tutto fumo. Europeisti e sovranisti lavorano tutti per il re di Prussia, che sta dall\u2019altra parte dell\u2019oceano. Da questo punto di vista, l\u2019attuale scenario di guerra assume le forme di un salutare disvelamento.<\/p>\n<p>Certo, vedere i nostri politici sdraiati sul pi\u00f9 duro oltranzismo euro-atlantico, fa ancora impressione a qualcuno, ricordando una storia di strategie e alleanze internazionali democristianamente pi\u00f9 dignitosa del presente. Ma erano davvero altri tempi. Adesso possiamo paragonare Di Maio &amp; C. ai gruppi dirigenti insediatisi nelle repubbliche baltiche e nei paesi ex sovietici: la fedelt\u00e0 alla Nato \u00e8 considerata non un vincolo ma una garanzia di sopravvivenza, nella consapevolezza delle fragilit\u00e0 del proprio insediamento, delle proprie storie politiche, delle proprie pallide biografie.<\/p>\n<p>Insomma, chi pensa alla guerra come strumento di disciplinamento sociale ed acceleratore dei processi di ristrutturazione, non sta facendo bene i suoi conti. Come il malcontento, la sfiducia, la fine della acquiescenza di massa, possano trasformarsi in un nuovo movimento di opposizione sistemica, questo \u00e8 un altro discorso. Non esistono al momento soggettivit\u00e0 mature e credibili, che siano in grado di presentarsi \u2013 al di l\u00e0 di pochi orticelli \u2013 davanti a pezzi consistenti di societ\u00e0 italiana, candidandosi come vettore di direzione politica. Manca un approccio, una postura, un linguaggio e una consapevolezza \u201cpopolare e di massa\u201d. Basti vedere il rifiuto a relazionarsi (ed esercitare egemonia) rispetto alle sacche di opposizione gi\u00e0 esistenti, che in modo spontaneo (a loro merito) sono passate dalle tematiche no green pass ad un deciso schieramento anti-Nato. Si preferisce recitare a copione, sui pochi terreni ancora praticati. In questi due anni le occasioni per rompere con il minoritarismo politicista e neo sindacale, non sono state colte. Da questo punto di vista, la guerra e le sue terribili minacce, potrebbero obbligare ad un salutare ripensamento. Su tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2022\/04\/26\/crisi\/\">https:\/\/www.carmillaonline.com\/2022\/04\/26\/crisi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da BADIALE &amp; TRINGALI (Giovanni Iozzoli) C\u2019era una volta un reame felice e pacifico, guidato da un presidente-giullare. Un giorno un re-orco, che dominava su un vicino regno barbarico, decise di invadere il paese felice\u2026 Dentro il contesto terribile che stiamo attraversando, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 cercare di cogliere e interpretare le correnti sotteranee che orientano la coscienza collettiva \u2013 soprattutto su una webzine che si occupa di politiche dell\u2019immaginario. 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