{"id":72245,"date":"2022-05-17T09:00:03","date_gmt":"2022-05-17T07:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72245"},"modified":"2022-05-16T22:26:59","modified_gmt":"2022-05-16T20:26:59","slug":"il-paradiso-puo-attendere-quello-fiscale-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72245","title":{"rendered":"Il paradiso pu\u00f2 attendere, quello fiscale no"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONIARERIVOLTA (redazione)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">\n<div class=\"entry-meta\"><\/div>\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/05\/paradisi-fiscali.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2978\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/05\/paradisi-fiscali.png?w=1024\" alt=\"\" data-attachment-id=\"2978\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/05\/15\/il-paradiso-puo-attendere-quello-fiscale-no\/paradisi-fiscali\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/05\/paradisi-fiscali.png\" data-orig-size=\"2106,1343\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"paradisi fiscali\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/05\/paradisi-fiscali.png?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2022\/05\/paradisi-fiscali.png?w=700\" \/><\/a><\/figure>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Li avevamo lasciati cos\u00ec, mano nella mano, buttando una monetina nella Fontana di Trevi, e a lasciarsi andare a un profluvio di aggettivi enfatici: \u201caccordo storico, che garantisce regole fiscali eque, moderne ed efficaci\u201d, fine della \u201ccorsa verso il basso\u201d nella competizione fiscale fra Stati, finalmente le multinazionali pagheranno tutte le tasse che devono, dove devono, etc.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Erano i leader dei paesi del G20, a Roma, lo scorso ottobre, che festeggiavano l\u2019accordo politico raggiunto un paio di settimane prima (8 ottobre 2021) a livello di negoziati OCSE intitolato \u201c<a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/tax\/beps\/statement-on-a-two-pillar-solution-to-address-the-tax-challenges-arising-from-the-digitalisation-of-the-economy-october-2021.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Soluzione in 2 pilastri per rispondere alle sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell\u2019economia<\/a>\u201d. Si trattava di definire, attraverso un accordo a livello internazionale fra 137 paesi, un nuovo sistema di tassazione per i gruppi multinazionali, cio\u00e8 quei gruppi di imprese capaci di spostare le proprie attivit\u00e0 e i propri profitti da un angolo all\u2019altro del pianeta alla ricerca di vantaggi salariali, normativi e fiscali; una risposta in particolare (ma non solo) agli scandali degli anni precedenti dei giganti del digitale (Google, Apple, Facebook, etc.) che attraverso complessi schemi societari \u2013 il pi\u00f9 celebre conosciuto con il nome di\u00a0<a href=\"https:\/\/startingfinance.com\/approfondimenti\/double-irish-with-dutch-sallndwich\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Double Irish with a Dutch Sandwich<\/a>\u00a0\u2013 riuscivano spesso a sottrarre completamente da imposizione una larga parte dei loro profitti.<\/p>\n<ul>\n<li>L\u2019accordo OCSE si compone di due parti, che di fatto viaggiano separate. Il primo pilastro riguarda il \u201cdove\u201d: per i gruppi multinazionali con fatturato superiore ai 20 miliardi di euro e una redditivit\u00e0 pari almeno al 10%, l\u2019accordo prevede una \u201credistribuzione dei diritti di tassazione\u201d fra i vari paesi, basato essenzialmente sulle vendite effettuate in ogni paese; in altre parole, a prescindere dal paese dove risiede l\u2019impresa (o dove artificialmente sposta i propri profitti), questa pagherebbe una quota delle proprie imposte nei vari paesi dove sviluppa il proprio fatturato.<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Il secondo pilastro riguarda il \u201cquanto\u201d: i gruppi multinazionali (in questo caso con un fatturato consolidato superiore a 750 milioni di euro) devono verificare il livello di tassazione effettivo pagato dalle proprie imprese in ogni giurisdizione, assicurando che questo sia pari almeno al 15%; il riferimento come detto \u00e8 al livello di tassazione effettivo, e non nominale, prendendo quindi in considerazione tutti gli sconti fiscali di cui le imprese possono usufruire; se tale livello \u00e8 inferiore al 15% (calcolandolo separatamente per ogni paese), la capogruppo dovr\u00e0 quindi pagare una imposta addizionale. La parte addizionale versata affluirebbe al fisco del paese ove risiede la societ\u00e0 capogruppo.<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Giova chiarire che n\u00e9 il primo n\u00e9 il secondo pilastro fanno emergere nuovo materiale imponibile: Pillar 1 lo redistribuisce fra diversi Stati, Pillar 2 assicura che abbia un livello di tassazione minimo; in ogni caso, si tratta di un qualcosa che almeno formalmente \u00e8 gi\u00e0 stato tassato<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Se queste erano le premesse dell\u2019accordo, cosa \u00e8 successo ad oggi?<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Per quanto riguarda il primo pilastro, si prevedeva di arrivare a un accordo definitivo entro la fine del 2022, che sarebbe entrato in vigore a tappe successive fra il 2023 e il 2024; le trattative per\u00f2 procedono con difficolt\u00e0, su aspetti essenziali che non permettono ad oggi una valutazione definitiva dell\u2019accordo: la \u201credistribuzione dei diritti di tassazione\u201d riguarder\u00e0 infatti solamente una quota dei profitti del gruppo, definita \u201cin eccesso\u201d rispetto a un profitto \u201cnormale\u201d, mentre il profitto \u201cnormale\u201d continuerebbe ad essere colpito soltanto nel paese in cui la multinazionale ha sede. Proprio la definizione, la quantificazione e le modalit\u00e0 di calcolo di questo \u201ceccesso\u201d sono per\u00f2 ancora oggetto di negoziazione, cos\u00ec come le diverse clausole di salvaguardia che certamente ci saranno, e quindi \u00e8 difficile ad oggi capire l\u2019impatto reale. Ci\u00f2 che \u00e8 certo, \u00e8 invece l\u2019impegno assunto nel frattempo da quei paesi (fra cui l\u2019Italia) che avevano istituito negli anni passati imposte nazionali sui servizi digitali che avevano la stessa finalit\u00e0, e cio\u00e8 tassare le impese che realizzano vendite nei confini domestici (e quindi generano dei profitti, che erano di fatto non imponibili in Italia in quanto realizzati da imprese non residenti e\/o artificialmente trasferiti altrove); ebbene, le varie iniziative nazionali dovranno essere smantellate contestualmente all\u2019avanzamento del nuovo accordo, come prontamente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mef.gov.it\/ufficio-stampa\/comunicati\/2021\/Austria-Francia-Italia-Spagna-Regno-Unito-e-Stati-Uniti-annunciano-un-accordo-per-la-transizione-dalle-attuali-imposte-sui-servizi-digitali-a-una-nuova-soluzione-multilaterale-concordata-dal-Quadro-Inclusivo-OCSE-G20\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">annunciato<\/a>\u00a0da questi paesi appena pochi giorni dopo l\u2019accordo di ottobre. L\u2019altra cosa certa, inoltre, \u00e8 che parte del gettito che verr\u00e0 dal primo pilastro \u00e8 stato gi\u00e0 \u201c<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/ip_21_7025\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">opzionato<\/a>\u201d dalla UE, e andr\u00e0 a fare parte delle \u201crisorse proprie\u201d dell\u2019Unione.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Per quanto riguarda il secondo pilastro, le cose sono andate pi\u00f9 avanti: a fine dicembre sono state pubblicate le Model Rules, cio\u00e8 le \u201cregole\u201d di funzionamento che gli Stati dovranno poi tradurre nelle legislazioni nazionali (l\u2019OCSE infatti pu\u00f2 solamente emanare delle linee guida, senza valore vincolante), e questo ci permette di capire meglio come funzioner\u00e0. Il sistema si basa su due regole, chiamate\u00a0<em>GloBE Rules<\/em>: la norma primaria (<em>Income Inclusion Rule \u2013 IIR<\/em>) prevede che \u2013 una volta verificato il livello di tassazione effettivo (<em>ETR \u2013 Effective Tax Rate<\/em>) in ogni paese in cui sono presenti le societ\u00e0 del gruppo \u2013 la capogruppo calcoli una T<em>op-up Tax<\/em>\u00a0con un\u2019aliquota pari alla differenza fra il 15% e l\u2019ETR (tassazione effettiva) calcolato per ogni paese, versando la relativa imposta nel paese dove risiede la capogruppo. Qui per\u00f2 cominciano gli imbrogli: infatti tale imposta non andr\u00e0 calcolata sull\u2019intero reddito effettivamente realizzato nel paese a bassa (o nulla) tassazione, ma da questo andr\u00e0 sottratta una quota (all\u2019inizio del 10%, poi nel corso degli anni a scendere fino al 5%) di rendimento \u201cstandard\u201d (chiamato\u00a0<em>carve-out<\/em>) calcolato sul totale delle retribuzioni pagate in quel paese nonch\u00e9 sul valore dei beni materiali posseduti in quel paese. In altre parole (la matematica \u00e8 un\u2019opinione\u2026) in quel 15%, quindici fa quindici, ma cento non fa cento! Detto in altri termini: la base imponibile su cui l\u2019imposta verrebbe calcolata andrebbe ad abbassarsi drasticamente e con essa il valore totale dell\u2019imposta stessa.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ma cosa succede se la capogruppo risiede in un paese che non aderisce a questo accordo, e quindi non applica la norma prima\u00a0<em>Income Inclusion Rule<\/em>? In questo caso entra in gioco la regola secondaria (<em>UnderTaxed Profit Rule \u2013 UTPR<\/em>): una volta calcolata la Top-up Tax complessivamente dovuta, questa sar\u00e0 distribuita fra le varie societ\u00e0 del gruppo che la verseranno nei rispettivi paesi di residenza; quanto dovr\u00e0 essere effettivamente versato da ogni societ\u00e0 (e quindi in ogni paese) dipender\u00e0 ancora una volta dalla quota di lavoratori e di beni materiali presenti in ogni paese, sul totale di quelli del gruppo multinazionale.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ci sono poi altri due punti, volti a governare eventuali conflitti fra gli Stati sulla distribuzione dei proventi di questa maggiore imposta. Prima di tutto, si prevede di arrivare a un accordo multilaterale (<em>Subject to tax Rule<\/em>) per permettere ai paesi da cui avranno origine i flussi di tassazione di applicare delle ritenute, per trattenere \u201cin casa\u201d almeno parte del gettito; si tratta di una norma di garanzia per i paesi meno avanzati, con livelli di tassazione delle imprese bassi (ma non paradisi fiscali) che potrebbero avere contraccolpi negativi, in quanto \u00e8 difficile che ospitino societ\u00e0 \u201cmadri\u201d di gruppi multinazionali.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Inoltre, tutti gli Stati hanno la facolt\u00e0 (non l\u2019obbligo) di istituire una \u201c<em>Domestic Minimum Tax<\/em>\u201d, cio\u00e8 una norma che \u2013 nel caso la societ\u00e0 del gruppo risulti sottotassata \u2013 permetta allo Stato di residenza di incassare direttamente l\u2019imposta che altrimenti sarebbe dovuta nello stato di residenza della capogruppo.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Queste regole sarebbero dovute entrare in vigore dal 2023, ma per farlo, come detto, dovevano essere recepite dai vari ordinamenti. Ed anche su questo aspetto tutto pare bloccato, almeno nelle economie principali.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Da una parte ci sono gli Stati Uniti, dove dal 2017 c\u2019\u00e8 una imposta simile (denominata GILTI, cui le regole OCSE si sono in buona parte ispirati), che prevede che le multinazionali statunitensi tassino in patria anche i redditi prodotti dalle loro controllate estere. Il sistema del GILTI \u2013 molto complesso come tutta la normativa relativa alla fiscalit\u00e0 internazionale \u2013 differisce per\u00f2 su alcuni aspetti fondamentali dal secondo pilastro, e, per garantire l\u2019equivalenza, l\u2019amministrazione statunitense aveva preso l\u2019impegno di apportare alcune modifiche che sono ad oggi invece lettera morta anche a causa della\u00a0<a href=\"https:\/\/gop-waysandmeans.house.gov\/gop-letter-biden-administration-has-made-tax-promises-to-the-world-without-congressional-approval\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">forte opposizione<\/a>\u00a0incontrata al Congresso (e rispetto alla quale l\u2019amministrazione Biden, nonostante i ripetuti annunci, non pare intenzionata o essere in grado di forzare la mano).<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">L\u2019altro attore importante \u00e8 l\u2019Unione Europea, dove \u00e8 stata presentata una proposta di Direttiva per l\u2019applicazione uniforme fra gli Stati membri; tale proposta ricalca fedelmente le regole internazionali, meno che su un punto, laddove si prevede che la tassazione minima si applichi non solamente ai gruppi multinazionali ma anche a quelli \u201cpuramente domestici\u201d, cio\u00e8 composti da pi\u00f9 imprese ma tutte residenti nel medesimo stato (e sempre che il gruppo sviluppi un fatturato consolidato superiore ai 750 milioni di euro); la proposta per\u00f2 \u00e8 attualmente bloccata per il veto espresso dalla Polonia durante l\u2019ultimo\u00a0<a href=\"https:\/\/video.consilium.europa.eu\/event\/en\/25659\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">consiglio ECOFIN<\/a>\u00a0dello scorso 5 aprile, ed \u00e8 verosimilmente diventata oggetto di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/radiocor\/nRC_05.04.2022_15.21_43310433?refresh_ce=1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">scambi pi\u00f9 o meno espliciti<\/a>\u00a0fra i vari stati membri; intanto, l\u2019Unione Europea ha gi\u00e0 chiarito che la scadenza del 2023 (data prevista di entrata in vigore di queste regole) significa 31 dicembre 2023.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Infine, la\u00a0<em>Subject to Tax Rule<\/em>\u00a0(cio\u00e8 la parte dell\u2019accordo che doveva servire da garanzia per i paesi meno avanzati) \u00e8 semplicemente sparita dai radar e non se ne sente pi\u00f9 parlare.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Se insomma per il \u201crisultato storico\u201d occorrer\u00e0 aspettare ancora un po\u2019, \u00e8 gi\u00e0 possibile farsi un\u2019idea della direzione verso cui si sta andando, per capire che non \u00e8 quella di un sistema fiscale pi\u00f9 giusto e \u2013 soprattutto \u2013 pi\u00f9 calibrato sulle esigenze delle fasce sociali pi\u00f9 deboli e dei lavoratori.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Prima di tutto c\u2019\u00e8 il livello minimo dell\u2019imposizione, fissato al 15%, ben al di sotto delle aliquote medie cui \u00e8 sottoposto il reddito di un lavoratore medio; inoltre, il meccanismo del\u00a0<em>carve-out<\/em>\u00a0come detto rende anche tale soglia puramente teorica. Diversi osservatori hanno evidenziato come tali numeri siano ben al di sotto di quanto necessario e possibile: il\u00a0<a href=\"https:\/\/taxjustice.net\/press\/oecd-tax-deal-fails-to-deliver\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Tax Justice Network<\/a>\u00a0ad esempio aveva richiesto di applicare una aliquota minima del 25%, mentre l\u2019<a href=\"https:\/\/www.taxobservatory.eu\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/EU-Tax-Observatory-Note-n.1-Substance-carve-outs-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">EU Tax Observatory<\/a>\u00a0stima che solo il meccanismo del carve-out comporter\u00e0 un\u2019ulteriore riduzione del gettito previsto di circa il 13% per almeno 15 miliardi.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Del resto, la conferma pi\u00f9 significativa della timidezza di tale approccio viene addirittura dalla stessa OCSE che stima in 150 miliardi di euro, a livello globale, il maggior gettito previsto dal secondo pilastro (e tali stime spesso peccano per eccesso, e pure di molto); una cifra certamente significativa per un singolo Stato, ma in fondo non cos\u00ec elevata se rapportata a livello globale, e in particolare alla perdita di gettito dovuta allo spostamento artificiale dei profitti che la stessa OCSE stima in circa 250 miliardi (prescindendo dunque dal fatto che il livello di tassazione delle imprese sia comunque inferiore a quello dei redditi dei lavoratori).<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Inoltre, \u00e8 tutto da verificare se le nuove regole effettivamente saranno capaci di porre fine alla \u201ccorsa verso il basso\u201d nella concorrenza fiscale internazionale; la complessit\u00e0 delle nuove regole sembra lasciare parecchie vie di fuga per diminuire ancora al di sotto di quella soglia la pressione fiscale cui i gruppi multinazionali sono sottoposti, e questo prima ancora di confrontarci con i nuovi schemi elusivi che inevitabilmente nasceranno.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">C\u2019\u00e8 poi un ulteriore aspetto, nascosto ma pi\u00f9 insidioso: l\u2019approccio scelto dall\u2019OCSE isola il problema della \u201cconcorrenza fiscale\u201d dalla concorrenza\u00a0<em>tout court<\/em>\u00a0fra le imprese. Isola cio\u00e8 il processo di competizione fra Stati volto ad offrire agevolazioni fiscali da quello, parallelo, finalizzato a garantire tutta un\u2019altra serie di misure gradite alle grandi imprese. E il tutto avviene senza mai toccare la pre-condizione essenziale per tale tipo di concorrenza, ovvero la possibilit\u00e0 di spostare liberamente, senza alcun ostacolo, capitali da un angolo all\u2019altro del pianeta, in modo totalmente scollegato dai luoghi dove si produce effettivamente valore; la stessa scelta da parte dell\u2019Unione Europea di applicare le regole anche ai gruppi interamente domestici \u00e8 stata giustificata dall\u2019esigenza di garantire all\u2019interno dell\u2019Unione la perfetta mobilit\u00e0 dei capitali e il rispetto del sacro principio della concorrenza.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Facile allora prevedere che la concorrenza basata sulla ricerca in giro per il mondo dell\u2019aliquota fiscale (nominale) pi\u00f9 bassa si trasformer\u00e0 nella ricerca del paese con le condizioni migliori per minimizzare i costi delle imprese, incluso quello fiscale. Il meccanismo del\u00a0<em>carve-out<\/em>\u00a0(presentato come un modo per salvaguardare gli investimenti \u201cveri\u201d o \u2013 per usare la terminologia OCSE \u2013 dove c\u2019\u00e8 sostanza economica) da questo punto di vista lascia presagire questa dinamica: gli Stati potranno continuare a garantire sgravi fiscali che portino la tassazione effettiva al di sotto del 15%, e poi cercare di massimizzare l\u2019effetto del\u00a0<em>carve-out<\/em>\u00a0rendendo il proprio paese gradito agli investimenti tramite condizioni salariali vantaggiose e normative di regolamentazione dei mercati e dell\u2019ambiente pi\u00f9 lassiste. In questo modo:<\/p>\n<ol type=\"1\">\n<li>le imprese, anche se dovessero scendere a un livello di imposizione inferiore al 15%, vedrebbero applicata la Top-up Tax su una quota minore dei propri profitti, in quanto la base imponibile sarebbe erosa dal meccanismo\u00a0<em>carve-out<\/em>;<\/li>\n<li>Gli Stati, in caso di applicazione della UTPR, si garantirebbero una quota maggiore della Top-up Tax da distribuire.<\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Un gioco, insomma, in cui gli unici a perdere sembrerebbero essere lavoratori e territori, diventati a loro insaputa strumento di ulteriore concorrenza fra le imprese anche ai fini fiscali.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Infine, un\u2019ultima considerazione:\u00a0<a href=\"https:\/\/biac.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Final-20220209-BIAC-Pillar-Two-Technical-Letter-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">il mondo delle imprese<\/a>\u00a0in Italia come in tutto il mondo e al di l\u00e0 di frasi di rito su quanto sia giusto porre fine alla concorrenza fiscale \u201cdannosa\u201d, ha dato avvio all\u2019ennesimo pianto greco sulle difficolt\u00e0 che ne deriveranno in tema di complessit\u00e0 amministrativa, rischi di doppia tassazione, fine degli incentivi fiscali \u201cbuoni\u201d come quelli per ricerca e sviluppo o per la transizione ecologica, etc. Ma (vista che il livello dell\u2019imposta minima \u00e8 fissato al 15%, soglia che abbiamo detto essere pi\u00f9 teorica che vera) tutta questa paura come si concilia con il fatto che le stesse imprese riempiono giornali e schermi con dichiarazioni sulla pressione fiscale \u201cinsopportabile\u201d cui sarebbero sottoposte? Ecco, un effetto positivo di queste nuove regole \u00e8 che ci apre gli occhi sul livello di tassazione \u201ceffettivo\u201d (quindi al netto di sgravi fiscali, crediti di imposta, investimenti agevolati, quote di redditi esenti per i motivi pi\u00f9 vari) delle imprese, almeno dei gruppi pi\u00f9 grandi (ma spesso non solo questi). E si tratta di un fenomeno che riguarda non solamente i noti paradisi fiscali, ma anche e soprattutto le economie avanzate, Italia compresa. Anzi, \u00e8 ancora l\u2019OCSE a dirci che nella (poco nobile) classifica dei paesi con il maggior differenziale fra aliquota \u201cteorica\u201d e aliquota \u201ceffettiva\u201d per le imprese,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oecd.org\/tax\/tax-policy\/corporate-tax-statistics-third-edition.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l\u2019Italia si piazza al secondo posto dopo gli USA<\/a>.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">Per fare un esempio, il vicepresidente del gruppo PD alla Camera dei Deputati (Piero De Luca, figlio del rais della Campania) nel raccontare un proprio emendamento passato con l\u2019ultima legge di bilancio in merito di Zone Economiche Speciali (ZES) nel Mezzogiorno d\u2019Italia si compiace del fatto che \u201c<a href=\"https:\/\/www.supersud.it\/2022\/05\/05\/pnrr-piero-de-luca-asi-protagoniste-rilancio-del-mezzogiorno\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Con la nuova normativa, infatti, le Zone Economiche Speciali sono addirittura a oggi le pi\u00f9 convenienti in tutta Europa, con una tassazione alle imprese che vogliono investire al 12%<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p class=\"has-text-align-justify\">In conclusione, la lotta per un sistema fiscale pi\u00f9 equo e progressivo passa certamente anche (e soprattutto) per la capacit\u00e0 di colpire la grande evasione a livello internazionale, ma non ci riusciremo andando dietro alle sirene di quelle stesse istituzioni che hanno creato (e imposto) le condizioni che hanno reso possibile tale evasione. D\u2019altra parte, l\u2019obiettivo di un sistema fiscale pi\u00f9 giusto non potr\u00e0 essere raggiunto senza recuperare almeno in parte il controllo dei flussi di capitale e del sistema finanziario. E se la condizione per limitare la concorrenza fiscale \u00e8 \u201coffrire qualcosa in cambio\u201d (ad esempio la concorrenza in ambito salariale), beh, noi non ci stiamo.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/05\/15\/il-paradiso-puo-attendere-quello-fiscale-no\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2022\/05\/15\/il-paradiso-puo-attendere-quello-fiscale-no\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARERIVOLTA (redazione) Li avevamo lasciati cos\u00ec, mano nella mano, buttando una monetina nella Fontana di Trevi, e a lasciarsi andare a un profluvio di aggettivi enfatici: \u201caccordo storico, che garantisce regole fiscali eque, moderne ed efficaci\u201d, fine della \u201ccorsa verso il basso\u201d nella competizione fiscale fra Stati, finalmente le multinazionali pagheranno tutte le tasse che devono, dove devono, etc. Erano i leader dei paesi del G20, a Roma, lo scorso ottobre, che festeggiavano l\u2019accordo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":99,"featured_media":40187,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/coniarerivolta.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-iNf","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72245"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/99"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=72245"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72245\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72246,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/72245\/revisions\/72246"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/40187"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=72245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=72245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=72245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}