{"id":72298,"date":"2022-05-20T09:48:40","date_gmt":"2022-05-20T07:48:40","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72298"},"modified":"2022-05-18T19:52:16","modified_gmt":"2022-05-18T17:52:16","slug":"microplastiche-ovunque-anche-nel-sangue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72298","title":{"rendered":"Microplastiche ovunque, anche nel sangue"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>SCIENZA IN RETE<\/strong> (Margherita Ghiara)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/plastica_organi.jpg?itok=BuLtT6M4\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\">Per la prima volta, uno studio ha rilevato scientificamente microparticelle di plastica nel sangue umano, per la precisione 1,6 \u00b5g (microgrammi) per ml di sangue, equivalente a un cucchiaino di plastica ogni mille litri d\u2019acqua. Di certo non una delle migliori notizie che possiamo ricevere dal mondo della ricerca. Ma forse il bello della scienza sta anche nel saper affrontare sfide complesse come questa. Sono infatti diverse le alternative alla plastica che conosciamo grazie alla scienza e di cui ci parla Heather Leslie, coordinatrice del gruppo di ricerca che ha rilevato tracce di microplastiche nel sangue.<\/span><\/p>\n<p>La minaccia rappresentata dall\u2019inquinamento di plastiche e composti chimici di origine sintetica non \u00e8 una novit\u00e0. Fin dall\u2019invenzione della bachelite nel 1907, prima plastica di origine completamente sintetica, l\u2019umanit\u00e0 ha investito sempre di pi\u00f9 in ricerca e sviluppo di nuovi polimeri, classe di composti tra cui \u00e8 possibile trovare anche la plastica. La produzione di plastica \u00e8 infatti aumentata in maniera esponenziale dagli anni \u201850, raggiungendo\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/plasticseurope.org\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Plastics_the_facts-WEB-2020_versionJun21_final.pdf\">368 milioni di tonnellate (Mt)<\/a>\u00a0nel 2019 a livello globale, e si prevede che raddoppier\u00e0 ulteriormente entro il 2050.<\/p>\n<p>Questi allarmanti ritmi di produzione, cos\u00ec come la persistenza ambientale che caratterizza questo materiale e che rende la plastica una\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/pubs.acs.org\/doi\/10.1021\/acs.est.1c04158\">seria minaccia<\/a>\u00a0ai confini planetari \u2013 serie di\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.ecologyandsociety.org\/vol14\/iss2\/art32\/\">confini<\/a>\u00a0che definiscono i limiti ambientali entro i quali l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 operare in sicurezza \u2013 si traducono allo stesso tempo in un aumento sempre pi\u00f9 forte della nostra esposizione a questi polimeri. Siamo letteralmente circondati in ogni ambiente in cui ci troviamo da plastica e polimeri di ogni genere, che sono spesso destinati a frammentarsi in particelle di dimensioni minori in seguito, per esempio, a fluttuazioni di temperatura o semplici abrasioni meccaniche.<\/p>\n<p>Questa degradazione primaria della plastica in quelle che vengono definite micro e nanoplastiche, rispettivamente particelle di dimensioni minori di cinque millimetri e un micrometro, pone i nostri corpi ancora pi\u00f9 a stretto contatto con questi materiali. \u00c8 gi\u00e0 noto da tempo agli scienziati, infatti, come particolari\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0304389421010888?casa_token=dZKlBGyzWz8AAAAA:q_aAJPGyP2zq-32_Z9h98yNVHFeHnrZsyW6bsj-YLnkzNA3YTjGTnqxObBEJjbNQ8-k0YShvEsM\">tessuti<\/a>\u00a0umani, cos\u00ec come\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/pubs.acs.org\/doi\/10.1021\/acs.estlett.1c00559\">deiezioni<\/a>\u00a0di adulti e bambini, possano contenere tracce di microplastiche. Ci\u00f2 che \u00e8 meno noto, invece, \u00e8 il recente risultato ottenuto da un gruppo di ricercatori della Vrije Universiteit Amsterdam e dell\u2019Amsterdam University Medical Center che ha confermato per la prima volta la presenza di tracce di microplastica nel flusso sanguigno umano.<\/p>\n<p>Il progetto di ricerca, condotto dall&#8217;ecotossicologa Heather Leslie e dalla chimica analitica Marja Lamoree e pubblicato sulla rivista scientifica\u00a0<em><a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0160412022001258\">Environment International<\/a><\/em>, ha rilevato la presenza di diverse microparticelle in tre quarti della popolazione campionata, con una concentrazione media di microplastiche pari a 1,6 \u00b5g (microgrammi) per ml di sangue, equivalente a un cucchiaino di plastica ogni mille litri d\u2019acqua. Lo studio ha preso in considerazione cinque diversi polimeri particolarmente utilizzati in prodotti di uso comune, quali polipropilene (PP), polietilene (PE), polietilene tereftalato (PET), polistirene (PS) e polimetilmetacrilato (PMMA), e ha rilevato fino a tre diversi polimeri in un singolo campione di sangue (PE, PET, PS). Tra tutti, il pi\u00f9 frequentemente riscontrato \u00e8 stato il PET, plastica particolarmente resistente e leggera, ampiamente utilizzata nell\u2019imballaggio di alimenti e bevande.<\/p>\n<p>Nonostante sia stato eseguito su una popolazione relativamente piccola costituita da soli 22 donatori volontari, questo progetto di ricerca rappresenta un passo fondamentale nel mondo dell\u2019ecotossicologia e dell\u2019inquinamento da plastiche. Come spiega infatti Heather Leslie, questa ricerca ha permesso di passare dalla semplice supposizione della presenza di microplastiche nel sangue umano \u2013 che ricorda essere \u00abil fiume della vita\u00bb \u2013 a una vera e propria conferma scientifica, sviluppando un metodo innovativo per individuare e misurare particelle di microplastica in questa matrice e rappresentando quindi un importante punto di partenza per chiunque voglia approfondire la ricerca in futuro.<\/p>\n<blockquote><p>Due erano gli obiettivi principali dello studio. Il primo era sviluppare un metodo e il secondo era testarlo su un piccolo numero di campioni. Quindi, pubblicando il metodo in modo molto dettagliato, questo studio consente davvero a chiunque lo desideri di utilizzarlo come punto di partenza per sviluppare una propria metodologia.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ispirandosi all\u2019ampia gamma di studi presenti nella letteratura scientifica relativi ai rischi ecotossicologici del particolato atmosferico, Heather Leslie si \u00e8 chiesta \u00abquanto le microplastiche contribuiscano a quest\u2019inquinamento e quanto si differenzino da questo in termini di danni alla salute e all\u2019economia\u00bb. Proprio a partire da queste domande, che rimangono tuttora senza risposta, il gruppo di ricerca ha sviluppato dunque un metodo volto a misurare non il numero di particelle, ampiamente utilizzato finora negli studi volti a identificare e misurare la presenza di microplastiche, ma la massa contenuta in ogni millilitro di sangue (ovvero la concentrazione), in modo analogo ai campionamenti di particolato atmosferico, spesso indicati in termini di concentrazione.<\/p>\n<blockquote><p>Non avevamo idea di cosa aspettarci e speravamo solamente che la sensibilit\u00e0 del metodo fosse sufficientemente adeguata a osservare qualcosa. I risultati che abbiamo ottenuto mostrano approssimativamente l&#8217;intervallo di concentrazione a cui ogni nuovo metodo in via di sviluppo dovrebbe mirare per essere abbastanza sensibile da rilevare intervalli di concentrazioni cos\u00ec basse.<\/p><\/blockquote>\n<p>Al momento i dati ottenuti non sono ancora sufficienti per capire e stabilire se queste concentrazioni abbiano conseguenze importanti sulla salute umana. Studi precedentemente effettuati in vitro hanno dimostrato alcune possibili implicazioni derivanti dall\u2019esposizione a microplastiche. Una\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.pnas.org\/doi\/10.1073\/pnas.2104610118\">ricerca<\/a>\u00a0condotta da Vladimir Baulin, dell&#8217;Universitat Rovira i Virgili (Spagna), e Jean-Baptiste Fleury, dell&#8217;Universit\u00e0 del Saarland (Germania), ha recentemente mostrato per esempio come l\u2019inquinamento da microplastiche possa destabilizzare meccanicamente le membrane lipidiche delle cellule, probabilmente impattando sul loro funzionamento. Un altro\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/user\/identity\/landing?code=xR8jk3b2X33reWKUE6cX-RZa1AP40QrLKvkOPVga&amp;state=retryCounter%3D0%26csrfToken%3D5ae064ea-cc7f-494b-bdc1-c367632dfb52%26idpPolicy%3Durn%253Acom%253Aelsevier%253Aidp%253Apolicy%253Aproduct%253Ainst_assoc%26returnUrl%3D%252Fscience%252Farticle%252Fpii%252FS016041202200126X%253Fvia%25253Dihub%26prompt%3Dnone%26cid%3Darp-7ce0a23d-0739-47b6-a512-5b2fe1f1b412\">studio<\/a>\u00a0particolarmente rilevante, condotto dall\u2019Universit\u00e0 di Milano, ha invece osservato l\u2019inclusione di fibre di microplastica all\u2019interno di organoidi delle vie aeree umane e la conseguente alterazione dell\u2019espressione del gene SCGB1A1. Tramite questo studio, i ricercatori hanno sviluppato un modello per lo studio degli effetti della contaminazione da microplastica nell&#8217;aria molto interessante, che permette infatti di superare i limiti posti dalle colture cellulari bidimensionali e che potrebbe costituire la base per ulteriori studi tossicologici.<\/p>\n<p>Le fondamenta gettate dai risultati di queste ricerche lasciano per\u00f2 centinaia di domande da porsi. Risulta dunque estremamente importante continuare a sviluppare nuovi metodi sempre pi\u00f9 sensibili per misurare concentrazioni di microplastiche nel mondo reale, cos\u00ec come modelli tossicologici i cui risultati possano essere affiancati ai precedenti in un\u2019estensiva valutazione dei rischi correlati a questo inquinamento. Nel contempo, tuttavia, possiamo iniziare ad agire in prima persona per limitare i possibili danni di questo inquinamento, cercando per esempio di aumentare la consapevolezza di ciascuno di noi relativa al nostro utilizzo di plastica.<\/p>\n<p>La dottoressa Leslie, che non nega di essere umana ancora prima che una scienziata, sa bene infatti quanto questo studio porti con s\u00e9 un peso emotivo e quanto sia fondamentale non farsi paralizzare dall\u2019ansia delle possibili implicazioni negative che possono emergere da ricerche di questo tipo. \u00ab\u00c8 qualcosa che ti fa pensare\u00bb ha osservato Heather Leslie. \u00abTi fa pensare anche al tuo ruolo nell&#8217;intero sistema\u00bb. Perch\u00e9 dobbiamo ricordarci che l\u2019inquinamento da plastica \u00e8 un problema che abbiamo creato noi e, \u00abcos\u00ec come lo abbiamo creato, possiamo anche risolverlo. Abbiamo solo bisogno di un po\u2019 di consapevolezza in pi\u00f9 prima di poter affrontare il problema. Quindi \u00e8 estremamente importante continuare a far circolare il flusso di conoscenza e informazioni che abbiamo messo in moto\u00bb.<\/p>\n<p>Tre sono infatti le caratteristiche che, secondo Heather Leslie, sono indispensabili per poter vivere una vita serena e, allo stesso tempo, raggiungere un cambiamento concreto: curiosit\u00e0, ottimismo e voglia di dare la giusta importanza alle cose. Solamente essendo curiosi, infatti, possiamo mettere in circolo il sopracitato flusso di informazioni. E solamente essendo ottimisti possiamo trasformare queste conoscenze in un cambiamento reale, che ci permetta di risolvere il problema. Cambiamento che pu\u00f2 lentamente iniziare gi\u00e0 da ora, se siamo disposti a metterci in gioco.<\/p>\n<p>Preferire cibi non confezionati e ridurre la quantit\u00e0 di tessuti sintetici che utilizziamo sono forse gli esempi pi\u00f9 immediati che possono venire in mente, ma Heather Leslie ci ricorda che c\u2019\u00e8 ben altro su cui riflettere per un cambiamento concreto. \u00abSai, a volte non sappiamo nemmeno da cosa sia composto quello che abbiamo davanti agli occhi o le informazioni a nostra disposizione potrebbero non essere accurate, anche se pensiamo di sapere esattamente di cosa si tratta. Ecco perch\u00e9 penso che sia importante che le persone sappiano anche come prendere le giuste decisioni, favorendo materiali biocompatibili ad esempio, [\u2026] e in maniera collettiva. Se davvero vuoi risolvere un problema, cerca altre persone che vogliono la stessa cosa e supportale\u00bb. La dottoressa Leslie ricorda quindi l\u2019importanza delle azioni collettive, cos\u00ec come della trasparenza dei prodotti in termini di composizione e produzione, indispensabile per poter effettuare acquisti consapevoli.<\/p>\n<p>Un futuro libero dall\u2019inquinamento da plastica non sembra quindi una sfida impossibile agli occhi di Heather Leslie, che non si lascia demoralizzare dai risultati della sua ricerca, ma anzi vede in essi una forte spinta per un cambiamento futuro. Cambiamento, questo, che sa non avverr\u00e0 in maniera rivoluzionaria dal giorno alla notte, ma di cui allo stesso tempo \u00e8 pi\u00f9 che fiduciosa. Perch\u00e9 \u00abpossiamo creare attivamente sistemi alternativi che funzionino senza generare una collusione plastica. Quindi non cercare di demolire il nostro sistema di colpo, ma semplicemente suggerire direzioni alternative\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/microplastiche-ovunque-anche-nel-sangue\/margherita-ghiara\/2022-05-17\">https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/microplastiche-ovunque-anche-nel-sangue\/margherita-ghiara\/2022-05-17<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da SCIENZA IN RETE (Margherita Ghiara) Per la prima volta, uno studio ha rilevato scientificamente microparticelle di plastica nel sangue umano, per la precisione 1,6 \u00b5g (microgrammi) per ml di sangue, equivalente a un cucchiaino di plastica ogni mille litri d\u2019acqua. Di certo non una delle migliori notizie che possiamo ricevere dal mondo della ricerca. Ma forse il bello della scienza sta anche nel saper affrontare sfide complesse come questa. 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