{"id":72363,"date":"2022-05-23T10:47:10","date_gmt":"2022-05-23T08:47:10","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72363"},"modified":"2022-05-23T10:47:10","modified_gmt":"2022-05-23T08:47:10","slug":"ucraina-2022-la-fine-delleuropa-e-della-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72363","title":{"rendered":"Ucraina, 2022: la fine dell\u2019Europa e della globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Pier Giorgio Ardeni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Voci sparse emergono dall\u2019assordante <em>barrage<\/em> bellicista a reclamare la pace, il \u201ccessate il fuoco\u201d. Nell\u2019imperiosa richiesta di prendere parte pare di dover fare ammenda, ricordarci che, s\u00ec, siamo figli di partigiani che \u201cnon avrebbero mai accettato di arrendersi, nemmeno al prezzo della loro vita\u201d. Perch\u00e9 \u201cora la guerra \u00e8 qui, nel cuore dell\u2019Europa\u201d, non in qualche remoto angolo di mondo dove si ammazzano con cannoni <em>made in Italy<\/em>, perch\u00e9 \u00e8 una guerra \u201ca difesa della democrazia\u201d e, quindi, \u201cdobbiamo fare qualcosa, non possiamo stare con le mani in mano e assistere al massacro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il mondo occidentale, ce lo ricorda <a href=\"https:\/\/www.project-syndicate.org\/commentary\/russia-ukraine-war-highlights-truths-about-global-capitalism-by-slavoj-zizek-2022-04?barrier=accesspaylog\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Slavoj \u017di\u017eek<\/a>, \u201cstands for nothing\u201d, si batte per il niente che nemmeno la sua ipocrisia sa nascondere. Fingendo di non sapere che la \u201clumpen-borghesia\u201d che \u00e8 emersa nelle ex-repubbliche sovietiche \u2013 in Russia come in Ucraina \u2013 controlla i capitali grazie alle privatizzazioni dei beni statali, ottenuti perlopi\u00f9 da ex-gerarchi del partito dopo il crollo e grazie alla terapia-shock del passaggio all\u2019economia di mercato. Da noi voluta e sulla quale anche noi abbiamo lucrato (ma il mercato non \u00e8 \u201cmorale\u201d, no?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutti questi anni abbiamo fatto lauti affari con quelli, da una parte e dall\u2019altra del lungo confine russo-ucraino sulle pianure sarmatiche. Ci abbiamo comprato non solo gas e petrolio, ma grani e fertilizzanti. L\u2019Ucraina \u00e8 un paese che dopo lo smembramento dell\u2019Urss ha perso un quarto della popolazione, con un reddito medio che \u00e8 un quarto di quello UE, popolato secondo linee di demarcazione storiche: nelle province (oblast) orientali, a maggioranza russa e russofona, in quelle occidentali con grosse minoranze polacche o rumene. E sono le province ad est dove tre anni fa, alle elezioni, aveva vinto il candidato pro-russo, il cui partito \u00e8 il secondo in parlamento (nella oblast di Donetzk, peraltro, non si vota dal 2014, ufficialmente perch\u00e9 territorio in conflitto). Le province pi\u00f9 industrializzate e ricche, pi\u00f9 delle vaste piane agricole del nord-est e del centro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 2014, quella politica che \u00e8 andata sotto il nome di \u201cucrainizzazione\u201d \u2013 rendendo la lingua ucraina obbligatoria e avendo l\u2019intento di \u201cde-russificare il paese\u201d \u2013 ha comportato pi\u00f9 di uno strappo. E la guerra nel Donetsk era in corso da allora e aveva gi\u00e0 provocato pi\u00f9 di 13 mila vittime (ufficiali). Una guerra nella quale l\u2019esercito di Kiev si era valso dell\u2019appoggio di miliziani vari, dai pi\u00f9 additati come \u201cneonazisti\u201d, e nella quale, certo, i filo-russi si erano sempre fatti aiutare da Mosca. Una guerra guerreggiata che ci ha lasciato totalmente indifferenti, facendoci appena storcere il naso se il governo ucraino parlava di ingresso nella UE o nella NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, c\u2019\u00e8 un trascorso nella storia di questo paese che non a caso prende il nome \u201cu-krajna\u201d \u2013 terre di confine \u2013 dal suo passato di terra condivisa e vittima, dai cattolici polacco-lituani agli ortodossi russi, dove anche la lingua ha dovuto difendersi (anche Nabokov, come molti in Russia, la consideravano diminutivamente un \u201cdialetto\u201d, ma essa \u00e8 tanto diversa dal russo come lo spagnolo dall\u2019italiano). Dove l\u2019identit\u00e0 nazionale \u00e8 tornata a significare tanto in questi ultimi trent\u2019anni, soprattutto in rapporto alla grande consorella. In cui passato recente e lontano si accavallano, e sono le cose di cui ci \u00e8 stato detto, in queste settimane, come la carestia e le stragi dell\u2019Homolodor, o come la cessione della Crimea da parte di Kruscev. La storia \u201cbuona\u201d di un paese \u201ccosmopolita\u201d (persino multi-etnico) \u2013 ma lo \u00e8 anche la Russia, e ancor di pi\u00f9 \u2013 non cancella, per\u00f2, non tanto il fatto di avere anch\u2019essa un buco nero nel suo passato, ancorch\u00e9 breve, della grande Ucraina \u201cricreata\u201d dai nazisti (un buco come quello dei Croati), ma di non aver mai fatto i conti con l\u2019antisemitismo e con lo stesso nazismo che pi\u00f9 di una nostalgia ha lasciato (si veda il bel resoconto di Masha Gessen <a href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/magazine\/2022\/04\/18\/the-holocaust-memorial-undone-by-another-war\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">su New Yorker<\/a> dell\u201911 aprile sulla storia del memoriale dell\u2019olocausto di Kyiv).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtuttavia, se oggi dovessimo, \u201ca bocce ferme\u201d, decidere se l\u2019Ucraina avrebbe i requisiti per entrare nell\u2019Unione Europea, dovremmo avere pi\u00f9 di un appunto da fare a Zelensky e a tutto l\u2019impianto politico-istituzionale e finanche culturale del Paese. Ed \u00e8 questa ipocrisia che appare stridente, perch\u00e9 ci siamo subito accodati dietro all\u2019idea che l\u2019aggressione di Putin sarebbe stata una buona occasione per dare finalmente una \u201clezione\u201d all\u2019autocrate russo. Perch\u00e9 noi difendiamo la democrazia, la pace e il progresso, mentre loro sono l\u2019emblema dell\u2019autocrazia oligarchica, della mancanza di libert\u00e0 e dell\u2019imperialismo d\u2019altri tempi. In questa logica, quindi, l\u2019Ucraina aggredita <em>automaticamente<\/em> si qualifica per poter accedere all\u2019Unione, e non importa se molto di ci\u00f2 che la caratterizza ne \u00e8 ben donde. Del resto, abbiamo un Paese membro della NATO guidato da un \u201cdittatore\u201d \u2013 parole di Mario Draghi \u2013 che si permette di fare incursioni nel Kurdistan iracheno senza che noi solleviamo ciglio. Ma, certo, quello che fa ora Putin \u00e8 inaccettabile. Come se fosse accettabile quello che fanno i molti autocrati sparsi per il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto \u00e8 che con questa guerra l\u2019Europa \u00e8 finita, o almeno una certa idea (o finzione) di Europa. Ed \u00e8 finita una certa globalizzazione. \u00c8 caduta la maschera dell\u2019Europa come \u201cqualcosa di pi\u00f9 che non un mercato unico\u201d, dove vige una unica \u201crule of law\u201d, con i relativi diritti umani, politici e sociali. Una finzione: l\u2019UE resta un mero mercato unico nato come compimento dello schieramento dei blocchi dopo la Seconda guerra mondiale, sotto l\u2019ombrello militare e strategico della NATO, cio\u00e8 americano. Che sar\u00e0 pure apparsa come un vecchio arnese da mettere in soffitta, solo qualche mese fa, ma l\u2019Europa senza NATO non esiste e ad essa si deve piegare. E dovr\u00e0 pure giustificare i molti pesi e le molte misure che decide di adottare nell\u2019accogliere tra i suoi membri questo o quello. Non sarebbe forse stata un\u2019altra Europa quella che avesse spinto l\u2019allargamento fino agli Urali? Con la coda tra le gambe ora l\u2019Europa discuter\u00e0 di \u201cdifesa comune\u201d, militarizzando oltremodo la sua gi\u00e0 debole Fortezza. Basta guardare al suo bilancio. Il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dell\u2019Unione europea prevede uno stanziamento senza precedenti a favore di sicurezza e difesa: 43,9 miliardi di euro, con un aumento del 123% rispetto al ciclo 2014-2020, come mette in luce il <a href=\"https:\/\/eubudgets.tni.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>report<\/em><\/a> \u201cAt what cost?\u201d curato dal centro di ricerca internazionale <a href=\"http:\/\/tni.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Transnational Institute<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.statewatch.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Statewatch<\/a> e pubblicato ad aprile. L\u2019aumento pi\u00f9 consistente riguarda il Fondo europeo per la difesa (Edf) che cresce del 1.256% rispetto ai cicli precedenti (quasi otto miliardi di euro), ma senza che per questo si chieda ai Paesi membri di spendere di meno, cui si aggiunge Il Fondo europeo per la pace (Epf) che aumenter\u00e0 il suo <em>budget<\/em> del 119% (per un totale di 5,7 miliardi di euro). Tra l\u2019altro, questo Fondo non fa parte del bilancio UE: questo significa che pi\u00f9 del 31% della spesa complessiva verr\u00e0 destinata a iniziative militari extra-bilancio \u201csenza quasi alcun controllo democratico, di supervisione e di trasparenza\u201d, come affermano gli estensori del report che bollano la \u201cpace\u201d nel titolo come \u201corwelliana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec come \u00e8 finita una certa globalizzazione. Ora ci sar\u00e0 un reindirizzamento dei flussi, in entrata e in uscita dai Paesi, divisi in amici o nemici della Russia. Le catene delle forniture che ci riguardano, gi\u00e0 messe a dura prova dal Covid-19, verranno ridisegnate. E ci vorr\u00e0 tempo. Nulla di ci\u00f2, tuttavia, lascia presagire un \u201ccrollo\u201d o neppure un \u201cripensamento\u201d del capitalismo globale. Anzi, quel che pi\u00f9 traspare \u00e8 quanto la componente militare abbia un ruolo che avevamo finto di dimenticare: non solo il business delle armi, naturalmente, quanto l\u2019evidente piegatura dell\u2019economia globale di ciascuno ai diktat geopolitici e strategici. Perch\u00e9 parliamo tanto di embargo al gas e al petrolio russo \u2013 per punire Putin \u2013 ma non ci scandalizza andare in ossequio da Al Sisi per negoziare forniture con l\u2019Egitto, perch\u00e9 il povero Giulio Regeni, lo sapevamo, \u00e8 stato ucciso ma la politica \u00e8 una cosa seria che non si pu\u00f2 fermare di fronte a questo. La globalizzazione di chi e per chi, \u00e8 il caso di dire, \u00e8 arrivata al capolinea, il che per\u00f2 non ci autorizza a pensare che a scendere dovranno essere coloro che, con il suo tramite, hanno provocato i guasti di un mondo disuguale come non mai, quello scambio ineguale che ancora, oggi come mezzo secolo fa, regola i flussi commerciali tra i produttori di materie prime \u2013 Russia inclusa \u2013 e quelli di beni ad alto valore aggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ricorda \u017di\u017eek, riprendendo <a href=\"https:\/\/healthydebate.ca\/2020\/11\/topic\/there-is-a-fifth-horseman-humans\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Trevor Hancock<\/a>, con la guerra in Ucraina siamo tornati al pi\u00f9 classico degli scenari apocalittici che gi\u00e0 parvero farci soccombere nel Medioevo. Il crollo del flusso di materie prime provocher\u00e0 <em>fame<\/em>, cui si aggiungeranno le <em>carestie<\/em> amplificate dal cambiamento climatico \u2013 che abbiamo messo per un attimo in stand by, ridando spazio al consumo di combustibili fossili a go-go, la guerra lo impone, pena un radicale \u201ccambiamento degli stili di vita\u201d che non ci vogliamo permettere \u2013 oltre alle <em>pandemie<\/em> \u2013 ce n\u2019\u00e8 ancora una in corso, ma non fa pi\u00f9 notizia \u2013 e, infine, alle <em>guerre<\/em>. Insomma, i quattro cavalieri dell\u2019apocalisse sono tornati e noi indugiamo nella nostra \u201cguerra per procura\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 che manca alla riflessione attuale non \u00e8 tanto e solo un mea culpa sulle ipocrisie e sul fatto che per anni di ci\u00f2 che accadeva di l\u00e0 dai Carpazi a noi \u00e8 sempre importato poco, finch\u00e9 tutto era <em>business-as-usual<\/em>. \u00c8 l\u2019assenza di un qualunque ragionamento sulle prospettive, su come uscire da questa maledetta guerra prima che nuove cortine di ferro si siano erte a proteggere il mondo buono da quello cattivo e neppure dopo che si saranno erette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Europa, nel dotarsi di una difesa comune, potrebbe chiedere agli Stati Uniti, e quindi alla NATO, di fare un passo indietro. Proponendosi come un interlocutrice seria a Putin, intimandolo, s\u00ec, di mettere gi\u00f9 le mani dall\u2019Ucraina ma allo stesso tempo inducendo il leader ucraino a una diversa politica delle autonomie, in casa sua. Certo, l\u2019Europa \u201cnon esiste\u201d e come non sa fare nulla con un Orban non si azzarda certo a dire a un Zelensky di accettare la neutralit\u00e0 e smetterla con la ucrainizzazione del paese. Solo, per\u00f2, con un Europa multi-laterale, che guarda ad Ovest come ad Est, potremo pensare a un mondo nuovo (ma questo, lo sappiamo, va messo tra parentesi, sotto la voce \u201cutopie\u201d per anime belle).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea, poi, che solo mettendo in ginocchio Putin lo costringeremo a pi\u00f9 miti consigli \u00e8 quanto meno medievale, anche perch\u00e9 la storia anche recente ci ricorda che solo dopo Hiroshima e Nagasaki il Giappone si arrese. Eppure, tanto l\u2019embargo quanto il rifornimento di armi sempre pi\u00f9 sofisticate non faranno che acuire il conflitto. Che non sar\u00e0 la chiusura dei rubinetti del gas a far smettere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La distruzione del paese \u2013 e ancora di pi\u00f9, del bacino del Donetz \u2013 non render\u00e0 l\u2019Ucraina pi\u00f9 ricca, e se ci vorranno miliardi a risollevarla (che, certo, fanno gola agli aiuti europei e americani) avremo un paese ancor pi\u00f9 diviso e ferito, in Europa, con milioni di profughi e una dolorosa spina nel fianco da suturare. E un mondo divorato dalla \u201cguerra di civilt\u00e0\u201d che nasconde la lunga agonia del predominio americano. Perch\u00e9 questa non sar\u00e0 una guerra da cui emerger\u00e0 l\u2019improbabile Biden \u2013 novello Roosevelt \u2013, con il piccolo Churchill di Kyiv al fianco, vincitore finalmente contro il nemico della guerra fredda gi\u00e0 una volta aveva battuto. L\u2019enfasi dei nostri media nel dipingere i russi come \u201cnazisti\u201d e le loro distruzioni e i loro massacri come \u201cgenocidi\u201d, le immagini di Kharkiv o Mariupol a suggerire le somiglianze con la Seconda guerra mondiale non riusciranno a fare apparire questa come una guerra del bene contro il male. I russi, che oggi vengono abbindolati dai loro media, non sono molto diversi dagli americani che vennero addomesticati da G.W. Bush sulla guerra in Iraq, come ricorda Joseph Weisberg. E questa non finir\u00e0 con un nuovo, riaffermato predominio americano sul mondo, che troppi <em>late comer<\/em> oggi bussano alla porta, e non si sono accodati affatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma tutti i nostri \u2013 dai politici ai commentatori \u2013 elmetto in testa, con una libidine guerresca che fa rabbrividire, additando il pacifista come filo-putiniano, pensano solo a vincerla, la guerra, che poi si vedr\u00e0. E cosa potr\u00e0 vedersi? Forse il nulla, rovine. Nelle infinite steppe, potremo dire con Tacito \u201channo fatto un deserto e lo hanno chiamato pace\u201d. Oggi come duemila anni fa con i Germani.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/05\/17\/ucraina-2022-la-fine-delleuropa-e-della-globalizzazione\/\"><strong>https:\/\/www.lafionda.org\/2022\/05\/17\/ucraina-2022-la-fine-delleuropa-e-della-globalizzazione\/<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Pier Giorgio Ardeni) Voci sparse emergono dall\u2019assordante barrage bellicista a reclamare la pace, il \u201ccessate il fuoco\u201d. Nell\u2019imperiosa richiesta di prendere parte pare di dover fare ammenda, ricordarci che, s\u00ec, siamo figli di partigiani che \u201cnon avrebbero mai accettato di arrendersi, nemmeno al prezzo della loro vita\u201d. 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