{"id":72393,"date":"2022-05-26T08:30:53","date_gmt":"2022-05-26T06:30:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72393"},"modified":"2022-05-24T10:00:48","modified_gmt":"2022-05-24T08:00:48","slug":"geopolitica-dello-spirito-il-mondo-e-la-russia-tra-simboli-ed-eventi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72393","title":{"rendered":"GEOPOLITICA DELLO SPIRITO. IL MONDO E LA RUSSIA TRA SIMBOLI ED EVENTI"},"content":{"rendered":"<p><strong>di <\/strong><strong>Le parole e le cose (Francesco D&#8217;Isa, Gary Lachman)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/vladimir.jpg?fit=1450%2C500&amp;ssl=1\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"44171\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=44171\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/vladimir.jpg?fit=1450%2C500&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"vladimir\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/vladimir.jpg?fit=300%2C103&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/vladimir.jpg?fit=525%2C181&amp;ssl=1\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>[<em>Esce oggi in libreria per le edizioni Tlon il numero zero della rivista cartacea de\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/shop.tlon.it\/prodotto\/indiscreto-il-fine-del-mondo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L\u2019Indiscreto<\/a><em>, dedicato al tema\u00a0<\/em>Il fine del mondo<em>, a cura di Francesco D\u2019Isa, Enrico Pitzianti ed Edoardo Rialti. Anticipiamo dal numero un estratto dell\u2019intervista di Francesco D\u2019Isa a Gary Lachman<\/em>]<\/p>\n<p>GARY LACHMAN \u00e8 uno scrittore e musicista statunitense. Bassista e fondatore dei Blondie, negli anni Novanta ha intrapreso la carriera letteraria dopo aver approfondito gli studi su Colin Wilson. Tra le opere in italiano segnaliamo\u00a0<em>Jung il Mistico\u00a0<\/em>(Mediterranee, 2012),\u00a0<em>P. D. Ouspenskij. Il genio nell\u2019ombra di Gurdjieff\u00a0<\/em>(Mediterranee, 2010) e\u00a0<em>La stella nera<\/em>\u00a0(Edizioni Tlon, 2019).<\/p>\n<p><em>N<\/em><em>egli<\/em><em>\u00a0ultimi anni anche chi aveva ancora fiducia nella \u201cfine della storia\u201d (come la defin\u00ec Francis Fukuyama) ha\u00a0assistito a eventi epocali come una pandemia globale e una guerra ai confini dell\u2019Europa. Sullo sfondo, la crisi climatica, di cui probabilmente questi eventi sono l\u2019antipasto. Le forti contraddizioni del presente sembrano essere deflagrate: vuoi parlarci di questo?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019idea di \u201cfine della storia\u201d pu\u00f2 essere intesa in diversi modi: potrebbe essere sia la fine che\u00a0<em>il<\/em>\u00a0fine, lo scopo verso cui la storia \u00e8 diretta. Fukuyama abbracciava la concezione di Hegel secondo cui la storia, il dispiegarsi dello Spirito (<em>Geist<\/em>), mirava alla diffusione della libert\u00e0. Con il crollo dell\u2019Unione sovietica e dell\u2019\u201cimpero del male\u201d marxista, la democrazia del libero mercato aveva trionfato e la visione di Hegel si era \u201cpi\u00f9 o meno\u201d realizzata. E s\u00ec, Marx credeva che la storia si stesse dirigendo verso una societ\u00e0 senza classi \u2013 una visione che egli svilupp\u00f2 dopo aver rovesciato Hegel. Ma sappiamo che Alexandre Koj\u00e8ve aveva una prospettiva diversa e considerava il concetto di \u201cfine della storia\u201d pi\u00f9 sulla linea degli \u201cultimi uomini\u201d di cui parla Nietzsche in\u00a0<em>Cos\u00ec parl\u00f2<\/em>\u00a0<em>Zarathustra<\/em>: compiacenti, felici, nullit\u00e0 mediocri, ben nutrite e in cerca di comodit\u00e0 ma prive di spirito.<\/p>\n<p>\u201cFine\u201d pu\u00f2 anche significare che tutto si ferma, che la societ\u00e0 crolla, che le linee vengono interrotte: \u00e8 questa l\u2019idea comune e tragica dell\u2019apocalisse \u2013 un termine che, ricordiamo, significa \u201cvisione\u201d o \u201crivelazione\u201d, non necessariamente \u201ccatastrofe\u201d. Lo vediamo in tutti i canali streaming, pieni di serie su scenari distopici. I viaggi nel tempo e i futuri possibili oggi sono popolarissimi. Tuttavia, dopo che la storia di Fukuyama \u00e8 arrivata a quello che lui pensava fosse il suo compimento, hanno continuato a verificarsi eventi molto drammatici. Penso quindi che potremmo dare un\u2019occhiata a quello che un altro filosofo pensava fosse un probabile scenario della fine della storia occidentale, diversi decenni prima di Fukuyama. Ne\u00a0<em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em>, un bestseller di un centinaio d\u2019anni fa, Oswald Spengler disse che il secolo a venire si sarebbe allontanato dai valori e dalle credenze occidentali, ormai in via di estinzione, e che sarebbe andato verso un\u2019epoca meno liberale e pi\u00f9 autoritaria, l\u2019epoca totalitaria e militare del \u201ccesarismo\u201d. Spengler, lo sappiamo, era nella lista delle letture dell\u2019alt-right, quando queste facevano notizia.<\/p>\n<p>Ma in generale penso che potremmo star assistendo a ci\u00f2 che il filosofo svizzero-tedesco Jean Gebser ha chiamato la \u00abrottura della struttura razionale-mentale della coscienza\u00bb. Gebser credeva che la coscienza degli esseri umani avesse attraversato, dai nostri primi giorni sulla Terra fino a oggi, diverse \u201cmutazioni\u201d. La pi\u00f9 recente \u00e8 quella che egli ha definito \u00abrazionale-mentale\u00bb: la visione pi\u00f9 o meno scientifica e logica con cui tutti noi siamo cresciuti. Gebser credeva che questa struttura si stesse sgretolando dischiudendo una possibile nuova struttura \u201cintegrale\u201d, che in sostanza assorbirebbe quelle precedenti, da lui definite \u00abmitiche\u00bb, \u00abmagiche\u00bb e \u00abarcaiche\u00bb. Ma non ci sono garanzie, e il cambiamento \u00e8 a dir poco inquietante. Tali mutazioni tendono a distruggere le societ\u00e0 in cui si verificano. Per decenni abbiamo assistito a un attacco da parte dell\u2019Occidente alle proprie stesse visioni e idee: lo abbiamo visto nel decostruzionismo, nel postmodernismo, nel femminismo, e cos\u00ec via. Inoltre, come dice giustamente lei, sullo sfondo di tutto questo ci sono una pandemia e una crisi climatica globali. Sembra che ci troviamo in quello che lo storico del xx secolo Arnold Toynbee chiamava il \u00abepoca di disordini\u00bb: il momento in cui una civilt\u00e0 affronta una crisi che determiner\u00e0 il suo futuro. Se la crisi \u00e8 troppo grave, la civilt\u00e0 non riesce a superarla e collassa. Se la crisi non lo \u00e8 abbastanza, o se viene superata troppo facilmente, la civilt\u00e0 si rilassa e declina lentamente. Tuttavia, se la crisi \u00e8 per cos\u00ec dire \u201csu misura\u201d, la civilt\u00e0 la affronta, la supera e pu\u00f2 progredire; io chiamo questa teoria della storia \u201cRiccioli d\u2019Oro\u201d, come la fiaba. Di certo non siamo a corto di crisi. Inoltre Toynbee disse che ci sono due reazioni stereotipate all\u2019\u201cepoca di disordini\u201d: una era quella che lui chiamava \u00abarcaista\u00bb, il tentativo di tornare a un passato migliore, a una sorta di Et\u00e0 dell\u2019Oro; l\u2019altra era quella \u00abfuturista\u00bb, che cercava di lanciarsi a capofitto in un futuro luminoso, nuovo e scintillante. Penso che oggi sia possibile vederle entrambe in azione: sia con i vari \u201crevival arcaici\u201d che promuovono l\u2019antimodernismo, sia con il movimento transumanista, che vuole liberarsi di ogni aspetto umano e fondersi con la tecnologia.<\/p>\n<p><em>Prima ancora che sul campo di battaglia, la convinzione di un compito storico necessario da assolvere sembra essersi formata nel pensiero di filosofi come Dugin (e dei suoi ispiratori) e di politici come Putin. Quali filosofie e movimenti culturali hanno preparato il terreno psichico di questa guerra? Di che visione del mondo si tratta? E che cos\u2019\u00e8 una \u201cpolitica del caos\u201d?<\/em><\/p>\n<p>Una cosa che ho imparato scrivendo\u00a0<em>The Return of Holy Russia<\/em>\u00a0\u2013 in cui, devo dire, ho anticipato quanto sta accadendo in Ucraina \u2013 \u00e8 che la nozione russa di \u201cstoria\u201d \u00e8 diversa da quella occidentale. Tutti gli storici che ho menzionato sopra sono filosofi della storia, nel senso che intravedono negli avvenimenti un qualche modello di sviluppo, uno schema, un significato. Questa concezione viene scartata dalla maggior parte degli storici occidentali contemporanei, che cercano di attenersi ai fatti e ai dati, evitando di trarre conclusioni generali. Non esistono \u201cgrandi narrazioni\u201d. In Russia la storia \u00e8 sempre stata concepita come un cammino verso un qualche epilogo, qualche fine, sia nel senso di \u201cconclusione\u201d che di \u201cscopo\u201d. Lo si pu\u00f2 vedere in filosofi come Berdjaev e Solov\u2019\u00ebv \u2013 entrambi presenti nella lista di libri che Putin ha dato ai suoi governatori qualche anno fa. Entrambi provengono dal tipico background religioso russo, che prende la fine dei tempi un po\u2019 pi\u00f9 seriamente rispetto alla Chiesa occidentale, e che considera questo mondo come una strada che conduce a una trasfigurata vita a venire. Berdjaev sostiene che i russi sono un popolo di estremi; per loro, o \u00e8 un\u2019epoca di prosperit\u00e0 o \u00e8 il vuoto. Solov\u2019\u00ebv immaginava un \u201ccristianesimo universale\u201d \u2013 un po\u2019 come quello che si pu\u00f2 trovare in Dostoevskij \u2013 che sorgeva in Russia e si diffondeva nel mondo. Uno dei suoi obiettivi sarebbe stato quello di unire la ragione e la scienza dell\u2019Occidente con il senso religioso mistico dell\u2019Oriente, compito che la Russia avrebbe assolto alla perfezione. La convinzione che la storia si stia dirigendo verso un culmine affonda probabilmente le sue radici nell\u2019idea di una seconda venuta di Cristo prevista, al tempo in cui il principe Vladimir si convert\u00ec dal paganesimo slavo al cristianesimo greco-ortodosso nel 989 d.C. a Cherson, in un futuro non troppo lontano. Sembra che Putin si identifichi molto con il principe Vladimir. Nel 2014, durante l\u2019annessione della Crimea, prese una pietra da Cherson: questa divenne la prima pietra di una statua del principe Vladimir alta venti metri, eretta nel 2015 appena fuori dal Cremlino.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un po\u2019 il quadro generale. Con Aleksandr Dugin entriamo in acque \u2013 o dovrei dire \u201cterreni\u201d, come vedrete \u2013 piuttosto esoteriche. Ho scritto di Dugin ne\u00a0<em>La stella nera<\/em>\u00a0e anche in\u00a0<em>The Return of Holy Russia<\/em>. La sua vita ha avuto una strana traiettoria: da dissidente punk antisovietico degli anni Ottanta a docente di geopolitica al Cremlino, con varie frequentazioni dell\u2019ideologia dell\u2019alt-right lungo il cammino. Una delle sue\u00a0<em>id\u00e9e fixes<\/em> \u00e8 la convinzione che tutte le guerre nel corso della storia siano fondamentalmente parte di una battaglia primordiale, arcaica e perpetua tra due forze archetipiche. Da una parte ci sono gli atlantisti: le civilt\u00e0 marinare, marittime e mercantili, che oggi, secondo Dugin, hanno l\u2019obiettivo di trasformare il mondo in un mercato globale, se non lo \u00e8 gi\u00e0 diventato. E dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 la madre di tutti i continenti, l\u2019Eurasia, la pi\u00f9 grande massa terrestre del pianeta. L\u2019Eurasia si basa sulla tradizione; gli atlantisti sono invece progressisti. Con il crollo dell\u2019Unione sovietica e l\u2019ascesa del futuro hegeliano di Fukuyama, gli atlantisti sembravano aver vinto la partita. Ma il bisogno di polarit\u00e0 della storia non pu\u00f2 permetterlo, e cos\u00ec la nuova civilt\u00e0 eurasiatica emerge dalle rovine dell\u2019Urss per sfidare il nuovo mondo monopolare. Dugin lo spiega nei suoi libri e ne <em>La quarta teoria politica<\/em>\u00a0assembla pezzi di nazionalsocialismo, fascismo, stalinismo, selezionando le \u201ccose migliori\u201d, per presentare un\u2019alternativa al liberalismo, che secondo lui \u00e8 diventato non solo la teoria politica di maggior successo, ma l\u2019unica apparentemente accettabile. A suo parere questo ha portato la prospettiva occidentale a basarsi sul \u201ctutto \u00e8 permesso\u201d: una visione per cui ogni cosa, persino la realt\u00e0, \u00e8 mercificata, commercializzata e negoziabile. Tutto \u00e8 fluido, cangiante, mutevole \u2013 un po\u2019 come il terreno acquatico su cui si muovono i mercanti atlantisti. Contro tutto questo Dugin (e Putin con lui) propone la Russia e l\u2019Eurasia come le portatrici del vessillo della \u201cvera fede\u201d, l\u2019ultimo popolo della Tradizione. Sembra paradossale pensare alla Russia, terra di politiche malavitose e di oligarchi ostentati, come promotrice di valori religiosi. Del resto per\u00f2 molti boss mafiosi vanno regolarmente a messa. Il senso della nuova guerra fredda sta qui: non tra capitalismo e comunismo, ma tra l\u2019Occidente iperliberale e il tradizionalismo russo, un caposaldo solido e stabile contro il flusso del cambiamento.<\/p>\n<p>Bisogna sottolineare anche un\u2019altra influenza molto importante su Putin: Ivan Il\u2019in, un pensatore politico molto religioso di estrema destra, anch\u2019egli tra le sue letture consigliate. Esattamente un secolo fa, nel 1922, Il\u2019in, Berdjaev e molti altri membri dell\u2019intellighenzia che Lenin non riusciva a sradicare del tutto (ma che non poteva nemmeno far rimanere in Russia) furono mandati in esilio a bordo delle \u201cnavi dei filosofi\u201d, per essere poi lasciati in Europa. Il\u2019in divenne il portavoce del popolo russo bianco emigrato. Era legato a un gruppo di pensatori dell\u2019epoca conosciuti come \u201ceurasiatisti\u201d \u2013 l\u2019idea risale a qualche anno prima \u2013 e credeva come loro che l\u2019Unione sovietica non sarebbe durata a lungo. Nel 1950 scrisse il saggio\u00a0<em>What the Dismemberment of Russia Will Mean to the World<\/em>\u00a0(\u201cCosa comporter\u00e0 lo smembramento della Russia per il mondo\u201d), in cui spiegava cosa sarebbe successo quando l\u2019esperimento marxista fosse fallito. Il\u2019in Ilyin sosteneva che la Russia non fosse uno Stato-nazione come quelli occidentali: per lui era una specie di organismo, un\u2019unit\u00e0 mistica sovrastorica, un po\u2019 come il\u00a0<em>Volk<\/em>\u00a0tedesco ma con un\u2019impronta pi\u00f9 cristiana. Quando l\u2019Unione sovietica sarebbe crollata, quest\u2019unit\u00e0 organica sarebbe stata smembrata in altre entit\u00e0 pi\u00f9 piccole, separate e indipendenti, che sarebbero state poi assorbite dall\u2019Occidente, neutralizzando cos\u00ec la potenza russa \u2013 cosa che, secondo Il\u2019in, l\u2019Occidente ha sempre voluto fare (Il\u2019in \u00e8 una importante fonte per chi sostiene l\u2019esistenza di una russofobia in Occidente). Questo testo fu ripubblicato in Russia nei primi anni Novanta, e sembrava aver previsto esattamente quello che era appena successo, come anche il caos economico e sociale che segu\u00ec il fallimento di un\u2019economia di libero mercato post-sovietica. Aveva previsto anche l\u2019ascesa di un \u201cuomo forte\u201d che avrebbe guidato il popolo fuori dal caos e verso una nuova unit\u00e0. Inutile dire che Il\u2019in divenne una delle letture pi\u00f9 apprezzate da Putin.<\/p>\n<p><em>Quali sono le sovrapposizioni che in questo caso, e in altri simili accaduti nella storia, si vengono a creare tra geopolitica e metafisica?<\/em><\/p>\n<p>La metafisica di cui sopra \u00e8 legata ai concetti di \u201cessere\u201d e \u201cdivenire\u201d, una dicotomia presente fin dagli albori della filosofia occidentale. Per Parmenide il cambiamento e il movimento sono un\u2019illusione, perch\u00e9 tutto fondamentalmente \u00e8 Uno, e quell\u2019Uno \u00e8 perfetto. Per Eraclito esiste\u00a0<em>solo<\/em>\u00a0il cambiamento, e non \u00e8 possibile immergersi due volte nello stesso fiume. Per alcuni, la stabilit\u00e0 e l\u2019immutabilit\u00e0 sono segni di potere e perfezione. Altri sono pi\u00f9 attratti dal cambiamento, dal movimento, dalla differenza. La concezione tradizionale e religiosa ha sempre esaltato il tipo di perfezione che si trova nel divino, che non pu\u00f2 essere non-umana. La sensibilit\u00e0 pi\u00f9 moderna cerca un cambiamento sempre pi\u00f9 rapido (chiamato \u201cprogresso\u201d) credendo che possa portare a qualcosa di meglio. Il progresso, per persone come Dugin, \u00e8 tuttavia illusorio: ha spinto l\u2019Occidente in una societ\u00e0 in cui tutto \u00e8 commercializzato e vendibile, e in cui nulla resiste alle richieste di un \u201cIo\u201d occidentale sempre pi\u00f9 vorace. Eppure la stabile societ\u00e0 \u201ctradizionale\u201d che lui vorrebbe al suo posto \u00e8 poco pi\u00f9 che un sistema totalitario di caste, abbellito con qualche decorazione esoterica, non troppo lontano dalla societ\u00e0 teocratica su cui Ivan il Terribile governava con la sua polizia segreta incappucciata di nero, gli\u00a0<em>oprichniki<\/em>. Il rischio in tutto ci\u00f2 \u00e8 che le persone giustamente critiche nei confronti di alcuni aspetti della modernit\u00e0 siano attratte dalle sue idee, non riconoscendo che il rimedio che Dugin offre per l\u2019ingordigia occidentale \u00e8 peggiore della malattia stessa.<\/p>\n<p>[Immagine: Viktor Vasnetsov,\u00a0<em>Il battesimo del principe Vladimir<\/em>].<\/p>\n<p>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44168\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=44168<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Le parole e le cose (Francesco D&#8217;Isa, Gary Lachman) &nbsp; [Esce oggi in libreria per le edizioni Tlon il numero zero della rivista cartacea de\u00a0L\u2019Indiscreto, dedicato al tema\u00a0Il fine del mondo, a cura di Francesco D\u2019Isa, Enrico Pitzianti ed Edoardo Rialti. Anticipiamo dal numero un estratto dell\u2019intervista di Francesco D\u2019Isa a Gary Lachman] GARY LACHMAN \u00e8 uno scrittore e musicista statunitense. 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