{"id":72395,"date":"2022-05-26T09:30:05","date_gmt":"2022-05-26T07:30:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72395"},"modified":"2022-05-24T10:13:17","modified_gmt":"2022-05-24T08:13:17","slug":"diario-russo-normalizzare-la-tragedia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72395","title":{"rendered":"Diario russo: normalizzare la tragedia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di DOPPIOZERO (Giovanni Savino)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questa settimana di ulteriori, inutili, atrocit\u00e0 consumatesi al fronte, inizia ad avvertirsi la realt\u00e0 delle perdite. Se il Cremlino rifugge l\u2019idea stessa della sconfitta, orizzonte non contemplato in un\u2019ottica da manager di call center sempre efficienti e trionfanti, arrivano notizie e immagini dei funerali dei caduti dell\u2019operazione speciale. Militari di professione, \u201ccontrattisti\u201d, soldati di leva, i cui corpi tornano a casa chiusi nella bara di zinco, accomunati da stringati comunicati sul proprio eroismo in battaglia, da picchetti d\u2019onore e brevi discorsi delle autorit\u00e0. Familiari, spesso donne, divaricate tra l\u2019orgoglio ufficiale e il dolore privato di una vita senza mariti, padri, figli, fratelli. Di questi uomini restano le bandiere usate durante i funerali, le foto di servizio, e ora in alcune regioni i \u201cbanchi degli eroi\u201d, introdotti nelle scuole come memoria dei caduti, da esempio per gli alunni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"inline-image\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/banco_eroe_2022_2.jpg?itok=WJlgvPE8\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una iniziativa lanciata da Russia Unita, il partito di Putin, gi\u00e0 da qualche anno, inizialmente dedicata ai combattenti della Grande guerra patriottica, poi estesa a celebrare i soldati che avevano preso parte al conflitto afgano e ora usata come ulteriore strumento di propaganda, con l\u2019obiettivo nemmeno tanto nascosto di crescere nuove reclute per future battaglie. E forse non \u00e8 un caso che i banchi con le storie dei militari caduti si trovino in gran parte nelle regioni e nelle repubbliche pi\u00f9 depresse della Russia, dove l\u2019arruolamento spesso \u00e8 l\u2019unico mezzo per riuscire a guadagnare cifre ben pi\u00f9 significative dei salari offerti a chi decide di non continuare gli studi, garantendo anche una serie di benefit in futuro, come la possibilit\u00e0 di avere una casa, anche se si dovr\u00e0 attendere qualche anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"inline-image\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/kopanskoj_militare.jpg?itok=xG68tWDL\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I dati, raccolti con grande fatica perch\u00e9 gli ultimi forniti dal Ministero della Difesa sono fermi ai 1351 caduti comunicati il 25 marzo, forniscono una geografia sociale atrocemente interessante delle forze armate russe, dove Mosca e San Pietroburgo scompaiono, le grandi citt\u00e0 diminuiscono la propria dimensione, e a primeggiare in questa classifica assai tetra sono angoli remoti di Russia, con una percentuale considerevole riservata a chi proviene dalle repubbliche nazionali. Il Daghestan, dove i russi sono una piccola minoranza (il 3,6%), \u00e8 in testa con 146 soldati caduti, notizie ricostruite attraverso un lavoro certosino di analisi dei media e dei siti delle amministrazioni locali, dove appaiono cronache assai stringate delle cerimonie funebri, incrociato al conteggio delle sepolture nei cimiteri dei villaggi e delle cittadine nei pressi delle basi militari. E spesso, da queste visite ai camposanti, emergono altri nomi, mai menzionati nei comunicati ufficiali, come nel caso del cimitero della citt\u00e0 di Michajlovsk, nella regione di Stavropol\u2019, dove \u00e8 apparso un nuovo settore dedicato ai militari: in questo caso, di almeno sette soldati l\u00ec sepolti non vi \u00e8 traccia sui media n\u00e9 nei necrologi delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"inline-image\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/banco_eroe_2022_1.jpg?itok=OQlW2X7q\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A Kopanskij, villaggio alle porte di Krasnodar che ospita una delle necropoli cittadine, vi son undici tombe di \u201csconosciuti\u201d, e altre ve ne sono a Kazan\u2019. Secondo quanto ricostruito da un pool di giornalisti di varie testate (Meduza, Kholod, BBC in lingua russa, Mediazona), vi sono 2336 caduti da parte russa al 12 maggio 2022, ma le difficolt\u00e0 nell\u2019avere un conto preciso sono enormi, e non sono una novit\u00e0, nella recente storia post-sovietica: ufficialmente, in Cecenia durante le due guerre vi sarebbero stati undicimila uomini mai tornati a casa, ma questa versione \u00e8 sempre stata contestata dall\u2019Unione dei comitati delle madri dei soldati, che fornisce la cifra di pi\u00f9 di ventimila morti.<\/p>\n<p>In questa cornice la retorica bellicista, il militarismo inculcato a pi\u00e8 battente, le fanfare della propaganda approdate definitivamente nelle scuole e nelle universit\u00e0, risultano essere ancor pi\u00f9 inquietanti. Un culto della vittoria a ogni costo, dove il sacrificio \u00e8 annullato perch\u00e9 a morire sono i perdenti, in un\u2019ottica trionfalistica da manager in mimetica, si coniuga alla necessit\u00e0 di altri uomini da mandare al fronte. La mobilitazione generale, tanto attesa e non proclamata, vorrebbe dire ammettere di non esser riusciti a piegare l\u2019Ucraina in 72 ore, come qualche propagandista impenitente riteneva possibile, e rischierebbe di far passare la guerra da uno spettacolo orribile ma virtuale, da tifare seduti sul divano, in una realt\u00e0 difficile da controllare: lo testimoniano la dozzina di uffici dei distretti militari colpiti da bottiglie Molotov negli ultimi giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"inline-image\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/kopanskoj_militare2.jpg?itok=XzZgdLmy\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le immagini dei primi processi a soldati russi accusati di crimini di guerra iniziano ad arrivare anche al pubblico russo, e a colpire sono le espressioni di uomini, in realt\u00e0 ragazzi di vent\u2019anni e poco pi\u00f9, spaesati, carnefici che \u201cobbediscono agli ordini\u201d, definizione ripetuta in ogni conflitto del XX secolo. \u201cHo sparato perch\u00e9 volevo che (i miei superiori) mi lasciassero in pace\u201d, ha detto Vadim \u0160i\u0161imarin, sergente ventunenne accusato di aver ucciso il sessantaduenne Aleksandr \u0160elipov nella regione di Sumy, quest\u2019ultimo colpevole solo di pedalare mentre un gruppo di soldati russi allo sbando si trovava nel suo villaggio. Secondo la ricostruzione del sergente, a insistere \u00e8 stato un ufficiale di grado superiore, e per non sentirlo pi\u00f9 ha deciso di mirare, la propria tranquillit\u00e0 mentale aveva la priorit\u00e0 rispetto a una vita qualunque.<\/p>\n<p>La normalizzazione della tragedia, l\u2019indifferenza verso la morte, i discorsi vuoti e pomposi di trionfi effimeri sono cose gi\u00e0 viste, ma che si ripetono sempre. Un mostro sacro del rock sovietico e post, il frontman dei DDT Jurij \u0160ev\u010duk, durante un concerto a Ufa ha detto ai fan \u201c<em>La patria, amici, non \u00e8 il culo di un presidente da leccare e baciare di continuo. La patria \u00e8 una misera nonnina che vende patate alla stazione. Ecco cos&#8217;\u00e8 la patria.\u201d\u00a0<\/em>Il cantante \u00e8 stato subito raggiunto dalle forze dell\u2019ordine e ora probabilmente verr\u00e0 processato per vilipendio, come se la fedina penale contasse qualcosa per le coscienze della societ\u00e0. Alle parole di \u0160ev\u010duk \u00e8 seguita una canzone di Zemfira, leggenda della canzone russa di questi due decenni, esempio di alterit\u00e0 al potere nel suo essere laconica nelle dichiarazioni e terribilmente acuta nei testi.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=viy2FXOcI68\"><em>Mjaso<\/em><\/a>, carne, si chiama la canzone, pubblicata su YouTube con l\u2019accompagnamento dei disegni allucinati e al tempo stesso realistici di Renata Litvinova, attrice e partner di Zemfira.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"inline-image\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/zemfira.jpg?itok=crLVIDf1\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>A Mariupol\u2019 \u00e8 mezzanotte.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli incubi arrivano ogni notte. Aspetto la razione e mi congelo,<\/em><\/p>\n<p><em>Duecento, vorrei abbracciarti\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Siamo arrivati, dove siamo arrivati?<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 siamo arrivati?<\/em><\/p>\n<p><em>Cercher\u00f2 la risposta per tutto quel che resta della vita<\/em><\/p>\n<p><em>Prega per me.<\/em><\/p>\n<p>Basteranno le preghiere a far terminare l\u2019orrore? Riempiranno queste parole il vuoto orribile di queste giornate di sangue e propaganda?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/diario-russo-normalizzare-la-tragedia\">https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/diario-russo-normalizzare-la-tragedia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Giovanni Savino) &nbsp; In questa settimana di ulteriori, inutili, atrocit\u00e0 consumatesi al fronte, inizia ad avvertirsi la realt\u00e0 delle perdite. 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