{"id":72559,"date":"2022-05-31T12:04:21","date_gmt":"2022-05-31T10:04:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72559"},"modified":"2022-05-31T12:04:21","modified_gmt":"2022-05-31T10:04:21","slug":"se-paghi-i-tuoi-capi-di-moda-pochi-euro-stai-pagando-ancora-meno-chi-li-ha-realizzate-per-te","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=72559","title":{"rendered":"SE PAGHI I TUOI CAPI DI MODA POCHI EURO, STAI PAGANDO ANCORA MENO CHI LI HA REALIZZATE PER TE"},"content":{"rendered":"<p><strong>di THE VISION (Federica Passarella)<\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi anni la sostenibilit\u00e0 ha viaggiato tantissimo fino a raggiungere quasi ogni segmento del mercato. Esistono ormai linee a ridotto impatto ambientale praticamente per qualsiasi cosa, e questo \u00e8 un bene: beauty, wellness, arredo, design, automotive e ovviamente moda. \u00c8 proprio nella fashion industry che la sostenibilit\u00e0 ha guadagnato e continua a guadagnare sempre pi\u00f9 terreno. Gli eventi che la trattano sono sempre di pi\u00f9 \u2013 basti pensare che quest\u2019anno una vetrina blasonata della moda internazionale come\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cosmopolitan.com\/it\/moda\/tendenze\/a38759107\/pitti-2022-uomo-moda-sostenibile-inclusiva\/\">Pitti uomo abbia dedicato l\u2019edizione 22 alla sostenibilit\u00e0<\/a>\u00a0\u2013 e non mancano neanche i brand, sia piccoli che grandi, che stanno investendo in linee sostenibili, catene di fast fashion comprese. Sono proprio i grandi colossi della moda, sotto la pressione dell\u2019opinione pubblica che da qualche tempo ormai si pongono obiettivi sempre pi\u00f9\u00a0<i>green<\/i>\u00a0per riciclare i materiali utilizzati, sviluppare nuove fibre in grado di diminuire l\u2019impatto della filiera produttiva e ridurre lo spreco di acqua e le emissioni di anidride carbonica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-158843\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/francois-le-nguyen-pouTfHUG430-unsplash-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1440\" \/><\/p>\n<p>Una\u00a0<a href=\"http:\/\/www.businesspeople.it\/Business\/Marketing\/Aziende-moda-sostenibili-109402\">ricerca condotta da Rank and Style<\/a>\u00a0(la piattaforma del settore fashion che analizza gli insight basati sui dati)\u00a0gi\u00e0 nel 2019 stimava che alcuni fra i brand che avevano fatto della sostenibilit\u00e0 il loro punto di forza avevano visto crescere il loro fatturato del 450% nei due anni precedenti. Se tutto questo rappresenta un indubbio passo in avanti \u2013 visto e considerato che l\u2019industria della moda \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/valori.it\/la-seconda-industria-piu-inquinante-del-mondo-quella-della-moda\/\">la seconda pi\u00f9 inquinante<\/a>\u00a0del pianeta dopo quella petrolifera e che, tanto per fare qualche esempio, solo nel 2017, come riportato\u00a0da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/moda\/2018-04-03\/la-spesa-mondiale-abbigliamento-cresce-44percento-barba-crisi-175350.shtml?uuid=AETFU4RE\"><i>Il Sole 24 Ore<\/i><\/a>, sono stati prodotti\u00a0154 miliardi di pezzi d\u2019abbigliamento\u00a0per vestire (in maniera diseguale) un pianeta popolato da circa 7,6 miliardi di persone, o che sono necessari all\u2019incirca\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/canale_terraegusto\/notizie\/postit\/Cia\/2019\/09\/24\/indossi-jeans-e-maglietta-e-consumi-13mila-litri-di-acqua_a4b54c1f-e1e1-4137-9b1d-2b130ffa1047.html\">10mila litri di acqua per produrre un paio di jeans<\/a>\u00a0\u2013 restano aspetti della sostenibilit\u00e0 che continuano a essere trascurati e in alcuni casi, controversi. In questa corsa, infatti, molti brand si sono auto-autodefiniti sostenibili in tempi record e hanno comunicato la loro sostenibilit\u00e0 con campagne social d\u2019impatto \u2013 etichettando i loro capi come\u00a0<i>\u201cBio\u201d<\/i>,\u00a0<i>\u201cOrganic\u201d<\/i>\u00a0o\u00a0<i>\u201cConscious\u201d<\/i>\u00a0\u2013 senza per\u00f2 essere davvero in possesso delle certificazioni di base.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vestilanatura.it\/capire-se-un-brand-sostenibile\/#:~:text=Un%20brand%20sostenibile%20realizza%20prodotti,realizzazione%20di%20un%20prodotto%20ecologico.\">Una fra queste \u00e8 la GOTS<\/a>, ad esempio, che certifica non solo il fatto che un capo sia stato realizzato con materiali biologici, ma anche che la manodopera utilizzata sia stata retribuita in modo idoneo e che chi ha prodotto il capo abbia lavorato in condizioni dignitose.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-159823 size-full\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/GettyImages-73098777-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1702\" \/><\/p>\n<p>La sostenibilit\u00e0, infatti, non ha solo a che fare con i materiali utilizzati o con il processo di lavorazione dei capi, ma coinvolge l\u2019intera filiera produttiva, che spesso comincia in un campo o in un allevamento dall\u2019altra parte del mondo e finisce in un negozio nella nostra citt\u00e0. Quando un marchio utilizza tessuti ecologici o bio, infatti, l\u2019unica cosa che sappiamo per certo \u00e8 che si tratta di un capo \u201cecologico\u201d, ma questa dicitura, in s\u00e9 non ci dice nulla sulla sua sostenibilit\u00e0 globale, che ha invece a che fare anche con la catena di approvvigionamento, la trasparenza e l\u2019aspetto sociale della produzione tessile. Poich\u00e9 molto spesso la produzione viene delocalizzata in Paesi come la Cina, il Pakistan, il Bangladesh, il Marocco, ma anche la Turchia e la Bulgaria, in cui il costo della manodopera \u00e8 molto pi\u00f9 basso perch\u00e9 non esistono leggi a tutela dei diritti dei lavoratori, \u00e8 ancora pi\u00f9 complicato stabilire la sostenibilit\u00e0 al 100% di un capo, che per essere tale dovrebbe essere lavorato in maniera trasparente dalla produzione della materia prima fino all\u2019assemblaggio. Si tratta di un sistema lungo, che richiede mesi per compiersi e che spessissimo lascia dietro di s\u00e9\u00a0<a href=\"https:\/\/italia-podcast.it\/podcast\/solo-moda-sostenibile\/ep32-i-diritti-dimenticati-dei-lavoratori-del-fast\">una scia di ingiustizie e povert\u00e0 di cui fanno le spese milioni di persone<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-158849\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/tamara-bellis-U2ymajzuqFk-unsplash-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1702\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-158850\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/tamara-bellis-TkwBK8nbA8I-unsplash-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1707\" \/><\/p>\n<p>Eppure, nonostante si tratti di un aspetto importante tanto quanto i fissanti chimici utilizzati in fase di tintura, tutto ci\u00f2 che concerne i diritti dei lavoratori continua a essere messo in secondo piano. Ne \u00e8 prova il fatto che il 30 marzo scorso la Commissione europea ha inserito il tema della sostenibilit\u00e0 della moda all\u2019interno di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eticanews.it\/la-commissione-ue-spinge-per-una-moda-piu-green\/\">un nuovo pacchetto di proposte per l\u2019economia circolare<\/a>\u00a0facendone uno degli elementi centrali del Green Deal. Anche in questo pacchetto di proposte, per\u00f2, non sono stati affrontati i temi centrali alla base dello sfruttamento che colpisce la filiera produttiva, come le pratiche commerciali sleali e i prezzi troppo bassi imposti dai marchi committenti ai fornitori, che sono poi la ragione primaria dei salari da fame. Attualmente non esistono norme vincolanti, leggi o sanzioni a livello internazionale che le imprese multinazionali devono rispettare in materia e manca anche una adeguata regolamentazione del lavoro subordinato all\u2019interno delle piccole e medie imprese a cui i grandi gruppi appaltano le produzioni, sulle quali spesso e volentieri, per evitare accuse i grandi gruppi scaricano la responsabilit\u00e0 del mancato rispetto di norme o leggi che riguardano le condizioni di chi vi lavora.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-158866 size-full\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/GettyImages-89447751-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1707\" \/><\/p>\n<p>Quando in Bangladesh nel 2013 il Rana Plaza \u2013 ovvero il palazzo che ospitava fra le altre cose una fabbrica tessile che confezionava abiti per conto di alcuni importanti marchi occidentali costringendo gli operai a lavorare anche 12 ore al giorno per pochi spiccioli \u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/solidarieta\/diritti-umani\/2021\/04\/23\/news\/bangladesh_rana_plaza_8_anni_dopo_a_un_passo_da_una_nuova_tragedia-297672327\/\">collass\u00f2 su s\u00e9 stesso uccidendo 1138 persone e ferendone gravemente 2500<\/a>, alcuni dei marchi coinvolti sostennero di non essere a conoscenza delle condizioni dei lavoratori e di non avere colpa poich\u00e9 si erano affidati a terzi per la produzione.\u00a0La stessa cosa che hanno dichiarato in seguito alle accuse di aver affamato<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/global-development\/2021\/dec\/16\/worst-fashion-wage-theft-workers-go-hungry-as-indian-suppliers-to-top-uk-brands-refuse-to-pay-minimum-wage\">\u00a0400mila lavoratori dello Karnataka<\/a>, in India, dove hanno delocalizzato la produzione, alcuni fra i pi\u00f9 noti brand del fast fashion mondiale quando, nel 2020, in seguito a un\u2019indagine del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.workersrights.org\/\"><i>Workers Rights Consortium<\/i><\/a>\u00a0(WRC),\u00a0\u00e8 emerso che Shahi Exports, uno dei pi\u00f9 grandi produttori di abbigliamento in India, da due anni non pagava i salari minimi ai propri lavoratori. Le fabbriche indiane del Karnataka come quelle di tanti altri Paesi del Sud-est asiatico sono purtroppo note per le<a href=\"https:\/\/www.manitese.it\/progetto\/tamil-nadu-combattere-schiavitu-moderne-settore-tessile\">\u00a0condizioni disumane nelle quali versano i lavoratori<\/a>\u00a0del settore tessile, spesso minori. Oltre agli ambienti di lavoro insalubri \u2013 senza finestre e senza aria \u2013 si lavora per salari bassissimi \u2013 al di sotto del minimo fissato \u2013 fino a 16 o anche 20 ore al giorno, con straordinari obbligatori e fra abusi verbali, fisici e sessuali subiti soprattutto dalle giovani lavoratrici, bambine e adolescenti, che in molti casi risiedo all\u2019interno delle fabbriche stesse e che, a causa degli abusi, sviluppano disturbi comportamentali, non<a href=\"https:\/\/www.manitese.it\/tamil-nadu-la-sofferenza-delle-adolescenti-che-lavorano-nel-tessile\">\u00a0di rado tentano il suicidio<\/a>\u00a0e in altri casi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.manitese.it\/morire-18-anni-fuggire-fabbrica-di-filatura\">muoiono tentando di scappare<\/a>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_159821\" class=\"wp-caption alignnone\" aria-describedby=\"caption-attachment-159821\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-159821 size-full\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/GettyImages-595258618-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1707\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-159821\" class=\"wp-caption-text\">La tragedia di Rana Plaza, Bangladesh, 2013<\/figcaption><\/figure>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/fashion\/news-fashion\/2019\/05\/14\/quello-che-la-moda-non-dice-etica-e-diritti-lavoratori-aziende-moda-italiane\">Come hanno spiegato<\/a>\u00a0Marina Spadafora (coordinatrice italiana di Fashion Revolution) e Debora Lucchetti (ideatrice della campagna Abiti puliti), le imprese ancora oggi preferiscono e favoriscono un codice di condotta volontario sotto forma di carta etica o di codice etico aziendale, che per\u00f2, per quanto testimoni la loro buona volont\u00e0, non \u00e8 uguale per tutti, ma deciso dalla stessa azienda, e soprattutto non impedisce la violazione dei diritti nelle fabbriche o nella filiera. Non illudiamoci, le cose non vanno bene neanche in Europa e Paesi come la Bulgaria, la Romania e la Slovenia stanno diventando il nuovo Bengodi per i marchi di produzione tessile. Da alcune interviste condotte da<a href=\"https:\/\/cleanclothes.org\/\">\u00a0Clean Clothes Campaign<\/a>\u00a0nel maggio 2019 ai lavoratori del settore in Romania \u00e8 emerso che questi percepiscono, per un orario di lavoro regolare,<a href=\"https:\/\/valori.it\/salari-da-fame-in-romania-ecco-perche-la-moda-punta-sullest-europa\/\">\u00a0una paga media di 208 euro<\/a>\u00a0al mese e anche in Italia i problemi sono molti. Stando a quanto risulta, a\u00a0Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, lo scorso 18 aprile<a href=\"https:\/\/www.infoaut.org\/precariato-sociale\/primo-maggio-a-prato-e-nuove-lotte-nel-tessile-a-campi-bisenzio\">\u00a0alcuni operai di una ditta tessile sono stati licenziati<\/a>\u00a0attraverso un messaggio WhatsApp perch\u00e9 si sono rifiutati di lavorare il giorno di Pasquetta. Lo stesso proprietario, nei giorni precedenti, aveva risposto alla proposta di lavorare di meno degli operai in questo modo: \u201cSe volete lavorare 8 ore, trovate lavoro da un\u2019altra parte\u201d. Spesso i dipendenti riferiscono di condizioni lavorative prive di tutele e illegali, con operai assunti da anni con contratto a tempo determinato e part-time a venti o trentaore settimanali che in realt\u00e0 sono anche 84 per 500 euro al mese.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-158845\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/hannah-morgan-ycVFts5Ma4s-unsplash-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1707\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-158842\" src=\"https:\/\/thevision.com\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/jeff-sheldon-Lj1S1_KD61k-unsplash-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"2110\" \/><\/p>\n<p>La strada per una moda sostenibile \u00e8 ancora in salita e lo sar\u00e0 fino a quando non ci saranno leggi internazionali pi\u00f9 eque che costringeranno i marchi ad assumersi la responsabilit\u00e0 delle loro catene di approvvigionamento; la responsabilit\u00e0 aziendale, infatti, non dovrebbe essere facoltativa cos\u00ec come non dovrebbero esserlo i diritti umani. Una grande parte delle problematiche relative all\u2019impatto dell\u2019industria della moda sull\u2019ambiente e sulle persone potrebbe essere facilmente risolta rallentando la produzione. Attualmente ogni anno\u00a0<a href=\"https:\/\/www.terraequa.it\/quattro-motivi-per-ripensare-la-tua-idea-di-moda\/\">vengono buttati via 70 milioni di tonnellate di abiti usati<\/a>\u00a0e ci si chiede se abbiamo davvero bisogno di altri brand e capi sostenibili, che consumano comunque risorse e in molti casi vengono trasportati con mezzi inquinanti. Perch\u00e9 si trovi una soluzione, dovremo prima affrontare il vero problema: ci siamo bislaccamente convinti di poter \u201csalvare il pianeta\u201d e di ovviare a un problema strutturale ed endemico \u2013 quello del consumo smodato di beni e della sovrapproduzione \u2013 tipico del sistema capitalistico nel quale siamo, producendo e comprando beni \u201cdiversi\u201d. Ma in cuor nostro sappiamo che l\u2019unico modo per rendere la moda pi\u00f9 sostenibile sarebbe smettere di comprare cos\u00ec tanti vestiti. Si potrebbero scambiare i vestiti, come qualcuno ha cominciato gi\u00e0 a fare con gli\u00a0<i>swap party<\/i>, ad esempio, prenderli in prestito o affittarli, riportare a nuova vita quelli che abbiamo gi\u00e0, acquistare\u00a0<i>second hand<\/i>, e se proprio vogliamo comprare bisognerebbe scegliere e premiare gli artigiani locali e le piccole imprese.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/thevision.com\/attualita\/diritti-lavoratori-moda\/\">https:\/\/thevision.com\/attualita\/diritti-lavoratori-moda\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di THE VISION (Federica Passarella) Negli ultimi anni la sostenibilit\u00e0 ha viaggiato tantissimo fino a raggiungere quasi ogni segmento del mercato. Esistono ormai linee a ridotto impatto ambientale praticamente per qualsiasi cosa, e questo \u00e8 un bene: beauty, wellness, arredo, design, automotive e ovviamente moda. \u00c8 proprio nella fashion industry che la sostenibilit\u00e0 ha guadagnato e continua a guadagnare sempre pi\u00f9 terreno. 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